Scanner, Krén

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Titolo: Scanner

Autore: Matej Krén

Anno: 2010

Tecnica di realizzazione: libri, specchi, changing light

Provenienza:

Mambo, Museo Arte Moderna Bologna (mostra temporanea)

Collegamenti:
Sito di Matej Krén

Video istallazione al Mambo
Matej Krén
7:07 min
By Undo.net/eventivideo

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Approfondimento

Immaginate un futuro senza libri. Vaporizzate dagli e-book, presto le pagine potrebbero non aver più bisogno di rilegature. Quale destino avranno i vecchi volumi? Scanner fornisce una risposta affascinante. L’installazione, appositamente pensata per il MamBo, rimescola le coordinate spaziali del luogo che la ospita. Kren crea così un’opera ambientale dal potente effetto scenico: una torre di libri che si erge imponente all’interno di una sala del museo. Migliaia libri, come mattoni a vista, compongono la superficie di una misteriosa architettura cilindrica all’interno della quale si può accedere tramite un unico ingresso. Il visitatore cammina lungo uno stretto corridoio che lo porta fino  ad una passerella dalla quale lo sguardo affronta spaesato la vertigine del vuoto che pare aprirsi sotto di lui e sperimenta l’altezza sconsiderata del soffitto. Tutt’attorno i libri, come elementi strutturali, creano un rivestimento interno che rimanda suggestioni sonore e persino odorose. Si tratta naturalmente di un’esperienza illusiva dovuta a un gioco di luci e di specchi. Per un attimo il gioco funziona. L’artista sembra dunque voler sfruttare le qualità materiali dei libri per ricordarci che il libro stesso costituisce un’avventura. Può darsi che il futuro ci riservi l’estinzione della stampa. Lavori come Scanner rappresentano ancora il solletico dell’ignoto, il fascino delle biblioteche d’Alessandria perdute, le infinite possibilità di parole dei libri chiusi.

Tag (parole chiave)
illusione – libro – specchio

Mostre
Mambo, Museo d’Arte Moderna Bologna, 25 marzo-25 luglio 2010

Bibliografia
Hodrova D., Fiala J. (a cura di), Matej Krén. Book dwellings, Borgis, Praha-Bratislava, 2004

Fonte
Ivan Jačár (a cura di), Matej Krén. Scanner, catalogo della mostra  realizzata presso Mambo  25 marzo-25 luglio 2010, Instant Book_3, Comune di Bologna–Mambo, 2010

75 Commenti to “Scanner, Krén”

  • Krén è un artista che tratta i problemi contemporanei avvalendosi del potere espressivo dei contrasti tra: parte e tutto, realtà e immaginazione, interno ed esterno; utilizzando, spesso, un linguaggio monumentale per esprimere la complessità di tali contenuti. E monumentale lo è di certo quest’installazione composta da 90.000 libri per un’altezza di 11 metri, che vengono utilizzati a mo’ di mattoni per comporre una struttura da cui il fruitore viene circondato. Questo tipo di istallazione fa parte di un percorso presentato a partire dagli anni Novanta in diversi paesi: Germania, Belagio, Repubblica Ceca, Portogallo, Ungheria, Italia ecc. Essendo figlio d’arte ha potuto, fin da piccolo, frequentare il laboratorio paterno, il che gli ha consentito di sperimentare l’utilizzo di diversi materiali e forme artistiche: pittura, fotografia, performance, video art, musica, animazione, scultura, linguaggi contemporanei che ritroviamo nella gran parte dei suoi lavori. Questa opera è, infatti, frutto dell’utilizzo di diversi mezzi espressivi: libri, specchi, luci.
    Chi si imbatta in quest’opera la “vive” , sperimentandone gli effetti attraverso la percezione sensoriale a tutto tondo, infatti, attraverso il sapiente gioco di specchi e luci, il fruitore vive un senso di disorientamento, vertigine, e coglie l’infinita frammentazione della culutura data dalla presenza dei libri, che utilizzati come mattoni divengono inconsultabili, nella nuova veste di mattoni, esprimendo quindi la presenza di una culura statica ed inaccessibile. Partendo dal titolo è più semplice cogliere l’effetto e l’intento dell’autore; chi partecipa a quest’opera si trova immerso in un processo di scannerizzazione. Krén, vuole quindi denunciare la sedimentazione della cultura frutto di copie statiche che provoca in chi la osserva un senso di frammentazione e di disorientamento, per stimolare il pensiero di chi vive la sua opera a ritrovare il senso profondo della culutura, ad utilizzare il proprio pensiero creativo, la propria flessibilità, per aprire l’incommensurabile patrimonio di realtà ed immaginazione chiuso in quei “mattoni”.
    Per comprendere quest’opera è stato indispensabile avvalermi di video e di siti che riportavano l’esperienza di chi la aveva attraversata, poichè è un’installazione che va interpretata attraverso i sensi. Mi sarebbe piaciuto poter vivere in prima persona questa esperienza cognitivo-sensoriale.

