I giochi femminili: le bambole

bambole

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Bambola manichino
Francia
Marchio sconosciuto
Anno di produzione 1870/1880


Testa e braccia in bisquit, corpo in pelle di capretto che imita un corpo adulto. Vestito che riproduce gli abiti di moda alla fine dell'ottocento. Queste bambole erano solitamente corredate di un ricco guardaroba, contenuto in un piccolo baule con tanti scomparti, dove trovavano posto, oltre agli abiti ed alla biancheria, anche piccolissimi accessoti quali: cappelli, ventagli, borsette, binocoli da teatro.
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Bambola italiana
Italia
Marchio_ Furga
Anno di produzione: 1920

E' una della prime bambole di produzione italiana della famosa ditta Furga. Probabilmente all'inizio, le teste di bisquit venivano prodotte in Germania. Porta un abitino originale a vita bassa , di moda negli anni '20 del secolo scorso. La ditta FURGA divenne la piu' famosa produttrice italiana di bambole e bambolotti. La sua produzione di bambole in vinile ebbe un successo enorme, tanto da caratterizzare tutta la prima meta' del '900 fino alla chiusura intorno al 1980.
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Bambola Furga
Italia
Anno di produzione: 1960

Bambola in vinile, capelli sintetici, vestitini molto curati nella confezione e nella scelta dei materiali.
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Francia
Anno di produzione 1919 ( per i modelli in biscuit, piu' tarda per i modelli in rhodoid)
Marchio SFJB

Conosciuto come "Bébé Caractère", prodotto in vari modelli in francia tra il 1909 ed il 1963. Questo tipo di bambolotti, con visi riproducenti sembianze infantili corrucciate, sorridenti o ammiccanti, ebbe enorme successo in francia, tanto da venire prodotto per lunghissimo tempo, prima con teste in biscuit,poi in materiali meno fragili, quali il rhodoid ( materiale di sintesi, derivante dal cotone).
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Germania
Marchio Armand Marseille A.390 M.
Anno di produzione circa 1915

Bambola molto conosciuta e diffusa, dato il suo costo piuttosto contenuto e la qualita' abbastanza buona.
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Italia
Marchio Bonomi
Anno di produzione tra il 1930 e il 1950

Bellissimo bambolotto di produzione italiana. La ditta Bonomi produsse molte bambole in cartapesta e celluloide di grande successo, tanto che vennero copiate da molte piccole industrie artigianali. Questo fatto, insieme alla mancanza del marchio talvolta, rende difficile l'identificazione certa del fabbricante.
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Italia
anno di produzione 1950-1960
Marchio ?

Bamboline di celluloide e piccoli mobili di vimini.
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Bambolotto privo di marchi, corpo e testa in materiale molto pesante, probabilmente risalente agli anni 1920
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Germania
Anno di produzione primi del 1900
Marchi: la prima: sconosciuto, la seconda A: Marseille

La seconda bambola e' conosciuta come Queen Louise.
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Germania
Anno di produzione primi del 1900
Marchio: Marseille

La seconda bambola e' conosciuta come Queen Louise.
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Due bambole di cui quella a sinistra italiana approssimativamente degli anni 1940-1950. La seconda e' francese della ditta UNIS, prodotta anche lei intorno agli anni 1940-1950
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Due bambole: la prima di produzione italiana, in composizione, capelli di mohair, senza marchio, anno di produzione 1940-50.
La seconda di produzione tedesca, marchiata Walkure, produzione della ditta Kley&Hahn nel 1905.
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Bambola italiana, anni 1950-1960, marchio ignoto
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Bambole di vari tipi e un bambolotto di produzione italiana, in composizione, lineamenti dipinti, corpo in stoffa imbottita.
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Bambola tedesca
Marchio: Simon& Halbig/Bergmann
Anno di produzione: 1890 circa
Esempio di bambola di qualita', di produzione tedesca, ma
destinata all'esportazione negli stati uniti. Vestiti originali,
capelli in mohair, testa in bisquit di ottima qualita', corpo in
legno scolpito, con articolazioni snodate.
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Le sorelle 4 S: Simona, Sheila,Susanna,Sylvie
Marhio Furga
Anno di produzione: fine 1960/inizio 1970
Forse per contrastare l'arrivo della rivoluzionaria Barbie, che
riproduce fattezze adulte, ha un sorriso accattivante, viene dagli
USA, ha un guardaroba immenso, la ditta Furga immette sul mercato quelle che ancora oggi sono un prodotto da cui traspare grande cura
nello studio dei particolari sia fisici che dell'abbigliamento. Le
bambole riproducono non tanto una bambina di otto o dieci anni,
quanto un'adolescente che gia' dedica maggiore cura al suo aspetto
ed al suo guardaroba. Le 4S saranno accompagnate dalla produzione di una vasta gamma di abitini per loro disegnati da veri e propri
stilisti di moda dell'epoca.
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Bambola francese
Senza marchio, perche' questo modello, fabbricato dalla famosa ditta
Jumeau, era destinato a portare il marchio dei negozi in cui veniva venduta.
Ha comunque tutti i segni tipici della ditta produttrice:
sopracciglia pronunciate, sei denti superiori, corpo di legno e
cartapesta piuttosto massiccio. E' vestita con un abito riproducente
i tipici abiti estivi delle bambine benestanti dell'ultimo scorcio
dell'Ottocento.

