I giochi femminili: le bambole

bambole


È difficile immaginare un legame così forte come quello tra una bambola e la sua piccola proprietaria.
Tutte le bambine del mondo hanno usato materiali più disparati, spesso molto poveri, per crearsi da sole o farsi costruire la propria bambola.
Proprio perché realizzati di materiali raccogliticci – stracci, legno, ossa, pelli – questi oggetti non sono sempre riusciti a superare la prova del tempo.
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Bibliografia di riferimento

5 Commenti to “I giochi femminili: le bambole”

  • Ho visitato tutte le sale disponibili nell’area esplorativa del sito del museo. La sala che ho preferito è quella dedicata al gioco. Mi ha sempre affascinato questa attività rivolta allo sviluppo psicologico del bambino grazie al quale esso sviluppa le proprie potenzialità affettive, intellettive e relazionali con i suoi coetanei e con il mondo esterno.Molto interessante è l’approfondimento riguardo la “storia” della bambola, dalla sua esistenza sin dall’antichità, dai materiali utilizzati per costruirla. Penso che tutte le bambine del mondo hanno avuto in passato e hanno tuttora almeno una bambola da accarezzare, con cui giocare, con la quale avranno condiviso del tempo durante l’infanzia. I giochi maschili (macchinine, aerei, locomotive) non mi hanno mai attratta particolarmente, anche a causa della loro assenza in casa.

  • Secondo me il tema del gioco (e dei giocattoli) è molto interessante in quanto coinvolge i bambini ma anche gli adulti e, da sempre, è fonte di tradizione e innovazione. Per quanto riguarda le bambine queste sono più orientate, per la loro natura collaborativa, relazionale ed emotiva, a preferire le bambole per giocare: queste inizialmente erano solo di legno o costruite con materiali grezzi e poco ricercati, in seguito divennero oggetti d’elite poiché cominciarono ad essere usati materiali più costosi tra cui la porcellana e infine invece ci fu la scoperta di vari materiali (es: plastica) più economici, accessibili a tutti, più resistenti e meno delicati.
    Credo che ogni donna abbia avuto nell’infanzia una bambola a cui era particolarmente affezionata, a cui dedicava più cure e di cui era gelosa rispetto alle altre; anche io ne ho avuto una e posso dire che il rapporto che si crea con essa a volte può essere davvero forte: con lei si condividono momenti, emozioni e discorsi che non si riescono ad esprimere di fronte a persone reali, rappresentano una valvola di sfogo e un ottima compagna nella quotidianità della fanciullezza.
    Nel percorso proposto nella sala ci sono delle bambole davvero molto belle, di diversa età, ricche di particolari, di espressioni del viso che richiamano la realtà. Sono principalmente di porcellana e vestite con abiti d’epoca: ciò mi fa pensare che siano o appartenenti al passato o oggetto di collezione. Al giorno d’oggi infatti non si vendono molto le bambole in porcellana anche se devo dire che a me piacciono molto e a casa ne ho diverse: i tempi sono cambiati e con essi anche le strategie di vendita, i criteri con cui costruire le bambole, il modo di vestirle e truccarle.

  • Sicuramente il gioco della bambola non si perderà mai, fin dall’antichità veniva usata per far divertire bambine di tutto il mondo e di tutte le età, Mi ha sorpreso molto questa sala, dove sono presenti bambole di tutti i generi,mi fa viaggiare con la mente facendomi ritornare bambina.
    Inoltre proprio perchè queste sono realizzate con oggetti semplici e a costo zero, mi fa pensare come con poco si riusciva a realizzare un capolavoro, che creava un legare quasi “materno” con la sua proprietaria.

  • Tra tutte le sale credo che questa sul giocattolo si presti bene alla realizzazione di un percorso museale affiancato da attività laboratoriali. Il giocattolo ha infatti caratterizzato l’infanzia di ognuno di noi, compresi genitori, nonni, antenati, e supera quindi le barriere generazionali; sarebbe divertente vedere quali sono stati i cambiamenti e quali i fattori di continuità tra i giochi del presente e quelli del passato. La stessa bambola qui illustrata suggerisce delle riflessioni; invita a ragionare su come il materiale sia passato dalla ceramica alle odierne barbie di plastica, su come la stessa fisionomia dei volti sia cambiata e, con essa, anche gli abiti che rispecchiano i tempi in cui sono state o sono tutt’ora realizzate. Il giocattolo permea l’immaginario infantile e lo nutre in quanto richiama tutte le dimensioni della conoscenza : quella estetica che riguarda la sensibilità legata ai materiali, le forme, la struttura; quella etica che rimanda al rispetto per ciò che ci circonda indipendentemente dal costo materiale dell’oggetto -il giocattolo è infatti spesso connotato da un valore emotivo-relazionale attribuitogli dal bambino, per il quale assume significati simbolici-; e in ultimo il giocattolo richiama anche una dimensione intellettuale in quanto portatore di una storia, di un’epoca, testimone di usi e costumi. In conclusione nel solo giocattolo si possono richiamare tutte le dimensioni educative che può avere un museo; nonostante la sua mera apparenza materiale e ludica, come quella che potrebbe caratterizzare un reperto, offre al fruitore un mondo a tutto tondo, capace di mantenere vivo un patrimonio collettivo intriso di valore, rispetto ed emotività.

  • Nel lavoro della mia tesi di laurea triennale mi sono occupata molto della parola gioco, del gioco come metodo e del gioco come obiettivo di una scuola di recitazione:
    “La parola gioco nel vocabolario della lingua italiana risulta di etimologia incerta ma di origine latina, proveniente dalla parola ludus, che significa scherzo e più tardi gioco, un’azione con suoi caratteri specifici. I linguisti confermano anche numerose connessioni con le altre lingue. Nel corso dell’intera storia umana l’attività di gioco ha sempre avuto un’enorme importanza. Il gioco è ogni esercizio compiuto da bambini o adulti per ricreazione, divertimento o sviluppo di qualità fisiche e intellettuali. Esistono varie forme di gioco…”

    “Visitando” le varie “Sale” del MOdE mi sono fermata nell’area esplorativa che riguarda gioco, giocatoli e giocare.
    Ho pensato alla mia bellissima infanzia. Ai tempi in cui giocavo fuori casa, all’aperto con i miei fratelli e coetanei. Eravamo in continuo contatto con la natura, da piccoli esploratori ci inventavamo i giochi, i nomi dei personaggi e le situazioni. Spesso questi giochi duravano intere giornate e i nostri genitori facevano fatica a farci rientrare in casa. Tutto questo oggi sta scomparendo… si parla dei “bambini adultizzati” si studiano le “infanzie perdute” parole serie, che preoccupano. Certo, i tempi sono cambiati, le città sono cambiate, i bambini di oggi saranno diversi, ma credo che comunque in tutto questo continuo cambiamento non bisogna dimenticarsi dell’enorme importanza del gioco e del giocare. Mi piace pensare al gioco come fine a se stesso, a qualcosa che ruoti senza senso e provochi il piacere continuo. Un gioco che può avere delle regole ma non uno scopo. Voglio credere che nonostante tutto ci siano dei bambini di oggi che possiedono queste capacità ancora incontaminate, pure e divine.

    Sonja Strugar