Le gite scolastiche

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Elenco di riviste riportanti articoli e testi relativi alle gite scolastiche:

Rivista Esso, 1952

Every Day Art Volume 36, 1957

Graphis 55, 1957

Graphis 77, 1958

Lennart Olson, n.10 mars 1957

Life, december 1958

School Art, may 1955

 

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130 Commenti to “Le gite scolastiche”

  • La gita scolastica è sempre stata una grande occasione per espandere i propri orizzonti e arricchire la propria conoscenza e questi elementi le conferiscono senz’altro una grossa importanza; se a tutto ciò poi aggiungiamo anche la componente artistica creiamo un binomio eccezionale.
    Un’esperienza che durante la scuola primaria ho avuto occasione di ripetere più e più volte è quella di aver passato un’intera giornata con la mia classe presso la rocca della mia città.
    Ogni anno veniva organizzato un concorso che prevedeva che venisse realizzato un disegno all’interno dei giardini delle mura che riguardasse la fortezza o che fosse semplicemente frutto della nostra immaginazione: tutte queste opere venivano poi esposte al pubblico la domenica successiva, in cui venivano anche eletti i vincitori (i premi ricevuti erano per lo più materiali artistici per la scuola).
    Trovo questo tipo di esperienza veramente valida per 3 ragioni:in primo luogo il semplice fatto di uscire dall’aula per un bambino è già di per sé motivo di grande gioia ed inoltre fa sì che quest’ultimo possa aprirsi a nuove esperienze.
    Inoltre non occorre spostarsi di molti km per trovare luoghi che siano esteticamente e didatticamente stimolanti per il bambino, anche la propria città con la sua storia può essere motivo di grande arricchimento.
    Seconda ragione molto importante è l’aspetto artistico: la realizzazione dell’opera non era guidata quindi ogni bambino poteva dare prova delle proprie capacità in molteplici modi, realizzando disegni inerenti o meno alla location e servendosi di tutti gli strumenti che riteneva più attraenti(colori ad acquerello, colori a cera, carboncino, colori a spirito e altri materiali per realizzare ad esempio un collage).
    Era prevista l’esplorazione del luogo affinché ognuno si sentisse libero di rappresentare una parte della rocca che lo aveva colpito maggiormente; in questo modo era come realizzare una personale fotografia di ciò che ci circondava, rafforzando ancora di più il punto di vista del bambino che coglieva particolari non sempre ovvi.
    Un ultima ragione per cui porto nel cuore quest’attività è l’esposizione degli elaborati la Domenica successiva alla visita organizzata. Durante l’esposizione era possibile vedere i disegni di tutti i bambini, visitare nuovamente la rocca e giocare con i propri amici mentre si aspettava la premiazione finale.
    La cosa che più mi piaceva non era tanto aspettare con ansia la premiazione ma aver portato i miei genitori in quel luogo e aver mostrato loro il mio elaborato: una sorta di doppia gita scolastica in quel caso, ed inoltre confesso che i miei familiari non visitavano la rocca da anni quindi è stata un’uscita molto stimolante anche per loro.
    Ho scelto di parlare di quest’esperienza perchè è per me racchiude in sé il significato di “educare con l’arte” in quanto stimola il bambino sia dal punto di vista didattico sia da quello artistico, è un’esperienza semplice e poco dispendiosa ma di grandissimo effetto.

  • LA BOTTEGA DEI PITTORI DI BORNACCINO
    Ho scelto quest’ opera in quanto credo che restituisca a pieno l’ atmosfera che si viveva all’ interno dell’ aula del maestro Federico Moroni: i bambini vengono infatti raffigurati in piedi e attorno al tavolo di lavoro ricco di materiali e strumenti da utilizzare per realizzare i propri disegni. Non sono rappresentati seduti ai loro banchi ma in piedi, liberi di confrontarsi e di scambiarsi idee. Moroni, convinto che il disegno equivalga alla rivelazione di un’ emozione, di uno stato d’ animo, di un modo personale di osservare il mondo, lasciava gli alunni liberi di disegnare spinti dalla loro naturale spontaneità, emozione ed dal loro sincero entusiasmo.
    Il maestro Moroni cercava di stimolare l’ immaginazione dei bambini, di rafforzare la loro consapevolezza di provare emozioni, perchè proprio attraverso queste avrebbero potuto esprimere in modo più diretto e spontaneo, anche attraverso il disegno, le loro esperienze quotidiane.
    L’ importanza di tutto questo sta, a mio parere, nel fatto che l’ alunno poteva non sentirsi più in obbligo di dare degli elaborati dove le immagini dovevano essere il più vicine possibile alle aspettative dell’ adulto.
    Per dipingere, disegnare, o più in generale immergersi nell’ arte basta sapersi lasciare andare, avere il coraggio di vivere i sentimenti propri dell’ esperienza estetica.
    Riferendomi alle teorie sullo sviluppo del disegno figurativo, posso dire che il piccolo artista ha dato vita ad un disegno bidimensionale, in quanto il tavolo e i cinque personaggi raffigurati, sono collocati su un piano, quello che Case chiama “linea di riferimento mentale”. La linea di base mostra , sempre prendendo a riferimento la teoria di Case, che ci si trova ad un “livello uniassiale”. Manca ancora la capacità di integrare tra loro le diverse componenti del disegno al fine di creare una scena che risulti armonica.
    Ha attirato la mia attenzione la rappresentazione del tavolo: ne vengono raffigurate tutte e quattro le gambe e gli oggetti disposti sopra sembra stiano per “scivolare” da un momento all’ altro. Se si considera la teoria di Luquet, il quale ha analizzato lo sviluppo grafico del bambino in relazione al concetto di realismo e sostenuto che la massima aspirazione del bambino è quella di produrre immagini realistiche, si può affermare che si tratta della fase del “realismo intellettuale”. Infatti il piccolo artista nella sua rappresentazione ha seguito una propria logica di pensiero, una propria “ricostruzione mentale” dell’ oggetto, nel caso specifico il tavolo, rappresentandone tutti gli elementi caratteristici. Il tavolo viene come schiacciato nel foglio per rappresentare tutte e quattro le gambe. Gli oggetti raffigurati sembrano come incollati alla sua superficie, privi di dimensione.
    Infine vengono rappresentati cinque bambini, in modo abbastanza preciso e dettagliato, mentre tengono in mano soddisfatti i loro disegni. I colori usati sono luminosi, brillanti e vivaci.

  • Nicolini Pasquale, 1964, A cavallo.

    Ho scelto questo disegno poichè mi ha stupito la cura con cui il fanciullo ha rappresentato il cavallo, sottolineandone anche la muscolatura.
    Il disegno è ricco di dettagli, le proporzioni sono ben rispettate così come la giusta spazialità quindi direi che questa è senz’altro la fase che Luquet definisce con Realismo Visivo .
    Notiamo infatti come il bambino non abbia inserito più elementi del dovuto ma si sia limitato a rappresentare ciò che vede dal suo punto di vista( ne è la prova il fatto che si veda solo una gamba del fantino dal momento che il bambino sta guardando da una certa prospettiva) ed inoltre ha rispettato i giusti rapporti di grandezza tra il fantino ed il cavallo.

  • Un aspetto piuttosto importante di qualsiasi laboratorio, anche se spesso non ne viene data abbastanza importanza, è il modo in cui ciò che viene prodotto è conservato, cioè documentato.
    Una possibile modalità potrebbe consistere nella realizzazione di un documento multimediale, nello scorrimento di alcuni fotogrammi che registrano le diverse fasi della realizzazione di alcuni prodotti dei bambini ed come sottofondo sonoro si potrebbe essere usata la voce del bambino che commenta ciò che stava facendo.
    Come ultimo scatto si vede l’immagine del lavoro terminato e si sente la voce del bambino che spiega cosa rappresenta ciò che ha creato e la motivazione.
    Un modo per poter visitare un ambiente differente da quello scolastico, potrebbe consistere nell’esporre questa documentazione multimediale per esempio all’Università di Scienze della Formazione Primaria, mostrando ai futuri insegnanti, la realizzazione di un progetto svolto nella scuola e un modo alternativo di documentarlo.

  • Fiori D., 1964, Clarino
    Ho scelto questo disegno perchè si differenzia dagli altri, in quanto questi raffigurano degli oggetti tipici della quotidianità della vita in campagna, mentre questo ha come oggetto uno strumento musicale.
    Inoltre sembra unire elementi realistici con altri fantastici, oltre ad dare importanza ai particolari.

  • L’ arte è un contenitore inesauribile di storie e suggestioni, è emozione.
    Nell’ esperienza artistica il bambino esprime tutta la sua creatività, si lascia guidare dall’ immaginazione e dalla fantasia. Attraverso l’ arte il bambino impara ad osservare il mondo in modo nuovo, sempre attento a cogliere ogni particolare e le relazioni più ingegnose all’ interno della realtà che lo circonda.
    Da un lato l’ arte permette di esprimere ed esternare emozioni, stati d’ animo e dall’ altro offre un piacevole momento di incontro e dialogo con sè stessi, con la propria interiorità.
    Fondamentale quindi l’ educazione artistica, l’ educazione alla creatività, intesa come libera espressione della soggettività di ogni bambino, in quanto come affermava il maestro Moroni, soltanto una persona creativa è in grado di adattarsi ai cambiamenti in modo plastico, di instaurare nuove relazioni che si adattino al mutare delle situazioni, di trovare nuove soluzioni e strategie con flessibilità.
    Alla luce di queste considerazioni credo che il luogo migliore in cui approcciarsi all’ arte sia fuori dalla classe, a contatto con la natura dove i bambini possono essere guidati nelle loro elaborazioni dalle esperienze percettive e sensoriali vissute. Io proporrei gite all’ interno di parchi, giardini, boschi, in spiaggia in riva al mare, sulla sponda di un fiume oppure in aperta campagna e lascerei ai bambini la possibilità di farsi guidare dai sensi, liberi di rappresentare ciò che hanno provato, le loro sensazioni, i loro stati d’ animo, senza vincoli, senza stereotipi.
    Credo inoltre che spetti all’ insegnante portare poi i bambini ad osservare le cose che li circondano e dirigere la loro attenzione su tutti quei particolari che in genere sfuggono ad uno sguardo distratto e superficiale. In classe potrei proporre attività in cui i bambini possono utilizzare oggetti e materiali raccolti durante l’ uscita, cosicché fiori, foglie, rami e conchiglie diventano i protagonisti degli elaborati dei bambini.
    Il paesaggio diventa quindi “aula” in cui sperimentare nuovi linguaggi, contesto in cui apprendere nuovi saperi e motivare anche la cura e il rispetto per l’ ambiente in cui si vive.
    Un altro luogo per me importante è il museo dove poter realizzare percorsi in collaborazione con educatori. Il museo diventa un luogo di scoperta in cui poter dar vita anche a percorsi animati interdisciplinari, basati sulla continua interazione di esperienza visiva e narrativa, al fine di favorire lo sviluppo delle sensibilità
    infantili.
    All’ interno del museo i bambini hanno la possibilità di scoprire e analizzare diverse opere d’ arte. Io proporrei delle attività in cui il bambino può scoprire e sperimentare i trucchi e le strategie pittoriche e figurative che hanno caratterizzato una particolare corrente artistica.
    Le opere dei bambini devono essere considerate delle “opere d’ arte”, dei documenti preziosi da valorizzare, preservare e mostrare. A tal proposito credo sia importante l’ attività di documentazione, la quale permette di creare una memoria di quanto si è realizzato, di dare ai bambini la sensazione di aver lasciato una traccia attraverso la loro attività di piccoli artisti. Significativo potrebbe essere l’ allestimento di mostre all’ interno della scuola o anche in piazza, al centro della città per dare la possibilità a tutti di vedere ciò che i bambini hanno prodotto. Tutto ciò è di grande importanza per il bambino in quanto risponde al suo bisogno di tradurre concretamente i propri vissuti ma anche di creare qualcosa da mostrare agli altri con soddisfazione.

