Il Maestro

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16 Commenti to “Il Maestro”

  • Molto interessanti i ricordi sul maestro Moroni un insegnante che viene ricordato con semplicità e affezione.Toccante per me é stato come il maestro non utilizzasse le punizioni di quel tempo in quanto non ve ne era bisogno perché i suoi allievi lo rispettavano ed erano affezionati a lui. Moroni insegnava a disegnare scoprendo tutti i particolari e giocando con la fantasia cosi i bambini erano liberi di disegnare cio che volevano dopo la scuola passava con i bambini pomeriggi a disegnare, a volte anche al mare. Moroni quindi ha insegnato l importanza del disegno nella didattica.

  • Molto interessanti i ricordi sul maestro Moroni un insegnante che viene ricordato con semplicità e affezione.Toccante per me é stato come il maestro non utilizzasse le punizioni di quel tempo in quanto non ve ne era bisogno perché i suoi allievi lo rispettavano ed erano affezionati a lui. Moroni insegnava a disegnare scoprendo tutti i particolari e giocando con la fantasia cosi i bambini erano liberi di disegnare cio che volevano dopo la scuola passava con i bambini pomeriggi a disegnare, a volte anche al mare. Moroni quindi ha rappresentato un maestro innovativo per quel tempo.

  • molto interessanti i ricordi sul maestro Moroni un insegnante che viene ricordato con semplicitá e affezione. Toccante per me é stato come il maestro non utilizzasse le punizioni di quel tempo in quanto i suoi allievi lo rispettavano e ne erano affezionati .Moroni insegnava a disegnare scoprendo tutti i particolari e giocando con la fantasia ,cosi i.bambini erano liberi di diaegnare cio che volevano,dopo la scuola passava pomeriggi con i bambini a disegnare a volte anche al mare .Moroni rappresenta un maestro disponibile e innovativo per quel tempo.
    é nel maestro in educare con l arte!!

  • molto interessanti i ricordi sul maestro Moroni un insegnante che viene ricordato con semplicitá e affezione. Toccante per me é stato come il maestro non utilizzasse le punizioni di quel tempo in quanto i suoi allievi lo rispettavano e ne erano affezionati .Moroni insegnava a disegnare scoprendo tutti i particolari e giocando con la fantasia ,cosi i.bambini erano liberi di diaegnare cio che volevano,dopo la scuola passava pomeriggi con i bambini a disegnare a volte anche al mare .Moroni rappresenta un maestro disponibile e innovativo per quel tempo.
    é nel maestro in educare con l arte!!

  • Leggere queste pagine e ascoltare e visionare il video è stato molto importante per conoscere il maestro Moroni e la sua idea di educazione alla creatività. Tra ciò che ho letto e ciò che ho ascoltato nella testimonianza, quello che mi ha colpito di più è proprio l’attenzione che il maestro dava allo stimolo emotivo come partenza per l’avvio del processo verso la creatività pittorica. L’importanza dell’ambiente, del clima, l’importanza data al gioco libero, all’esplorazione e all’attenzione rivolta ai particolari, mi sembrano dei puntini centrali della sua metodologia. Inoltre dalla testimonianza emerge, dalle parole dell’intervistato, quel rapporto che Moroni aveva instaurato con i suoi alunni, l’attenzione e la cura che stava dietro le scelte e che a mio avviso rappresenta un altro degli ingredienti per il successo di tale metodologia. Si parla inoltre anche dell’importanza delle facoltà sensoriali che sfuggono al verbale ed è quì che l’espressione artistica mi sembra che possa arrivare molto spesso dove le parole non arrivano.

  • Nei vari contributi emerge come la didattica di Moroni si sia discostata enormemente dalla didattica tradizionale. Egli, attraverso l’esperienza pittorica, ha stimolato la creatività e ha permesso ai bambini di esprimere in modo spontaneo la propria soggettività. Moroni ha notato come a scuola, a causa di compiti, voti e giudizi, i bambini non si sentano liberi e lascino spesso la propria personalità al di fuori della scuola; l’obiettivo principale che dunque Moroni si è proposto (e che si dovrebbe proporre qualunque altro insegnante) è stato quello di rendere i bambini liberi attraverso il disegno e di educarli alla flessibilità. Questi due concetti sono fondamentali, oggi come in passato, al fine di combattere e contrastare le stereotipie. I disegni dei bambini non devono per forza essere belli, proporzionati e tutti uguali, ma devono piuttosto partire dalle esperienze e dalle sensazioni personali, dal reale e dal quotidiano, in modo da rappresentare al meglio la soggettività di ognuno. All’insegnante non resta che il compito di osservare ed ascoltare i bambini, cogliere gli spunti da cui poi far partire l’esperienza pittorica e infine occuparsi della creazione di un ambiente adatto all’esperienza pittorica e ricco di tutti i materiali necessari per svolgerla. Il maestro Moroni, dunque, offre un ottimo esempio di come è possibile svolgere una didattica efficace mettendo al centro il bambino con la sua soggettività, le sue esperienze e i suoi interessi e come, partendo da questi elementi, poter svolgere e strutturare l’intero processo educativo.

  • Il Maestro Moroni, volutamente con la “m” maiuscola, è maestro di creatività, perché lì intravede la strada per una libera espressione della propria soggettività da parte di ciascun bambino; solo così ogni bambino può sentirsi sé stesso: solo quando è libero di provare “l’incanto” per le cose del mondo, libero di continuare a meravigliarsi di tutto ciò che lo circonda, come Moroni sa bene, poiché chiaramente non ha mai smesso di dare ascolto e di lasciare libero il Fanciullino Pascoliano che ha dentro di sé.

    Nella lettera che Moroni scrive ai suoi colleghi, di oggi e di domani, chiarisce come il fanciullo per dare sfogo alle proprie rivelazioni artistiche ha bisogno di stimoli emotivi, e questi possono essere offerti da fatti reali: un ragazzo proverà emozioni nell’attimo in cui si commuoverà per qualcosa, di seguito mostrerà il suo interesse ai compagni e durante tutto questo processo il maestro dovrà tacitamente ascoltare. La sfida del maestro è semplice: spingerli a rappresentare tutto ciò che sentono sul foglio grazie al Colore, che è impresso con tutte le sue sfumature in tutti i nostri ricordi, che è padre di quella memoria emotiva nascosta che conservano i sensi, quella che entra in gioco quando si fa arte, perché diversamente non potrebbe essere espressa adeguatamente dagli altri linguaggi, dato che nessuno di questi le renderebbe giustizia. Pian piano il docente conoscerà nei dettagli le preferenze di ciascun alunno e riuscirà così a fornire ad ognuno gli strumenti più adeguati e le stimolazioni più consone, nel frattempo però, il maestro deve curare in modo imprescindibile tre aspetti su tutti:
    -l’ambiente, in termini di spazi e di materiale;
    -il clima, come quello inviolato del solitario giocare di un fanciullo accompagnato dal silenzio del maestro che è muto spettatore;
    -l’occasione emotiva che stimola il “gioco” creativo, quella situazione onirica in cui il bambino è estraneo alla situazione contingente reale.
    Questo “gioco di arte e ad arte”, ai grandi sembrerà inutile, ma per il bambino è continua propulsione a conoscere e migliorarsi.

    Ancora nel video è esplicitato un patto tra Moroni e i suoi ragazzi per poter fare arte dopo le lezioni, perché erano loro a tenere soprattutto a questa pratica. Lui faceva scoprire loro dettagli del reale che normalmente sfuggirebbero all’attenzione, e poi li lasciava liberi di mescolare ciò che avevano visto alla loro fantasia, e ne derivava un prodotto meravigliosamente originale.
    PAROLE CHIAVE DELLA SCUOLA DI BORNACCINO:
    -“Con una penna e un foglio di carta si può ricostruire il mondo”;
    -Basta poco per fare Arte;
    -Tutto nasce da suggestioni dei bambini stessi, e da lì “imparare la scienza per gioco e per tenerezza” ***Quest’ultimo è pienamente valorizzato dalla Scuola Rodari, con il suo Progetto su Augusta Rasponi del Sale.
    La natura non è più così a disposizione e fruibile come per la scuola di Moroni, ma a chi gli chiede delle dritte dice di partire da ciò che li appassiona nel profondo, perché solo così ogni maestro, (chiarisce come non sia sua esclusiva prerogativa questa didattica!), può promuovere nei bambini il “magic moment”, il momento della scoperta e ciò che sulla via della meraviglia ne deriva; dopo questo ci potrà poi essere un’interiorizzazione e una crescita autonoma. Lui insegnava a guardare le cose con gli “occhi della mente”, per passare dalla circoscritto contesto naturale a tutti gli altri settori dell’apprendimento.

  • La lettura della lettera del maestro Moroni e l’ascolto della testimonianza del suo alunno, mi hanno subito dato l’impressione di una “pedagogia” composta di apprendimenti significativi, di costruzione della conoscenza attraverso una didattica attiva che rispetti l’unicità di ogni singolo bambino. Perchè è di questo che si parla nella lettera: la libertà di espressione, la libertà di giocare in modo creativo, la libertà di provare emozioni e sensazioni negative e positive riguardo a ciò che sta attorno al bambino.
    Leggendo le parole del maestro Moroni nel momento in cui parla di occasione emotiva, mi sono venute in mente le parole di Cuomo nella sua collana di libri:” l’emozione di conoscere” dove viene propugnato un approccio didattico che non smorzi le emozioni degli individui, ma le sostenga.
    Per fare questo l’insegnante deve saper mantenere il clima adatto cercando di non fornire commenti che riportino a situazioni standardizzate, ma che cerchi di svelare gli interessi degli allievi. Gli stessi interessi che Dewey chiamava “capacità sorgenti”.
    L’occasione emotiva di cui parla Moroni diventa un’importante motivazione intrinseca ad apprendere; io ricordo perfettamente che la mia maestra, alla scuola primaria, nel momento in cui leggeva un libro, creava un’atmosfera carica di emozione in cui tutti noi ci collocavamo e potevamo far volare la nostra immaginazione. La nostra classe, considerata “scalmanata”, in quel momento si fermava: in aula non si sentiva alcun rumore poichè tutti eravamo attenti ad ascoltare la storia che la maestra ci stava leggendo.
    E’ questo tipo di attrazione, clima e seduzione che deve creare il maestro.
    Moroni ci insegna la creatività per mezzo delle sensazioni sensoriali: parla di esperienze che ci lasciano delle impressioni, di cui fà parte anche il colore. Mi sento di dire però che questo tipo di approccio all’arte nasce da un atteggiamento profondo nei confronti della realtà che deve coinvolgere prima di tutti l’insegnante. Gli alunni non riusciranno a “sentire l’arte” se non hanno davanti un adulto che mostra loro (chiaramente senza spiegazioni frontali ecc..) come si fà, cosa significa e che sappia incoraggiare la loro spontanea curiosità guidandola verso l’espressione artistica.
    Inoltre ciò che mi ha colpito del maestro Moroni è la sua capacità di mettersi dal punto di vista dei bambini: Milena Bernardi parlava di “amnesia dell’infanzia” come di un fenomeno molto diffuso tra gli adulti e anche gli insegnanti. E’ chiaro che il maestro non ha mai perso la memoria di come vedono il mondo gli occhi dei bambini e questa è una cosa che tutti gli adulti dovrebbero cercare maggiormente di recuperare. L’importanza dell’esperienza, della dimensione sensoriale, dell’attenzione ai particolari deriva anche da questo sguardo da “fanciullino”.
    Infine l’ultima riflessione che ho fatto è quella sul tempo. L’attenzione ai particolari, di cui parla l’alunno di Moroni nel video, è qualcosa che occupa tempo. I bambini hanno sempre molto tempo per osservare attentamente ciò che li circonda. Gli adulti sono invece preoccupati di sprecarlo: se non è produttivo, il tempo è sprecato. Tante insegnanti si lamentano che “non c’è tempo” per fare delle esperienze. Moroni il tempo lo trova: anche se, in alcuni momenti l’arte non viene sollecitata nei bambini, lui aspetta, non li forza, non riempie il tempo dei bambini affidandogli schede da compilare o da colorare. I bambini hanno bisogno di tempo e lui aspetta come il pastore aspetta che tutte le pecore abbiano attraversato il campo.

  • Non sempre si studia la realtà locale, spesso e volentieri si sofferma solo a livello nazionale. E il maestro Moroni ne è un esempio, un esempio di realtà locale che pochi conoscono e quei pochi hanno un bellissimo ricordo, pieno di emozioni che trasmettono a chi ascoltano.
    Federico Moroni, o meglio il “Grande Maestro Moroni” come ricorda uno dei suoi ex studenti che lo descrive come una persona buona, disponibile, capace, attenta, è un insegnante della scuola di Bornaccino (a Santarcangelo di Romagna) Grazie alla testimonianza di un suo ex studente e alla lettera che Moroni scriva ai suoi colleghi, emerge una personalità unica e rara a quel tempo: era conoscenza dell’intimo rapporto che lega l’insegnamento delle discipline con l’educazione artistica. Ecco perché il suo metodo fu chiamato “Non-Metodo” perché l’arte, il disegno, non era considerata una disciplina ma per Moroni era il propulsore di ogni azione: tutto iniziava e terminava con il disegno. Non dava mai spiegazioni sulla tecnica perché ogni bambino doveva mettere in atto la propria emozione: dallo STIMOLO CREATIVO si arriva alla vera e pura CREATIVITÀ PITTORICA. Lo STIMOLO nasce dalle vicende di vita quotidiana, degli aspetti reali mentre il maestro, in silenzio, osserva e lascia parlare i bambini, liberi di esprimersi senza la paura di essere giudicati. L’impulso entra in noi andando a svegliare FACOLTÀ SENSORIALI che solo con il disegno, il colore e i pennelli si può riprodurre, inspiegabile invece con le parole. E perché ci sia CREATIVITÀ PITTORICA è indispensabile un AMBIENTE caratterizzato dai MEZZI (colori, pennelli, vasetti, barattoli) il CLIMA, creato dall’attività di bambini mentre l’insegnante rimane in silenzio senza disturbare, e l’OCCASIONE EMOTIVA che da stimolo al gioco creativo. Inoltre per Moroni la creatività pittorica si esplicita attraverso la cura dei particolari perché solo se c’è curiosità si possono riconoscere e riprodurli. Infine gli STRUMENTI, i mezzi, che fa usare ai suoi bambini non sono la solita matita e gomma perché partono al pentimento e si andrebbe a “cancellare” la propria creatività, ne colori a cera perché loro unico scopo è riempire gli spazi vuoti trasformando quella che era un’attività di piacere in attività di fatica. Ciò che fa utilizzare, perché ci sia creatività artistica, sono i colori a tempera perché come per gli impressionisti, servono per la resa immediata ed avvincente delle proprie emozioni.

  • Molto bella la sezione ” le tempere degli scolari” e anche il video in cui il maestro Moroni presenta il suo modo di lavorare con i suoi alunni. Si nota subito come l’esperienza diretta, il toccare con mano, il vivere dentro al contesto reale porti i bambini a rappresentare in mille modi diversi il mondo, senza seguire stereotipie e modelli già dati.
    è inevitabile per me confrontare questo maestro con altre maestre che ho potuto osservare nelle esperienze di tirocinio, le quali usano spesso schede preconfezionate, che i bambini devono riempire con il colore, dando poco spazio alla loro creatività, non facendoli sperimentare in modo attivo e diretto.
    I lavori dei bambini del maestro Moroni sono la dimostrazione che ognuno, attraverso il colore, attraverso il proprio tratto, il proprio stile, il proprio sguardo, è capace di rappresentare elementi della vita quotidiana in modo del tutto personale, originale e unico. Il maestro Moroni ha deciso di abbandonare le schede tradizionali che obbligavano a rimanere dentro i quadretti, ma basa il suo insegnamento sulla libertà di espressione, certamente dando indicazioni e guida, ma senza limitare la personalità e la creatività propria del bambino.
    Disegni molto particolari ed affascinanti si possono osservare in ” le tempere degli scolari”; ciò mi lascia intravedere finalmente una VALORIZZAZIONE del bambino, e non un obbligo a riprodurre copie delle idee della maestra o di rappresentazioni stereotipate.

  • Il video del maestro Moroni mi ha ricordato temi che ho visto in altri corsi, tutti in relazione con questa pedagogia di educazione attraverso la percezione e i sensi, come mostra molto bene il video rispetto all’arte insegnato con tutti quelli elementi di gioia, creatività, libertà di espressione, apprendimento significativo e attivo.
    Ma mi piacerebbe estrapolare tutto questo a l’educazione in generale, prendendo come esempio il maestro Moroni nell’arte e tanti altri in altre materie. In questo senso penso che la matematica, la geografia, la lingua ecc.. possano essere insegnate e apprese in questa forma, ossia utilizzando quanto più sensi possibili per una migliore interiorizzazione.

  • Le parole del vecchio allievo di Moroni delineano il profilo di un insegnante attento e innovatore, capace di attirare a se i suoi studenti come una calamita.
    La testimonianza del video mi ha fatto pensare alla figura del “passeur” delineata da Pennac e che corrisponde esattamente alla figura di Moroni. Il “passeur” è colui che è capace di trasmettere e comunicare le sue passioni agli altri, Moroni sembra essere riuscito in questo intento sfidando i tempi e i modi convenzionali della scuola tradizionale. L’insegnante diventa una figura di riferimento fondamentale, anche fuori dalle mura della scuola.
    Il tempo passato a scuola diventa un piacere animato dal desiderio di apprendere e sperimentare. In questo processo l’esperienza diretta con il mondo e i suoi oggetti ha un ruolo fondamentale, diventa la base di un processo artistico e creativo.
    Ho trovato molto interessante l’accostamento di un metodo scientifico-osservativo e il processo creativo e fantastico. Il primo permette al bambino di conoscere la realtà, di esplorare l’oggetto e osservarne i particolari per potersi costruire uno schema mentale, un riferimento. Questo poi diventerà la base per l’azione creativa, un punto di partenza dal quale è possibile allontanarsi con la fantasia e la creatività, ma in modo consapevole.
    Spesso il disegno e l’atto creativo vengono associati a qualche cosa di spontaneo e incontrollato, l’esperienza del maestro Moroni delinea invece un’ attività capace di coniugare controllo e istinto, metodo e fantasia. Si tratta di un processo che non può essere lasciato al caso, ma deve essere pensato, progettato e guidato da un maestro consapevole e competente.

  • L’approccio di Moroni mi piace molto. Egli è stato utilizzato per molto piccolo come: la natura, il noleggio, l’ambiente, il gioco di scoperta e di osservazione.
    Lui mi sembra essere stato un insegnante molto attento e solidale. Penso che anche essere molto aperti alle idee dello studente e possono sostenere i progetti nella loro insegnanti.

  • Dopo aver guardato tutta la sezione riguardante il maestro Moroni, mi sento come quegli insegnanti che dicevano di sentirsi a disagio perchè in tutta la mia carriera scolastica è la prima volta che sento parlare di arte non fatta fine a se stessa. Ammiro il coraggio di questo maestro che ha deciso di “essere diverso”: ha proposto attività dove quello che è importante è usare la creatività, esprimersi attraverso l’arte e farla propria. Credo che se anche io avessi avuto un insegnante così alle elementari probabilmente non avrei smesso di fare arte.
    Egli stimola i ragazzi alla creatività, alla flessibilità, all’esprimersi spontaneamente, a “rivendicare la propria soggettività e individualità. I disegni dei bambini non devono essere fatti per i genitori, non devono essere perfetti e proporzionati ma devono partire dalle esperienze dei bambini, dal reale e dal quotidiano, in modo da rappresentare al meglio l’individualità di ognuno.
    L’insegnante quindi deve essere pronto a cogliere gli spunti e gli stimoli proposti dai bambini per far partire l’esperienza pittorica. Inoltre deve organizzare uno spazio educativo che parli al posto dell’insegnante.

  • Nella lettera al collega su riportata si evincono tutti i punti salienti della didattica del Maestro Moroni.
    Didattica incentrata sul discente, sul bambino e la sua creatività che l’insegnante deve cercare di stimolare e far emergere.
    Tale lettera di Moroni è un invito ai colleghi insegnanti a riprodurre la sua esperienza positiva di maestro-artista, in grado di stimolare l’interesse dell’alunno nel frequentare la scuola.
    Infatti egli afferma come l’espediente artistico possa far sì che i piccoli non vedano l’istituzione scolastica come quel luogo da frequentare obbligatoriamente, i cui mezzi siano voti e pagelle, ma piuttosto quello spazio libero dove potersi esprimere, divertire, imparare.
    Moroni parla dell’imparare divertendosi, apprendere osservando, manipolando.
    Ciò emerge anche nel video postato in cui egli spiega come i suoi alunni abbiano imparato a disegnare una sfera, semplicemente avendone una in mano. Quindi essenziale è il partire dall’esperienza, da ciò che circonda i piccoli.
    Moroni dichiara, a tal proposito, come bastino una penna ed un foglio di carta per ricostruire il mondo.
    Il Maestro sollecita i colleghi ad ascoltare in silenzio l’emotività degli alunni, solo partendo da questa si potrà fare in modo che al centro del processo di apprendimento-insegnamento ci siano i veri fruitori del servizio scolastico: gli alunni.

  • Moroni ha fatto della sua professione una missione e c’è riuscito, si vede dagli occhi dei suoi allievi mentre lo ricordano!
    Per fare arte c’è bisogno di poco, l’importante è affidarsi alle sensazioni. Egli diceva: “le facoltà sensoriali creano sensazioni inspiegabili a parole ma che si imprimono nella memoria” e dai suoi racconti deduciamo proprio che lui sapeva rispettare le emozioni dei propri alunni e conquistare la loro attenzione con cose all’apparenza banali come una gita in bicicletta al mare. È bellissimo sentire che i suoi alunni avevano voglia di andare a scuola e di andarci addirittura prima dell’orario di apertura o incontrarsi a casa di amici per “continuare la lezione”, sono cose che rimangono impresse.
    L’attenzione del bambino è suscitata dall’interesse e Moroni aveva la capacità di far provare a ognuno interesse nelle varie attività e quindi catturare la loro attenzione.
    Le sue lezioni partivano dall’osservazione del particolare e finivano con la creazione di un disegno che per lui rappresentava la favola della vita.
    I tre elementi chiave per la creatività pittorica erano per lui:
    – l’ambiente, creato dai mezzi, dagli oggetti;
    – il clima, dato dal silenzio dell’insegnante e dal suono che gli alunni fanno giocando;
    – l’occasione emotiva, che da lo stimolo al gioco creativo, che viene da se.
    Nella scuola odierna si tende a voler terminare un programma ministeriale, a dare giudizi oggettivi, a stimolare poco la creatività, e i bambini poi, pian piano perdono la passione per il disegno e per l’arte che invece ha bisogno di tempo per venir fuori. L’arte personale dei bambini è fatta di sentimenti ed esperienze; ognuno è diverso, ha bisogno di tempi diversi, di occasioni diverse, di strumenti diversi per farla sbocciare.

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