    .

  • La prima cosa che ho pensato osservando l’opera di Krèn è stata “quanto vorrei una torre così tutta per me!”. Amo i libri da quando per la prima volta grazie ad uno di questi mi sono sentita “altro da me stessa” e ho capito che tutto ciò che fino a quel momento avevo solo sognato, in un modo “alternativo” potevo viverlo davvero. Starei ore dentro una torre così, che mi infonde la sicurezza di parole scritte per essere lette e per far vivere avventure, con l’odore di libri usati, che è quasi dolce, come fosse reso tale dall’affetto che chi ha letto quel libro ha provato per la storia che questo porta con sè.
    Credo che l’intento dell’artista di far riflettere su quanto il libro sia sempre più una pratica desueta colga nel segno la società di oggi, ed è affascinante come per farlo usi anche degli specchi: si serve dell’illusione per mostrare qualcosa di vero che però è in pericolo proprio per colpa di ciò che oggi nutre di illusioni e finzione il nostro quotidiano, la tecnologia.
    E’ probabilmente uno degli unici luoghi chiusi in cui mi sentirei libera, libera di essere me stessa o chiunque voglio essere. Mi chiedo se dentro la torre riconoscerei qualche titolo, perchè in quel caso avrei la certezza di sentirmi a casa!

  • La prima cosa che ho pensato osservando l’opera di Krèn è stata “quanto vorrei una torre così tutta per me!”. Amo i libri da quando per la prima volta grazie ad uno di questi mi sono sentita “altro da me stessa” e ho capito che tutto ciò che fino a quel momento avevo solo sognato, in un modo “alternativo” potevo viverlo davvero. Starei ore dentro una torre così, che mi infonde la sicurezza di parole scritte per essere lette e per far vivere avventure, con l’odore di libri usati, che è quasi dolce, come fosse reso tale dall’affetto che chi ha letto quel libro ha provato per la storia che questo porta con sè.
    Credo che l’intento dell’artista di far riflettere su quanto il libro sia sempre più una pratica desueta colga nel segno la società di oggi, ed è affascinante come per farlo usi anche degli specchi: si serve dell’illusione per mostrare qualcosa di vero che però è in pericolo proprio per colpa di ciò che oggi nutre di illusioni e finzione il nostro quotidiano, la tecnologia.
    E’ probabilmente uno degli unici luoghi chiusi in cui mi sentirei libera, libera di essere me stessa o chiunque voglio essere. Mi chiedo se dentro la torre riconoscerei qualche titolo, perchè in quel caso avrei la certezza di sentirmi a casa!

