Che caratteristiche ha un laboratorio artistico?

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mar
23

Di Elisabetta Bignami

Il laboratorio è divenuto una delle forme più utilizzate nell’apprendimento di concetti astratti e ha avuto, solo negli ultimi anni, un riconoscimento teorico da parte degli addetti ai lavori.
Sulle basi dell’attività del padre, Alberto Munari negli anni Ottanta ha coniato il termine Epistemologia Operativa: questo termine viene usato per identificare una strategia di esplorazione della costruzione della conoscenza in modo attivo; il soggetto viene a prendere coscienza dei propri processi cognitivi attraverso una sperimentazione pratica e attiva. Bruno Munari nel 1977 all’interno dell’Accademia di Brera propose di insegnare ai bambini come si guarda un’opera d’arte non solo leggendone il contenuto e il messaggio ma sperimentando i paradigmi che stanno alla base dell’arte stessa. Il laboratorio è dunque un luogo di creatività e conoscenza, di sperimentazione, scoperta e autoapprendimento viene normalmente identificato come uno spazio in cui vengono sperimentate le attività pratiche, creative e intellettuali.
In questo modo il laboratorio è divenuto la pratica d’eccellenza per la trasmissione di temi astratti come l’arte, le opere d’arte stesse divengono strumento educativo di altissimo valore culturale sulle quali costruire la “ginnastica mentale” di cui parlava Munari.
I musei sono quindi diventati i luoghi per accogliere i laboratori didattici e le riflessioni a riguardo si sono moltiplicate in pochi anni. Considerando il museo come luogo che offre importanti opportunità di apprendimento è necessario prendere in considerazione alcune delle teorie pedagogiche che sostengono i diversi approcci all’educazione nei musei, tra quelle che hanno trovato maggior favore e applicazione in questo ambito si ritrova la teoria di Jean Piaget, sui quattro stadi dello sviluppo ampliata successivamente da Bruner, Bloom e Freire. In Italia Marco Dallari, con maggiore riferimento alla didattica nel libro L’esperienza pedagogica dell’arte, identifica tre elementi fondamentali dell’esperienza artistica: estetica, in quanto l’opera funge da oggetto seduttivo che attira l’attenzione svela i valori culturali della cultura di riferimento trasgredendoli allo stesso tempo; simbolica, in cui l’opera non è più solo puramente testo da decifrare ma pretesto di conoscenza della sua struttura concettuale che sta alla base, in cui le idee e i pensieri assumono una dimensione concreta e tangibile sulla quale riflettere ed elaborare nuove strutture; pratica, l’esperienza artistica permette di confrontarsi con i materiali, con le dimensioni e con gli aspetti più puramente concreti degli oggetti e della vita quotidiana. Ripercorrere l’esperienza artistica di un artista significa prendere in considerazione il suo saper essere critico, selettivo e autonomo.

Su queste basi teoriche e prendendo in considerazione la vasta offerta delle attività museali attuali, è nata l’esigenza di identificare i caratteri principali di una prassi educativa che abbia delle autentiche valenze pedagogiche e che avvalorino il proprio approccio alla didattica museale, per questa ragione sono riassunti si seguito i caratteri principali di un laboratorio artistico:

Caratteri di un laboratorio artistico
Tema/i:
Titolo:
Utenza:
Tempi:
Spazi:
DIMENSIONE INTERDISCIPLINARE
Coinvolgimento dei 5 sensi
Tatto
Udito
Olfatto
Vista
Gusto
Corrente artistica
Polisemantico/simbolico
DIMENSIONE ARTISTICA
Testo/Contesto
Periodo storico
Corrente artistica
Significato (monosemantico, polisemantico, simbolico)
METODOLOGIA:
narrazione
metafora
osservazione
MATERIALI
Materiale di recupero
Matite carta e tempere
Materiale solido (argilla, oggetti, non di recupero)
Materiale tecnologico
DIMENSIONE RELAZIONALE
Attività individuale
Attività di gruppo
La progettazione è pensata con un confronto
L’attività si svolge e si presenta in gruppo
L’attività a momenti alternati di attività di gruppo e individuale
ELABORAZIONE FINALE
Apprendimento di una tecnica artistica
Rielaborazione di una tecnica artistica
Elaborazione di una nuova tecnica

L’aspetto artistico da tenere in considerazione mette in evidenza se l’attività didattica si concentra su una trasmissione di conoscenze puramente didascaliche come la storia dell’arte, il contesto culturale, la funzione che in quel contesto fu data all’opera, o gli aspetti tecnici pittorici. L’aspetto artistico sottolinea anche la pluralità dei significati e il paradigma che ne sta alla base mettendo in moto tutte quelle capacità simboliche di cui inizia a parlare Piaget nei primi studi su questo argomento.

L’interdisciplinarietà si riferisce invece all’attenzione che attraverso l’opera d’arte viene data alle altre discipline ad esempio la matematica, la geometria, la fisica non escluso se l’attività pone attenzione alla fruizione attraverso i cinque sensi e quindi se durante la presentazione dell’opera viene messo in evidenza questo aspetto.
La metodologia si riferisce alla modalità con la quale si mette in atto l’attività educativa del laboratorio attraverso per esempio la narrazione, la metafora dell’opera d’arte o l’osservazione dell’opera stessa.
I materiali permettono di sviluppare la capacità di scelta e stimolare la rielaborazione funzionale di oggetti e materiali inusuali, il riutilizzo di materiali di recupero è considerato di grande stimolo alla fantasia e di sviluppo del senso pratico.

Aspetto relazionale come abbiamo visto precedentemente questo aspetto permette o meno di acquisire capacità di collaborazione con più persone e di riflessione sul proprio operato.
Rielaborazione finale questo aspetto è conseguenza diretta dell’impostazione dell’attività precedente, o apprendimento didascalico di conoscenze o rielaborazione di una paradigma.
Secondo te, quali tra queste aree è la più significativa?
Racconta una tua esperienza di laboratorio artistico svolto in un museo, che ti ha particolarmente interessato.

90 Commenti to “Che caratteristiche ha un laboratorio artistico?”

  • Si studia l’importanza dell’avvicinamento all’arte da parte dei bambini prendendo come riferimenti teorici quelli sopra citati nell’articolo di rifermento e, personalmente ne ho sempre condiviso la valenza pedagogica. Ritengo comunque che poter osservare concretamente l’effetto che i laboratori museali producono sui diretti interessati possa permettere di capire, a noi osservatori, l’effetto “seduttivo” dell’arte. Faccio riferimento all’esperienza che ho avuto con una classe di prima elementare a Cento con la quale sono andata a visitare la Pinacoteca civica avendo come tema “il Guercino”; la mia presenza si spiega come educatrice di un bimbo con gravi problemi fisici e cognitivi. Non è questa la sede per fare un racconto diaristico, ma posso testimoniare come sia stato importante per quei bambini:
    1) la bravura del mediatore didattico che riusciva ad avere la continuità della loro attenzione.
    2) le attività che facevano (ad esempio dopo aver scelto degli animali, precedentemente selezionati dall’operatore, facevano loro il disegno dell’animale che avevano e poi si dovevano posizionare sotto l’opera in cui era presente l’animale)
    3) l’esplorazione libera da parte di gruppi, ma in realtà controllata da parte delle figure educative, dei locali in base a temi pre selezionati dall’operatore
    4) la visione di brevi filmati trattanti le tecniche pittoriche (brevi per non far perdere la concentrazione durante la visione) con successive domande
    Insomma poter “fare” arte, proprio come, o quasi, quella che vedevano esposta, prendere possesso del territorio, sentire di far parte di un mondo spesso lasciato alle sole gioie degli adulti, ha permesso di sperimentare la loro sensibilità artistica. Vorrei specificare che anche il bimbo che stavo seguendo mostrava interesse perchè felice di poter CONDIVIDERE quei momenti in compagnia e in ugual misura dei suoi compagni di classe. L’arte, la sperimentazione dell’arte, permette a tutti di raggiungere le stesse stanze emotive che risiedono nel palazzo che è la persona. La differenza sta nella scelta del colore della stanza.

    • Ho trovato interessante anche la parte dedicata a “Costruiamo assieme una sala del museo dedicata alla Scuola!” in cui ho precedentemente lasciato un commento.

