Le gite scolastiche

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Elenco di riviste riportanti articoli e testi relativi alle gite scolastiche:

Rivista Esso, 1952

Every Day Art Volume 36, 1957

Graphis 55, 1957

Graphis 77, 1958

Lennart Olson, n.10 mars 1957

Life, december 1958

School Art, may 1955

 

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130 Commenti to “Le gite scolastiche”

  • Ipotizzo brevemente un progetto e come lo si potrebbe poi documentare e “renderlo d’uso” di tutti.
    Tema: gli oggetti funzionali, in quanto e proprio perchè funzionali, sono oggetti belli e fonte di fantasia.
    Titolo: la bellezza del frullino e dei suoi amici
    Utenza: gli alunni, i genitori, i docenti ed i clienti di un negozio di elettrodomestici e articoli per la casa
    Tempi: parto considerando “tempi brevi” ma sapendo che poi è necessario lasciare libertà di azione e di “elaborazione” perché i bambini non si sentano costretti ma liberi di osservare, commentare, sperimentare, creare e ricreare.
    Tre ore in una mattina di un giorno con tempo prolungato per effettuare una visita ad un grande negozio di elettrodomestici e articoli per la casa in cui poter osservare l’ambiente e gli oggetti in vendita sia statici che in movimento per dimostrazione, dialoghi con i proprietari, facendo liberamente domande.
    Due ore nel pomeriggio per fare schizzi singolarmente e poi discutere e confrontarsi all’interno di gruppi di quattro bambini.
    Due ore in tre giorni diversi per portare a termine gli elaborati.
    Due ore per allestire una mostra con tutti i lavori dei ragazzi nella vetrina del negozio degli elettrodomestici. In totale tredici ore più gli spostamenti
    Spazi: la classe/laboratorio ed un grande negozio di elettrodomestici e articoli per la casa.

    Dimensione interdisciplinare ed intersensoriale:
    •Coinvolgimento delle varie discipline per gli aspetti scientifici e tecnici e per l’uso di termini specifici.Sviluppo della capacità descrittiva, narrativa e creativa.
    •Coinvolgimento dei sensi.
    Tatto: i bambini possono toccare (con sorveglianza discreta degli adulti per l’attenzione ai pericoli) gli oggetti.
    Udito: ascoltano i vari suoni, timer, rumori.
    Olfatto: sentono l’odore di nuovo sia degli oggetti del tutto metallici che di quelli che hanno parti plastiche o guarnizioni in gomma.
    Vista : osservano con curiosità sia l’oggetto nel suo complesso che i particolari che più lo attirano
    Gusto: i bambini possono usufruire dei prodotti alimentari prodotti dalla dimostrazione, per esempio delle carote tritate,o della panna montata da un frullino…

    Dimensione artistica: affinamento della sensibilità estetica e delle capacità simboliche di Piaget.

    Materiali:
    Saranno utilizzabili tutti i tipi di materiali sia classici che di recupero: carte, cartone, pastelli, cere, tempere, vinavil, colla, scotch, fogli di riviste, pasta di pane, didò, pezzi di giocattoli o di oggetti di casa non più in uso e persino vegetali filettati, sminuzzati, grattugiati..
    Per la documentazione e archiviazione saranno utilizzati anche strumenti tecnologici come foto,videoregistrazioni, pc.

    Dimensione relazionale: attività alternata di momenti di lavoro individuale e di gruppo, pensata anche con il coinvolgimento di ascolto di persone esperte non appartenenti alla scuola.

    Elaborazione finale:
    Anche qui è possibile vedere l’espressività del bambino.
    Rielaborazione delle tecniche già apprese e di una loro reinterpretazione che prevede anche il loro mescolamento e sperimentazione di ordine creativo nel dislocare il proprio “prodotto artistico” in uno spazio espositivo nuovo per gli scolari come lo è una vetrina di un negozio.
    I lavori finali potranno essere collages, disegni, riproduzioni tridimensionali fantasiosi dell’oggetto (avendo la possibilità e libertà di ispirarsi ad essi per inventarne di nuovi) in cui oltre alle sensazioni visive e tattili anche le sensazioni uditive, olfattive e gustative possono per esempio essere prese in considerazione nell’ambientare la propria creazione delle consistenze materiche, lisce o ruvide, spesse o sottili, duro o soffici. Si possono usare dei colori che al bambino evocano certe sensazioni o ritagliare o riprodurre isolate o concatenate tra loro delle “r”, delle “s”, delle ”p”, delle “v” o delle “u” …o varie lettere miste presentate sempre più grandi o più piccole o intermittenti ,cioè alcune lettere piccole intercalate da spazi bianchi o ancora altre più o meno grandi a seconda delle sensazioni vissute nell’ “ascoltare” l’apparecchio prescelto e/o circondarlo o sommergerlo oppure decorarlo con la presenza di coriandoli di carote, rondelle di cipolla, capelli di cavolo cappuccio o di fiocchi di zucchero..se le emozioni gustative si fanno sentire….

    La valorizzazione del lavoro dei ragazzi parte dal prenderli veramente in considerazione nella loro fantasia, invenzione e creatività .Il loro saper “guardare” con occhi nuovi, il loro rivivere l’oggetto nelle dimensioni estetiche e funzionali in modo non scontato e quindi non prevedibile dall’insegnante che funge da sostegno e stimolo ma non da “incanalatore di idee” o peggio ancora da giudice.
    La documentazione del progetto sarà sia l’allestimento della mostra che le foto e le videoregistrazioni delle fasi dell’esperienza che poi verranno “riversate” su un cd che ciascun alunno potrà portarsi a casa.

  • Antonioli Flora, 1964, RACOLTA DELLE CILIEGIE
    Ho scelto questo disegno perché colpita dalla grandiosità dell’albero che troneggia e riempie l’intero spazio del quadro. Esso o meglio egli, visto che è il protagonista, è in primo piano e si staglia su uno sfondo di tre spazi di colori paralleli: il verde prato, il giallo intenso del grano maturo che si innalza per tre quinti del quadro dando una “certa” profondità ed un azzurro brillante su cui splende un sole estivo dai grandi raggi gialli. Questo grande ciliegio è reso famigliare dalla presenza di due persone che, salite su due scale poste in modo speculare, appoggiate giustamente in obliquo una a destra ed una a sinistra, anche se non in modo molto “solido”, si accingono a raccogliere le ciliegie.
    Seppure forse è solo una mia ipotesi mi ha colpito il fatto che queste scale, poste in modo speculare, non siano uguali, ma siano una diversa dall’altra sia come forma che come materiale: una è di metallo ed una di legno e questo già indica molto rispetto all’attenzione con cui la giovane pittrice ha osservato questa scena. È interessante anche il fatto che i due “raccoglitori” di ciliegie (schematicamente rappresentati) non stiano guardando i frutti ma abbiano il volto rivolto verso chi li osserva, come fossero in posa per farsi riprendere in una ipotetica fotografia, e orgogliosi dei loro grandi cappelli a falde.
    I frutti rossi (di varie gradazioni di rossi, rosa e arancio), turgidi e maturi, spiccano ingigantiti dal loro “protagonismo” tra le foglie che danno loro spazio. Le ciliegie si innalzano sui rami più alti e ancora più sù andando in primo piano sopra il sole (che a sua volta si trova innanzi all’azzurro del cielo, creando con questo una elementare prospettiva) e scendono, quasi come petali, dai rami fino al prato sempre in primo piano.
    Dal cielo alla terra tutto il quadro sembra “felice” per questo frutto e questa sembra davvero l’intenzione comunicativa di questa bambina che scrive il suo bel nome FLORA (veramente attinente!) sul tronco quasi fosse una screziatura della corteccia stessa.
    La bambina, molto partecipe a quanto ha dipinto, ha stabilito intenzionalmente ciò che desiderava rappresentare e ha colto anche particolari significativi che hanno reso unico, “personale”, quell’albero:per esempio il fatto che al suo tronco ci siano appoggiate due scale precise, che forse lei conosce molto bene, e, se ciò non bastasse, l’albero ,ora, porta il suo nome.
    Pur essendo, seguendo la teoria di Luquetè, ancora nella fase di realismo intellettuale, per il suo tentativo di rendere fedelmente la realtà mi sembra già sulla buona strada per raggiungere il realismo visivo e se la prospettiva è ancora in una fase iniziale (uniassiale secondo Case) è in parte data dalla obliquità delle scale e dalla sovrapposizione delle ciliegie sul sole e sul cielo e dalla gialla presenza del grano che sembra raggiungere l’orizzonte.