  • “L’uomo è attratto dalle opere d’arte perchè ritrova in esse la complessità della sua vita”. Sono rimasta molto colpita da questa frase, emersa durante le conclusioni tratte dal brainstorming sul concetto di “arte”. Quando ho visto l’opera di Krén, ho subito pensato che potesse essere la realizzazione materiale di questo enunciato. Anzitutto, l’opera si connota come un percorso, così quanto lo è la vita. Un percorso che prevede delle strade da seguire, che coinvolge i nostri sensi e la nostra mente, le nostre emozioni, il nostro pensiero. Allo stesso modo, l’opera ci immerge in sensazioni olfattive e uditive, oltre che visive, e permette un movimento nello spazio attraverso l’opera che ce la fa, appunto, vivere, sentire nostra. Il tutto si coniuga con il fascino del libro: il libro racconta, lascia intendere, permette interpretazioni personali, ci accompagna in avventure del tutto nuove ed inesplorate. Krén dice di non aver “scelto” che tipi di libri mettere nella sua struttura; pertanto, essa si caratterizza come formata da molteplici tipolgie di libri, che, potenzialmente, rappresentano tutte le storie possibili. Entrando in “Scanner” ci rotroviamo, così, all’interno di un’infinità di storie e possibilità, quelle che, del resto, caratterizzano la nostra vita. Ma esse non sono poste alla rinfusa, in modo confusionario: si sorreggono invece a vicenda, formando delle pareti solide e robuste, che infondono mistero, forse paura, ma anche curiosità nel proseguire attraverso il percorso, per arrivare fino alla fine e scoprire cosa essa ha da mostrarci.
    L’opera si inserisce nel panorama culturale odierno, in cui la lettura (soprattutto su formati cartacei) sembra perdere di importanza. Questo lavoro sembra dire, invece, che non solo esiste ancora, ma che ci può guidare attraverso la nostra vita, che può in qualche modo proteggerci, che non rischia di danneggiarci o “crollarci addosso”.

    Rossella

  • In questo lavoro l’artista Kren rende un valore critico del libro in senso fisico. Potrebbe succedere che i libri fisici scompaiono dando spazio al virtuale? Come potremmo trascorrere il nostro tempo libero, per esempio in un parco, se non avessimo un tablet o un PC?
    L’artista nella sua esposizione ci mostra un cilindro pieno di libri, che si riferisce all’evasione che ci permette l’atto della lettura. Senti l’emozione trasmessa da quella lettura; come futuri insegnanti questo è fondamentale, in quanto è l’unico sentimento che trasmettiamo ai nostri futuri studenti.
    E ‘così, sentire l’emozione attraverso la lettura un libro fisico che i nostri studenti devono percepire.

  • I libri servono all’ uomo perché soddisfano il suo bisogno profondo di conoscere se stesso e la vita.
    I libri ci aiutano a cogliere aspetti e risvolti inediti dell’esistenza, ci permettono di andare oltre l’ovvio, lo scontato e il prevedibile.
    Leggere un libro, metaforicamente parlando, ci apre molte porte, ci permette di avventurarci lungo sentieri sconosciuti, verso mondi immaginari tutti da esplorare.
    L’installazione mi ha fatto percepire la stessa sensazione; a Krén non è servito parlare per metafore, la porta l’ha creata davvero, con i libri, ne ha disposto uno sopra l’altro creando un mondo, illusorio si, ma anche estremamente tangibile, in cui chiunque possa può decidere di addentrarsi
    Trovo l’autore estremamente sensibile perché mi piace immaginare che abbia voluto rappresentare il patto sacrosanto che ogni lettore instaura con i suoi libri nel momento in qui questi ultimi gli permettono di entrare… passando per la porta principale.

  • Quest’opera contemporanea, benché si allontani molto dalla definizione classica di bello, è un bellissimo esempio di arte estetica, ovvero un’arte che stimola e risveglia tutti i sensi a partire dalla vista per arrivare all’udito e all’olfatto. A differenza di un’opera “classica” qui si risalta la concretezza e la partecipazione fisica del visitatore all’opera. Il visitatore, infatti, non si limita a guardare, ma entra dentro l’opera, la ascolta e la annusa. La decisione di utilizzare i libri, poi, è molto significativa, soprattutto pensando al momento che stiamo vivendo; un presente così tanto tecnologico e così poco “tangibile”, dove i libri vengono abbandonati e occupano sempre meno spazio. Ecco dunque che grazie a quest’opera si può riflettere sul futuro dei libri e se ne riscoprono i piaceri.

  • Questa installazione è sublime perché da un lato suscita una profonda bellezza, dall’altro incute timore. Bellezza poichè la cultura rende liberi e porta ad una presa di coscienza di se stessi; timore perché tutti quei libri rappresentano così tanta conoscenza che è impossibile trattenerla tutta.
    Inoltre, la visione di questo immenso tunnel di libri ricorda il possente potere che la cultura ha e proprio per questo intimorisce il pensiero di perderla e di tornare ad un periodo in cui la sua assenza ha comportato anche l’assenza della personalità di ognuno di noi.
    Infine, emergono i differenti colori delle copertine: questa moltitudine di tonalità rappresenta i vari generi di romanzi, ma, ad un sguardo più profondo, anche i vari sentimenti che un libro può suscitare nell’animo.

  • Ancora prima di leggere un testo artistico è necessario che quest’ultimo seduca lo spettatore, ed è quello che è successo con quest’opera,SCANNER di Krèn Matej, che mi ha sedotto all’istante.
    90.000 libri per 11 metri di altezza, è folgorante! anche solo l ‘immagine mi aveva colpito ma il video è stato chiarificatore. Vengono messi in ballo una vasta gamma di mezzi espressivi.
    Sembra voler indicare la necessità espressiva dell’ uomo, il libro come mattone e quindi il libro come fondamento. Ma questo per valorizzare l’importanza della lettura? o per valorizzare il legame con il libro?
    Il poter entrare nell’opera valorizza l’esperienza multi-sensoriale; rapportarsi con un libro è già un’esperienza multi-sensoriale,figuriamoci con 90.000.
    In aggiunta risulta esserci la fonte luminosa che insieme allo spettatore raccolgono il senso dell’opera.
    La fonte luminosa parte dal basso e illumina la cavità della struttura,inghiottendo l’osservatore nell’opera come quando leggi un libro che ti appassiona talmente tanto che non riesci a smettere di leggerlo.
    Come quasi a voler simboleggiare una prigionia verso questo ” mattone” fondamentale o come una prigionia esistenziale, che riguarda quindi l ‘esistenza e il cambiamento “di senso” del libro?

  • Con questa opera l’autore permette di vivere un’esperienza multisensoriale al soggetto che la guarda e la ammira; è coinvolto sia a livello emotivo stimolato su tutti i sensi (vista, udito, olfatto), sia a livello cognitivo/intellettuale poichè l’uso del libro in questa opera, porta a riflettere sulla nostra epoca, sulla tecnologia che avanza e che forse rischierà di sostituire il caro vecchio libro.
    Quest’opera così complessa prevede la compartecipazione del soggetto che la esplora e la vive in toto: il video allegato nella scheda di approfondimento permette di farlo come se fossimo veramente li, percependone tutta la sua bellezza.

  • Krén, con quest’opera, ha realizzato una manifattura dell’arte giustapponendo in modo pensato e preciso migliaia di libri, uno affianco all’altro e uno sopra l’altro in una struttura architettonica invitante e misteriosa. Il singolo libro acquista un significato diverso dal contenuto e dal titolo che lo contraddistinguono divenendo una parte essenziale e necessaria per la costituzione di un tutto che è letteratura, arte, esperienza soggettiva, sensazione, percezione. Lo spettatore è chiamato ad entrare nell’opera e ad attivare i suoi sensi: non solo quelli visivi ma anche quelli uditivi e olfattivi che restituiscono rispettivamente la musica e le pagine dei libri; Krén dice che “fondamentale è lo scambio dei sentimenti, cosa l’opera crea a livello di sensazioni e come lo spettatore la percepisce”; in merito a ciò credo che l’esperienza che questa realizzazione artistica permette, non si concluda se non si riesce a comprendere quanto, nella posizione in cui ci si trova, e dunque, all’ interno dell’opera, si è in grado di percepire: un universo “infinito” di dati a cui è possibile accedere perché raccolti in supporti della parola scritta che molti, nel tempo, hanno cercato di distruggere e che l’artista ci chiede di non abbandonare; ma anche se l’uomo ha il potere di distruggere il libro, ciò che quest’ultimo contiene, rimane e lo sovrasta (all’interno dell’opera mi sentirei piccola e impotente di fronte alla forza numerica dei libri e alla potenza delle idee di cui essi sono portatori).
    “E quando ci domanderemo che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: noi ricordiamo”.
    (Ray Bradbury, Fahrenheit 451)

  • Se vengono svolte ulteriori ricerche e/o approfondimenti riguardo questa istallazione, si può risalire che quest’opera è stata pensata a partire dagli anni ‘90 e realizzata solo nel 2010. Nonostante sono passati come minimo dieci anni dal fittizio pensiero alla vera e propria messa in opera, si può osservare quanto ha di contemporaneo: in un mondo in cui stanno prendendo piede sempre più gli e-book, le tecnologie, il virtuale a scapito del tradizionale metodo carta-penna .Non si trovano più quelle immense librerie antiche che i genitori conservavano con cura, ora ci sono gli hard disk dalla capienza “illimitata”. E’ difficile pensare che un bambino trascorra il suo tempo a rovistare tra gli scaffali polverosi, ora lo si immagina con il Nintendo, il tablet o il telecomando alla mano. E’ più facile, veloce, sbrigativo e si pensa addirittura “più coinvolgente”.
    Quest’opera, a mio parere, racchiude in sé magnifici significati che fanno riflettere sulla situazione attuale a cui apparteniamo. Sarei stata curiosa di vedere dal vivo tutti quei libri, impilati con cura ed attenzione, che vanno a costituire la struttura dell’opera; sentire ed annusare “l’odore dei libri”, sarà stato sicuramente diverso dall’odore che emanavano quelle possenti librerie di cui ho precedentemente parlato.
    Ricordiamolo ai nostri bambini che “libro” significa avventura, così come questa installazione attraverso un gioco di luci e specchi ci fa vivere una vera e propria esperienza illusoria, un’avventura. Mai dimenticarsi del semplice, del reale e del concreto, non ignoriamo la tradizione, chi siamo e da dove proveniamo perché potremmo rischiare di perderci nell’ignoto.

  • Prima ancora di leggere la presentazione sono rimasta affascinata dall’immagine. A mio parere esprime perfettamente quel momento in cui si è DENTRO una storia o una descrizione e non si riesce a far altro che vivere in funzione di quel racconto. Non si sente fame, sete o sonno. Si è totalmente dipendenti e vincolati dalle parole e dai pensieri dell’autore.
    Sebbene siano, quindi, le parole a creare questo vortice che ti risucchia completamente, chi può fare a meno di tutti quei piccoli piaceri, come sentire l’odore o la grammatura della carta, che aiutano a tuffarcisi dentro?

  • Quest’opera appena l’ho guardata mi ha sollecitato tre tipi di riflessioni. La prima riguarda il fatto che è un’opera in cui una persona può avere esperienze sensoriali forti tra cui c’è anche la percezione degli odori dei libri. Ricordo che nei corsi di letteratura per l’infanzia che ho seguito all’università si consideravano tutte le dimensioni sensoriali del libro: poterlo toccare, poter annusare le sue pagine, poterlo vedere in tutte le sue parti sono esperienze che avvicinano l’individuo alla lettura. In particolare al piacere di leggere. Poter ESPERIRE il libro è un modo per stimolare la creazione di un rapporto tra l’individuo e il libro positivo che possa durare tutta la vita. Anche i bambini molto piccoli devono essere liberi di percepire sensorialmente il libro: è solo così che lo possono conoscere in tutte le sue sfumature.
    La seconda riflessione riguarda il fatto che quest’opera riporti tutta l’idea della vastità della conoscenza. Guardare tutti quei libri impilati mi ha fatto pensare a quanto è stato scritto e a quante idee ed interpretazioni hanno fatto nascere i contenuti di quei libri. Mi sono rifatta alla mia esperienza: quando leggo un libro non solo assimilo i contenuti, ma accomodo i significati che contiene ovvero li interpreto secondo la mia esperienza, quello che già so, quello che ho già vissuto. La conoscenza si nutre di questo processo e mi sembra che nell’opera di Kern questo venga restituito: ci sono i libri, ma c’è anche un soggetto che entra nell’opera. E’ da questo incontro che nascono le infinite possibilità della conoscenza.
    L’ultima riflessione riguarda il fatto che la sollecitazione proposta da Kern in quest’opera si aggancia perfettamente ad una problematica che investe la società odierna: il dibattito tra apocalittici ed integrati sul tema delle tecnologie è ancora aperto, ma senza andare in discorsi teorici, è una problematica che si incontra molto spesso nella vita di tutti i giorni. Spesso le insegnanti, i bibliotecari, i genitori, le educatrici si lamentano del fatto che “oggi non si legge più, non si leggono più i libri”. Il fatto che quest’opera sia legata a questo tipo di trasformazione sociale mi ha fatto riflettere sul fatto che effettivamente l’arte è complessa tanto quanto lo è l’educazione e tanto quanto è l’uomo. L’arte è espressione di una cultura e di una società in quel determinato periodo storico. Quest’opera ne è un esempio. Non ci dà una soluzione. Ci fa vedere la problematica nella sua complessità.