  • Ho partecipato a vari laboratori nei musei sia come utente che come educatrice e il percorso proposto dal MOde mi ha affascinato molto per vai motivi: innanzitutto esplorando il sito ho notato che il progetto è improntato sull’ interdisciplinarietà aspetto che ritengo fondamentale in educazione e in tutto ciò che riguarda la formazione; abituare i bambini (ma anche gli adulti) a collegare ciò che stanno esperendo ad altro è sempre una buona e utile pratica in quanto permette di allenarsi ad avere una visione d’insieme. Inoltre è molto interessante la presenza di un’area di condivisione nella quale tramite una repository di percorsi didattici si possono condividere percorsi di didattica museale. Mi è piaciuta anche la divisione dell’area esplorativa in sale che l’utente può visitare on line e la possibilità di creare delle sale personalizzate per poi condividerle con gli altri utenti.
    Pensando ad un’esperienza di laboratorio all’interno di un museo che mi ha affascinato mi viene subito in mente una gita di classe in un museo (purtroppo non mi ricordo il nome poichè al tempo ero alle elementari) in cui ci hanno fatto fare una caccia al tesoro a gruppi per cercare i quadri e dei particolari in essi. Mi ricordo che questa esperienza coinvolse molto tutta la classe perchè non ci veniva chiesto (come spesso accade nei musei) di stare immobili ad ascoltare qualcuno parlare di un dipinto, ma ci coinvolgeva non solo con la mente (perchè trovato il quadro dovevamo memorizzare come era fatto, disegnarlo, leggere una scheda, e parlarne al gruppo) ma anche con il corpo.
    Un’altro museo che ho visitato proponeva un iniziativa chiamata “Un giallo al museo” nella quale il visitatore era coinvolto e invitato a investigare e trovare gli indizi nelle opere e risolvere il caso.
    Ritengo che tutte queste attività che coinvolgono in prima persona i bambini siano molto formative e allo stesso tempo divertenti.

  • Purtroppo non ho mai avuto l’occasione di partecipare ad un laboratorio artistico di questo tipo in un museo, ma effettivamente mi sembra un’idea molto valida e interessante, non solo per i bambini, che in questo modo vengono sensibilizzati all’arte, ma anche per gli adulti.
    Personalmente, ho trovato interessante soprattutto il tema del riciclo poichè attraverso il riutilizzo dei materiali i bambini hanno la possibilità di unire un laboratorio di tipo creativo alla tematica dell’ecologia, tematica che soprattutto negli ultimi anno sta sensibilizzando tanti cittadini, ma mai abbastanza.
    Peccato solo che questi tipi di attività siano ancora poco conosciute e che non abbiano ancora avuto occasione di diffondersi in modo significativo. Resta però sicuramente un’ambito da approfondire.

  • Non ho mai partecipato a laboratori artistici ma penso siano un’opportunità formativa molto utile ed interessante. Il laboratorio è sicuramente un mezzo per avvicinare i bambini all’arte e invogliarli a conoscere e praticare un nuovo tipo di apprendimento. Con questi mezzi si educano i bambini all’arte e questo fa si che che essi sviluppino sempre più la loro creatività e imparino facendo. La partecipazione attiva infatti penso che renda le cose più interessanti, non solo per quanto riguarda i bambini ma anche per gli adulti.
    Tutte le aree presenti sono fondamentali ma a mio parere quella più importante è la dimensione relazionale. Relazionarsi con gli altri permette ai bambini di costruire la propria identità e, attraverso le attività di gruppo, stando con gli altri, i bambini sono più entusiasti di quello che stanno imparando e permette, molto probabilmente un apprendimento più efficace. Sappiamo poi che i bambini sono molto creativi quindi un laboratorio di questo tipo sarà ben accolto.
    Ritengo che questa iniziativa sia molto originale e completa in quanto prende in considerazione tutti gli aspetti che un apprendimento dovrebbe considerare.

  • Durante le mie poche esperienze lavorative e di tirocinio universitario in cui ho potuto collaborare con altri educatori all’interno di contesti educativi, non ho mai potuto assistere ad un vero e proprio laboratorio artistico, tanto meno in un museo, idea che trovo estremamente stimolante.
    La lettura di questo articolo mi ha permesso di riflettere ed analizzare l’importanza del laboratorio artistico, rivolto in particolar modo ai bambini e non solo, sviluppando la sensibilità e la creatività attraverso i sensi, utilizzando i materiali più vari, anche di recupero, educando nello stesso contesto ad un senso civico del riciclo.
    Promuove la conoscenza dell’arte, sperimentare personalmente il processo artistico, favorire un’incontro attraverso la creazione di segni grafici permette, a chi partecipa ai laboratori, di aprire le proprie menti e le proprie anime, creando un momento di libertà espressiva.
    E’ un momento di condivisione e collaborazione con l’arte attraverso la propria personalità, ognuno può esprimere attraverso il segno grafico una caratteristica di se stesso, che desidera condividere e rappresentare nel collettivo di un laboratorio.
    L’arte è la prima forma espressiva e come tale va coltivata, quindi mi associo ai precedenti commenti nel sostenere e divulgare questi laboratori.

  • Laboratori artistici nei musei? La trovo un’idea assolutamente eccezionale, volta a rivalutare l’ottica che molte persone hanno, me compresa, del museo. Questo e’ visto solitamente come luogo di apprendimento “forzato” e iperconcentrato, molte informazioni in poco tempo e talvolta troppe conoscenze pregresse da avere come proprio bagaglio. Il fatto di poter sperimentare attivamente l’arte o le informazioni che puo’ mettere a disposizione un museo e’ una possibilita’ che non va ne’ sottovalutata ne’ lasciata a se’ stessa. L’opportunita’ che bambini, anche molto piccoli, possano entrare a contatto con diverse forme d’arte e’ straordinaria e penso che possa aiutarli a vivere in un ambiente piu’ a misura di “essere umano”, a contatto col “bello”. E’ ormai dimostrato che l’ambiente forma la persona e che soprattutto l;umore cambia rapidamente se si passa da una situazione negativa a una positiva o viceversa. Poter sperimentare con tutti e 5 i sensi, inoltre, e’ essenziale per i nostri piccoli poiche’ purtroppo oggigiorno, e non si parla di luoghi comuni, le esperienze che coinvolgono la sensorialita’ al completo sono davvero carenti. Trovo questa occasione di condivisione positiva un’ottima proposta da cogliere al volo, sia in ambito scolastico che extrasclastico.

  • Scusate se mi introduco nella conversazione, per altro molto in ritardo su quando è avvenuta.
    Mi occorre un’informazione di questo tipo:
    a Bologna c’è una struttura (non so come chiamarla) che prepara per diventare operatori nel campo della realizzazione e conduzione di laboratori artistici per bambini?
    Ho una serie di conoscenze e capacità, appunto nel campo artistico, che vorrei mettere a frutto in qualche modo, consapevole del fatto che queste potenzialità senza un adeguato indirizzamento, temo servano a poco.
    Qualcuno può aiutarmi?
    Grazie mille!

  • Il laboratorio è uno spazio d’apprendimento in cui i protagonisti sono coloro che apprendono con il loro personale bagaglio di esperienze, i propri interessi, le loro capacità e la loro voglia di mettersi in gioco. Per questo, per renderli davvero protagonisti, il setting laboratoriale dovrà essere stimolante, ricco di input e materiali che permettano ai soggetti di accedere alla conoscenza in modo pressoché autonomo, individualmente o in gruppi, e costruire insieme un percorso di crescita, tutto personalizzato.
    “Partecipazione attiva” questo, secondo me, l’ingrediente fondamentale alla base di tutta l’attività laboratoriale, da cui dipendono tutte le dimensioni che costituiscono il laboratorio stesso.
    Un bambino attivo, cha parte da quello che già sa e da lì comincia il nuovo percorso, lo arricchisce con i compagni, riflette sulla strada percorsa e da percorrere e acquisisce strumenti utilizzabili anche in situazioni differenti.
    Per questo ritengo che una buona metodologia sia quella capace di integrare le tre prospettive (mono, meta e fanta –cognitiva) al fine di rispondere ai bisogni più veri che l’alunno manifesta.
    Tuttavia, anche la dimensione relazionale è importantissima, poiché un bambino, da solo, non potrebbe realmente fare laboratorio, dal momento che verrebbe a mancare l’insostituibile dimensione del confronto con l’altro, del dialogo e della messa in discussione: tutti aspetti irrinunciabili di un processo di apprendimento che si costruisce in autonomia, sì, ma in modo razionale ed equilibrato.
    Personalmente, sulla base di come io stessa vivo la didattica laboratoriale da protagonista, la possibilità di mettersi in gioco, di provare a capire “dove si vuole arrivare” e “come è possibile farlo” mi porta a spendere molte più energie, a concentrarmi a “spingermi oltre”.
    Mi ha spesse volte colpito notare come, da una stessa consegna, possano derivare i risultati più disparati, poiché gli strumenti di cui ognuno fa uso sono diversi come diverse sono le nostre capacità, ad esempio: partire da un frammento di carta colorata qualsiasi e ampliarlo, farlo diventare una parte di un tutto che può essere un disegno, o un collage. Una consegna semplice, ma ricca di una gamma di scelta che mette tutti a proprio agio, tutti nella possibilità di portare a termine il compito assegnato, senza il rischio di sbagliare.
    In questo modo, ciascuno è portato a mettere in gioco la propria creatività, il proprio senso estetico, secondo una traccia che rassicura, indica una direzione, ma che lascia libero spazio all’interpretazione e all’espressione individuale.
    Lo stesso vale per le attività che partono da uno stimolo offerto dalle opere d’arte: queste non dovrebbero essere rigidi modelli da imitare, ma spunti per nuove tecniche, per nuovi linguaggi, da far propri e re-interpretare e riutilizzare per esprimere qualcosa di nuovo, tutto nostro.
    Questa rielaborazione quindi, che non può mancare che dà significato a tutto il percorso e che è davvero la cifra di quanto i bambini abbiano “imparato”.