  • Come valorizzare le espressioni artistiche dei abmbini? Quello che ropongo è un progetto interdisciplinare che coinvolge una disciplina scolastica, la scienza, prevede un’attività da svogersi l di fuori della scuola, ovvero una visita guidata al Museo di Zoologia di Bologna, la rielaborazione dell’esperienza vissuta mediante la produzione di disegni da parte dei bamnini e si conclude con la condivisione degli elaborati dapprima all’interno della classe, poi, sotto forma di lezione, con un’altra classe dello stesso istituto.
    In primo luogo l’insegnante di classe dovrà introdurre ai bambini il tema della suddivisione in classi del mondo animale dei vertebrati, questo sarà infatti il filo conduttore di tutto il progetto. Una volta preparata la classe sugli aspetti disciplinari, va motivata alla partecipazione attiva durante la visita al museo. L’idea che ho avuto è stata quella di suddividere l classe in cinque squadre, a ciascuna delle quali sarà affidata una classe animale (rettili, anfibi, pesci, uccelli ei mammiferi). La consegna dell’insegnante sarà quella di raccogliere il maggior numero di approfondimenti sulla propria classe animale durante la visita al museo. Quest’ultima si suddividerà in due momenti: nel primo la guida del museo terrà una lezione di approfondimento sul tema già citato, in accordo con ‘insegnnte della classe, all’interno dell’aula didattica del museo. La seconda parte della visita prevede invece che i bambini si suddividano nei cinque gruppi e che ogni gruppo scelga un animale da rappresentare graficamente mediante un disegno. Il gioco sarà quello di cercare all’interno del museo l’animale scelto. I bambini si siederanno accant all’animale e ciascuno lo raffigurerà liberamente su di un foglio. Tutti gli elaborati saranno raccolti e conservati. Una volta tornati a scuola i bambini mostreranno il loro disegno ai compagni di classe. In questo momento sarà di estrema importanza il ruolo dell’insegnante: questa infatti dovrà valorizzare ciascun disegno, sia quelli più realistici che quelli più creativi e fantasiosi. Il lavoro seguente sarà quello di organizzare, sempre per gruppi, una piccola lezione sulla classe animale assegnata. I bambini avranno a disposizione ie informazioni della lezione in classe e gli approfondimenti della visita al museo, e useranno i loro disegni come supporto alla loro didattica. I lavori dei gruppi saranno così integrati in una grande lezione sulle classi animali che i bambini potrano fare per esempio ad un’altra classe dello stesso istituto.

    “Casa nei campi” di L. Rughi
    L’intero spazio del disegno è occupato dalla casa bianca. Il gallo in primissimo piano suggerisce che si tratta di una casa rurale. Alte figure che spiccano sono il gatto e la fruttta sul tetto. Il disegno è eseguito in maniera non del tutto realistica. Le proporzioni non sono rispettate ( il gatto e la frutta hanno la stessa dimensione della finestra) mentre ci sono alcuni elementi di prospettiva (la finestra del piano superiore ha le ante semi aperte, la porta d’ingresso è più piccola del colonnato). Per questi motivi giudichrei questo disegno come espressione di un realismo intellettuale ( Luquet) . Il bambino ha infatti sperimentato alcune tecniche di rappresentazione della prospettiva benché siano evidenti alcuni errori che ne escludono l’appartenenza al realismo visivo.

  • Il termine creatività, per associazione, ci riporta subito alla mente altri termini quali fantasia, immaginazione, pensiero divergente e la creatività effettivamente può essere tutto questo. Mi sembra però molto importante sottolineare un aspetto a mio avviso fondamentale: tutto prende avvio dalla realtà. Creatività e realtà, seppur apparentemente possano sembrare in antitesi, sono strettamente collegate fra di loro in maniera da influenzarsi reciprocamente fin quasi ad essere dipendenti l’una dall’altra. Esplorando la realtà, mettendosi fortemente in contatto con essa, attraverso tutti i nostri sensi, si giunge a guardarla profondamente. Uso il verbo guardare in contrapposizione a vedere perché vorrei porre l’attenzione su un aspetto percettivo importante: quasi sempre noi siamo portati, per i ritmi frenetici della nostra vita, a vedere le cose, vedere nel senso di dare un’ occhiata veloce; in una giornata vediamo, perché ci passano sotto gli occhi, mille cose ma le abbiamo mai guardate? Ecco quindi che guardare è un verbo che maggiormente rende l’idea di un’osservazione che non è sfuggevole, guardare vuol dire porre la nostra attenzione su qualcosa, analizzarlo nei dettagli, manipolarlo con tutti i nostri sensi e non solo con la vista. E da qui, dalla realtà “guardata” (anche nell’intervista a Severino Guidi questo aspetto viene messo in risalto laddove l’alunno dice come il maestro invitasse i bambini a cogliere i particolari, i dettagli) che scaturisce il desiderio di approfondire, di elaborare, di modificare per creare qualcosa di nuovo.
    Ma la realtà non è l’unico elemento indispensabile per la creatività: altro “ingrediente” fondamentale è sicuramente l’emozione. La realtà, per fare nascere quel desiderio di cui sopra, deve emozionarci, colpire i nostri sensi, essere per noi significativa. L’emozione è il motore che mette in moto tutto perché ci spinge a guardare, esplorare e quindi a mettere in atto la creatività che è in noi. È dunque compito dell’insegnante creare situazioni, attraverso la realtà, che possano suscitare emozione di conoscere, affinché gli alunni possano avere quegli stimoli giusti per esprimersi creativamente. Di certo le gite scolastiche possono essere una di queste occasioni/situazioni se non vengono finalizzate a loro stesse, se vengono organizzate adeguatamente secondo un percorso che possa preparare i bambini all’uscita sul territorio e che continui in un’elaborazione successiva ad essa. Troppo spesso le gite vengono effettuate senza essere inserite in un preciso percorso didattico-educativo, rimangono in questo caso un episodio sterile che viene subito dimenticato e non ha nullo di significativo per il bambino.
    Anche la documentazione deve, a mio avviso, tenere conto della significatività: i raccoglitori di elaborati che con tanta fatica i docenti preparano per la fine d’anno scolastico rimangono spesso chiusi, poco sfogliati perché opera di un’organizzazione tutta adulta che non ha molto significato per il bambino, che non lo vede come attore protagonista. Sarebbe quindi più opportuno prevedere momenti di documentazione che coinvolgano maggiormente i bambini come mostre perenni all’interno della scuola allestite con la loro partecipazione, spazi dove gli alunni sanno di poter rendere visivo il proprio lavoro spiegandolo agli altri (adulti e coetanei), condividendolo con loro.
    Altro tipo di documentazione potrebbe essere quella che utilizza gli strumenti informatici (la costituzione di una mostra virtuale) che possa fare interagire i bambini anche a distanza in una visione di condivisione in rete anche con altre classi, scuole.

