B. Munari Fantasia, Edizioni Laterza, Roma- Bari 1997

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…Per cercare di capire come funziona la fantasia, o la creatività o l’invenzione, dovremo vedere se è possibile individuare le operazioni che vengono fatte nella memoria mettendo in relazione i dati noti….

Pare che il più elementare atto di fantasia sia quello di rovesciare una situazione, pensare al contrario, all’opposto, come si dice; il mondo alla rovescia.

Come secondo caso possiamo pensare alla ripetizione, senza mutazioni di qualcosa. Tanti invece di uno. Tutti uguali o con variazione.

Ci sono poi relazioni tra affinità visive o funzionali: gamba del tavolo = gamba di animale.

Poi c’è tutto un gruppo di relazioni che potremo mettere assieme sotto la definizione di cambio o sostituzione di qualcosa: cambio di colore, di peso, di materia, di luogo, di funzione e di dimensione.

La fantasia è fondamentale nell’arte, è fondamentale nell’introdurre ed avvicinare i bambini all’arte.

Conoscere la sequenza delle immagini vuol dire capire le mutazioni. La pera non è solo una pera ma è anche un momento della mutazione da seme a seme attraverso l’albero, il fiore, il frutto. Abituare i bambini a considerare le mutazioni delle cose vuol dire aiutarli a formarsi una mentalità più elastica e vasta. Vuol dire educarli all’arte e alla vita, questo in quanto occorre far capire che finché l’arte resta estranea ai problemi della vita, interessa solo a poche persone e ciò è sbagliato, sbagliato al pari di quelle vecchie signore che affrontano i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù.

Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri…

32 Commenti to “B. Munari Fantasia, Edizioni Laterza, Roma- Bari 1997”

  • Seguono i commenti all’articolo tratti dalla piattaforma Moodle di Ateneo (www.moodle.unibo.it) deI corsi in:
    Modelli di Mediazione Didattica e Didattica Museale, Didattica degli ambienti e-learning

  • la fantasia si deve coltivare
    di martina betti – giovedì, 28 aprile 2011, 16:47

    Arte è emozione e per riuscire a produrre un’emozione ci vuole creatività, fantasia, invenzione.
    Credo che , come dice Munari, aiutare i bambini nel formare una mentalità più elastica e vasta sia giustissimo, ma credo anche che la loro fantasia, la loro creatività debba essere “salvaguardata” nel tempo, debba cioè continuare ad essere “coltivata”…
    Questo a mio parere, soprattutto da parte delle istituzioni scolastiche, non è per niente svolto.
    Quando ero alle elementari mi ricordo che la maestra ci faceva riempire di scritte colorate i nostri quaderni, nei temi potevi dare libero sfogo alla fantasia, durante le ore di arte la maestra cercava di far emergere e apprezzava la nostra creatività…arrivata nelle scuole medie i titoli colorati dovevano sparire, la creatività, la fantasia non erano più viste di buon occhio, bisognava scrivere tutti con la penna nera o blu (al massimo si poteva osare fare un titoletto con la penna rossa), i temi avevano tracce ben definite dove la fantasia e la creatività non erano richieste( anzi) e l’ora di arte era destinata alla riproduzione più verosimile possibile di opere famose….A questo punto mi chiedo perchè la fantasia, la creatività e l’invenzione dopo una certa età non sono più valorizzate??

  • Arte e Fantasia
    di Federica Smaia – mercoledì, 27 aprile 2011, 20:37

    La fantasia racchiude in sé tante cose: fantasia è pensare, sperimentare, ricercare ed esprimere

    qualcosa che è nuovo ma che al tempo stesso è già misteriosamente custodito dentro ognuno di noi.
    L’arte implica necessariamente una dimensione fantastica e creativa senza cui non potrebbe trovare espressione; arte significa infatti molto spesso trascendere i confini del possibile e andare nella direzione dell’inaspettato percorrendo sentieri imprevisti,nuovi,suggestivi e affascinanti. L’esplorazione di tali “luoghi fantastici”(che non sono altro che le infinite possibilità d’espressione artistica) porta il visitatore o scopritore ad una affinamento delle proprie percezioni sensoriali, ad un progressivo sviluppo della creatività,della capacità interpretativa ed immaginativa e del pensiero critico. Se si considera l’arte secondo tale prospettiva è subito comprensibile quanto sia importante favorire quanto prima possibile l’incontro dei bambini con l’arte per permettere loro di formarsi in modo più libero e spontaneo stimolando l’emergere della propria soggettività e condannando il più possibile l’omologazione. L’importanza dell’arte deve essere,a mio avviso, sempre più sentita in un’epoca, come quella contemporanea, in cui purtroppo presi dalla nostra quotidianità e dai ritmi frenetici che ci vengono imposti trovano sempre meno spazio le nostre possibilità espressive.

  • il gioco della vita
    di michele pansini – giovedì, 5 maggio 2011, 14:00

    Televisione, internet, videogiochi sempre più moderni, console tascabili e portatili in grado di impegnare la mente di un bambino in qualsiasi luogo e momento, i bambini oggi sono sempre piu alienati e soli. Un importante gioco sta scomparendo sempre più, il gioco del teatro di cui i bambini sono i naturali attori, un particolare tipo di gioco, il gioco del corpo, il gioco della relazione sociale, dal quale discendono tutti gli altri giochi….un bambino oggi gioca sempre meno al “facciamo finta che”, gioco in cui il bambino non ha bisogno di nient’altro che della sua fantasia e del suo corpo. Questo gioco è l’ambiente caldo nel quale un bambino può fare esperienza sia della propria interiorità che della realtà esterna, il bambino raccoglie situazioni e fenomeni dal mondo esterno e con l’ausilio della sua fantasia li usa per esprimere la sua realtà interiore e personale.L’attività fantastica è una azione reale dunque ha uno scopo, un obbiettivo, una motivazione, come non si agisce a caso così non si fantastica a caso, l’immaginazione si ancora a qualcosa di coerente. Tutto questo influisce positivamente sulla costruzione dell’identità personale, sull’approccio al comportamento quotidiano, sulla gioia di vivere e sulla qualità della vita.

    Un bambino non può svilupparsi in modo completo se non sviluppa consapevolmente anche la sfera della fantasia, è fondamentale sviluppare la mente emozionale non solo la parte pensante. La fissità intellettuale e culturale non aiuta ad entrare in comunicazione con le altre dimensioni del conoscere. La fantasia come la razionalità appartengono all’umana specie ma molto spesso invece di essere coltivata, canalizzata in senso positivo, viene trascurata o inibita, repressa; ciò non è positivo poichè come dicevo prima questo si interseca con lo sviluppo sociale del bambino, questo perchè la fantasia è anche voglia di comunicare e condividere.

    Il gioco fantastico può essere interpretato e inteso come dispositivo pedagogico, inquanto dimensione fondamentale che entra in gioco nel processo formativo. Se non si incentivano le capacita creative di ognuno si rischia di cadere nella massificazione planetaria dei gusti e dei desideri. Credo dunque sia importante promuovere e sostenere pratiche educative e formative che coinvolgano fantasia e arte mirando alla formazione della persona.