  • Un esempio di gita scolastica alternativa potrebbe vertere, ad esempio, sulla conoscenza del territorio.
    I bambini potrebbero essere portati in un luogo caratteristico o particolare della propria città o paese, qui, a seguito di un’attività di osservazione, gli verrà chiesto di rappresentare graficamente parte del paesaggio o qualche particolare che li ha colpiti particolarmente. Essendosi messi d’accordo prima, eviteranno di rappresentare gli stessi soggetti in modo da avere un quadro completo della meta visitata.
    Una volta rientrati in classe, insieme all’insegnante e partendo dalle illustrazioni prodotte, i bambini potrebbero ideare una storia che possa avere come soggetto il luogo visitato. Grazie alla rielaborazione dei disegni prodotti i bambini faranno così un “esercizio di fantasia” grafica e letteraria collaborando nella realizzazione del progetto.
    Come testimonianza ai genitori del lavoro svolto, i bambini potrebbero essere coinvolti nell’organizzazione di un pomeriggio in cui illustrare loro l’esperienza fatta.
    A seguito di una presentazione generale dell’esperienza, fatta partendo dai disegni prodotti sul luogo, i bambini metteranno in scena la storia pensata in classe.
    Per dare importanza al lavoro dei bambini ovviamente tale evento sarà trattato come un evento ufficiale in cui ogni componente della classe dovrà essere impegnato per la riuscita del tutto. In classe, oltre alla storia, si realizzeranno gli inviti, le scenografie, gli addobbi del luogo deputato alla rappresentazione. Saranno i bambini stessi che dirigeranno la serata.
    Credo che questo possa essere un modo alternativo per illustrare i lavori dei bambini ai genitori ma anche per coinvolgere e motivare i bambini in attività che spesso vengono presentate senza un preciso scopo. Ogni bambino, in questa attività, avrà il proprio compito e grazie alla disponibilità di materiale e di idee da parte dell’insegnante nessuno potrà essere, o si sentirà, escluso.
    Oltre alla possibilità di costruire una raccolta, fatta a mo’ di libro, i disegni dei bambini potrebbero essere utilizzati come copertine dei propri quaderni di tutte le materie, così ogni bambino avrà un quaderno personalizzato e unico; evitando così la corsa al quaderno di tendenza che fa sentire inferiore chi non se lo può permettere.

    LA BOTTEGA DEI PITTORI DI BORNACCINO_ Pazzagli G.
    In questo elaborato, analizzandone lo sviluppo grafico in relazione ai rapporti spaziali tra gli oggetti raffigurati, possiamo vedere come manchi della terza dimensione: la profondità.
    Il bambino infatti colloca sullo stesso piano tutti gli elementi del disegno, ciò è chiaro vedendo la realizzazione del tavolo e degli oggetti posti su di esso.
    la ricchezza dei dettagli rende però questo dipinto estremamente complesso, infatti è chiaro come il bambino percepisca i dettagli che compongono la realtà senza però riuscire a riprodurla fedelmente. Potremmo perciò parlare di un realismo mancato, come direbbe Luquet.

  • “CALDARROSTE” di Nicolini Pasquale, 1964
    Ho scelto questo disegno perché mi ha colpito come il bambino ha tentato di rappresentare in qualche modo anche il profumo e il rumore del saltellio delle caldarroste. Ci troviamo infatti nel realismo intellettuale di Luquet, dove il bambino tende ad arricchire il disegno di dettagli ma rappresentandolo dal suo punto di vista. Essendo una produzione grafica costruita su una ricostruzione mentale, il bambino rappresenta tutte le caratteristiche, anche se non visibili. Traspare subito la posizione surreale della donna e la mancanza di profondità degli oggetti, seppure sono mantenute le giuste proporzioni tra gli oggetti.

    Per documentare l’attività scolastica dei bambini sarebbe bello creare un blog della classe su internet dove vengono aggiunte le foto delle loro creazioni in modo che vengano conservate per molto tempo e dove i bambini possano sempre rivedere i disegni dei propri compagni, anche in compagnia di genitori e parenti. Ho optato per un blog perché utile al fine di commenti. Se sono alunni grandi, degli ultimi anni della scuola primaria, possono scrivere autonomamente quello che hanno rappresentato. Se sono bambini della scuola dell’infanzia, l’insegnante può riportare le parole esatte con cui il bambino ha descritto ciò che ha rappresentato.
    Il blog di classe poi può essere collegato con il sito internet della scuola, a sua volta collegato con le scuole del quartiere, ecc. In questo modo l’espressività artistica dei bambini può essere conosciuta anche fuori dal proprio contesto scolastico, con un semplice click di mouse. Questo permette uno scambio di idee che arricchisce poiché si può disporre di una varietà molteplice di materiali.
    Per conoscere contesti esterni alla scuola le gite sono sicuramente l’esperienza che resta di più perché vissute fisicamente. Quando questo non è possibile però anche internet può essere utile. Il blog che ho proposto, permette ad esempio ai bambini della scuola primaria di conoscere la realtà della scuola media e superiore. Se ogni classe documenta le proprie gite sul blog è possibile riuscire a parteciparvi tutti, anche se non fisicamente presenti sul posto.

  • Per documentare l’attività didattica penso che occorrerebbe fare raccoglitori un po’ meno statici e affiancare i disegni contenuti in essi da fotografie del bambino che li produce. Il rivedersi all’opera può stimolare nel bambino (che riguarda la documentazione didattica alla fine dell’anno insieme ai genitori) un rivivere quelle sensazioni di allora e un riflettere sui processi/tecniche da lui messi in atto. Il genitore può fare domande (es. ma chi era il bambino vicino a te? Ti aiutava? Ma qui che materiale stavi usando?) ma come ti è nata l’idea di produrre questo disegno? Ecc…. Anche il filmato aiuterebbe molto. Personalmente penso che si potrebbe puntare a meno contenuti ma documentati più in profondità per fare capire il percorso che ha portato il bambino a quella produzione e non solo a mostrare il prodotto finito.

    Per fare conoscere contesti esterni ai bambini ho pensato ad un’uscita ad un mulino (ce ne sono molti nelle mie zone) o in frutteto/campo di cereali. Per una 5^ classe, ad esempio, parallelamente al programma di scienze legato all’alimentazione, si potrebbe affrontare questo tema anche dal punto di vista artistico proponendo immagini d’artisti famosi che hanno dipinto scene dove si consumano pasti oppure immagini di cibo, pane, viti, raccolta di cereali o frutti… Andando poi in loco, dove si produce la farina o ancora meglio dove si raccoglie il grano o la frutta, si potrebbe portare appresso il materiale artistico necessario perché i bambini realizzino in loco delle loro opere legate all’alimentazione, a quello che hanno visto, a quello che gli ha trasmesso l’esperienza fatta. Non può sfuggire la valenza sensoriale di un attività del genere, svolta in mezzo ai profumi, ai luoghi e magari anche assaggiando qualche prodotto appena fatto…tutto questo può arricchire il contenuto estetico dell’esperienza artistica che i bambini mettono in atto e far capire ai bambini che arte e esperienza reale si possono fondere in un connubio di profondo arricchimento.

    Per far conoscere all’esterno un’attività didattica legata all’educazione all’immagine i bambini della scuola dell’infanzia del mio paese (Monghidoro – BO) hanno realizzato per il natale scorso dei fogli A4 contenenti immagini legati alla festività. Le immagine sono state create integralmente dai bambini; nei casi di bambini più in difficoltà la maestra ha dato consigli pratici per superare i vincoli tecnici (come disegnare facilmente un’abete o un pupazzo di neve o una renna attraverso il metodo delle forme geometriche di base arricchite via via). Tutti i bambini hanno realizzato un’immagine con tecniche diverse (tempere, pastelli, cera, collage, didò..). Qualche giorno prima della chiusura natalizia della scuola le sezioni insieme all’insegnante sono andate dai negozianti del paese a chiedere di attaccare gli auguri dei bambini. Passeggiando per il paese la vigilia di natale, non c’era esercizio pubblico che non avesse esposto due o più disegni in vetrina più altrettanti all’interno. E’ stato un ottimo modo per mostrare alla cittadinanza l’espressività artistica del bambino e spostare l’attenzione dai soliti addobbi costosi e pacchiani a queste semplici ma potenti opere e ai loro produttori.

  • “Con una penna e un foglio di carta si può ricostruire il mondo” così ha affermato Francesco Moroni. Leggendo questa frase mi è tornato subito alla mente il mio professore di arte delle medie, un insegnante un po’ contrario alla tecnologia, un insegnate che sosteneva che non è fondamentale la macchina fotografica poiché basta un foglio e una penna per fermare una scena che ci attrae, come quel paesaggio così bello davanti a noi. Ovviamente per far ciò bisogna avere tempo, una fotografia è molto più veloce, richiede meno tempo! “Questo pregio”, ci disse, “ha allo stesso tempo un difetto.” All’inizio non avevo capito quello che voleva dirci, ma ora, grazie anche a Moroni il messaggio è chiaro: oltre a volerci far capire che la tecnologia non è così fondamentale perché anche noi, come l’obiettivo, possiamo immagazzinare un’immagine, voleva farci comprendere che se siamo noi a “fotografare” sul foglio quello che ci attrae, possiamo essere molto più attenti ai particolari, possiamo notarli e valorizzarli; l’abitudine di fare così tante foto “a caso” priva spesso di vedere veramente le cose. Inoltre, con questo metodo, il mio professore voleva incoraggiarci a disegnare, a non perdere il “momento” del disegno, cosa che, invece, spesso accade nell’età adulta.
    Anche con i bambini si potrebbe promuovere questo messaggio. Durante una gita scolastica nella rocca della città, per esempio, si potrebbe chiedere ai bambini di trovare un posto speciale e di disegnare la cosa più bella che hanno visto, il profilo più attraente del castello. In questo modo, essendo il bambino libero di disegnare ciò che più gli è piaciuto, egli potrà sentirsi libero di esprimersi e di dare al disegno un proprio significato, un significato emotivo e unico. Si potrebbe poi allestire una mostra in una sala della rocca in modo che anche tutta la cittadinanza possa vederli.
    Questo è uno dei tanti progetti che è possibile realizzare nelle scuole affinché il bambino possa fare arte fuori dalle mura scolastiche e scoprire nuovi ambienti.
    Per quanto riguarda come poter documentare in modo alternativo le attività didattiche svolte a scuola e far conoscere agli altri l’espressività artistica di ciascun alunno ho trovato diverse possibili risposte grazie anche alla mia esperienza:
    -durante il periodo di Natale e di Pasqua, nella scuola dove lavora mia mamma per esempio, vengono organizzati dei mercatini di autofinanziamento: i bambini espongono nella propria banchetta oggetti realizzati da loro e su questi spesso è possibile trovare le tracce dei loro disegni (addobbi natalizi, portapenne, portacellulari,…). Proprio l’anno scorso io ho comprato una borsa, realizzata con dei vecchi lenzuoli, sulla quale una bambina aveva fatto un disegno;
    -il comune potrebbe utilizzare immagini realizzate dagli alunni delle scuole per promuovere iniziative culturali dedicate all’infanzia e all’adolescenza;
    -si potrebbe far partecipare i bambini a delle gare: quando andavo alle elementari la mia scuola aveva aderito al progetto “la bicicletta fa primavera” e, realizzato un disegno su un tema richiesto, ne venivano selezionati i più belli che, in seguito, sono stati stampati su delle magliette;
    -a fine anno, sempre nella scuola dove lavora mia mamma, per esempio viene allestita una mostra in una galleria d’arte in centro; l’accesso è gratuito e può accedervi chiunque.

    Rughi Luciano, 1964, Casa nei campi
    Ho scelto questo disegno perché mi ha molto colpita per i colori così accessi e vivaci. Inoltre, le finestre aperte, la luce accesa, la presenza del gallo e del gatto, mi danno l’idea di un ambiente caldo, calmo e pieno di vita. Ovviamente nel disegno il bambino non ha prodotto segni casuali, ma manifesta la sua intenzione di rappresentare la realtà. Per questo, secondo me, il bambino si trova in quello che Luquetè definisce realismo; in particolare nel realismo intellettuale, cioè in quella fase in cui il bambino rappresenta le cose dal suo punto di vista. Egli, volendo raffigurare tutti gli elementi caratteristici della casa, anche se non visibili, dà forma a disegni “surreali” con “prospettive impossibili”.

  • Pazzagli G., 1964, La Bottega dei pittori di Bornaccino.
    Tutti i disegni contenuti nelle tempre di Bornaccino sono belli a mio parere, spicca un uso del colore deciso e una cura dei dettagli, trasmettono solarità e vivacità oltre che un’inaspettata padronanza della tecnica.
    Ho scelto l’opera in oggetto perché ottimo esempio di realismo intellettuale, dove il bambino vuole riprodurre la realtà e non lo fa in modo fortuito ma intenzionale, mantenendo però alcuni errori clamorosi, alcune illogicità legate alla volontà di mostrare ad esempio tutto ciò che c’è sul tavolo. Lo fa a costo di escludere il fatto che il tavolo ha una profondità e dovrebbe essere quindi disegnato in prospettiva o come una linea se lo si vedesse di fronte mentre invece è un piano. L’obiettivo del bambino sembra quello di voler mostrare tutto il materiale presente sul tavolo, mostrare le opere tenute in mano dai bambini riprodotti e mostrare visi sorridenti, tutti rigorosamente di fronte anche se con il corpo di profilo.
    Il bambino non utilizza ancora la prospettiva però in un qualche modo riesce a conferire una profondità alla situazione riprodotta attraverso la collocazione un po’ più in alto di alcuni bambini che sembrano così più indietro. A tal proposito si potrebbe parlare di livello biassale secondo l’accezione di Case.

