Gli incubi meravigliosi di Maurice Sendak

Sendak

Il suo picturebook più famoso, Nel paese dei mostri selvaggi (1963, USA; 1967, Italia), ruppe con la tradizione moraleggiante ottocentesca mettendo in scena una fuga onirica, per dilatazione architettonica di una cameretta che si trasforma in foresta: il bambino Max, in costume da lupo parte verso una ridda selvaggia con creature sconosciute. E’ stato messo a letto senza cena per punizione, per essere stato aggressivo e indomabile; il suo viaggio è quello che dà conto della ricchezza dell’inconscio infantile, della sua ambivalenza e irriducibile complessità, della necessità profonda di un rapporto con l’anima selvaggia del mondo.

Con i comics Sendak dialoga nella sua opera e nelle sue dichiarazioni di poetica: si ritrae allo specchio con Topolino, suo perfetto coetaneo e grande amore. Identifica Little Nemo di Windsor McCay con l’origine di tutta una letteratura di infanzia e di sogno, e ritorna a quelle tavole straordinarie dove il segno dispone universi e fantasmagorie capaci di esprimere la meraviglia della visione infantile, studiandone la composizione ritmica che possiede il beat della vitalità bambina. Sendak fumettizza Ollio, lo sottrae al cinema comico per inglobarlo nel contenitore onnivoro dell’albo illustrato, moltiplicandolo fino ad ottenere tre cuochi rubicondi, che impastano il novello Nemo (il cui nome nel testo originale “ In the night kitchen” è Mickey, nell’italiano Luca, la luna e il latte) che finisce in una notte di inquietudine nell’impasto della focaccia.

Le immagini delle pagine che seguono sono tratte, quasi tutte, dal tomo monumentale The art of Maurice Sendak di Selma Lanes.

C’è anche New York, fra i personaggi di inchiostro di Sendak, una New York che diventa skyline arcimboldesco e gastronomico per una eredità di memoria infantile (quando il piccolo Maurice veniva portato a Manhattan, invariabilmente per andare a cena fuori, la città, vista dal ponte di Brooklyn, assumeva agli occhi del bambino le sembianze di una gigantesca tavola imbandita, racconta). Sendak dell’infanzia conosce la collocazione liminare, la leggerezza esistenziale che è interrogazione lirica e sospensione fra realtà e sogno, quella condizione che all’alba del secolo scorso molti personaggi della letteratura per l’infanzia ritrassero in maniera indelebile: Little Nemo e Peter Pan, Il Piccolo Principe e Nils Holgersson. I bambini messi in scena dalla letteratura dei primi anni del novecento sono fanciullini volanti e leggeri, pronti a seguire la fluidità del mondo con l’eterno stupore del Puer, pronti a divincolarsi dal reale per seguire l’avventura della conoscenza, a fare di un impasto minaccioso un aeroplanino per volare via, sempre al confine con la morte, sempre accogliendo il perturbante fiabesco che è sensibilità di ogni infanzia, e di cui Sendak si fa speciale ambasciatore.

“Non si possono proteggere i bambini, loro sanno tutto. Io ricordo la mia infanzia in modo vivido… sapevo cose terribili, ma sapevo anche di non dover far sapere agli adulti che sapevo… si sarebbero spaventati.” Sendak rivolge queste parole all’amico e collega Art Spiegelmann, che riporta, a strisce, la conversazione sulle pagine del New Yorker, nel 1993.

Il segno di Sendak riprende dal fumetto la flessibilità nervosa, l’indole sintetica e parodica utile per accogliere le tentazioni caricaturali e ossimoriche della visione infantile, sulla strada tracciata dai grandi disegnatori inglesi come William Hogart, Kate Greenaway, Walter Crane e più di ogni altro Randolph Caldecott, nella contaminazione con la lezione dei suoi maestri prediletti: il Mussino di Pinocchio, Heinrich Hoffmann e Wilhelm Busch, Albrecht Durer per i dettagli, ma anche e sempre il fondativo William Blake e poi Marc Chagall, il tutto con colonna sonora, esclusiva, dell’adorato Mozart. C’è l’elemento sovversivo dell’infanzia a scuotere l’immagine di Sendak: perché la regina e le bambole non sono sempre benevole e l’anima bambina ha bisogno della sua identità selvaggia, della sua avventura panica per divenire umana, necessita anche di mostri e leoni da emulare e domare, di affascinanti foreste in cui perdersi. Per finire, per augurargli buon viaggio, una tavola di Claude Ponti, figurinaio contemporaneo, che in una immagine corale ritrae i personaggi della letteratura per l’infanzia, del fumetto e dei film di animazione e del cinema, a comporre un affresco dell’immaginario collettivo d’infanzia: da Little Nemo a Superman, da Charlot alla famiglia Addams, da Alice di Tenniel a Peter Pan, da Cocco Bill alla Talpa di Erlbruch, da Bocassine a Betty Boop. Al centro, vicino a noi, i cuochi-Ollio e, poco più, in là Max,  come a dire: è qui che abitano tutti, è qui che continueranno ad abitare.

Grazie a Francesca Archinto, per Babalibri edizioni, per la disponibilità e la concessione delle immagini.

Contributo e galleria di immagini a cura di Marcella Terrusi

Contributo apparso in  I martedì. Proporre Riflettere Commentare Rivista del Centro San Domenico. N 305, 2012. www.imartedì.it Grazie a Guido Mocellin e Elena Pirazzoli, alla redazione tutta, all’editore.