Il paese dove non si muore mai (Verona)

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Titolo: Il paese dove non si muore mai (Verona)
Autore:
Georges Lemoine
Anno:
2011
Tecnica di realizzazione:
inchiostro di china “Sennelier n°701”, disegno a penna con colorazione con matita colorata, su carta Arches per acquerello “Sennelier” 300 grammi, grana satinata

Riflessioni

Il desiderio di prolungare indefinitamente la propria vita, o quanto meno la seduzione che deriva dalla possibilità di realizzare questo desiderio, è antico quanto l’uomo. Innumerevoli miti e fiabe narrano le vicissitudini di uomini alla ricerca dell’immortalità; e la letteratura di tutti i tempi annovera tra i suoi topoi più interessanti la ricerca della pietra filosofale e di portentosi elisir di lunga vita.

Ulisse e Peter Pan, rappresentando i limiti opposti di una stessa pulsione esistenziale, riescono a sottolineare meglio di altri personaggi la complessità e problematicità del tema qui proposto: entrambi si confrontano col desiderio di rendere eterna la propria vita, ma con esiti diametralmente opposti.

Ulisse, nell’Odissea, cede per lungo tempo alle seduzioni della ninfa Calypso che, conoscendo bene il segreto della vanità, gli ha offerto il dono più grande mai concesso a un essere umano: l’immortalità. L’eroe si lascia cullare da quel sogno irraggiungibile, ma rinuncia quando si accorge che per sconfiggere la morte dovrà rimanere per sempre in quell’isola, dimentico degli affetti e della patria. Ulisse, dunque, liberandosi dal giogo dell’oblio, riacquista l’autonomia della sua vita e riprende il cammino verso casa.

Contrariamente all’eroe omerico, Peter Pan – una delle icone più significative della letteratura per l’infanzia ­– sceglie di rimanere nell’altrove, di non cedere alla necessità di crescere (e, quindi, di morire) e di lottare strenuamente contro tutti coloro che cercano di allontanarlo dalla sua isola felice.

Ognuno di noi, avverte Barrie, da piccolo ha soggiornato nell’isola di Peter: un mondo di bambini, precluso agli adulti, eccezion fatta per Uncino e la sua ciurma di pirati; un mondo magico nel quale poter godere di autonomia e di assoluta libertà. Tutti i bambini sanno che la condizione concessa dall’isola non è permanente, che trascorso un certo periodo di tempo è necessario tornare a casa e affrontare la realtà, ma Peter decide di non farlo. Così, mentre Wendy riprende in mano il proprio destino, accettando la propria finitudine, e quindi la propria umanità – le avventure all’isola che non c’è rappresentano una parentesi, quasi una tappa iniziatica del suo percorso di crescita – Peter non lascerà mai l’isola che non c’è. Peter non cresce, non cambia, non muore, ma per farlo rinuncia a qualcosa di fondamentale: alla memoria e alla sua stessa realizzazione come essere umano[1].

Rimandi

–       La vecchia che ingannò la morte. Fiabe della tradizione albanese, a cura di Francesca Lazzarato, Milano, Mondadori

–       Natalie Babbit, La fonte magica, Milano, Fabbri

–       Clive Barker, La casa delle vacanze, Milano, Fabbri

–       James M. Barrie, Peter Pan, Milano, Mondadori

Associazioni incongrue

–       Stand by me, film di Rob Reiner, USA, 1986

–       Roberto Piumini, Lo stralisco, Trieste, Einaudi Ragazzi

Approfondimenti

–       Anna Antoniazzi, Adalinda Gasparini, Nella stanza dei bambini, Bologna, CLUEB

–       Emilio Varrà, a cura di, L’ età d’oro. Storie di bambini e metafore d’infanzia, Bologna, Pendragon

–       Parnassus l’uomo che voleva ingannare il diavolo, film di Terry Gilliam USA, 2009


[1] Cfr. Anna Antoniazzi, Adalinda Gasparini, Nella stanza dei bambini, Bologna, CLUEB.