  • ho scritto “Kern” ma ho sbagliato. E’ “Krén”.

  • E’ un’opera molto affascinante e che incuriosisce molto. Fornisce l’immagine esatta di ciò che la lettura si propone di fare nel lettore: il perdersi. Perdersi nella lettura significa riuscire ad estraniarsi dalla realtà ed addentrarsi dentro al mondo cartaceo. Quest’immagine rappresenta perfettamente questo concetto. Se l’opera fosse stato un semplice dipinto avrebbe trasmesso sicuramente sensazioni forti. Ritengo però che queste sensazioni siano state ancora maggiori per quei visitatori che hanno avuto la possibilità di vedere l’installazione dal vivo. Il coinvolgimento di udito ed odorato, oltre che della vista, dev’essere stata sicuramente un’esperienza sensoriale ed estetica veramente coinvolgente.
    In riferimento all’analisi formale, per quanto riguarda la coesione, gli elementi dell’opera sono abbastanza equilibrati visivamente. Sono presenti giochi di luci e specchi. L’autore sfrutta le diverse qualità dei materiali dei libri e porta a farci riflettere sul fatto che il libro stesso costituisca un’avventura, questo anche grazie al tipo di installazione creata. In questo caso è presente la coerenza. Quest’opera è stata realizzata recentemente (2010), in riferimento alla situazionalità, come viene riferito nell’approfondimento, con il miglioramento sempre maggiore delle nuove tecnologie viene da riflettere riguardo al futuro: i libri cartacei scompariranno? Si tratta di un tema molto attuale su cui è importante soffermarsi. Facendo infine riferimento all’ambiguità, il mio rapporto con il testo cartaceo è sempre stato unico e magico. Spesso prima di comprare un libro tendo a sfogliarlo e ad annusarlo. Il fatto che sia presente un’esperienza sensoriale a mio parere risulta ancor maggiormente interessante.

  • Questa immagine mi ha affascinata al primo impatto visivo. Il tunnel infinito, colorato, pieno di libri mi fa pensare alla curiosità, al libro visto come elemento positivo che può accompagnare il nostro cammino e risolvere quella complessità di cui si parlava a lezione. La fine del tunnel non si vede e questo induce la mente a mio avviso ad andare oltre l’immagine e continuare l’esplorazione. L’elemento che ci fa pensare al cognitivo ed anche alla parte emotiva, è posto al centro dell’opera ed è il libro. Leggendo l’approfondimento inoltre, ritorna alla mia mente ciò che a lezione abbiamo detto essere una caratteristica dell’ esperienza estetica cioè la multisensorialità. Quest’opera permette infatti un coinvolgimento oltre che visivo, anche un’esperienza di tipo uditivo e olfattivo. In riferimento ai punti trattati a lezione sull’analisi formale del visivo, ritrovo in quest’opera coesione, i libri sembrano essere incastrati tra loro perfettamente sorreggendosi gli uni con gli altri e a dar vita all’installazione. A livello visivo gli elementi mi sembrano in armonia e in equilibrio. Pensando al contesto attuale (2010) in cui prende vita l’opera, ritrovo nell’analisi della situazionalità anche coerenza. Il libro è l’elemento centrale (con tutti i suoi colori che potrebbero anche rappresentare a mio avviso i vari generi e tipologie) da valorizzare e rendere quasi come un compagno di avventura nel cammino verso la fine di quel tunnel che potrebbe riservarci (in relazione al contesto attuale) una scomparsa o una sua conservazione. Chiaro risulta a mio avviso il fascino dell’ignoto che vedo collocato proprio alla fine del tunnel e questo mi rimanda alla coerenza dell’opera.