  • Per quello che riguarda la documentazione del percorso didattico degli alunni, credo che le strategie e gli strumenti utilizzabili siano molteplici. Innanzitutto, durante l’anno sarebbe bene non solo raccogliere il materiale prodotto dai bambini in apposite cartelline o in quadernoni, ma anche documentare i momenti stessi della produzione. Ciò può essere fatto, per esempio, grazie all’uso di una videocamera o di una macchina fotografica.
    Ma documentare non equivale a una semplice raccolta di materiali di varie forme e dimensioni; presuppone un’intenzionalità, un desiderio di creare una memoria individuale e collettiva, (di creare) una storia della classe e della scuola. La documentazione è fondamentale anche per fissare, a posteriori, quanto è stato fatto, per rendere gli alunni consapevoli non soltanto di contenuti nozionistici, ma anche del proprio percorso e della propria crescita. Per dare loro soddisfazione attraverso il riconoscimento di un lavoro svolto che ha portato ad un esito, a un prodotto finito.
    Questo “esito” può avere varie forme. Per esempio, personalmente mi piacerebbe realizzare con i bambini una sorta di libro, di quelli che oggi si creano a un prezzo accessibile facendo stampare una serie di foto, impaginate e con l’aggiunta, volendo, di scritte o didascalie, in quello che poi risulta un vero e proprio libro. Questo permetterebbe ai bambini di avere tra le mani un vero e proprio prodotto finito, dall’aspetto professionale, che potrebbe poi essere condiviso con i genitori, nelle proprie case o anche nella stessa scuola, attraverso un momento in cui si potrebbe ricreare una sorta di presentazione del libro stesso, intervistando i bambini /autori. Inoltre, le declinazioni che si potrebbero seguire sono molteplici: ogni bambino potrebbe avere un proprio libro, ma si potrebbe anche fare un lavoro per cui tutta la classe lavora in team per realizzare un progetto comune.
    Ecco allora che l’insegnante non è più solo un insegnante, ma diventa il committente, l’editore di un libro, così come può diventare il regista di un film, che dà in mano la videocamera ai suoi alunni per costruire un filmato che potrebbe essere, per esempio, un documentario. Moroni puntava molto sull’esperienza in prima persona, sull’aria aperta, sull’imparare sul campo: ecco allora che va sottolineata l’importanza delle gite, ma anche solo dell’uscita da quei quattro muri della classe, per far capire agli alunni che loro, la vera classe, non devono essere confinati e costretti in quel luogo fisico fatto di cemento. Perché non si potrebbe fare lezione in cortile, quando il tempo è bello? O perché non si potrebbe partire dalle foglie cadute in giardino, l’autunno, per sperimentare le forme e i colori e fare poi le più svariate attività?
    Aprendo quindi il discorso delle gite, o comunque delle attività per visitare luoghi esterni alla scuola, io credo che si debba innanzitutto conoscere il territorio. Lo strumento dell’atlante, che ci viene fatto utilizzare durante il tirocinio, pemette all’insegnate di conoscere le risorse offerte dall’ambiente, condizione necessaria per poterne usufruire. Credo comunque che cercherei di portare i bambini in campagna: io ho la fortuna di avere alcuni miei zii che ci vivono e quindi, fin da bambini, ho sempre avuto la possibilità di capire cosa sia un fienile, di vedere delle pecore e un pony, i cani, i gatti, le galline, eccetera. Capire che il pollo che si mangia viene da un’aia e non dal reparto frigo del supermercato può sembrare banale, ma per alcuni bambini non lo è. Cercherei di portare i bambini in una biblioteca, per vedere il richiamo dei libri, per dar loro proprio la possibilità di ammirare una distesa di volumi, anche un po’ impolverati, che lì, vicino l’uno all’altro, rendono evidente il loro potenziale. Li porterei anche allo zoo, perché credo che gli animali siano veramente belli e offrano molti spunti. Li porterei in mesticheria, perché finchè qualcuno non ti fa vedere che esistono i pastelli gessosi, così come quelli a olio, che esistono quelli acquerellabili eccetera eccetera eccetera, i bambini continueranno a parlare di matite colorate semplicemente riferendosi ai caran d’ache.
    In conclusione, quello che sarebbe auspicabile fare e documentare, è lo sviluppo nei bambini di uno spirito critico che permetta loro di vedere meglio le cose; questo non per nozionismo o per voler a tutti i costi “inculcare” una cultura o dei saperi, ma perché un cielo in cui si riconosce la punta di cremisi che tocca i tetti delle case, è un cielo che dà molta più soddisfazione!

  • Tra le tempere degli scolari, quella che più mi ha colpito è “Raccolta delle ciliegie”.
    Credo che sia per la tripartizione dello sfondo, che appare suddiviso in una sorta di bandiera azzurra, gialla e verde. I due uomini col cappello che raccolgono ciliegie (senza peraltro avere un cestino), sembrano immersi nella fascia più bassa, quella verde del prato, che più che un prato ricorda un mare, così liscio e piatto. La seconda striscia, quella gialla, immagino rappresenti i campi, magari di grano, tipici della campagna. I colori sono saturi e intensi, sono anche “verosimili”, eccezion fatta per la pelle dei due uomini, che è arancione. Arancione, come molte delle ciliegie. Credo sia comunque stata l’assenza di prospettiva della tempera a colpirmi, perché si tratta di una visione tanto “piatta”, quanto chiara. Inoltre mi piace molto la resa dell’albero; questo infatti, a un primo sguardo, sembra diviso tra lo strato più basso (quello della terra su cui si poggia, quello delle radici), quello di mezzo (in cui si sviluppa il tronco), e quello del cielo (dove ci sono i rami), ma a ben pensarci è il vero collante di quei tre pezzi della “bandiera”. È l’albero il vero protagonista, è l’albero che dà un senso alla resa formale “piatta” di cui parlavo sopra.

  • Svolgere attività espressive, artistiche può essere occasione per sperimentare diversi modi di conoscere facendo esperienza diretta, in modo da far proprio un modo di apprendere attivo e autonomo. Per far sì che i bambini vivano una situazione di questo tipo è importante offrire ai bambini la possibilità di avere a disposizione diversi tipi di materiali. In questo modo le realizzazioni dei bambini possono essere varie e per loro più significative, in quanto a ciascun bambino è concesso di scegliere gli strumenti più aderenti al suo sentire.
    Tutto questo può essere fatto in classe oppure uscendo fuori dalla scuola. Si può far visita a qualcuno che sappia lavorare materiali come la creta, l’argilla, la ceramica; può essere stimolante andare presso una sartoria e utilizzare tessuti di scarto da mettere insieme e magari far incollare ai ragazzi su dei cartoncini; o ancora si può chiedere a un falegname di farsi aiutare a costruire oggetti alla portata dei bambini.
    Una volta realizzati degli elaborati, un modo particolare per documentare il lavoro svolto, è quello di realizzare un video mettendo insieme foto e registrazioni. Queste potrebbero riguardare sia i momenti di realizzazione creativa dei bambini, sia interviste fatte loro per sapere come hanno vissuto l’attività, che cosa ha significato per loro, le difficoltà incontrare, eccetera. Questo video potrebbe essere reso visibile a tutti proiettandolo permanentemente in zone molto visitate: ambienti interni al municipio o anche la stessa piazza (la proiezione potrebbe avvenire anche all’aperto!).

  • PIOGGIA
    Ho scelto questo disegno perché in esso mi sembra di riconoscere tratti di opere dei “grandi” della Storia dell’Arte. Nei volti dei protagonisti riesco a vedere le donne raffigurate da Pablo Picasso: tratti schematici, occhi molto marcati e non allineati, nasi quasi geometrici. La mia impressione è di stare di fronte a delle maschere tribali africane ed è per questo che mi affiorano dalla memoria le protagoniste di “Le demoiselles d’Avignon”. I colori sembrano così densi, compatti che ho l’impressione che la pioggIa del disegno, stia cadendo nei pressi dei campi di grano di Van Gogh e della sua camera da letto.

  • FUOCHI D’ARTIFICIO
    Quest’opera mi ha colpita per i suoi colori e per ciò che esprime: aria di festa, di felicità. In primo piano il bambino ha rappresentato tante persone: la figura umana è la prima ad essere rappresentata dal bambino, in maniera sempre più precisa in base allo stadio dello sviluppo in cui si trova. E’ interessante notare come in questa opera ci sia un immaturo tentativo di rappresentare la prospettiva (le case sullo sfondo sono più piccole delle persone in primo piano); ricondurrei questa rappresentazione ad un livello uniassiale, in quanto l’opera è sviluppata sulla bidimensionalità e manca la terza dimensione. Le persone sono molto semplici e stilizzate, senza particolari dettagli, indice del processo di semplificazione della realtà che il bambino mette in atto quando disegna. I colori sono accesi e vivaci, l’opera è nel complesso armonica. I bambini nelle prime fasi della loro produzione artistica, rappresentano ciò che è loro più familiare con gli strumenti (cognitivi e pratici) di cui dispongono: la mamma, gli animali, la casa ecc.

  • Ho scelto come disegno “Mietitura” di Gilberta Pazzagli. Ci sono alcuni elementi comuni a tutti questi disegni che li rendono davvero vivi e originali, perciò la scelta di uno solo in particolare è stata un po’ faticosa. Credo che l’aspetto più visibile sia quello dei colori che i bambini utilizzano: sono davvero intensi e danno pienezza al disegno. In secondo luogo, non ci sono mai spazi vuoti, cosa che è frequente vedere nei disegni liberi dei bambini. Inoltre, c’è un’incredibile attenzione ai dettagli. Questo si nota ad esempio nei disegni degli insetti, che sembrano rappresentati con una lente di ingrandimento. Questa cura dei dettagli è dovuta a una sensibile osservazione della natura e di quello che i bambini stessi hanno vicino, nelle loro case e nei campi. Oltre a una grande abilità grafica, questi bambini hanno sviluppato anche una potente capacità di osservazione. Ho scelto “mietitura” proprio per il colore del campo e del grano e il contrasto con l’azzurro del cielo. Anche questo mi piace molto: come possiamo notare, non c’è un solo uccello, ma è pieno! Questi artisti comunicano un grande piacere nel disegnare.

    La documentazione è uno strumento fondamentale ed essenziale per lasciare traccia di sè e delle esperienze fatte. Credo che una modalità davvero efficace sia quella della mostra a scuola. Un’ esperienza di questo tipo può coinvolgere i bambini in tutta la parte di allestimento, di preparazione degli ambienti, di scelta e scrittura di eventuali didascalie. Per esempio, possono essere gli stessi bambini a fare le guide per genitori, amici o visitatori. Un’altra modalità per la valorizzazione e la documentazione dei disegni può essere la creazione da parte dei bambini, con l’aiuto dell’insegnante, di un sito che contenga, appunto, le opere e alcune loro riflessioni, lasciando lo spazio per commenti personali. Queste due modalità contribuiscono a costruire un senso di identità perchè sono la storia della scuola. Questo avviene più difficilmente se semplicemente si realizza un album o un quadernone che rimane al singolo alunno come memoria personale. E’ invece fondamentale lavorare per fortificare la memoria collettiva.
    Infine, dando uno sguardo al mio territorio, mi rendo conto della ricchezza del patrimonio ambientale, artistico e storico. Con ciò intendo escursioni nelle colline, nei calanchi o nelle fattorie per conoscere la vita in mezzo ai campi e la cura degli animali, ma anche visite a musei, alle piccole o grandi imprese o botteghe artigianali. Credo che, ad ogni modo, la conoscenza di un luogo passi attraverso l’incontro con persone del posto che siano disponibili a lasciare una testimonianza.

  • “Raccolta delle ciliegie” di Antonioli Flora – L’indiscusso protagonista di questa disegno è il maestoso albero carico di ciliegie: si può notare con quanta perizia la bambina abbia disegnato i rami, le foglie, le ciliegie stesse. Da notare è anche come la piccola autrice abbia voluto cercare di creare un senso di spazialità e profondità tramite l’uso di una striscia verde per il prato, un abbondante strato di giallo per raffigurare probabilmente un campo di grano in lontananza e più in alto una striscia azzurra di cielo. Come direbbe Case la bambina si trova probabilmente a un livello uniassiale, in quanto il disegno e gli elementi vengono collocati su un piano, una linea di base. Dunque pare che i contadini abbiano le due scale appoggiate sul prato e che stiano facendo cadere le ciliegie a terra. Il tutto è illuminato da un caldo e splendente sole con i raggi, tipico dei disegni infantili.