    Michele Pansini.

  • “Si fa così”
    di Cecilia Castagni – venerdì, 22 aprile 2011, 14:13

    Concordo con quanto afferma Munari sull’importanza della fantasia, dell’abituare i bambini a “considerare le mutazioni delle cose”, e dell’arte come qualcosa di non estraneo alla vita.

    Non sono d’accordo, invece, con la libera espressione a tutti i costi. Penso sia giusto lasciare ai bambini la possibilità di esprimersi come meglio credono, di sporcarsi con i colori e usare le tempere non solo per disegnare la classica casetta-con-albero-e-sole-giallo-sorridente ma anche per metterci dentro le dita, spalmare il colore dal foglio sul banco, giocare con l’acqua, strizzare la punta dei pennelli e sgocciolare ovunque per la gioia dei maestri.. Penso però che sia altrettanto importante insegnare loro che, se è vero che hanno tutto il diritto di esplorare le cose con i loro modi e i loro tempi, è anche vero che la libera sperimentazione implica la conoscenza delle regole. Ovviamente queste “regole” devono essere calibrate a seconda dei bambini, della loro età e delle loro singole esigenze.
    Più in generale credo che, in qualsiasi ambito, debba essere incoraggiata l’iniziativa, permesso il disperdersi in corso d’opera e garantita la libertà di cambiare idea, farsi distrarre, partire in un modo e poi cogliere le occasioni e “deviare” verso qualcosa che interessa di più. Non penso che fantasia e creatività siano qualcosa di lineare che si può ingabbiare in precisi metodi; gli strumenti sono fatti per essere usati in tutti i modi possibili, compresi quelli che a un adulto (maestro o genitore che sia) sembrano assurdi e inutili.. però credo sia giusto anche spiegare, far capire. Il “si fa così” non è un anatema: è giusto che un bambino sappia che “si fa così”, e sapendolo sia libero di provare a fare quella cosa come meglio crede, rendendosi conto sia che lui sta facendo in un altro modo, sia che in ciò non c’è nulla di male, anzi, la sua sperimentazione è legittima e apprezzata.

    Personalmente, più che con i bambini ho esperienza con adolescenti, per cui il discorso della creatività e della libera espressione diventa più complesso, anche solo per l’abitudine a un sistema educativo scolastico che nei bimbi più piccoli è meno forte, o comunque meno presente.
    Spesso ho partecipato con questi ragazzi ad attività che in qualche modo erano connesse al mondo dell’arte: dalle visite a musei ad appositi progetti per avvicinarli a questo mondo, con “post-visita” durante i quali era loro chiesto di esprimersi più o meno liberamente sull’esperienza appena fatta. Potevano essere disegni, cartelloni, lavori di gruppo ecc.
    La maggior parte delle volte questi ragazzi – già grandicelli e abituati a situazioni simili – proponevano a insegnanti, accompagnatori, educatori esattamente quello che questi ultimi si aspettavano, con grande soddisfazione degli adulti per i “bei” lavori che ne venivano fuori.
    Ricordo un ragazzo particolarmente portato per il disegno che, dopo aver prodotto in fretta e furia il classico vasetto di dash (tipica attività dei laboratori artistici per ragazzi) se n’è andato annoiatissimo e abbastanza scocciato perché non aveva potuto fare quello che voleva nel modo che voleva. Qualche settimana dopo mi ha portato una statuina raffigurante un killer con tanto di pistola puntata in avanti, perfetto nei minimi particolari e dipinto in parte come gli avevano insegnato, e in parte come lui voleva fare già durante le ore di laboratorio. Il suo commento: “Che figata”.

    Come dire: per infrangere una regola bisogna prima conoscerla.

    • Re: “Si fa così”
      di Gian Marco Montanari – mercoledì, 27 aprile 2011, 15:06

      Ciao Cecilia. Credi sia possibile invece di: le “regole” devono essere calibrate a seconda dei bambini, della loro età e delle loro singole esigenze, fargliele scoprire attraverso la nascita di problemi?

      Avrei un altro dubbio che mi è sorto leggendo, quando dici: dipinto in parte come gli avevano insegnato, non è che essendo così bravo la tecnica insegnata già la conosceva?

      • Re: “Si fa così”
        di Cecilia Castagni – martedì, 3 maggio 2011, 13:14

        Ciao Gian Marco, e scusa se rispondo così tardi!

        Si, certo che è possibile far scoprire le “regole” in molti modi diversi, e non necessariamente presentandole come dati di fatto!
        Quello che volevo dire (ma non ho una gran arte oratoria e forse mi sono spiegata male)è che a volte si fa un gran sfoggio di una supposta “apertura mentale” sostenendo che ci vuole assoluta libertà, ed è quello con cui non sono d’accordo.
        La libera espressione è sicuramente fondamentale, ma è altrettanto importante imparare che si può e si deve ascoltare e conoscere anche quello che a prima vista sembra noioso o scocciante – le “regole”, appunto.
        Ciò non vuol dire che bisogna epr forza seguirle, ma conoscerle, quello sì.
        ..spero di essermi spiegata!

        Non lo so se conosceva già la tecnica in questione, ma posso chiederglielo, ora che mi ci fai pensare sono curiosa anche io.. sorridente

        Ciao ciao

  • FANTASIA E CONTORNI
    di Lucia Tugnoli – domenica, 1 maggio 2011, 11:34

    FANTASIA E CONTORNI
    “La fantasia – come sostenne il famosissimo designer milanese Munari – è quella facoltà umana che permette di pensare qualcosa che prima non c’era…senza alcun limite”.

    Ci si preoccupa che i bambini colorino nei contorni del disegno, che gestiscano un’intera gamma d’impegni che dovrebbe tenere a bada il loro tempo e la loro mente, che socializzino, che apprendano rapidamente, che siano motivo di orgoglio: I Primi nelle ultra competitive classifiche tra mamme.
    Come sostiene lo psichiatra Eugenio Borgna: “Nell’ansia del fare, perdiamo la capacità di vedere”
    Non ci si ferma a pensa al valore della diversità, a quell’affascinante mondo che sta dietro l’immaginazione.
    Per far un esempio usato anche da Munari: Io posso dare lo stesso materiale a più bambini (fogli e colori) e dir loro di disegnare il corpo umano al suo interno e ognuno rappresenterà la sua verità unendo il reale col fantastico per completare gli spazi vuoti. C’è chi disegnerà il cuore su un braccio, i polmoni sparsi, dei piccoli angioletti o diavoletti…
    In breve Munari sosteneva che la fantasia del bambino fosse un collage del conosciuto. Di conseguenza per sollecitare il bambino nella produzione di nuove invenzioni bisogna dargli sempre più elementi, sempre più conoscenze (nei limiti del possibile). Questa richiesta di alfabetizzazione verso la fantasia viene spesso fraintesa con il bisogno sbrigativo dell’adulto di renderli coscienti di tutto.

