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  • La funzione educativa del museo e del territorio: discutiamone insieme!

    La funzione educativa del museo è espressa con chiarezza all’interno della definizione individuata da ICOM in cui se ne richiama l’importanza attraverso un riferimento specifico. Si tratta dunque di una caratteristica che deve essere valorizzata e considerata intrinseca alla identità museale stessa.
    Anche per quanto riguarda il territorio e il suo patrimonio, il loro ruolo educativo è definito con l’espressione “pedagogia del territorio”, già  a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.
    Ogni esperienza museale e con il patrimonio può essere considerata educativa? Quali sono i criteri interpretativi di riferimento? Come si possono narrare e valutare queste attività? Attraverso quali metodologie e quali strumenti? Discutiamone insieme.

     Commenti: (39) | Pubblicato il: 15 gennaio 2013 | Autore: Francesca

  • Il Patrimonio migrante

    Metogologie, tecnologie, esperienze ed esempi di contenuti: come valorizzi il Patrimonio?

    Racconta alcuni aspetti e invia alcune immagini di esperienze relative al patrimonio migrante.

     Commenti: (0) | Pubblicato il: 8 novembre 2012 | Autore: Francesca

  • Che caratteristiche ha un laboratorio artistico?

    Di Elisabetta Bignami

    Il laboratorio è divenuto una delle forme più utilizzate nell’apprendimento di concetti astratti e ha avuto, solo negli ultimi anni, un riconoscimento teorico da parte degli addetti ai lavori.
    Sulle basi dell’attività del padre, Alberto Munari negli anni Ottanta ha coniato il termine Epistemologia Operativa: questo termine viene usato per identificare una strategia di esplorazione della costruzione della conoscenza in modo attivo; il soggetto viene a prendere coscienza dei propri processi cognitivi attraverso una sperimentazione pratica e attiva. Bruno Munari nel 1977 all’interno dell’Accademia di Brera propose di insegnare ai bambini come si guarda un’opera d’arte non solo leggendone il contenuto e il messaggio ma sperimentando i paradigmi che stanno alla base dell’arte stessa. Il laboratorio è dunque un luogo di creatività e conoscenza, di sperimentazione, scoperta e autoapprendimento viene normalmente identificato come uno spazio in cui vengono sperimentate le attività pratiche, creative e intellettuali.
    In questo modo il laboratorio è divenuto la pratica d’eccellenza per la trasmissione di temi astratti come l’arte, le opere d’arte stesse divengono strumento educativo di altissimo valore culturale sulle quali costruire la “ginnastica mentale” di cui parlava Munari.
    I musei sono quindi diventati i luoghi per accogliere i laboratori didattici e le riflessioni a riguardo si sono moltiplicate in pochi anni. Considerando il museo come luogo che offre importanti opportunità di apprendimento è necessario prendere in considerazione alcune delle teorie pedagogiche che sostengono i diversi approcci all’educazione nei musei, tra quelle che hanno trovato maggior favore e applicazione in questo ambito si ritrova la teoria di Jean Piaget, sui quattro stadi dello sviluppo ampliata successivamente da Bruner, Bloom e Freire. In Italia Marco Dallari, con maggiore riferimento alla didattica nel libro L’esperienza pedagogica dell’arte, identifica tre elementi fondamentali dell’esperienza artistica: estetica, in quanto l’opera funge da oggetto seduttivo che attira l’attenzione svela i valori culturali della cultura di riferimento trasgredendoli allo stesso tempo; simbolica, in cui l’opera non è più solo puramente testo da decifrare ma pretesto di conoscenza della sua struttura concettuale che sta alla base, in cui le idee e i pensieri assumono una dimensione concreta e tangibile sulla quale riflettere ed elaborare nuove strutture; pratica, l’esperienza artistica permette di confrontarsi con i materiali, con le dimensioni e con gli aspetti più puramente concreti degli oggetti e della vita quotidiana. Ripercorrere l’esperienza artistica di un artista significa prendere in considerazione il suo saper essere critico, selettivo e autonomo.

    Su queste basi teoriche e prendendo in considerazione la vasta offerta delle attività museali attuali, è nata l’esigenza di identificare i caratteri principali di una prassi educativa che abbia delle autentiche valenze pedagogiche e che avvalorino il proprio approccio alla didattica museale, per questa ragione sono riassunti si seguito i caratteri principali di un laboratorio artistico:

    Caratteri di un laboratorio artistico
    Tema/i:
    Titolo:
    Utenza:
    Tempi:
    Spazi:
    DIMENSIONE INTERDISCIPLINARE
    Coinvolgimento dei 5 sensi
    Tatto
    Udito
    Olfatto
    Vista
    Gusto
    Corrente artistica
    Polisemantico/simbolico
    DIMENSIONE ARTISTICA
    Testo/Contesto
    Periodo storico
    Corrente artistica
    Significato (monosemantico, polisemantico, simbolico)
    METODOLOGIA:
    narrazione
    metafora
    osservazione
    MATERIALI
    Materiale di recupero
    Matite carta e tempere
    Materiale solido (argilla, oggetti, non di recupero)
    Materiale tecnologico
    DIMENSIONE RELAZIONALE
    Attività individuale
    Attività di gruppo
    La progettazione è pensata con un confronto
    L’attività si svolge e si presenta in gruppo
    L’attività a momenti alternati di attività di gruppo e individuale
    ELABORAZIONE FINALE
    Apprendimento di una tecnica artistica
    Rielaborazione di una tecnica artistica
    Elaborazione di una nuova tecnica

    L’aspetto artistico da tenere in considerazione mette in evidenza se l’attività didattica si concentra su una trasmissione di conoscenze puramente didascaliche come la storia dell’arte, il contesto culturale, la funzione che in quel contesto fu data all’opera, o gli aspetti tecnici pittorici. L’aspetto artistico sottolinea anche la pluralità dei significati e il paradigma che ne sta alla base mettendo in moto tutte quelle capacità simboliche di cui inizia a parlare Piaget nei primi studi su questo argomento.

    L’interdisciplinarietà si riferisce invece all’attenzione che attraverso l’opera d’arte viene data alle altre discipline ad esempio la matematica, la geometria, la fisica non escluso se l’attività pone attenzione alla fruizione attraverso i cinque sensi e quindi se durante la presentazione dell’opera viene messo in evidenza questo aspetto.
    La metodologia si riferisce alla modalità con la quale si mette in atto l’attività educativa del laboratorio attraverso per esempio la narrazione, la metafora dell’opera d’arte o l’osservazione dell’opera stessa.
    I materiali permettono di sviluppare la capacità di scelta e stimolare la rielaborazione funzionale di oggetti e materiali inusuali, il riutilizzo di materiali di recupero è considerato di grande stimolo alla fantasia e di sviluppo del senso pratico.

    Aspetto relazionale come abbiamo visto precedentemente questo aspetto permette o meno di acquisire capacità di collaborazione con più persone e di riflessione sul proprio operato.
    Rielaborazione finale questo aspetto è conseguenza diretta dell’impostazione dell’attività precedente, o apprendimento didascalico di conoscenze o rielaborazione di una paradigma.
    Secondo te, quali tra queste aree è la più significativa?
    Racconta una tua esperienza di laboratorio artistico svolto in un museo, che ti ha particolarmente interessato.

     Commenti: (90) | Pubblicato il: 23 marzo 2012 | Autore: antonio

  • Dopo il 18 novembre: considerazioni e riflessioni a margine del convegno “Musei ed educazione. Il contributo delle arti e delle scienze”

     Commenti: (4) | Pubblicato il: 22 dicembre 2011 | Autore: antonio

  • Costruiamo assieme una sala del museo dedicata alla Scuola!

    Ricordi quante cose c’erano nella tua classe? Cominciamo con il proporre uno
    o più oggetti cercando di rispondere ad alcune domande che potranno essere
    arricchite da tutti i partecipanti attraverso il blog:

    Quale oggetto hai scelto e perché?

    …………….

    Quali relazioni interdisciplinari si sviluppare in collegamento ad esso?

    …………..

    Quali di competenze chiave potrebbero essere attivate attraverso
    l’uso di questo oggetto? Prova in breve a raccontare una attività di educazione al patrimonio
    culturale facendo riferimento alle seguenti competenze:

    – imparare a imparare

    …………………

    – competenze sociali e civiche

    …………….

    – spirito di iniziativa e di imprenditorialità

    ……………

    – consapevolezza ed espressione culturali

    ……………

     Commenti: (2) | Pubblicato il: 30 maggio 2011 | Autore: antonio

  • B. Munari Fantasia, Edizioni Laterza, Roma- Bari 1997

    …Per cercare di capire come funziona la fantasia, o la creatività o l’invenzione, dovremo vedere se è possibile individuare le operazioni che vengono fatte nella memoria mettendo in relazione i dati noti….

    Pare che il più elementare atto di fantasia sia quello di rovesciare una situazione, pensare al contrario, all’opposto, come si dice; il mondo alla rovescia.

    Come secondo caso possiamo pensare alla ripetizione, senza mutazioni di qualcosa. Tanti invece di uno. Tutti uguali o con variazione.

    Ci sono poi relazioni tra affinità visive o funzionali: gamba del tavolo = gamba di animale.

    Poi c’è tutto un gruppo di relazioni che potremo mettere assieme sotto la definizione di cambio o sostituzione di qualcosa: cambio di colore, di peso, di materia, di luogo, di funzione e di dimensione.

    La fantasia è fondamentale nell’arte, è fondamentale nell’introdurre ed avvicinare i bambini all’arte.

    Conoscere la sequenza delle immagini vuol dire capire le mutazioni. La pera non è solo una pera ma è anche un momento della mutazione da seme a seme attraverso l’albero, il fiore, il frutto. Abituare i bambini a considerare le mutazioni delle cose vuol dire aiutarli a formarsi una mentalità più elastica e vasta. Vuol dire educarli all’arte e alla vita, questo in quanto occorre far capire che finché l’arte resta estranea ai problemi della vita, interessa solo a poche persone e ciò è sbagliato, sbagliato al pari di quelle vecchie signore che affrontano i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù.

    Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri…

     Commenti: (32) | Pubblicato il: 13 maggio 2011 | Autore: antonio

62 Commenti to “Blog”

  • Come spesso accade in molte riflessioni, anche qui emerge il concetto che i bambini sono più sensibili ed intelligenti di alcuni adulti.

    Ed in particolare degli adulti che si sentono “arrivati”, “completi”, che pensano di non aver più nulla da imparare solo perché hanno raggiunto una certa età.

    La straordinaria capacità dei bambini, a mio avviso, sta proprio nel riuscire ad osservare il mondo, non fermandosi alla superficialità, ma utilizzando la fantasia per riuscire a scoprirlo nei minimi particolari.

    Come ci disse una guida, in una gita in montagna, nella vita è importante “conoscere per capire; capire per rispettare”.

    Aggiungo che se il capire avviene attraverso l’arte,attraverso la fantasia, potrebbe risultare tutto più piacevole!
    Ad esempio, immaginandoci come futuri educatori e pensando di dover insegnare ai nostri educandi come si faceva il pane nelle antiche civiltà, potremmo scegliere un interessante manuale e leggere insieme le spiegazioni. Oppure potremmo prendere farina, acqua, sale e “mettere le mani in pasta”!
    I ragazzi vedrebbero gli ingredienti base, vedrebbero la pasta lievitare… Insomma capirebbero le mutazioni.

    La fantasia ci permette di trovare sempre stimoli nuovi per imparare, per imprimere meglio i concetti nella memoria; “è fondamentale nell’introdurre ed avvicinare i bambini all’arte ” e quindi alla capacità di manipolare il mondo per comprenderlo meglio.

    D’altronde, qual è una delle definizioni di didattica? Didattica come “scienza e arte, dell’apprendimento e dell’ insegnamento”. Arte nel senso di tecnica, attraverso la quale possiamo personalizzare e adattare gli strumenti tecnici. E come poterlo fare senza la fantasia?!