È difficile immaginare un legame così forte come quello tra una bambola e la sua piccola proprietaria.
Tutte le bambine del mondo hanno usato materiali più disparati, spesso molto poveri, per crearsi da sole o farsi costruire la propria bambola.
Proprio perché realizzati di materiali raccogliticci – stracci, legno, ossa, pelli – questi oggetti non sono sempre riusciti a superare la prova del tempo.
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Bibliografia di riferimento

5 Commenti to “I giochi femminili: le bambole”

  • Ho visitato tutte le sale disponibili nell’area esplorativa del sito del museo. La sala che ho preferito è quella dedicata al gioco. Mi ha sempre affascinato questa attività rivolta allo sviluppo psicologico del bambino grazie al quale esso sviluppa le proprie potenzialità affettive, intellettive e relazionali con i suoi coetanei e con il mondo esterno.Molto interessante è l’approfondimento riguardo la “storia” della bambola, dalla sua esistenza sin dall’antichità, dai materiali utilizzati per costruirla. Penso che tutte le bambine del mondo hanno avuto in passato e hanno tuttora almeno una bambola da accarezzare, con cui giocare, con la quale avranno condiviso del tempo durante l’infanzia. I giochi maschili (macchinine, aerei, locomotive) non mi hanno mai attratta particolarmente, anche a causa della loro assenza in casa.

  • Secondo me il tema del gioco (e dei giocattoli) è molto interessante in quanto coinvolge i bambini ma anche gli adulti e, da sempre, è fonte di tradizione e innovazione. Per quanto riguarda le bambine queste sono più orientate, per la loro natura collaborativa, relazionale ed emotiva, a preferire le bambole per giocare: queste inizialmente erano solo di legno o costruite con materiali grezzi e poco ricercati, in seguito divennero oggetti d’elite poiché cominciarono ad essere usati materiali più costosi tra cui la porcellana e infine invece ci fu la scoperta di vari materiali (es: plastica) più economici, accessibili a tutti, più resistenti e meno delicati.
    Credo che ogni donna abbia avuto nell’infanzia una bambola a cui era particolarmente affezionata, a cui dedicava più cure e di cui era gelosa rispetto alle altre; anche io ne ho avuto una e posso dire che il rapporto che si crea con essa a volte può essere davvero forte: con lei si condividono momenti, emozioni e discorsi che non si riescono ad esprimere di fronte a persone reali, rappresentano una valvola di sfogo e un ottima compagna nella quotidianità della fanciullezza.
    Nel percorso proposto nella sala ci sono delle bambole davvero molto belle, di diversa età, ricche di particolari, di espressioni del viso che richiamano la realtà. Sono principalmente di porcellana e vestite con abiti d’epoca: ciò mi fa pensare che siano o appartenenti al passato o oggetto di collezione. Al giorno d’oggi infatti non si vendono molto le bambole in porcellana anche se devo dire che a me piacciono molto e a casa ne ho diverse: i tempi sono cambiati e con essi anche le strategie di vendita, i criteri con cui costruire le bambole, il modo di vestirle e truccarle.