    Mi chiedo perchè la società di questo tempo è regredita adultizzando il bambino, rendendolo cosciente di cose che non dovrebbe sapere e incosciente in cose che avrebbe tutto il diritto di sapere come il contatto diretto con la natura.
    Il bambino viene iperprotetto con ginocchiere, caschi, gomitiere,…per fare il giro del cortile sul triciclo. Mentre invece, in casa viene lasciato solo davanti alla finestra più pericolosa e senza filtri che possa esistere: la Televisione. Imparando a vivere la sua vita guardando quella degli altri: preimpostata, veloce, priva di cambiamenti emotivi, violenta e controproducente in quanto abitua a consumare il tempo invece di viverlo. Lobotomizza l’entusiasmo, la fantasia, l’immaginazione, il bello di leggere un libro senza figure… reputato insignificante ed accantonato in un angolo della camera tra la villa di Barbie e la pista a 5 piani dei macchinine telecomandate. Tutti questi oggetti che comprano l’affetto del bambino non sono costruiti su misura di un bambino che dovrebbe esser libero di smontare e rimontare un oggetto, di potergli dare un altro significato come accadeva con le Sorelle Agazzi e il loro Museo delle Cianfrusaglie.
    Dov’è finito il disegnatore di Draghi… come mai al suo posto c’è un bambino che inventa per l’Enel una macchina elettrica? Perchè la fantasia e l’invenzione di un bambino sono diventate il progetto per un futuro migliore? Perchè il futuro del bambino è diventato la preoccupazione del bambino stesso?

    http://www.youtube.com/watch?v=QSeJ-9pE_7Y

  • giocare è un lavoro serio…. !
    di isabella marchione – martedì, 26 aprile 2011, 12:02

    Leggendo questo articolo mi è venuto immediatamente in mente il metodo montessoriano, ed in modo particolare il fatto che questa pedagogista abolisca e valuti come assolutamente diseducativi i giocattoli preconfezionati. La Montessori ritiene infatti che essi vengono richiesti dal bambino per mancanza di materiale adatto ma se questo è presente vengono assolutamente tralasciati.

    Credo che i bambini dovrebbero essere spronati a costruire, lavorare, modellare i materiali e quindi produrre da soli i giocattoli con i quali divertirsi. Così possiamo aiutarli a sviluppare la fantasia. I nostri bambini, invece, hanno giocattoli che non sembrano tali, sono tecnologici e super accessoriati; quasi intoccabili perchè fragilissimi. Rompere un giocattolo, vedere come è fatto, cercare di aggiustarlo o trasformarlo in altro, cambiare la sua iniziale funzione per renderlo qualcosa di diverso. Non sottovalutiamo l’importanza che ha il gioco nello sviluppo della fantasia. Aiutiamo questi bambini a portare fuori la fantasia che hanno in sè, dalla prima infanzia. Non è sufficiente dare loro una matita e un foglio e dire loro di disegnare, facciamo in modo che sviluppino il gioco di finzione, che imparino a costruire e modificare i materiali e/o giocattoli vecchi, che riescano a vedere in uno scatolone qualsiasi, un possibile diverso utilizzo dello stesso costruendoci quindi una casa o una macchina.

    Sono assolutamnete convinta di quanto dico sopra, però so anche molto bene che applicare nella pratica tutto ciò, non è molto semplice.

    Voglio portare la mia esperienza. Personalmente lavoro con bambini sordi, in particolare ho un bambino di 3 anni che non “sa” disegnare, colora piacevolmente, gli piace vedermi disegnare, gli piacciono i colori…ma quando gli viene messo davanti un foglio bianco e una matita e gli viene chiesto di fare un disegno, passa diverso tempo senza riuscire…ho come l’impressione che lui creda di non essere in grado di utilizzare al meglio lo spazio: infatti muove la matita su tutto il foglio come se stesse per disegnare prendendo prima le misure, senza lasciare alcun segno. Dopo un pò, sconsolato, mi porge la matita ed il foglio chiedendomi di fare per lui un cavallo alato, un mostro gigante, una macchinina etc. Per cui, la fantasia nel bambini c’è, ha ben in mente infatti il disegno che vuole o la mascherina che vorrebbe indossare a carnevale, ma non sa riprodurre in concreto ciò che la sua fantasia gli detta. E allora vi chiedo, come aiutarlo?

    Ho provato a mettergli davanti altri disegni, dicendogli di copiarli oppure ho preso la sua mano e ho fatto il disegno con lui, ma il risultato non è stato quello atteso…

    • Immagine Gian Marco Montanari
      Re: giocare è un lavoro serio…. !
      di Gian Marco Montanari – giovedì, 28 aprile 2011, 12:48

      Ciao Isabella.

      Ritengo sia vero il fatto che “curiosare” tra i giocattoli e nel giocattolo possa aumentare la loro esplorazione e quindi anche la loro esperienza.

      I “Lego”, o meglio le costruzioni in generale, a mio parere è un buon compromesso tra un giocattolo fatto da sé e un giocattolo “nuovo”. Da la possibilità di seguire le istruzioni (regole e procedure) per costruire un certo oggetto, allo stesso tempo ogni bambino è libero di modificare il suo giocattolo aggiungendo, mischiando o togliendo pezzi; volendo anche distruggendolo e crearne un altro su propria fantasia o progetto.

      Per quanto riguarda la costruzione di oggetti da materiali comuni ci ha raccontato il prof. Errani che, mi pare, nella scuola media di San Giovanni in Persiceto un professore insegnava la geometria ad un bambino con problemi di comportamento avendo attivato un laboratorio di falegnameria. in questo laboratorio la classe si cimentava nella costruzione di oggetti progettando e costruendoli lavorando con lime, seghe, chiodi e martelli, imparando a misurare, le varie tipologie di legno, le forme geometriche e come costruire, come calcolare i perimetri e le aree.

      Alla domanda “come aiutarlo?”, mi sono venute in mente alcune cose:

      Il bambino si sente sicuro di sé? Si sente in grado di fare quello richiesto? cioè crede in sé stesso? Forse non si ritiene bravo nel disegno o non competente.

      Se come dici, forse, ha problemi di gestione spaziale potrebbe essere utile fare una cornice per rimpicciolire lo spazio oppure lavorare su fogli più piccoli, il suo problema può essere il troppo spazio e non saper da dove iniziare; potrebbe essere anche il caso contrario, troppo poco spazio, allora usare fogli A3 potrebbero aiutarlo.

      Infine è possibile che abbia un “blocco da spazio bianco”. Un po’ come iniziare un tema alle superiori, non sempre, forse, si riusciva a partire immediatamente. Se nella scrittura sembra utile provare a partire scrivendo di getto, “buttando giù” quello che viene in mente, nel disegno può servire lavorando “togliendo”: Se si “colora” tutto il foglio con la matita si può “disegnare” con la gomma, cioè cancellando.

      Sempre per il problema dello spazio bianco si può provare disegnando su fogli neri o colorati; oppure iniziare il disegno con qualche linea. Un foglio verde con una linea orizzontale che taglia il foglio in basso potrebbe essere già un prato.