  • COMMENTO TEMPERE DEGLI SCOLARI
    Dovendo scegliere tra i tanti elaboratori dei bambini della scuola di Bornaccino mi sono sentita un po’ in difficoltà perché in realtà tutti hanno qualcosa da dire, sono disegni carichi di grande emotività, le soluzioni a cui gli alunni sono giunti per rappresentare la realtà sono tutte interessanti e sorprendenti. La mia attenzione è comunque ricaduta su un quadro in particolare: “Pioggia” di Belletti Vasco. Nella sua semplicità questo dipinto mi sembra straordinario perché non vengono messi in risalto molti particolari: le figure umane sono ritratte con forme semplici, i loro visi dipinti con linee nere che evidenziano i tratti lineari e schematici di occhi, naso e bocca, non tutti i particolari della figura umana vengono riportati (ad esempio non ci sono i capelli), i colori dei vestiti, seppure vivaci e decisi, sono poco variati; anche lo sfondo non riporta dettagli, è solo evidenziata la linea di separazione tra cielo e terra e lo sfondo si riassume semplicemente nel contrasto di due colori. Ma ciò che colpisce e attira l’attenzione sono le gocce di pioggia, ad un primo impatto visivo non mi ero nemmeno resa conto dell’ombrello, altro elemento del quadro, che ripara le figura umane dalla pioggia, perché la vera protagonista della scena è sicuramente lei: la pioggia con le sue gocce, spennellate che assumono forme e colori diversi, che superano lo stereotipo che le vuole tutte uguali, regolari, della stessa tonalità. Una pioggia che avvolge la scena perché si dirige in ogni senso ma risulta comunque in armonia con il resto della composizione, una pioggia che sicuramente trasmette anche sensazioni ed emozioni che trapelano dai volti divertiti dei personaggi, una pioggia invadente ma benaccetta, una pioggia vista dagli occhi di un bambino che è riuscito a renderla altamente espressiva facendola passare attraverso il filtro delle sue emozioni e della sua creatività.

  • COMMENTO RIGUARDANTE LA SEZIONE “LE TEMPERE DEGLI SCOLARI”

    Ho scelto di commentare la tempera “MIETITURA” di Pozzagli Gilberta (1964) perché mi è subito sembrata carica di spunti di riflessione, oltre ad avermi affascinato per la grande passione che nutro da sempre nei confronti della campagna.
    Si tratta evidentemente di una scena campestre: un uomo e una donna stanno mietendo, per mezzo di falci, un campo di grano. Inoltre è possibile scorgere un tavolo, sul quale sono distinguibili brocche, bicchieri piattini; un galletto spatola (presente peraltro in diverse altre tempere, a dimostrazione di quanto questo animale fosse caro alla comunità di Sant’Arcangelo e quindi vicino ai bambini); il cielo pieno di rondini.
    Possiamo notare alcune caratteristiche tipiche del disegno infantile (o almeno di una certa fase di esso): probabilmente la presenza di alcuni vincoli cognitivi consente al bambino di esprimersi graficamente lasciando trasparire il realismo mancato, ovvero l’intenzione di raffigurare la realtà e tuttavia l’incapacità di riuscirlo a fare fino in fondo.
    Infatti, per esempio, vi è una netta linea di demarcazione fra cielo e terra, il tavolo viene raffigurato dall’alto – mentre il resto dei soggetti di fronte – senza il rispetto di alcuna prospettiva, il gallo, la donna, l’uomo, le spighe, gli uccelli sono sproporzionati rispetto alle dimensioni reali (tutto è più grande del “giusto”).
    E’ possibile anche che la bambina abbia voluto rappresentare quanto di più caro per lei e abbia voluto dunque valorizzare i personaggi del suo piccolo grande mondo quotidiano rendendoli grandi anche sul foglio. Questo pertiene anche alla sfera della libertà e della creatività di chi disegna/dipinge.

  • I colori sono convenzionali: la bambina sa che il cielo è azzurro, le rondini nere, il campo di grano giallo e vuole avvicinarsi il più possibile alla realtà, forse già prossima al realismo intellettuale, caratterizzato dall’acquisizione di maggiore consapevolezza e dalla cura del dettaglio.

  • “Caldarroste” Nicolini Pasquale 1964.
    Ho scelto questo disegno perchè nonostante la sua semplicità mi trasmette le sensazioni che vivo durante la stagione autunnale: grazie ai colori adottati e al soggetto rappresentato, guardandolo provo un senso di calore, familiarità e nostalgia di una stagione appena finita. Il disegno è molto realistico; mi colpiscono i numerosi particolari che il bambino ha inserito, evidenziando così che si tratta di una scena da lui osservata molte volte, a cui è legato affettivamente.
    Loquetè definisce questo modo di dipingere “realismo intellettuale”, poichè in questa opera è presente tutto il tentativo del bambino di produrre delle immagini realistiche, il più possibile aderenti alla realtà, tenendo conto del proprio punto di vista. A questo scopo, sono presenti alcuni dettagli che seppur sono fedeli alla realtà, vengono rappresentati in maniera surreale. Per esempio: la sedia con 2 gambe anzichè 4, nel tentativo di riprodurla di profilo.

    La documentazione dell’attività didattica è importante poichè permette di non dimenticare quanto viene svolto in classe. Essa è utile non solo ai bambini, grazie alla quale possono prendere maggiore consapevolezza dell’esperienza vissuta, ma anche agli insegnanti, infatti documentando un’attività è possibile poi riguardarla ogni volta che si vuole per riportarla alla memoria e eventualmente modificarla in base alle esigenze che sorgono in ogni nuova classe.
    Esistono diverse modalità di documentazione: si può allestire una piccola mostra dei disegni svolti nell’atrio della scuola o nei suoi corridoi, in modo da renderla visibile a tutti, o in classe. Successivamente, si potrebbero organizzare dei momenti in cui si da la possibiltà a ciascun bambino di fare da guida a chi la guarda, spiegando i disegni e ripercorrendo così l’esperienza fatta. In questo modo possono dare voce a ciò che hanno solo disegnato.
    Far conoscere l’espressività artistica dei bambini è importante anche per i genitori che imparano a conoscere ancor meglio i propri figli eliminando pregiudizi.
    Queste mostre se allestite in piazza potrebbero essere oggetto d’interesse per ciascuna persona e occasione di incontro e apprendimento.

  • CASTELLANI BRUNO – FUOCHI D’ ARTIFICIO
    tra le opere dei bambini di Bornaccino, questa è quella che subito ha catturato la mia attenzione. I motivi sono vari: sicuramente mi ha colpito la visione complessiva del disegno: i colori sgargianti, i visi sorridenti della folla, i fuochi d’artificio colorati e pieni di vita in più mi ha fatta sorridere il nome (scritto grande e ben definito) dell’autore del disegno, quasi a voler sottolineare che in questa folla di persone c’era lui come protagonista! Guardando i colori nasce sicuramente una sensazione di allegria, spensieratezza e divertimento: tutte caratteristiche di un’infanzia che traspare nel disegno inequivocabilmente.

  • Secondo il mio pensiero e tenendo conto delle esperienze di tirocinio posso certamente dire che per fare una buona attività esterna alla scuola bisogna partire dal vissuto degli stessi bambini. Bisogna portarli a conoscere meglio la loro realtà senza dover organizzare per forza gite in posti lontani e ricercati, basta il piccolo giardino della scuola vicino, o la fattoria appena fuori città. Spesso le realtà più belle sono quelle “sotto il nostro naso”. Ad esempio seguendo il lavoro di una maestra durante il tirocinio mi sono resa conto che nella mia piccola città (Forlì) ci sono tantissime esperienze formative interessanti: il museo ornitologico, archeologico, delle ceramiche, pinacoteche,… Ealtrettanto spesso queste realtà sono sconosciute e poco frequentate.
    Per far conoscere l’attività espressiva artistica del bambino in una modalità diversa dai semplici disegni esposti a scuola o che i bambini portano a casa si può affiancare il lavoro artistico del bambino con le iniziative del comune di appartenenza. Durante le feste cittadine si possono allestire mostre di piccoli disegni/quadri dei bambini, o si possono creare delle “bancarelle” per vendere i disegni e finanziare qualche attività scolastica. A mio parere le attività sono molte e diverse, bisogna solo avere la voglia di iniziarle e la forza di portarle avanti.

