La funzione educativa del museo e del territorio: discutiamone insieme!

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La funzione educativa del museo è espressa con chiarezza all’interno della definizione individuata da ICOM in cui se ne richiama l’importanza attraverso un riferimento specifico. Si tratta dunque di una caratteristica che deve essere valorizzata e considerata intrinseca alla identità museale stessa.
Anche per quanto riguarda il territorio e il suo patrimonio, il loro ruolo educativo è definito con l’espressione “pedagogia del territorio”, già  a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.
Ogni esperienza museale e con il patrimonio può essere considerata educativa? Quali sono i criteri interpretativi di riferimento? Come si possono narrare e valutare queste attività? Attraverso quali metodologie e quali strumenti? Discutiamone insieme.

39 Commenti to “La funzione educativa del museo e del territorio: discutiamone insieme!”

  • Mi trovo molto in difficoltà nel dover affermare quale di queste aree sia per me più significativa.
    Considerando il concetto di “laboratorio” così come qui e in altri luoghi viene considerato, è evidente come ognuna di queste aree sia utile e necessaria alle altre. Necessaria se si desidera realizzare davvero un “buon” laboratorio, nel senso più ampio possibile del termine: che rispetti cioè la buona presentazione e “resa” del materiale, della/e situazioni, delle relazioni… In “Le arte visive nella didattica”, citando anche vari autori, si definisce “il laboratorio” come elemento didattico che garantisce un “modello di apprendimento aperto, polivalente, multi spaziale”, che fornisca situazioni relazionali legate ad azioni di ricerca, investigazione e scoperta dei saperi di tipo meta cognitivo e creativo dando così la possibilità di “attuare” o accompagnare un’ “attività educativa di alto profilo culturale” che quindi consideri il soggetto in toto. Esso viene definito come possibile “archivio di itinerari didattici”, “congegno didattico ideale per l’immersione diretta e globale nell’ambito del sapere a cui è preposto”. È quindi uno “stile educativo”, un “metodo didattico” che, come ben afferma De Bartolomeis, richiede una forma mentis flessibile e disponibile ad “accogliere l’imprevisto” che nasce proprio dal fare, attivo e operoso. L’operatore e/o l’insegnante deve saper “accogliere le sollecitazioni relazionali nelle sue diverse forme”, ascoltando e rispettando i bisogni, i desideri e le conoscenze pregresse dei bambini/ragazzi e stimolando ad un’agire di ricerca e scoperta in modo che il/i soggetto/i sia, per quanto possibile, indirizzato spontaneamente, anche attraverso una corretta, ricca e ordinata predisposizione dei materiali e degli spazi, “a comprendere gli elementi strutturali del linguaggio artistico/espressivo, ad immergersi mente e corpo nelle esperienze di tipo costruttivo” come viene affermato anche dal grande Munari. Perché il laboratorio sia, se così si può dire, efficace ed efficiente occorre che il bambino si senta libero di sperimentare e provare quanto vuole, senza paura di fare errori, da solo o all’interno di un gruppo, comunque sempre poi in rapporto ad un “esterno” capace di riconoscere, accettare e valorizzare lui ed il suo “operato” in modo che possa vivere ed agire in quel tempo e spazio esprimendo la propria creatività, manifestando se stesso, sicuro appunto di un’accettazione da parte dell’adulto (e io aggiungerei dei vari partecipanti e “compagni di percorso”).
    Si rende così importante la scelta dei contenuti/caratteri (che devono tener conto di numerosissimi fattori come i vari soggetti-discenti che“dovranno”partecipare in modo attivo al laboratorio),la dimensione artistica (che mi pare necessaria per indirizzare al meglio tutta l’attività laboratoriale), la metodologia, la dimensione relazionale, i materiali e la dimensione interdisciplinare (perché implicitamente o meno qualunque attività porta insito in sé il collegamento con sensi o discipline esistenti in quanto “parti”della realtà che ci circonda). Come conseguenza di tutto ciò si avrà in modo esplicito o implicito, nell’immediato o a distanza di tempo, un elaborazione di quanto avvenuto e vissuto nel e durante il laboratorio da parte dei vari soggetti.
    Personalmente non sono ancora riuscita a fare una “vera” esperienza di laboratorio artistico, mi tornano alla mente alcune attività fatte in vari luoghi ma a mio parere non mi hanno mai introdotto in una realtà come quella sopracitata. Credo di aver avuto solo dei “piccoli assaggi” di quello che potrebbe essere un laboratorio del genere.
    Ascoltando invece gli otto minuti di lezione di Bruno Munari presentati in questo sito mi ha colpito molto la distinzione che fa tra invenzione, fantasia, creatività ed immaginazione. Seppur io non abbia compreso molto bene tali distinzioni ho sentito per un attimo la vertigine (come nel mio primo approccio a “Scanner” di Krèn) di fronte alle tante sfumature che tali termini possono nascondere ed alle capacità di azione e conoscenza che potenzialmente potrebbe avere chiunque, sebbene Munari affermi che certe persone sono purtroppo prive di alcune categorie come per esempio l’immaginazione e, io oso affermare, probabilmente anche di creatività; sono però abbastanza convinta del fatto che se fosse data la possibilità“continuativa”ad un qualsiasi bambino di “usufruire” fin dalla tenera età di attività laboratoriali di questo genere(considerando quindi tutti i suoi vari elementi-aree) e di operatori/insegnanti educatori come Munari o come la figura di cui si parla in questo sito e in “Le arti visive della didattica”, seppure magari a livelli e in modalità differenti da altri, egli potrebbe certamente raggiungere ciascuna di queste quattro categorie.

  • “Abituare i bambini a considerare le mutazioni delle cose vuol dire aiutarli a formarsi una mentalità più elastica e vasta. Vuol dire educarli all’arte e alla vita” Munari
    il laboratorio nasce dal fare dei bambini,nel mondo di oggi, c’è una estrema difficoltà a soffermarsi sulle cose, i bambini sono abituati a passare da una cosa all’altra in maniera frenetica e frettolosa, non sanno gustarsi il momento o non sanno più osservare, pensano subito a cosa faranno dopo, l’importante è fare tante cose. i bambini vanno educati a osservare, i cambiamenti e le cose, solo toccando, manipolando il bambino apprende. il bambino apprende facendo.