      E’ possibile anche disegnare con il collage. In questo modo non si disegna direttamente ma il taglio che fanno le forbici sono linee sul foglio tagliato e sono linee sul foglio sul quel si incolla.

    • Re: giocare è un lavoro serio…. !
      di Margherita Garzya – venerdì, 29 aprile 2011, 18:53

      Cara Isa,
      credo che lo scarabocchiare, il disegnare, il giocare, il fantasticare siano per ogni bambino qualcosa di veramente spontaneo.
      Il bambino che gioca o che disegna avrebbe bisogno di contenimento, di sostegno dal proprio caregiver, il quale non dovrebbe mai essere direttivo proprio perchè il gioco ed il fantasticare rappresentano per il piccolo principalmente un momento di piacere.
      Se posso permettermi di darti un consiglio, quando ti trovi in situazioni come questa, al di là del fatto che il bimbo arrivi a disegnare o meno qualcosa sul foglio bianco, prova a seguire quello che fa, senza pensare al risultato.
      Lui non può raccontarti a parole quello che ha in mente però te lo sta narrando. Credo che lui cerchi di comunicarti qualcosa in quei momenti. Ed è questo quello che conta.
      Il bimbo che stai seguendo, sta imparando ad esplorare gli spazi del foglio che ha davanti e questo, secondo me, è un ottimo inizio perchè di conseguenza, oltre che a comunicare sta imparando a conoscere il proprio corpo. Il fatto che ancora non utilizzi dei veri e propri segni, dunque, non credo sia assolutamente un problema.
      Nella mia esperienza di tirocinio, ho visto molti bimbi intimidirsi e spaventarsi all’idea di rispondere ad una consegna precisa da parte dell’educatrice. E poi, non tutti i bimbi amano disegnare e non tutti vogliono scarabocchiare quando glielo si propone (proprio perchè questo gioco dovrebbe essere per loro il più spontaneo possibile).
      Isa, prova a dargli tempo e a rillassarti con lui in questi momenti, vedrai che andrà molto meglio.
      Infine,ti consiglio di leggere il libro La differenza non è una sottrazione (lo trovi in Sala borsa) in cui trovi una selezione di libri speciali per bambini.
      Oggi, esistono dei particolari albi illustrati che, vedrai, potranno risutarti utili per stimolare la sua voglia di comunicare e di fantasticare.
      http://www.edizionilapis.it/it/libro.php?id=234

    • Re: giocare è un lavoro serio…. !
      di isabella marchione – sabato, 30 aprile 2011, 14:43

      le sto provando tutte: tempere, spazi “delimitati”, “fare insieme”… ma per ora i risultati sono quasi nulli, ma forse è solo questione di tempo, come mi dici tu, Margherita. Sicuramente ora andrò a prendere questo libro che mi suggerisci.
      Il confrontarmi con voi però, mi ha rassicurato, non vedendo i risultati, ero un pò scoraggiata, invece sentire che quanto sto facendo e il percorso che ho avviato, è lo stesso che avreste/avete condiviso voi nelle vostre esperienze, mi dà maggiore forza.

      Sicuramente, ho qualche spunto in più…leggendo i consigli di Francesca, Laura e Gian Marco, credo che inizierò ad impostare il lavoro in maniera leggermente diversa… mi è venuto in mente ad esempio che per superare l’ipotetico “panico d foglio bianco”, potrei dargli fogli quadrettati, quelli grandi di prima elementare. Magari impostargli anche un lavoro di pregrafismo, utilizzando le linee, i quadretti, le curve o i disegni da completare etc…

      Proviamo! vi farò sapere! grazie per i vostri preziosissimi consigli! 😉

  • Re: l’arte delle fiabe
    di Gian Marco Montanari – mercoledì, 27 aprile 2011, 15:17

    Nella Laure Quadriennale ho studiato, che le fiabe sono un modo per far crescere i bambini. Ogni fiaba ha un rito di passaggio, pericoloso (perché il bambino si cimenterà da solo), che rappresenterebbe la crescita verso l’età adulta, l’attraversamento del bosco è uno di questi.

  • Re: l’arte delle fiabe
    di Simona Giancristofaro – sabato, 30 aprile 2011, 14:30

    Leggendo questa tua rilessione mi tornano alla mente due cose: anzitutto concordo sul fatto che sia importantissimo leggere “insieme” ai bambini, “con loro” e “per loro”, non solo per rispondere ad eventuali domande ma soprattutto per dare il buon esempio. A questo proposito ho sostenuto un esame alla triennale e ciò che mi è rimasto molto impresso è proprio il fatto che molto spesso noi adulti non leggiamo o lo facciamo mal volentieri perchè da piccoli non ci è stato trasmesso il piacere di leggere (a volte siamo stati “costretti” dalle insegnanti oppure i nostri genitori ci dicevano di leggere ma non vedevamo loro farlo) e quindi anche di conoscere. E’ importante altresì, quando i bambini crescono, proporre loro libri che li affascinano, che riguardino argomenti che li interessano e non libri che piacciono solo a noi adulti.

    L’altro aspetto che mi sovviene riguarda una bambina di 4-5 anni (che ovviamente ancora non sa leggere) alla quale ho chiesto, per gioco, di leggere la storia di “Cenerentola”. Ciò che mi ha sorpresa è che lei sfogliando le pagine del libro e guardando le immagini, mi ha raccontato la favola! sembrava stesse leggendo realmente..Certamente la mamma le aveva in precedenza letto la fiaba e questo, unitamente alle immagini, ha stimolato la sua fantasia, la sua immaginazione.

  • “Giochi semplici e molto seri”
    di Claudia Martelli – venerdì, 22 aprile 2011, 14:22

    «C’è sempre qualche vecchia signora che affronta i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù. Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri.»

    (Bruno Munari, Arte come mestiere, 1966)

    Giochi semplici come il solo fatto di prendere un foglio e matite colorate con cui poter disegnare… Il disegno ha una grande importanza perché è “una rappresentazione della realtà” così come il bambino (o l’autore ) la percepisce. Così come il disegno, anche il gioco per il bambino è una cosa seria. L’adulto dovrebbe lasciare il bambino libero di sperimentare e di toccare i diversi materiali, di esprimersi giocando, saltando, sporcandosi per la gioia dei genitori. Oggi i “nostri” bambini stanno perdendo la manualità, e invece bisognerebbe accrescerla e favorirla anche attraverso la fantasia.
    Avete mai visto un bambino giocare da solo? Io ho avuto l’opportunità di guardare e osservare una bimba che giocava sul tappeto con i suoi pupazzi e quando stupidamente le ho chiesto con chi stava parlando lei mi ha guardato (con una faccia un po’ stupita a dire la verità), e mi ha risposto che lì non c’era nessuno e che stava parlando da sola…

  • Re: “Giochi semplici e molto seri”
    di Marta Castellari – venerdì, 22 aprile 2011, 15:41

    Ciao Claudia, sono d’accordo con te, oggi troppo spesso ai bambini non è data la possibilità di giocare da soli. Eppure il bambino vive nel gioco un’esperienza rara nella vita dell’uomo: confrontarsi da solo con la complessità del mondo. Giocare significa ritagliarsi un pezzetto di questo mondo, che comprenderà degli amici, degli oggetti, delle regole, dei rischi da correre, un tempo da amministrare, uno spazio da invadere. Tutto questo il bambino può e deve farlo con libertà, provando, magari anche sbagliando, il gioco infatti implica autonomia, possibilità di rischiare, di risolvere problemi e superare difficoltà, da soli o mediante il confronto con i pari.

