Bruno Munari: il maestro e le allieve

images

 

 

La persona

Lo scrittore

La sua allieva Coca Frigerio

La sua allieva Marielle Muheim

 

13 Commenti to “Bruno Munari: il maestro e le allieve”

  • Il metodo di Bruno Munari è estremamente innovativo e di grande ispirazione per chi sceglie di lavorare in educazione in modo efficace e coinvolgente.
    Ho incontrato il suo lavoro in un percorso di formazione rivolto all’educazione di bambini non vedenti e ipovedenti, riguardo alla creazione di di libri tattili.
    Questi strumenti realizzati da Munari hanno un’importanza considerevole nell’esperienza della tattilità come modalità conoscitiva, spesso trascurata nelle scelte formative tradizionali che non indagano la dimensione polisensoriale.
    Egli invita ad orientare inizialmente l’esplorazione verso pochi stimoli fortemente contrastanti, per esempio con la percezione della natura dei materiali, il peso, la temperatura, e altre caratteristiche basilari dell’oggetto.
    La proposta tattile permette al bambino cieco di avvicinarsi al percorso formativo dei suoi compagni normovedenti, e in questo senso è necessario che la creazione del libro venga effettuata dai bambini stessi, in metodo collaborativo, valorizzando elementi colorati e accattivanti per chi è in grado di vedere, che non trascurino il godimento estetico.
    Si tratta di un’attività divertente di gioco, in linea con la filosofia dell’Associazione Bruno Munari, ma fondamentale per disabilità come quelle citate per le quali il tatto è il primo canale per conoscere l’alterità.

  • Dopo Moroni, aver avuto la possibilità di conoscere Munari e approcciarmi, seppur in maniera ancora superficiale, alla sua metodologia e al suo pensiero è stato molto interessante.
    Infatti, quando non si hanno particolari interessi o doti in una determinata aerea di competenza, in questo caso l’arte, si finisce spesso per non amare perché non si conosce.
    La possibilità, attraverso Mode, di poter conoscere grandi protagonisti dell’arte, ma anche della scuola opere, pittori musei è utile per noi che saremo il corpo insegnante del domani.
    Ciò che mi ha colpiti particolarmente in questa sala dedicata è stata una frase: “Un bambino che impara che il cielo non è sempre e solo blu è, per Munari, un bambino che in futuro saprà trovare più soluzioni creative ad un problema e che sarà pronto a discutere e non a subire.”
    Questo mi dimostra che ogni esperienza se condotta con competenza, sensibilità e passione può veicolare apprendimenti ben più grandi di quando, spesso, si creda.

  • Conoscere Munari, in questa sala, attraverso le parole delle sue allieve è una grande risorsa per noi future insegnanti, specialmente per chi, come me, non ha molta familiarità con l’arte. Nel mio caso il MOdE è un’occasione unica per conoscere un po’ questo ambito, anche in funzione del mio futuro lavoro.
    Nell’ideare e realizzare i laboratori “giocare con l’arte” Munari ha voluto rispondere al bisogno dei bambini di trovarsi in un ambiente libero dove esser inventivi e attivi, senza (o con pochi) interventi da parte degli adulti. Nel suo metodo è importantissima anche l’osservazione della natura e la sperimentazione. C’è forte attenzione al bambino e al suo essere attivo, e lo sbaglio non è concepito come errore in sé, ma come inizio del pensiero divergente. Questo è un grande insegnamento per noi insegnanti: non c’è errore nel disegno, c’è un modo di realizzare e rappresentare diverso, nuovo, soggettivo, proprio per questo non va sminuito. Munari infatti scrive: “Ogni esperienza è suscettibile di modifiche e sviluppi”.

  • Dalle interviste emergono alcuni concetti fondamentali della didattica di Munari. Innanzi tutto si rileva l’importanza dell’osservazione; essa, infatti, è utilizzata dall’insegnante come strumento per realizzare nuove attività e percorsi e dai bambini come strumento per conoscere ed esplorare la realtà, in particolar modo la natura. Viene poi sottolineata l’importanza di creare ambienti liberi da stereotipie in cui i bambini possano essere attivi, esprimersi senza vincoli o limitazioni eccessive ed essere i veri protagonisti del proprio apprendimento. L’insegnante deve essere una guida, intervenire poco, non imporre nulla e soprattutto essere disposto a vedere ogni attività ed esperienza come “suscettibile di modifiche e sviluppi”. Tutti questi elementi sono molto importanti ed è necessario che ogni insegnante li tenga presente per svolgere una didattica che sia attiva ed educhi i bambini alla libertà e alla flessibilità.

  • Munari porta con se suggerimenti didattici molto innovativi, egli tratta di un metodo attivo, dove attraverso la sperimentazione diretta e la ricerca autonomamente condotta da chi deve imparare, si realizza l’apprendimento. Si deve imparare a sperimentare, a lavorare attivamente senza preoccupazioni per gli sbagli, perché sbagliare, come insegna Munari, è un diritto dell’allievo.
    Si tratta di un grande lavoro sia da parte dell’insegnante che dell’allievo. L’insegnante deve impegnarsi nel lasciare un input di elaborazione al bambino lasciando poi che sia il suo pensiero creativo, la sua fantasia a lavorare senza interferire, si tratta di spiegare come fare e non cosa fare.
    Il metodo si basa sul fare affinché i bambini possano esprimersi liberamente senza l’interferenza degli adulti, diventando indipendenti e imparando a risolvere i problemi da soli. “Aiutami a fare da me” che è anche il motto di Maria Montessori.
    Apprezzo molto questa didattica, Munari con i suoi molteplici laboratori ha lasciato molte testimonianze anche se a volte la necessità di un “ricettario” su come muoversi si ripresenta, forse anche dettata dalla poca esperienza attuale.