  • COMMENTO RIGUARDANTE LA SEZIONE “LE TEMPERE DEGLI SCOLARI”

    LUCIANO RUGHI: “CASA NEI CAMPI”

    Questa illustrazione è particolarmente interessante. Dai colori e dalle forme scaturisce un equilibrio generale che rende la composizione uniforme pur nell’accentuazione dei contrasti delle tonalità intense dei colori.
    Si può dedurre con certezza che il bambino, autore del disegno, abbia raggiunto la fase del disegno figurativo e, secondo la prospettiva di Luquetè, possiamo dire che si tratta di un realismo intellettuale in quanto emergono soluzioni originali del bambino agli ostacoli tecnici, esecutivi del disegno e di rappresentare il più fedelmente possibile gli oggetti alla realtà (come le forme della casa, le finestre, il gatto..). Il disegno è infatti ricco di dettagli e molto particolareggiato (da notare le tegole sul tetto, le persiane delle finestre, il caminetto..) tuttavia si nota come il bambino riesca a rappresentare le cose dal suo particolare punto di vista rendendo il disegno quasi surreale, questo emerge in particolare dalla rappresentazione del gallo giù in basso, in cui si nota lo sforzo di rendere visibili parti che altrimenti rimarrebbero nascoste secondo una prospettiva del tutto soggettiva, come quella dell’occhio, che è frontale nonostante la figura sia rappresentata lateralmente.
    Emerge inoltre un aspetto molto interessante: la resa della profondità, della tridimensionalità e della prospettiva, soprattutto visibile nella rappresentazione della casa, del terrazzo e delle finestre.
    Facendo riferimento alle fasi di sviluppo grafico definite da Case, possiamo dedurre di trovarci di fronte a un livello biassiale integrato, in cui il bambino riesce a rendere graficamente più realistici i rapporti spaziali.

  • Leggendo le esperienze di Monari e le sue stesse riflessioni sulle metedologie didattiche, ho apprezzato come sostenesse l’idea che al giorno d’oggi vi è una scarsa attenzione ed interesse nel proporre ai bambini/ alle scuole un percorso educativo artistico in mezzo alla natura e alle campagne. Purtroppo questo ambiente è sottovalutato in questi tempi e si mira a far scoprire al bambino contesti a lui più vicini, mentre si sa che i bambini sono flessibili e riescono ad entrare in contatto con

  • Per documentare l’attività dei bambini ho pensato che si potesse costruire un giornalino scolastico dove i bambini disegnano ciò che hanno visitato e visto e fanno un piccolo riassunto scritto. questi giornalini possono essere consultati da tutta la scuola e anche dalla città. La valorizzazione del lavoro dei ragazzi parte dal prenderli veramente in considerazione nella loro fantasia, invenzione e creatività, Il loro saper “guardare” con occhi nuovi, il loro rivivere l’oggetto nelle dimensioni estetiche e funzionali in modo non scontato e quindi non prevedibile dall’insegnante che funge da sostegno e stimolo ma non da “trasmettitore di idee”.

    “GIRASOLE” di Pazzagli Gilberta:
    ho scelto questo disegno perché sono rimasta colpita dalla grandezza innaturale degli insetti disegnati. sicuramente la bambina ha osservato attentamente la realtà anche da vicino, e avrà notato gli insetti sul girasole. gli insetti assomigliano agli insetti reali ma le proporzioni sono sbagliate, la bambina si trova nella fase che Luqueté ha definito “realismo intellettuale”: il disegno raffigura in modo abbastanza preciso la realtà ma secondo il punto di vista della bambina; gli insetti sono grandi come se fossero visti da vicino forse la bambina ha disegnato grandi gli insetti perchè forse non sarebbe riuscita a disegnarli bene rispettando la loro grandezza, oppure perchè l’avevano particolarmente colpita. Gli autori che analizzano il disegno attraverso un approccio clinico ritengono infatti che gli elementi significativi per il bambino sono individuabili analizzando la dimensione degli oggetti raffigurati.

  • Leggendo le esperienze di Monari e le sue stesse riflessioni sulle metedologie didattiche, ho apprezzato come sostenesse l’idea che al giorno d’oggi vi è una scarsa attenzione ed interesse nel proporre ai bambini/ alle scuole un percorso educativo artistico in mezzo alla natura e alle campagne. Purtroppo questo ambiente è sottovalutato in questi tempi e si mira a far scoprire al bambino contesti a lui più vicini, mentre si sa che i bambini sono flessibili e riescono ad entrare in contatto con qualsiasi ambiente. L’ambiente naturale offre molte occasioni di esplorazione e scoperta, occasioni che possono aiutarci non soltanto a comprendere ciò che ci sta attorno e approfondire la nostra conoscenza sul mondo ma anche capire meglio noi stessi, esplorando dentro di noi quel lato nascosto che fuoriesce a contatto con la natura. Sono esperienze che, come riteneva Moroni, possono condurre alla formazione integrale del fanciullo. Infatti il contatto con l’ambiente naturale permette un approccio concreto e sensoriale a tutti i livelli con il mondo esterno. L’insegnante può assumere le sembianze da mediatore tra l’ambiente naturale e i bambini aiutandoli a trasformare questo contatto in apprendimento, poichè il maestro può dirigere l’attenzione dei bambini su particolari che in genere sfuggono, e in più potrebbe stimolare la fantasia e la creatività di ognuno. Egli può insegnar loro a guardare con gli “occhi della mente”, ovvero a riflettere, fare confronti, trovare relazioni, cogliere somiglianze e differenze. Questa capacità risulta indispensabile poichè una volta appresa contribuirà a completare la personalità dell’alunno anche attraverso l’arte e la creatività interagendo con gli altri saperi di cui il bambino dispone.
    Per finire un modo innovativo per far conoscere agli altri l’espressività artisica di ciascuno, per documentar le attività didattiche scolastiche ed esplorare contesti nuovi ed esterni alla stuttura scolastica, potrebbe essere la mostra. Essa ha specialità di mostrare all’interno di un percorso interdisciplinare ben studiato ed organizzato le opere realizzate dagli alunni basandosi sulle esperienze di mostre vissute dagli stessi bambini. Questi saranno i progettisti delpercorso diventando i protagonisti non solo delle proprie opere ma anche della mostra in sè: allestiranno fisicamente gli ambienti e gli spazi e gestiranno i tempi di visita, potranno ricoprire i ruoli di guida all’interno di una visista guidata. aian uesto modo verrebbe dato loro spazio per spiegare e spiegarsi, per interagire con il pubblico e l’arte stessa, per farsi comprendere, per mostrare la loro opera attraverso i loro occhi e le loro parole.

    ALL’INSEGUIMENTO DEL GATTO 1964 Rughi L.
    ho scelto questo quadro perchè traspare la semplicità del bambino. Il messaggio che vuole trasmettere è pobabilmente l’infanzia e le sue sfaccettature, un mondo che per divertirsi e vivere esperienze emozionanti basta quello che si ha, che si possiede, basta inseguire anche solo un gatto. Tutto diventa un’avventura e un’esperienza da vivere e raccontare e probabilmente questo è un momento condiviso dell’infanzia, perchè chi è che da bambino non ha riconrso un gatto? Il bambino ha solo trasformato il momento vissuto in un momento grafico come a testimoniarlo, come conferma che ha vissuto quel episodio. E l’ha raccontato come solo un bambino può fare catturando i particolari unici e speciali che hanno reso quel momento unico e speciale: il bambino con il bastone in mano in posa, pronto a scattare quando il gatto meno se lo aspetta che ignaro passeggia nei campi.
    Le tecniche utilizzate sono semplici e chiare, l’artista ha voluto dar maggiore risalto ai soggetti colorandoli con colori caldi e accesi. Il gatto e il bambino disegnati sono sproporzionati l’uno rispetto all’altro, basta osservare il gatto che ha è grande quasi come il bambino, mentre il bambino ha le braccia sproporzionate rispetto al corpo. Le mani poco definite e i piedi ridotti a due mere palline marroni. Lo sfondo è poco curato ma i colori trasmettono un’idea di paesaggio estivo all’aperto. L’artista ha semplicemente immortalato un ricordo come una macchina fotografica e, come un’artista, il bambino ha trasmesso la sua gioia di fanciullo.

  • Secondo F.Moroni per fare nascere la creatività pittorica nel fanciullo ci si serve di qualche elemento in particolare: l’ambiente, il clima e l’occasione emotiva che dà lo stimolo al gioco creativo. La creatività insieme all’educazione sono elementi principali per una educazione artistica intesa come libera espressività della soggettività del bambino. Bisogna creare uno spazio e delle attività che mirino a fare conoscere l’espressività del fanciullo e fargli sperimentare contesti nuovi. Ma una volta fatto ciò è importante non scordarsi che ogni produzione del bambino è una ricchezza in quanto è piena espressione di se. Come è possibile allora documentarli? Può essere utile creare una piccola mostra dove verrano esposti tutti gli elaborati . Può essere occasione d’incontro anche con le famiglie: ogni bambino mostrerà il percorso alla propria famiglia spiegando la sua opera e quanto contiene. Nascerà così un continuum tra scuola e famiglia affinchè questa possa essere consapevole e presente del percorso scolastico effetuato dal proprio figlio. Un’altra strategia consiste nell’accompagnamento da parte dell’ ” L’artista-bambino” che esporrà il proprio dipinto al pubblico adulto facendo cogliere ciò che si cela nel prorpio disegno. La documentazione ovviamente persisterà per tutto l’anno accademico in cui l’insegnante si preoccuperà di raccogliere gli elaborati dei prorpi alunni e fare anche un percorso di riflessione dei propri contenuti.

  • Parlando di gite scolastiche, la prima questione importante che viene posta, è come si possa far conoscere gli ambienti esterni ai bambini. Innanzitutto sono convinta che questo processo debba essere basato su un discorso di qualità piuttosto che quantità poichè l’errore che spesso viene fatto nelle uscite didattiche, è quello di far vedere il maggior numero di cose nel minor tempo possibile, al fine di riempire la mattinata di visita con più informazioni possibile. Ritengo invece più utile, fare delle visite più specifiche, magari dedicando un’intera giornata ad un solo luogo per poterlo conoscere a fondo e saperlo ricordare in futuro. Inoltre, non credo sia necessario visitare esclusivamente musei o mostre particolarmente famose per arricchire il bagaglio di cultura del bambino; a volte anche il fornaio di fronte a scuola può avere tanto da insegnare.
    Successivamente si potrebbe fare un’opera di documentazione del lavoro svolto, aiutati da fotografie, video o simili. Credo, infatti, che la tecnologia, molto presente nelle vite di ognuno di noi al giorno d’oggi, debba essere uno degli strumenti più sfruttati in qualsiasi tipo di attività. Se, per esempio, i bambini passeranno una giornata dal fornaio (prima citato), le fotografie potrebbero svolgere un importante lavoro di ricostruzione della memoria in un momento successivo alla visita stessa. I bambini, forniti di macchine fotografiche, potranno così immortalare ciò che ha attirato di più la loro attenzione, così facendo si verranno a creare delle piccole raccolte di foto che differenzieranno molto le une dalle altre.
    Con l’aiuto di tecnici e insegnanti, queste foto potranno poi essere sfruttate ulteriormente. Come primo lavoro si potrebbe stampare le foto di ogni bambino e costruire una galleria personalizzata, prima installata in classe, poi trasferita su una piattaforma online, così da poter essere consultata continuamente. Il gruppo classe, quindi, potrebbe gestire la pagina online creando un vero e proprio museo (idea simile a quella che ha portato alla creazione di questo stesso sito Mode), composto da fotografie, disegni e video, tutti opera dei bambini. Se il progetto prevedesse dei lavori di tipo manuale, si potrebbe poi organizzare una mostra, non solo a fine anno ma anche in itinere, per permettere ai genitori dei bambini di toccare con mano ciò che i loro figli sono stati in grado di creare.
    Partendo quindi dal presupposto che qualunque attività svolta dai bambini abbia un qualcosa di originale e speciale, bisogna riuscire a rendere speciale e interessante anche la più semplice, in modo da stimolare la crescita artistica e non solo dei bambini, rendendoli protagonisti fin da subito. Così facendo, infatti, i bambini avranno l’opportunità di mostrare continuamente i propri lavori alla famiglia e agli insegnanti, ottenendo ad ogni riscontro positivo grande fiducia nelle proprie capacità. Impareranno quindi fin da piccoli che ogni lavoro svolto, corrisponderà ad una grossa soddisfazione, abituandosi a quello che sarà il meccanismo del lavoro da adulti.

  • COMMENTO ” ALL’INSEGUIMENTO DEL GATTO” RIGHI LUCIANO,1964
    Quest’opera mi ha inizialmente colpito per l’uso dei colori. Sia il cielo che la terra sono del medesimo colore: un bel giallo accesso seguito da qualche pennalata frettolosa verde per rappresentare l’erba mossa dal vento e che sembri che segua la cora dei nostri protagonisti. La distizione ce l’abbiamo grazie alla linea di base, la linea di riferimento di rappresentazione e collocazone degli oggeti in relazione allo spazio. Secondo Case infatti il bambino verso i 7 anni fa una composizione bidimensionale ( livello uniassiale) servendosi della linea di riferimento come superficie dalla quale verrano disposti gli elementi del disegno. le figure sono molto semplici e sproporzionate tra loro. Tutto rieccheggia il divertimento, e la gioia del bambino nel insegnuire un semplice gatto.

  • PAZZAGLI GILBERTA – 1962 – Girasole
    Tra tutte le tempere degli scolari, ho scelto di commentare quella di Gilberta Pazzagli, probabilmente attirata dai vivaci colori utilizzati dalla bambina per rappresentare il fiore. Ad un primo sguardo, l’opera sembra rappresentare semplicemente un fiore, ma soffermandosi a guardare, si nota come ci siano una quantità di piccoli dettagli che arricchiscono l’opera rendendola ancora più originale. Facendo riferimento alle teorie del disegno figurativo, la bambina, autrice del disegno, si deve essere trovata in quella fase che viene chiamata da Luqueté di “Realismo Intellettuale”. Questa particolare fase prevede che il bambino che disegna superi quegli ostacoli tecnici che lo allontanavano da una realistica rappresentazione della realtà, addirittura arricchendo il disegno di dettagli. Inoltre è in grado di rappresentare ciò che sta disegnando dal suo personale punto di vista, ovvero disegnando le cose seguendo quello schema mentale che possiede in testa prima di iniziare il disegno. In questo caso, per esempio, la bambina ha voluto dare molta importanza ai dettagli, ricollegando il girasole ad un qualcosa di perennemente in contatto con gli insetti, dando addirittura grossa importanza ad uno di loro e ponendolo in primo piano, grande quasi quanto il girasole stesso. Questo modo di rappresentarlo è probabilmente anche dato da un sentimento di ammirazione o paura che la vista dell’insetto ha suscitato nella bambina, motivo per cui nella sua testa è diventato quasi più importante del fiore stesso.

  • La straordinarietà dell’esperienza della scuola elementare rurale di Bornaccino, frazione di Sant’Arcangelo di Romagna, secondo me, sta nel fatto che, essendo gli alunni figli di pastori e contadini e quindi gravando su di loro il peso delle poche aspettative, il maestro Moroni ha sapientemente e caparbiamente saputo dimostrare il valore di ciascuno, attraverso il suo non-metodo che è poi, paradossalmente, un inno alla metodologia dell’insegnante, ovvero alla professionalità del docente in possesso di competenze disciplinari,psico-pedagogiche,metodologiche,didattiche,comunicative,relazionali,organizzative ben precise.
    Il Maestro afferma, con coraggio e originalità controtendente, la possibilità di educare all’arte: l’opera d’arte come oggetto educativo privilegiato, l’educazione all’arte come accoglienza dell’impulso estetico originario.
    Credo che la forza della sua didattica sia stata l’adesione (che non può e non deve essere qualcosa di pedissequo!!!) alla pedagogia della creatività. Quest’ultima è la parola chiave, assolutamente.
    C’è anche un’educabilità alla creatività, attraverso il necessario e imprescindibile veicolo dell’esperienza.
    “I piccoli pittori hanno alla base del loro successo questo contatto ingenuo e sincero con le cose e riescono a trasmetterlo sui fogli con i loro pennelli e con i loro colori” (Rivista Esso, 1952).
    Per offrire ai bambini dei luoghi nuovi di esperienza, sperimentazione, crescita, partirei dalla (ri)scoperta dei luoghi più vicini a loro, magari anche posti che attraversano di frequente senza pensare. Potrebbe essere, per esempio, un cortile (problem solving: in quanti modi possiamo utilizzare questo spazio? Disegna questo cortile come lo vorresti) o un parco pubblico (quali colori?quali piante?quali animali?Disegna il tuo parco).
    Sarebbe poi interessante e gratificante esporre tutti i lavori (singoli, di coppia, di gruppo) in una mostra scolastica aperta a tutti, oppure in una mostra parallela in un museo, così da offrire ai bambini (e a tutti i presenti) un’arricchente occasione di confronto che può aiutare ad acquisire consapevolezza coltivando lo spirito critico.
    Per quanto concerne la documentazione si potrebbero realizzare dei cartelloni, dei murales con foto e disegni e tempere, dei video. Il tutto deve mettere in primo piano la soggettività di ciascun bambino. Deve pertanto essere quest’ultimo il protagonista. Il maestro deve essere regista paziente, disponibile, discretamente presente.

  • GITA AL CASTELLO DI MIRAMARE (TRIESTE)
    I bambini vengono accompagnati dall’insegnante alla scoperta del castello e dei suoi giardino. Insieme a loro l’insegnante scatta forografie che diventeranno le tappe principali della loro storia una volta tornati in classe.
    In classe l’insegnante mostrerà, proiettandole, le fotografie scattate. Ogni bambino sceglierà la sua o le sue preferite: queste, ridisegnate ed anche modificate, diventerrano parte della storia inventata dal bambino, una storia fatta di immagini, di colori. La maestra sottolinea l’importanza della creatività e la non-importanza della “copiatura stile fotocopia” delle fotografie.
    Questa attività aiuterà i bambini a rapportarsi con la propria fantasia e creatività, attraverso un’esperienza personale veramente vissuta.

  • Per far sì che un bambino abbia una personalità creativa, che sia curioso e desideroso di apprendere è fondamentale una profonda sinergia tra scuola, famiglia e territorio, quest’ultimo infatti è fondamentale perché può fornire moltissimo al bambino e non solo, anche all’insegnante stesso: significa aprirsi allo scambio, far entrare il territorio nella scuola e fare in modo che il territorio consideri la scuola un proprio patrimonio da preservare, difendere, far crescere. Penso infatti che per far crescere l’espressività artistica del bambino sia necessario offrirgli un ambiente stimolante e arricchente e in tutto questo la fa da padrone un buon insegnante sensibile all’ambito generale dell’arte. Non è facile avvicinare i bambini al mondo dell’arte, occorre innanzitutto suscitare in loro la curiosità e l’interesse nei confronti di una realtà a volte nuova per loro. Spesso “l’arte” la troviamo ovunque nella nostra casa, nelle strade della nostra città, in chiesa… ma spesso ci troviamo a passeggiare nella storia senza soffermarci neanche un secondo per osservare queste meraviglie, è proprio qui che entra in gioco l’insegnante attento a far scoprire ciò che c’è intorno. Ogni paese grande o piccolo che sia, ha le sue ricchezze che possono essere guardate, vissute, esplorate e sfruttate, sta nell’insegnante informarsi e proporle al bambino per far sì che conosca intimamente altre realtà esterne alla scuola, ma proprio grazie ad essa! Tuttora molte persone si stupiscono o si infastidiscono quando vedono gruppi di bambini “scalmanarsi” davanti ad un dipinto o ad una scultura oppure lavorare con le mani e con la fantasia davanti ad esse, perchè si potrebbero danneggiare, il rumore disturba chi guarda in silenzio, qualche gomitata o pestotto di troppo, ecc, ecc… E’ un problema solo adulto: i bambini, nella maggior parte dei casi, mostrano una naturalezza totale, una grande spontaneità ed anche una certa serietà quando gli si chiede di dire la loro, di cogliere un dettaglio, di azzardare un’ipotesi, di fare senza o con le regole qualcosa di ispirato alle nozioni apprese, alle emozioni provate davanti alle opere. Perché non creare un museo scolastico che possa dar voce (oltre che soddisfazione) a ciò che è stato prodotto dai bambini? Invece che raccogliere tutto in una carpetta o attaccare i disegni ad un cartellone, si potrebbero trasformare le aule nelle varie sale tipiche dei musei e i bambini farebbero da guida ai genitori che passeggiano tra le varie opere. Avrebbero in questo modo occasione di dar voce a ciò che è stato vissuto prima che eseguito, sarebbe diverso dalla classica mostra di fine anno, a volte “fredda” e fine a se stessa, così il bambino è partecipe, perché è lui il protagonista della trasmissione di un sapere, di un conoscere, di un fare e prima di tutto, di un sentire.
    Tra le tempere della scuola di Bornaccino scelgo “Clarino” di Fiori D. Ammetto che sono tutte opere allegre, vive, reali e sgargianti che fanno respirare l’aria campestre a salubre in cui vivevano i bambini di Moroni, ma Clarino mi ha colpito ancora di più per l’estrema accuratezza dei particolari, delle linee e dei dettagli, si nota come l’allievo avesse grande spirito di osservazione e grande precisione nel rappresentare la realtà di uno strumento che molto probabilmente suonava anche per diletto.

  • LA BOTTEGA DEI PITTORI DI BORNACCINO
    Ho scelto quest’immagine perchè rispecchia ciò che Luquetè affermava nel concetto di “realismo intellettuale”. Il bambino infatti rappresenta tutto ciò che vede, nei minimi particolari, senza tener conto delle proporzioni, ne tanto meno della prospettiva.
    Sono rimasta colpita dalla volontà di voler rappresentare tutti i particolari visibili, anche quelli più irrilevanti. Si nota la grande capacità di osservazione.

  • Vorrei riportare due citazioni di Munari che mi hanno colpito e mi hanno fatto riflettere. La prima è tratta da un proverbio cinese “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”: credo che sia un’affermazione veritiera, che ognuno di noi avrà provato sulla propria pelle. Il “fare” , tipico della vita quotidiana e del laboratorio, è davvero l’apprendimento più immediato, perché ci impegna con tutti sensi del corpo e tocca anche le punte più coinvolgenti a livello cognitivo. Per questo un’occasione didattica per bambini e ragazzi è poter immergersi in un che li coinvolga totalmente..un’attività dal sapore laboratoriale. Tuttavia la dimensione scolastica spesso inibisce i sensi degli alunni/studenti, perché le attività mancano di uno scopo reale. Anche se l’insegnante sa dov’è l’utilità, il bambino non può vederla e, se l’attività non è di suo interesse, vuole sapere dove sta lo scopo della sua fatica. Ora, la disciplina dell’educazione all’immagine si presta a coinvolgere gli allievi, ma non lo si può dare per scontato. Come non si può dire scriviamo una poesia a comando perchè la maestra vuole così. Anzi, si può fare ma di certo i bambini/ragazzi non saranno entusiasti del lavoro. In quest’occasione cito un’altra frase di Munari “Finché l’arte resta estranea ai problemi della vita, interessa solo a poche persone”. Si può portare la vita nell’arte oppure portare l’arte nella vita. In ogni caso lo si può fare si stando nella scuola (partendo dalle singole persone e dai loro vissuti) oppure uscendo dall’edificio scolastico e sentirsi dei “portatori di arte” nel mondo extrascolastico. L’uscita didattica può essere ovunque ci siano degli stimoli significativi per i bambini (anche in un’ottica interdisciplinare) e ci sia bisogno dei bambini per uno scopo reale e utile. Mi vengono in mente i principi della Scuola Attiva, della didattica popolare di Freinet. Ad esempio potrebbe essere un’associazione o un ente che hanno bisogno di una pubblicità oppure di un manifesto. I bambini potrebbero visitare l’ambiente, conoscere le persone, cercare e creare nuove possibilità testuali per far arrivare un determinato messaggio. L’insegnante deve progettare le varie fasi dell’attività, la parte conoscitiva, la rielaborazione, la parte creativa e funzionale, il lavoro pratico e di confronto tra persone e gruppi.. Per documentare l’attività si possono fotografare le fasi del lavoro, intervistare i bambini. La fase di pubblicazione dell’attività artistica infantile viene da sé con l’utilizzo pratico dei loro elaborati, che non saranno da modificare, proprio perché finalizzati a quel determinato scopo. A tal proposito ricordo che l’attività artistica più stimolante della mia esperienza di scuola elementare era partecipare ad un concorso promosso dall’Hera. Nella sua opera di sensibilizzazione e informazione della raccolta differenziata l’ente Hera pubblicava tutti gli anni un calendario: per ogni mese c’era un disegno fatto dai bambini di tutte le scuole del paese. Naturalmente ne venivano scelti dodici in base a vari criteri (non solo estetici) e uno veniva messo in copertina, tutti muniti di nome, cognome, scuola e classe. Era un lavoro così interessante, creativo e di spirito collettivo, che non si era invidiosi se non si veniva scelti, ma ci si emozionava a ricevere il calendario, portarlo a casa e mostrare il disegno del proprio compagno d banco.

  • BELLETTI VASCO, PIOGGIA 1964
    In questo disegno la prima cosa che noto è la riproduzione di una realtà tridimensionale sulla superficie bidimensionale (vedi le braccia e i piedi di profilo e i tronchi col capo), con la linea a metà foglio che separa cielo e terra, ma i soggetti disposti uno più in alto, uno più in basso. Non so se la cosa sia casuale o voluta ma potrebbe essere una strategia per rendere la diversa vicinanza dei soggetti rispetto l’osservatore(nonostante siano sotto lo stesso ombrello). Secondo la teoria di Case il disegno potrebbe essere inserito in una fase uniassiale. Per quanto riguarda Luquet, invece, potrebbe essere un realismo intellettuale poiché il bambino riesce a superare gli ostacoli tecnici però il disegno è un po’ “surreale”, è una scena riprodotta nella sua complessità assoluta e non nella sua risultanza ottica. Tipica dell’infanzia la testa composta del cerchio e dei tratti somatici schematici.

  • Documentare la produzione dei bambini è molto importante perché favorisce il piacere intrinseco dato dalla soddisfazione di lasciare una propria traccia visibili nel mondo esterno, infatti con le produzioni il bambino manifesta il proprio io.
    Alle tecniche tradizionali di documentazione delle produzioni dei bambini negli decenni si sono affiancate quelle supportate dalle nuove tecnologie, queste hanno un potenziale molto forte in quanto si riesce ad interagire in tempo reale con istituti e realtà anche diverse e lontane, c’è la possibilità di entrare in contatto per via telematica con musei e mostre, si può ampliare la disponibilità di risorse informative e si ha una facilità di integrazione dei vari ambiti disciplinari.
    Per documentare i lavori prodotti, dai bambini durante attività didattiche o laboratoriali ci si potrebbe affidare a supporti visivi come la macchina fotografica o la telecamera e realizzare dei prodotti come video o power point da inserire in blog, in questo modo gli elaborati sarebbero maggiormente fruibili e commentabili, e di facile reperibilità per tutti.

  • GIRASOLI 1964
    Sono stata molto colpita dai disegni dei bambini della scuola di Bornaccino, mi sono sembrati molto diversi da quelli che sono abituata a vedere, questo è dovuto al tipo di didattica impostata dal maestro Moroni :”ogni conoscenza ha una base sensoriale, affidarsi alle sensazioni è una giocosa introduzione alla conoscenza intellettuale dell’ uomo”
    Moroni educa quindi alla creatività sulla base della percezione e della fruizione, che portano all’ambito della produzione artistica, come mezzo per utilizzare il sapere, infatti come si vede nell’ultima parte del video collega i prodotti dei bambini a discorsi e dibattiti sui vari ambiti disciplinari.
    Il disegno ” il girasole” mi ha colpito per l’utilizzo dei colori e per i dettagli particolareggiati.
    Il disegno rappresenta un girasole sospeso al centro del foglio, in cui nella parte centrale si sono poggiati molti insetti, questa parte del fiore ha delle grandi dimensioni rispetto al resto della produzione, ed occupa tutta la metà superiore del foglio: autori di orientamento clinico sostengono che è possibile individuare gli elementi significativi in relazione agli oggetti perchè il bambino tende ad esagerarli inconsapevolmente.
    Il disegno presenta molteplici dettagli, quindi possiamo ipotizzare che sia stato realizzato successivamente ad un attenta osservazione dal vero.
    Lo stadio di sviluppo del segno che il disegno presenta è quello che Luquetè definisce del realismo intellettuale, il disegno mostra aspetti della realtà molto dettagliati ma il bambino li rappresenta dalla sua particolare prospettiva, manca infatti la prospettiva tradizionale,e le proporzioni non sono rispettate, inoltre le figure sul foglio sembrano sospese e sparse non c’è un riferimento alla linea di terra, questa fase è stata descritta da Case come fase preassiale.

  • GIRASOLI 1964
    Sono stata molto colpita dai disegni dei bambini della scuola di Bornaccino, mi sono sembrati molto diversi da quelli che sono abituata a vedere, questo è dovuto al tipo di didattica impostata dal maestro Moroni :”ogni conoscenza ha una base sensoriale, affidarsi alle sensazioni è una giocosa introduzione alla conoscenza intellettuale dell’ uomo”
    Moroni educa quindi alla creatività sulla base della percezione e della fruizione, che portano all’ambito della produzione artistica, come mezzo per utilizzare il sapere, infatti come si vede nell’ultima parte del video collega i prodotti dei bambini a discorsi e dibattiti sui vari ambiti disciplinari.
    Il disegno ” il girasole” mi ha colpito per l’utilizzo dei colori e per i dettagli particolareggiati.
    Il disegno rappresenta un girasole sospeso al centro del foglio, in cui nella parte centrale si sono poggiati molti insetti, questa parte del fiore ha delle grandi dimensioni rispetto al resto della produzione, ed occupa tutta la metà superiore del foglio: autori di orientamento clinico sostengono che è possibile individuare gli elementi significativi in relazione agli oggetti perchè il bambino tende ad esagerarli inconsapevolmente.
    Il disegno presenta molteplici dettagli, quindi possiamo ipotizzare che sia stato realizzato successivamente ad un attenta osservazione dal vero.
    Lo stadio di sviluppo del segno che il disegno presenta è quello che Luquetè definisce del realismo intellettuale, il disegno mostra aspetti della realtà molto dettagliati ma il bambino li rappresenta dalla sua particolare prospettiva, manca infatti la prospettiva tradizionale,e le proporzioni non sono rispettate, inoltre le figure sul foglio sembrano sospese e sparse non c’è un riferimento alla linea di terra, questa fase è stata descritta da Case come fase preassiale.

  • Ho caricato uno dei tanti file che ho realizzato per documentare un percorso
    di letto-scrittura secondo il metodo Jeannot in una classe 1° durante il mio
    T3. Il metodo Jeannot è molto complesso e implica un’importante attività di
    produzione grafico-pittorica di sostegno all’apprendimento della
    letto-scrittura, della quale il cartellone (nella foto), realizzato dai
    bambini, rappresenta lo strumento principale che documenta il percorso
    intrapreso. Tutte le foto realizzate a documentazione del percorso, sono
    state copiate su DVD e divulgate a genitori, insegnanti e studenti e, a
    conclusione del progetto, ci sarebbe l’intenzione di renderlo scaricabile on
    line su siti dedicati all’educazione e alla formazione, ma soltanto dopo
    aver ottenuto l’autorizzazione dai genitori. Penso che questo strumento
    rappresenti la sintesi di una possibile strategia attraverso la quale
    documentare un’attività svolta dai bambini a scuola e renderla pubblica. Per
    quanto riguarda le uscite didattiche e la continuità orizzontale, ritengo
    che Bologna e dintorni offrano moltissime opportunità di scoprire il
    territorio locale anche grtuitamente: passeggiate ed escursioni nei parchi
    (es. parco dei Gessi bolognesi, noto per la grotta della Spipola, Villa
    Ghigi, Villa Spada, percorso per le acque sotterranee, ecc…), biblioteche
    e musei (Sala Borsa, Museo dell’Archiginnasio, Museo Ebraico, Mambo-Museo di
    Arte Moderna, Museo della Musica, Accademia della Filarmonica), Teatri e
    tante altre mete da scoprire, basta informarsi e programmare le attività con metodo.
    Image: DSCN1620-1-1.jpg

  • 3° Compito

    Per documentare l’attività didattica artistica fatta dagli alunni, in alternativa al più comune albo di disegni, ci sono tante diverse possibilità. Specialmente per non farlo diventare banale e privo di significato, bisogna evitare che diventi solo un metodo di raccolta e visione semplice più burocratico e di routine che creativo e attivo. Non penso che ci voglia molto per cambiare questo modo anche di poco, per dare significato e valore profondo al lavoro fatto dagli alunni durante il periodo scolastico e per metterlo in mostra, spiegandolo, rivelandolo, e ripensando ai diversi processi che hanno portato a quelle produzioni. Quest’ultimo aspetto è molto importante, il processo, appunto, che spesso forse viene dimenticato e invece si vedono solo i prodotti. Cosa si può fare? Si può documentare l’attività fatta sì con il raccoglitore, ma aggiungendo magari fotografie degli stessi alunni mentre attuavano quel processo, mentre costruivano quell’opera, mentre disegnavano quel disegno. Questo sicuramente stimola il bambino a riflettere sul procedimento che ha esperito e la sua esperienza. La può spiegare a voce, mostrando le fotografie, ai coetanei e ai genitori. IL bambino può parlare del come ha prodotto l’opera, dei materiali scelti o predisposti, dei perché delle sue scelte. Si possono fare fotografie anche dei materiali. Si possono affiancare brevi descrizioni alle fotografie per aiutare la descrizione. In questo modo si mette in risalto il processo e il bambino al centro della sua esperienza, rivivendola mentre la racconta, e non solo rivedendo le opere finite con commenti random.

    Per fare invece conoscere il lavoro svolto nella mia scuola in un contesto esterno, proporrei un allestimento di una sala d’Arte degli alunni della mia classe, per esempio, in un negozio o una banca. Nella mia esperienza ho visto una banca che in periodi diversi esponeva i lavori prodotti da un’artista. Questo mi fa venire l’idea di proporre alla stessa banca un’esposizione dei lavori dei miei alunni, per esempio. Se facciamo un lavoro sui paesaggi naturali, per esempio, potremmo esporre un’opera per ciascun bambino, all’interno della banca. Affianco ai propri lavori gli alunni possono preparare una breve scheda informativa spiegando chi essi sono (gli artisti), che cosa raffigura la loro opera, quali materiali ha usato e quali metodologie usate, per finire con il Perché delle scelte dell’artista. Nella banca passano gli abitanti del comune di solito, e nel passare o nelle loro attese possono scoprire le attività da noi fatte, in modo completo, perché la mostra è accompagnata dalle schede scritte proprio dagli alunni per meglio spiegarsi.

    Per fare conoscere i contesti esterni ai bambini, io penso subito all’avventura, all’esplorazione, alla vecchia “gita scolastica” e alla nuova “viaggio d’istruzione” però collegato a diverse aree disciplinari, tra le quali anche l’arte. L’interdisciplinarietà è molto importante e la credo comunque possibile, e non difficile da organizzare. Può essere collegata anche con la continuità orizzontale, perché per esempio a Bologna, il territorio offre molte risorse che si possono utilizzare ai fini scolastici, formativi. Posso dire che questo vale per tutta l’Italia e anche il mondo intero perché la formazione dell’uomo non deve essere legata soltanto alle “materie”, e queste non bisogna collegarle al mondo esterno, perché il mondo esterno fa parte integrante della nostra vita e quindi proprio dal mondo, che non vorrei chiamare esterno, dobbiamo iniziare, per conoscerlo sotto diversi profili e poi fare collegamenti con le “materie” scolastiche. Per dare alcuni esempi, il territorio naturale offre molte risorse dove si possono fare esperienze attive, pratiche, esplorative, da collegare a diverse discipline. C’è il Parco dei Gessi, Villa Ghigi, tante fattorie didattiche dove l’alunno può conoscere il “mondo esterno” in situazioni anche guidate appositamente per la sua età e classe.

  • LA BOTTEGA DEI PITTORI DI BORNACCINO – G. Pazzagli, 1964
    Ho scelto quest’opera perché vedo chiaramente la fase del Realismo Intellettuale della teoria di Luquet nel bambino che l’ha prodotta. Vedo una capacità grande di osservazione, ha rappresentato tutto quello che vede anche nei suoi particolari, e anche se non visibili, e anche quelli irrilevanti. Però infatti manca la prospettiva e le proporzioni. Mi piace molto vedere quando i bambini si concentrano nel disegno e cercano di rappresentare quello che vedono, e anche quello che pensano di sapere, osservando e pensando, ragionando, con la loro testa, e con la loro capacità di organizzare e comporre. Mi colpisce quest’opera perché è un ottimo esempio di Realismo Intellettuale, una fase che mi interessa molto perché il bambino vuole riprodurre la realtà in modo intenzionale e ragionata, non fortuita, e allo stesso tempo però mantiene alcuni errori ancora inconsapevoli. Di conseguenza gli oggetti verticali vengono schiacciati sul foglio per poterli mostrare e il tavolo non ha profondità. L’obiettivo del bambino è di mostrare il piu possibile, ma ne va a scapito la prospettiva.

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