    Perché ciò avvenga ritengo però sia necessario che il bambino sia “lasciato fare”, possa “perdere tempo” e “perdersi nel tempo” solo così potrà incontrare un mondo pieno di mistero, rischio, avventure. Il motore di tutto questo è il piacere, la libertà, la spontaneità.

    Attualmente invece il tempo libero dei bambini sta scomparendo, il gioco spontaneo è stato sostituito da attività regolamentate dagli adulti, come i corsi pomeridiani di nuoto, di chitarra, di pianoforte, di danza, di inglese,… Il tempo che resta è troppe volte assorbito dalla televisione, moderna babysitter che permette ai genitori di risparmiare e tenere lontano i propri figli dai pericoli della strada.

    Qual è l’ultima volta che ci è capitato di vedere dei bambini in strada o al parco giocare liberamente, senza il controllo degli adulti?

    • Re: “Giochi semplici e molto seri”
      di Claudia Martelli – sabato, 23 aprile 2011, 14:35

      Ciao Marta! Esattamente quello che intendevo! Facendo da baby-sitter a quattro bambini mi accorgo che i genitori organizzano ogni singola ora del tempo dei loro figli.. tra il tennis, le lezioni di musica, e il nuoto arrivano al venerdì che sono veramente distrutti senza avere del tempo per loro stessi, per i loro interessi o semplicemente per rilassarsi giocando!
      Quindi io cerco, nelle ore che passo con loro, di lasciarli liberi di giocare e di perdersi nel gioco, perché possono rilassarsi senza che qualcuno gli dica cosa e come fare. Sono loro che devono essere liberi di scegliere se giocare a rincorrersi o a nascondino, o a qualsiasi altro gioco! Piuttosto che lasciarli imbambolati davanti alla tv che li assorbe completamente, preferisco farli giocare, o a volte leggere insieme un bel libro che non fa mai male!

      • Re: “Giochi semplici e molto seri”
        di Silvia Milanesi – mercoledì, 27 aprile 2011, 10:13

        ciao Claudia!!!
        scrivendo il mio intervento ho proprio pensato anche alla tua esperienza con quei bambini, di cui spesso ci racconti..!!
        ti occupi in modo prezioso del loro tempo, brava!!
        a loro volta i genitori sono troppo presi dai loro impegni (giustamente) e tendono a organizzare il tempo dei figli come se fossero piccoli manager, piccoli adulti…

        • Re: “Giochi semplici e molto seri”
          di Francesca Farinelli – mercoledì, 27 aprile 2011, 10:50

          Sono d’accordo con voi: il fattore “tempo” è di grande rilevanza, di questi “tempi” più che mai. Genitori che rispondono, alle umili e carezzevoli richieste dei figli di trascorrere qualche prezioso attimo con loro, “no, oggi (domani, invece sì?) non ho tempo di fare i giochi con te, non ho tempo di portarti a fare una passeggiata, ma pensavo di accompagnarti (nonché di depositarti e poi ritirarti) alla lezione di…, così posso guadagnare un po’ di tempo per fare la spesa, portare il cane a fare lo shampoo, andare dall’estetista…”.

          Ps. nel corso della mia esperienza lavorativa come istruttrice di ginnastica artistica (sottolineo il lato “artistico” di tale attività), non è raro assistere alle lamentele di genitori, i quali “non vedono l’ora che arrivino le giornate in cui si va in palestra per potersi rilassare qualche ora e affidare il figlio alle insegnanti…”.

  • approfondimento pedagogico sulla fantasia del bambino
    di federica catani – giovedì, 21 aprile 2011, 15:41

    Questo articolo sottolinea come la fantasia nell’arte è fondamentale nell’introdurre ed avvicinare i bambini all’arte. é importante sottolineare anche come si sviluppa l’attività creativa nei bambini:
    Uno dei problemi più importanti della psicologia infantile e della pedagogia, è quello della creatività del bambino, dello sviluppo di tale creatività, e del valore che il lavoro creativo ha per lo sviluppo complessivo. Fin dalla prima infanzia, noi riscontriamo nei bambini dei processi creativi, che trovano nel gioco la loro migliore espressione. Certamente giocando essi riproducono in gran parte cose che hanno già vissuto, ma il gioco non è il semplice ricordo di impressioni vissute, ma una rielaborazione creativa di queste, un processo attraverso il quale il bambino le combina tra di loro e costituisce una nuova realtà.
    La fantasia permette di evocare situazioni felici e rassicuranti, permette al bambino di “giocare” con i suoi fantasmi e di sistemarli in vicende gradevoli o sgradevoli, con sicure vittorie conclusive. In tal modo il bambino appaga desideri nascosti difficilmente realizzabili. L’elemento magico è una creazione diretta a controllare, a proprio piacere, il mondo reale ed a piegarlo alle proprie aspettative. Nel mondo della fantasia l’inverosimile e l’incredibile diventano possibili e realizzabili. Con la fantasia, il mondo esterno e quello interno perdono i rispettivi confini, s’intersecano e si mescolano. Il mondo della fantasia si carica di elementi concreti, e il mondo reale viene trasfigurato.
    L’immaginario, oltre a rappresentare una vera e propria esigenza psicologica, e ad essere un mezzo efficace per dare vita e sviluppo agli stati emozionali dell’animo, costituisce sempre uno degli elementi fondamentali ed indispensabili della psiche umana, in particolar modo della psiche dei bambini. Questo modo di usare la fantasia per cogliere, costruire e difendere, da parte del bambino, la propria vita interiore, costituisce anche un valido strumento per la genesi e per lo sviluppo della coscienza morale.

    • Occhi vigili e attenti, sguardo che cerca di captare gli istanti, curiosa e brillante
      Re: approfondimento pedagogico sulla fantasia del bambino
      di Francesca Farinelli – giovedì, 21 aprile 2011, 20:23

      Ciao Federica, sono Francesca. Apprezzo molto le tue parole riguardo al tema della “creatività durante l’infanzia”. Sono d’accordo con te nel dire che lo strumento “creatività”, così mi piace chiamarlo, sia di fondamentale rilevanza nella formazione cognitiva, così come di quella emotivo-affettiva del piccolo individuo. Attraverso di essa si ha la possibilità di recepire più cose, nozioni, emozioni di quanto non si possa immaginare… Creatività è creare seguendo il proprio istinto, nonché dare una “forma” al proprio istinto, al proprio sentire quotidiano. Creare è lasciare un segno di sé…

  • “L’immaginazione è la prima fonte della felicità umana” Giacomo Leopardi
    di Valentina Occhionero – Tuesday, 26 April 2011, 14:07

    Sappiamo tutti quanto fin dalla prima infanzia, la fantasia, costituisca un elemento importantissimo nel bambino, la produzione fanstastica è data da rappresentazioni mentali, da immagini originate dalla realtà e trasformate.