    Vorrei tuttavia precisare, punto che ho potuto comprendere attraverso il corso di didattica museale e grazie a un’esperienza al MamBo, che non basta avere fantasia per proporre percorsi laboratoriali … E’ sicuramente l’ingrediente che distingue un percorso da un altro, ma occorre avere un punto teorico di riferimento, a mio avviso.

    Anche perché, come afferma Munari, più conosco, più riesco ad avere fantasia!

  • Tematica;:Sala della scuola
    E’ molto interessante pensare ad una Sala della scuola come settore espositivo di un museo virtuale nel quale potere condividere i percorsi realizzati o progettati per l’attività didattica. Dalla lettura e dall’osservazine di questo sito ho potuto informarmi su alcuni progetti e su altre modalità di azione didattica relative sia all’ambito dell’educazione all’immagine, sia della letteratura per l’infanzia e relative inziative per l’animazione, sia per l’attività prettamente legata alla didattica dei laboratori museali.
    Sicuramente l’apprendiemnto tra pari, in questo caso colleghi, agevola la trasmissione di un sapere fare con gli studenti che l’esperienza ha saputo calare nella pratica.
    IL MOdE sta crescendo e sarà arricchito sicuramente da molte altre buone pratiche riferite alle diverse discipline, come ad esempio alla musica. Mi piacerebbe condividere con i colleghi esperienze relative a questa disciplina.

    • .Poichè ci chiediamo sempre come fare coincidere i limiti di tempo che gli orari scolastici delle lezioni ci pongono con l’insegnamento delle educazioni, in questo caso musica, schematizzo brevemente un esperienza di CLIL di musica in lingua inglese realizzato con una classe quarta. Il titolo del progetto è “Peter and the wolf”.
      1. Identità
      .Insegnante
      .Scuola.
      .Classe
      .lingua veicolare
      .livello linguistico secondo il Quadro Comune Europeo
      ,Testi adottati e altre risorse
      2.Modalità
      .Strumenti
      .Materiali
      .Ambienti
      3.Progettazione
      .Input
      .Obiettivi in uscita relativi alla lingua veicolare e alla musica
      .Attività
      4.Valutazione degli apprendimenti tramite schede predisposte
      .Autovalutazione dell’alunno
      5.Valutazione del progetto.
      6.Validazione

  • L’arte è fantasia.

    La fantasia è propria di ognuno di noi, solo che spesso i bambini ne fanno la propria filosofia di vita, mentre gli adulti cercano di tenerla lontano perché troppo impegnati nel loro tram tram quotidiano. Appena possono, appena c’è un momento di pausa eccoli che però si rifugiano nella fantasia, in quella bellissima sensazione che ci fa star meglio.

    Solo i bambini e pochi fortunati hanno il coraggio di farne uso anche nelle abitudini, nel lavoro, nei comportamenti di tutti i giorni, che mettiamo in atto ripetutamente. Tutto diventerebbe più piacevole.

    La ripetizione, la routine diventa stressante e noiosa se non si aggiunge la fantasia.

    Dunque, come è possibile una didattica senza di essa? Come è possibile capire l’arte e la scienza dell’apprendimento senza fantasia?
    Con la fantasia apprendere diventa più facile, più veloce e aiuta a creare mentalità più aperte e flessibili che non si fermano alla facciata, ma vanno oltre.

    Come vivere dunque senza fantasticare un po’?

  • A mio avviso i bambini possono avventurarsi e scoprire questi ambienti seguendo un aspetto giocoso, quindi poter sperimentare concetti e comprendere abilità in modo istintivo come solo loro sanno fare. Possono, grazie alla loro ingegnosità, manipolare e creare, sperimentare nuovi e importanti percorsi di conoscenza; un modo importante di interagire con il mondo. Vivono cosi esperienze dirette e possono proiettarsi nel mondo degli adulti in modo positivo. L’esperienza quindi diviene centrale per un’educazione attiva. Il visitatore, esso sia adulto o bambino, è il protagonista dell’entità museale e quindi fonte di apprendimento. Sale e ambienti divengono luoghi che sollecitano la curiosità e stimolano alla conoscenza. I bambini possono intraprendere queste esperienze formative sostenuti dai genitori , insegnati ed educatori i quali divengono accompagnatori alla conoscenza del mondo. Questi spazi mostrano un efficace supporto allo sviluppo cognitivo e alla valorizzazione del talento creativo.

  • Trovo che l’aspetto artistico nell’educazione sia fondamentale per stimolare la fantasia ma soprattutto per abituare il bambino ad avere una visione ampia delle cose.
    Crescere in una realtà che cambia e nello stesso tempo seguire l’arte che cambia di conseguenza, porta gli adulti a vedere da più prospettive e a riflettere in modo esteso, quindi perchè non accendere anche nel bambino l’idea che non esiste solo un punto di vista ma anche altri 100?
    Come dice Munari “Abituare i bambini a considerare le mutazioni delle cose vuol dire aiutarli a formarsi una mentalità più elastica e vasta. Vuol dire educarli all’arte e alla vita, questo in quanto occorre far capire che finché l’arte resta estranea ai problemi della vita, interessa solo a poche persone e ciò è sbagliato”; credo fortemente in tutto questo e chi ormai è adulto dovrebbe prendere esempio dai propri bambini che ancora guardano il mondo come un infinito contenitore di forme e colori mentre a loro sembra tutto grigio.
    Scoprire e sperimentare sono alla base della conoscenza, considerando poi che non c’è miglior forma dell’arte che rappresenta l’intelletto e la creatività del mondo che ci circonda, il laboratorio artistico o un percorso all’interno del museo reale/virtuale assumono il ruolo di dilatatore e spazio per la “ginnastica mentale”, essenziale per l’essere e il divenire.

  • tema: Sala dell’Arte
    Parlando di fantasia la prima cosa che mi viene in mente sono le favole che si raccontavano una volta ai bambini e che adesso sono cadute in disuso, o meglio non si raccontano più con lo stesso trasporto e con la stessa frequenza di una volta. Sono d’ accordo con l’osservazione fatta da Munari riguardo ai vocalizzi che si fanno ai bambini e molte volte sarei curiosa di sapere cosa pensano loro in queste situazioni, molte persone associano il fatto che il bimbo sia piccolo al fatto che non sia in grado di capire frasi normali ed è lì che partono coi vocalizzi, in realtà fin da piccoli i bambini hanno un grande senso delle parole e della grammatica, tanto che fino a una certa età non comprendono le variazioni dei verbi e li utilizzano alla forma base,sbagliando e facendo ridere gli adulti che non capiscono la vera motivazione dell’errore…
    La fantasia dovrebbe essere stimolata ogni giorno soprattutto in una società come la nostra dove la tecnologia permette di realizzare qualsiasi cosa, ma non fornisce la possibilità di immaginare una situazione o un’ immagine. Le storie raccontate o anche lette sui libri di favole davano un clima familiare e di intimità, leggere un libro virtualmente a mio parere non ha lo stesso sapore..
    Facendo la catechista ho a che fare quotidianamente con dei bambini e quando gli chiedo di immaginare o di scrivere una storia mi propongono sempre le situazioni prese dagli ultimi cartoni animati usciti in televisione, che per la maggior parte parlano di guerra e di violenza. Io ricordo i miei giochi da bambina in cui i cuscini del divano diventavano un fortino o una nave pirata, e partendo da una situazione si inventavano mille altre cose, ora se non hanno la play station non sanno cosa fare e si annoiano, ma non è sempre così, quando sono piccoli hanno una fantasia sfrenata e con le cose più semplici si divertono come matti, crescendo sono circondati dalla tecnologia e sta ai genitori e/o ai nonni, che a mio parere sono una risorsa meravigliosa per l’inventiva dei bambini, aiutarli a vivere avventure straordinarie anche solo nelle loro camerette… La fantasia è la risorsa più importante che si possa avere e se coltivata aiuta a vivere con più serenità anche le situazioni più complicate e tristi, che non vuol dire prendere la vita con leggerezza, ma riuscire ad andare oltre con la mente per cercare una soluzione al di là di quello che si vede…

  • […] a partecipare al blog di discussione e condivisione di idee e riflessioni. Ecco il link diretto al blog. Se trovi utile questo articolo […]

  • E’ un’impresa ardua scegliere l’elemento più significativo in quanto trovo che tutte le aree precedentemente elencate siano importanti per la riuscita di un buon laboratorio artistico, tutte dovrebbero essere curate con attenzione. Tuttavia, pensandoci attentamente, trovo che una delle caratteristiche più importanti sia la METODOLOGIA in quanto il modo in cui viene proposta l’attività fa si che si accenda o meno la motivazione nel bambino. Se l’attività proposta permette un apprendimento per scoperta allora la curiosità spingerà l’utenza ad avere un ruolo attivo nella conoscenza e nella creazione. Il bambino metterà impegno indipendentemente dal materiale utilizzato o dal tipo di relazione che si instaura (individuale o di gruppo) durante “il lavoro”. Anche la scelta o meno di progettare attività con utilizzo dei 5 sensi credo possa essere inserito nella metodologia. Altrettanto importante è la DIMENSIONE ARTISTICA poichè la contestualizzazione, intesa come inquadramento del periodo storico e della corrente artistica, permette di arrivare a una conoscenza quanto più possibile completa, ovvero al significato dell’opera.

  • Il laboratorio artistico è costituito dai diversi aspetti sopra citati. Tutti sono importanti e funzionali alla realizzazione di un laboratorio, ma personalmente punterei la mia attenzione sull’aspetto metodologico. Quest’ultimo indica il modo di procedere in una determinata attività, in questo caso legata all’arte. All’interno di questa il bambino assume un ruolo attivo, co-costruisce il proprio sapere attraverso un apprendimento per scoperta ed immersione. Il ruolo dell’insegnate è quello di guidarlo ed incentivarlo a nuovi apprendimenti. Legati a questo primo aspetto ce ne sono altri, grande rilevanza hanno i materiali e gli strumenti utilizzati, può trattarsi di strumenti tradizionali (pennelli, matite) od innovativi (vedi tutte le nuove tecnologie) che stimolano il bambino ad esprimersi, a relazionarsi con gli altri ed infine a costruire o rielaborare nuove conoscenze.

  • La dimensione laboratoriale al livello educativo e didattico è ottimale per promuovere nei discenti un apprendimento attivo e partecipato. Nel laboratorio il protagonista è l’alunno che oltre a raggiunere gli obiettivi in relazione ai quali tale esperienza è stata progettata, ha la possibilità di sviluppare numerosissime competenze trasversali attraverso una molteplicità di attività che lo impegnano e lo coinvolgono globalmente : egli si muove in uno spazio idoneo, esplora, collabora, manipola, si confronta, sperimenta, si esprime, rielabora il sapere, affronta problemi, propone soluzioni inedite e originali… La ricchezza educativa dell’esperienza laboratoriale è dovuta principalmente al fatto che essa è organizzata in maniera tale da rendere l’allievo (bambino, adolescente o adulto che sia) autore consapevole della propria crescita intellettuale e personale. Affinchè essa permetta di raggiungere tale obiettivo risultando realmente proficua e piacevole, è però indispensabile una preventiva progettazione da parte dell’insegnante la quale deve necessariamente essere attenta a ciascun aspetto organizzativo. Non è immediato e semplice allestire un laboratorio poichè ciò presuppone una riflessione profonda su tutte le aree che lo caratterizzano, in particolare per quanto concerne il laboratorio artistico alcune di queste aree rivestono un’importanza più rilevante rispetto ad altre tipologie di laboratorio: ad esempio in un laboratorio artistico la scelta dei materiali è più rilevante che in uno incentrato sul movimento corporeo. Per questo motivo mi risulta difficile indicare una delle aree come preponderante rispetto alle altre in quanto tutte sono fondamentali affinchè l’esperienza laboratoriale risulti poi completa e utile. Di certo tra le dimensioni che hanno un ruolo di primo piano è da indicare l’aspetto metodologico in quanto in base alle scelte dell’insegnante-educatore riguardanti quest’ambito dipendono molte delle altre aree che caratterizzano il laboratorio e che, appunto, risultano ad asso correlate.

