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  • La funzione educativa del museo e del territorio: discutiamone insieme!

    La funzione educativa del museo è espressa con chiarezza all’interno della definizione individuata da ICOM in cui se ne richiama l’importanza attraverso un riferimento specifico. Si tratta dunque di una caratteristica che deve essere valorizzata e considerata intrinseca alla identità museale stessa.
    Anche per quanto riguarda il territorio e il suo patrimonio, il loro ruolo educativo è definito con l’espressione “pedagogia del territorio”, già  a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.
    Ogni esperienza museale e con il patrimonio può essere considerata educativa? Quali sono i criteri interpretativi di riferimento? Come si possono narrare e valutare queste attività? Attraverso quali metodologie e quali strumenti? Discutiamone insieme.

     Commenti: (39) | Pubblicato il: 15 gennaio 2013 | Autore: Francesca

  • Il Patrimonio migrante

    Metogologie, tecnologie, esperienze ed esempi di contenuti: come valorizzi il Patrimonio?

    Racconta alcuni aspetti e invia alcune immagini di esperienze relative al patrimonio migrante.

     Commenti: (0) | Pubblicato il: 8 novembre 2012 | Autore: Francesca

  • Che caratteristiche ha un laboratorio artistico?

    Di Elisabetta Bignami

    Il laboratorio è divenuto una delle forme più utilizzate nell’apprendimento di concetti astratti e ha avuto, solo negli ultimi anni, un riconoscimento teorico da parte degli addetti ai lavori.
    Sulle basi dell’attività del padre, Alberto Munari negli anni Ottanta ha coniato il termine Epistemologia Operativa: questo termine viene usato per identificare una strategia di esplorazione della costruzione della conoscenza in modo attivo; il soggetto viene a prendere coscienza dei propri processi cognitivi attraverso una sperimentazione pratica e attiva. Bruno Munari nel 1977 all’interno dell’Accademia di Brera propose di insegnare ai bambini come si guarda un’opera d’arte non solo leggendone il contenuto e il messaggio ma sperimentando i paradigmi che stanno alla base dell’arte stessa. Il laboratorio è dunque un luogo di creatività e conoscenza, di sperimentazione, scoperta e autoapprendimento viene normalmente identificato come uno spazio in cui vengono sperimentate le attività pratiche, creative e intellettuali.
    In questo modo il laboratorio è divenuto la pratica d’eccellenza per la trasmissione di temi astratti come l’arte, le opere d’arte stesse divengono strumento educativo di altissimo valore culturale sulle quali costruire la “ginnastica mentale” di cui parlava Munari.
    I musei sono quindi diventati i luoghi per accogliere i laboratori didattici e le riflessioni a riguardo si sono moltiplicate in pochi anni. Considerando il museo come luogo che offre importanti opportunità di apprendimento è necessario prendere in considerazione alcune delle teorie pedagogiche che sostengono i diversi approcci all’educazione nei musei, tra quelle che hanno trovato maggior favore e applicazione in questo ambito si ritrova la teoria di Jean Piaget, sui quattro stadi dello sviluppo ampliata successivamente da Bruner, Bloom e Freire. In Italia Marco Dallari, con maggiore riferimento alla didattica nel libro L’esperienza pedagogica dell’arte, identifica tre elementi fondamentali dell’esperienza artistica: estetica, in quanto l’opera funge da oggetto seduttivo che attira l’attenzione svela i valori culturali della cultura di riferimento trasgredendoli allo stesso tempo; simbolica, in cui l’opera non è più solo puramente testo da decifrare ma pretesto di conoscenza della sua struttura concettuale che sta alla base, in cui le idee e i pensieri assumono una dimensione concreta e tangibile sulla quale riflettere ed elaborare nuove strutture; pratica, l’esperienza artistica permette di confrontarsi con i materiali, con le dimensioni e con gli aspetti più puramente concreti degli oggetti e della vita quotidiana. Ripercorrere l’esperienza artistica di un artista significa prendere in considerazione il suo saper essere critico, selettivo e autonomo.