  • Il laboratorio è uno spazio fisico e mentale di costruzione attiva ed il più possibile autonoma della conoscenza, le cui realizzazioni vengono oculatamente organizzate attraverso un’adeguata metodologia e una precisa scelta (proprozionate agli obiettivi) di stimoli materiali, relazionali ed intellettuali. Tra i caratteri principali di un laboratorio artistico credo sia di fondamentale importanza la scelta dei materiali, perché ritengo sia un elemento che consenta di raggiungere un’ educazione individualizzata, un’educazione che tenga cioè conto delle caratteristiche e delle possibilità di ogni bambino, portatore della sua specificità. Infatti, avendo la possibilità di conoscere e sperimentare l’utilizzo di diversi materiali, ogni bambino ha gli strumenti per esprimere la propria creatività, L’attenzione ai materiali è quindi un elemento indispensabile per lo sviluppo autonomo del bambino, ma ha anche una forte valenza relazionale perchè ogni bambino, scegliendo il materiale con cui riesce ad esprimersi meglio, si sente più sicuro e libero di manifestare sè stesso, e non teme il giudizio negativo da parte dell’insegnante o dei compagni. Un bambino stimolato in questo modo, sarà, certamente, un alunno più motivato, più attento, più sicuro e aperto alla possibilità di collegare le sue nuove conoscenze ad i diversi ambiti di esperienza.
    Ho partecipato ad un laboratorio di arte tenutosi al Mambo, come studentessa di SFP. Durante quest’esperienza noi studenti abbiamo preso parte alle attività che solitamente sperimentano i bambini della scuola primaria. Il laboratorio consisteva nella scelta di un sasso tra tanti, nella sua sperimentazione attraverso il tatto (camminando a piedi scalzi sui sassi, e toccando il proprio sasso bendati), la vista (disegnandone un perticolare, tracciandone i confini con diversi colori, e disegnandovi sopra), annusandolo, ascoltandone i diversi rumori provocati dallo scontro o caduta di sassi di diverse dimensioni e su diversi materiali. Alla fine del laboratorio ciascuno ha portato a casa il risultato di quest’esperienza creativa: un libricino, prodotto utilizzando materiali più svariati, che raccontava il percorso sensoriale del proprio sasso. E’ stata un’esperienza molto interessante, perchè ci ha dimostrato quanto la percezione di un oggetto attraverso tutti i sensi, consenta di coglierne le diverse sfumature, il che supporta lo sviluppo di stili cognitivi differenti, stimola la produzione del pensiero creativo, permette di svincolare l’oggetto dalla sua funzione concreta per reinventarlo utilizzando le innumerevoli possibilità espressive di cui ogni soggetto è portatore.

  • A 15 anni dalla definizione di “pedagogia del patrimonio” appare significativo riflettere insieme attorno al tema di questo blog e del convegno ad esso correlato (14 febbraio 2013, Aula Magna del Dip. Di Scienze dell’Educazione). Scorrendo i suggerimenti dell’Associazione Clio 92, studiando i documenti prodotti dalla Commissione “Educazione e Mediazione” di ICOM Italia o andando a ricercare i progetti ispirati all’argomento (ricordo per esempio i progetti europei HEREDUC, http://www.hereduc.net oppure quelli promossi dall’IBC dell’Emilia Romagna, http://ibc.regione.emilia-romagna.it/istituto/progetti/progetti-europei/progetti-europei/?searchterm=progetti%20europei ), si riescono a ripercorrere le tappe più significative della riflessione italiana sul tema.
    Rispetto dunque al macro-argomento della pedagogia del patrimonio mi piacerebbe sapere quali sono le vostre fonti di riferimento, quali testi e quali progetti, magari anche legati proprio alla vostra esperienza. Grazie!

  • […] conoscere il parere di tutti e confrontarci in maniera aperta e costruttiva: partecipate al blog sul tema! Vi aspettiamo numerosi Se trovi utile questo articolo […]

  • La funzione educativa del museo è una risorsa per promuovere conoscenze, abilità e cultura, fa del patrimonio culturale un oggetto concreto di ricerca; ha diversi destinatari come adulti, bambini, giovani, anziani, disabili, cittadini di altre culture, turisti quindi il suo obiettivo principale è tener conto della loro pluralità di connotazioni ed esigenze mettendo in atto azioni differenziate per obiettivi e modalità di svolgimento. Per questo, penso che l’incontro fra l’esperienza museale e la funzione educativa offrono opportunità di incontro, confronto, progettazione, studio e approfondimenti. Al museo spetta l’importante, e non semplice, compito di richiamare l’interazione con la comunità e la promozione del suo patrimonio, perché solo aprendosi alla collettività il museo esercita la sua funzione sociale, interrogandosi sul proprio ruolo e se si sta percorrendo la strada giusta. Credo che l’istituzione scolastica giochi un ruolo fondamentale, infatti la mediazione dei docenti e degli educatori è indispensabile per far sì che l’esperienza al museo entri omogeneamente con ciò che si studia a scuola e nella vita quotidiana. Ritengo che sia importante un nuovo patto tra musei e scuola, che parta da un’alleanza condivisa e si affidi poi a una pluralità di proposte interne ed esterne alla scuola, collegate e funzionali al percorso formativo scolastico in un dato territorio. Gli strumenti che potrebbero essere considerati utili nella mediazione tra didattica e musei potrebbero essere dei progetti proposti da un’alleanza scuola/museo, quali i laboratori, un momento in cui i bambini creano, imparano e giocano, attraverso colori, pongo e cartone, si possono realizzare delle piccole e grandi opere d’arte stando insieme ai propri compagni, altrimenti per i più grandi si possono creare momenti di discussione, cineforum tra compagni di classe sulla nostra storia, gli errori e le grandi scoperte dell’uomo, dove verranno alla luce saperi, momenti di riflessione e nuove risorse oppure osservazioni e narrazioni di opere con un filo conduttore che lega insieme scuola, cultura e quotidianità. All’interno del museo dovranno essere presenti, inoltre delle valenze pedagogiche che sostengono i diversi approcci all’educazione e avvalorino il proprio approccio alla didattica all’interno del museo, in quanto esso è un luogo che offre importanti opportunità di apprendimento.

  • La pedagogia sottolinea da un lato l’importanza strumentale dell’esperienza museale nell’insegnamento (opportunità di accompagnare alla spiegazione dei contenuti, un’utilizzo critico della produzione artistica che permette di stimolare l’apprendimento e di reinterpretarne i significati e le possibile sfaccettature), dall’altro lato la significatività dell’influenza estetica del patrimonio culturale e naturale (vedi la filosofia di Heidegger).
    Cultura chiama cultura.
    Dallari ci ricorda quanto sia fondamentale assumere un atteggiamento estetico da parte dell’educatore, e come l’opera d’arte possa diventare il materiale didattico per eccellenza.

    Il museo non è solo arte. Il museo è luogo di storia e scienza, solo per citare due possibili materie di studio. Offre un percorso interattivo (per cui è determinante la soggettività del pubblico) e approfondito su temi primari e secondari dell’educazione culturale e specificatamente scolastica.
    il patrimonio culturale richiede quindi, anche una riflessione personale e collettiva, ancor meglio se guidata da una figura competente.

  • Il museo possiede delle potenzialità educative nei confronti dei visitatori di tutte le età, cercando di creare delle relazioni fra le opere e i soggetti che le guardano per questo il museo può diventare un centro di formazione ,un laboratorio per favorire lo sviluppo di un pensiero critico.Il museo deve impegnarsi affinché la relazione educativa con persone e comunità di altre culture diventi organica e continuata.il progetto educativo condiviso da scuola,museo,territorio consente a istituzioni con culture diverse di costruire insieme un percorso di apprendimento e di formazione con caratteristiche specifiche, di ideare proposte collegate alla didattica ‘in aula’, ai contenuti disciplinari. Fondamentale è la progettazione il reciproco riconoscimento e rispetto delle specificità di ogni istituzione. Le attività educative devono agire per costruire un approccio corretto ed efficace al dialogo interculturale, intervenendo sulle conoscenze, sulla mentalità e sui comportamenti. Il museo può quindi essere inteso non solo come uno spazio chiuso ma come metafora,mezzo mediante il quale la società rappresenta il proprio rapporto con la storia e quello con le altre culture.Imparare al museo significa osservare l’opera d’arte ampliando cosi la capacità di vedere sviluppando la curiosità e l’ interesse, la comprensione e l’osservazione delle opere del patrimonio diventano lo strumento per promuovere percorsi interdisciplinari e attività di laboratorio.Conoscere il patrimonio permette ai cittadini di riconoscere l’impegno , aiuta nella formazione della propria identità , il confronto con opere e testimonianze di altri tempi e di altri luoghi influisce in modo significativo alla crescita individuale e collettiva.