  • Il laboratorio artistico, come sopra descritto, è costituito dai diversi punti fondamentali. Ai fini di realizzare un buon laboratorio li reputo essenziali tutti, ma l’aspetto che mi ha colpito maggiormente è quello metodologico che individua gli strumenti per procedere in una specifica attività artistica.
    Fondamentale è il ruolo assegnato al bambino che attraverso l’uso dei materiali tradizionali ed innovativi viene stimolato ad esprimersi; interagire,costruire e rielaborare nuove conoscenze. Assumendo il ruolo di protagonista il bambino è quindi esso stesso l’artefice della sua esperienza educativa, diventando co-costruttore, insieme all’insegnate delle sue nuove conoscenze per scoperta. All’insegnate viene quindi assegnato il solo ruolo di incentivare e guidare il bambino nelle varie tappe dell’attività senza interferirne in maniera negativa.

  • A mio parere, il laboratorio dovrebbe essere un luogo in cui i bambini, ma anche gli adulti riescano a scatenare la propria fantasia. In altre parole, una scarica di ispirazioni, ed emozioni racchiuse dentro di noi, capaci di esprimersi nella creazione di qualcosa.
    Nella mia esperienza scolastica, questo non è sempre stato possibile, spesso le consegne date, o meglio imposte dalle insegnanti erano così ristrette da non poter far nascere in me fantasia.
    La dimensione che mi colpisce di più dei laboratori è quella dei materiali. Attraverso questi si possono scoprire diversi lati di noi stessi, che fino a poco prima potevano essere ancora nascosti. Quando si hanno davanti dei materiali particolari, e non se ne possono usare altri, è proprio qui che emerge la parte migliore della nostra fantasia, invenzione, creatività e immaginazione.
    Penso che queste tre categorie siano presenti per lo più nei bambini, ed è proprio per questo che bisognerebbe fin dalla prima infanzia proporre laboratori artistici.
    L’esperienza di Bruno Munari è una grande guida per il lavoro dell’insegnante, pochi anni fa all’università ho frequentato un laboratorio di Arte, proprio sulle invenzioni “strambe” di questo autore. Ciò che mi ha colpito di più è stata la sua reinterpretazione di certi oggetti quotidiani, che sono serviti per costruirne altri più originali e magari mai pensati.

  • Sicuramente ognuna delle dimensioni sopra citate, è efficace per condurre un laboratorio artistico. Io personalmente scelgo la dimensione relazionale, in quanto attraverso gli esami, i laboratori ed i tirocini svolti presso la Scuoa dell’ Infanzia e quella Primaria, ho potuto osservare che i lavori di piccolo e grande gruppo, sono stati sempre molto efficaci. Sicuramente la cosa più opportuna da fare sarebbe quella di organizzare dei momenti alternati tra lavoro individuale e lavoro di gruppo. Attraverso i lavori individuali, il bambino si avvicina all’ attvità secondo il proprio stile cognitivo, e successivamente con la presentazione di essi, esprime la propria originalità e la vede riconosciuta e rispettata scoprendo inoltre ciò che lo accomuna o lo differenzia dagli altri compagni. Il bambino è perciò visto come costruttore attivo della propria conosenza. Attraverso i lavori di gruppo invece, è necessario in un primo momento, aiutare i bambini a superare lo schema vinti- vincitori in modo che si possa giungere all’ interno di ogni gruppo alla negoziazione di decisioni. Cooperare con altre persone non è sicuramente così semplice (né per adulti, né per bambini) soprattutto se si tiene conto del fatto che nella nostra società vi sono numerosi inviti alla competizione ed al successo individuale, contraddicendo in questo modo la necessità di mettere in comune conoscenze e capacità diverse. Per questo è importante che anche in campo educativo avvenga un apprendimento cooperativo. Attraverso la cooperazione all’ interno di un gruppo vi è la possibilità di raggiungere risultati elevati. In questo modo si porta a termine un’ attività attraverso il contributo di ciascuno, secondo una procedura di condivisione e negoziazione delle azioni. Inoltre i bambini comprendono meglio alcuni concetti astratti, perché ne discutono con i loro compagni, e questo implica la spiegazione dei processi cognitivi che li hanno condotti ad compiere una determinata azione.
    L’ insegnante non deve essere vissuto come colui che sa, in quanto può indirizzare inconsapevolmente le risposte del gruppo visto che i bambini sono condizionati dalle aspettative dell’ adulto. Bisogna permettere al bambino di esprimere il suo pensiero. L’ insegnante non deve giudicare, o dare la soluzione, ma deve creare un contesto motivante che conduca alla conquista di un nuovo sapere.

  • Secondo me una dimensione molto importante da considerare nel momento in cui si va a progettare un laboratorio artistico è quella dello spazio e la sua organizzazione.
    Ad esempio è importante che ci sia uno spazio per l’accoglienza dei bambini e uno dedicato alla documentazione, dato dai diversi materiali realizzati.
    E’ importante che il bambino abbia spazi per fare attività individualmente, ma anche insieme agli altri bambini.
    L’ambiente deve essere accogliente ed è importante che sia ben strutturato.
    Tutto ciò stimola nel bambino la curiosità di esplorare l’ambiente che ha intorno.
    Come dice Elisabetta Bignami “il soggetto viene a prendere coscienza dei propri processi cognitivi attraverso una sperimentazione pratica e attiva”.
    Importantissima è quindi la flessibilità spaziale, grazie alla quale ad esempio si può modificare un ambiente per svolgere nuove attività.
    Ecco che la mancanza di spazi adeguati all’interno delle scuole può molto vincolare la scelta dei percorsi da attuare.
    A mio avviso questa dimensione va molto ad influenzare le altre dimensioni, ma soprattutto quella relazionale, anch’essa molto importante, dal momento che se l’ambiente è ben organizzato, il clima a livello di relazioni secondo me potrà essere molto sereno e portare ad una vera condivisione di apprendimenti e risultati molto positivi.

  • Nella pratica del laboratorio l’allievo ha la possibilità di gestire la propria esperienza diretta, diventa protagonista attivo dei propri apprendimenti e non ricettore passivo, come spesso avviene nella pratica delle lezioni frontali.
    Si creano nuovi modi di conoscere, attraverso la sperimentazione, il confronto, lo scambio di esperienze, la relazione con sé e gli altri.
    Fra le fondamentali aree del laboratorio quella che maggiormente porta alla realizzazione di ciò, in un laboratorio artistico, è a mio avviso la scelta dei materiali.
    Infatti per rendere al meglio la creatività, e la capacità di inventare è fondamentale mettere a disposizione dell’allievo una pluralità di risorse e strumenti disponibili, che possono essere sia tradizionali, che innovativi, ma che portino a lavorare e a muoversi autonomamente, senza la guida costante dell’insegnante, e che possano aiutare ad esprimersi nel miglior modo possibile portando tutti a partecipare e ultimare le attività.
    Attraverso la risorsa di una grande possibilità di scelta del materiale da poter utilizzare, l’allievo potrà adoperare quello più congeniale per esprimersi, e questo porterà tutti, anche chi non si sente bravo nell’attività artistica a realizzare l’attività nel migliore dei modi possibili.

  • A mio parere, il laboratorio, è un luogo di scoperta, conoscenza e soprattutto condivisione, un luogo in cui si impara a fare e a comunicare con un linguaggio diverso da quello orale o scritto.
    Ogni dimensione è, senza dubbio, importante ed efficace per svolgere al meglio un laboratorio ma, quella che mi ha più interessato è la dimensione interdisciplinare perché coinvolge il bambino a usare tutti i suoi sensi e a scoprire come, in questo caso, da un opera d’arte si possono trattare argomenti diversi e come essa può nascondere al suo interno altre discipline come ad esempio la matematica, la geometria, la fisica.

  • Descrivo brevemente un laboratorio del quale sono stata protagonista in qualità di educatrice per poi soffermarmi su due degli aspetti che in esso ho ritenuti più rilevanti, cioè i materiali e la metodologia.
    E’ scontato in ogni caso dire che tutti gli elementi della scheda proposta dalla Dott.ssa Bignami sono parimenti importanti ed indispensabili per la costruzione di un laboratorio adeguato.
    L’attività che ho realizzato insieme ad alcune collaboratrici era un laboratorio di lettura e artistico in 4 incontri svoltisi presso la biblioteca comunale. Ogni incontro (aperto a bambini dai 4 ai 7 anni anche se in realtà abbiamo accettato anche bambini piu’ piccoli e più grandi) era strutturato in due parti: la prima di lettura ad alta voce di una fiaba e la seconda di una realizzazione artistica. Con riferimento a quest’ultimo ambito, si trattava di costruire un piccolo libro personalizzato che sarebbe rimasto al bambino al termine dell’esperienza. Il libro prendeva forma incontro dopo incontro ed ogni bambino lo costruiva sulla base di una traccia data da me (un insieme di cartoncini colorati piegati e tenuti insieme da un cordoncino) ma abbellendolo, decorandolo e facendolo proprio utilizzando a proprio piacimento materiali più svariati. L’obiettivo del laboratorio era avvicinare i bambini al mondo dei libri, intesi sia come contenitori di storie e quindi di possibilità di fuga in mondi fantastici, sia come esperienze sensoriali forti percepibili attraverso la loro fruizione in biblioteca (il poterli annusare, toccare, sfogliare) e attraverso la produzione di un proprio libro che raccogliesse esperienze e messaggi plurisensoriali. Il materiale portato in parte da noi educatrici e in parte dai genitori consisteva in oggetti quotidiani e di riciclo differenti tra loro per forma, colore, odore, consistenza, manipolabilità (es. sabbia, didò, foglie, carte da regalo, riviste, tempere, cere, spugne, colla liquida, colla stick, scotch, graffette, nastrini), parti di personaggi da completare inserendoli in una scena afferente alla fiaba raccontata nella prima parte, immagini varie che i bambini potevano ritagliare, scomporre e manipolare insieme a tutto il resto del materiale descritto.
    Le consegne dei bambini erano poche e chiare: usare più materiali possibili e seguire la propria creatività perché ognuno potesse trovare uno stile personale ed esprimersi a modo proprio, arricchendo ogni pagina del libro a proprio piacimento, attaccando, ritagliando, dipingendo, completando, manipolando.
    Dopo questa breve descrizione (non esaustiva) dell’attività svolta mi soffermo sull’importanza di due aspetti: i materiali e la metodologia.
    L’importanza dei materiali in un laboratorio artistico non sta sicuramente nella loro ricercatezza o preziosità quanto nella capacità di afferire a campi sensoriali diversi e di stimolare sensazioni e messaggi estetici nei bambini. Il bambino deve avere accesso facile a tutti i materiali e l’educatrice/insegnante dovrà limitarsi a dare consigli e informazioni di natura tecnica sull’utilizzo degli stessi o fungere da supporto in caso di difficoltà. Il bambino, abituato nella scuola tradizionale ad una maggiore rigidità nell’uso di materiali (pastelli o pennarelli, matita e biro), che si trova davanti diverse alternative di materiali, può pensare che in qualche modo ce la potrà fare a compiere il lavoro, che un’alternativa vicina alla sua esperienza e a quello in cui si sente più capace può trovarla! Potrà trovare un luogo dove nessuno lo sgrida se si sporca o se cade a terra della tempera o della farina! Potrà fare scoperte su qualità, analogie edifferenze di ciò che ha disponibile. Questa potenzialità dei materiali è ovviamente strettamente connessa alla metodologia portata avanti da chi conduce il laboratorio…i materiali restano oggetti sterili se l’educatrice/insegnante li utilizza in modo tradizionale, dicendo al bambini cosa farne, dando temi prestabiliti o idee già pronte. Deve invece dare un metodo, insegnare un modo di procedere, una guida perché ognuno possa trovare uno stile personale, attraverso la pratica attiva e la sperimentazione pratica. Non deve imparare a copiare e a ripetere ma ad inventare. La metodologia deve prevedere l’attenzione non al risultato ma al percorso che ogni bambino attua, rispettando tempi e ritmi personali. Dovrà tenere conto delle rispote e sollecitazioni dei bambini, essere flessibile e prevedere cambiamenti della linea d’azione anche in corso d’opera.
    MariaGrazia Brunetti