  • Sono subito rimasta affascinata da quest’opera. per me i libri sono oggetti di grande importanza, sono cresciuta in case piene di libri, i libri sono stati e sono per me compagni di avventure, ponti e finestre su altre vite, altri luoghi, altri mondi: una via che conduce verso una realtà altra. questo è ciò che da subito mi ha comunicato l’immagine. Con la lettura del commento ho potuto scoprire che quest’opera è in realtà una complessa installazione che è possibile vivere e sperimentare a 360 gradi, lasciandosi guidare dai sensi per sperimentare nuove prospettive, lasciandosi sorprendere dalle sensazioni.

  • Fahrenheit 451-Bradbury. E’ stato il primo collegamente che mi è venuto da fare. Chiara esemplificazione di uno dei tanti pericoli a cui porta la teconologia se non utilizzata bene o se abusata. Come per i giochi, ora per i libri, il rischio della perdita di quei valori e sensazioni, emozioni, mondi fantastici che sono “incisi” su carta e che fin da piccoli ci hanno accompagnati nella nostra crescita, nella formazione di noi stessi e delle nostre credenze, che fanno parte della vita reale, quotidiana di grandi e piccini. Il piacere di tenere legati i bambini a questi che possono essere tenuti da un lato dalla mamma che legge e dall’altro dal bambino che ascolta e esplora e assapora il fascino della storia, che può immedesimarsi e magari seguire con il dito le frasi mentre sta imparando a leggere o ci prova, avendo il diritto e il piacere di sentire la carta (che non potrà mai sparire definitivamente dalla sua vita) anzichè uno schermo liscio dove le dita scivolino, facendogli catturare in questo modo bene poco.

  • Per prima cosa direi che non solo ho scelto questa opera perchè mi è piaciuto, ma anche per la tecniche usate, l’installazione. Nell’ arte moderna lo spettatore partecipa attivamente nell’opera, inoltre si da molta piu importanza alla riflessione anzi che alla bellezza estetica proprio come si faceva nelle epoche passate.
    Dal tra parte l’ autore cerca di farti sentire come al interno di un tunnel o labirinto, e così è la lettura. La sensazione che produce l’immersione nella lettura di un libro penso che sia la stessa di quella provata personalmente all’interno dell’opera in questione, e tutte due possono risvegliare un piacere che ti accompagnerà sempre.

  • Scanner, Krén

    Ho scelto questa opera perché mi fa pensare nellla conoscenza del uomo.
    L’opera mostra un grande equilibrio nella sua composizione. Vediamo molti libri, tutti ordinati di forma ciruclare, che formano un tunnel. L’autore mostra una grandissima coesione nella opera d’arte.
    Tutti gli elementi de l’opera sono libri, di divesri colori, dimensioni… ma tutti sono libri. Non capisco molto la relazione tra il titolo e l’opera. Il titolo é “Scanner”. L’unica relazione che é trovato é che l’scanner é una “machina” per fotocopiare libri. Vedo una piccola relazione perché la parola del titolo é correlata con i libri.
    Credo che questa obra aiuta a capire il contesto del tempo. L’opera mostra la imporanza che hanno i libri, tutto che ci puoi raccontare un libro.
    Penso che questa opera mi piace molto perché credo che leggere é molto importante. Leggendo siamo imparando molti aspetti. Credo che nella scuola dobbiamo fare leggere ai bambini, ma sempre senza vigore. Loro devono leggere ma libri che gli piaciono. É assurdo fare leggere un libro ai bambini che non gli interessi.

  • In questa sezione ho scelto “Scanner” di Krén perchè risulta essere un’opera molto originale distaccandosi dalle opere d’arte di orientamento classico, in quanto l’artista ha unito l’installazione architettonica costituita da migliaia di libri, i quali fungono da mattoni, con suggestivi rimandi sonori e perfino olfattivi, chiunque vi entri dentro si trova in una situazione in cui vengono coinvolti una pluralità di sensi oltre alla vista.
    L’artista è riuscito ad esprimere molto chiaramente il motivo per cui ha realizzato tale opera, ovvero voleva ribadire l’importanza che i libri assumono per l’essere umano, in quanto permettono di vivere avventure fantastiche e visitare mondi altri, anche senza rimandi alla realtà in cui viviamo.
    Infine, effettuando un’analisi formale del dipinto si può dire che: vi è coerenza fra quello che Krén è andato a costruire e il significato da lui attribuito e coesione in quanto i libri che compongono la struttura sono stati disposti secondo una certa logica cercando di mantenere un certo equilibrio.