  • I bambin tengono molto ai loro disegni e a farli vedere alle persne di cui si aspettano un giudizio sociale, per cui è bene non rinchiuderli dentro a un librone, che poi verrà dimenticato. La documentazione però andrebbe fatta per tutte le attività didattiche e tutti i laoratori, accompagnando i disegni o gli altri elaborati con alcune di righe di spiegazione della genesi del lavoro. Tornando a parlare dei disegni, io cercherei di metterli sempre in mostra, sfruttando tutti gli spazi disponibili: i corridoi e gli spazi di passaggio della scuola, il sito della scuola o della classe, ma mi aprirei al mondo dell’extrascuola, organizzando mostre presso le biblioteche comunali o presso i musei che hanno sezioni educative. I bambini potrebbero contribuire addirittura alla decorazione e all’arredamento nello spazio dedicato a loro nelle biblioteche, ludoteche e altri centri ricreativi. Se io fossi un’amministratrice, inviterei le insegnanti a fare dei progetti di laboratorio artistico,in concomitanza con altri eventi culturali della città incui si vive. Per cui accanto a ogni evento, che può essere uno spettacolo teatrale o una fiera enogastronomica, quindi eventi molto vari tra loro, ci sarebbe una mostra di elaborati di una o più classi di bambini.
    Però penso anche che un librone alla fine dell’anno in fondo vada fatto e dato al bambino, perchè dopotutto le opere sono sue e non è giusto che non abbia gli originali.

  • “ANCHE SU UN FOGLIO CADONO LE FOGLIE”
    Attività proposta per classi della scuola primaria.
    Prendo come esempio la tradizionale gita nei boschi o nei parchi che solitamente organizza la maestra di scienze per mostrare ai bambini come cambia l’aspetto della natura con il passare delle stagioni. è un’attività che può diventare interdisplinare se, le foglie e gli altri elementi naturali che vengono raccolti diventano il punto di partenza per la realizzazione di una mostra sulle stagioni. Invece che incollare semplicemente ciò che gli alunni hanno raccolto su bianchi cartelloni, potrebbero realizzare veri e proprio capolavori partendo da famose opere d’arte. E’ un’attività che si può svolgere all’inizio di ogni stagione, in questo caso scelgo l’autunno.
    SVOLGIMENTO DELL’ATTIVITA': Dividere gli alunni in gruppi e dar loro la copia di opere famose che rappresentano l’autunno. In questo modo la maestra può fargli conoscere diversi pittori, le tecniche che utilizzano e come l’autore è riuscito a rappresentare la stagione. Adesso tocca a loro realizzare la propria “opera autunnale”: ciascun gruppo realizza il proprio quadro utilizzando i materiali naturali raccolti nella gita e altri materiali che fornisce la maestra. L’attività può concludersi con una mostra aperta alle altre classi (anche della scuola dell’infanzia) e ai genitori, nella quale ciascun gruppo presenta la propria opera, la tecnica utilizzata e come è stato svolto il lavoro.
    La mostra può anche essere allestita a fine anno scolastico: se la maestra ha svolto l’attività per ogni stagione, la mostra sarà completa e ciascun fruitore avrà la possibilità di ammirare il graduale corso delle stagioni. L’attività potrebbe anche essere legata alla materia di Educazione Musicale: la maestra di musica può inserire nel programma l’ascolto e varie attività su “Le quattro stagioni” di Vivaldi e magari farle diventare il sottofondo delle quattro sezioni della mostra.

  • “RACCOLTA DELLE CILIEGIE” , Pazzagli G., 1964

    Questo disegno mi ha colpito molto per i colori forti e per la maestosità dell’albero di ciliege. È probabile che alla bambina mangiare e raccogliere le ciliegie piacesse moltissimo. Infatti l”albero è disegnato con grande cura e realismo, sottolineando l’individualità di ogni ramo, di ogni foglia e di ogni frutto, che sono disegnati singolarmente, a differenza delle persone, che invece sono disegnati come macchie di colore, senza nemmeno i tratti del viso. Le figure umane sono disegnante anche solo parzialmente (quancuna non ha le gambe) e si trovano in una posizione improbambile, dal momento che sono arrampiacati sulla cima dei rami (che non reggerebbero un peso simile), senza reggersi su una scala, per cui sembrano fluttuanti.
    Facendo riferimento alle teorie del segno, ci troviamo nella fase del realismo intellettuale, soprattutto se ci riferiamo ai disegni delle persone. Passando alla teoria di Case, invece, probabilmente ci troviamo nello stadio biassiale, poichè probabilmente la prospettiva c’è,ma tutte le parti non sono armoniche tra loro in termini di dimensioni e collocazione.

  • Per documentare i disegni dei bambini si possono allestire mostre all’interno dello spazio scolastico in cui vengano esposte le numerose opere e disegni dei bambini fatti durante l’anno, questo può essere fatto in momenti come la festa di fine anno, in cui genitori e parenti possono osservare i diversi disegni; oppure anche in spazi esterni alla scuola, all’interno di spazi idonei come musei, biblioteche o durante feste del paese, comunque in occasioni particolari in cui anche altre persone e non solo i famigliari possono conoscere gli elaborati degli alunni. Un altro modo per valorizzare i disegni dei bambini può avvenire attraverso concorsi che utilizzano le attività artistiche come mezzi educativi volti anche alla crescita dell’individuo.
    E’ importante gestire e valorizzare le produzioni artistiche dei bambini che dovrebbero essere custodite come “documenti preziosi” e per fare questo si possono inoltre istituire durante l’anno scolastico dei laboratori attraverso un percorso di sperimentazione di alcuni materiali artistici, naturali e organici e all’acquisizione di tecniche che stimolino nei bambini l’espressione della propria creatività; gli elaborati potranno poi essere esposti in un vero e proprio mercatino, un’esposizione di tutti i manufatti creati dai bambini durante l’anno, che verranno così venduti e il ricavato potrà essere utilizzato per opere di beneficenza o per lavori all’ interno della scuola.

    RACCOLTA DELLE CILIEGIE di Antonioli Flora
    Mi ha colpita questo disegno perché mi ricorda la mia infanzia, per la sua semplicità e per la scena di vita quotidiana che rappresenta.
    Si riconosce la conquista dello stadio schematico di Lowenfeld, infatti nei rapporti spaziali si nota la presenza della linea di base che rappresenta il piano della terra ed è contrapposta alla linea del cielo. La linea di base appare come l’espressione del fatto che il fanciullo ha ormai conseguito una precisa consapevolezza dei suoi rapporti con l’ambiente.
    Il disegno è arricchito di dettagli e vengono rappresentate le cose dal punto di vista del bambino, si nota che il disegno secondo la logica infantile deve contenere tutti gli elementi reali dell’oggetto indipendentemente dalla effettiva visibilità della prospettiva da cui viene considerato e può appartenere alla fase del realismo intellettuale di Luquetè.

  • Secondo me, una attività interessante per documentare le produzioni grafiche dei bambini potrebbe essere la realizzazione di quadernoni in cui sono presentati tutti gli elaborati dei bambini effettuati durante l’anno scolastico. I quaderni possono essere mostrati ai genitori durante la festa di fine anno e in questo modo si puo’ far conoscere ai genitori l’espressività del proprio bambino e tutte le atttività grafico- pittoriche realizzate con l’insegnante. Dare testimonianza degli elaborati dei bambini è compito fondamentale dell’insegnante in quanto le loro produzioni rispecchiano parte della loro personalità, del loro vissuto e devono essere custodite da un bravo insegnante competente come documenti preziosi.

    “IL GIRASOLE” Pazzagli Gilberta
    Mi ha colpito questo disegno per la grande carica espressiva che emerge da esso. Si può notare il contrasto tra i colori caldi e i colori freddi e il realismo che la bambina ha cercato di rappresentare. Un girasole rappresentato realisticamente, somigliante alla realtà ma sempre dal punto di vista infantile, colto nei suoi vari dettagli indipendentemente dall’uso della prospettiva e secondo me può appartenere alla fase del realismo intellettuale di Luquetè.

  • La professoressa Panciroli ci ha invitato a riflettere su “nuovi” modi innovativi per dare la possibilità ai nostri futuri bambini/studenti di esprimersi,in generale, e più nello specifico, artisticamente.
    Ricordando me stessa da bambina, e osservando oggi i bambini( nipoti,sorelle, bambini al tirocinio) ho pensato a quanto il semplice gesto di “di-segnare” permetta di vivere uno spazio “proprio” ,quasi come un “altrove”, come con la testa fra le nuvole.E’ in queste attività che i bambini si esprimono e parlano di sè ,senza barriere,nel profondo.
    Per questo penso che per dare loro la possibilità di “venire fuori” e esprimere senza riseve ciò che sono e ciò che sentono servano due spinte complementari:
    da una parte si dovrebbe dare meno peso alla “valutazione” e proporre attività meno “rigide” in modo che il bambino sia REALMENTE libero, non abbia paura del giudizio dell’insegnante.Ogni disegno è espressione,quindi OGNI DISEGNO è BELLO.
    Ci sono giorni che ancora adesso, se dovessi esprimere come mi sento, disegnerei uno scarabocchio.
    E se questo vale per me a 20, figuriamoci a 5/6/7/8anni e via dinnanzi.
    Dall’altra parte penso che l’insegnante debba PROPORRE (e non OBBLIGARE) una vasta gamma di attività.
    Per intenderci, non richiedere sempre un disegno libero, ma variare tra le varie tecniche,i vari materiali, tra lavori individuali,di piccolo o grande gruppo; in modo che il bambino impari sperimentando,provando e riprovando..non cercando di migliorare solo nel disegno “libero”.
    Io mi ricordo che , a forza di fare disegni liberi, sono finita col disegnare sempre lo stesso paesaggio, con la stessa casetta , lo stesso cielo e lo stesso prato, sempre colorato con la “polverina” e della stessa tonalità.
    Non vorrei che i miei futuri bambini facciano la mia stessa fine…
    Per permettere ai bambini di esprimersi, proporrei quindi questi due approcci.
    Per fare conoscere ai genitori la documentazione di tutto ciò che avviene in classe durante l’attività artistica , piuttosto che il solito quaderno che viene portato a casa alla fine dell’anno proporrei una nuova modalità.
    La mia proposta è quella di organizzare, una o due volte all’anno, il “museo della classe”.
    Questo, può essere strutturato in una saletta di un museo cittadino o in una biblioteca ( nella biblioteca della mia città è possibile), i modo che la visione sia possibile ai genitori dei bambini della classe, ma anche ad altre persone che magari sono solo di passaggio.
    La documentazione oltre ovviamente alla raccolta degli elaborati dei bambini, prevede fotografie dello svolgimento delle attività e anche i commenti ed espressioni dei bambini ( es. “mi piace fare…”mi sento..” “sono/non sono soddisfatto”).
    Infine , permettere ai bambini di visitare luoghi nuovi, poporrei due cose:
    1) visite ai musei, ma meno rigide e guidate.
    Io porporrei di lasciare più liberi i bambini, di permettere loro di soffemarsi ad osservare un quadro o una scultura che li cattura di più, e meno ciò che li cattura di meno; ed evitare un percorso guidato e obbligato dal programma della guida.
    Fare si, che i bambini possano osservare ciò che li attira di più.
    2) In secondo luogo proporrei uscite didattiche per conoscere meglio la città in cui i bambini vivono.
    Basterebbe fare “passeggiate osservative” per dare il nome alle cose: le statue,l’edilizia,i palazzi..
    Per evitare che i bambini passeggino nella loro città e passino accanto ad opere d’erte senza neanche accorgersi della loro presenza, oltre che della loro storia.

  • ATTIVITA’ E DOCUMENTAZIONE IN CONTESTI EXTRASCOLASTICI OGGI
    Attività per scuola primaria.
    Da insegnante mi piacerebbe proporre alla mia classe un percorso che porti i bambini a conoscere meglio il territorio in cui sono nati, in particolare il paesaggio che li circonda, che non è vissuto e conosciuto oggi come ad esempio lo è stato per i bambini vissuti ai tempi della scuola di Bornaccino.
    Un esempio di attività può essere quella di portare i bambini sulle montagne del nostro Appennino emiliano (o sulle colline), e passeggiare tra gli elementi che caratterizzano il paesaggio (colline, alberi, foglie, prati, fiori, animali, cielo, …).
    Si fa poi scegliere ai bambini un elemento del paesaggio che per loro caratterizza la stagione corrente ( ad esempio se è autunno le foglie ai piedi degli alberi, il cielo grigio…) e si propone loro di disegnarlo su un foglio prendendo ispirazione dall’oggetto reale, ma con la possibilità di aggiungere particolari e di scegliere i colori che secondo loro trasmettono l’idea di autunno.
    In un momento successivo si riflette con i bambini sugli elementi del proprio disegno e sui colori usati, chiedendo loro il perché delle loro scelte.
    I prodotti dei bambini verranno poi inseriti nel sito della scuola, facendo delle fotografie ai disegni e aggiungendo delle didascalie che esplicitino cosa i bambini volessero comunicare con quel disegno, che aspetto dell’autunno ciascun bambino ha rappresentato con il proprio disegno.
    L’utilizzo del sito della scuola permette, a mio parere, di proporre un modo alternativo di documentazione, più interattivo, e che consente di esporre il processo che i bambini hanno fatto come gruppo, oltre che come singolo, di confrontare i disegni e le esperienze, e di poter comunicare con la famiglia permettendo a tutti di accedere ai lavori del bambino (ad esempio nel caso di parenti ciechi o ipovedenti il disegno-file può essere ingrandito, o la didascalia letta tramite sintesi vocale oppure se i genitori abitano a distanza e sono separati permette ad entrambi senza distinzioni di “avere” il disegno del proprio figlio).