  • Il Laboratorio è il luogo simbolico, ma anche definito in uno spazio determinato, nel quale il “sapere” e il “saper fare” si coniugano per il raggiungimento di obiettivi comuni ai partecipanti. Tali obiettivi vengono perseguiti attraverso la progettazione di percorsi di apprendimento incentrati sulla ricerca-azione ma, a differenza di quanto molte persone sono portate a credere, il laboratorio non è il luogo deputato allo spontaneismo, viceversa, esso richiede una progettazione specifica e continua. A mio avviso, le dimensioni che dovrebbero essere privilegiate in un laboratorio artistico dedicato ai bambini, dovrebbero essere quella “interdisciplinare” e quella “relazionale”, pur riconoscendo importanza anche anche alle restanti. Nella sua dimensione interdisciplinare, il laboratorio è il luogo in cui i diversi saperi vengono reinterpretati e rielaborati attraverso l’esperienza diretta; l’approccio di diversi linguaggi, scritto, orale, corporeo, muusicale, ecc…agevola l’acquisizione delle conoscenze secondo diversi punti di vista. Il laboratorio artistico può creare l’occasione per il collegamento fra la dimensione artistica, intesa come lettura dell’opera d’arte e la dimensione storico-culturale (collocazione spazio-temporale, contesto storico di riferimento) o scientifica (spazialità, prospettiva, tecnicismi, ecc….). In definitiva, il laboratorio può realmente porsi come punto d’incontro di diversi saperi e conoscenze che si integrano e si arricchiscono vicendevolmente. La dimensione relazionale è imprescindibile dalla didattica laboratoriale che presuppone l’interazione continua fra i pari, fra i bambini e l’insegnante e fra i soggetti partecipanti e l’ambiente nel quale il laboratorio si svolge. Questa dimensione deve essere particolarmente sollecitata dal conduttore del laboratorio attraverso l’ascolto dei bisogni formativi degli allievi, stimolando la loro partecipazione attiva e convogliando la loro ricerca-azione nel raggiungimento di obiettivi condivisi in un’ottica di cooperative-learning.

  • Il laboratorio è una dimensione, un orientamento educativo – didattico che propone delle atmosfere e dei processi. La caratteristica principale, a mio avviso, è il fatto che non sia un determinato luogo fisico, ma sia uno stile educativo attivo rivolto a fornire ai partecipanti l’esperienza dei percorsi per acquisire abilità e contenuti; per questo è fondamentale la METODOLOGIA ovvero un approccio che non vuole direttamente puntare all’obiettivo, ma vuole preparare agli obiettivi che si vogliono raggiungere, vuol determinare condizioni contestuali sulle quali fondare il percorso operativo. all’ interno del laboratorio artisitco, la metodologia che porta all’incontro con l’arte vuole essere non meramente un incontro tecnico per acquisire abilità, ma anche un’occasione per stare bene, per scoprire il piacere dell’arte, del toccare, del fare esperienza ecc.. Il laboratorio deve proporre al gruppo una dimensione diversa, una nuova angolazione ed un nuovo punto di vista che incuriosisca e spinga al desiderio di approcciarsi all’arte.

  • Il laboratorio inteso come luogo in cui si costruisce attivamente la conoscenza è ormai considerato un elemento essenziale nella programmazione di una didattica efficace. Il detto “se faccio imparo” è rivelatore di una convinzione oggi molto diffusa: il bambino apprende maggiormente se si sente coinvolto in ciò che fa in classe, se si sente protagonista delle sue nuove scoperte. E’ per questo motivo che, secondo me, la dimensione più importante del laboratorio è quella relazionale. Non si tratta di semplice cooperazione, di collaborazione di gruppo, ma proprio di fare esperienze insieme, in modo che i bambini si sentano emozionati a scuola. Questa metodologia richiede sicuramente molta fatica agli insegnanti perchè occorre predisporre materiali, ambienti adatti, ma soprattutto creare occasioni che davvero siano di stimolo per i bambini. Nelle scuole primarie che ho visto e frequentato c’è sicuramente poca familiarità con l’opera d’arte, che si comincia a conoscere solamente nelle scuole secondarie di secondo grado come “oggetto di studio”. Perciò è per me una novità l’opera d’arte come strumento educativo, utilissimo anche fin dai primi anni della scuola dell’Infanzia. Questo può aiutare a sviluppare uno spirito di osservazione e di critica e ad avvicinare i bambini e i ragazzi al mondo dell’arte e della storia dell’arte, oggi purtroppo considerate “per pochi”.

  • E chiaro che se parliamo del laboratorio non possiamo dire che solo ha una caratteristica principale. In un spazio d’apprendimento cosi complesso ci sono molte cose che possono influire, ma si proviamo da incontrare una, la più principale, mi arrischio a dire che e la dimensione estetica della sala / posto dove si sviluppa l’attività. Cos’è la dimensione estetica? Questa dimensione fa riferimento a tutto quello che può influire sull’attitudine, partecipazione, predisposizione, stato d’animo, e in conseguenza, ai processi di acquisizione e progettazione/ espressione del bambino. Per farlo più chiaro, la dimensione estetica fa riferimento a la disposizione e tipi di materiali, lo spazio, l’arredo, il clima (a livello fisico, di temperatura, e a livello relazionale)…
    E perché questa dimensione è molto importante? Perché ha una grande quantità di elementi che affettano direttamente al bambino, nel senso che, se un bambino ha caldo sicuramente vorrà finire prima la sua opera perché non stara bene, per fare un esempio.
    Perciò, l’insegnante / responsabile del laboratorio deve prestare molta attenzione a tutti gli elementi che ha la dimensione estetica.

  • Tutte le aree elencate nell’articolo sono importanti per lo sviluppo di un buon laboratorio. Ad ogni modo gli aspetti fondamentali che a mio avviso non possono mancare sono anzitutto una metodologia, in quanto senza di essa sarebbe impossibile qualsiasi apprendimento. Bisogna suscitare nei bambini la curiosità, lasciarli liberi di usare la fantasia e motivarli a fare e a creare, in questo modo il bambino costruirà qualcosa di importante.
    Un altro aspetto importante è l’ambiente e lo spazio; esso deve essere adeguato e ben strutturato, accogliente e deve essere creato in modo da permettere l’effettuazione sia di lavori in gruppi ma anche di momenti in cui fare un lavoro di tipo individuale. Quest’ultimo aspetto è la prima cosa con cui i bambini entrano a contatto appena arrivano e quindi è fondamentale che sia ben curato perchè avrà di sicuro un impatto su di loro.

  • L’ attività laboratoriale si caratterizza per una valorizzazione dell’ azione che diventa così il principale veicolo di comprensione e conoscenza. Il laboratorio si basa quindi sul principio deweiano del “learning by doing”, ovvero imparare facendo, secondo cui la conoscenza e il pensiero si sviluppano insieme all’ attività pratica. L’ apprendimento quindi si fonda sull’ esperienza e sull’ azione diretta del bambino o del ragazzo.
    Oltre a ciò un aspetto importante è anche quello della “ricerca”: si tratta di presentare al bambino situazioni interessanti e di ricercare le modalità per mobilitare le energie degli allievi, i quali devono partecipare alla costruzione dei loro saperi, imparando a ricercare le informazioni utili necessarie per riorganizzare le proprie conoscenze.
    E’ per me difficile scegliere un aspetto tra quelli presentati da Elisabetta Bignami in quanto li ritengo tutti di grande importanza per la realizzazione di un vero e proprio laboratorio.
    Dato che si tratta di un laboratorio artistico ritengo importante soprattutto la sua NATURA ESPRESSIVA in quanto offre la possibilità di comunicare con gli strumenti del linguaggio grafico/ simbolico e della comunicazione visiva attraverso l’ utilizzo di diversi materiali, da quelli di recupero a quelli tecnologici.
    A mio parere, un’ altra dimensione importante è quella RELAZIONALE: il laboratorio a seconda dei contenuti che affronta, promuove attività individuali, di piccolo, medio e grande gruppo. E un aspetto importante di questa dimensione è la “reciprocità del sapere” intesa come desiderio di condividere conoscenze e capacità con gli altri. E’ il bisogno di collaborare attraverso un continuo scambio di idee e un aiuto reciproco.
    Da qui emerge l’ importanza della dimensione METODOLOGICA, che a mio parere, rappresenta un collante per tutti gli altri aspetti caratteristici del laboratorio. Questo infatti prende le distanze da una didattica tradizionale che si limita a portare il bambino all’ acquisizione di un sapere già dato, bensì favorisce il protagonismo del bambino che deve potersi sentire libero di esprimere la propria creatività e fantasia senza paura di sbagliare perchè sicuro dell’ accettazione da parte dell’ adulto.

  • Il laboratorio è un metodo operativo e quindi, secondo me, tutte le varie aree sono importanti; come ci ha già ben insegnato Cuomo, “Il laboratorio prima che ambiente, è uno spazio mentale attrezzato, una forma mentis, un modo di interagire con la realtà per comprederla e/o cambiarla”.
    Questo a mio avviso è fondamentale, ogni laboratorio dovrebbe avere sì, un progetto di base con uno scopo, ma penso che sia bello gustarsi le atmosfere preparatorie, senza puntare direttamente all’obiettivo da raggiungere. È importante secondo me far capire agli alunni, che il laboratorio non è un incontro tecnico per acquisire conoscenze fine a se stesse in modo rigido, lineare, ma è un’ esperienza dove ogni odore, rumore, movimento diventa importante per la conoscenza. Non devono esistere programmi rigidi da rispettare a tutti i costi e da ottenere forzatamente, perché rompono la magia, la curiosità, il desiderio di lasciare il segno del proprio passaggio.
    Attraverso il laboratorio artistico si sperimentano percorsi che prevedono il passaggio dalla conoscenza soggettiva, attraverso la dimensione sensoriale e l’approccio manipolativo, ad un livello oggettivo che permette agli alunni di scoprire le caratteristiche dei materiali e dell’ambiente direttamente vissuto. In laboratorio gli alunni trovano un clima favorevole per esprimere il proprio pensiero creativo nel rispetto dei tempi e delle capacità individuali, per realizzare oggetti, manufatti, da soli e in piccoli gruppi. Fondamentale è che l’alunno in questo processo di apprendimento non è un semplice spettatore, ma attore in prima persona: sperimenterà su di sé e in relazione agli altri un processo di conoscenza attraverso la fruizione mediata di luoghi, modalità ed esperienze.
    La metodologia del laboratorio deve avere un ingrediente fondamentale da sottolineare subito per non creare “ansia da prestazione”, insoddisfazione o imbarazzo: l’importanza dei processi di elaborazione individuale, più che il risultato finale!
    Ho lavorato diversi anni in collaborazione con l’istituto Francesco Cavazza di Bologna e proprio lui consigliò una gita scolastica al museo Omero di Ancona. Di solito i bambini, o i ragazzi in generale, non amano trascorrere ore ed ore dentro ai musei, ma lì è avvenuta la magia: lì tutto si può toccare, annusare, calpestare, misurare. L’arte diventa un tutt’uno con il tuo corpo e con i tuoi sensi e si dimentica, o comunque passa in secondo piano, che quello è un museo nato per i non vedenti, non è necessario specificarlo, perchè può nascere come un laboratorio nato per tutti per un approccio multisensiorale all’arte.