    L’attività fantastica svolge una funzione equilibratrice nel complesso mondo che lo circonda e permette al bambino di controllare, modificare, ammorbidire e trasformare la realtà a volte spiacevole e dura, in situazioni immaginarie piacevoli e soddisfacenti. A tal proposito “l’animismo infantile” di cui parla Jean Piaget ovvero la tendenza a “dar vita” ad oggetti inanimati rappresenta a mio avviso un tipico esempio di fantasia.

    Troppe volte però, la fantasia, viene annientata da troppi “stimoli” esterni che non permettono al bambino di svilupparla o di viverla a pieno; giochi virtuali, videogiochi, computer, tv che se da un lato sono utili per alcune cose dall’altro fanno sì che la fantasia venga perduta. È importante quindi che nel bambino, sia sempre presente l’elemento fantasia utile non solo per trasformare la realtà ma anche per stimolare la creatività e utilizzarla nella vita di tutti i giorni.

    Secondo il mio punto di vista, anche l’adulto, dovrebbe fare in modo che la fantasia sia sempre presente e non venga perduta con l’avanzare dell’età o con l’esperienze negative, in quanto rappresenta una sorta di “isola felice” dove rifugiarsi e trovare sempre e comunque un po’ di felicità.

  • Elementare…pare.
    di marta ilardo – Tuesday, 26 April 2011, 12:14

    “Pare che il più elementare atto di fantasia sia quello di rovesciare una situazione, pensare al contrario, all’opposto, come si dice; il mondo alla rovescia” scrive Munari.
    L’elementarietà di un atto come descritto sopra, va forse oggi collocato dentro una sfera più ampia e più complessa che vede nel rovesciamento la rottura della rigidità, l’apertura al possibile, la disponibilità alla realizzazione dell’incontro con l’arte.
    L’esperienza di un linguaggio espressivo come quello artistico dovrebbe superare le idee confuse e rigide che lo caratterizzano. Siamo abituati spesso a considerare l’incontro con l’arte come un contatto possibile solo se accompagnati da una conoscenza specifica della tecnica. Come è importante ricordare che l’arte è una forma di linguaggio, e in quanto tale possiede un codice, un metodo di codifica e decodifica della lettura, è fondamentale ricordare che la difficoltà dell’interpretazione semantica del linguaggio artistico ha portato più volte alla negazione di un contenuto e di un significato dell’arte stessa.
    E’ nello stesso modo che la fantasia viene non solo pensata come il privilegio di pochi, ma ricondotta esclusivamente all’immaginario infantile. In soccorso a questa visione è molto fresca e interessante l’intuizione pedagogia di Bruno Munari.
    Il suo metodo, insieme alla realizzazione dei suoi progetti, ha spogliato l’arte della sua semantica riconducendola, in qualche modo, all’essenzialità. Ripartire dai sensi, diventa l’occasione per il bambino di sperimentare il mondo, di “fare arte” per mezzo dell’osservazione, della manipolazione, della conoscenza. Arte e fantasia, in questo senso, sembrano seguire la stessa rotta; non più considerati “linguaggi innati” e “comportamenti spontanei” nel bambino, entrambe prevedono esercizio all’interno di percorsi progettuali definiti e intenzionali.
    La filosofia di Munari, se da una parte ci aiuta a legittimare l’incontro dell’infanzia con l’arte, dall’ altra tenta di ammorbidirlo per renderlo più accessibile nel corso di tutto l’arco della vita, indebolendo, nello stesso tempo, la sua connotazione elitaria.
    Proprio per la polisemia del sui pensiero si è scelto di contestualizzare le parole di Munari nella sfera della complessità; ricercarne le varie sfumature ci aiuta a eludere il rischio che una parola come “elementare” ci rimandi al concetto di “semplicità”. Possiamo cogliere, infatti, come la disponibilità verso l’arte, l’accettazione della sua complessità e la sua indecifrabilità e un’educazione rivolta a questi atteggiamenti costituiscano ciò che forse permetterà di preservarne l’elementarità. Semplicità e complessità nell’arte non sono strade separate: dall’incontro con un’opera complessa può prendere vita un gioco molto semplice; di fronte a un’opera, il dialogo con essa non deve iniziare obbligatoriamente dal tentativo di decifrarne il significato, ma può prendere avvio dalla percezione sensoriale di ciò che la compone. Allora il mondo potrà rovesciarsi non solo in mondo circolare ma gradualmente, e il “più elementare atto di fantasia” potrà iniziare fare i conti con la realtà e la complessità che la caratterizza.

    • Re: Elementare…pare.
      di Francesca Farinelli – Tuesday, 26 April 2011, 23:41

      Acqua, aria, terra, fuoco: i quattro “elementi” della vita – come anticiparono i primi filosofi greci – quegli elementi alla base del creare, del fare, del distruggere: ogni cosa, alla fine, ritorna alla sua essenza, alla sua matrice originaria.
      Elementare come sinonimo di fondamentale.

      A ognuno il suo elemento…

  • Attività della sezione didatica della Galleria d’Arte Moderna di Bologna
    di alice fiorini – martedì, 26 aprile 2011, 22:04

    Nel corso della mia Laurea triennale in scienze dell’educazione ho sostenuto un esame riguardante il legame fra arte ed educazione; come Alessandra ho avuto modo di conoscere alcuni fra i progetti che il museo Mamboo di Bologna attua per avvicinare bambini e ragazzi all’arte.

    Uno di essi è stato istituito dal direttore della Galleria d’Arte Moderna di Bologna Dallari Marco, con lo scopo di creare una sezione didattica all’interno del museo che oltre a trasmettere nozioni e concetti di storia dell’arte ha anche l’aduo compito di comunicare come un approccio ad essa possa diventare una chiave di lettura del mondo e della propria esistenza.

    Il progetto educativo è finalizzato alla divulgazione dell’arte contemporanea e per avvicinare bambini e ragazzi a un periodo della storia dell’arte guardato spesso con diffidenza.
    Il progranmma prevede visite animate e guidate e laboratori dove è possibile sperimentare le conoscenze acquisite precedentemente.

    I laboratori, sono ambienti in cui viene fatta attività pratica e manuale, dove viene quindi asciato un ampio spazio alll’immaginazione, alla fantasia e alla creatività. Sono luoghi in cui ragazzi e bambini si rapportano fisicamente all’arte, non solo attraverso immagini bidimensionali e non soltanto coinvolgendo il senso della vista; si parla infatti di un coinvolgimento plurisensoriale.