    TEMPERE DEGLI SCOLARI
    Pazzagli Gilberta, Girasole
    Questa tempera mi ha molto colpita perché appare come un prodotto frutto di un osservazione minuziosa.
    Sono presenti insetti disegnati nei più piccoli dettagli, i colori sono stati utilizzati in diverse sfumature per avvicinarsi alla complessità dei colori nella realtà, a seconda anche della luce (come si nota dallo sfondo, che è stato realizzato con sfumature di azzurro o i diversi colori usati per il gambo, non semplicemente verde).
    Il fatto che la bambina abbia rappresentato un insetto più grande rispetto agli altri, ci più fare riflettere sul perché di questa sproporzione.
    Alcuni autori di orientamento clinico sostengono che ciò avviene perché a quella parte del disegno viene attribuita un importanza particolare, altri autori invece sostengono che sia frutto di una scorretta pianificazione del disegno, e che sia quindi riconducibile a fattori processuali.

  • TEMPERE DEGLI SCOLARI.
    La tempera che mi ha colpito di più è ” la bottega dei pittori di Bornaccino” di G.Pizzagli.
    I bambini rappresentati danno proprio l’idea di essere felici, sorridono TUTTI e mostrano orgogliosi i loro manufatti.
    Danno l’idea di sentirsi a loro agio, in un ambiente dove il clima è pacifico e leggero e loro sono liberi di imparare divertendosi.
    Secondo la classificazione di Case, il bambino autore di questo dipinto si trova nel livello BIASSIALE: notiamo infatti che il tavolo è rappresentato in prospettiva, c’è tridimensionalità.
    Gli oggetti che ci sono rappresentati sopra invece sono ad una sola dimensione,segno che il bambino non è ancora in grado di integrare completamente tutte le componenti del disegno.
    Questo livello biassiale è tipico dei bambini di 8/9 anni,

  • Documentare l’attività scolastica dei bambini, non è un lavoro semplice. Non può essere un mero riassetto dei fogli volanti a fine lezione da parte dell’insegnante.Deve essere un lavoro utile, con cui i ragazzi possano rendersi conto della loro maturazione e deve essere giocato inseme alunni e insegnante.
    La documentazione deve essere pensata sin dall’inizio dell’attività, e deve essere un continuo con il lavoro svolto. Secondo me un modo interessante per documentare l’attività in classe può avvenire attraverso la realizzazione di fotografie e di cartelloni da appendere nella classe. Si può così far diventare la classe stessa un museo da percorrere e gli alunni stessi potranno esporre la storia che viene raccontata da quelle stesse mura entro le quali passano gran parte delle loro giornate. Se l’attività da documentare è molto elaborata l’insegnante può richiedere alla scuola di poter esporre l’elaborato in un’aula apposita così creando un vero e proprio museo (in mancanza di spazi è utile anche semplicemente l’utilizzo dei corridoi) dove gli alunni a orari prestabiliti possono esporre il significato che vuole comunicare la mostra stessa. Nel corso degli anni può essere utile fare un lavoro longitudinale con i ragazzi, magari di confronto, dove quindi è necessario il recupero dei materiali che si erano utilizzati negli anni precedenti, così, attività per attività, si può creare un dossier personale per ogni singolo studente e formare un Archivio della classe, dove vengono conservati tutti i prodotti del lavoro in classe.
    La comunicazione con le famiglie di ciò che avviene in classe e di ciò che effettivamente fanno i ragazzi durante le ore a scuola è molto scarsa, spesso l’espressività artistica dei bambini rimane solo un fatto tra l’insegnante e l’alunno in questione. E’ importante invece che avvenga questa comunicazione sia tra compagni all’interno della classe, sia all’esterno, e che quindi il bambino possa essere conosciuto nella sua interezza. Un buon modo per poter far conoscere l’espressività artistica all’interno della classe è instaurare un dialogo che possa far riflettere sul significato di ciò che si sta elaborando. Per far conoscere all’esterno invece sarebbe molto efficace la presentazione di mostre prodotte dagli alunni stessi, sia alla scuola sia ai genitori; inoltre a fine anno credo che sia utile mostrare e commentare assieme ai genitori il dossier annuale dei lavori prodotti.
    Fortunatamente il nostro territorio è ricco di contesti extra scolastici dove poter condurre gli alunni a esplorare nuovi saperi. Portare i bambini ad una mostra e magari correlare il percorso a un laboratorio artistico ad hoc può essere occasione di divertimento e di crescita.

  • Documentare l’attività scolastica dei bambini, non è un lavoro semplice. Non può essere un mero riassetto dei fogli volanti a fine lezione da parte dell’insegnante.Deve essere un lavoro utile, con cui i ragazzi possano rendersi conto della loro maturazione e deve essere giocato inseme alunni e insegnante.
    La documentazione deve essere pensata sin dall’inizio dell’attività, e deve essere un continuo con il lavoro svolto. Secondo me un modo interessante per documentare l’attività in classe può avvenire attraverso la realizzazione di fotografie e di cartelloni da appendere nella classe. Si può così far diventare la classe stessa un museo da percorrere e gli alunni stessi potranno esporre la storia che viene raccontata da quelle stesse mura entro le quali passano gran parte delle loro giornate. Se l’attività da documentare è molto elaborata l’insegnante può richiedere alla scuola di poter esporre l’elaborato in un’aula apposita così creando un vero e proprio museo (in mancanza di spazi è utile anche semplicemente l’utilizzo dei corridoi) dove gli alunni a orari prestabiliti possono esporre il significato che vuole comunicare la mostra stessa. Nel corso degli anni può essere utile fare un lavoro longitudinale con i ragazzi, magari di confronto, dove quindi è necessario il recupero dei materiali che si erano utilizzati negli anni precedenti, così, attività per attività, si può creare un dossier personale per ogni singolo studente e formare un Archivio della classe, dove vengono conservati tutti i prodotti del lavoro in classe.
    La comunicazione con le famiglie di ciò che avviene in classe e di ciò che effettivamente fanno i ragazzi durante le ore a scuola è molto scarsa, spesso l’espressività artistica dei bambini rimane solo un fatto tra l’insegnante e l’alunno in questione. E’ importante invece che avvenga questa comunicazione sia tra compagni all’interno della classe, sia all’esterno, e che quindi il bambino possa essere conosciuto nella sua interezza. Un buon modo per poter far conoscere l’espressività artistica all’interno della classe è instaurare un buon dialogo che possa far riflettere sul significato di ciò che si sta elaborando. Per far conoscere all’esterno invece sarebbe molto efficace la presentazione di mostre prodotte dagli alunni stessi, sia alla scuola sia ai genitori; inoltre a fine anno credo che sia utile mostrare e commentare assieme ai genitori il dossier annuale dei lavori prodotti.
    Fortunatamente il nostro territorio è ricco di contesti extra scolastici dove poter condurre gli alunni a esplorare nuovi saperi. Portare i bambini ad una mostra e magari correlare il percorso a un laboratorio artistico ad hoc può essere occasione di divertimento e di crescita.

  • Noi giovani maestri figli di una nuova generazione, oltre all’entusiasmo, siamo portatori di un contesto comunicativo nuovo, frutto del progresso tecnologico; credo, quindi, che potremmo sfruttare i nuovi strumenti a nostra disposizione per documentare e mostrare le attività degli alunni all’esterno. Si potrebbe creare un sito internet, o sfruttare quello della scuola, oppure un semplice blog in cui inserire i prodotti artisrici degli alunni, ed i commenti che spieghino gli obiettivi delle diverse attività, che raccontino aneddoti accaduti durante la messa in pratica, dando la possibilità ai genitori di intervenire con commenti e domande. In questo modo si creerebbe uno spazio aperto di comunicazione, di interazione tra la classe e l’esterno, in primis, con i genitori. Si potrebbe inserire uno spazio apposito a cui solo i genitori hanno accesso tramie regstrazione, in cui possono visualizzare le foto dei propri figli mentre svolgono le attività, in modo da poter documentare il processo e non solo il prodotto delle attività svolte (come spesso accade, invece, a scuola). Inoltre, uno spazio così aricolato, basato sullo scambio, si potrebbe sfruttare per eventuali proposte ed idee. Ad esempio, creando un’apposita area dedicata alle interazioni tra mondo esterno ed interno alla scuola, l’insegnante potrebbe inserire obiettivi e progetti che intende seguire in classe, chiedendo all’esterno possibili interazioni. Si potrebbero sfruttare i diversi mestieri di genitori e parenti, per collegare l’esperienza pratica alle spiegazioni in classe, visitando quindi, con l’aiuto dei genitori, fabbriche, botteghe,luoghi di lavoro ecc…, così come si potrebbero sfruttare le risorse del territorio: i genitori, con i bambini, potrebbero caricare e condividere foto di luoghi storici, o parchi visitati; o contattare il comune o il quartiere in cui è situata la scuola per visitare le risorse che il territorio fornisce, e poi documentarne i risultati sul sito. Un sito così realizzato costituisce una fonte sempre aperta a nuove idee, e allo stesso tempo offre la possibilità di documentare costantemente processi e attività. Inoltre, consente, se costruito con attenzione, anche di superare limiti e barriere che spesso escludono i genitori stranieri, attraverso le immagini e, perchè no, eventuali traduzioni in inglese.

  • Pazzagli Gilberta, 1964, Mietitura
    E’ il disegno che più mi ha colpito, tra i tanti, ce n’erano molti altri, forse anche migliori, per prospettiva, colori, io ho scelto questo perchè adoro la campagna. Mi ha colpito come questa bimba si sia soffermata sui dettagli, addirittura ha disegnato, in modo forse un pò esagerato, il prolungamento delle spighe di grano e gli arnesi giusti. E’ evidente che quello che lei ha disegnato è per lei un contesto quotidiano. Anche nella tovaglia per il pic nic ogni elemento necessario è disegnato. Inoltre mi piace il cielo, pieno di uccelli, credo siano colombe. Tra i tanti disegni ho scelto questo perchè la bambina mentre disegnava aveva ben in mente tutti gli elementi, era attenta !

  • All’attività espressiva dei bambini è dedicata poca e/o superficiale attenzione all’interno della scuola, inoltre ciò che viene proposto dagli insegnanti risulta essere spesso limitato e limitante. Infatti il linguaggio figurativo rappresenta un canale di comunicazione importante nello sviluppo del bambino, ma la possibilità di esprimersi e, quindi, comunicare attraverso esso può trovarsi in contrasto con le rigide consegne scolastiche, il più delle volte finalizzate soltanto alla produzione di documentazione relativa al percorso didattico vissuto dall’alunno. A seguito di queste considerazioni, proporrei un percorso interdisciplinare da realizzare nella scuola primaria, in collaborazione con un ente culturale e/o un museo presente sul territorio. Il progetto stimola la scoperta della storia locale e l’espressione di quella personale dei bambini, attraverso la ricerca teorica, empirica ed artistica; la modalità didattica ideale è quella laboratoriale. Per prima cosa l’insegnante deve informarsi sulle mostre presenti nella sua città (Musei, castelli, altre sale in edifici storici, etc…): sono frequenti le esposizioni riguardanti lo stile di vita di una famiglia o di una comunità vissuta in quei luoghi nel passato, perciò il percorso affronterà la tematica della vita quotidiana delle persone in tempi storici differenti. Gli alunni, attraverso ricerche, visite ai siti storici cittadini, analisi di opere d’arte inerenti al tema (possibilmente presenti nell’esposizione museale di riferimento) con la guida dell’insegnante, imparano a conoscere un determinato periodo storico ed in particolare le abitudini quotidiane delle persone che vivevano in quel tempo. Dopo una visita alla mostra di riferimento, si chiede ai bambini di realizzare opere d’arte che rappresentino le loro abitudini quotidiane attraverso modalità e strumenti differenti, così da non limitare la loro espressività artistica; questa produzione artistica può diventare una vera e propria comunicazione tramite il linguaggio figurativo nel momento in cui l’insegnante, sull’esempio di Federico Moroni, riesce a portare gli alunni a rappresentare anche le emozioni che provano nella vita di tutti i giorni, senza fermarsi alla produzione (o ri-produzione) di un elaborato standardizzato. Il percorso può poi concludersi con l’esposizione nel museo cittadino delle opere d’arte degli alunni, documentando in questo modo l’attività didattica realizzata a scuola; inoltre i bambini stessi potrebbero guidare i propri genitori e/o gli insegnanti durante una visita al museo, mettendo in luce i significati che hanno voluto attribuire alle loro opere d’arte e facendo così conoscere la propria espressività artistica.