  • Poiché il laboratorio si caratterizza come situazione didattica in grado di coniugare il sapere con il “saper fare”, tutte le caratteristiche sopra citate sono indispensabili per la costruzione di tale complesso percorso di apprendimento.
    Dovendo scegliere, direi che quella che mi sembra più importante, nel contesto specifico, è la dimensione metodologica.
    La narrazione, la metafora e la descrizione dell’opera d’arte, considerate come strategie di problem solving, all’interno di un laboratorio artistico si traducono in apprendimento significativo, nel momento in cui permettono all’allievo di porsi come protagonista in un processo di costruzione della conoscenza.
    In questa prospettiva, assume una valenza particolare la figura dell’insegnante, chiamato a ricoprire sia il ruolo di ricercatore, curando la progettazione delle attività in funzione dello specifico progetto educativo e formativo, sia quello del facilitatore e negoziatore, in grado di tradurre le conoscenze in modi e termini accessibili a tutti gli alunni.

  • Dalla lettura fatta sul laboratorio artistico posso dire che tutte le aree descritte sono piene di significato e di notevole importanza. A partire dall’aspetto artistico nel quale non possiamo capire a pieno un quadro senza fare una ricerca storica sul contesto del pittore. Come possiamo capire la funzione di un’opera o quello che l’autore ci vuole trasmettere senza fare un breve approfondimento.?Per quanto riguarda nell’uso nell’arte per collegarsi ad altre discipline mi trovo coinvolta in prima persona in quanto sul mio lavoro di tesina, del quinto anno delle superiori, ho adottato una strategia simile collegandomi alla matematica partendo semplicemente da un quadro di Escher. Molto importante è anche la metodologia con il quale si descrive la modalità nelle attività educative del laboratorio artistico. Si possono promuovere attività artistiche e artigianali come ad esempio possono essere richiamate tecniche passate (puntinismo,tecnica a mosaico,etc…) e riproporle ai bambini anche in una dimensione ludica.
    Il laboratorio è una dimensione molto importante anche a scuola dove il bambino è chiamato ad agire in prima persona riscoprendo se stesso e acquistando maggiore fiducia . Grazie a piccole attività individuali e di gruppo il bambino impara a stare con gli altri e a cooperare.
    Quando si pensa a un laboratorio artistico tutti questi aspetti sono essenziali e non possono essere trascurati.

  • A mio parere l’area più significativa è quella metodologica. Nei testi che ho consultato, viene più volte ribadito che lo stile di lavoro in un laboratorio deve essere flessibile e disponibile ad accogliere ogni imprevisto che scaturisce dal fare attivo, operativo. Un fare che deve essere progettato per dare agli alunni la possibilità di scoprire, sperimentare, conoscere e utilizzare materiali diversi ed esprimersi attraverso di essi. È proprio l’insegnante che ha il compito di progettare questo percorso e fare in modo che sia “offerta di conoscenza”, come scrive Munari; ma non una conoscenza mnemonica e nozionistica dove il bambino assume un ruolo passivo, bensì una conoscenza che vede il bambino coinvolto attivamente nell’attività, senza paura di sbagliare e mettendo in atto un apprendimento di scoperta. L’insegnante può introdurre la narrazione, la metafora e altre metodologie che privilegiano la fantasia tipica dell’età infantile e che bene si combinano con l’attività artistica. L’area metodologica all’interno del laboratorio non offre solo al bambino un’interessante via di conoscenza, ma è anche un’opportunità di ricerca-azione per l’insegnante che deve garantire una “progettazione continua” del suo modo di fare cultura.

  • Il laboratorio come lo definisce Munari è una dimensione in cui è possibile attivare strategie per l’esplorazioone alla costruzione della conoscenza in modo attivo. Avviene così il connubio tra il sapere e il “sapere fare” in cui non si seguirà la via dell’imparamento, dove il bambino si trova passivamente ad apprendere; si vivrà invece uno spazio d’incontro tra insegnante e bambino nel quale si cercherà di costruire insieme dei percorsi non standardizzati incentrati sulla ricerca-azione valorizzando sia l’aspetto motivazionale del discente sia quello più propriamente “culturale”. Il laboratorio divente così un’occasione di costruzione dei propri saperi all’interno del quale il bambino diventa il protagonista e l’insegnante sarà mediatore e guida favorendo un contesto avalutativo e senza giudizi con libertà di creatività ed espressività. Detto ciò reputo che tutti i punti siano importanti per un laboratorio. Secondo me però va data un’attenzione particolare sia all’aspetto metodologico che a quello relazionale. Il primo fornisce strumenti e chiavi di lettura del laboratorio stesso. E’ importante avere ben chiari gli obiettivi e gli strumenti che permetteranno il loro svolgimento e raggiungimento altrimenti si rischierebbe di confondere questo spazio in un luogo dove il bambino viene lasciato solo a fare quello che gli pare. Il secondo punto invece permette di fare vivere al bambino attività individuali, facendo mettere in gioco le sue capacità; che di gruppo educandolo così alla cooperazione.

  • Secondo me, il laboratorio è uno spazio in cui i saperi si costruiscono, vengono decodificati e reinterpretati, attraverso l’esperienza: quindi luogo di formazione.
    Il laboratorio, però, non è solo un determinato luogo fisico, ma (anche e soprattutto) uno stile educativo – didattico rivolto a fornire ai partecipanti di qualsiasi età l’esperienza dei processi, dei percorsi per acquisire abilità e contenuti. La dimensione laboratoriale propone delle atmosfere e dei processi e determina condizioni contestuali e relazionali forti sul piano affettivo ed emozionale.
    Il laboratorio, infatti, pur avendo un progetto di base, propone un’attenzione alle occasioni, agli eventi, alle circostanze, alle atmosfere, agli ambienti che possono produrre l’emozione e curiosità.
    La dimensione laboratoriale non vuole rapidamente e/o direttamente puntare all’obiettivo (contenuto didattico) per raggiungerlo (come una traiettoria fissa e stabilita) ma vuol gustare e produrre atmosfere preparatorie, antecedenti al fine per cui si sta insieme, vuol determinare condizioni contestuali e relazionali forti sul piano affettivo ed emozionale sulle quali fondare il percorso operativo e di riflessione. Le atmosfere, i contesti, le situazioni, l’ambiente, l’attenzione alle relazioni sono il presupposto per incontrare i contenuti spinti dal desiderio, dall’intrigante curiosità.
    Il luogo laboratorio non va solo occupato, ma guadagnato, conquistato, investito affettivamente, in una parola sola “creato”. Gli spazi vanno percorsi per divenire spazi in cui ogni bambino è passato lasciando i segni della propria presenza, della propria esistenza. Gli oggetti, possono perdere la loro funzione per divenire simboli, prolungamenti della figura del bambino, mediatori per entrare in relazione con l’altro. Il laboratorio propone il gruppo come un organismo che accoglie. Inoltre, l’ambiente trasmette messaggi e delinea l’impronta educativa che la scuola offre; per questo è importante creare ambienti idonei, caldi e accoglienti, ponendo attenzione nell’accostamento di colori, forme e materiali.
    La dimensione laboratoriale, quindi, riveste un ambito molto importante nell’insegnamento e nei processi di apprendimento. Le caratteristiche percettive ed evocative di ogni bambino vengono sollecitate dalle diverse attività proposte, lo sviluppo sensoriale viene favorito attraverso l’utilizzo di ogni canale percettivo . Il laboratorio artistico, pertanto, si definisce creativo ed estetico, in quanto sollecita la curiosità e la ricerca di soluzioni nuove e in quanto permette di apprendere con i sensi e la percezione. Accanto all’operatività degli alunni, al loro manipolare per apprendere, è funzionale anche assicurare il “protagonismo” degli alunni stessi. Nel laboratorio i bambini devono poter esprimere la propria creatività, sentirsi liberi di manifestare sé stessi, di presentarsi agli altri, sicuri di una accettazione da parte degli adulti. Tutto ciò richiede un “fare attivo”, operativo da parte dei bambini; un fare che non è inteso in senso spontaneistico ma richiede una progettazione specifica. È infatti nello sperimentare tecniche, materiali che l’allievo acquisisce sicurezza delle proprie capacità tale da mostrare sempre maggiore autonomia sia nella scelta delle materie prime, degli strumenti e della sua realizzazione formale.

    La varietà delle proposte dovrebbe stimolare la sperimentazione e la conoscenza di strumenti e di materiali diversi. Questi possono essere utilizzati anche in modo creativo e ciò, oltre ad essere divertente, stimola la fantasia dei bambini e li sollecita a cercare nuove soluzioni. Nell’allestire il laboratorio si dovrebbero predisporre quindi i materiali e gli strumenti in modo che i bambini siano spontaneamente indirizzati verso le attività evitando all’educatore di dover fornire troppe spiegazioni e quindi di vincolare eccessivamente la libertà espressiva. Secondo Munari è la predisposizione ricca ed ordinata dei materiali che aiuta il bambino a comprendere gli elementi strutturali del linguaggio artistico/espressivo, ad immergersi mente e corpo nelle esperienze di tipo costruttivo.
    In riferimento a queste idee teoriche, noi studenti del corso di “Disegno e Arti Figurative” della professoressa Panciroli Chiara, abbiamo avuto l’occasione di “creare” un laboratorio artistico, con l’aiuto della dottoressa Bignami Elisabetta, grazie al quale abbiamo osservato come uno spazio, un luogo “poco adatto” come un’aula universitaria può essere trasformata in un laboratorio.
    Tutto ciò ci ricorda, in primo luogo che la flessibilità spaziale è molto importante nei contesti educativi ma purtroppo non sempre viene ritenuta tale, soprattutto nella scuola. È importante quindi ricordare che uno spazio può modificarsi per svolgere un’attività o per accogliere i bambini; organizzare lo spazio a seconda dell’attività permette di utilizzarlo al meglio e per scopi diversi.
    In secondo luogo, sono stata colpita dai materiali e dagli strumenti, pochi e semplici, che abbiamo usato per creare le nostre opere e come questi abbiamo stimolato in noi una grande creatività e inventiva, incitando tutti i presenti a produrre un’opera “nostra”. Le attività che vengono svolte, infatti, dipendono anche dai materiali e dagli strumenti disponibili. In qualsiasi laboratorio vi sono generalmente una grande varietà di materiali; tra questi, come possiamo osservare dalla tabella sopra rappresentata dei “caratteri di un laboratorio artistico”, possono esservi materiali di recupero, materiali poveri, materiali solidi, adatti a stimolare tutti i sensi, materiali tecnologici. L’accessibilità dei materiali e degli strumenti e la possibilità di utilizzarli senza l’intervento diretto dell’adulto, aiutano il bambino a lavorare in autonomia, sollecitando la creatività e l’immaginazione.