  • Una dimensione del laboratorio artistico che ritengo molto efficace è il tipo di metodologia utilizzata al suo interno, completamente diversa dalle pratiche rigide e standardizzate di insegnamento delle scuole più tradizionali.
    Infatti, nel laboratorio, il bambino è il protagonista attivo del proprio apprendimento: egli è spinto ad agire e a mettersi in gioco in maniera pratica e concreta, cercando soluzioni originali alle questioni e ai problemi che il laboratorio gli propone.
    Inoltre nel laboratorio non vi è una suddivisione a compartimenti stagni delle varie discipline, ma le attività proposte sono caratterizzate da un’interdisciplinarietà che permette un apprendimento globale e completo.
    Per cui il bambino, in questo ambiente didattico, non vede solo l’opera d’arte in sè, ma ne scopre la storia, la struttura, le tecniche utilizzate, il significato ecc. Il tutto insieme all’insegnante e ai propri compagni.
    Un altro aspetto che ritengo alquanto positivo e significativo del laboratorio artistico, è quello di poter far toccare con mano, utilizzare e sperimentare vari materiali di diversa natura. Ciò apre al bambino un mondo nuovo di possibilità, scelte e variabilità, un mondo di materiali tutti da scoprire, che possono spronare la creatività di ognuno e la ricerca di una pluralità di soluzioni a determinate questioni, in modo divertente e fantasioso.
    Una scoperta che non appartiene solo ai più piccoli ma anche all’insegnante adulto, il quale si ritrova a mettersi in gioco alla ricerca delle infinite vie che l’educazione all’immagine offre.

  • Una dimensione che ritengo molto importante è quella relazionale poiché è proprio il fiore all’occhiello del laboratorio artistico:attraverso questa dimensione infatti vengono scardinati quegli aspetti poco dinamici e standardizzati che spesso invece emergono nelle altre discipline ove viene prediletta una lezione frontale nella quale sono pochi gli scambi tra insegnante e alunno.
    Attraverso questa dimensione invece è possibile entrare completamente nel vivo del lavoro che si va ad affrontare all’interno del quale troviamo come unico vero protagonista il bambino con il suo elaborato e i suoi scambi con i compagni.
    Trovo molto importante sottolineare questi aspetti perché talvolta vengono trascurati dalle insegnanti, forse appunto perché ritenuti banali.
    Nelle mie esperienze di tirocinio ho notato molte volte come l’elaborato finale sia l’unico obiettivo in quanto deve essere testimonianza vera di ciò che si è realizzato entro le mura scolastiche e come prova tangibile per la famiglia, che elogia il prodotto e non ciò che vi è dietro: questo infatti rischia di distruggere il vero obiettivo del laboratorio artistico e di tutte le dimensioni che lo contraddistinguono.
    Per questo motivo metto l’accento sull’aspetto relazione perché sono convinta della sua grande validità dal momento che produce nel bambino un grande accrescimento morale: diviene consapevole del suo potenziale, si sente “primo attore” di un elaborato e integrato in un gruppo.
    L’importanza della collaborazione, della conoscenza e del rispetto non si apprendono seduti ai banchi ma attraverso attività con le quali relazionarsi con sé stessi e gli altri.

  • Lo spazio laboratoriale è una dimensione in cui entrano in perfetta sinergia le diverse capacità del singolo con quelle del gruppo. All’interno del laboratorio vi sono tanti singoli con le proprie esperienze e qualità che entrano in relazione tra loro riflettendo sul medesimo tema o argomento. Compito di chi conduce il laboratorio è fornire uno spunto,un input, una riflessione da cui partire per poi poter sviluppare la propria idea personale(il conduttore deve cioè fare una domanda e guidare verso una risposta ma non fornirla così com’è); di fronte a un tema, un problema, i partecipanti al laboratorio si trovano a dover cercare attivamente la risposta, nel lavoro individuale e in quello a gruppi. Al termine del laboratorio dovrà esserci la produzione concreta dell’idea, del processo mentale che il laboratorio ha permesso di attivare, in questo modo rimarrà qualcosa di tangibile e concreto a testimonianza dell’esperienza. E’ importante spiegare in modo chiaro quali sono gli obbiettivi del laboratorio, anche coinvolgendo i partecipanti chiedendo loro quali risultati si aspettano di ottenere. Al termine dell’attività l’arricchimento non è solo nell’aver appreso nuovi contenuti, ma soprattutto nell’essersi relazionati in modo diverso, non convenzionale a questi contenuti. Nello specifico per me un aspetto fondamentale del laboratorio artistico è quello di avvicinare i bambini al mondo dell’arte facendoli “toccare con mano” l’esperienza dei grandi artisti del passato. Giocare con i diversi materiali permette a ogni bambino di compiere scelte legate ai suoi gusti personali e non seguire per forza canoni estetici pre-imposti, un bambino può trovarsi più a suo agio con materiali da modellare, che ricordano i giochi fatti alla scuola dell’infanzia, mentre altri possono trovare nelle tempere colorate e un foglio bianco un medium espressivo più congeniale. E’ interessante osservare come a partire dalla medesima consegna i risultati ottenuti da ogni singolo bambino siano molteplici, ognuno ne da un’interpretazione personale e soggettiva, di fronte allo stesso stimolo ci saranno reazione diverse legate all’unicità e alle caratteristiche proprie di ogni singolo bambino.
    Un altro aspetto per me molto rilevante è la dimensione interdisciplinare del laboratorio: permette di collegarsi a diversi ambiti e di spaziare tra le diverse materie creando collegamenti e un senso di conoscenza non statica, come tanti pacchetti separati l’uno dall’altro, ma in stretta relazione gli uni con gli altri. Un laboratorio artistico può diventare un modo per avvicinare i bambini al mondo della geometria introducendo il concetto delle forme in un modo più piacevole e meno noioso ricollegandosi, per esempio, all’evoluzione del Cubismo presentando diverse opere di quel periodo.
    L’arte dovrebbe essere vista non come qualcosa da imitare e ricopiare ma fornire nuove idee, modi diversi di vedere e rappresentare la realtà, che a sua volta viene re-interpretata in modo personale da chi la osserva.
    Per me si può parlare di laboratorio solo quando sono presenti tutti questi aspetti, ognuno ha la sua importanza e il suo ruolo, senza non sarebbe possibile lo svolgimento dell’attività.

  • Purtroppo non ho mai partecipato ad un laboratorio artistico ma personalmente anche se non possiedo grandi capacità tecniche adoro dipingere, disegnare, manipolare e soprattutto mixare materiali naturali e di recupero per “dar vita”, comunicare, descrivere una mia idea, uno stato d’animo, un esperienza vissuta. Se realizzassi un laboratorio artistico questo mio interesse personale e ludico mi condurrebbe sicuramente a creare un laboratorio di natura espressiva e/o metodologica prestando quindi particolare attenzione agli spazi, ai materiali alla dimensione interdisciplinare, senza trascurare le altre componenti, tutte in ugual modo indispensabili per creare un percorso laboratoriale che valorizzi la partecipazione attiva e autonoma di ogni bambino, il quale soddisfa i propri bisogni di espressione, immaginazione e fantasia, riflettendo sulle proprie capacità cognitive tramite un processo di costruzione, rielaborazione e scoperta del linguaggio artistico.

  • personalmente non ho mai fatto esperienze al museo che io mi ricordi,però credo che l’ attività artistica sia molto importante nella scuola in quanto si ha un’ interdisciplinarità,cioè attraversa tutte le materie scolastiche ponendo l’ attenzione sull’ utilizzo dei 5 sensi che portano il bambino,assieme ad altri fattori,a sviluppare l’ autonomia,in questo modo aumentano anche le capacità relazionali dei bambini verso i coetanei ma anche verso gli adulti,specialmente la maestra,in quanto questa attività artistica è molto utile anche all’ insegnante che impara a mettersi in gioco e a riscoprire le varie tecniche artistiche che si possono utilizzare per rendere più piacevole l’ apprendimento. nel frattempo i bambini si mettono in gioco ripensando al loro operato e confrontandolo con quello degli altri e scoprendo che esistono vari punti di vista.
    Il laboratorio,dato che è un luogo di creatività e conoscenza, di sperimentazione di attività pratiche, creative e intellettuali, e di scoperta ha bisogno che ci sia a disposizione un enorme e variegata quantità di materiali i quali permettono di sviluppare la capacità di scelta e stimolare la rielaborazione funzionale di oggetti e materiali inusuali, il riutilizzo di materiali di recupero è considerato di grande stimolo alla fantasia e di sviluppo del senso pratico.
    Quindi per me queste tre aree,l’ interdisciplinarità,i materiali e le relazioni sono molto importanti da sviluppare all’ interno di un laboratorio,o almeno sono per me le prime che devono essere guardate,anche se ovviamente anche le altre aree sono importanti per la crescita del bambino.