    Su queste basi teoriche e prendendo in considerazione la vasta offerta delle attività museali attuali, è nata l’esigenza di identificare i caratteri principali di una prassi educativa che abbia delle autentiche valenze pedagogiche e che avvalorino il proprio approccio alla didattica museale, per questa ragione sono riassunti si seguito i caratteri principali di un laboratorio artistico:

    Caratteri di un laboratorio artistico
    Tema/i:
    Titolo:
    Utenza:
    Tempi:
    Spazi:
    DIMENSIONE INTERDISCIPLINARE
    Coinvolgimento dei 5 sensi
    Tatto
    Udito
    Olfatto
    Vista
    Gusto
    Corrente artistica
    Polisemantico/simbolico
    DIMENSIONE ARTISTICA
    Testo/Contesto
    Periodo storico
    Corrente artistica
    Significato (monosemantico, polisemantico, simbolico)
    METODOLOGIA:
    narrazione
    metafora
    osservazione
    MATERIALI
    Materiale di recupero
    Matite carta e tempere
    Materiale solido (argilla, oggetti, non di recupero)
    Materiale tecnologico
    DIMENSIONE RELAZIONALE
    Attività individuale
    Attività di gruppo
    La progettazione è pensata con un confronto
    L’attività si svolge e si presenta in gruppo
    L’attività a momenti alternati di attività di gruppo e individuale
    ELABORAZIONE FINALE
    Apprendimento di una tecnica artistica
    Rielaborazione di una tecnica artistica
    Elaborazione di una nuova tecnica

    L’aspetto artistico da tenere in considerazione mette in evidenza se l’attività didattica si concentra su una trasmissione di conoscenze puramente didascaliche come la storia dell’arte, il contesto culturale, la funzione che in quel contesto fu data all’opera, o gli aspetti tecnici pittorici. L’aspetto artistico sottolinea anche la pluralità dei significati e il paradigma che ne sta alla base mettendo in moto tutte quelle capacità simboliche di cui inizia a parlare Piaget nei primi studi su questo argomento.

    L’interdisciplinarietà si riferisce invece all’attenzione che attraverso l’opera d’arte viene data alle altre discipline ad esempio la matematica, la geometria, la fisica non escluso se l’attività pone attenzione alla fruizione attraverso i cinque sensi e quindi se durante la presentazione dell’opera viene messo in evidenza questo aspetto.
    La metodologia si riferisce alla modalità con la quale si mette in atto l’attività educativa del laboratorio attraverso per esempio la narrazione, la metafora dell’opera d’arte o l’osservazione dell’opera stessa.
    I materiali permettono di sviluppare la capacità di scelta e stimolare la rielaborazione funzionale di oggetti e materiali inusuali, il riutilizzo di materiali di recupero è considerato di grande stimolo alla fantasia e di sviluppo del senso pratico.

    Aspetto relazionale come abbiamo visto precedentemente questo aspetto permette o meno di acquisire capacità di collaborazione con più persone e di riflessione sul proprio operato.
    Rielaborazione finale questo aspetto è conseguenza diretta dell’impostazione dell’attività precedente, o apprendimento didascalico di conoscenze o rielaborazione di una paradigma.
    Secondo te, quali tra queste aree è la più significativa?
    Racconta una tua esperienza di laboratorio artistico svolto in un museo, che ti ha particolarmente interessato.

     Commenti: (90) | Pubblicato il: 23 marzo 2012 | Autore: antonio

  • Dopo il 18 novembre: considerazioni e riflessioni a margine del convegno “Musei ed educazione. Il contributo delle arti e delle scienze”

     Commenti: (4) | Pubblicato il: 22 dicembre 2011 | Autore: antonio

  • Costruiamo assieme una sala del museo dedicata alla Scuola!

    Ricordi quante cose c’erano nella tua classe? Cominciamo con il proporre uno
    o più oggetti cercando di rispondere ad alcune domande che potranno essere
    arricchite da tutti i partecipanti attraverso il blog:

    Quale oggetto hai scelto e perché?