  • A parer mio il laboratorio artistico creato in un museo può essere una nuova modalità di apprendimento ben accolta dai bambini poichè possono finalmente esprimersi in tutta la loro creatività come soggetti attivi. Nelle normali ore scolastico tutto cuò purtroppo non sempre accade, anzi la parola dei bambini è spesso sottomessa a quella dell’insegnante e quindi non è facile sapere cosa vorrebbero esternare i fanciulli. Nel laboratorio credo che uno dei fattori più importanti sia la posizione di protagonista che il bambino deve assumere e l’uso dei materiali. Questi ultimi secondo me devono essere variegati ma nello stesso tempo semplici e possibilmente manipolabili: i bambini hanno molta più soddisfazione a “creare” letteralmente qualcosa di proprio anzichè averlo già fatto e quindi immodificabile.
    Credo siano importanti i materiali di riciclo al giorno d’oggi, a far comprendere la loro utilità anche ai bambini farà in modo che in loro nasca già dall’infanzia, un rispetto, un’amore per tutto ciò che aiuta l’ambiente. Importante sarà far capire loro che questo è il LORO ambiente quindi è fondamentale insegnargli il funzionamento della raccolta differenziata, del riciclaggio e della salvaguardia della natura. Con i materiali di recupero sommati alle nuove tecologie si potrà creare un laboratorio secondo me molto educativo e responsabilizzare i bambini sarà per loro solo un apprendimento divertente.
    Si avrà quindi un aspetto multidisciplinare, sempre più diffuso e completo ormai. Un’altro aspetto importante secondo me è creare un luogo adatto al laboratorio artistico, questo dev’essere consono all’attività auspicata, e dovrà provvedere a donare ai bambini vari stimoli sensoriali. Nell’età infantile e poi nella scuola primaria i sensi hanno una valenza determinante e notevole nelle esperienze del bambino, possono infatti provocare un buon inizio e un’apertura nella sua volontà di apprendere, oppure se mal proposto può anche allontanare il bambini dalla curiosità e dalla scoperta. E’ proprio per questo motivo che l’insegnante deve presentare in modo divertente e chiaro l’esperienza del laboratorio per far accrescere la curiosità e la fantasia dei suoi alunni

  • Secondo me il laboratorio è un luogo di conoscenza, di creatività, di scoperta e di sperimentazione durante il quale il soggetto prende coscienza dei propri processi cognitivi attraverso una sperimentazione pratica e attiva. Il laboratorio è un luogo in cui la conoscenza viene sperimentata e costruita in modo attivo dal bambino che è il vero protagonista di questo percorso. Nella mia opinione tutte le dimensioni elencate sopra sono importanti nella conduzione di un laboratorio ma soprattutto è particolarmente significativa la dimensione relativa ai tempi e agli spazi, poichè è importante progettare lo spazio del laboratorio in modo accurato, uno spazio a misura di bambino, in cui il bambino può sentirsi a proprio agio, uno spazio accogliente. Anche l’uso dei materiali dovrebbe essere curato, utilizzando anche materiali di recupero che rappresentano uno stimolo alla fantasia e allo sviluppo del senso pratico. Infine bisogna tener conto dei tempi di ciascun bambino nel programmare un’attività laboratoriale, poichè ciascun bambino ha i suoi tempi di sviluppo, i suoi stili di apprendimento ed è importante rispettare e valorizzare le differenze individuali.

  • Premesso che il laboratorio necessita di tutte le dimensioni sopra citate, che si alimentano e arricchiscono a vicenda, quelle su cui mi concentrerei prevalentemente sono due.
    La prima è senz’altro quella del coivolgimento dei 5 sensi parallelamente a quella dell’interdisciplinarità, con lo scopo di suscitare nel bambino curiosità, DESIDERIO di apprendere e conoscere attivamente. Coinvolgere il bambino nella sua interezza, richiamare immagini e ricordi del suo vissuto, fa nascere in lui delle emozioni, che costituiscono il canale privilegiato attraverso cui si sentirà libero di aprirsi ed emergere. Ciò che distingue un laboratorio dal tradizionale metodo di insegnamento è proprio il fatto che coinvolgendo il bambino emozionalmente, cognitivamente e praticamente, si attivano emozioni e sensazioni che sono il “filo di arianna” della conoscenza. In particolare l’arte è capace di richiamare alla mente colori, odori, immagini cui ognuno di noi è sentimentalmente legato. La seconda dimensione che di certo non perderei d’occhio è quella RELAZIONALE: il laboratorio è un’occasione per amalgamare la classe e far sì che ogni bambino possa esprimersi e confrontarsi con gli altri: sono importanti le attività in piccoli o medi gruppi. Il bambino che può confrontarsi con gli altri può guardare criticamente anche dentro di sè, arrivando all’importante conclusione che non c’è una visione univoca delle cose, ma ci sono più conclusioni a fronte di uno stesso problema e più modi per trasmettere uno stesso messaggio. L’arte è forse quella che più di tutte permette di giungere a questa conclusione: “cosa voleva dirci questo pittore? E’ un messaggio sovversivo o conformista?” oppure “Con che tecnica posso rendere al meglio questo messaggio?”. Attraverso queste domande i bambini arriveranno a conclusioni sempre più varie e nuove, a porsi problemi difficili ed alla conquista di un atteggiamento sperimentale.
    Infine non dimentichiamoci che il laboratorio può essere una grande risorsa per l’integrazione, e l’arte può essere un linguaggio privilegiato per bambini che, a causa di deficit di qualsiasi tipo, non possono usare i linguaggi tradizionali.

  • Il laboratorio permette ad ogni partecipante la scoperta, rielaborazione, costruzione dei saperi, senza che ci sia una scissione netta tra conoscenza e prassi. E’ un luogo di creatività e conoscenza, di sperimentazione, espressione, scoperta e autoapprendimento.
    Tutto ciò diventa efficace solo se l’esperienza laboratoriale è caratterizzata da tutti gli elementi didattici citati da Elisabetta Bignami. Le aree, per la mia esperienza, più carenti attualmente riguardano le metodologie utilizzate (ancora caratterizzate da una didattica di tipo nozionistico, poco flessibile a modifiche derivanti dall’ascolto dei bisogni dei bambini) e l’aspetto relazionale tra bambino ed educatore. Ho notato, infatti, molto spesso insegnanti più occupati a esprimere giudizi, commenti, fornire spiegazioni, che a lasciar liberi i propri alunni di sperimentare alfabeti diversi, ottenendo il risultato di disincentivare la partecipazione dei propri studenti alle attività proposte e chiudendo loro la possibilità di sviluppare l’attitudine ad una lettura critica della realtà.

  • Il laboratorio è una forma di apprendimento caratterizzata dal learning by doing, permette quindi di imparare facendo qualcosa, e non semplicemente ascoltando qualcuno. Questa modalità di apprendimento crea il coinvolgimento in prima persona dell’allievo, si basa sulla ricerca, sulla scoperta, sull’azione, per questo diventa un luogo privilegiato di formazione. Ovviamente tutti gli aspetti tipici del laboratorio sopra citati sono importanti e necessari, quelli però che mi colpiscono maggiormente sono quello l’aspetto relazionale, quello della dimensione interdisciplinare e quello dei materiali. Innanzitutto la natura relazionale del laboratorio mi sembra uno dei punti vincenti di questo tipo di didattica. Ci sono relazioni fra pari, fra insegnante e allievo, fra allievo e ambiente…il bambino deve imparare a confrontarsi con gli altri e con le loro idee, deve imparare a collaborare, in sintesi viene educato a un modo collettivo di conoscere che si basa sulla ricerca, sulla discussione del proprio operato e sulla costruzione di una conoscenza collettiva. La dimensione interdisciplinare è importante perchè oltre a coinvolgere il bambino in tutti e cinque i sensi, gli permette di creare collegamenti fra discipline diverse che magari in una situazione non laboratoriale rimangono separate. Per quanto riguarda i materiali, essere muniti di una grande quantità e qualità permette una scelta di questi, e agevola l’espressione personale di ogni bambino.

  • Il laboratorio è uno strumento didattico considerato sempre più utile che si sta sviluppando sia in ambito scolastico sia extrascolastico per le sue valenze educative, in quanto propone un apprendimento attivo da parte del soggetto che è portato ad agire concretamente sulla realtà, a scoprire e vivere realmente il sapere attraverso esperienza diretta e percorsi sperimentali di ricerca-azione. Centrale è il soggetto, costruttore ed interprete del sapere che non resta puro recettore passivo dei contenuti, ma che, al contrario, esperisce le conoscenze, facendole proprie poiché trattasi di quel “congegno didattico”, come è stato definito, che permette di immergersi totalmente nell’ambito del sapere.
    Due sono gli aspetti essenziali del laboratorio: sperimentazione e centralità dell’allievo, attratto spontaneamente dalle conoscenze. Il laboratorio propone lo sviluppo di competenze mono-cognitive, ovvero la formazione nel soggetto di specifici contenuti; meta-cognitiva, in quanto prevede i processi tipici della sperimentazione ovvero ipotesi, osservazione e verifica; fanta-cognitive, in quanto centrale è la personale elaborazione da parte del soggetto: soprattutto in ambito artistico importante è la consapevolezza che non esiste un’unica visione della realtà, al contrario, ogni prospettiva diviene fonte di nuovi apprendimenti, dal momento che ogni opera può essere “letta” da vari punti di vista e, attraverso il dialogo attivo, fatto di confronto, si può arricchire la visione propria ed altrui.
    Il laboratorio si caratterizza per la centralità data alla sollecitazione delle conoscenze in modo spontaneo e diretto, agendo sulla realtà ed utilizzando strumenti che permettano vera creazione: grande rilevanza assumono, così, i materiali, dai più tradizionali (pennarelli, matite, creta,…) a quelli più innovativi (computer, videocamera,…); grande importanza ha anche lo spazio in cui si intende sviluppare il progetto che deve essere flessibile per poter essere ben organizzato in funzione delle diverse attività; importanti sono anche le esperienze relazionali di comunicazione tra i bambini, fonte di nuove interpretazioni del sapere. Ogni attività deve essere programmata dall’insegnante, ma si deve lasciare, comunque, ad ogni allievo, la possibilità di esprimersi in modo personale, valorizzando sempre la pluralità dell’interpretazione e la creatività degli allievi. Solo in tal modo, infatti, lo stesso insegnante riscoprirà il sapere , a volte rendendosi conto che la stessa opera d’arte può suscitare interpretazioni mai prese in considerazione in precedenza. Ritengo che il mondo dell’arte sia una “realtà ermeneutica”, fonte di interpretazione continua e innovativa, in cui a schemi rigidi e fissi si sostituisca l’apertura, con conoscenze esperite concretamente e non nozionistiche. Nel laboratorio, infatti, temi astratti come l’arte prendono forma ed espressione attraverso un approccio di tipo estetico capace di attrarre l’attenzione dello spettatore. Si parla anche di un aspetto simbolico dell’arte, poiché l’opera trasmette le conoscenze, le idee, i sentimenti che l’hanno prodotta; infine si riscontra anche un aspetto pratico poiché centrale è l’utilizzo di materiali attraverso cui realizzare l’arte.
    A mio avviso, l’elemento più importante che caratterizza il laboratorio è la sperimentazione concreta delle conoscenze che vengono trattate con gli allievi, in cui il sapere non viene trasmesso passivamente, ma “costruito” agendo su di esso grazie ad una grande varietà di materiali e prevedendo che ad un sapere mnemonico e nozionistico, si sostituisca un sapere concretamente esperito, frutto di esperienze reali, agite dal bambino. Grande rilevanze ha, dal mio punto di vista, l’aspetto relazionale: nel laboratorio i bambini si incontrano, dialogano e si scambiano opinioni e idee, entrano in contatto lavorando insieme. All’individualismo si sostituisce così la pluralità delle interpretazioni, l’aiuto reciproco e la costruzione del sapere in cui il contributo di tutti, nessuno escluso, assume centralità. Il laboratorio può divenire, così, uno spazio di collaborazione e incontro tra gli allievi in attività da svolgere insieme per raggiungere obiettivi comuni, dando spazio a quella socializzazione che solo raramente, purtroppo, viene prevista in classe, durante le lezioni tradizionali.