  • ATTIVITA’ PRENDENDO SPUNTO DAL NON METODO DI MORONI
    Per seguire le preziose orme di questo maestro di fama internazionale occorre apprendere la sua sensibilità estetica e rinnovare ciò che lui ha compiuto ai suoi tempi. Io provengo dalla Repubblica di San Marino, uno stato indipendente vicino a Rimini. Credo che per poter attuare un progetto di conoscenza sensibile sia utile portare la mia classe (pensando alla scuola primaria) nel nostro territorio. Si tratta di un paese che vive intorno al monte Titano quindi vi sono boschetti e campi che possiamo esplorare.
    Innanzi tutto chiederei ai miei alunni quali tipi di animali del bosco hanno visto o addirittura toccato, possono essere sia animali come la volpe, sia piccoli insetti, tutti devono partecipare e dire la loro.
    Mostrerò poi ai bambini su power point, possibili animali che potremo incontrare se ci inoltriamo nel bosco..quindi farfalle, cinghiali, talpe, lucertole, fagiani ecc. Ognuno sarà libero di scegliere l’animale che più gli piace ma lo riprodurrà utilizzando i materiali preferiti, dalle matite alle tempere, dal das alla plastilina. Questo per dare loro un più ampio spettro di scelta, quello che si sentono più vicino al loro modo di rappresentare l’animale preferito. Metterò per questa attività un sottofondo musicale che riproduca i suoni e rumori dell’ambiente naturale; quindi fruscii, acqua che scorre e cinguettii.
    Credo che musica e arte abbiamo uno stretto rapporto e l’una enfatizza l’altra, inoltre i bambini si troveranno completamente immersi nel loro loro. Dopo di che per rendere la loro opera visibile credo sia una buona idea fare un grande cartellone delle loro creazioni e li metteremo sul sito internet della scuola, in modo che anche i genitori potranno visualizzare ciò che i bambini fanno a scuola.
    Prima del momento della gita vera e propria per verificare e scovare gli animali da loro disegnati, chiederò loro di cercare a casa sul computer alcune informazioni sull’animale scelto: in questo modo avranno un “compito” pomeridiano che non risulterà oneroso poichè sarà la continuazione di una loro ricerca motivata dalla curiosità! Se questo risulterà difficoltoso lo si potrà comunque fare in classe sempre al computer o sui libri. Il progetto culminerà nell’uscita vera e propria, magari con una guida forestale e tutto il loro lavoro avrà finalmente un “senso”, vedranno gli animali da loro rappresentati e solo fino a quel momento immaginati, potranno respirare il mondo, quello vero e imparare all’aria aperta. Diciamo che questo può essere un pò un non metodo Moroni al contrario, ma ciò è dovuto al fatto che non sempre è possibile essere liberi di portare i bambini alla scoperta del mondo.. Ci sono troppi vincoli burocratici nelle scuole. Comunque credo che possa essere in ogni caso una valida metodologia conoscitiva, che parte da ciò che noi conosciamo solo intellettualmente a ciò che noi successivamente conosceremo anche sensibilmente. Questo penso rimarrà impresso nella memoria di tutti i bambini.

    NICOLINI PASQUALE, “A CAVALLO” 1964
    Ho scelto questo disegno perché mi piacciono i colori, allegri e vivaci. Rappresenta credo un esempio di ricordo piacevole del bambino sotto forma di disegno, il fanciullo ha scelto di rappresentarsi in modo più realistico possibile anche se abbiamo comunque alcuni tratti che riconducono al fatto che siamo davanti ad una prospettiva ancora immatura. Questa corrisponde al “livello assiale” definito da Case: ovvero gli oggetti non sono più fluttuanti nel foglio ma ora sono inseriti in una composizione bidimensionale poiché vi è una linea di riferimento (in questo caso della terra con il cielo azzurro) che rappresenta una superficie sulla quale si possono distribuire gli oggetti. Mentre per quanto riguarda il bambino e il cavallo, essi non hanno profondità, sono piatti ma comunque siamo nella fase del realismo visivo di Loquetè perché il bambino sceglie e riesce a rappresentare gli oggetti nel modo più realistico possibile.

  • …inoltre i bambini stessi potrebbero guidare i propri genitori e/o gli insegnanti durante una visita al museo, mettendo in luce i significati che hanno voluto attribuire alle loro opere d’arte e facendo così conoscere la propria espressività artistica ed il processo che li ha condotti fin lì, allontanandosi dall’idea che la cosa più importante nella scuola sia solo il prodotto finale.

  • Nell’insegnamento di Moroni concetto fondamentale è l’educazione alla creatività.
    Essa è data dalla definizione di educazione artistica intesa come libera espressione della soggettività di ogni bambino.
    Secondo questo maestro una persona creativa è in grado di adattarsi ai cambiamenti in modo plastico, di instaurare nuove relazioni date le situazioni nuove e trovare nuove strategie e soluzioni adottando una maggiore flessibilità.
    ANTONIOLI FLORA RACCOLTA DELLE CILIEGIE
    In questo disegno possiamo vedere la fase del realismo intellettuale descritta da Luquetè.
    Il bambino arricchisce il disegno di dettagli.
    A proposito di ciò questa citazione di Ricci, riguardante questa fase dello sviluppo del segno mi ha colpito molto: “I bambini descrivono l’uomo e le cose invece di renderle artisticamente; cercano di riprodurle nella loro complessità assoluta e non nella loro risultanza ottica. Fanno insomma coi segni la descrizione che, nè più nè meno, farebbero con la parola”.
    In questo disegno viene rappresentata una scena di vita quotidiana del mondo campagnolo, con cui gli alunni di Moroni venivano in contatto fin da piccoli.
    A proposito di ciò secondo me i bambini ai giorni nostri vengono poco in contatto con la natura.
    Ecco che quindi una buona gita scolastica potrebbe essere in spazi aperti e in contatto con la natura e gli animali.
    La documentazione potrebbe essere data da fotografie e in classe/ sezione si potrebbe riflettere con i bambini su ciò che si è visto, sulle emozioni che si sono provate.
    Ecco che poi si potrebbero utilizzare oggetti naturali per dare vita ad un vero proprio laboratorio.
    La proposta di una gita all’aperto è per distogliersi dall’ambiente caotico che è’ la città e poi per aiutare i bambini a prendere consapevolezza di ciò che hanno attorno, in un ambiente più tranquillo e diverso dal solito.
    Io stessa spesso mi accorgo di non essere attenta a ciò che ho attorno a me e ciò è dato dal tipo di vita frenetica che caratterizza la nostra epoca e che siamo in qualche modo costretti a vivere

  • Quello che bisognerebbe applicare alla documentazione scolastica è un concetto molto semplice: è più importante la qualità che la quantità. Le insegnanti dovrebbero pensare ad attività e tecniche di espressione diverse, in modo da poter far sperimentare il più possibile i bambini e incuriosirli, motivarli.
    Per fare ciò si potrebbero proporre delle brevi gite scolastiche. Pensando alla scuola dove svolgo il tirocinio, che si trova in un paese, mi viene da pensare che delle visite in alcuni luoghi significativi sarebbero utili spunti per tante attività, e allo stesso tempo si possono sollecitare i bambini all’osservazione e alla raccolta di materiali. Alcuni luoghi che mi vengono in mente sono la pineta, il centro del paese e i suoi negozi, le fattorie. Dopo aver visto queste realtà e aver raccolto materiali i bambini possono creare non solo disegni, ma anche piccoli oggetti e guidati dall’insegnante scoprire nuove tecniche di espressione.

    FIORI DOMENICO, “CLARINO”
    Ciò che più mi ha colpito dei disegni degli scolari di Bornaccino è l’uso del colore. Ogni parte del disegno è colorata in modo molto preciso, senza lasciare “buchi” bianchi e senza uscire dai bordi, e questo è una conferma del grande lavoro che ha fatto Moroni nella scuola. Ha fatto appassionare i bambini, non si è limitato ad insegnare loro le solite nozioni.
    Ho scelto “Clarino” perché è un disegno che mi ha molto colpito sia per i colori usati (che hanno lasciato spazio alla fantasia del bambino), sia per la precisione e l’attenzione ai dettagli (riscontrabile anche negli altri disegni). L’insieme delle due cose rende l’immagine estremamente realistico, ma allo stesso tempo non perde l’allegria e la vivacità che può trasmettere il disegno di un bambino.

  • Fra i disegni degli alunni del maestro Moroni, ho scelto quello di Luciano Rughi “Casa nel campo” in quanto è molto frequente ritrovare la rappresentazione della casa nei disegni dei bambini. Da quello che posso notare dal disegno, penso che il bambino si trovasse nella fase che Louquet definisce “realismo intellettuale”, ossia il bambino riesce a rappresentare gli oggetti somiglianti alla realtà, ma ancora dal suo particolare punto di vista (modello interno). Questo tipo di rappresentazione, secondo Lowenfeld avviene nello stadio “schematico”, durante il quale il bambino tenta di stabilire ordine nei rapporti spaziali tra gli oggetti anche se non è ancora giunto a conquistare la prospettiva e le proporzioni. Infatti, la casa risulta ricca di dettagli, ma schiacciata sul piano e i tentativi di mostrare la tridimensionalità degli oggetti risulta ancora inefficace (es. le persiane delle finestre). Per Case, Luciano si troverebbe nel livello “uniassiale”, in quanto la casa è inserita in una composizione bidimensionale; infatti, la linea di riferimento non è ancora caratterizzata dalla profondità. Il disegno di Luciano è comunque molto piacevole alla vista, ricco di colori e di dettagli che lasciano trasparire una intensa capacità di osservazione della realtà circostante.

  • L’idea che mi è nata nella mente, mentre pensavo a un nuovo modo di far conoscere quello che pensano i bambini,è quello di attuare in ogni paese, città un quartiere dipinto da loro… in modo che le loro idee siano chiare alla gente, che ogni giorno passando di l’ abbia modo di ricordare, di rievocare nella mente i pensieri dei bambini di oggi, di ieri e di domani.
    Per le gite scolastiche condivido il metodo di Moroni: il far pubblicità a determinate fabbriche/o altro, con i disegni dei bambini, ed in cambio poter visitare gli stabilimenti o i luoghi in cui sono ubicati questi. Secondo me questa è un’idea che si è persa un po’ nel tempo, o meglio: non si è mai messa in atto. Chissà come diventerebbero acculturati ancor di più, e stimolanti per i nostri allievi queste visite. In più il costo delle uscite sarebbero minime. Come altra opportunità promuovo, gite sul territorio, a piedi o in bici… in modo da poter osservare l’ambiente che ci circonda, e saperlo apprezzare, per una migliore salvaguardia di esso.
    Per la documentazione proporrei: audio musicali, filmati, recite ed eventi per sollecitare un rapporto sempre migliore tra bambini e abitanti del paese/città.

  • ANALISI OPERA
    La bottega dei pittori di Bornaccino
    Pazzagli G. 1964
    Del quadro ho apprezzato la particolarità del tratto e il titolo: La bottega dei pittori di Bornaccino .
    Il titolo scelto mi riporta al XV sec quando i giovani che non avevano possibilità economiche, secondo una consuetudine medievale, potevano essere accettati in una bottega , ossia un laboratorio dove il maestro insegnava un mestiere . La bottega era una scuola e un’impresa allo stesso tempo, l’allievo apprendeva l’arte come mestiere e riceveva anche una buona formazione culturale. Sottolineare che i giovanissimi allievi del Moroni percepivano la loro attività artistica sotto quest’ ottica potrebbe aiutare a superare l’idea secondo la quale il disegno è realizzabile solo da chi possiede una particolare inclinazione verso le arti, di conseguenza incentivare nei bambini la consapevolezza che il proprio lato artistico potrebbe essere sviluppato grazie ad uno studio mirato.
    Per quanto concerne l’analisi del quadro appare subito evidente l’uso dei colori e la cura dei particolari , persino i quadri che i bambini hanno tra le mani sono ricchi di dettagli accurati ,quasi un quadro nel quadro che può ricordare il famoso dipinto di Edouard Manet : Monet che dipinge sulla sua barca. L’opera si può collocare a metà strada tra il realismo intellettuale e il realismo visivo ,postulati da Luquet ,il quadro infatti è una riproduzione piuttosto fedele della realtà , gli oggetti e le persone sono realizzate in maniera particolareggiata e realistica ma si può notare che : alcuni dettagli della figura umana , la prospettiva usata per la realizzazione del tavolo e la posizione degli oggetti poggiati su di esso denunciano una ricostruzione mentale dell’ oggetto non ancora perfettamente aderente alla realtà . Analizzando i rapporti spaziali tra gli oggetti , secondo la teoria di Case, l’autore del quadro si trova in un livello biassiale integrato non ancora perfetto , si serve della prospettiva ma in maniera non precisa pur rendendo realistici i rapporti spaziali.
    PROPOSTA DI ATTIVITA’ SCUOLA PRIMARIA
    L’ attività proposta parte dall’ esplorazione di un ambiente conoscitivo nuovo per i bambini , si chiederà alla classe di visitare un parco naturale dove si osserverà con attenzione tutto quello che la natura ha da offrire: alberi, foglie, insetti e animali. Partendo dall’ osservazione si cercherà di cogliere tutti i particolari che l’oggetto preso in esame possiede, in seguito l’analisi verrà ampliata tramite il tatto e l’olfatto, in un secondo momento verrà scattata una foto . Una volta tornati a scuola i bambini osserveranno la foto e proveranno a rappresentare con dovizia di particolari l’ oggetto fotografato . La realizzazione del disegno avverrà nell’ aula di ed. artistica dove i bambini potranno usufruire del banco e dei loro materiali comodamente. Tutta l’attività verrà documentata tramite foto che potranno essere caricate sul sito della scuola come documentazione del lavoro svolto , in seguito verrà allestita, nel parco, una piccola mostra dei lavori .

  • LA BOTTEGA DEI PITTORI DI BORNACCINO.

    Il quadro è stato realizzato da un bambino di nome Pazzagli nel 1964, studente di Federico Moroni presso la scuola di Bornaccino.
    Per analizzare la fase del disegno figurativo ho deciso di utilizzare tre diverse teorie: quella di Luquetè, quella di Lowenfeld e quella di Case.
    Secondo la teoria di Luquetè il bambino si trova nella fase del realismo intellettuale; il bambino volendo raffigurare tutti gli elementi caratteristici degli oggetti, anche se non visibili, ne disegna di surreali con prospettive a volte anche impossibili.
    Infatti gli oggetti verticali, vengono schiacciati sul foglio per rendere visibili le parti che altrimenti resterebbero nascoste.
    Secondo Lowenfeld invece, il bambino si troverebbe in uno stadio schematico.
    A tal proposito nel disegno è presente una netta linea di demarcazione che individua i rapporti spaziali, in questo caso ua linea che separa il pavimento della stanza da una sua parete.
    Inoltre le proporzione non sono ancora state acquisite completamente e non è stata rispettata la prospettiva come lo si evince dalla raffigurazione del tavolo.
    Infine secondo Case, posso dedurre che il bambino si trovi in una fase di transizione tra il livello uniassiale e quello biassiale.
    Gli oggetti sono inseriti in una composizione bidimensionale ma si inizia ad intravedere un certo senso di profondità, data dal posizionamento dei soggetti raffigurati su piani diversi e dal loro reciproco rapporto dimensionale.

    OBBIETTIVI:

    -Documentare l’attività scolastica e far conoscere l’espressività artistica del bambino: Attraverso la riproduzione in formato digitale dei loro disegni e il loro invio tramite mail alle rispettive famiglie e creare un sito dove chiunque le possa visionare e commentarle, in modo da favorirne la diffusione in modo più rapido e consono ai tempi moderni.
    -Come faccio a far conoscere al bambino contesti esterni: Anche se propriamente non è un contesto esterno fisico ma virtuale, penso sia importante insegnare ai bambini a esplorare questo sito per rivedere i propri quadri anche a distanza di anni e per poter visionare le opere degli altri potendone trarre così beneficio.

  • All’università, spesso spiegando le varie fasi che caratterizzano un progetto didattico, si parla della documentazione come la parte conclusiva di questi. Si sottolinea poi, la sua importanza, come momento di raccolta di ciò che è stato prodotto nelle attività precedenti. Grazie ai tirocini di questi tre anni ho avuto l’opportunità di constatare personalmente l’importanza di documentare il lavoro fatto. Personalmente ritengo che la documentazione debba essere, più che un momento conclusivo, uno stile di lavoro: è una attività che bisogna svolgere quotidianamente a scuola, anche se non si stanno svolgendo attività particolari. Ogni produzione artistica dei bambini, soprattutto alla scuola dell’Infanzia, è importante che sia raccolta e quantomeno osservata dalle insegnanti: non tanto perché il disegno libero è “rivelatore” del bambino stesso, ma perché è importante dare importanza all’operato dei bambini. Solo in questo modo si può dare al bambino quella spinta in più che fa la differenza: mi riferisco al riconoscere alla persona che abbiamo di fronte che esiste, che noi la vediamo e che ciò che fa è importante per noi. Per il bambino queste semplici frasi, dette in modo implicito, possono rappresentare un incremento della propria stima e autoconsapevolezza, che a loro volta possono portare il bambino ad amare quello che si fa a scuola e a farlo con ancora più passione e travolgimento.
    La documentazione, quindi deve essere attuata in tutte le fasi di un progetto, anche a partire dalla preparazione e progettazione. A mio parere le insegnanti dovrebbero entrare nell’idea che ciò che viene raccolto e documentato debba servire maggiormente, più che ai genitori, ai bambini stessi: anche se sono stati proprio quest’ultimi a realizzare ciò che viene fotografato o disegnato o costruito, riguardarlo insieme dopo qualche tempo, dare a loro la possibilità di raccontare le circostanze in cui un determinato lavoro è stato realizzato ecc.. dà al bambino, come detto prima, la possibilità di essere realmente visto e pensato. Un bambino non visto e non pensato, non esiste.
    Per questo motivo ho scelto la tempera degli studenti intitolata “La bottega delle tempere dei pittori”, realizzata nel 1964: in questo disegno si possono osservare 4 bambini con in mano i propri disegni realizzati e un quinto con in mano il pennello sporco di colore, davanti ad un tavolo pieno di tempere. Vedo in queste figure l’entusiasmo dei bambini che finito un disegno corrono a mostrarlo alla maestra o alla mamma, fieri, entusiasti e molto insistenti nel voler farlo vedere a tutti.
    Un’idea di documentazione diversa da quelle che di solito si usano, potrebbe essere la realizzazione di diversi “murales” creati attaccando i vari lavoretti dei bambini, scelti da loro, in modo da mettere in mostra i loro preferiti e invitare i genitori per un’occasione di festa insieme in cui i murales possano essere visti e ammirati, e se ne possa parlare anche insieme.

  • Tra le tempere degli scolari ho scelto “insetti sul grano, 1964,senza nome”.
    Mi ha colpito l’armonia tra gli elementi,una certa simmetria generate dalla ripetizione precisa, calcolata, degli elementi: 3 insetti, 3 spighe di grano, 3 fiori colorati, che sono in evidenza rispetto ad uno sfondo che, per i colori e l’intensità, svolge pienamente la sua funzione di supporto senza interferire nella parte principale del disegno.
    Mi sembra un disegno che rispecchia quello che Luquetè definisce “realimo intellettuale”, perchè il bambino aveva l’intento di rappresentare gli insetti sul grano e lo ha fatto arricchedoli di dattagli, ma li ha disegnati dal suo punto di vista. Infatti, se avesse seguito la prostettiva del disegno, e avesse quindi raggiunto il realismo visivo, gli insetti sarebbero stati presentati da una prospettiva laterale e non dall’alto. Inoltre, forse è possibile ipotizzare, come sostiene Lowenfeld, che il bambino abbia posto in primo piano il grano, e gli insetti in una proporzione maggiore rispetto ai fiori colorati, perchè quella è la parte del disegno a cui voleva dare maggiore importanza

  • Per documentare l’attività scolastica e far conoscere i disegni del bambino all’esterno della scuola possiamo fare numerose attività in collaborazione con le famiglie, con le altre scuole e con l’ambiente del centro (municipio, biblioteca, zona associazione …). Nella mia scuola in Spagna, abbiamo condotto mostre di pittura e scultura in una sala della biblioteca locale. Il processo è il seguente:

    1. Scegliete tra gli studenti a sviluppare il tema.
    2. Produrre la nostra opera individualmente e collettivamente.
    3. Organizzare l’esposizione nella sala della biblioteca locale.
    4. Festeggia l’intero progetto con una festa che le famiglie sono stati invitati.

    Penso che sia una buona idea per incoraggiare le produzioni artistiche dei bambini.

    Ho scelto il dipinto GIRASOLE 1964 di Gilberte Pazzagli per l’analisi di fase di disegno figurativo, perché credo sia un disegno fortemente in entrambe le direzioni, come nel colore e la dimensione dei dettagli.
    Secondo Luquetè lo stadio dove si trova questa bambina sarebbe il realismo intellettuale, tuffò il bambino rappresenta le cose dal suo particolare punto di vista. Quello che vediamo nelle dimensioni delle mosche in proporzione al girasole, che deve dire che è ciò che ha richiamato l’attenzione del girasole e voleva disegnare bene.

  • I disegni dei bambini devono essere presi in considerazione dagli adulti e soprattutto dagli insegnanti i quali devono motivare e incoraggiare gli alunni a esprimere la propria creatività organizzando attività e progetti didattici stimolanti e coinvolgenti. Fondamentale risulta quindi documentare l’attività didattica svolta. Una modalità sicuramente molto utile e “accessibile” a tutti stando comodamente a casa è tramite l’utilizzo dei nuovi media. I disegni dei bambini possono essere pubblicati sul sito della scuola o in un sito creato appositamente dando agli “spettatori” la possibilità di lasciare commenti e considerazioni realizzando così pienamente la dimensione dell’interattività. Un’altra modalità utile può essere allestire una mostra all’interno della scuola durante la festa di Natale e di fine anno anche se sarebbe ancora meglio poterla allestire all’esterno della scuola o nelle biblioteche in modo da coinvolgere maggiormente i cittadini.
    Un’ importante opportunità formativa offerta dalla scuola sono le gite scolastiche o viaggi di istruzione che permettono ai bambini di conoscere luoghi e città nuove. Io ad esempio l’unica volta che ho visto Firenze è stata con la mia classe elementare. Ritengo quindi che un’insegnante debba proporre gite e iniziative per far familiarizzare la classe col territorio.
    Inoltre utilizzando internet e i nuovi media si potrebbero creare delle collaborazioni con classi di diverse città dando luogo a un vero e proprio scambio di informazioni, di fotografie, di ricette tipiche del proprio territorio.

  • Rughi Luciano, 1964, Galletti spatola nei campi
    L’opera rappresenta una scena di vita quotidiana di campagna nota agli alunni della Scuola di Bornaccino. Nel disegno ci sono tre galletti in un prato. Analizzando le posizioni dei soggetti e le loro grandezze, posso dire che, l’artista, al momento della rappresentazione, si trovava in quello che Luquet ha definito “realismo intellettuale” , cioè quello stadio in cui il bambino supera alcuni degli ostacoli tecnici legati alla rappresentazione di oggetti somiglianti quanto più possibile alla realtà, ma tuttavia permangono ancora delle irregolarità (nelle proporzioni e nella prospettiva) e dei particolari non reali. Nel disegno in questione infatti il galletto in secondo piano risulta più grande rispetto ai due in primo piano e gli insetti del prato sono sproporzionati rispetto alle dimensioni dei tre galletti. Se dovessimo analizzare l’opera tenendo in considerazione i rapporti spaziali tra gli oggetti inseriti nella rappresentazione secondo l’ottica di Case, potremmo dire che il bambino al momento della rappresentazione attraversava il livello biassiale integrato: si può affermare ciò dal momento che vediamo che i soggetti sono collocati su un piano (il prato), non sono fluttuanti sul foglio e inoltre coesistono con una certa armonia all’interno dello spazio del foglio. Tuttavia sono presenti ancora imperfezioni e anomalie (insetti molto grandi rispetto alle proporzioni dei galletti). E’ presente un primo e un secondo piano della scena. Alcune caratteristiche (l’erba davanti al galletto, le macchie sulle piume, gli insetti) lasciano intuire come ci sia una forte intenzionalità e tendenza al realismo da parte del piccolo artista al contrario del sole che viene raffigurato in maniera surreale.