    …………….

    Quali relazioni interdisciplinari si sviluppare in collegamento ad esso?

    …………..

    Quali di competenze chiave potrebbero essere attivate attraverso
    l’uso di questo oggetto? Prova in breve a raccontare una attività di educazione al patrimonio
    culturale facendo riferimento alle seguenti competenze:

    – imparare a imparare

    …………………

    – competenze sociali e civiche

    …………….

    – spirito di iniziativa e di imprenditorialità

    ……………

    – consapevolezza ed espressione culturali

    ……………

     Commenti: (2) | Pubblicato il: 30 maggio 2011 | Autore: antonio

  • B. Munari Fantasia, Edizioni Laterza, Roma- Bari 1997

    …Per cercare di capire come funziona la fantasia, o la creatività o l’invenzione, dovremo vedere se è possibile individuare le operazioni che vengono fatte nella memoria mettendo in relazione i dati noti….

    Pare che il più elementare atto di fantasia sia quello di rovesciare una situazione, pensare al contrario, all’opposto, come si dice; il mondo alla rovescia.

    Come secondo caso possiamo pensare alla ripetizione, senza mutazioni di qualcosa. Tanti invece di uno. Tutti uguali o con variazione.

    Ci sono poi relazioni tra affinità visive o funzionali: gamba del tavolo = gamba di animale.

    Poi c’è tutto un gruppo di relazioni che potremo mettere assieme sotto la definizione di cambio o sostituzione di qualcosa: cambio di colore, di peso, di materia, di luogo, di funzione e di dimensione.

    La fantasia è fondamentale nell’arte, è fondamentale nell’introdurre ed avvicinare i bambini all’arte.

    Conoscere la sequenza delle immagini vuol dire capire le mutazioni. La pera non è solo una pera ma è anche un momento della mutazione da seme a seme attraverso l’albero, il fiore, il frutto. Abituare i bambini a considerare le mutazioni delle cose vuol dire aiutarli a formarsi una mentalità più elastica e vasta. Vuol dire educarli all’arte e alla vita, questo in quanto occorre far capire che finché l’arte resta estranea ai problemi della vita, interessa solo a poche persone e ciò è sbagliato, sbagliato al pari di quelle vecchie signore che affrontano i bambini facendo delle smorfie da far paura e dicendo delle stupidaggini con un linguaggio informale pieno di ciccì e di coccò e di piciupaciù.

    Di solito i bambini guardano con molta severità queste persone che sono invecchiate invano; non capiscono cosa vogliono e tornano ai loro giochi, giochi semplici e molto seri…

     Commenti: (32) | Pubblicato il: 13 maggio 2011 | Autore: antonio

62 Commenti to “Blog”

  • Il laboratorio artistico deve essere vissuto dai bambini come momento di osservazione e acquisizione meta cognitiva, momento di incontro tra saperi interdisciplinari, momento di scambio con gli altri, momento di espressione personale e sperimentazione. Le attività devono essere supportate da una metodologia che veda il bambino come parte attiva del processo educativo e che permetta, a quest’ultimo, di procedere attraverso il percorso conoscitivo per tentativi senza il timore di sbagliare; l’insegnante deve quindi adottare uno stile di lavoro flessibile in relazione agli spazi, agli argomenti, ai materiali e alle tecniche utilizzate. Non dobbiamo dimenticare l’importanza dei materiali e degli strumenti usati ricordando le parole di Munari il quale sottolineava che : la predisposizione ricca ed ordinata dei materiali aiuta il bambino a comprendere gli elementi strutturali del linguaggio artistico ed espressivo e aiuta ad immergersi nelle esperienze.
    Elemento caratterizzante dell’ attività laboratoriale, secondo me, è l’esperienza attiva in sé che il laboratorio intende realizzare come momento di incontro tra alunni e insegnanti che aiuti a sviluppare le capacità cognitive e sociali necessarie al bambino.