  • Secondo me una dimensione molto importante da considerare nel momento in cui si va a progettare un laboratorio artistico è quella dello spazio e la sua organizzazione.
    Ad esempio è importante che ci sia uno spazio per l’accoglienza dei bambini e uno dedicato alla documentazione, dato dai diversi materiali realizzati.
    E’ importante che il bambino abbia spazi per fare attività individualmente, ma anche insieme agli altri bambini.
    L’ambiente deve essere accogliente ed è importante che sia ben strutturato.
    Tutto ciò stimola nel bambino la curiosità di esplorare l’ambiente che ha intorno.
    Come dice Elisabetta Bignami “il soggetto viene a prendere coscienza dei propri processi cognitivi attraverso una sperimentazione pratica e attiva”.
    Importantissima è quindi la flessibilità spaziale, grazie alla quale ad esempio si può modificare un ambiente per svolgere nuove attività.
    Ecco che la mancanza di spazi adeguati all’interno delle scuole può molto vincolare la scelta dei percorsi da attuare.
    A mio avviso questa dimensione va molto ad influenzare le altre dimensioni, ma soprattutto quella relazionale, anch’essa molto importante, dal momento che se l’ambiente è ben organizzato, il clima a livello di relazioni secondo me potrà essere molto sereno e portare ad una vera condivisione di apprendimenti e risultati molto positivi.

  • Il laboratorio artistico è luogo di creatività e conoscenza, di sperimentazione, scoperta e autoapprendimento attraverso il gioco: è il luogo privilegiato del fare, dove si costruisce il sapere attraverso tutti i sensi, è anche un luogo di incontro educativo e formazione . Il laboratorio, è un’ esperienza formativa pronta a valorizzare le relazioni, il confronto e il lavoro di gruppo, permette di comunicare e condividere con gli altri esperienze, idee e interessi. Proporre ai giovani un’esperienza di laboratorio artistico-espressivo significa intervenire sulla cultura affettiva dei giovani e permette loro di “parlare” dei loro vissuti attraverso un linguaggio universale in cui possono riconoscersi e lasciare una traccia personale per poi comunicarla ad altri. Per tutti questi motivi, sopra citati considero fondamentale la dimensione relazionale del laboratorio artistico.
    Quando ero alle scuole elementari, ho partecipato, insieme alla mia classe , a un laboratorio artistico svolto nella mia città, presso il famoso Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza . Il laboratorio era condotto da un ‘allieva di Bruno Munari, la quale dopo la morte del maestro, è diventata una divulgatrice del “Metodo Munari”.
    Il laboratorio artistico è attivo ancora oggi e si chiama “ Giocare con L’arte” e segue, appunto, il metodo di Munari che valorizza il fare e la creatività del bambino .
    Nel corso della mia esperienza, l’intento del laboratorio era quello di avvicinare noi bambini all’arte in modo concreto per favorire la comprensione delle opere esposte nel museo non certo per creare nuovi ceramisti. Nel laboratorio ho avuto modo di sperimentare la manipolazione dell’argilla e di giocare con tecniche e regole diverse (palline, sfoglie, terre colorate, texture, decalcomania, calco in gesso…) . Mi sentivo libera di fare quello che per me era più creativo , manipolando l’argilla cercavo di ottenere qualcosa che rispecchiasse la mia personalità e devo dire che tutte le volte ero entusiasta di avere creato “ un’ opera d’arte”.
    I ricordi di questo laboratorio vivono ancora dentro di me, questo significa che è stata un’esperienza educativa significativa . Un giorno quando sarò un’insegnante spero di far partecipare i miei alunni al laboratorio “Giocare con L’arte” .

  • Proprio l’anno scorso ho partecipato ad un laboratorio di arte, uno di quelli del II anno. E’ stata un’esperienza molto interessante: nonostante io non abbia una passione per l’arte, questa mi è stata proposta in modo diverso dal solito. Immagini, fotografia, disegni venivano utilizzati per attività interessanti e coinvolgenti, che spiccavano per la propria originalità.
    Il laboratorio, garantendo un modello di apprendimento attivo e polivante, contribuisce ad un’attività di alto profilo culturale. Valorizzando la partecipazione autonoma, considerando i bisogni dei partecipanti, il laborazione è molto importante anche per quanto riguarda la sfera relazionale. E’ l’individuo insieme al gruppo che fa esperienza diretta, che si crea la propria conoscenza.
    Insieme alla dimensione relazionale, anche la parte relativa ai materiali e all’arredo è fondamentale. I materiali possono variare a seconda della tipologia di laboratorio: di recupero, di tipo tecnologico ecc..
    L’arredo, per quanto rigurda i laboratori per bambini, deve essere a misura di questi, con parti mobili e gli spazi devono essere accoglienti e caldi.

  • Il laboratorio è una modalità didattica ormai molto diffusa nelle scuole di ogni grado. Tale diffusione deriva dalla capacità propria di questo tipo di didattica di presentare i temi e gli argomenti in modo diverso: non si tratta di un insegnamento trasmissivo, secondo il quale gli alunni devono ripetere le cose dette in classe dall’insegnante, ma è piuttosto un “auto-insegnamento”, nel senso che è l’alunno stesso che impara facendo. Tra tutti gli aspetti che concorrono a realizzare un laboratorio (dimensione artistica, dimensione interdisciplinare, metodologia, materiali, dimensione relazionale), quello su cui io punterei maggiore attenzione sarebbe quello dei materiali. E’ importante, infatti che i materiali proposti in un laboratorio siano originali: devono distinguersi da quelli che il bambino può facilmente trovare a casa, per permettergli una conoscenza e una sperimentazione nuove. Qualora i materiali proposti siano “banali”, la professionalità dell’insegnante sta nel proporne usi differenti dal normale: ad esempio se il materiale di cui si dispone è la carta di giornale, invece che realizzare un collage si potrebbero creare delle perline e poi unirle in una collana. Un altro aspetto secondo me molto importante, è quello relazionale. E’ importantissimo, infatti che i bambini imparino a lavorare insieme, a considerare le proprie idee, ma anche quelle degli altri e magari integrarle in un progetto unico. La didattica laboratoriale si presta molto bene a questo compito, in quanto offre la possibilità di lavorare in gruppo.

  • Dare una definizione esaustiva del concetto di laboratorio artistico, è piuttosto difficile, in quanto sono molti le peculiarità che racchiude in sé, sia da un punto di vista conoscitivo (la conoscenza di correnti, opere d’arte e le sue possibili interpretazioni, tecniche pittoriche, il contesto storico-spaziale di riferimento, ecc.); sia da un punto di vista sperimentale-creativo (dando la possibilità di apprendere attraverso attività che si svolgono su un piano concreto); e sia da un punto di vista espressivo (permette di comunicare qualcosa di sé attraverso un linguaggio non verbale).
    Un laboratorio, potrebbe essere definito, come uno spazio predisposto e strutturato appositamente per lo svolgimento di alcune attività previste in una programmazione precisa e coerente; che si pone tempi, modalità di conduzione, obiettivi e finalità specifiche; dandosi delle linee guida, ma permettendo agli utenti di agire in modo autonomo favorendo la scoperta, la conoscenza e la creatività.
    L’area che ritengo più importante è quella dell’elaborazione finale, in quanto un percorso didattico, anche se ben organizzata rispetto alle altre dimensioni perde di significato se non vi è un atto al termine delle attività che ne definisce un senso, una riappropriazione di ciò si ha scoperto, sperimentato-creato e conosciuto.

  • Laboratorio: nel senso comune, il laboratorio rappresenta uno spazio avente caratteristiche ben definite, dove si svolgono attività che seguono una programmazione ben precisa.
    Ho avuto la fortuna, in questi anni in cui ho frequentato l’università, di essere coordinatrice del laboratorio artistico in un centro estivo per bambini dai 6 ai 13 anni. Nella nostra aula vi erano grandi scatoloni dove al loro interno “soggiornavano” materiali di ogni genere, aventi forme e colori variegati. In un angolo avevamo allestito “Il tavolo delle perline”, dove le bambine e i bambini si divertivano a costruire braccialetti e collanine. Il teatrino in legno appositamente decorato veniva utilizzato come piccola tana, dove ci si rifugiava e si facevano giochi simbolici. Al centro grandi tavoli ospitavano bambini che si dilettavano in giochi da tavolo, costruivano bambole di pezza o dipingevano. Le porte dell’aula erano sempre aperte verso il giardino: bambini, bambine ed educatori entravano ed uscivano portando fuori i propri lavoretti in modo tale che si asciugassero o entravano dopo aver raccolto fiori e foglie da attaccare alle proprie composizioni. Nella zona antistante all’aula, le bambine, soprattutto gioivano mentre ballavano e ascoltavano la musica. Ogni bambino (indipendentemente da età o genere) aveva la possibilità di scegliere l’attività da svolgere (fra quelle messe a disposizione da noi educatori), utilizzando mente, mani e corpo. L’orologio ci dava la possibilità di capire quando potevamo cominciare a giocare/lavorare e quando veniva il momento di sistemare. Alcuni pulivano i tavoli, altri raccoglievano tutto ciò che vi era a terra, altri ancora sistemavano il materiale negli appositi scatoloni. L’aula era così pronta per accoglierci nuovamente il giorno seguente. La mia idea di laboratorio (in questo caso non prettamente museale) è quella di un vero e proprio “metodo didattico” come afferma Chiara Panciroli. Un metodo che non può prescindere da avere uno spazio ben preciso e organizzato, da una scansione temporale ma soprattutto da regole. Regole costruite e condivise dalla comunità dei partecipanti. In questo modo i bambini sono liberi, nel rispetto dell’altro di esprimere, attraverso ciò che viene messo loro a disposizione, di esprimere la loro creatività, il loro vissuto. Inoltre, ritengo, che la possibilità di scegliere fra due o tre attività (non di più soprattutto nel caso in cui i bambini siano tanti) sia opportuno per cercare di venire in contro ai desideri e alle esigenze di tutti i bambini. Il laboratorio è una metodologia che desidero utilizzare anche nella mia professione futura, in classe, con i bambini della scuola dell’infanzia. In un’epoca in cui l’immaginazione e la fantasia vengono arricchite da una parte, ma plasmate dall’altra dalla moltitudine di stimoli percettivi che derivano dall’esterno, il potersi esprimere in un luogo tranquillo dove materiali euristici e creatività divengono i protagonisti di un fare costruttivo penso sia fondamentale. Un fare, uno sperimentare, un mettersi in gioco che diviene esperienza, un’esperienza che diviene sapere, un sapere che il bambino può riapplicare nel mondo esterno, all’interno di un processo di continuità.