  • Non ho ancora trattato questi temi,però ritengo che ogni esperienza con il patrimonio e con i musei sia educativa,infatti i bambini,ma anche gli adulti,vanno alla scoperta del passato, e non solo, e questo aiuta a sentirti parte di un tutto globale, all’insegna quindi di una cittadinanza attiva,responsabile e di un pensiero critico. La conoscenza del passato aiuta a sviluppare la coscienza civile del presente.
    Inoltre ritengo che siano auspicabili attività interattive che rendano i bambini ,e non, attivi e non spettatori passivi e in cui sia possibile valutare l’ apprendimento tramite attività ludiche,per i più piccoli,e domande e quiz informali per i più grandi.

  • Credo che ogni esperienza museale possa essere ritenuta educativa.Come recenti studi in ambito psicologico hanno dimostrato, i bambini apprendono molto meglio e ricordano con più facilità i vari argomenti e manufatti quando vengono trattati nel momento in cui si vive l’evento.Questo lo possiamo già osservare dai quesiti posti all’allievo,ma anche dai discorsi dell’allievo stesso.Vedere direttamente i manufatti concreti di ciò che stanno studiando sotto i loro occhi, é un’esperienza che li diverte molto e li intrattiene molto di più che la semplice lezione frontale.Ritengo quindi che sia molto importante allenare da subito il bambino a queste attività di apprendimento in modo da svilupparvi da subito il piacere per questi posti,piacere che può essere sviluppato sia dalle educatrici quanto dai genitori e che difficilmente potrà nascere in futuro.D’altra parte anche i musei dovrebbero fare sempre nuove promozioni riguardanti le entrate in modo da invogliare i giovani all’idea di visitare questi luoghi,che spesso proprio per il prezzo esoso del biglietto vengono abbattuti sul nascere.Altro contributo importante dovrebbe venire dalle scuole,le quali dovrebbero incentivare più spesso visite guidate dalle quali riuscire ad apprendere molto sia del nostro passato che della nostra epoca in quanto la conoscenza e il ricordo sono fondamentali.

  • Certamente i musei rappresentano una risorsa educativa fondamentale da utilizzare nell’insegnamento.
    Essi costituiscono difatti una straordinaria opportunità per offrire cultura e formazione ad un vastissimo pubblico: dai bambini agli anziani. Il museo permette crescita culturale a tutti i cittadini, dunque.
    Con questo voglio dire che ogni esperienza museale e con il patrimonio può anzi deve essere considerata educativa.
    Pertanto è necessario incrementare l’influenza dell’azione della didattica museale nelle scuole. L’istituzione scolastica deve contenere dentro di sè la didattica museale, portavoce dell’ immensa ricchezza che il nostro Paese possiede.

  • Il museo è una grande risorsa per l’apprendimento rivolto a tutti, sia adulti che bambini.
    Promuove e valorizza le conoscenze del patrimonio culturale da parte del cittadino di un determinato territorio.
    Ogni esperienza museale e con il patrimonio può essere considerata educativa perché il bambino entra in contatto diretto con la cultura e pian piano la apprende.
    Nel caso dei bambini il museo deve promuovere dei programmi atti a stimolare la loro curiosità e il loro interesse; questo mediante lo svolgimento di alcune attività educative che realizzino sia l’osservazione (di alcune determinate opere del patrimonio) sia lo svolgimento di attività di gruppo o di laboratorio. In questo modo i bambini conosceranno e impareranno collaborando tra loro e, magari, divertendosi.
    Collaborando si favorirebbe anche il confronto tra i bambini, a mio avviso fondamentale.

  • Il ruolo fondamentale del museo è quello di essere un gran comunicatore e portavoce della cultura intrinseca. Il museo non è più visto come uno spazio chiuso, come unico rappresentante della conservazione dei beni culturali, ma come simbolo sociale e come mezzo tramite il quale la società rappresenta il suo rapporto con la propria storia e quella di altre culture. Il museo deve creare un contatto diretto con le opere per poter stimolare la curiosità nel visitatore in questo modo la visita a una mostra non deve essere solo una distrazione dalla realtà ma deve diventare l’opportunità per poter sviluppare forme di apprendimento diversificate. A questo proposito si può vedere come l’esperienza museale trae a sé un’esperienza ricca di significato pedagogico. La nostra società vuole avere cittadini coinvolti e informati che possano essere membri attivi della società, In questo l’educazione può avere un ruolo chiave: la società rimanda concetti che implicano la partecipazione di soggetti che possono contribuire fortemente allo sviluppo della nostra società.

  • • QUESITO: Siamo sicuri che il museo sia vissuto come un servizio indispensabile?
    Occorre ripensare alla missione museale, affinché diventi democratica e inclusiva, si faccia strumento culturale, etico e sociale. Solo attraverso una ridefinizione della propria identità nella contemporaneità il museo può incontrare le attese e i bisogni dei visitatori di oggi e di domani, considerati non solo come beneficiari di un’offerta ma come patrimonio umano da valorizzare e integrare.
    Tra i vari pilastri della missione museale troviamo: quella scientifica di ricerca, quella conservativa e quella più dinamica, intesa al coinvolgimento dei reali fruitori e “beneficiari”.
    La comunicazione e l’esposizione diventano fondamentali se non si vuole vanificare il fondamentale lavoro che sostanzia la ragione d’essere di ogni istituzione museale.
    L’esposizione corretta e mirata si basa su tre finalità complementari: quella dello studio e dunque dell’approfondimento, quella dell’educazione d’ausilio per una crescita culturale e civile, e infine quella del diletto, del piacere non solo di “transitare in un luogo altro” ma soprattutto di sostare, essere in un luogo che da “altro” diviene di volta in volta sempre più un’estensione del nostro spazio vitale.
    Il museo va perciò ripensato come luogo generatore di emozioni.
    Ad esso,spetta l’importante compito di relazionarsi in modo non semplice, con la comunità e con il patrimonio, perché solo percorrendo la strada corretta, ovvero quella dell’interazione con la “nuova” società, potrà arrivare a riottenere un posto importante nella carriera patrimoniale di una persona.
    Inoltre penso sia molto importante dar voce al Museo attraverso progetti proposti da un’alleanza scuola/museo, quali i laboratori, un momento in cui i bambini imparano giocando, conoscendo nuove prospettive e interangendo con materiali nuovi; e sicuramente anche con università e altre istituzioni, per invogliare i nuovi ragazzi, bambini a rivalutare l’istituzione museale non solo come luogo cupo e noioso, ma come un qualcosa di nuovo da scoprire per comprendere meglio la nostra storia e per conoscere ciò che ci circonda.
    Un’idea ,ritengo, abbastanza innovativa ed efficace sarebbe creare dei “filmati”, dei blog, dei cineforum,in modo moderno, per dar voce ai Musei, essi devono uscire allo scoperto creando qualcosa di nuovo per invogliare nuove società a recarsi in tali luoghi, in quanto la conoscenza con la storia non fa altro che aumentare la conoscenza stessa di un identità patrimoniale.

