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La funzione educativa del museo e del territorio: discutiamone insieme!

Posted Posted by Francesca in Blog     Comments 39 comments
gen
15
La funzione educativa del museo è espressa con chiarezza all’interno della definizione individuata da ICOM in cui se ne richiama l’importanza attraverso un riferimento specifico. Si tratta dunque di una caratteristica che deve essere valorizzata e considerata intrinseca alla identità museale stessa.
Anche per quanto riguarda il territorio e il suo patrimonio, il loro ruolo educativo è definito con l’espressione “pedagogia del territorio”, già  a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.
Ogni esperienza museale e con il patrimonio può essere considerata educativa? Quali sono i criteri interpretativi di riferimento? Come si possono narrare e valutare queste attività? Attraverso quali metodologie e quali strumenti? Discutiamone insieme.

Il Patrimonio migrante

Posted Posted by Francesca in Blog     Comments No comments
nov
8

Metogologie, tecnologie, esperienze ed esempi di contenuti: come valorizzi il Patrimonio?

Racconta alcuni aspetti e invia alcune immagini di esperienze relative al patrimonio migrante.

Che caratteristiche ha un laboratorio artistico?

Posted Posted by antonio in Blog     Comments 90 comments
mar
23

Di Elisabetta Bignami

Il laboratorio è divenuto una delle forme più utilizzate nell’apprendimento di concetti astratti e ha avuto, solo negli ultimi anni, un riconoscimento teorico da parte degli addetti ai lavori.
Sulle basi dell’attività del padre, Alberto Munari negli anni Ottanta ha coniato il termine Epistemologia Operativa: questo termine viene usato per identificare una strategia di esplorazione della costruzione della conoscenza in modo attivo; il soggetto viene a prendere coscienza dei propri processi cognitivi attraverso una sperimentazione pratica e attiva. Bruno Munari nel 1977 all’interno dell’Accademia di Brera propose di insegnare ai bambini come si guarda un’opera d’arte non solo leggendone il contenuto e il messaggio ma sperimentando i paradigmi che stanno alla base dell’arte stessa. Il laboratorio è dunque un luogo di creatività e conoscenza, di sperimentazione, scoperta e autoapprendimento viene normalmente identificato come uno spazio in cui vengono sperimentate le attività pratiche, creative e intellettuali.
In questo modo il laboratorio è divenuto la pratica d’eccellenza per la trasmissione di temi astratti come l’arte, le opere d’arte stesse divengono strumento educativo di altissimo valore culturale sulle quali costruire la “ginnastica mentale” di cui parlava Munari.
I musei sono quindi diventati i luoghi per accogliere i laboratori didattici e le riflessioni a riguardo si sono moltiplicate in pochi anni. Considerando il museo come luogo che offre importanti opportunità di apprendimento è necessario prendere in considerazione alcune delle teorie pedagogiche che sostengono i diversi approcci all’educazione nei musei, tra quelle che hanno trovato maggior favore e applicazione in questo ambito si ritrova la teoria di Jean Piaget, sui quattro stadi dello sviluppo ampliata successivamente da Bruner, Bloom e Freire. In Italia Marco Dallari, con maggiore riferimento alla didattica nel libro L’esperienza pedagogica dell’arte, identifica tre elementi fondamentali dell’esperienza artistica: estetica, in quanto l’opera funge da oggetto seduttivo che attira l’attenzione svela i valori culturali della cultura di riferimento trasgredendoli allo stesso tempo; simbolica, in cui l’opera non è più solo puramente testo da decifrare ma pretesto di conoscenza della sua struttura concettuale che sta alla base, in cui le idee e i pensieri assumono una dimensione concreta e tangibile sulla quale riflettere ed elaborare nuove strutture; pratica, l’esperienza artistica permette di confrontarsi con i materiali, con le dimensioni e con gli aspetti più puramente concreti degli oggetti e della vita quotidiana. Ripercorrere l’esperienza artistica di un artista significa prendere in considerazione il suo saper essere critico, selettivo e autonomo.

Su queste basi teoriche e prendendo in considerazione la vasta offerta delle attività museali attuali, è nata l’esigenza di identificare i caratteri principali di una prassi educativa che abbia delle autentiche valenze pedagogiche e che avvalorino il proprio approccio alla didattica museale, per questa ragione sono riassunti si seguito i caratteri principali di un laboratorio artistico:

Caratteri di un laboratorio artistico
Tema/i:
Titolo:
Utenza:
Tempi:
Spazi:
DIMENSIONE INTERDISCIPLINARE
Coinvolgimento dei 5 sensi
Tatto
Udito
Olfatto
Vista
Gusto
Corrente artistica
Polisemantico/simbolico
DIMENSIONE ARTISTICA
Testo/Contesto
Periodo storico
Corrente artistica
Significato (monosemantico, polisemantico, simbolico)
METODOLOGIA:
narrazione
metafora
osservazione
MATERIALI
Materiale di recupero
Matite carta e tempere
Materiale solido (argilla, oggetti, non di recupero)
Materiale tecnologico
DIMENSIONE RELAZIONALE
Attività individuale
Attività di gruppo
La progettazione è pensata con un confronto
L’attività si svolge e si presenta in gruppo
L’attività a momenti alternati di attività di gruppo e individuale
ELABORAZIONE FINALE
Apprendimento di una tecnica artistica
Rielaborazione di una tecnica artistica
Elaborazione di una nuova tecnica

L’aspetto artistico da tenere in considerazione mette in evidenza se l’attività didattica si concentra su una trasmissione di conoscenze puramente didascaliche come la storia dell’arte, il contesto culturale, la funzione che in quel contesto fu data all’opera, o gli aspetti tecnici pittorici. L’aspetto artistico sottolinea anche la pluralità dei significati e il paradigma che ne sta alla base mettendo in moto tutte quelle capacità simboliche di cui inizia a parlare Piaget nei primi studi su questo argomento.

L’interdisciplinarietà si riferisce invece all’attenzione che attraverso l’opera d’arte viene data alle altre discipline ad esempio la matematica, la geometria, la fisica non escluso se l’attività pone attenzione alla fruizione attraverso i cinque sensi e quindi se durante la presentazione dell’opera viene messo in evidenza questo aspetto.
La metodologia si riferisce alla modalità con la quale si mette in atto l’attività educativa del laboratorio attraverso per esempio la narrazione, la metafora dell’opera d’arte o l’osservazione dell’opera stessa.
I materiali permettono di sviluppare la capacità di scelta e stimolare la rielaborazione funzionale di oggetti e materiali inusuali, il riutilizzo di materiali di recupero è considerato di grande stimolo alla fantasia e di sviluppo del senso pratico.

Aspetto relazionale come abbiamo visto precedentemente questo aspetto permette o meno di acquisire capacità di collaborazione con più persone e di riflessione sul proprio operato.
Rielaborazione finale questo aspetto è conseguenza diretta dell’impostazione dell’attività precedente, o apprendimento didascalico di conoscenze o rielaborazione di una paradigma.
Secondo te, quali tra queste aree è la più significativa?
Racconta una tua esperienza di laboratorio artistico svolto in un museo, che ti ha particolarmente interessato.

Costruiamo assieme una sala del museo dedicata alla Scuola!

Posted Posted by antonio in Blog     Comments 2 comments
mag
30

Ricordi quante cose c’erano nella tua classe? Cominciamo con il proporre uno
o più oggetti cercando di rispondere ad alcune domande che potranno essere
arricchite da tutti i partecipanti attraverso il blog:

Quale oggetto hai scelto e perché?

…………….

Quali relazioni interdisciplinari si sviluppare in collegamento ad esso?

…………..

Quali di competenze chiave potrebbero essere attivate attraverso
l’uso di questo oggetto? Prova in breve a raccontare una attività di educazione al patrimonio
culturale facendo riferimento alle seguenti competenze:

– imparare a imparare

…………………

– competenze sociali e civiche

…………….

– spirito di iniziativa e di imprenditorialità

……………

– consapevolezza ed espressione culturali

……………

B. Munari Fantasia, Edizioni Laterza, Roma- Bari 1997

Posted Posted by antonio in Blog     Comments 32 comments
mag
13

…Per cercare di capire come funziona la fantasia, o la creatività o l’invenzione, dovremo vedere se è possibile individuare le operazioni che vengono fatte nella memoria mettendo in relazione i dati noti….

Pare che il più elementare atto di fantasia sia quello di rovesciare una situazione, pensare al contrario, all’opposto, come si dice; il mondo alla rovescia.

Come secondo caso possiamo pensare alla ripetizione, senza mutazioni di qualcosa. Tanti invece di uno. Tutti uguali o con variazione.

Ci sono poi relazioni tra affinità visive o funzionali: gamba del tavolo = gamba di animale.

Poi c’è tutto un gruppo di relazioni che potremo mettere assieme sotto la definizione di cambio o sostituzione di qualcosa: cambio di colore, di peso, di materia, di luogo, di funzione e di dimensione.

La fantasia è fondamentale nell’arte, è fondamentale nell’introdurre ed avvicinare i bambini all’arte.

Conoscere la sequenza delle immagini vuol dire capire le mutazioni. La pera non è solo una pera ma è anche un momento della mutazione da seme a seme attraverso l’albero, il fiore, il frutto. Abituare i bambini a considerare le mutazioni delle cose vuol dire aiutarli a formarsi una mentalità più elastica e vasta. Vuol dire educarli all’arte e alla vita, questo in quanto occorre far capire che finché l’arte resta estranea ai problemi della vita, interessa solo a poche persone e ciò è sbagliato, sbagliato al pari di quelle vecchie signore che affrontano i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù.

Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri…