Presentazione

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Gli alunni della scuola primaria di Bornaccino, una piccola località nelle vicinanze di Santarcangelo di Romagna, hanno raccontano attraverso immagini disegnate la loro vita quotidiana, il loro mondo campagnolo conosciuto fin da piccoli.

Federico Moroni, il loro maestro, cercava di stimolare la loro immaginazione e di rafforzare in loro la consapevolezza di provare emozioni, perché proprio attraverso queste avrebbero potuto esprimere in modo più diretto e spontaneo, anche attraverso il disegno e l’uso del colore, le loro esperienze quotidiane.

Il lavoro di questo maestro è durato per circa vent’anni e l’aspetto educativo più saliente è stato quello legato all’educazione alla creatività, esplicitato più apertamente nell’educazione artistica intesa come libera espressione della soggettività di ogni bambino, fermamente convinto che una persona creativa sia in grado di adattarsi ai cambiamenti in modo plastico, di instaurare nuove relazioni che si adattino al mutare delle situazioni, di trovare nuove strategie e soluzioni adottando una maggiore flessibilità.

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19 Commenti to “Presentazione”

  • Dopo aver letto la presentazione di Federico Monori e vedere alcune delle creazioni che hanno fatto i loro studenti (Le Tempere degli Scolari), così come alcuni progetti, ero in grado di confermare la grande importanza data al colore e il tema della vita quotidiana. Tutti i progetti hanno portato i loro studenti riflettono una immagine viva, fondamentalmente perché il colore dà vita, e che mi trasmette positività. Vedi anche quadri della vita dquotidiana mi dà sicurezza, mi fa sentire come a casa mia perchè è qualcosa che sapevo.

  • Leggendo la presentazione, la frase “EDUCARE ALLA CREATIVITA'” è il concetto che più mi colpisce in quanto mi da l’idea di essere uno dei concetti chiave che ritroverò nell’esplorazione di questa sezione dedicata al maestro Moroni ed inoltre riflettendoci mi riporta alla mente varie cose dette nel corso delle nostre prime lezioni. Una di queste è il concetto di processo artistico del bambino, l’educazione alla creatività mi fa pensare ad un percorso volto a fornire al bambino la coscienza di quel processo che guida la produzione artistica, un processo intriso di emotività ma anche di aspetti cognitivi. Quando nella presentazione leggo: “…fortemente convinto che la persona creativa sia in grado di adattarsi ai cambiamenti in modo plastico, di instaurare nuove relazioni che si adattino al mutare delle situazioni, di trovare nuove strade e soluzioni”, ritrovo quel senso del’educazione artistica non finalizzata al prodotto finale ma a qualcosa di più, qualcosa che ha a che fare con la vita, con la crescita e l’espressione delle emozioni e delle personalità. Riflettendo su questa frase torna anche alla mente quel concetto discusso a lezione sul fornire delle tecniche ma educare allo stesso tempo anche alla flessibilità nel senso di essere pronti, e in maniera naturale, ad una rottura degli schemi e questo può a mio avviso avere dei risvolti anche in situazioni di vita quotidiana.

  • Curiosare in questa sala mi ha permesso, innanzitutto, di conoscere il maestro Moroni di cui non sapevo proprio nulla; maestro che poi ho “potuto” conoscere davvero attraverso il video presente nella sezione “la scuola di Bornaccino”.
    Poter vedere Moroni mentre racconta in prima persona la sua esperienza e la sua metodologia è stato piacevole perché non abbiamo frequentemente la fortuna di poterlo fare.
    Il maestro è stato indubbiamente una grande personalità, fonte inesauribile di idee e innovazione, capace di un’enorme sensibilità sia nei confronti dell’arte che dei bambini; una sensibilità che anche noi, durante il nostro corso, abbiamo ritenuto capacità imprescindibile di un insegnante competente.
    Poter poi vedere anche i dipinti dei suoi bambini, dopo averne sentito parlare da lui, è stato estremamente piacevole.
    Uno dei dipinti ad avermi colpita maggiormente è stato “Neve” di Nicolini Pasquale, perché nel suo disegno, più che in altri, il colore assume una valenza molto forte; infatti, è facile disegnare un girasole riempiendo il quadro di colore, ma è ben più difficile raccontare, attraverso un disegno, una giornata nevosa che non viene rappresentata con colori tristi, cupi, ma con tanto colore, come probabilmente è colorato l’umore di un bambino alla vista della prima deve dell’anno.
    A dimostrazione della portata innovativa del lavoro di Moroni gli articoli che gli sono stati dedicati da numerose riviste e gli inviti ricevuti per portare i suoi bambini in gita, cosa non comune per l’epoca.

  • Il maestro Moroni ha esercitato la sua professione vicino a Santarcangelo; io abito vicino a questo paese che ho frequentato per i cinque anni delle scuole superiori, ma non ho mai sentito parlare di questo insegnante. Questa vicinanza mi riempie di curiosità verso la sua figura.
    Il suo concetto di arte come “testimonianza di essere al mondo per capire le piccole e meravigliose cose dell’esistenza” (cfr. video) richiama l’importanza della soggettività di un prodotto artistico, dell’espressione dei propri sentimenti, da parte dei bambini, attraverso il disegno, il colore, l’arte.
    Sentirlo parlare di arte come “magia” permette poi di comprendere appieno il suo pensiero: l’arte per lui non è riproduzione di un modello definito, ma libera espressione. Un’arte che parte dal quotidiano, da quanto già conosciuto, per poi approdare alla riflessione e al confronto. Un quotidiano continuamente guardato con occhi diversi perché il maestro Moroni invitava sempre a posare lo sguardo su nuovi particolari.
    Dalla visita in questa “sala” colgo l’importante collegamento di quanto letto e visto, con il concetto di multisensorialità: i disegni degli alunni di Moroni infatti rappresentavano esperienze fisiche fatte di odori, colori, rumori, emozioni che venivano poi tracciate sul foglio. Memoria fisica trasformata in arte.

  • Moroni era “fermamente convinto che una persona creativa sia in grado di adattarsi ai cambiamenti in modo plastico, di instaurare nuove relazioni che si adattino al mutare delle situazioni, di trovare nuove strategie e soluzioni adottando una maggiore flessibilità”. Ritengo il suo pensiero fortemente in sintonia con il mio. Un disegno, o, più in generale, qualsiasi manufatto artistico, non si può ridurre al solo prodotto finale. La sua costruzione si riflette in un processo nel quale sono implicati il pensiero, la riflessione, la soluzione di problematiche, il continuo perfezionamento e miglioramento del proprio operato. Tra la concezione di voler realizzare quel manufatto ed il manufatto stesso c’è un confronto tra ciò che è la propria idea e ciò che è reale, tra ciò che si ritiene necessario per quel lavoro e ciò di cui invece si dispone realmente (in termini di capacità, pratiche e cognitive, e di materiali reperibili); c’è una ricerca di perfezionamento, per far corrispondere il più possibile quel manufatto all’idea che l’ha originato. Ma, soprattutto, c’è un’intenzionalità, che vede il soggetto creatore come attivo, partecipe. Tutti questi elementi, se “esportati” all’infuori di un contesto puramente artistico, possono davvero suscitare l’effetto delineato da Moroni. La creatività ci aiuta ad affrontare la vita con inventiva, senza abbatterci di fronte ai problemi e tentando piuttosto di ricercare soluzioni originali agli stessi, evitando di vivere tutto passivamente.
    I dipinti dei ragazzi lo dimostrano: l’espressività dei loro colori, la ricerca delle soluzioni grafiche trovate per rappresentare lo spazio e la tridimensionalità, le forme piene, compatte, ricche di dettagli sono testimoni di un’espressione artistica non lasciata al caso, bensì pensata, soppesata nei suoi elementi e, proprio grazie a ciò, comunicativa in termini emozionali.

    Il motore della creatività sembra qui essere la “motivazione”: i ragazzi si rivelano degli artisti puri quando sono motivati ad esprimersi, avendo quindi la consapevolezza di “essere al mondo” per capire ciò che di bello si rivela in esso. Questo è l’atteggiamento di curiosità che si dovrebbe ricercare in qualsiasi professione, non solo in un percorso artistico; ma è proprio attraverso un percorso di questo tipo che può essere sviluppato. L’espressione di sé diventa così la matrice primaria della propria esistenza.

    In un tempo storico nel quale il conformismo sembra essere l’unica soluzione di socializzazione, l’educazione artistica è uno di quegli elementi che può portarci, a mio avviso, a quell’apertura mentale necessaria da renderci sicuri nell’affrontare la vita, aperti all’altro ed alle relazioni “concrete”, all’espressione di punti di vista che non siano censurati o perseguitati, ma rispettati o, tuttalpiù, tollerati.

    Rossella

  • Ho letto con grande piacere le note su questo maestro, pittore o meglio un’ artista ” a tutto tondo”.
    Non ero a conoscenza della sua esistenza cosa che mi ha meravigliano scoprendo l’importanza di ciò che è riuscito a consegnare ai bambini che hanno avuto il piacere di lavorare con lui e alla didattica dell’arte in generale.
    Molto funzionale l’idea di scrivere una ” Lettera al collega”, con semplicità ha lasciato un grande aiuto, una linea a cui potersi ispirare senza “copiare”, è come se lanciasse la palla ad altri maestri, come a dire <>.
    Il concetto che mi ha colpito di più è come tratta della creatività pittorica, ci riferisce che sono necessarie 3 cose;
    – l’ambiente
    – il clima
    – l’occasione emotiva che da lo stimolo al ” gioco ” creativo
    Perché per lui la creatività è come un gioco vitale, e si sa che il gioco è il movimento vitale più benefico!

  • Esplorare le stanze di questo museo virtuale mi ha permesso di incontrare per la prima volta la figura del maestro Moroni. Mi ha molto colpito l’uso che ha fatto dell’arte come filo conduttore dell’attività didattica. Il disegno e la creatività non sono fine a se stesse, non rimangono uno stratagemma per impegnare i bambini durante l’intervallo (come scritto in uno degli articoli sulle gite scolastiche) ma diventano una finestra sulle emozioni dei bambini, sulla loro personale visione della realtà, un ponte tra le esperienze del quotidiano e le nuove conoscenze che andranno a costruire. Così il rappresentare il nonno che gioca con il gatto sarà lo spunto per parlare dei grandi felini dell’Africa, la forma e i tubi del distributore di benzina faranno forse venire in mente un uomo e le sue vene ed arterie. E’ affascinante questo largo uso del linguaggio artistico attraverso il quale i bambini sono liberi di esprimersi, comunicare, imparare senza paura di sbagliare.

  • Grazie alla scoperta di questa “sala”, ho potuto conoscere il Maestro Moroni, personaggio a me sconosciuto. Dopo aver letto la presentazione, uno dei concetti che mi ha colpito maggiormente è stato “educazione alla creatività,(…) libera espressione della soggettività di ogni bambino”, in quanto lo ritengo uno dei concetti chiave al centro della metodologia del Maestro. Ritengo inoltre davvero importante un altro concetto che emerge: “una persona creativa è in grado di adattarsi ai cambiamenti in modo plastico”. Il bambino creativo, secondo Moroni, è in grado di trovare nuove strategie e nuove soluzioni grazie ad una maggiore flessibilità.
    Ho potuto conoscere maggiormente il maestro attraverso il video presente ne “La scuola di Bornaccino”. Aver avuto la possibilità di guardare un video in cui il Maestro in prima persona racconta la sua esperienza e la sua metodologia ritengo sia stato davvero interessante, in quanto non tanto spesso accade di poter vedere video simili. Emerge chiaramente dal video il concetto di arte come “testimonianza di essere al mondo per capire le piccole e meravigliose cose dell’esistenza”. Egli dà enormemente importanza alla soggettività di un prodotto artistico, come espressione dei propri sentimenti, ciò avviene attraverso il disegno, il colore e l’arte. In riferimento sempre al concetto di arte, egli la considera non tanto come una produzione di un modello definito, ma come libera espressione. Si tratta di un’arte che parte da ciò che si conosce, dal quotidiano. Il Maestro Moroni cercava di invogliare i bambini a guardare con occhi diverso particolari nuovi.

  • Visitando questa sala del MOdE ho potuto notare che è uno spazio di studio e di scambio in cui vengono trattate diverse tematiche riguardanti le scienze dell’educazione. Contiene in sè alcune caratteristiche del museo (pur non essendo un luogo fisico ma solo virtuale) e alcune della tecnologia, come condividere, conoscere e collaborare. E’ uno spazio dinamico, in grado di cambiare il suo aspetto e che permette di conoscere e condividere dei contenuti che riguardano le scienze dell’educazione, inoltre attraverso questo museo è possibile fare percorsi di visita, estrarre informazioni di rilievo, interagire con i contenuti, partecipare e documentare.

    In questa sala del MOdE ho potuto conoscere Federico Moroni e il suo lavoro. Ciò che più mi ha colpito è stato il suo grande impegno volto all’immaginazione, alle emozioni e alla creatività con cui Moroni è riuscito a far esprimere i suoi studenti, attraverso l’estetica dell’esperienza artistica.Tutto questo ha portato i suoi studenti a interpretare il quotidiano con i loro occhi, diversi gli uni dagli altri, e a poter raffigurare ciò che vedevano e sentivano attraverso il colore e il disegno. Questo grande maestro ci mostra la grande forza espressiva dell’arte.

  • Conoscere i maestri, le loro pedagogie (o anche intuizioni?) le loro esperienze nella scuola attraverso le loro stesse parole e/o quelle dei loro allievi è una cosa che, lungo il mio percorso di studi, mi ha sempre affascinata. Si scoprono così, quasi per caso e ti chiedi come sia possibile non averli conosciuti prima…

    L’approccio al “metodo” del maestro Moroni mi ha aiutata ad operare i primi collegamenti tra i concetti che progressivamente emergono durante le lezioni: arte come linguaggio, come esperienza multisensoriale, come osservazione diretta ed immersione in un contesto di vita, come sintesi della realtà, come espressione elevata di una dimensione creativa… Tutto ciò rientra anche in quelle che sono le lezioni di Moroni, un maestro capace di farsi bambino (perché quel Fanciullino non lo ha mai abbandonato) e di affidarsi alle sensazioni in quanto unici motori creativi e conoscitivi del mondo. Lui dice che ogni conoscenza ha una base sensoriale che permette di fissare nelle mani e nella memoria ciò di cui si fa esperienza; da questo principio deriva il suo modo di fare la didattica ovvero a contatto con la realtà delle cose affinché i bambini ne possano cogliere i particolari, sentirne gli elementi costituenti e restituire l’impronta lasciata da essa nel loro bagaglio esperienziale attraverso rappresentazioni secondo immaginazione e trasporto emotivo. Ed ecco che l’arte può offrirsi come conoscenza del mondo e la scienza può essere appresa “per gioco e per tenerezza” e il bambino può essere formato integralmente.
    Occorre essere liberi per riuscire a dare spazio al proprio essere più puro, il maestro deve dare motivazione e strumenti per esprimersi, tutto il resto verrà da sé seguendo le individualità che contraddistinguono la personalità di ognuno di noi.

  • Non conoscevo il metodo del maestro Moroni e visitare questa sala virtuale mi ha permesso di venirne a conoscenza. Questo mi ha permesso di confermare ancora una volta l’importanza che la rete può assumere in un percorso formativo. Anche se quest’ambiente è finalizzato esclusivamente all’erogazione di contenuti,non prevedendo una spazio di interazione tra gli utenti, ritengo che la creazione di un museo educativo virtuale possa dimostrare come l’educazione e l’arte,generalmente considerati due ambiti quasi agli antipodi, possano invece interagire e arricchire insieme un percorso formativo. Come dimostra appunto il metodo Moroni, incentrato sulla potenzialità e creatività dell’allievo, che troppo spesso vengono messe all’angolo per lasciare spazio esclusivo ai contenuti. Stimolare la curiosità,anche attraverso l’arte, non può che rendere un percorso formativo ancora più efficente,perchè pone al centro la personalità dell’allievo, in una società che lascia poco spazio all’immaginazione e alla creatività e troppo spazio invece all’omologazione delle menti.

  • Quando ho visitato per la prima volta il museo virtuale, MOdE, ho sperimentato questa piattaforma come un luogo dove si può ottenere un sacco di informazioni riguardanti Educatione o di vari artisti.

    Ma è anche un luogo dove possono scambiare fra studenti. Ho trovato molto interessante leggere ciò che altri studenti hanno scritto.

    In questo spazio, ho imparato il lavoro di Federico Moroni so. Questo lavoro sottolinea l’importanza della creatività. Una persona creativa in grado di gestire in tutti i tipi di situazioni.

  • Questo percorso è stato molto interessante e mi ha permesso di conoscere un personaggio fantastico. Ci sono state molte cose che mi hanno colpita all’interno del video, della testimonianza di Vicenzina e di tutti gli altri documenti.
    Ciò che più mi ha colpita è stata la sensazione che ho provato nel sentir parlare questo personaggio, nelle parole che gli sono state dedicate, nel vedere i risultati del suo lavoro.
    Si sente la passione che aveva per il suo lavoro, la convinzione e la fiducia che riponeva in questi bambini, nella loro creatività.
    L’attenzione ai particolari (“che in genere sfuggono se non sono oggetto di un’azione mirata alla loro scoperta”) per poi lasciare liberi i bambini di viaggiare con la fantasia, il partire dai loro interessi e iniziare con il gioco. Esperire con i sensi la realtà che ci circonda perchè la memoria fisica si trasforma in arte. Il dedicarsi anche in orario extrascolastico ai propri bambini: agire per loro, perchè possano formarsi dall’impulso della passione, del desiderio e dello stupore.
    E’ vero che oggi, seguire un “non-metodo” di questo tipo è difficoltoso sia per ragioni burocratiche (per quanto riguarda le gite ad esempio), sia per ragioni “strutturali” (non si è più immersi in quel mondo naturale che ancora un po’ ad oggi può esistere nelle campagne, sia per ragioni di formazione: gli insegnanti sono stati formati a seguire un metodo, avere tutto organizzato, potendo lasciare poco spazio alla creatività, alla fantasia e allo spontaneismo che in alcuni casi, secondo la mia opinione, non è negativo.
    Ci si deve credere in quello che si fa, dedicarsi “anima e corpo”, avere stupore e passione per poter coinvolgere anche gli alunni.
    “Il metodo è qualcosa di vivo, di dinamico che tiene conto delle molte variabili ambientali: esso deve essere animato, costruito dall’insegnate che tiene in mano le redini del gioco creativo.”
    Lasciare spazio all’individualità di ogni soggetto e non conformare tutti verso un prototipo.
    Tutto questo oggi manca, o meglio, non è molto presente.
    Tutto questo è ciò che servirebbe soprattutto al giorno d’oggi che quando chiedi a un bambino della materna da dove viene il latte, ti risponde dal supermercato.
    Tutto questo è ciò che come insegnanti dobbiamo riproporci di recuperare e di difendere.

  • Recensione

    Per me il lavoro può essere diviso in quattro sezioni. Da un lato, la storia di Moroni a pensare al lato di arte, il lavoro di testo e lezioni .