  • Secondo me, ogni esperienza museale e con il patrimonio può essere considerata educativa, perché il fascino, lo stupore o anche solo la curiosità che suscita trovarsi di fronte opere architettoniche, manufatti, reperti ecc di altri tempi e luoghi, apre la strada a numerosi spunti di riflessione che arricchiscono notevolmente a livello personale, a qualsiasi età. Per questo, ritengo che sensibilizzare i bambini e i giovani a partire dall’ambito scolastico all’importanza e alla ricchezza della cultura, costituisca una grande ed essenziale risorsa, sia per quanto riguarda la formazione, sia per quanto riguarda il rispetto e l’indicibile meraviglia di un patrimonio che un giorno saremo noi a dover preservare. Dunque ritengo che siano gli insegnanti i primi a dover incoraggiare il coinvolgimento dei loro allievi, programmando diverse visite ai musei, ai monumenti e alle città e partecipando alle eventuali attività di laboratorio offerte. In questo modo, sarà più facile che il valore dei musei e del patrimonio venga realmente trasmesso e che i ragazzi continuino a voler approfondire le proprie conoscenze in merito durante tutta la loro vita.

  • L’esperienza museale e con il patrimonio è da considerarsi un’esperienza attiva che è strumento etico,culturale e sociale di comunicazione e autovalutazione. Attraverso ogni esperienza museale, che personalmente credo sia anche esperienza con il mondo, si può scoprire la propria identità poiché il patrimonio è da valorizzare e interpretare in ognuno di noi. Ciò permette una crescita emotiva e percettiva perché suscita emozioni oltre a costruire saperi e competenze. Dunque, la didattica museale e il patrimonio del territorio consolidano l’autostima e la consapevolezza. Credo, inoltre, che permettano lo sviluppo di relazioni sociali e di confronto con l’altro. Ogni opera, ogni storia, richiede diverse forme di approccio e interpretazione, dunque occorre stimolare la curiosità dell’individuo a seconda delle diverse fasce d’età. Ad esempio, la scuola potrebbe proporre la didattica museale, non come singola disciplina, bensì come un laboratorio aperto ad ogni indirizzo di ricerca. Il museo deve entrare a far parte dell’educazione attiva, poiché permette un apprendimento stimolante e significativo e non soltanto teorico. La didattica museale ha un risvolto pedagogico che conferma l’utilità di comprendere comportamenti diversi in ognuno. Questo, a mio parere, rappresenta un sostanziale aiuto per interpretare la realtà e sentirsi parte del mondo con vitalità; acquisendo strategie di apprendimento e risposte innovative.

  • Per rispondere ai quesiti ho pensato di prendere in esame Il progetto europeo“Un luogo per scoprire”
    Come indica il titolo, il principale obiettivo è di contribuire
    al miglioramento dell’educazione scientifica nelle scuole attraverso
    l’uso dei musei come importanti risorse per l’apprendimento e l’insegnamento.
    Il progetto mira a:
    _ incoraggiare la collaborazione tra istituzioni educative e musei nei processi
    di formazione
    _ sviluppare metodologie pedagogiche e risorse per l’elaborazione,
    l’acquisizione e l’applicazione del sapere
    _ offrire all’insegnante un supporto al suo insegnamento
    _ migliorare l’offerta educativa del museo così che possa diventare
    un’effettiva risorsa per la formazione
    L’obiettivo è la costruzione di un rapporto
    che coinvolga entrambe le istituzioni come soggetti attivi così che
    si possa creare un terreno comune per lo sviluppo professionale degli
    insegnanti e per il miglioramento dell’insegnamento e dell’apprendimento nella
    scuola.
    Dato importante è che negli ultimi quarant’anni la rilevanza del ruolo educativo dei musei è cresciuta
    in tutto il mondo offrendo svariati e innovativi servizi
    per il pubblico sotto forma di conferenze, visite guidate, programmi per le scuole,
    corsi e pubblicazioni per la formazione continua e in servizio, attività pratiche,
    iniziative esterne, servizi di prestito, mostre itineranti; tutte attività che
    vanno oltre il mero intrattenimento e si orientano sempre più verso il libero
    apprendimento e la definizione di identità culturali. Più che in passato la missione
    educativa del museo è considerata importante quanto la ricerca e la
    conservazione, e sta diventando uno dei compiti prioritari del museo.
    Uno dei motivi principali di tale cambiamento risiede nel fatto che la didattica
    museale è venuta progressivamente assumendo le caratteristiche di una disciplina
    che trae linfa da varie discipline come la pedagogia, la psicologia, la sociologia, la museologia, la comunicazione. L’incoraggiamento a un tipo di apprendimento e insegnamento più
    interattivo e più attento ai bisogni del visitatore piuttosto che uno lineare è quindi la base per avvicinare le nuove generazioni ai musei. Grazie a questa nuova prospettiva,
    l’oggetto museale non è più concepito come ‘proprietà dell’esperto’, giudice
    unico del contenuto e del significato della comunicazione,ma, rappresenta
    piuttosto il punto di partenza di un processo educativo che sia volto a costruire il significato,
    il quale è basato sull’interrelazione tra l’oggetto-documento, il sapere personale
    e le esperienze pregresse del visitatore.

  • personalmente trovo che la funzione educativa del museo sia fondamentale, al contrario di chi pensa che i musei siano noiosi perchè il patrimonio culturale di essi è inestimabile quindi andrebbe maggiormente potenziato e valorizzato anche attraverso attività diversificate a seconda delle età (esperienze ludiche per i bambini ad esempio). nelle scuole i professori e gli insegnanti dovrebbero cercare di integrare ancora di più con la scuola ciò che riguarda i musei, favorendo il coinvolgimento e l’interessamento degli alunni per questi.

  • Tutte le esperienze, a mio parere, possono dirsi positive in quanto sono fonti di apprendimento e confronto critico che possono solamente contribuire in maniera fruttifera alla formazione dell’individuo. In tal senso, rientra la funzione educativa del museo e del patrimonio culturale, che rappresentano l’identità di ogni società e fanno da tramite tra le fonti che ne hanno permesso la nascita e l’aggregazione e le prospettive future di sviluppo e di evoluzione che ne consentiranno la trasmissione alle prossime generazioni. Personalmente condivido il pensiero che l’approccio al patrimonio museale, per potere dare frutti, deve essere non solamente di sola “osservazione” ma di “educazione attiva”, deve cioè mettere in grado il visitatore, chiunque esso sia, di poter guardare il soggetto che ha di fronte da molteplici punti di vista, da un’angolazione a 360° , usando metodologie proprie di diverse discipline, sia umanistiche che scientifiche. La didattica museale comprende infatti un molteplice insieme di metodi e strumenti al fine di rendere accessibili ad un pubblico vario e numeroso collezioni, mostre e ogni tipo di esposizione. Il visitatore deve essere stimolato ad interagire con la realtà museale ed a porsi criticamente nei suoi confronti, scoprendone le diverse valenze ed ampliandone così i confini. Le “esperienze” vissute rappresentano il nucleo essenziale, il principio educativo della didattica museale, nella quale il visitatore è il protagonista attivo del suo sviluppo e del suo modo di apprendere. Il patrimonio culturale di ogni singola società deve porsi criticamente a confronto con altre culture per interagire con queste e poter giungere ad una definizione di società multiculturale, accessibile da chiunque abbia sete di conoscenza o di sapere.