  • In questo convegno si sottolinea l’importanza del laboratorio come contesto privilegiato di epistemologia operativa, concettualizzata negli Anni Ottanta da Alberto Munari. Suo padre, Bruno Munari, che nel video di sopra sapientemente illustra la fantasia, la creatività, l’immaginazione, l’invenzione, definisce il laboratorio come luogo di creatività e conoscenza, scoperta e sperimentazione pratica.
    Sarebbe banale e riduttivo, secondo me, scegliere una sola area perché è palese – mi sembra – che l’effettiva riuscita di un (buon) laboratorio dipenda da più aree che si completano a vicenda in un dialogo continuo e indefesso.
    Il laboratorio è forse l’espressione più tangibile di buona didattica e poggia le sue basi su: le motivazioni, le metodologie, i contenuti, gli strumenti. Questi sono gli ingredienti principali. Il protagonista deve essere il bambino, che è posto e si pone al centro, validamente affiancato e sostenuto da uno o più insegnanti che sappiano interessarlo, motivarlo,attivarlo.
    Il laboratorio è, nel senso più ampio, il luogo delle possibilità, dove c’è spazio per tutti e tutto.
    E’ un’occasione per confrontarsi, incontrarsi, scontrarsi, crescere.
    Si configura, insomma, come uno strumento didattico dagli stimoli e dalle risposte multipli.

  • La questione del laboratorio si è introdotta all’interno del dibattito pedagogico recentemente, e viene contrapposto alla didattica tradizionale, caratterizzata da una modalità di tipo trasmissivo in cui l’insegnante spiega e l’alunno impara; la didattica laboratoriale si connota per la sua capacità di coinvolgimento, per suscitare interesse e motivazione; prende le mosse dal fare dei bambini. Credo che un aspetto centrale, un’idea chiave del progettare un laboratorio sia il pensare alla conoscenza. Il sapere viene settorializzato a scuola tramite la scansione/divisione in discipline che appaiono ciascuna indipendente dalle altre, questo porta i bambini a pensare rigidamente per materia; il laboratorio lega invece tutti gli ambiti del sapere, permette di agire con il corpo e con la mente.
    Tutte i caratteri di cui è composto il laboratorio artistico sono importanti e sono tutte aree che dipendono l’una dall’altra per la sua riuscita, nessuna può esserne esclusa. Nonostante ciò ritengo che una dimensione fondamentale sia quella relazionale, quindi lavorare con atteggiamenti cooperativi, sviluppare capacità di progettazione; il laboratorio dovrebbe essere un luogo in cui si collabora e si progetta per un lavoro comune, il rischio che si deve evitare è proprio quello dell’isolamento. Si deve lavorare sulla creazione di un clima positivo e stimolante. La dimensione relazionale propone poi un concreto allenamento delle proprie capacità di ascolto, di attenzione empatica, di leadership propositiva e di comunicazione assertiva.

  • Il laboratorio, secondo me, non è da considerare un’attività a sé stante, un’attività extrascolastica, un determinato spazio fisico, non denota un certo tipo di attività, ma piuttosto è da considerare come uno stile educativo didattico attivo, che vede i bambini come protagonisti del proprio sapere. È proprio questa la caratterista del laboratorio: non si tratta di una lezione frontale, ma di un “giocare”, riflettere, lavorare, ricercare insieme ai bambini per creare un sapere unitamente; si passa, quindi, dalla lezione unidirezionale, direttiva a quella interattiva, di cooperazione, nella quale le relazioni, lo stare insieme ai compagni diventano fondamentali. Il laboratorio, infatti, permette al bambino di conoscere meglio se stesso, i propri limiti, gli permette di avvicinarsi ai propri compagni, di riscoprirli, di creare complicità con essi e, in generale, porta a una maggiore unione della classe e, spesso, anche a un miglior risultato dei bambini stessi perché, collaborando insieme, si sono aiutati, si sono confrontati, si sono messi in discussione, si sono resi conto dell’altro e dei diversi punti di vista che si possono avere.
    Il laboratorio pone particolare attenzione alle occasioni, agli eventi, alle circostanze, alle atmosfere (e ciò l’ho potuto notare molto bene nei diversi laboratori a cui ho partecipato) per creare un ambiente che trasmetta desiderio di conoscere. Questo è possibile poiché, diversamente a ciò che avviene nella lezione tradizionale, non si punta direttamente all’obiettivo, ma si gustano insieme le atmosfere preparatorie, antecedenti al fine per cui si sta insieme, si determinano condizioni contestuali e relazionali forti sul piano affettivo ed emozionale sulle quali poi fondare il percorso operativo e di riflessione.
    Durante il secondo anno di università ho partecipato al laboratorio “Giocare con l’arte visiva” e ho potuto constatare che anche con l’arte di può “giocare”. Infatti non esiste solo la lettura del quadro e la sua contestualizzazione per fare storia dell’arte, ma con le opere si può interagire, ci si può mettere in gioco e ci si può riscoprire. Spesso alla parola “arte” a primo impatto si associa l’idea del quadro, ma non è solo questo: arte è anche giocare, costruire con i materiali naturali, con materiali di recupero, arte è usare i sensi, è osservare con occhi nuovi il mondo che ci circonda.
    Fondamentale per la riuscita di un laboratorio, secondo me, è la sua organizzazione, la quale deve essere il più possibile accattivante e intrigante per poter attirare il bambino, deve essere vicina ai suoi interessi, non deve essere rigida, ma pronta a modificarsi in corso d’opera in base alle esigenze dei suoi protagonisti. Come le metodologie, anche gli strumenti da utilizzare devono essere i più svariati, creativi, liberi, devono stupire al fine di aumentare la motivazione e il desiderio dei bambini di scoprire e conoscere cose nuove.
    In un laboratorio non importa tanto il risultato, ma il percorso che si intraprende insieme.
    È molto bello, inoltre, poter far “giocare” i bambini con l’arte e pensare che, allo stesso tempo, stanno imparando anche altro: l’interdisciplinarietà che lega un’opera d’arte alle altre discipline, come ad esempio la matematica, la geometria, la fisica, l’attenzione alla fruizione di questa attraverso i cinque sensi è forte e arricchisce il laboratorio stesso.

  • Il laboratotio artistico è un método molto interessante per utilizzare alla scuola, dato che permette avvicinare l’arte ai bambini. E questo avvicinamento non è solo teorico, perchè promuovere la partecipazione attiva e dinamica dei bambini. Cioè, i bambini devono lavorare, sperimentare e scoprire l’arte, e così potranno costruire una conoscenza più duratura e significativa.

  • Il laboratorio entra nel dibattito pedagogico negli anni ’70 quando la didattica trasmissiva (lezioni frontali, spazi non flessibili, apprendimento individuale, discipline isolate) entra in crisi.
    La pratica laboratoriale inizia così a diffondersi in anni in cui al centro dell’apprendimento non vi è più il sapere ma il bambino.
    Bisogna porre attenzione quando si parla di laboratorio: infatti per laboratorio non si intendono delle attività di extrascuola in cui si apprende una tecnica o un lavoretto (mi vengono in mente quelle scuole che nel dopo scuola organizzano laboratori di cucina, ricamo o canto) ma un’attività educativo-didattica per raggiungere gli obiettivi delle singole discipline utilizzando strumenti, modalità, tempi e spazi personalizzati, quindi più efficaci per assicurare ad ogni bambino il successo scolastico. Questo, a mio parere, è uno degli aspetti più importanti del laboratorio: proponendo una vasta scelta di strumenti, tecniche, materiali, metodologie, il bambino ha la possibilità di imparare attraverso il metodo per lui più affine diventando veramente protagonista del suo apprendimento.
    Un altro aspetto importante del laboratorio è che si impara facendo: questo è il presupposto che porta gli insegnanti a pianificare attività che consentono al bambino di cimentarsi in esperienze concrete, usando strumenti e materiali vari, superando così la concezione della trasmissione orale del sapere.
    Infine un’altra dimensione importante del laboratorio è la dimensione relazionale: i partecipanti hanno la possibilità di collaborare tra di loro, sostendedosi vicendevolmente, condividendo idee, punti di vista, ampliando così le loro conoscenze. Anche il ruolo dell’insegnante all’interno del laboratorio cambia: non dovrà più semplicemente essere un trasmettitore di conoscenze ma un “regista”: dovrà ascoltare i bisogni dei partecipanti, stimolare la partecipazione e cercare sempre di coinvolgere tutti.

  • Il laboratorio è un luogo che si caratterizza per le sue modalità scientifiche e sperimentali in cui i soggetti sono attivi e partecipano alla costruzione della conoscenza. In questo luogo vengono definiti spazi, materiali e metodologie che devono favorire un processo di apprendimento attivo e per scoperta. L’insegnante prepara un percorso in cui i bambini possono davvero essere loro stessi gli agenti della conoscenza, stimolando la fantasia e la creatività. Nel laboratorio non avviene quindi un apprendimento passivo in cui l’insegnante parla, i bambini ascoltano e devono ripetere quello che ha detto il maestro, ma è un apprendimento attivo in cui i bambini vengono lasciati anche “soli” e liberi di agire per sviluppare anche una certa autonomia. Ogni aspetto citato sopra è fondamentale nel laboratorio ma gli aspetti centrali secondo me sono: la dimensione interdisciplinare, perché i saperi non sono separati e “divisi per contenitori”, ma ognuno è collegato a un altro formando un’unica rete, e il bambino lo deve capire, e la dimensione relazionale, perché i bambini devono interagire gli uni con gli altri nel rispetto reciproco, e per un confronto positivo imparando anche dagli altri.

  • Laboratorio, parola da sempre sentita in campo formativo ma mai realmente presa in considerazione. Tutti promuovono una didattica laboratoriale ma nella scuola è veramente difficile vederne un’applicazione concreta e costante. Partendo dalle considerazione di Dewey potremmo definire laboratorio quel luogo che svolge funzioni di collegamento pluridisciplinare, favorendo socializzazione e l’educazione morale.
    Qui il bambino viene coinvolto in prima persona nel processo di costruzione della conoscenza mediante la possibilità di costruire, rielaborare, scoprire i saperi disciplinari attraverso l’esperienza diretta valorizzando sia le motivazione del soggetto che apprende, sia le ragioni culturali degli oggetti di conoscenza.
    Durante un laboratorio è perciò inevitabile stimolare competenze di diverse aree disciplinari attraverso la gestione diretta dell’esperienza.
    L’esperienza diventa perciò la parola chiave della didattica laboratoriale proprio perchè al soggetto non viene chiesta una rielaborazione astratta dei contenuti appresi, come avviene nella didattica tradizionale, ma il mettersi in gioco operativamente all’interno di processi di apprendimento per conoscere e sperimentare nuovi alfabeti.
    L’obiettivo è perciò quello di arricchire il più possibile il bagaglio esperienziale del bambino in modo che possa scegliere autonomamente e con atteggiamento critico il proprio percorso.
    Durante il mio primo tirocinio ho avuto la fortuna di assistere alla conduzione di un laboratorio artistico all’interno del Mambo, a seguito di un percorso svolto nel museo. Il tema centrale del laboratorio era: il sasso. I bambini furono disposti in cerchio per svolgere le attività proposte: di tipo sensoriale (camminare a piedi scalzi su un percorso fatto di sassi, odorare e toccare i sassi dati individualmente ai bambini) ma anche di tipo pratico (costruzione di un piccolo libro sul sasso).
    è evidente come sia forte la componente emotiva ma anche quella relazionale e operativa.
    Da quanto ho potuto vedere, ogni dimensione è fondamentale per la riuscita del laboratorio proprio perchè la mancanza anche solo di una di queste, ne presupporrebbe una diversa riuscita.