  • Elementi fondamentali affinchè si sviluppi un laboratorio didattico efficace sono la metodologia, l’interdisciplinarità e i materiai; caratteristiche di eguale importanza nello strutturare un laboratorio didattico che garantisca un modello di apprendimento aperto e flessibile per promuovere la partecipazione attiva del soggetto/alunno attraverso la costruzione, rielaborazione e la scoperta dei molteplici saperi disciplinari. “il laboratorio non permette solo uno spostamento della classe da un aula generica ad uno spazio attrezzato ma richiede soprattutto una “mobilità mentale” ” (De Bartolomeis “Le arti visive nella didattica” di Chiara Panciroli) questa idea evidenzia come il laboratorio non sia soltanto un’occasione di “spostamento” da un luogo fisico ad un altro differente, ma una vera e propria metodologia didattica che deve portare gli alunni ad un’apertura mentale, ad un fare attivo, sperimentando la propria creatività, utilizzando materiali specifici, il tutto deve essere strutturato precedentemente dall’insegnante sulla base del metodo sperimentale. Personalmente ritengo che il laboratorio sia una metodologia didattica necessaria e molto efficace e sicuramente come futura insegnante promuoverò un atteggiamento sperimentale ed una metodologia laboratoriale ai fini di portare avanti una didattica multidisciplinare, scardinando l’insegnamento tradizionale che vede frammentare i diversi saperi.

  • Il laboratorio non è solo uno spazio fisico, ma anche e soprattutto uno spazio mentale, uno stile educativo, un metodo didattico che, quando viene fatto proprio, richiede una precisa programmazione e, allo stesso tempo, la capacità di essere flessibili ed effettuare in itinere le modifiche necessarie per superare eventuali imprevisti che possano presentarsi nel fare attivo e operativo. È infatti una caratteristica fondamentale del laboratorio didattico la prospettiva attiva in cui viene posto il bambino o, più in generale, il soggetto che apprende; nel laboratorio egli viene portato a sperimentare modalità creative del conoscere e a reinterpretare le proprie conoscenze alla luce di nuove consapevolezze, tratte dall’esperienza che vive.
    Credo, dunque, che ognuno degli elementi caratterizzanti il laboratorio artistico elencati dalla Dott.ssa Bignami sia essenziale per un buon laboratorio, ma che ogni educatore o insegnante debba porre attenzione particolare a quello che meglio risponde alle necessità specifiche dei propri alunni in quel determinato momento. Alla luce della mia precedente riflessione sul laboratorio artistico (decisamente incompleta, in quanto ci sarebbe molto altro da aggiungere sulle sue caratteristiche e sugli effetti positivi che la sperimentazione laboratoriale può avere nel percorso educativo di una persona), porrei particolare attenzione all’interdisciplinarietà della proposta e alla scelta dei materiali da utilizzare, con l’obiettivo di stimolare il bambino ad aprire la propria mente, a trovare motivazioni sempre nuove e nuove soluzioni, sia creative che di risoluzione dei problemi.

  • Organizzare un laboratorio significa progettare uno spazio di apprendimento per scoperta ed esplorazione. L’ambiente si presenta al bambino non come qualcosa di rigidamente strutturato, ma come luogo in cui poter agire operare per sperimentare se stesso liberamente. È inoltre importante sottolineare che il laboratorio si basa su un progetto realizzato da un adulto che pone degli obiettivi e rende operativi alcuni percorsi per raggiungerli . Il termine “alcuni” sta a sottolineare la flessibilità che dovrebbe invadere un laboratorio. Questo significa che il bambino dovrebbe essere stimolato a ricercare percorsi cognitivi verso gli apprendimenti, nella spontaneità e nell’autonomia del proprio agire. Tra i tanti aspetti che un operatore deve curare per la realizzazione di un laboratorio, secondo me, uno dei più importanti è la dimensione relazionale. L’adulto deve accogliere il bambino e questo deve avvenire in maniera autentica. Il bambino deve realmente sentirsi libero di sperimentarsi senza alcun timore di fare passi falsi. Tutto questo implica per l’operatore porsi in ascolto dei bisogni formativi dei bambini, senza pensare di orientare le loro idee forzandole verso strade prestabilite. Bambini, adulti, materiali, spazi …tutto si può mettere in gioco, così la mente può essere spinta ad andare verso il nuovo, tramite percorsi inconsueti, pensieri divergenti. Se l’operatore è in grado di creare un clima relazionale nell’ottica di realizzare progetti di questo tipo, gli altri aspetti da curare, dal mio punto di vista, è probabile che di conseguenza verranno orientati nella stessa direzione.