  • Le facoltà del bambino: fantasia,creatività,invenzione e immaginazione.
    di angela jenny incorvaia – martedì, 26 aprile 2011, 21:08

    Come dice Munari la fantasia permette di pensare a qualcosa che prima non c’era, senza nessun limite…Sia la fantasia che le altre facoltà creatività,immaginazione,invenzione operano nella memoria facendo delle ralazioni con l’esperienze vissute dal bambino. I bambini all’età di tre anni immaginano di essere dei super eroi, di combattere con i draghi, di essere delle principesse. Il bambino dev’ essere messo nella condizione di piena libertà per poter esprimere le sue emozioni e fantasie.L’educatrice ha il compito di creare spazi sicuri e stimolanti in cui il bambino può soffermarsi.Un luogo fidato nel quale il bambino si sente riconosciuo e trova dei punti di riferimento consente quel benessere psichico che mette in moto la curiosità, la fantasia, la voglia di esplorare e conoscere. L’adulto dovrebbe essere disponibile ad accogliere le proposte di gioco del bambino e condividerle. Anche la scelta dei materiali messi a disposizione del bambino necessita particolare attenzione, perchè ogni oggetto induce forme di pensiero diverse e comportamenti ludici diversi.

  • Problematicismo?
    di Erica Romei – martedì, 26 aprile 2011, 08:30

    Leggendo questo articolo e i relativi commenti che molti hanno lasciato, mi è quasi sembrato che per avvicinarsi di più all’arte, alla fantasia, alla creatività, agli stessi bambini, si essenziale adottare uno sguardo un po’ più problematicista; per dirla come direbbe la Prof.ssa Contini “cambiare il nostro paio di occhiali”; ovvero, guardare alla realtà, all’arte, al bambino in ogni sua dimensione, senza formulare giudizi parziali e superficiali, senza giungere a considerazioni affrettate, ma considerare la fantasia e la creatività dei bambini in modo sistemico, in tutta la loro totalità. Non è che se un bambino disegna sempre con il pennarello nero, starà necessariamente vivendo una pessiama infanzia (come mi disse un giorno una madre durante il mio tirocinio), ma è sicuramente importante cercare di dare ascolto alle emozioni e all’espressività di ciascuno. Inoltre, non tutti attribuiscono uno stesso significato ad un oggetto; come scrive lo stesso Munari, la gamba del tavolo può diventare anche gamba di animale.

  • La creatività attraverso il disegno
    di Isabella Marenzi – lunedì, 25 aprile 2011, 22:48

    “L’immaginazione è il mezzo per visualizzare, per rendere visibile ciò che la fantasia, l’invenzione e la creatività pensano”. Bruno Munari

    E’ bello poter uscire dagli schemi ogni tanto per iniziare a vedere con gli occhi della fantasia e come scrive Bruno Munari, la fantasia è la facoltà che ci permette di dare luce ai nostri pensieri incontrando ciò che nella realtà non esiste.

    Nei bambini la fantasia, l’immaginazione, l’invenzione e la creatività sono espressione di emozioni e di stati d’animo interiori. In particolare ciò che il bambino rivela di sè viene mostrato attraverso il disegno.

    Il disegno è strumento di comunicazione e dialogo del bambino, un dialogo attraverso simboli e colori; è uno dei giochi preferiti dei bambini e ci mette in contatto con le espressioni emotive di ogni bambino.

    Il disegno ha una funzione espressiva oltre che descrittiva e permette di favorire nel bambino un processo di autoconoscenza e di crescita, è un mezzo di comunicazione e di espressione del proprio mondo interiore che può essere letto e modificato al fine di favorire un processo di evoluzione.
    Attraverso l’uso del disegno si aiutano i bambini ad “individuare se stessi”.

    Il processo di individuazione nel suo insieme è un processo spontaneo e naturale potenzialmente presente in ogni individuo, se non è ostacolato da particolari situazioni e questa è la creatività: la capacità di crearsi la propria vita che si può imparare, insegnare e riconscere.

    Nel disegno ogni colore è portatore di emozioni, stati mentali di cui la maggior parte delle volte siamo inconsapevoli.
    L’esteriorizzazione dei colori rivela lo stato interiore del bambino, i suoi bisogni più urgenti e i suoi desideri inespressi.
    Il disegno aiuta quindi a portare fuori all’esterno ciò che appartiene al mondo interno. Il bambino qui parla dei suo problemi, delle sue scoperte, delle sue emozioni, permettendo di rivelare la sua personalità.
    Vengono espressi parte del mondo creativo interno e viene stimolata l’identificazione con nuovi simboli per creare nuovi stimoli e nuove opportunità creative.

    Per Jung, psicologo e psicoterapeuta svizzero, la meta è la realizzazione del sè, il bambino impara a conoscersi meglio e ad “individuarsi”, mediante i simboli con parole, dipinti, immagini e musiche, certe esperienze ed emozioni come l’amore e la paura trovano libero sfogo.

    Anche Freud nei suoi scritti evidenzia come i contenuti repressi nell’inconscio incapaci di manifestarsi nelle loro forme reali, si affacciano alla coscienza sotto varie forme che si possono incanalare in modi diversi attraverso le forme poetiche ed artistiche. La cultura e l’arte hanno un potere curativo, liberano l’anima.
    La storia del simbolismo dimostra come ogni cosa possa assumere un significato simbolico e come i bambini in particolare riescano a trasformare questi simboli attraverso la fantasia rendendoli propri e con questi aprirsi alla capacità di trasformare se stessi.

    Voglio sottolineare quindi quanto potenziale ci sia nell’espressione artistica e quanto un bambino può comunicare grazie alla sua fantasia e creatività.
    Bruno Munari oltre alla creazione di numerose opere ha realizzato una mostra presso il MUBA (museo dei bambini) di Milano, nel corso del 2008, intitolata “vietato NON toccare” dedicata interamente ai bambini e alla loro libera espressione emotiva. La mostra viene realizzata per far utilizzare ai bambini tutti e 5 i sensi: toccare, manipolare, sentire, vedere, ascoltare e utilizzare il gioco come esperienza ludica per lasciar scorrere le emozioni.
    La creatività e l’immaginazione si legano al “fare” come esperienza sempre in continuo mutamento.

    http://www.muba.it/php/ita_vietato.php

    Fare un segno, dare un colore, costruire forme è il modo migliore per liberare la parte emotiva e dare vita ad un processo creativo continuo.

    “Il gioco è la forma di apprendimento alla vita e l’arte è una naturale prosecuzione dell’area del gioco. La creatività consiste nel mantenere, nel corso della vita, qualcosa che appartiene all’esperienza infantile, la capacità di creare il mondo” Donald Winnicott.

  • e Fanta sia!!!
    di Federica Mazzotta – martedì, 26 aprile 2011, 23:16

    Leggendo l’ultima frase dell’articolo mi è venuto spontaneo associarla all’introduzione di Antoine De Saint-Exupéry ne “Il Piccolo Principe”: “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi se lo ricordano).” Quando si è bambini il mondo fantastico, con la sua semplicità e serietà, supera di gran lunga il mondo reale. Basta osservare i bambini mentre giocano, disegnano oppure basta ascoltarli mentre raccontano le proprie avventure: le loro espresssioni appartengono a un loro modo di vedere la realtà, si appoggiano a figure simboliche che spesso sono difficili da interpretare. Per questo sono d’accordo con il pensiero di Bruno Munari quando afferma l’importanza di avvicinare il bambini all’arte e che questo vuol dire educarli alla vita. Educare all’arte permette di dar loro la possibilità e gli strumenti per esprimersi, creando così dei ponti con il mondo adulto: genitori, educatori, insegnanti. A questo proposito mi torna in mente la storia di un ragazzo che, ricoverato in ospedale a causa di continui attacchi di panico e ansia, è riuscito ad esprimere il proprio disagio attraverso l’invenzione di una storia e la costruzione materiale del proprio personaggio. In questo caso la fantasia è servita per riportare alla luce, sottoforma di racconto illustrato, una tragica vicenda della sua vita, permettendo così ai medici di trovare le cause e successivamente la cura al suo problema.