    Moroni

    Per conoscere l’opera di Moroni, la piattaforma è stata molto ben adattato. Dal momento che si potrebbe ottenere attraverso vari mezzi di comunicazione spaccato suo lavoro e avuto modo di conoscere questo maestro qualcosa di più vicino. Se solo avessi letto un testo e non visto alcun video e bambini che lavorano, me la sua opera certamente non come ben ricordato.

    Immagini

    Mi piacciono le immagini interpretate mi piace pensare se in caso affermativo, che cosa è una informativa alle spalle opere d’arte. Tuttavia, a volte il filo rosso che mancava. Non ero abbastanza sicuro di quali criteri devo guardare le opere d’arte. Dovrei descrivere la mia impressione personale o l’immagine stessa? Ma forse ho anche qui non del tutto capito il compito, perché il mio italiano non è così buono .

    i texti

    Mi è piaciuto molto da leggere i testi, anche se ho dovuto tradurre un sacco. Ho imparato molto su come lavorare con un Laboratiorio. Il testo è un buon informativo come si può praticamente attuato la teoria.

    lezioni

    La lezione per me era a volte molto difficile da capire. Tuttavia, ho apprezzato molto gli ingressi practique. Il progetto di Gugu, o lavorare in natura.

  • Come già aveva detto Luquet “il disegno è un gioco qualsiasi che si altera ad altri ” . In questo progetto della mano dil maestro Moroni il arte viene presentato come un gioco , cioè una attività ludica . In un primo momento lui spiega il tipo di formazione artistica che ha ricevuto. Disegnare voleva dire copiare l’oggetto più simile possibile alla realtà . Questa attività crea frustrazione nel bambino , dal momento che la copia di un disegno non significa creare , e quindi non ha piacere intrinseco per loro.
    Così, il famoso maestro basa la sua metodologia in la libertà di creazione . In un primo momento l’ insegnante mostra di studenti oggetti materiali (segni simbolici) e dopo loro devono creare la propria rappresentazione attraverso il segno grafico (il disegno) . Come Levinstein aveva già dichiarato: ” Disegnare significa descrivere , non rapresentare . Egli disegna perchè vuole dire qualcosa. ”
    E questa è proprio la base della teoria di Moroni , progettata per esprimere sentimenti , per esprimere il lato più intimo e nascosto del bambino. Perché a spesso ciò che non può essere detto con le parole ( per timidezza , mancanza di risorse di comunicazione … ), si può dire con una semplice penna e una pagina bianca.

  • L’esplorare questa sala mi ha dato la possibilità di conoscere il maestro/pittore Moroni personaggio mai incontrato durante il mio percorso scolastico ma dal grande talento non solo in ambito pittorico ma anche educativo.
    Il lavoro di Moroni di creare una scuola DIVERSA mi fa capire quanto noi futuri insegnanti siamo legati alla classica didattica che purtroppo molto volte si è mostrata debole. Moroni invece, ha insegnato ai suoi alunni ad essere intraprendenti, a basare tutto sulle emozioni. Lavoro rischioso ma che può portare a cose meravigliose come meravigliosi sono i quadri dei bambini. Dai loro dipinti si percepisce genuinità nell’interpretare un mondo che amano. Il colore brillante è portatore di emozioni positive e di gioia come la “Raccolta di ciliegie” o il “Nove a bastoni” che sono stati realizzati con un’attenzione ai particolari della loro vita quotidiana. Anche i volti delle persone raffigurate rappresentano in modo preciso le emozioni di quel momento come in “Mamma mi fa le treccine” il volto della mamma trasmette concentrazione per quello che sta facendo.
    IDEA + RESA FORMALE è proprio questo il segreto per l’interpretazione dell’arte.
    Mi ha colpito molto anche l’dea di Moroni secondo cui gli oggetti non si dovrebbero osservare appoggiati a un piano o a qualcos’altro, ma si devono osservare nella loro interezza, isolati da tutto il resto e per questo motivo appesi al soffitto. Quindi non più associare l’oggetto alla sua funzione ma concepire l’oggetto come fine a se stesso, come produzione dell’uomo e della sua creatività e manualità.