  • Nella primavera di quest’anno ho partecipato ad un laboratorio d’arte di quattro incontri presso il MamBo. In ogni appuntamento Ilaria, la titolare del laboratorio, ci ha proposto una diversa attività ed una di quelle che ho maggiormente apprezzato è stata quella dedicata all’autoritratto. In una delle aule didattiche del museo ci sono state mostrate tramite video proiettore delle immagini di opere d’arte, trattavasi appunto di autoritratti celebri di varie epoche storiche, dal Medioevo ai giorni nostri, e dalle forme più diverse, dal dipinto al collage, alle installazioni. La visione di tali opere ha offerto al gruppo la riflessione sui tanti modi possibili per rappresentare se stessi. Il secondo momento si è incentrato su un lavoro di rielaborazione personale: ciascuno dei partecipanti è stato chiamato produrre una serie di autoritratti a modello di quelli precedentemente visti. È stato bello non solo per la sperimentazione di materiali e tecniche diverse, ma anche perchè abbiamo riflettuto su quanto noi possiamo parlare di noi stessi in maniera originale attraverso per esempio un colore, o gli oggetti della nostra stanza. L’ultima parte dell’incontro é stata dedicata alla condivisione degli autoritratti. Alla luce di quanto letto e di quanto vissuto ritengo che l’aspetto che rende significativo un laboratorio sia quello della rielaborazione personale. Una riflessione su di un opera si fissa se viene interiorizzata, produrre un elaborato personale in seguito a tale riflessione porta a compimento il lavoro teorico. Altri aspetti decisivi per la buona riuscita di un laboratorio sono, a mio avviso, la flessibilità del conducente di mantenersi aperto alle stimolazioni dei partecipanti e la sua capacità di stimolare il gruppo e motivarlo.

  • Il laboratorio didattico è da intendere non solo come uno spazio fisico attrezzato, dotato di materiali e strumenti specifici, che permettono al soggetto di sperimentare tecniche e misurarsi con attività pratiche, ma è prima di tutto uno stile educativo, un metodo didattico che si oppone ad una metodologia mnemonica, frontale e nozionistica e che invece pone l’educando come un soggetto attivo, il quale, esercitando la creatività, diventa il protagonista del proprio processo di apprendimento e costruzione/rielaborazione dei saperi.
    Possiamo riconoscere alcune caratteristiche principali le quali rendono il laboratorio didattico uno straordinario ambiente didattico; mi soffermo in particolare su due aspetti:
    La dimensione espressiva offre la possibilità ai bambini di comunicare attraverso il linguaggio grafico e simbolico del disegno e delle arti figurative attraverso la manipolazione dei materiali.
    I Bambini potranno acquisire una visione più ampia e complessa delle conoscenze e una più vasta capacità di espressione mediante l’interazione dei diversi linguaggi (orale,scritto,corporeo,simbolico).
    La dimensione relazionale è fondamentale perché consente di coniugare, mediante il laboratorio, i bisogni, i vissuti e gli interessi del bambino e di metterli in relazione con gli altri.
    Attraverso originali percorsi di ricerca vengono infatti promosse sia attività individuali, sia attività di piccolo, medio o grande gruppo; inoltre consente interazioni non solo tra i pari ma anche tra insegnante e bambini e tra bambini e l’ambiente circostante.

  • Per definire che cosa significa per me “Laboratorio” riprendo l’idea del prof. Nicola Cuomo, secondo il quale il laboratorio non è un particolare luogo fisico e tantomeno denota un certo tipo di attività: il laboratorio è un orientamento, uno stile educativo-didattico particolare, che propone particolari attività ed atmosfere. La peculiarità del laboratorio è che la conoscenza viene acquisita e rielaborata mediante attività strutturate ad hoc per incontrare le esigenze di chiunque ne prenda parte.La dimensione laboratoriale riveste un ambito molto importante nell’insegnamento e nei processi di apprendimento. Le caratteristiche percettive ed evocative di ogni bambino vengono sollecitate dalle diverse attività proposte, lo sviluppo sensoriale viene favorito attraverso l’utilizzo di ogni canale percettivo . Il contesto così costituito è vissuto e riconosciuto da tutti, facilitando l’apprendimento con percorsi motivanti e situazioni stimolanti. La dimensione laboratoriale fa si che il bambino, vero e attivo protagonista del suo processo di costruzione delle conoscenze, sia motivato e in virtà di questa motivazione provi il desiderio di conoscere. Tra le caratteristiche del laboratorio sopracitate secondo me, nessuna può essere tralasciata, nessuna è più o meno importante di altre perchè il laboratorio è efficace, funziona proprio perchè ha quelle caratteristiche e non altre. Un laboratorio degno di questa definizione, deve avere tutte queste caratteristiche che sono complementari l’una all’altra.

  • Per definire che cosa significa per me “Laboratorio” riprendo l’idea del prof. Nicola Cuomo, secondo il quale il laboratorio non è un particolare luogo fisico e tantomeno denota un certo tipo di attività: il laboratorio è un orientamento, uno stile educativo-didattico particolare, che propone particolari attività ed atmosfere. La peculiarità del laboratorio è che la conoscenza viene acquisita e rielaborata mediante attività strutturate ad hoc per incontrare le esigenze di chiunque ne prenda parte. La dimensione laboratoriale riveste un ambito molto importante nell’insegnamento e nei processi di apprendimento. Le caratteristiche percettive ed evocative di ogni bambino vengono sollecitate dalle diverse attività proposte, lo sviluppo sensoriale viene favorito attraverso l’utilizzo di ogni canale percettivo . Il contesto così costituito è vissuto e riconosciuto da tutti, facilitando l’apprendimento con percorsi motivanti e situazioni stimolanti. La dimensione laboratoriale fa si che il bambino, vero e attivo protagonista del suo processo di costruzione delle conoscenze, sia motivato e in virtù di questa motivazione provi il desiderio di conoscere. Tra le caratteristiche del laboratorio sopracitate secondo me, nessuna può essere tralasciata, nessuna è più o meno importante di altre perchè il laboratorio è efficace, funziona proprio perchè ha quelle caratteristiche e non altre. Un laboratorio degno di questa definizione, deve avere tutte queste caratteristiche che sono complementari l’una all’altra. È infatti impensabile (o per lo meno non degno di questa definizione) un laboratorio che predilige l’aspetto metodologico a quello relazionale, oppure la dimensione artistica a quello all’elaborazione finale: sarebbe un laboratorio “monco” non funzionale, per certi versi inutile. il laboratorio infatti funziona proprio perché è così strutturato, perché prevede proprio quei momenti che in altre metodologie non ci sono.

  • Il laboratorio artistico è un ottimo metodo per introdurre i bambini all’arte: arte intesa come educazione a tutto tondo, come momento formativo per la vita. È una situazione strutturata per imparare a conoscersi e a conoscere chi e cosa ti circonda.
    Tutte le dimensioni citate nell’articolo sono fondamentali per la riuscita del laboratorio ma credo che quella relazionale e quella interdisciplinare siano quelle a cui io darei più rilievo.
    È importante secondo me incoraggiare i bambini a stare insieme e confrontarsi fra loro soprattutto perché credo che in una società interculturale come è la nostra il “cooperative learning” servirà non solo per la crescita del bambino ma anche per un buon inserimento nei vari livelli di scuola e, in futuro, nel mondo del lavoro. Credo, inoltre, nel “learning by doing”, nell’“imparare facendo”, ossia nella possibilità di aumentare le proprie abilità motorie, cognitive, sensoriali e relazionali praticando esercizi, giocando, dando libero sfogo alla fantasia e all’immaginazione,… sono le esperienze, gli apprendimenti e le nozioni legate a situazioni psico-affettive valide a lasciare in segno profondo nel bambino che diventa pian piano capace di diventare protagonista attivo della sua vita e di affrontare e risolvere i problemi gli si presentano.
    L’utilizzare linguaggi non tradizionali permette inoltre una possibilità di crescita anche per bambini con disabilità che in questo modo potrebbero riuscire a trovare un proprio spazio per esprimersi, comunicare e apprendere.

  • Come è scritto nell’introduzione, il laboratorio è un congegno talmente ricco e complesso di elementi che si intrecciano che non è semplice pensarlo nelle sue varie dimensioni. Esso non potrebbe esistere se una sola di queste venisse meno. Da un lato è necessario che abbia uno spazio e una struttura materiale adeguata, dall’altro che sia vissuto dall’organizzatore e dagli allievi. Il laboratorio tuttavia non è un luogo di ‘spiegazioni’ ma un ambiente di apprendimento stimolante, strutturato ma soprattutto che permette a ciascuno di sentirsi libero ed essere autonomo. L’insegnante non è un giudice pronto a dire se un ‘lavoro’ corrisponde o no alle richieste, anzi, esso dovrebbe essere disposto al confronto, al dialogo, e al raggiungere nuovi traguardi conoscitivi insieme. Se dovessi tuttavia focalizzare uno di questi diversi aspetti del laboratorio sceglierei IL METODO, perché credo sia la chiave d’accesso per suscitare l’attenzione dei vari partecipanti e motivare l’apprendimento. Ogni volta che ci si approccia a lavorare col laboratorio si possono usare metodi (che a sua volta sono legati ai diversi strumenti) differenti, quindi si può rendere varia e interessante un’attività, partire da punti diversi oppure prendere in considerazioni obiettivi differenti: in ogni caso si ha la possibilità di arrivare a tutti, di rendere stimolante il lavoro e anche dare il via ad un processo di riflessione personale. Personalmente quando partecipo ad una lezione, a un gruppo di lavoro mi piace ricevere consegne particolari, stimoli che altrove non troverei, la possibilità di partire dagli strumenti pratici, dall’osservazione oppure dal mio pensiero. Lo scorso anno ho partecipato ad un laboratorio di arte della nostra facoltà al museo Mam.BO di Bologna e mi sono piacevolmente resa conto che vi erano molti degli aspetti citati nel documento sopra e spiegati nel libro. Mi è piaciuto molto un lavoro sull’autoritratto: la consegna era quella di creare un piccolo libro di 5 pagine su noi stessi, ciascuna pagina da riempire rispettivamente con: un autoritratto a matita (in specifico con una certa espressione), una riproduzione di una famosa opera d’arte a scelta, del colore, un materiale e il calco con scotch e carboncino di una parte del nostro corpo. Il tutto finiva con un’esposizione del nostro lavoro motivando risultato e scelte. Naturalmente questa è solo una delle attività svolte e che seguiva questa specifica metodologia, ma mi ha coinvolto mentalmente, emotivamente e manualmente. La sensazione che si dovrebbe provare con l’uso del congegno laboratorio deve essere positiva e gratificante.

  • 4° compito

    Il laboratorio è un luogo di creatività e conoscenza, di sperimentazione diretta e guidata, di scoperta e autoapprendimento di temi astratti come anche l’arte. È uno spazio in cui vengono sperimentate le attività pratiche, creative e intellettuali. È una strategia di esplorazione e costruzione della conoscenza in modo attivo. Mi ha colpito come Munari parla di “ginnastica mentale” costruita sulla pratica del laboratorio, come luogo e metodo di trasmissione di tempi astratti come l’arte, in cui le opere stesse divengono strumento educativo di alto valore culturale. Il laboratorio è anche definito un’aula didattica di coinvolgimento attivo, dove il bambino è protagonista del suo percorso di apprendimento, viene coinvolto cognitivamente, emotivamente, e socialmente, oltre che nella pratica manuale. Sono state identificate le caratteristiche principali di questa prassi educativa, cioè del laboratorio artistico, così che abbia delle autentiche valenze pedagogiche.

    Affinchè il laboratorio artistico raggiunga gli obbiettivi posti e per essere veramente una didattica efficace, e anche per non rischiare di diventare un luogo deputato allo spontaneismo, penso che un elemento fondamentale sia la PROGETTAZIONE stessa che sta a monte del fare laboratorio, cioè la organizzazione globale che tenga conto di tutti gli aspetti (metodologia, materiali, spazi e tempi, ecc…) caratteristici del laboratorio per riuscire ad attuarlo al meglio. Senza una progettazione fatta a priori, pensata con criteri specifici e dettagliata, con ragionamenti per tutte le decisioni, non penso che si riesca ad attuare un laboratorio professionale per l’insegnante né significativo per l’esperienza degli alunni. È importante saper pianificare bene tutte le dimensioni e calcolare bene il rapporto tra di esse. Ulteriormente, penso che sia importante anche una progettazione “B”, cioè una ramificazione secondaria sul progetto base, che tenga conto di variabili che durante gli incontri possono cambiare, e quindi pensare a priori difficoltà o problemi che possono insorgere, sempre a tutti i livelli, e progettare anche degli interventi appositi e sensati per i momenti che li richiedono. Per esempio, se ho pensato di usare dei materiali specifici, e durante gli incontri finiscono, o vedo che sono poco adatti o ci sono degli impresti altri, devo pensare come compensare questo problema quindi pianificare in anticipo dei materiali di sostituzione o extra. Un altro esempio: pianifico un’attività in gruppi di 5 bambini ma vedo che durante l’attuazione non si riesce a gestire i gruppi o forse non collaborano bene tra di loro, allora faccio riferimento alla pianificazione “B”, dove ho pensato di ridurre i gruppi a 2-3 bimbi invece di 5, per esempio. Vorrei sottolineare che questi cambiamenti possono essere decisi al momento; i problemi possono essere risolti durante l’iter, man mano che si prosegue, quando occorrono. La competenza efficace di un insegnante però penso derivi da tanta esperienza e all’inizio comunque bisogna pensarci, quindi pianificare alternative.

    Un’altra dimensione che ritengo fondamentale nell’esperienza laboratoriale artistica e comunque in tutti i laboratori, è la dimensione RELAZIONALE. Essa deve far parte integrante dell’esperienza laboratoriale perché aiuta a costruire la conoscenza, le competenze, sia dei contenuti artistici sia della crescita personale e lo sviluppo sociale del bambino, che sono fondamentali nella sua crescita sotto tutti i profili. Il bambino deve essere al centro dell’esperienza, come purtroppo non lo è nelle lezioni tradizionali, e il bambino deve fare esperienza con altri coetanei, sia in coppie che in piccoli o grandi gruppi, come ancora nelle lezioni tradizionali non avviene. L’esperienza di collaborazione, cooperazione, comunicazione, competenze relazionali e di autonomia, decisionali, di rispetto reciproco e di empatia, sono solo alcuni degli aspetti fondamentali che si sviluppano con l’organizzazione della dimensione Relazionale nei laboratori. Durante i laboratori i bambini possono avere il privilegio della possibilità dei mettere in pratica queste esperienze per sviluppare queste competenze, che sono strettamente collegate alla costruzione collaborativa delle conoscenze dei contenuti.

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