  • Il laboratorio è una modalità di insegnamento/apprendimento che maggiormente si avvicina al modo del bambino di avvicinarsi alle cose e di relazionarsi con esse. Manipolare, creare, smontare e ricostruire sono tutte attività che i bambini compiono ogni giorno, e il loro utilizzo in un contesto didattico rende l’apprendimento più dinamico e leggero. Un aspetto molto rilevante è quello relazionale: al giorno d’oggi i bambini (ma allo stesso modo anche gli adulti) basano le proprie relazioni reciproche sul confronto e sulla competizione, se non anche del conflitto. In questo modo invece i nostri piccoli alunni imparano che i compagni possono essere anche degli alleati, che lavorando insieme e condividendo risorse e pensieri si possono raggiungere risultati inaspettati, che superano spesso le capacità del singolo. Cooperando al fine di raggiungere un obiettivo comune quindi si impara a tenere conto del pensiero degli altri, si impara a negoziare: i diversi punti di vista necessitano di essere integrati fra loro, rielaborati e rimessi in discussione. Questo aspetto viene curato in particolar modo nel laboratorio a contrario rispetto a quanto avviene nelle lezioni tradizionali, dove la maggior parte delle attività (soprattutto nella scuola primaria) viene svolta individualmente.

  • Il laboratorio mi porta subito a pensare ad un ambiente di partecipazione attiva; è così che lo definirei. Credo infatti che si possa distinguere da altre esperienze soprattutto per la sua dimensione metodologica che diverge dalla tradizionale lezione frontale, per arrivare ad una totale partecipazione da parte di chi fruisce di questo ambiente. Il laboratorio deve infatti essere uno spazio di libertà, dove muoversi tra materiali e tecniche stimolanti, con spazi ben organizzati e a misura di bambino. Deve essere occasione di ricerca e scoperta dell’alunno, che deve sentirsi a suo agio e libero di sperimentare; per questo è importante che in laboratorio sia sospeso il giudizio, sia dell’insegnante che degli alunni, solo così si può creare un ambiente sereno e stimolante. Inoltre le metodologie che possono essere utilizzate in laboratorio sono molteplici e se usate adeguatamente (per esempio lavorando sia singolarmente che in piccolo gruppo, che in grande gruppo) possono far raggiungere obiettivi anche in campo relazionale molto importanti per la coesione della classe.

  • Il laboratorio prima che uno spazio reale, fisico, deve esere uno stile educativo conosciuto in profondità dall’insegnante.
    Il laboratorio permette a tutti di partecipare alla costruzione della conoscenza-esperienza, tramite un fare che diventa attivo e operativo in modo tale che gli apprendimenti siano di volta in volta scoperti, costruiti e rielaborati.
    Questa riflessione mi porta a considerare come area più significativa la dimensione relazionale.
    Se infatti consideriamo l’arte una via di conoscenza e non l’attività volta a creare un prodotto, il laboratorio artistico deve attivare i bambini in un processo di conoscenza, non ridursi alla volontà di costruire un mero “lavoretto” finale!
    Perciò l’attività deve risultare un mezzo e non il fine del laboratorio; ciò che ci interessa è attivare la costruzione e co-costruzione di conoscenza tramite le relazioni che si instaurano tra alunno e alunno/i, alunno e insegnante in un clima di benessere che permetta al bambino di lavorare bene da solo e con gli altri.
    Spesso mi è capitato di assistere (in prima persona o in qualità di osservatrice) a laboratori artistici ricchi di materiali e ampi spazi, progetti minuziosamente descritti e fasi rigorosamente rispettate dove però il bambino non era coinvolto in ciò che faceva, non capiva il senso delle attività.
    Questo tipo di laboratorio non è un laboratorio riuscito.
    In questo tipo di laboratorio non si è curata affatto la dimensione relazionale.

  • “aule in cui non erano presenti i banchi ma tavoli da lavoro, per permettere la totale libertà di gesti, di movimenti [..]” (cit. Munari)

    A mio parere l’area da curare maggiormente nella costruzione di un laboratorio (senza però cadere nell’errore di non occuparsi per niente di tutte le altre!) sono gli spazi.
    Infatti l’ambiente in cui il laboratorio si svolge dev’essere ricco di stimoli visivi, tattili, olfattivi, poiché anch’esso può essere fonte di apprendimento. Un ambiente spoglio, povero nei materiali e nelle forme infatti non stimola la partecipazione attiva di coloro che lo seguono. Allo stesso tempo non dovrebbe essere ridondante di stimoli, poiché questo porterebbe solo confusione e senso di spaesamento nei suoi partecipanti, in quanto non avrebbero modo di concentrare la propria attenzione su un materiale o uno strumento piuttosto che un altro.
    L’anno passato ho avuto modo di frequentare un laboratorio di Scienze della Formazione, molto ben strutturato specialmente nell’ambientazione e nei materiali che offriva, e mi ha lasciato una buona impressione, sicuramente anche grazie a ciò.
    In modo particolare per coinvolgere dei bambini è fondamentale che essi siano inanzitutto attratti da ciò che li circonda: devono sentirsi stimolati ad apprendere, incuriositi dai materiali messi a loro disposizione e sopratutto devono sentirsi a loro agio nel potersi muovere come più gli è consono.
    Nell’organizzare un laboratorio per i bambini (tanto di scuola dell’infanzia quanto di primaria) bisogna porre molta attenzione nel costruire spazi a “loro misura”, con materiali e strumenti di vario tipo, facilmente accessibili e manipolabili, per mettere i bambini in condizione di poter scegliere come portare avanti i loro progetti (individuali e di gruppo) nella più completa libertà.
    Inoltre avere più ambienti a disposizione, differenziati ad esempio in base alle diverse attività che si decidono di proporre, aiuta a mantenere alta la concentrazione e quindi la partecipazione.
    Sempre a mio parere, niente di meglio per un laboratorio di un grande spazio aperto, ben illuminato, meglio se naturale, pieno di odori e suoni.

  • La dimensione laboratoriale non vuole rapidamente puntare all’obiettivo per raggiugerlo, ma vuol produrre una certa atmosfera nell’incontro con gli altri, bisogna saper integrare impegni, compiti, incarichi, responsabilità diversificandole tra gli alunni; l’insegnante può proporre ai bambini contesti, situazioni ed abilità da osservare e da imitare. Prendendo parte ad un laboratorio artistico ho potuto partecipare attivamente alla costruzione di alcuni atelier: in un primo momento ci si può trovare in impasse perchè non si conoscono le persone con cui si andrà a lavorare, ma in un secondo momento dopo essersi confrontati per creare un progetto comune ci si mette all’opera attivamente e ognuno di noi si sente parte di un gruppo possedendo un determinato ruolo. Anche se il momento più esaltante è stato quello finale in cui ogni gruppo doveva “soggiornare” nell’atelier altrui utilizzando tutti i cinque sensi, e in questo modo abbiamo compreso come una stessa consegna rivolta a più gruppi potesse far nascere progetti del tutto differenti, caratteristici delle persone che hanno contribuito a costruirlo. Per questo motivo credo che l’aspetto più importante all’interno di un laboratorio sia la dimensione relazionale; l’incontro con gli altri è anche un’ occasione per stare bene, per scoprire il piacere del fare, a volte dello stancarsi, del vedere, del toccare, del riflettere, del guardare l’altro fare aspettando che il desiderio mi conquisti.