  • il museo è “istituzione senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, di educazione e di diletto”. può certamente essere considerata educatica in quanto “attività formativa formale e informale, che mentre educa alla conoscenza e al rispetto dei beni con l’adozione di comportamenti responsabili, fa del patrimonio oggetto concreto di ricerca e interpretazione, adottando la prospettiva della formazione ricorrente e permanente alla cittadinanza attiva e democratica di tutte le persone.”“Servizio educativo” esprime il significato di offerta culturale che l’istituzione museale propone all’utenza, elaborando attività e progetti per rispondere alla domanda di informazione e di educazione. ,……ICOM
    credo che aldilà del legegre il documento cui fa riferimento e riportarne un banale copia e incolla sia prematuro esprimere un parere personale sulla progettazione d interventi o riflessioni varie prima dell approfondimento didttico e attraverso il convegno stesso.

  • Il mio commento si basa su una propensione ed un interesse personali verso il Museo e, in particolare, verso i Musei d’Arte. Citanto il testo “La nuova enciclopedia dell’arte Garzanti” alla voce museo troveremo: “istituzione culturale pubblica adibita alla conservazione, all’ordinamento e all’esposizione di opere d’arte; luogo privilegiato, quindi –anche se non unico- d’incontro tra arte e pubblico”. E’ proprio qui che si staglia la funzione educativa di questo luogo, funzione moderna che non lo vede più solo come “magazzino” di cultura ma come identità formativa.
    La formazione può captare diverse aree educative e diverse categorie di utenza. Informandomi sull’argomento ho notato con piacere che già nel 2007 l’IBC della Regione Emilia Romagna aveva organizzato un seminario dal titolo “Lavorare al museo: profili professionali per i musei della Regione Emilia Romagna” proprio per rispondere alla necessità di riconoscere a pieno titolo l’esistenza di figure professionali, fra cui il Tecnico dei servizi educativi museali, con lo scopo di offrire servizi educativi e didattici.
    Fra i progetti realizzati, che ho visionato sul sito, ho notato positivamente, per concretezza ed impatto immediato, quello realizzato dal Castrum dal titolo “Nuovi luoghi antichi” in cui si sono unite valorizzazione dei territori delle città minori ed attività espositive, perciò l’arte dentro l’arte, nel patrimonio storico territoriale.
    Le mie fonti personali sull’argomento sono diverse, la prima è stata data dalla scelta di diplomarmi presso un Istituto Artistico che mi ha donato una visione plurale del museo rapportata ai differenti contesti stilistici. La seconda fonte è stata la partecipazione al Servizio Civile Nazionale dove ho svolto attività in diversi ambiti culturali: biblioteca, ufficio ambiente ed ufficio cultura del comune della mia città. All’interno di questi contesti ho potuto svolgere laboratori con minori e non e lavorare nella progettazione ed organizzazione di mostre ed eventi. E’ qui che ora, col senno di poi, darei spazio alla diffusione del sapere proponendo l’inserimento a più livelli (pratico-tecnico, psicologico, informatvo) di spunti culturali che servano da imput all’utente come aiuto per realizzare la sua crescita personale. La terza fonte si avvicina, come intenti al progetto Castrum, si tratta dell’identità denominata “Unione Torre dei Castelli”, castelli che rappresentano cittadine fra le quali la mia. Più specificatamente si tratta dei comuni di Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Guiglia, Marano sul Panaro, Savignano sul Panaro, Spilamberto, Vignola, Zocca. Come si evince dal sito omonimo “l’Unione Terre di Castelli nasce nel 2001 con la volontà di offrire una pluralità di funzioni e servizi ai cittadini, la filosofia di fondo, è quella di poter rappresentare un livello istituzionale di governo importante per realizzare obiettivi di miglioramento e ampliamento della produzione e erogazione dei servizi e in generale di migliorare il posizionamento delle comunità locali nella valorizzazione competitiva del territorio e delle proprie risorse. Il tutto sostenuto da aree di attività amministrativa di staff in cui è più conveniente la collocazione in Unione delle funzioni anziché in ogni Comune.Un territorio favorito nelle sue potenzialità dalla scelta dell’Unione che, come si dice, ‘fa la forza’ e significa poter pensare più in grande. Comuni con la loro storia e le loro peculiarità, vicini geograficamente e per identità di valori, su un territorio ricco per dono di natura e per il lavoro degli uomini e delle donne che lo abitano. Un territorio che per essere salvaguardato, con il suo alto livello di qualità della vita, ha bisogno di visioni e scelte che vadano oltre i confini dei singoli comuni”.
    Da ultimo vorrei ricollegarmi al museo ricordando la funzione primaria dell’arte ovvero la comunicazione. Da Giotto a Rembrandt a Leonardo da Vinci spaziando fino a Picasso, Van Gogh, Dalì fino a Pollock ed anche per tutta l’arte contemporanea e futura la molla propositiva dell’artista sarà sempre la trasmissione di un concetto, di un’emozione, di una parte di sé che darà spazio e modo a nuove menti per aprirsi, crescere, ragionare ed imparare.

  • Il museo ha una valenza educativa, per tutti i tipi di utenti dai bambini fino agli anziani.
    il museo ha il dovere di promuovere il proprio patrimonio culturale ai bambini ma soprattuto ai giovani, attraverso attività didattiche e labratoriali che permettano l’interazione tra educatore e utente.
    Questo obbiettivo può essere raggiunto attraverso la discussione e la partecipazione attiva con i visitatori,il museo deve instaurare quindi un rapporto di collaborazione con le scuole e i docenti.

  • L’educazione, secondo me, è una delle funzioni e degli obiettivi principali di un museo; ritengo, infatti, che sia una risorsa unica ed inesauribile per tutte le persone,a partire dai più piccoli fino all’età anziana. L’esperienza museale e con il patrimonio permette di interpretare in prima persona fenomeni scientifici e tecnologici, di entrare a far parte di emozioni ,vissuti, idee completamente nuove ed inaspettate che possono portare alla costruzione di se. Il museo diventa, quindi, uno strumento per lo sviluppo di valori e della propria identità, aiuta a costruire capacità e conoscenze ricche di novità e stupore e crea le condizioni per far diventare il metodo scientifico un modo di pensare e un modo di vivere.
    Penso che sia necessario e fondamentale che,in particolar modo,la famiglia e la scuola,incoraggi i bambini/ragazzi ad entrare e far parte di queste conoscenze e che li incoraggino a valorizzarle,affinché il museo possa essere vissuto come un luogo di scoperta, esperienza, comprensione, ispirazione e relazioni sociali.
    La scuola dovrebbe integrare maggiormente il ruolo educativo dei musei che è assai importante, proponendo, ad esempio, molti più laboratori volti ad attività pratiche,all’osservazione,alla sperimentazione,visite guidate,libretti illustrativi,corsi di aggiornamento, che portino l’alunno, non solo a conoscere ed apprendere nuove informazioni, ma anche a stimolarli alla curiosità e a renderli partecipi di ciò che li circonda e che li ha circondati.
    Il museo è un patrimonio culturale da non sottovalutare che dovrebbe essere disponibile a tutti, per questo almeno una volta alla settimana dovrebbe esserci un giorno dove tutti i musei non sono a pagamento dando,cosi’, l’opportunità a chiunque di poter usufruire ed apprezzare le meraviglie e le conoscenze che dispongono questi luoghi culturali ed educativi.
    In qualunque età il museo diventa “un viaggio verso la scoperta del mondo” e fondamentale per lo sviluppo della nostra società.