  • Alla luce di quanto ho letto e dalle conoscenze che ho acquisito nella mia formazione, posso dire di apprezzare particolarmente due aspetti del laboratorio: l’interdisciplinarietà e la dimensione relazionale.
    L’interdisciplinarietà mi sembra un modo di educare, a prescindere dalle modalità che si possono utilizzare, molto positivo: permette all’educatore di accrescere le competenze degli educandi, attraverso uno sguardo più aperto e più consapevole delle svariate conoscenze che si possono acquisire e mettere in atto. All’educando, invece, è data la possibilità di spaziare su più temi, punti, fare collegamenti, creare nuove relazioni tra i contenuti e soprattutto farlo in prima persona, attraverso diversi mezzi.
    Uno può essere la lingua scritta, un altro può essere la lingua orale e poi tutta quella serie di linguaggi che spesso vengono accantonati, ma che in realtà andrebbero potenziati enormemente nell’atto educativo: mi riferisco al linguaggio artistico, al linguaggio musicale, al linguaggio non verbale. Un’opera d’arte, un brano musicale o tutto ciò che rientra nell’espressione non verbale richiede un’ulteriore capacità al soggetto: l’ascolto e l’osservazione. Questi linguaggi sviluppano, in chi hanno di fronte, una serie di competenze e capacità che gli sono e saranno, poi, utilissime per muoversi in ogni campo della propria vita.
    Ecco perché sarebbe importante, a scuola, attraverso il laboratorio (che lo permette), far “parlare” tutti questi linguaggi.
    In base a questa considerazione, è chiaro che: la qualità e il tipo di strumenti che vengono forniti al soggetto nel laboratorio sia un aspetto da tenere molto in considerazione quando si pensa di avviare un progetto laboratoriale; inoltre, si comprende bene come la dimensione relazionale in cui il bambino condivide con i compagni ciò che ha creato, costruito, inventato, scoperto, pensato, immaginato durante il laboratorio, sia una fase molto importante, perché conduce alla chiarificazione di un lavoro svolto e di tutto quello che il bambino ha imparato e acquisito sia in positivo sia in negativo. Permette anche di fare in modo che un bambino, magari molto timido e impacciato, possa semplicemente esporre ciò che ha fatto senza dire molte parole grazie al fatto che il prodotto artistico parla da sé e i compagni possono farsi un’idea da soli di ciò che il bambino ha creato.
    Concludendo, per me, il laboratorio, non deve essere solo un’esperienza inserita ogni tanto nel programma scolastico, un “occasione speciale” che capita ogni tanto, come le gite. Sarebbe bello se diventasse un modello ispiratore per la conduzione dell’insegnamento.. a volte anche con semplicissime attività si può “fare laboratorio”, far sentire il bambino attivo, coinvolto e protagonista nel processo di conoscenza.

  • Il laboratorio non è solo da considerarsi uno spazio fisico ben strutturato con vari materiali che stimolino il bambino, ma è soprattutto una dimensione all’interno della quale il bambino esplora, si mette alla prova, inventa, impara, elabora un prodotto finale. Dunque vengono usate diverse metodologie e strumenti per stimolare gli allievi a partecipare il più attivamente possibile. Innanzitutto bisogna far affiorare la curiosità e la motivazione: il divertimento e la soddisfazione di “creare qualcosa” verranno di conseguenza. La scelta dei materiali da impiegare è da tenere ben presente: un laboratorio può esser fatto con moltissimi materiali (carta, creta, pasta di sale, legno…), se sono di riciclo tanto meglio.
    Ovviamente tutte le aree sopra elencate sono fondamentali, ma la più significativa ritengo sia quella interdiscipinare perchè è importante che il bambino usi tutti i cinque sensi, inoltre la creazione di un’opera non coinvolge solo il lato artistico, ma è interessante capire come da essa si possa intrecciare lo studio e la relazione con altre materie.

  • Credo che in un laboratorio artistico siano fondamentali tutte le dimensioni sopra citate. Quello che io curerei di più sono i materiali proposti, perché penso che offrire ai bambini diversi tipi di “medium espressivi, dia la possibilità di conoscere e manipolare anche quei materiali inusuali, che a scuola non vengono utilizzati. In questo modo i bambini sviluppano creatività e fantasia. I bambini nel laboratorio artistico sperimentano, costruiscono e creano attivamente la propria conoscenza, attraverso l’espressione artistica. L’attenzione nella scelta dei materiali strutturati e non, come ad esempio i materiali di recupero, permette un approccio di tipo diverso da quello proposto a scuola, rompendo quella metodologia rigida e fissa e proponendo invece un apprendimento e un conoscere attraverso il fare e il creare.

  • Il laboratorio è un elemento didattico che si è sviluppato recentemente nelle scuole con l’intento di valorizzare un apprendimento attivo e una partecipazione autonoma di ogni persona che ne fa parte. Il bambino dunque è coinvolto in prima persona, è il vero protagonista, nel senso che non si limita ad ascoltare l’insegnante (come avviene durante le “classiche” lezioni trasmissive) ma è impegnato in varie attività di manipolazione, di creazione, di disegno… seguendo il principio deweyano del” learning by doing” ossia imparare facendo.
    Il laboratorio dunque deve essere inteso come un luogo di ricerca, scoperta, creatività e fantasia che permette all’ allievo di soddisfare i propri bisogni di espressione. L’insegnante- educatore ha un ruolo cruciale in quanto deve stimolare la partecipazione e l’esplorazione degli alunni ma anche limitare il più possibile i commenti e i giudizi.
    A mio parere tutte le aree sopra citate sono importanti per la buona riuscita di un laboratorio. Ritengo però che un insegnante debba tenere in considerazione soprattutto la dimensione relazionale proprio perchè i bambini sono i veri protagonisti del laboratorio. L’educatore deve quindi predisporre le attività prestando attenzione ai vissuti, ai bisogni e agli interessi personali degli allievi.
    Il laboratorio, a seconda dei contenuti affrontati, dovrebbe prevedere a mio parere sia attività individuali sia attività di gruppo di modo da sviluppare un atteggiamento collaborativo tra i bambini ai fini di un lavoro comune. I lavori di gruppo consentono inoltre ai bambini di conoscersi meglio, aiutarsi l’uno con l’altro, imparare ad ascoltare gli altri e le loro idee e in alcuni casi ristrutturare le proprie conoscenze sulla base di quanto ascoltato.
    Un altro aspetto che secondo me ha molta importanza nella creazione di un laboratorio è l’organizzazione degli spazi. L’insegnante deve progettare un ambiente stimolante, illuminato, equilibrato e a misura di bambino per consentirgli la totale libertà di gesti e movimenti.
    In generale la struttura del laboratorio insieme alla mentalità dell’insegnante devono essere abbastanza flessibili e duttili per permettere al bambino di agire con una personalità completa in qualsiasi momento.

  • Il laboratorio viene definito come un elemento didattico che garantisce un modello di apprendimento aperto, polivalente e multispaziale, ma è anche definito come luogo in cui i saperi delle diverse discipline vengono decodificati e reinterpretati attraverso la gestione personale dell’esperienza.
    Secondo me tutte le caratteristiche principali del laboratorio sono importanti per avere un buon esito educativo; tuttavia ritengo che la caratteristica di maggior rilevanza sia l’uso dei diversi materiali. E’ proprio tramite l’uso dei diversi materiali che bambini normodotati possono implementare al meglio le loro conoscenze, mentre bambini con sviluppo atipico possono capire meglio determinati argomenti come ad esempio l’alfabeto.
    Infatti attraverso un laboratorio didattico consistente nella costruzione di lettere con materiali come il pongo, la plastilina, il dash, i bambini possono toccare ciò che hanno creato divertendosi e facendo propri tali concetti con maggiore facilità.
    Un ulteriore esempio dell’uso dei materiali in chiave moderna, è la loro implementazione in campo tecnologico.
    In quest’ottica computer, telefonini, tablet hanno una doppia funzione: la prima è quella di inserire il bambino nella società contemporanea, mentre la seconda è di garantire a tutti la possibilità di comunicare e di esprimersi in modo più semplice ed immediato.

  • Il laboratorio è un luogo, uno spazio e una scelta metodologica che promuove un tipo di conoscere attivo (epistemologia operativa = conoscere attraverso l’azione)
    Uno dei principali obiettivi del laboratorio è indagare e vivere l’oggetto di conoscenza e trasformarlo in un vissuto, coinvolgendo tutti i sensi; il bambino diventa così protagonista di un esperienza in cui tutto il corpo viene coinvolto nel percorso di scoperta della realtà. Il bambino impara a conoscere il mondo, ma soprattutto, a emozionarsi. Il bambino diventa costruttore del proprio sapere anziché ricettore passivo.
    Il laboratorio ha lo scopo di stimolare anche l’immaginazione e la fantasia del bambino, per questo ritengo che sia molto importante prestare particolare attenzione alla metodologia, ovvero la modalità con la quale si mette in atto l’attività educativa del laboratorio.

  • Mia nonna è sempre ai fornelli, spesso lavora seduta, ma dice anche che le cose si fanno mille volte meglio in piedi.
    Il laboratorio, secondo me, è un po’ questo: è dare ai bambini la possibilità di “fare le cose in piedi”, di alzarsi dal solito banco, per spostarsi in uno spazio altro, in uno spazio che è sì un luogo fisico (molto spesso un atelier, o un’aula predisposta), ma che è anzitutto uno spazio relazionale, quello in cui le regole della didattica diventano le regole del costruire assieme.
    Il laboratorio è il luogo della possibilità: di sperimentare cose nuove, di sporcarsi le mani, di vedere le cose in un’altra ottica.
    Personalmente, vorrei sottolineare l’aspetto tecnico. Io non credo che si debba insegnare il “bel disegno”, che si debba cadere nella trappola del “disegno giusto e sbagliato”, che ci si debba porre dei “limiti”, tuttavia ultimamente mi rendo sempre più conto di come la “tecnica” vada di pari passo con la soddisfazione. Conoscere l’anatomia ed essere in grado di muovere la figura umana nello spazio, costruire palazzi e strade seguendo la prospettiva, conoscere le teorie cromatiche e saper usare il colore, sono sì il risultato di nozioni tecniche, ma sono anche il punto di partenza per potersi esprimere meglio.
    Con questo non voglio certo dire che si debbano insegnare prospettiva e anatomia alle elementari, ma vorrei spezzare una lancia in favore degli stereotipi. Nessuno dice che non si possa fare una casa ovale col tetto blu, ma per arrivarci bisogna conoscere la casa quadrata col tetto rosso triangolare, così come si deve conoscere l’anatomia per decidere poi di stravolgerla o di non usarla proprio.
    Un bambino che non impara a scrivere le lettere, che non impara le regole di grammatica e di sintassi, non potrà mai di diventare uno scrittore, non potrà mai sfruttare ciò che ha imparato per dare forma alla propria creatività. Lo stesso avviene con l’educazione artistica. L’interdisciplinarietà e l’aspetto relazionale sono altrettanto importanti, ma ho voluto soffermarmi su questo aspetto artistico che ho definito come tecnico perché credo che dare competenze tecniche al bambino sia il primo, indispensabile, passo per far sentire quel bambino capace, per evitare cioè che finisca per pensarsi negato o incapace. Per fare in modo cioè, che possa apprezzare l’arte e la propria arte.

  • Il laboratorio è una forma di lavoro che incoraggia la sperimentazione e la progettualità. Si cerca di valorizzare l’apporto di ogni soggetto, la partecipazione autonoma di ognuno per far si che ogni soggetto si sente protagonista. Nel laboratorio gli alunni hanno un ruolo attivo, sono impegnati nella costruzione della conoscenza, il soggetto viene a prendere coscienza dei propri processi cognitivi attraverso una sperimentazione pratica e attiva.
    Credo che nel laboratorio tutte le dimensioni sopra citate siano fondamentali e vadano valorizzata. Sottolineo però l’aspetto della metodologia. La metodologia si riferisce alla modalità con la quale si mette in atto l’attività educativa del laboratorio attraverso per esempio la narrazione, la metafora dell’opera d’arte o l’osservazione dell’opera stessa. E’ importante adottare uno stile di lavoro flessibile, che si modifica in relazione agli spazi, al contenuto affrontato, ai materiali presenti, alle tecniche utilizzate. Compito dell’insegnate è quello di proporre percorsi di ricerca lasciando agli alunni la possibilità di sperimentare e di esprimersi.

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