  • Il laboratorio in educazione è prima di tutto uno stato mentale dove tramite la ricerca-azione si può sperimentare un’attività ad alto profilo culturale. L’apprendimento qui è aperto, in continuo divenire e sempre attivo, perché chi partecipa è protagonista, viene messo a proprio agio affinché possa apprendere e creare al massimo delle sue capacità. Nessuno sbaglia all’interno del laboratorio in quanto tutti i partecipanti sperimentano mezzi, metodi e linguaggi per creare la propria opera in autonomia.
    Delle aree elencate, secondo la mia esperienza al laboratorio artistico che ho fatto al MamBo, quelle più significative sono quella interdisciplinare e relazionale.
    La dimensione interdisciplinare permette di conoscere l’autore o la corrente artistica che si va a indagare, come ho fatto al MamBo accedendo alla mostra per ammirare i quadri dei vari artisti, soffermandoci su quelli presi in esame per analizzare le tecniche usate.
    Alla fine abbiamo reinterpretato a modo nostro le opere, seguendo le tecniche degli artisti ma dando un tocco creativo e personale.
    Ma la parte dove l’operatrice del laboratorio si è soffermata di più è quella della dimensione relazionale in quanto dovevamo raccontare al gruppo le nostre creazioni. Questo è importantissimo per capire se l’attività proposta ha dato i risultati sperati.

  • Lo scopo di un laboratorio non è solo quello di far apprendere dei contenuti astratti, ma anche quello di far fare esperienza dell’arte. Gli utenti di questo laboratorio possono scoprire e costruire i saperi disciplinari tramite l’esperienza diretta. Per queste ragioni l’area più significativa di un laboratorio artistico è la dimensione relazionale: il clima che si respira dovrebbe essere accogliente e permettere a ogni bambino di esprimersi liberamente, in questo modo è possibile a tutti una partecipazione attiva.
    Nel lavoro individuale e in quello di gruppo ognuno può dare il proprio contributo, tramite la propria originalità. Un laboratorio avrà raggiunto di più il suo scopo se avrà permesso l’instaurarsi di un confronto tra i partecipanti. Inoltre, il comunicare con gli altri migliora la capacità di espressione, perché ognuno è costretto a spiegare a parole quello che ha pensato e a volte una sola spiegazione non basta, quindi bisogna ripetere con altre parole, arrivando a una più completa consapevolezza e padronanza del proprio sapere.

  • Il laboratorio è uno spazio fisico e relazione, ma forse, prima di tutto è un atteggiamento intellettuale dell’insegnante, che si riflette in un certo modo di lavorare a scuola con i bambini. è anche un vero atteggiamento fisico-corporeo, poichè il laboratorio non verrà fatto in modo genuino, ma solo per costrizione didattica, se l’insegnante non ha già dentro di sè la predisposizione a spostare i banchi, a lasciare che i bambini vivano fisicamente la scuola, magari lavorando nella posizione a loro più congeniale. Tutto ciò sarà inutile se l’insegnante non si emoziona nella co-costruzione del sapere che può fare insieme ai bambini, se non vuole riscoprire i contenuti disciplinari insieme ai suoi alunni.
    Penso che sia l’aspetto relazionale sia quello disciplinare-interdisciplinare (in questo caso artistico principalmente) siano fondamentali, perchè comunque la scuola rimane un luogo deputato alla trasmissione del sapere. Io non starei a separare più di tanto questi due ambiti, dicendo quale sia più importante dell’altro, perchè vanno di pari passo.
    Questo l’ho sperimentato al primo anno, in un laboratorio di arte, presso il MamBo, condotto da Ilaria Del Gaudio sul tema dell’autoritratto. Qui ho visto benissimo coniugata la dimensione relazione (principalmente individuale – l’individuo che si relaziona con se stesso e si scopre/riscopre) con l’aspetto artistico. Io, infatti, conoscevo e conosco poco il mondo dell’arte, però è stata una bella occasione per conoscerla un po’ di più e assumere un occhio più attento verso questo ambito della cultura, anche grazie a certe figure importanti, come Frida Khalo.

  • Sempre più spesso sentiamo parlare del laboratorio (e non sono inteso come laboratorio artistico) come nuova modalità di fare didattica. Purtroppo però quello che ho potuto vedere nelle esperienze di tirocinio sono state tante belle parole e poca concretezza. Secondo me i due punti fondamentali nella pratica laboratoriale sono i materiali e la dimensione relazionale.
    Per quanto riguarda i materiali, come è già stato scritto, possono essere infiniti, quello che conta secondo me è che siano significativi: devono poter essere sperimentati e conforntati dai bambini, che devono avere la possibilità di indagarne tutte le caratteristiche decidendo anche da soli a volte quelli che possono essere più congeniali alla realizzazione di un lavoro. Durante i tirocini ho assistito a momenti di attività nella scuola dell’infanzia in cui, si venivano utilizzati materiali diversi e con diverse modalità per realizzare diversi lavori, ma la modalità e il materiale erano imposti dall’insegnante senza che vi fosse una motivazione reale per il bambino su perchè si utilizzasse proprio quel materiale. Quello che mi sono chiesta è se magari una scelta dei materiali discussa con i bambini sul perchè “questo sarebbe meglio dell’altro” non avrebbe portato ad un maggior interesse e conivolgimento per loro. Spesso i bambini si ritrovavano ad utilizzare i materiali pittosto che sperimentarli, e il compito si riduceva alla riproduzione di quello che l’insegnante chiedeva.
    Al discorso che ho appena fatto credo si ricolleghi bene l’altro punto per me centrale nella didattica laboratoriale ovvero quello della dimensione relazionale: il laboratorio credo che in parte porti l’insegnante ad allontanarsi dal ruolo che la didattica tradizionale gli aveva assegnato. L’insegnante non è più colui che detiene il sapere e lo trasmette ma piuttosto deve aiutare il bambino a scoprire, esplorare, confrontare ed imparare. Dall’altra parte il bambino è chiamato a relazionarsi con questa nuova figura di insegnante ma non solo: ci sono anche i compagni durante il lavoro di gruppo, o nei momenti di confronto; e i materiali con cui il bambino si trova a lavorare.

  • L’anno scorso ho avuto l’opportunità di seguire numerosi laboratori didattici organizzati al MamBo dall’accademia di Belle Arti di Bologna. Il mio giudizio, quindi, lo espongo sulla base delle esperienze che ho vissuto. Ho potuto notare che, in tutte le occasioni, la parte di laboratorio che attirava più l’attenzione dei bambini, fosse la parte puramente pratica. Sono convinta, infatti, che il modo migliore per apprendere e far divertire allo stesso tempo chi segua il laboratorio sia renderlo protagonista chiedendogli di applicare le proprie conoscenze alle attività proposte. Il programma dell’incontro potrebbe quindi essere suddiviso in una prima parte “teorica” nella quale vengano esposte le finalità del progetto, magari fornendo qualche informazione sulla preparazione che sta dietro a questo; per poi passare al lato pratico, permettendo di sperimentare in prima persona tutto quello di cui si è parlato fino a quel momento. Fondamentale è quindi lo sfruttamento di tutti i sensi, dal primo all’ultimo, inventando attività che li stimolino e che quindi attirino completamente l’attenzione della persona. Per quel che riguarda la metodologia sono convinta che sia più utile l’osservazione piuttosto che la narrazione, che, se troppo lunga, può portare alla distrazione dell’alunno che sarebbe deleteria per la buona riuscita del laboratorio. Con l’ausilio di materiali si può poi rendere il progetto ancora più “accattivante”, lasciando libero sfogo alla fantasia dei partecipanti al laboratorio. In conclusione, sono convinta che l’aspetto più importante da curare nella preparazione di un laboratorio sia, senza ovviamente tralasciare gli altri, il lato più “pratico” di questo, quindi gli spazi, i materiali e le attività da proporre.

  • Per quanto io ritenga che ogni area di un laboratorio sia significativa, penso che l’aspetto più importante da tenere in considerazione sia la creatività del bambino. Per aiutare l’apprendimento spontaneo e valorizzare l’esperienza laboratoriale infatti ogni partecipante deve avere la possibilità di creare, costruire e inventare in una condizione il più possibile libera, senza avere paura di sbagliare e sentirsi giudicato.
    Tutto ciò può avvenire se anche le altre aree del laboratorio sono ben strutturate. Bisogna quindi tenere in considerazione i contenuti (che devono motivare la partecipazione), materiali e strumenti diversi (per stimolare la creatività e sperimentare nuovi alfabeti), lo spazio (che deve essere ben organizzato, non troppo dispersivo ma nemmeno limitante e a misura di bambino), il tempo (poiché ognuno ha dei ritmi diversi) e la relazione sia tra pari che con l’educatore.
    Nella mia esperienza personale ho notato che i laboratori che sono stati per me più significativi sono stati quelli in cui ho avuto possibilità di esprimermi più liberamente.

  • Non ho mai partecipato ad un vero e proprio laboratorio artistico, ma credo di averne avuto un assaggio frequentando un laboratorio dell’università sull’arte: tramite questa esperienza ho appreso il significato forse più profondo del termine laboratorio. E’ una sorta di teatro, dove si può sperimentare tutto quello che si vuole, con i più diversi metodi e strumenti: il fine ultimo è lo stesso, ovvero, secondo il mio parere, lasciar correre la propria fantasia, ideando, immaginando, creando cose sempre nuove.
    Ho inoltre provato sulla pelle, che ciò che ci si prefigge in un laboratorio non è mai ciò che alla fine si raggiunge, o comunque non il solo unico risultato: si possono intraprendere strade che non si erano neanche pensate, si può tornare indietro, anche se credo che il “tornare indietro” non si un cancellare l’operato, ma appunto intraprendere una nuova strada.
    Credo che la dimensione che valorizzerei maggiormente sia quella interdisciplinare: arte non significa solo far lavorare il senso della vista, ma anche il tatto, l’olfatto, l’udito e il gusto. Ricordo a questo riguardo, una esercitazione del laboratorio prima citato, in cui abbiamo costruito un atelier che doveva essere “visitato” e scoperto con gli occhi bendati. Esercitare tutti i 5 sensi e non solo tramite quelli più usuali, significa aprire più strade alla conoscenza, non soltanto in termini di quantità, ma anche e soprattutto in termini qualitativi.