  • Personalmente ritengo che ogni esperienza museale e con il patrimonio possa essere considerata educativa e che andrebbe maggiormente valorizzata. Ritengo fondamentale una collaborazione tra musei e istituzioni educative utilizzando i musei come risorse per l’insegnamento e la formazione potenziando il loro ruolo educativo innovativo attraverso metodologie attive: visite guidate, corsi per la formazione, attività ludiche pratiche e laboratori. Questa collaborazione favorisce, a mio parere, un tipo di apprendimento e insegnamento più interattivo, stimolante e significativo favorendo il coinvolgimento e l’interessamento degli alunni.

  • Personalmente non penso che tutte le interazioni con i musei o con il patrimonio del territorio siano considerabili di per sé educative, infatti devono essere guidate da una precisa strategia che serva appunto a renderle tali e non solo stanze e luoghi dove la gente guarda degli oggetti senza saperne nulla. Per far ciò penso che utilizzare dei mezzi interattivi che permettano di creare curiosità nell’utente oltre che a spiegare e insegnare sia auspicabile, in modo che così l’utente possa interessarsi e proseguire la conoscenza dei temi anche finita la visita.

  • Dal mio punto di vista, non tutte le esperienze museali e con il patrimonio culturale possono essere ritenute attività educative.
    Visitare un museo e seguire una guida non è un’attività istruttiva a priori, anzi, spesso è più un’esperienza diseducativa, vissuta come un ripiego della classica mattinata scolastica sia da professori che da alunni.
    Per me, infatti, un’attività educativa oltre che dare dei contenuti dovrebbe anche poter accattivare e incuriosire chiunque si avvicini a una certa tematica. Moltissime volte, invece, intere scolaresche portate ai musei da insegnanti coraggiose, passano l’intero periodo della visita ad annoiarsi, sbadigliando e infastidendo chi magari è realmente interessato.
    Un’attività educativa dovrebbe riuscire a coinvolgere, lasciando il soggetto oltre che con delle conoscenze, anche con delle domande. Non dovrebbe essere un’attività passiva, ma un’esperienza trascinante, che preveda anche un lavoro attivo da parte del visitatore.
    La visita al museo dovrebbe essere un’attività ludica, pensata con una certa intelligenza per coinvolgere tutti, dai grandi ai piccini, che mette in pratica qualcosa che magari si studia solo a scuola, o che si è letto in un libro rendendolo più concreto e avvincente.
    Queste attività si potrebbero narrare attraverso dei libri illustrati, oppure tramite dei filmati, consultabili da tutti anche sul web, per rendere la cultura davvero accessibile a tutti!

  • I quesiti posti dal convegno sollecitano un’ampia riflessione sul ruolo del museo e mirano a cogliere in profondità la trasformazione di questo, che è in corso già da tempo, e cioè da luogo custode della memoria e indirizzato principalmente ad esperti, a strumento didattico ed educativo utilizzabile sia dalle scuole verso bambini ed adolescenti e sia dai semplici cittadini.
    Immagino che le esperienze didattiche dei musei siano scaturite da iniziative autonome e che quindi abbiano portato a risultati differenziati, ma sicuramente interessanti.
    Il convegno potrebbe consentire la conoscenza delle molte esperienze realizzate e l’elaborazione di alcune linee guida che evidenzino sia l’importanza di favorire la fruizione di opere d’arte e di conoscenza storica, ma anche l’importanza di stimolare la creatività dei fruitori in un rapporto interattivo con il museo.
    A conferma dei progressi fatti in questa direzione si può citare il progetto Hereduc (Pedagogia del Patrimonio Culturale), operante all’interno del programma Socrates dell’Unione Europea e che ha sviluppato un MANUALE PER GLI INSEGNANTI in cui vengono proposti possibili approcci pedagogici al patrimonio culturale in Europa.
    La dimensione europea che, attraverso il primo portale Europeo dedicato all’Educazione al Patrimonio Culturale, consente a insegnanti e ad educatori di interagire con le esperienze degli altri paesi europei è fondamentale per sancire la funzione educativa del museo e contribuire alla definizione della pedagogia del territorio.

  • Partendo dalla constatazione che al giorni d’oggi bambini e ragazzi non imparano più soltanto nei contesti scolastici e familiari, ma dall’universo della comunicazione informale e da contesti virtuali, destinatari di crescenti offerte culturali e di intrattenimento; è necessario rivedere il ruolo dei musei nella società, disponendo di strumenti adeguati alle nuove forme di apprendimento. Il problema non è solo delle istituzioni e delle scuole che non valorizzano, come si dovrebbe, i musei ma è anche della grande disponibilità di informazioni, opere e paesaggi nel web che hanno ormai preso il monopolio sulle strutture. Il museo è una raccolta, pubblica o privata, di oggetti relativi ad uno o più settori della cultura della scienza e della tecnica e lo stesso termine dovrebbe essere inteso non più come spazio chiuso, deputato alla conservazione, ma come metafora sociale e come mezzo tramite cui la società rappresenta il suo rapporto con la propria storia e quella di altre culture. I musei hanno una responsabilità sociale nei confronti della comunità territoriale di riferimento e possono svolgere un ruolo sociale importante, combattendo diversi fenomeni di esclusione e proponendosi come terreno di sperimentazione per nuove forme di cittadinanza culturale, promuovendo e sostenendo coesione sociale e appartenenze territoriali. Ecco perché secondo me ogni esperienza museale è educativa perché l’individuo entra in contatto con la cultura, fruisce delle opere degli autori, le fa proprie arricchendosi interiormente e appassionandosi in modo attivo attraverso un’esperienza diretta (e non virtuale). Il museo possiede elevate potenzialità educative nei confronti dei visitatori di tutte le età, adulti e bambini, creando una relazione significativa e diventando un centro di formazione permanente, un laboratorio per favorire lo sviluppo del pensiero critico e per stimolare la ricerca di nuove emozioni. Imparare al museo significa procedere dall’ osservazione dell’opera d’arte potenziando così la capacità di “vedere” e sviluppando la curiosità e l’interesse per la scoperta. Conoscere e apprezzare il patrimonio contribuisce a sviluppare nei cittadini la coscienza dell’importanza dell’impegno civico nella tutela dei beni culturali, aiuta nella formazione della propria identità culturale e facilita il riconoscimento del valore e dell’importanza delle diversità. L’educazione al patrimonio comprende il tema della memoria, l’aspetto cognitivo si coniuga con l’aspetto affettivo-emotivo e l’immaginazione, creando così i presupposti per forme di apprendimento inesplorate. Dunque la didattica museale e la pedagogia del territorio offrono un terreno solido di affermazione personale e di autostima, espandendo le relazioni sociali e costituendo una risorsa per l’umanità, che offre sempre spunti nuovi e risposte innovative.