  • PAZZAGLI GILBERTA, “MIETITURA”, 1964
    Diversi disegni mi hanno colpita, ma ho scelto di commentare questo quando mi sono resa conto di essermi ritrovata a riflettere involontariamente sulle motivazioni che hanno spinto questa bambina a rappresentare così questa scena di vita quotidiana nei campi. Vi è sicuramente una tendenza narrativa in questa rappresentazione ricca di dettagli molto precisi, ma credo ci sia anche il desiderio di esprimere uno stato d’animo positivo che l’autrice prova mentre l’azione rappresentata si svolge. Ha infatti scelto di utilizzare colori allegri, che riempiono non solo lo sfondo, composto dal campo e dal cielo, ma danno vivacità anche agli altri soggetti del disegno. Questi soggetti, le figure umane, gli animali e la vegetazione, inoltre, sono tra i maggiormente prediletti dai bambini, poiché fanno parte della loro esperienza e ne costituiscono un elemento significativo, che qui è connotato da tratti positivi. L’uomo e la donna (i genitori forse?) sono sorridenti, in netto contrasto coi soggetti di un altro disegno realizzato dalla piccola autrice nello stesso anno, “La raccolta delle ciliegie”, in cui la bambina ha disegnato gli uomini e le donne senza i tratti somatici del viso; le dimensioni del galletto spatola, grosso quasi quanto gli esseri umani, e l’elevato numero di rondini nel cielo indicano l’importanza della loro presenza per la bambina durante la mietitura; infine, l’autrice dà grande spazio alla tavola apparecchiata per il pranzo, evidenziando le stoviglie attraverso forme e colori diversi, che risaltano sullo sfondo marrone: il tempo dedicato al pasto risulta dunque essere particolarmente significativo per la bambina, probabilmente perché rappresenta un momento di riposo, convivialità e serenità, una pausa felice durante le fatiche di intere giornate di lavoro.

  • PROPOSTE DI ATTIVITA’
    Per trasmettere a scuola la consapevolezza di un’educazione artistica e tutto tondo, sia ai bambini sia ai genitori, è necessario non limitarsi alla lezione frontale e alla pratica in classe ma è importante incentivare l’espressività artistica del bambino in tutte le sue sfaccettature, far conoscere le realtà artistiche all’esterno dell’attività scolastica e creare una relazione fra scuola e contesti esterni in modo da averne un reciproco vantaggio (far conoscere ai bambini cosa accade al di fuori dell’aula di arte, trasmettere anche oltre l’ambiente della scuola l’artisticità e le capacità dei bambini,…).
    Avevo pensato quindi che per far conoscere al bambino contesti esterni alla scuola si potrebbero fare visite ad alcuni musei. La visita fine a sé stessa sarebbe però poco coinvolgente e poco rilevante per il bambino che a mio parere avrebbe bisogno di un progetto più allargato e che tocchi vari ambiti: un esempio di proposta potrebbe essere ad esempio una mattinata al museo della ceramica (in modo che il bambino sia introdotto anche a questo nuovo tipo di arte) seguita però poi da una visita al laboratorio ceramico per risalire a come sono state create le opere appena viste e poi terminare con un incontro con un artista e un’attività pratica in cui i bambini si mettono in gioco in prima persona, mostrando così la loro espressività attraverso le nuove tecniche proposte e allestendo una parte del museo prima visitato con le loro “piccole opere d’arte” (per far sì che i bambini, ma anche degli esterni, possano ripercorrere il percorso fatto).
    Un’altra proposta (sempre per non trasmettere l’idea dell’arte come fine a se stessa) potrebbe invece partire da un’attività di sensibilizzazione su un tema come l’alimentazione o il risparmio energetico o il rispetto dell’ambiente. Si potrebbe quindi proporre, dopo qualche ora introduttiva sulla tematica da trattare, un concorso per singolo (per stimolare l’autonomia) o per gruppi (per stimolare il “cooperative learning”, una possibilità che spesso ci si dimentica che il fare arte possa offrire) in cui l’obiettivo sarà creare un’opera relativa al tema e quella che sarà scelta come la migliore potrà essere utilizzato per la copertina dell’opuscolo informativo oppure si può decidere di utilizzare più lavori come immagini di un calendario dell’ente che affronta la tematica trattata. In questo modo non solo i bambini sono stimolati a lasciarsi coinvolgere e a far emergere il loro spirito artistico e la loro creatività ma possono anche rendersi conto dell’importanza dell’arte come mezzo di comunicazione, di trasmissione di valori ed ideali e, inoltre, si mette così in rilievo l’importanza di un lavoro interdisciplinare in cui vengono coinvolti, insieme alla scuola, anche enti esterni.

    CASA NEI CAMPI, Rughi Luciano, 1964
    Questo disegno ha attirato subito la mia attenzione perché mi ha ricordato, anche se in toni più vivaci e colorati, le case e i palazzi dipinte da Egon Schiele, un pittore e incisore austriaco di fine 1800 che mi ha sempre affascinato molto. Come lui, il bambino autore di questa rappresentazione mi trasmette l’idea nascondere un significato implicito dietro ad una composizione così apparentemente semplice: le linee nere e spesse di contorno danno grande rilevo all’immagine e non mascherano le tinte intense e allegre che riescono a trasmettere tutta la vivacità e i colori della campagna (come suggerisce il titolo dell’opera).
    Il gatto e il galletto in primo piano sono i protagonisti del disegno che, insieme alla frutta e agli ortaggi sul tetto, danno un senso di veridicità al disegno: la scelta di rappresentare questa casa non è casuale ma sembra voler immortalare un momento, un ricordo vivo e reale, come si può notare dagli scuri aperti di una delle due finestre e dalla luce che si intravede dall’anta aperta della porta. La rigidità delle linee e della struttura non rende statica ed impersonale la figura ma fa, a mio parare, da perfetta cornice ad un’immagine dai colori e dalle forme incisive che la rendono dinamica e capace di suscitare emozioni e risvegliare ricordi a chi la osserva.
    Tutto questo mi fa pensare al fatto che bambino-autore da un punto di vista grafico sicuramente possiede già il concetto di tridimensionalità e prospettiva ma fa ancora fatica a metterle in pratica mentre invece si avvicina di più alla realtà se si osservano i soggetti scelti e le dimensioni (abbastanza in proporzione) della figure rappresentate. Credo quindi che secondo la teoria di Luquet si possa affermare che si tratti di un disegno cha appartiene alla fase del “realismo visivo”.

  • La produzione artistica di ogni bambino è una richezza. A questo proposito sorge spontanea la domanda: come fare per documentare i disegni dei bambini? Una mostra dei loro elaborati credo rappresenti un modo differente per valorizzarli. La mostra delle proprie opere fa sentire i bambini lusingati del proprio prodotto, perchè addirittura degno di esposizione .Il bambino inoltre attraverso l’esposizione dei propri disegni comunica ciò che prova,i propri vissuti,ricordi positivi e negativi al mondo esterno. Altro punto fondamentale è dove allestire la mostra, luoghi come un palazzo storico, una piazza, una via, un parco, se scelti dai bambini, aggiungono alla sola esposizione dell’ opera anche tutto un lavoro sottostante di scoperta,che porta ogni bambino a trovare il posto giusto per sistemare la propria produzione.
    Come conclusione della mostra si potrebbe realizzare sul sito della scuola una raccolta di questi disegni muniti di didascalie esplicative, questo perchè chiunque possa, anche se non riesce fisicamente a recarsi nel posto della mostra, vedere l’esposizione.

  • TEMPERE DEGLI SCOLARI
    NEVE di Pasquale Nicolini 1964

    Questo disegno mi ha colpito molto perchè nonostante sia stato realizzato negli anni ’60 del secolo scorso mostra una situazione che è ben visibile anche ai nostri giorni, ovvero un gruppo di persone che munite di ombrello camminano mentre la neve cade incessantemente.
    Il maestro Moroni sottolinea l’importanza di osservare e di descrivere ciò che ci sta intorno; infatti lasciava i suoi alunni liberi di osservare puntando sulla loro soggettività. Evidentemente questo bambino era attratto dalla neve e perciò decide di disegnarla.
    Osservando più nello specifico, a mio parere il personaggio col maglione rosso al centro potrebbe essere il maestro affiancato sia a destra che a sinistra da due coppie di alunni, un maschio e una femmina per coppia. Presumo che uno dei due bambini sia Pasquale l’autore del disegno, che quindi si è autoritratto. I visi dei quattro bambini sembrano sereni mentre quello del maestro sembra un po’ corrucciato.
    Osservando il cielo disegnato e colorato solo nella parte alta del foglio mi viene da pensare che il bambino si trovi in una fase che viene definita da Luquet “realismo intellettuale”; l’alunno cioè conosce la realtà e le regole ma non disegna l’oggetto come realmente si vede ma segue una sua logica di pensiero.
    Secondo la teoria di Case a mio parere il bambino ha raggiunto il livello biassiale integrato in quanto si serve della prospettiva nel disegnare i personaggi, ponendo il maestro in primo piano e le due coppie di alunni appena più indietro di lui. La scena dunque risulta armonica.

  • Pazzagli Gilberta, 1964, intitolato Mietitura, è il disegno che mi ha colpito maggiormente. La bambina che lo ha realizzato è sicuramente inserita in un contesto quotidiano di campagna, infatti la precisione con cui riporta sul foglio gli attrezzi utilizzati per la mietitura del grano, le spighe di grano stesse fanno chiaramente trasparire un’ attenta conoscenza dei particolari rurali. Mi ha colpito come questa bimba si sia soffermata appunto sul dettaglio. Altra caratteristica che mi ha portato a scegliere questo disegno sugli altri, è la positività che trasmette questa campagna, la presenza di un tavolo da pic nic tutto bello addobbato e il cielo pieno di uccelli, forse colombe, mi infonde un senso di serenità, pace e allegria.

  • Per far conoscere ai bambini contesti e ambienti nuovi esterni alla struttura scolastica, come prima attività didattica, proporrei un uscita in campagna dove i bambini con solo gli oggetti offerti dalla natura devono riuscire a costruire dei giocattoli, un po’ come facevano i bambini delle epoche passate. In questo modo si renderebbe l’attività interdisciplinare, si potrebbe collegarla ad altre materie come la storia, oppure all’educazione ambientale imparando a utilizzare materiali naturali e non comprando oggetti già fatti. Conclusa l’attività manuale proporrei ad ogni bambino di descrivere il proprio giocattolo alla classe e successivamente di regalarlo a chiunque essi desiderano. Per far conoscere, in questo modo, l’espressività artistica di ciascun alunno sia a se stesso, in quanto deve ripensare a tutti i procedimenti e le idee pensate precedentemente, sia agli altri mostrandoglielo e descrivendolo.
    La seconda attività che proporrei sarebbe quella di un’ uscita all’isola ecologica per comprendere da vicino l’importanza del riciclo. Successivamente farei creare opere d’arte da parte dei bambini con materiale di recupero per sottolineare che oggetti non più utilizzati possono diventare qualcosa di utile, attraverso il riciclo, oppure di estremamente bello, come le opere d’arte create da loro. Dopodiché farei mostrare e descrivere al bambino gli oggetti alla classe con modalità simili a quelle a quelle descritte nell’attività precedente.
    Per documentare in modo alternativo le attività didattiche svolte, per entrambe mi piacerebbe organizzare un mercatino di beneficienza. Esso dovrebbe essere aperto al pubblico e allestito con i giocattoli “naturali” e le opere d’arte “riciclate” che i bambini hanno creato appositamente durante il corso dell’intero anno scolastico. Insieme al mercatino sarebbe molto utile far creare alle classe anche un giornale dove scrivere e spiegare l’attività svolta illustrandolo anche con immagini e foto.

    Dei disegni presenti nelle “tempere degli scolari” quello che mi ha maggiormente colpito è stato “Senza nome, 1964, gli insetti sul grano”.
    Qui si nota in particolare che l’immagine vuole proprio raccontare la vita quotidiana di un alunno della scuola primaria di Bornaccino, e far conoscere alle persone che guarderanno il disegno il mondo campagnolo del bambino nel dettaglio. Guardando il disegno, si comprende immediatamente che il bambino che lo ha fatto conosce a fondo il mondo della campagna e che ha passato molto del suo tempo tra gli insetti e il grano.
    L’allievo ha voluto dare molta importanza agli insetti rendendoli estremamente grandi rispetto alla loro grandezza reale, quasi più grandi delle spighe. Questo probabilmente perché, come propone la teoria di Luquetè sullo sviluppo del disegno figurativo, il bambino si trova nella fase del realismo intellettuale dove i disegni sono estremamente ricchi di particolari, infatti gli insetti sono disegnati nel dettaglio come anche le spighe e i fiori, e sono estremamente somiglianti alla realtà. Il realismo però è definito “intellettuale” in quanto il bambino rappresenta le cose dal suo particolare punto di vista. Ne derivano disegni “surreali”, con prospettive impossibili e oggetti estremamente grandi rispetto alla realtà, perché considerati dal bambino molto importanti o per esempio molto pericolosi, come nel caso degli insetti che rovinando il raccolto e causando danni enormi alla famiglia dell’alunno, il bambino li ritiene forse per questo motivo quasi dei mostri giganti più grandi delle spighe.

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