  • Sicuramente il gioco della bambola non si perderà mai, fin dall’antichità veniva usata per far divertire bambine di tutto il mondo e di tutte le età, Mi ha sorpreso molto questa sala, dove sono presenti bambole di tutti i generi,mi fa viaggiare con la mente facendomi ritornare bambina.
    Inoltre proprio perchè queste sono realizzate con oggetti semplici e a costo zero, mi fa pensare come con poco si riusciva a realizzare un capolavoro, che creava un legare quasi “materno” con la sua proprietaria.

  • Tra tutte le sale credo che questa sul giocattolo si presti bene alla realizzazione di un percorso museale affiancato da attività laboratoriali. Il giocattolo ha infatti caratterizzato l’infanzia di ognuno di noi, compresi genitori, nonni, antenati, e supera quindi le barriere generazionali; sarebbe divertente vedere quali sono stati i cambiamenti e quali i fattori di continuità tra i giochi del presente e quelli del passato. La stessa bambola qui illustrata suggerisce delle riflessioni; invita a ragionare su come il materiale sia passato dalla ceramica alle odierne barbie di plastica, su come la stessa fisionomia dei volti sia cambiata e, con essa, anche gli abiti che rispecchiano i tempi in cui sono state o sono tutt’ora realizzate. Il giocattolo permea l’immaginario infantile e lo nutre in quanto richiama tutte le dimensioni della conoscenza : quella estetica che riguarda la sensibilità legata ai materiali, le forme, la struttura; quella etica che rimanda al rispetto per ciò che ci circonda indipendentemente dal costo materiale dell’oggetto -il giocattolo è infatti spesso connotato da un valore emotivo-relazionale attribuitogli dal bambino, per il quale assume significati simbolici-; e in ultimo il giocattolo richiama anche una dimensione intellettuale in quanto portatore di una storia, di un’epoca, testimone di usi e costumi. In conclusione nel solo giocattolo si possono richiamare tutte le dimensioni educative che può avere un museo; nonostante la sua mera apparenza materiale e ludica, come quella che potrebbe caratterizzare un reperto, offre al fruitore un mondo a tutto tondo, capace di mantenere vivo un patrimonio collettivo intriso di valore, rispetto ed emotività.

  • Nel lavoro della mia tesi di laurea triennale mi sono occupata molto della parola gioco, del gioco come metodo e del gioco come obiettivo di una scuola di recitazione:
    “La parola gioco nel vocabolario della lingua italiana risulta di etimologia incerta ma di origine latina, proveniente dalla parola ludus, che significa scherzo e più tardi gioco, un’azione con suoi caratteri specifici. I linguisti confermano anche numerose connessioni con le altre lingue. Nel corso dell’intera storia umana l’attività di gioco ha sempre avuto un’enorme importanza. Il gioco è ogni esercizio compiuto da bambini o adulti per ricreazione, divertimento o sviluppo di qualità fisiche e intellettuali. Esistono varie forme di gioco…”

    “Visitando” le varie “Sale” del MOdE mi sono fermata nell’area esplorativa che riguarda gioco, giocatoli e giocare.
    Ho pensato alla mia bellissima infanzia. Ai tempi in cui giocavo fuori casa, all’aperto con i miei fratelli e coetanei. Eravamo in continuo contatto con la natura, da piccoli esploratori ci inventavamo i giochi, i nomi dei personaggi e le situazioni. Spesso questi giochi duravano intere giornate e i nostri genitori facevano fatica a farci rientrare in casa. Tutto questo oggi sta scomparendo… si parla dei “bambini adultizzati” si studiano le “infanzie perdute” parole serie, che preoccupano. Certo, i tempi sono cambiati, le città sono cambiate, i bambini di oggi saranno diversi, ma credo che comunque in tutto questo continuo cambiamento non bisogna dimenticarsi dell’enorme importanza del gioco e del giocare. Mi piace pensare al gioco come fine a se stesso, a qualcosa che ruoti senza senso e provochi il piacere continuo. Un gioco che può avere delle regole ma non uno scopo. Voglio credere che nonostante tutto ci siano dei bambini di oggi che possiedono queste capacità ancora incontaminate, pure e divine.

    Sonja Strugar