  • La funzione educativa del museo è una risorsa per promuover conoscenze, abilità e cultura, fa del patrimonio culturale un oggetto concreto di ricerca; ha diversi destinatari come adulti, bambini, giovani, anziani, disabili, cittadini di altre culture, turisti quindi il suo obiettivo principale è tener conto della loro pluralità di connotazioni ed esigenze mettendo in atto azioni differenziate per obiettivi e modalità di svolgimento. Per questo, penso che l’incontro fra l’esperienza museale e la funzione educativa offrono opportunità di incontro, confronto, progettazione, studio e approfondimenti. Al museo spetta l’importante, e non semplice, compito di richiamare l’interazione con la comunità e la promozione del suo patrimonio, perché solo aprendosi alla collettività il museo esercita la sua funzione sociale, interrogandosi sul proprio ruolo e se si sta percorrendo la strada giusta. Credo che l’istituzione scolastica giochi un ruolo fondamentale, infatti la mediazione dei docenti e degli educatori è indispensabile per far sì che l’esperienza al museo entri omogeneamente con ciò che si studia a scuola e nella vita quotidiana. Ritengo che sia importante un nuovo patto tra musei e scuola, che parta da un’alleanza condivisa e si affidi poi a una pluralità di proposte interne ed esterne alla scuola, collegate e funzionali al percorso formativo scolastico in un dato territorio..
    Il muuseo è un patrimonio culturale da non sottovalutare che dovrebbe essere disponibile a tutti, per questo almeno una volta alla settimana dovrebbe esserci un giorno dove tutti i musei non sono a pagamento dando,cosi’, l’opportunità a chiunque di poter usufruire ed apprezzare le meraviglie e le conoscenze che dispongono questi luoghi culturali ed educativi.

  • ritengo che l’esperienza educativa del museo sia di fondamentale importanza per l’apprendimento del bambino in quanto si trova faccia a faccia con i reperti di un determinato periodo storico.
    Attraverso il contatto visivo il bambino può ricordare meglio i particolari che probabilmente studiati su un libro di storia neanche noterebbe o dimenticherebbe nell’arco di breve tempo.
    L’utilizzo di laboratori è molto importante in quanto diverte il bambino, rendendolo partecipe di qualcosa che non gli appartiene, incuriosendolo tanto da desiderare di saperne di più.
    Il funzione educativa del museo non è però indirizzata esclusivamente ai bambini, è un ambiente in cui chiunque può immergersi iniziando un viaggio in un’infinità di ambiti in cui ogni persona può trovare interesse.
    E’ importante rendere appassionante l’esperienza nel museo, non solo attraverso laboratorio e metodi interattivi che possono prevedere anche l’interazione diretta del visitatore, ma quando è possibile avvalendosi di testimonianze dirette che sono una risorsa preziosissima -faccio riferimento a chi ha partecipato in prima persona alla seconda guerra mondiale ad esempio – attraverso la quale il visitatore di ogni età sente l’esigenza di non perdere neanche un momento di quell’esperienza educativa.
    Utilizzare siti web nel modo più dettagliato possibile come risorsa aggiuntiva per chi, a causa di qualche handicap, non possa recarsi al museo,potrebbe essere un aspetto interessante su cui riflettere, in quanto il patrimonio culturale dovrebbe essere accessibile a tutti, ma proprio tutti.

  • L’esperienza museale, insieme a tutto il patrimonio culturale, può essere considerata importante soprattutto da un punto di vista educativo in quanto invita chi guarda a riflettere su diversi temi ed infine su se stessi. Visitare un museo, come recarsi ad un sito archeologico, è un modo attivo di conoscere perché si ha la possibilità non solo di riscontrare ciò che si è studiato direttamente ma anche di coglierne nuove sfumature. A partire dalla sfera infantile, fino ad arrivare a quella più adulta, è importante stare a contatto con realtà di questo tipo per mantenere viva la voglia di imparare e di osservare. Educare attraverso il nostro patrimonio culturale può essere anche un mezzo di coesione sociale che promuove la condivisione di spazi e beni, che vanno continuamente tutelati. Le scuole dovrebbero essere le prime a promuovere queste esperienze per facilitare ai ragazzi lo sviluppo di una coscienza rispetto al passato e che incidenza esso ha sul nostro presente. A mio parere questo processo dovrebbe essere accompagnato da una mediazione ed un dialogo tra il museo e l’insegnamento affinché entrambi gli organi possano collaborare l’uno con l’altro utilizzando strumenti in parte conservati dal passato ma anche rivolti al progresso e all’innovazione.

  • A mio parere personale ritengo che ogni esperienza sia un opportunità di migliorare la nostra persona positiva o negativa che sia, il patrimonio artistico è un ottimo spunto per accrescere la nostra cultura e ritengo così che un esperienza museale sia considerata educativa, perché la sola esperienza museale educa alla conoscenza dell’arte a mio parere molto importante. Spesso ho notato che le esperienze museali non vengono vissute come esperienza educativa almeno non sempre, ritengo che durante la crescita si riesca ad apprezzare di più queste esperienze perché più grandi e sensibili verso il patrimonio artistico ma ciò rimane sempre una cosa soggettiva, spesso da bambini non si riesce a coglierne sempre la piena esperienza se non con attività museali interattive che coinvolgono bambini e famiglie.
    I musei spesso si limitano alla sola esposizione delle opere ma di recente ho notato che si inseriscono sempre più spesso attività museali interattive con filmati o esercitazioni pratiche che coinvolgono moltissimo a mio parere ed è un ottimo modo di coinvolgere le persone e i bambini per poi fargli avvicinare al patrimonio artistico. Ho visitato alcuni musei abbastanza recentemente e ho avuto piacevolissime esperienze che a mio avviso sono state anche educative, con guide non solo che si limitano a esporre la storia ma anche tecnici che aiutano i visitatori a provare con mano ciò che le guide insegnano.

  • L’esperienza museale credo sia molto utile in generale ma puo’ fruttare al meglio in situazioni dove l’insegnamento frontale fa difficoltà a trasmettere certi saperi.
    E’ importante che, anche i soggetti che provengono da altre nazioni, vengano a conoscenza del patrimonio con cui ogni giorno sono a contatto per acquisire maggiore integrazione e consapevolezza.
    Le attività vanno narrate con un linguaggio che si addica alla fascia d’età a cui sono dirette ma comunque cercando di mantenere l’interesse dei fruitori(quindi spiegare agli adulti non vuol dire per forza essere seri o noiosi ma si possono anche proporre attività semi ludiche o interattive tenendo conto delle capacità di ciascuno). si possono utilizzare anche tecniche teatrali per narrare le attività.
    E’ utile fare dei parallelismi con la realtà e dare un riscontro pratico.
    Una buona riuscita si riconosce se rimane un ricordo (o comunque per capire ciò che ha più colpito l’attenzione) sarebbe utile una verifica ma a distanza di tempo.

  • Credo che ogni esperienza museale e con il patrimonio possa essere potenzialmente educativa, non sempre però lo è perchè spesso risultano noiose e poco interessanti.
    Un esperienza di questo genere però per essere considerata tale dovrebbe prevedere la partecipazione attiva e interattiva del pubblico, dovrebbe andare a stimolare quella che è la curiosità e riuscire a coinvolgere.
    Per questo considero molto validi strumenti come laboratori, i quali sono caratterizzati da attività ludiche e pratiche che risultano molto stimolanti perchè riescono a coinvolgere in modo attivo, senza risultare particolarmente pesanti.
    Sarebbe bello se la scuola riuscisse a sfruttare di più l’ incontro con il museo proprio come luogo di apprendimento.

  • “Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico e che compie ricerche riguardanti le testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente naturale, le raccoglie, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, educazione e diletto.”