  • Partendo dal presupposto che non sono un’amante delle istallazioni, perchè prediligo un altro genere di opere d’arte, devo ammettere che questa mi ha colpito particolarmente. Sono subito andata a vedere su yotube un video dell’opera in modo da averne visione più completa (http://www.youtube.com/watch?v=6K21F26Gb0o) e ne sono rimasta davvero affascinata. Sono un’amante dei libri, mi piace toccarli, odorarli, sentirli concretamente tra le mani e anche a me l’idea che vengano sostituiti da “una fredda macchina senza vita” (l’e-book), mi rattrista particolarmente.
    Quest’opera sembra quasi invitare ad entrare dentro, ad immergersi in un mondo fantastico. Parlo di mondo fantastico perchè la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho guardato quest’opera è il libro “alice nel paese delle meraviglie” quando la protagonista, per seguire il coniglio bianco, cade in un buco, che assomiglia molto a quello dell’istallazione, e si ritrova in un mondo sotterraneo fatto di paradossi, assurdità e non sensi: una grande avventura.
    MI sembra che l’opera abbia un collegamento con il contesto di riferimento in quanto è stata fatta nel 2010, quindi, come diceva prima in un periodo in cui la carta viene sostituita dalla tecnologia e secondo me quest’opera fa capire bene quest’illusione.
    Per quanto riguarda la strutta architettonica, credo che sia equilibrata sia dal punto di vista della composizione sia dal punto di vista dei colori.

  • “Scanner” – Analisi formale
    Coesione: trovo una grande coesione all’interno dell’opera. Tutti i libri sono disposti in modo preciso sono veri e propri mattoni di un’opera architettonica. Credo che l’artista abbia voluto comunicare la possibilità data dai libri di entrare in un mondo altro, un mondo dalle infinite possibilità.
    Coerenza: mi sembra che il titolo e la realizzazione dell’opera siano tra loro incoerenti, suscitando così sconcerto e riflessione nell’osservatore. La parola scanner richiama all’immaterialità delle pagine degli ebook,
    mentre l’opera colpisce mete in risalto la fisicità della parola stampata e coinvolge tutti i sensi dello spettatore.
    Situazionalità: “Scanner” è un’opera contemporanea, realizzata appositamente per il Museo dell’arte moderna di Bologna. Nell’era del web e della tecnologia è un richiamo alla bellezza e alla magia creata dai libri.
    Ambiguità: v. mio commento precedente a questa opera.

  • Fin dall’inizio mi ha piaciuto moltissimo quest’opera. Credo che è originale e particolare e mi piace che si venga fuori dalla normalità.
    Mi ha colpito prima perché consiste in un insieme di libri e per me leggere è una delle cose più importante nella mia vita quotidiana. Così possiamo dire che quest’opera già è differente per me che vedo con altri occhi questo collettivo.
    Vorrei parlare della forma, per me la forma circolare significa di sinistra a destra, del basso verso l’alto…tutto lo comprende un libro. I colori e anche le ombre sono presenti. Questo rappresenta per me la differenza tra i libri che sono nell’opera: di magia, di amore, di bambini, di paura, di giochi, di poliziotti… e così c’è parti di ombre e di luce.
    Parlare anche di altri sensi come l’odore, che hanno i libri appena acquistati: odore a nuovo, a stampa, a tinta…questi non si possono sostituire per nessun’altro e sono speciali.
    Per finire parlare anche del senso del tatto, di quello che senti quando si prende un libro, quando si passano le foglie, quando ti tagli con qualcuna, ecc.
    Quest’opera è multi-sensoriale per stimolare e colpire tutti i tuoi sensi e giocare con loro si questa forma così speciale.

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