  • Credo che tutte le dimensioni citate nell’articolo siano fondamentali e da curare con attenzione minuziosa. Dopodichè posso dire che ciò che rende più efficace il laboratorio è il mettere al centro il bambino, i suoi interessi e le sue tendenze, rendendolo protagonista dell’apprendimento. Ultimamente non ho mai frequentato un’attività di laboratorio in un museo, ma ricordo ancora un’esperienza fatta negli anni della scuola media. A Forlì ogni anno vengono promossi dei musei con durata limitata, dove vengono esposte opere che seguono un tema predefinito. L’anno in cui io sono andata con la scuola venivano esposte le opere principali del Palmezzano. L’insegnante di Storia dell’Arte ci aveva preparato alla visita, in classe, esponendo il periodo storico che riguarda l’artista, stimolando così la curiosità negli allievi. Quel giorno una guida del museo ci introdusse alle opere in modo coinvolgente, arricchendo la presentazione con piccoli particolari che destano l’attenzione. In particolare lei si era incentrata sulle figure dei santi, sul colore delle vesti e su come si possano riconoscere i santi facendo attenzione ai particolari che li rappresentano. A fine visita la curatrice ci ha condotti in uno spazio, con un palco a forma di pala di altare, e un baule pieno di oggetti e accessori. Quello che noi dovevamo fare a fine percorso era creare a piccoli gruppi una pala d’altare del tutto nuova, diventando noi stessi i personaggi che abbiamo incontrato durante la visita vestendoci con vesti che caratterizzano i diversi attori. E’ un’esperienza che ricordo tutt’ora, dopo otto anni. L’aspetto relazionale è stato fondamentale, sia la relazione insegnante – classe, sia curatrice della mostra – bambini, sia la relazione che grazie a questo lavoro si era instaurata tra noi allievi, “costretti” a confrontarci lavorando in gruppi e a considerare il punto di vista altrui.

  • Spesso al termine laboratorio è stata associata l’idea di un luogo fisico o di un’attività ludico-ricreativa da realizzarsi in parallelo alle normali ore di lezione oppure in orario extrascolastico. Tale associazione è molto riduttiva e fuorviante: il concetto di didattica laboratoriale è molto più amplio e va ben al di là di uno spazio fisico. È sicuramente vero che la laboratorietà necessita di uno spazio, che l’utilizzo del medesimo ha una grande importanza nella sua organizzazione (l’allestimento dello spazio deve risultare accogliente, motivante: gli arredi devono essere alla portata del bambino, i materiali a disposizione devono essere vari, stimolanti, facilmente fruibili…) ma ciò non basta. L’idea di laboratorio si fonda su un preciso orientamento educativo-didattico che fa riferimento ad una scuola attiva, globale, che lavori in maniera multimediale, ad una didattica del cooperative learning che superi l’insegnamento di tipo tradizionalistico della trasmissione del sapere per dare spazio a strategie metodologiche che possano attivare una pedagogia della ricerca, dell’esperienza e del fare. Nella dimensione laboratoriale, l’insegnante deve sapere progettare percorsi, ma deve anche avere quella flessibilità che gli permetta di riadattare tali percorsi alle caratteristiche del gruppo, deve saper creare quelle occasioni, quegli eventi, quelle circostanze che possano produrre nei bambini l’emozione e il desiderio di conoscere. A questo proposito mi piace ricordare, citandola integralmente una metafora utilizzata dal prof. Nicola Cuomo nel suo libro Verso una scuola dell’emozione di conoscere, a mio avviso molto ben esplicativa di quello che dovrebbe essere il ruolo dell’insegnante in una dimensione di didattica laboratoriale“La dimensione laboratoriale (al contrario del programmare «come la traiettoria di uno sparo di fucile») propone il progettare «come volo della farfalla», propone una dimensione in cui bisogna essere pronti ad andare avanti, a tornare indietro, bisogna essere in grado di star fermi volando, bisogna cambiare obiettivo pur mantenendo la curiosità dell’obiettivo scartato. La farfalla si oppone allo sparo del fucile che impone un rigido e cieco procedere velocemente in una direzione dove il conoscere è stato artificialmente organizzato, dove sono state previste e messe in fila le esperienze ritenute «utili»”.
    Se dovessi quindi riassumere in parole chiave quelle che a mio avviso devono essere la caratteristiche di un laboratorio, userei i seguenti termini:
    – organizzazione dello spazio
    – multimedialità
    – interdisciplinarietà
    – cooperative learning
    – scuola attiva
    – flessibilità
    – ricerca
    – condivisione del sapere
    – scoperta
    – emozione e desiderio di conoscere

    In quest’ottica dovrebbero essere progettati tutti i laboratori, le peculiarità del laboratorio per l’educazione all’immagine possono essere rintracciate nelle sue finalità, legate a mio avviso a tre assi fondamentali:

    · l’asse critico-comprensivo che prevede che gli alunni si confrontino con le opere d’arte sviluppando l’attitudine ad osservare, vedere, esplorare per acquisire capacità critica;
    · l’asse storico-contestuale che prevede che l’opera d’arte venga considerata nella sua trama storica, nei suoi rapporti con il contesto, come parte integrante e significativa della cultura;
    · l’asse pratico-produttivo che prevede che gli alunni possano sperimentare, progettare, costruire loro produzioni sviluppando e acquisendo capacità creativa utilizzando il medium artistico per esprimersi.

  • Tra le dimensioni descritte, se dovessi intraprendere l’organizzazione un progetto di arte/educazione all’arte, quelle a cui darei maggiore “importanza” sono la metodologia e l’aspetto relazionale.
    Vi spiego perchè…
    Secondo me il laboratorio, non è nè lo spazio nè il tempo in cui si svolge una determinata attività, ma il modo in cui questo avviene.
    Il laboratorio è un metodo,un modo di fare didattica, che comprende sia il pratico che il teorico in un intreccio inestricabile.
    Mi concentrerei quindi sulla metodologia, perchè soprattutto in ambito artistico, penso sia importante dare la possibilità ai bambini di osservare semplicemente un opera, oppure studiare il significato che l’autore gli ha dato, oppure cercare di riprodurla praticamente usando tecniche e materiali diversi.
    I bambini in questo modo “faranno propria” l’opera d’arte in un modo diverso da quello tradizionale della ripetizione “a memoria”.
    L’altro aspetto a cui darei molta importanza è quello della relazione con gli altri, intesi sia come i compagni di classe , sia la/le insegnanti.
    Il sapersi relazionare interagire con l’altro da sè sta alla base di ogni tipo di apprendimento, pratico o teorico che sia.
    Ho un’ esperienza personale alle spalle nè particolarmente positiva nè negativa,ricordo bene che le ore di “educazione all’immagine” erano piacevoli:disegni liberi, guidati,con pastelli, colori a cera, gessi colorati,o tempere.Allo stesso tempo però non mi è rimasto nessun tipo di “passione” o interesse per l’arte…
    Ammetto che mi informo poco e gli unici “disegni” che faccio sono degli scarabocchi.
    Negli ultimi anni però,ho frequentato la Mediateca di San Lazzaro di Savena e ho potuto appurare che sono in atto diversi percorsi laboratoriali destinati alla scuola dell’infanzia e alla scuola primaria.
    Ho avuto anche l’opportunità di prendere parte ad uno di questi incontri,durante il tirocinio del I^anno e sono rimasta colpita dall’efficienza di questo tipo di attività.
    Io non ne avevo mai avuto esperienza, e vivendola dalla parte dell”insegnante” ho constatato che è stata un’esperienza che è mancata a me, e che non farò mancare ai miei futuri alunni.

  • Il laboratorio è una tipologia didattica che ha tra gli obiettivi rendere gli alunni e alunne partecipi del loro apprendimento.
    Essendo qualcosa di strutturato e non di spontaneo e occasionale, trovo che tutte le dimensioni sopra riportate siano fondamentali per la realizzazione di un laboratorio. Tuttavia, dovendo scegliere tra tutte quella che ritengo più importante, penso che la dimensione relazionale sia quella a cui dare la massima attenzione.
    Trattandosi di una maniera di apprendere esperienziale, penso che per la riuscita di un laboratorio sia essenziale una certa relazione tra insegnante e alunni. Tutte le forme artistiche riportano, in maniera esplicita o implicita, qualcosa delle biografia dell’autore. Indipendentemente dalle rischieste dell’insegnante, in ogni opera ci sarà una traccia assolutamente personale del bambino o bambina che l’avrà fatta e senza una buona relazione con l’insegnante, la cosa più probabile che possa succedere è che gli alunni svolgano le indicazioni tanto per fare, senza fare esperienza di ciò che stanno facendo.
    Anche la relazione con i compagni è molto importante: perché si possa lavorare bene in gruppo è necessario un certo grado di fiducia e di affiatamento all’interno di esso.
    Persino il lavoro individuale (certamente presente nella didattica laboratoriale) richiede una relazione con gli alri, poiché il lavoro poi si mostra e si condivide con la classe se non con tutta la scuola (ad esempio in una mostra dei lavori fatti).
    Trovo perciò che la dimensione relazionale sia importantissima per lo svolgimento e la riuscita di un laboratorio, per lasciare il segno negli alunni e negli insegnanti, perché non si smette mai di imparare insieme.