    Questa è la celebre definizione di museo data dall’ICOM nell’assemblea generale dell’Aja del 1989.
    I musei sono delle istituzioni pubbliche e come tali, sono al servizio della società. Laddove si riconosca un servizio come pubblico, si riconosce l’importanza e la necessità di tale servizio, che come tale deve essere disponibile a tutta la collettività: nel nostro caso ad essere giudicato necessario è lo stato di cultura diffusa generato dalla fruizione dell’arte nei musei.
    I musei nel corso del tempo hanno cambiato forme e metodi di comunicazioni adeguandosi alla società. Oggi, a mio parere, è molto importante rintracciare gli elementi educativi che i musei offrono, in quanto rintracciandoli è possibile rileggere la nostra storia, capire le nostre origini, scoprire e riscoprire se stessi. per fare cio è necessario trasformare il pubblica da passivo ad attivo.
    Per tradurre in apprendimenti e comportamenti significativi e consapevoli le opportunità che la funzione educativa del museo offre non solo al cittadino in formazione, ma a tutti i pubblici, è necessario assumere le coordinate di metodo e di operatività che rispondono alle acquisizioni più recenti elaborate dalla ricerca e dalle pratiche nell’ambito dell’educazione al patrimonio, intesa quale “attività formativa formale e informale, che mentre educa alla conoscenza e al rispetto dei beni con l’adozione di comportamenti responsabili, fa del patrimonio oggetto concreto di ricerca e interpretazione, adottando la prospettiva della formazione ricorrente e permanente alla cittadinanza attiva e democratica di tutte le persone.”
    Personalmente ritengo che ogni esperienza in quanto tale sia educativa e ancor di più se museale, in quanto nei musei vi è un incontro di storia, linguaggio, creatività, emotività… tutte componenti volte a creare sensazioni,e memorie nel soggetti, tutte volte a far crescere il pubblico. A mio parere però, bisogna guardare e saper guardare, bisogna saper trarre informazioni e collegamenti, affinchè il museo diventi attivià educativa. Per fare cio bisogna tracciare un percorso per il pubblico, bisogna saper far vivere il museo dinnanzi gli occhi degli osservatori, bisogna quindi indirizzarli.

  • Il ruolo dei musei in una società “nuova”. Musei affrontare sfide uniche legate al loro ambiente sociale, politico ed ecologico. Essi svolgono un ruolo chiave per lo sviluppo attraverso l’educazione e la democratizzazione, ma anche di servire come testimoni del passato e custodi di tesori dell’umanità per le generazioni future.
    Usano il passato per costruire il futuro. I Musei sono i custodi del patrimonio intergenerazionale del mondo e creano un collegamento con il passato grazie a messaggi universali.
    I Musei rapidamente imparano ad utilizzare alcune delle nuove opportunità di comunicazione connessi con i nuovi media e mostrano una forte capacità di reagire a questo riguardo.
    Per rispondere ai cambiamenti sociali e di adattarsi alle aspettative dei visitatori, i musei devono innovarsi. La funzione principale dei musei è sempre ruotato intorno la raccolta, la conservazione, la ricerca e la visualizzazione di oggetti. Negli ultimi 50 anni, una maggiore enfasi è stata posta sulle mostre, l’interpretazione, l’apprendimento e il pubblico. Inoltre, il numero di musei è cresciuto notevolmente in questo periodo, con una gamma incredibile di temi e argomenti trattati.

  • Io credo che l’esperienza museale,nell’ambito didattico e culturale,sia molto importante e soprattutto formativa,perché il museo e’ la casa del passato,una raccolta di materiale storico,che permette l’osservazione di opere,presenti o passate,che favoriscono lo sviluppo culturale attraverso i segni del passato per le società nuove. Il museo a mio parere e’ fondamentale all’umanità,proprio perché la mette in contatto,con pezzi di storia,con l’arte e la creatività e con la cultura che ogni oggetto può rilasciare. Io credo che l’esperienza museale,in ogni caso(anche nel caso in cui risulti nosiosa,e con partecipazione passiva del visitatore) sia sempre un’opportunita’ per migliorare se stessi,per mettersi in discussione,e soprattutto per imparare,dagli errori del passato,o dalla stessa giustizia,come anche dai significati o dalle emozioni che scaturiscono da un opera d’arte. Dunque ritengo che sia molto importante insegnare,attraverso la nostra esperienza e patrimonio culturale e credo che questo debba essere agevolato e proposto molto più spesso nelle scuole,tramite laboratori,che permettano al bambino di vivere il museo e l’esperienza educativa.

  • “Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico e che compie ricerche riguardanti le testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente naturale, le raccoglie, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, educazione e diletto.”
    Questa è la celebre definizione di museo data dall’ICOM nell’assemblea generale dell’Aja del 1989.
    I musei sono delle istituzioni pubbliche e come tali, sono al servizio della società. Laddove si riconosca un servizio come pubblico, si riconosce l’importanza e la necessità di tale servizio, che come tale deve essere disponibile a tutta la collettività: nel nostro caso ad essere giudicato necessario è lo stato di cultura diffusa generato dalla fruizione dell’arte nei musei.
    I musei nel corso del tempo hanno cambiato forme e metodi di comunicazioni adeguandosi alla società. Oggi, a mio parere, è molto importante rintracciare gli elementi educativi che i musei offrono, in quanto rintracciandoli è possibile rileggere la nostra storia, capire le nostre origini, scoprire e riscoprire se stessi. per fare cio è necessario trasformare il pubblica da passivo ad attivo.
    Per tradurre in apprendimenti e comportamenti significativi e consapevoli le opportunità che la funzione educativa del museo offre non solo al cittadino in formazione, ma a tutti i pubblici, è necessario assumere le coordinate di metodo e di operatività che rispondono alle acquisizioni più recenti elaborate dalla ricerca e dalle pratiche nell’ambito dell’educazione al patrimonio, intesa quale “attività formativa formale e informale, che mentre educa alla conoscenza e al rispetto dei beni con l’adozione di comportamenti responsabili, fa del patrimonio oggetto concreto di ricerca e interpretazione, adottando la prospettiva della formazione ricorrente e permanente alla cittadinanza attiva e democratica di tutte le persone.”
    Personalmente ritengo che ogni esperienza in quanto tale sia educativa e ancor di più se museale, in quanto nei musei vi è un incontro di storia, linguaggio, creatività, emotività… tutte componenti volte a creare sensazioni,e memorie nel soggetti, tutte volte a far crescere il pubblico. A mio parere però, bisogna guardare e saper guardare, bisogna saper trarre informazioni e collegamenti, affinchè il museo diventi attivià educativa. Per fare cio bisogna tracciare un percorso per il pubblico, bisogna saper far vivere il museo dinnanzi gli occhi degli osservatori, bisogna quindi indirizzarli.

  • Personalmente penso che sia molto importante svolgere attività didattiche all’ interno dei musei dato che, grazie ai suoi numerosi reperti e attività di laboratorio, può stimolare la curiosità dei ragazzi.
    Ritengo quindi che sia importante che scuole e musei collaborino tra loro per permettere ai ragazzi di affrontare un vero e proprio viaggio tra le curiosità della storia e del mondo, ciò pemetterà a questi ultimi di affrontare più facilmente alcune questioni didattiche in modo più divertente e giocoso.