  • Per una mentalità vasta ed elastica
    di Claire, Brigitte, Jeanne Lajus – martedì, 26 aprile 2011, 15:48

    Innanzitutto devo riconoscere che mi ero sempre ripromessa di studiare il metodo Bruno Munari e questa è proprio l’occasione giusta per farlo e per iniziare finalmente a studiare questo grande artista.

    Questo breve brano tratto dal saggio di Bruno Munari Fantasia del 1997 ha come argomento principale l’educazione all’arte, ovvero l’educazione all’esercizio della fantasia. Infatti, per questo famoso designer italiano la fantasia è il motore dell’arte, la capacità di estraniarsi dalla realtà per crearne un’altra nuova e con regole diverse da quelle della vita reale. Però aldilà dell’aspetto didattico e dell’insegnamento dell’arte, Bruno Munari propone qua un vero e proprio modo di concepire la vita, in un’ottica che da largo spazio alla problematicità. Quando afferma che Conoscere la sequenza delle immagini vuol dire capire le mutazioni(…) Abituare i bambini a considerare le mutazioni delle cose vuol dire aiutarli a formarsi una mentalità più elastica e vasta. sottolinea l’importanza di facilitare nel bambino la riflessione complessa, flessibile che non si fermi a dei preconcetti e schemi precostruiti.

    Per questo motivo, l’educazione all’arte andrebbe incoraggiata insieme ad altri tipi di insegnamenti, perché credo che sia uno dei modi giusti per accompagnare i bambini ad elaborare una mentalità aperta alla diversità e alla complessità della propria vita e del mondo che li circonda.

    Mi ha particolarmente colpita l’ultima parte del brano perché rappresenta proprio un mio modo di concepire l’approccio che ogni professionista dell’infanzia dovrebbe cercare di raggiungere.

    quelle vecchie signore che affrontano i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù.

    Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri…

    Queste parole mi rimandano ai miei studi francesi e in particolare a questa psicanalista eccezionale che fu Francoise Dolto che ha introdotto l’espressione “le parler vrai”, cioè il fatto di indirizzarsi, di parlare ai bambini, in modo autentico, vero, senza piciupaciù. Perché i bambini sono persone dotate di intendimento e molto più capaci di capire di quello che di solito si pensa, da professionisti dovremmo diffondere la cultura dell’infanzia e difendere i diritti dei bambini in quanto persone, cittadini parte integrante della società. Io vedo proprio in Munari un difensore dei diritti del fanciullo, in particolare nella sua descrizione dei giochi infantili :giochi semplici e molto seri. Qui si capisce quanto il diritto al gioco possa essere di fondamentale importanza per il riconoscimento del fanciullo. Infatti, giocando il bambino svolge un’attività che possiede una funzione ricreativa, però anche educativa, psico-affettiva e sociale.

    Per concludere vorrei lasciare il riferimento del museo di Zola Predosa Cà la Ghironda di cui la sezione didattica mi è sembrata molto interessante e innovativa. Tra l’altro, so che ci lavora una nostra collega, “quasi pedagogista”…quindi è la prova che anche i luoghi d’arte potrebbero un giorno aprirci le loro porte!

    http://www.ghironda.it/didattica.asp

  • Allacciandomi all’intervento di Munari, sull’esistenza di persone del tutto prive di fantasia, mi fa pensare alla responsabilità che noi adulti ma molto di più come figure che andranno a educare, abbiamo sulle cause di questo fenomeno. Direi che affermare che la fantasia sia uno degli elementi della personalità tra i più apprezzati, non è osare troppo. Avvolte la si incontra ancora vivente e di buona qualità in alcuni adulti, un po’ strani alla detta di qualcuno o in qualche caso scansati perchè marchiati come dei “bambinoni”, “fuori dalle righe” o semplicemente inadatti a stare negli spazi stretti creati per i così detti grandi e vaccinati. Eppure sono queste personalità che ci attraggono, che mostrano ai nostri occhi spenti, i particolari che non notiamo più, le cose buffe e bizzarre che colorano la vita di tutti i giorni, che solitamente ci viene generosamente offerto, come un dono, dai piccoli. Però…strano quando tutto ciò viene da un adulto! che fantasia! Che persona geniale!
    Accade che da tanto difesa , così premiata e valorizzata sino alle scuole elementari..succede il grande passo “siete grandi” per fantasticare, per fare quello c’è l’ora di artistica.Viene così richiesto a ciascun bambino, di accantonare da un giorno all’altro tutta un’attività che sino ad allora era consentita e incoraggiata. A casa i genitori si ritrovano concordi. È il grande passaggio! Tempo di compiti, ore e ore sui banchi di scuola fermi e immobili, tempo di attività sportive o danza.
    Il tempo del gioco all’aria aperta, il gioco del “perdere tempo” nelle attività solitarie, è dunque reciso. Eppure qualcuno contro corrente va, conserva, cura e nutre il loro piccolo tesoro, il propulsore delle loro attività fantastiche. La conservano gelosamente, nascosta da una maschera da adulto.
    È talmente dimenticata dal mondo dei grandi, che lo stesso Munari dichiara: non esistevano libri sulla fantasia. Come se questo momento fosse relegato alla sola infanzia, come se questo sentimento che ci affascina così tanto, non avesse alcun tipo di utilità nei nostri percorsi di “adulti”.
    Mi chiedo dunque è davvero così impossibile coniugare e salvaguardare questo delicato sentimento nei tortuosi percorsi scolastici e di crescita? Siamo forse ancora lontani da una cultura sulla fantasia?

  • “LA FANTASIA PERMETTE DI PENSARE A QUALCOSA CHE PRIMA NON C’ERA E SENZA NESSUN LIMITE.”

    riallacciandomi a questa frase del Musani, vorrei far notare quanto sia indispensabile la propria fantasia ma ancora più importante quanto sia necessario per la serenità di tutti COLTIVARLA!
    Spesso ci stupiamo quando sono i piccoli a creare e a trovare nuove soluzioni; secondo me invece al giorno d’oggi è più interessante scoprire che sono gli adulti a occuparsi della propria fantasia, è più interessante cosa ancora quei pochi eletti hanno il coraggio di creare. E’ davvero raro trovare qualcuno che abbia l’intenzione di dare vita reale alla sua fantasia! E quando lo si fà, è bello riscoprire qualcosa che era dentro di noi e che ancora non aveva avuto modo di uscire.

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