  • L’esplorare questa sala mi ha dato la possibilità di conoscere il maestro/pittore Moroni personaggio mai incontrato durante il mio percorso scolastico ma dal grande talento non solo in ambito pittorico ma anche educativo.
    Il lavoro di Moroni di creare una scuola DIVERSA mi fa capire quanto noi futuri insegnanti siamo legati alla classica didattica che purtroppo molto volte si è mostrata debole. Moroni invece, ha insegnato ai suoi alunni ad essere intraprendenti, a basare tutto sulle emozioni. Lavoro rischioso ma che può portare a cose meravigliose come meravigliosi sono i quadri dei bambini. Dai loro dipinti si percepisce genuinità nell’interpretare un mondo che amano. Il colore brillante è portatore di emozioni positive e di gioia come la “Raccolta di ciliegie” o il “Nove a bastoni” che sono stati realizzati con un’attenzione ai particolari della loro vita quotidiana. Anche i volti delle persone raffigurate rappresentano in modo preciso le emozioni di quel momento come in “Mamma mi fa le treccine” il volto della mamma trasmette concentrazione per quello che sta facendo.
    IDEA + RESA FORMALE è proprio questo il segreto per l’interpretazione dell’arte.
    Mi ha colpito molto anche l’dea di Moroni secondo cui gli oggetti non si dovrebbero osservare appoggiati a un piano o a qualcos’altro, ma si devono osservare nella loro interezza, isolati da tutto il resto e per questo motivo appesi al soffitto. Quindi non più associare l’oggetto alla sua funzione ma concepire l’oggetto come fine a se stesso, come produzione dell’uomo e della sua creatività e manualità.

  • Secondo me il lavoro di Federico Monari è fantastico. Questo progetto suppone un cambio nella visione che abbiamo dell’arte e dell’insegnamento di questa materia alle scuole.

    In più è una attività motivante per i bambini perchè loro fin da piccoli amano disegnare. Dunque Quindi, l’idea di fare un’ esposizione dei loro disegni, è un buon modo per stimolare la loro sensibilità verso l’arte, ed è una grande opportunità per far esprimere le loro emozioni attraverso il linguaggio dell’arte.

    Infatti, una delle cose più interessanti di questo lavoro è vedere l’effetto degli stimoli forniti ai bambini attraverso un adeguato insegnamento dell’arte. Loro infatti sono completamente capaci di usare l’arte di una manera spettacolare fino a creare opere autentiche.

  • Una scoperta vera e propria!
    Il maestro Moroni deve essere un modello per noi studentesse; era una persona semplice e ricca d’animo perché aiutava i bambini ad esprimersi in un modo diverso: con la creatività in stretto contatto con l’esperienza, poche parole ma molti fatti. Diceva infatti che i bambini hanno bisogno di gioco libero e incontrollato perché il gioco è il movimento vitale più benefico, porta a un aumento di vitalità e i bambini hanno proprio bisogno di questo, di giocare e di muoversi per fare esperienza. Ed è dall’esperienza che si crea relazione: con gli altri, con il proprio corpo, con gli oggetti che ci circondano, con il panorama che osserviamo; è proprio questa che va a determinare il nostro disegno, la nostra arte, perché disegnamo cio che conosciamo meglio e come diceva Bruno Munari: “il bambino non è più creativo dell’adulto ma pensa in modo diverso” e partendo dall’osservazione e dall’esperienza Moroni arricchiva i linguaggi dei suoi alunni.
    Leggendo la presentazione, in Moroni ho trovato grandi similitudini con un altro grande maestro che aveva lo scopo di stimolare il pensiero nei suoi alunni: il maesto Manzi.

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