  • La mia esperienza di laboratorio artistico al Mambo, a Bologna, è stata per molti sensi unica. Parlando da un punto di vista prettamente soggettivo e personale, il laboratorio mi ha fatto percepire l’arte a piccoli passi, entrando nel suo mondo, ancora meglio mi sono sentita proprio “dentro” l’arte perchè oltre a divenire io per prima l’artista delle opere che il laboratorio presentava e richiedeva, ho avuto modo di conoscere temi, contesti, modalità, materiali ed attività dell’arte (dell’attività laboratoriale artistica) che mi hanno resa non solo un’osservatrice attiva ma anche una “partecipante” attiva, sempre pronta a reinventarsi e reinventare.
    Penso che un buon laboratorio per trasmettere un senso di sicurezza e selfconfidence, un sentimento di benessere stando a stretto contatto con l’arte, è quello che è stato curato nei minimi dettagli considerando tutti gli aspetti che possono emergere. Quando si parla della dimensione relazionale è importante proporre diversi momenti che presentino una diversità, quindi inserire sia momenti di attività individuale che di gruppo, perchè solo da soli si può elaborare in modo personale l’attività svolta e solo in gruppo si può confrontare e collaborare. In tal modo si educa il bambino ad un modo collettivo di conoscere e fare cultura (di fare arte) che si basa sulla ricerca, la discussione e la costruzione condivisa delle conoscenze.
    Ma non meno importante è la dimensione metodologica, che a mio parere si equivale a quella relazionale. Questa dimensione richiede da parte dell’insegnante una ricerca completa e flessibile sulle opportunità, disponibilità e varietà di strumenti, spazi, tecniche e contenuti adatti alle esigenze del laboratorio fornendo agli alunni la possibilità di sperimentare la varietà proposta, intesa come “offerta di conoscenza”. E’ grazie alla varietà di proposta che gli alunni si sentono poi liberi di esprimersi liberamente e a proprio agio manifestando se stessi nella loro creazione. Eppure la scelta della modalità di intervenire ed agire nel laboratorio non è l’unico compito del’insegnant. Deve tenere conto infatti anche dell’aspetto interdisciplinare ed espressivo: il primo si collega e interagisce con altre discipline, per cui l’insegnante deve avere una mente aperta ai possibili legami che si possono creare con altri temi e costruire così un percorso utile ed efficiente al fine di consolidare e non disperdere le conoscenze appena acquisite da parte dei bambini; il secondo aspetto invece riguarda la possibilità di comunicare con il liguaggio grafico, visivo, la manipolazione e le conoscenze tecniche differenti e innovative facendo sì che il laboratorio assuma il valore di spazio per ii linguaggi. Uno spazio che interagisce con i vari testi, sia scritto che orale e le esperienze tattili, sonore e corporee.
    L’insegnante deve saper coglierele sollecitazioni relazionali nelle sue differenti forme: ascoltando, osservando, stimolando alla partecipazione e all’esplorazione, agendo attraverso i sensi. Deve saper offrire uno spazio che alimenti la curiosità e sproni alla creatività. E’ importante non tralasciare allora anche l’aspetto fisico del laboratorio, come questo si presenta in un primo momento agli alunni: l’allestimento del laboratorio. Bisogna predisporre i materiali e gli strumenti in modo che gli alunni siano spontaneamente indirizzati e invogliati ad utilizzarli, senza essere sollecitati dall’educatore. Un predisposizione ordinata e curata dei materiali aiuta il bambino a comprendere gli elementi strutturali del linguaggio artistico/espressivo, ad immergersi nelle esperienze. L’insegnante quindi deve far attenzione alla disposizione dei materiali, alla suddivisione degli spazi, alle caratteristiche dell’ambiente, all’aredo, alla flessibilità spaziale, all’illuminazione ecc.
    Infine si deve tenere conto anche degli obiettivi che ci si pone a inizio laboratorio: cosa vorremmo che i bambini acquisissero. Un la boratorio artistico si propone principalmente di sviluppare l’attitudine ad osservare, ascoltare, vedere, ad esplorare, progettare e costruire; l’attitudine a comprendere un problema nei suoi aspetti e cerare una soluzione personale, acquisire capacità di fare scelte, critiche e creative, di comunicare esperienze per mezzo del linguaggio/medium artistico.

  • Tra queste aree, secondo me, la più significativa e da tener conto in modo particolare, per un insegnante della scuola dell’infanzia o primaria, è prima di tutto quella relazionale.
    Durante l’attività artistica in laboratorio bisogna stimolare sia la partecipazione autonoma di ogni persona e l’autoapprendimento, sia allo stesso tempo stimolare la comunicazione, la socializzazione nel gruppo classe per creare una forte collaborazione per poi riuscire a riflettere autonomamente e senza difficoltà, verso i compagni e l’insegnante, sul proprio operato.
    Un clima di fiducia, dove potersi esprimere il più liberamente possibile senza giudizi da parte di nessuno credo che sia la base principale da cui partire per creare un ottimo laboratorio artistico.
    Sfortunatamente non ho mai avuto la fortuna di partecipare a un laboratorio artistico di didattica museale, ma solo a un laboratorio di arte presso l’Università. Durante questo laboratorio ispirato al metodo Munari ci veniva chiesto di trasformare oggetti di riciclo in opere d’arte. Quello che mi ha più colpito nel laboratorio era sentirmi a mio agio di esprime e costruire quello che più preferivo senza vincoli e senza giudizi; sensazioni che invece non ho mai provato durante il mio percorso scolastico precedente.
    In passato ogni volta che mi è stato chiesto di produrre un’opera d’arte o produzione artistica ho sempre sentito il peso e lo sguardo dell’insegnate, pronta a giudicare e correggermi senza lasciarmi nessuna libertà. Soprattutto non mi è mai stata data l’occasione di poter produrre liberamente quello che desideravo, le attività artistiche che mi venivano proposte erano sempre piene di vincoli e indicazioni da rispettare alla lettera senza lasciare spazio alla mia creatività.
    Quindi dalle mie esperienze passate ho appreso che il laboratorio deve essere prima di tutto uno spazio libero, dove potersi esprime senza preoccupazioni e invece adibire altri contesti alle valutazioni.

  • Il laboratorio, a mio parere, è un elemento che dovrebbe essere presente in qualsiasi attività didattica. Questo, perchè permette di fare un’ esperienza concreta di quello che si cerca di far apprendere in aula, spesso in maniera troppo teorica e astratta. Attraverso il laboratorio il bambino può diventare protagonista della propria conoscenza, fare le sue scoperte e divenire così costruttore lui stesso di un sapere. Per la buona riuscita di un laboratorio artistico non deve mancare l’aspetto relazionale: è attraverso il confronto con gli altri che la conoscenza diventa vera esperienza. Io stessa mi sono accorta come il confronto con l’altro possa essere fonte di arricchimento personale. E’ importante, quindi lavorare all’interno di un gruppo affiatato, dove ciascuno si senta accolto e libero di esprimersi, senza alcun timore di essere giudicato. infine non deve mancare il rapporto con l’insegnante, poichè ogni opera porta tracce di chi l’ha realizzata e solo attraverso un dialogo autentico è possibile svelarle.

  • Durante i miei anni di scuola non ho mai avuto l’occasione di partecipare ad un laboratorio artistico in un museo, ma come istruttora di bambini di un gruppo Scout in Spagna siamo stati diverse volte ai musei per i laboratori. Cogliere l’occasione per lasciare il link al museo perché lo trovo molto interessante: http://www.ivam.es

    Penso che il carattere interdisciplinare del laboratorio è il più importante perché penso che le materie scolastiche dovrebbero essere collegati insieme. Se siamo di fronte a un’opera d’arte può, oltre a conoscere la loro storia e analizzare artisticamente, mentre stiamo incoraggiando la lettura e la scrittura, possiamo usarlo per la matematica, al linguaggio del corpo, in modo che i bambini sviluppano il loro lato emotivo, ecc.

    Anche i materiali credo che sono importanti, perché permettono di sviluppare la capacità di scelta e sono anche molto divertente, perché per i bambini la prattica, manipolazione e sperimentazione sono indispensabili per scoprire il mondo che li circonda, per capirlo ed è un modo divertente per imparare.

    In sintesi, il laboratorio può essere un’esperienza arricchente in tutti gli aspetti dei nostri futuri studenti.