  • Ho avuto il piacere di leggere qualcosa di Munari durante un laboratorio universitario; ricordo idee innovative, che mettono al centro il bambino, lo sguardo profondo di un insegnante che osserva davvero qual’è il bisogno del bambino, e lo fa partecipare attivamente alla creazione del suo sapere. Mi piacerebbe approfondire maggiormente il metodo Munari.

  • Avendo conosciuto il maestro Moroni, posso dire che trovo molti punti di contatto tra il suo pensiero e quello del grande artista Bruno Munari, primo fra tutti quello relativo alla pratica dell’osservazione. Già qui potremmo fermarci per una riflessione: siamo capaci di osservare? Questa pratica pare quasi una perdita di tempo ma per i due maestri è il principio di qualsiasi atto artistico e l’attitudine che il bambino deve essere portato a conseguire.
    Anche l’approccio alla natura accomuna entrambe le personalità, forse perché è la dimensione di cui il bambino fa da subito esperienza in quanto ne è affascinato ed attratto; la natura contraddistingue un luogo nel quale ci possiamo sentire liberi di esplorare perché è lei stessa a lasciarcelo fare, parendo indisturbata. Allora il bambino è chiamato a sentire, a toccare, ad annusare, a richiamare tutti i sensi perché questi ultimi formino in lui un’esperienza portatrice di un ricordo. L’esperienza è da completarsi poi con l’uso della mano che, congiuntamente a quello della fantasia, deve essere libero, attivo, inventivo, volto a continue nuove realizzazioni e linguaggi allo scopo di capire la realtà in tutti gli elementi che la costituiscono.
    Infine c’è il metodo, di cui già la parola parrebbe rimandare a qualcosa di rigido ed immodificabile, in realtà quello di Munari, così come dovrebbe essere quello di tutti i maestri, si contraddistingue dalla sperimentazione, dunque dall’estrema flessibilità ed elasticità perché possa adattarsi a colui che, essendo bambino, non accetta forzature o gabbie di pensiero.

  • “Più aspetti conosciamo della stessa cosa e più l’apprezziamo e meglio possiamo capire la realtà che, nel tempo, ci appariva sotto un unico aspetto” (cfr. intervista a Marielle Muheim). Se assumiamo come principio guida quello per il quale un bambino che non “sa” disegnare spesso è motivato dal fatto che “non conosce” la realtà che sta disegnando, allora questa frase di Munari sembra rivelare un punto interessante dal quale partire per costruire un tipo di educazione artistica che risponda dei bisogni dei bambini. In questo senso possiamo trovare un collegamento con Moroni, per il quale l’arte è un’attività intellettuale con la quale capire il mondo. Credo che sia l’apprendimento di questo atteggiamento di continua scoperta, osservazione, sorpresa di fronte alle cose che ci si presentano a costituirsi come la forza motrice che fa tenere aperta la porta dell’arte (o, meglio, le porte) ai bambini anche dopo la fine della scuola Primaria, quando, solitamente, il loro percorso artistico si arresta. Ma non solo quest’ultimo: infatti, spesso finisce non solo il periodo di “espressione” attraverso il medium artistico, ma anche l’interesse verso esso, evento a mio avviso parecchio influenzato dal fatto che è l’adulto stesso, molte volte, a porre l’arte in secondo piano rispetto ad altri mezzi espressivi (come, ad esempio, quello verbale o quello relativo alla scrittura). Nella sua intervista, Coca Frigerio racconta la posizione di Munari in merito all’insegnante, il quale deve stimolare l’arte della conoscenza, che è insita nel bambino. Si può quindi evidenziare come il “blocco artistico” dei bambini intorno ai 10-12 anni non sia un processo naturale, bensì qualcosa di dovuto ad una mancata stimolazione. Questo, in veste di insegnanti, dovrebbe dirci molto del nostro ruolo, e farci riflettere sul tipo di approccio che occorre avere in campo artistico. “La mano fa con materiali diversi quello che vede nella natura”, dice la Frigerio; è quindi importante promuovere questa conoscenza e scoperta della natura come punto fermo di qualsiasi percorso artistico.
    Infine, la Frigerio descrive Munari come una persona che si è interessata al “segno” dei bambini per stabilire un dialogo con i figli, “che, ovviamente, da 0 a 3 anni è impossibile” (cfr. intervista). Il disegno è quindi inteso qui come mezzo espressivo e di comunicazione, ulteriore elemento del quale è bene avere memoria in funzione di lavorare sull’arte con i bambini.

    Rossella

  • Secondo una prospettiva deweyana che sottolinea l’importanza del “fare” del bambino all’interno di un percorso educativo, Munari crea i suoi laboratori “Giocare con l’arte”, progettati ,e quindi non improvvisati, allestendo adeguati materiali e spazi per suscitare la rieducazione dei sensi del bambino. I materiali sono medium espressivi e gli spazi, considerati come luoghi comunicativi, sono ben predisposti dall’insegnante.
    Nel libro di Panciroli “le arti visive nella didattica” si ritrova una frase di Arnehiem che recita:”Negligere l’arte non è che il simbolo più tangibile del diffusissimo stato di disoccupazione dei sensi in ogni settore dello studio accademico” . Munari è esattamente questo ciò che recupera: un’educazione estetica che parta dal “dato sensibile”, che stimoli alla creatività intesa come pensiero divergente.
    Chiaramente tutto ciò non è improvvisato, ma è necessario un metodo, come ci ricorda la sua allieva Coca Frigerio. L’aspetto innovativo della didattica di Munari è infatti anche questo: il metodo deve essere flessibile, adattato al contesto e alle esigenze del gruppo di bambini che ci si trova di fronte.
    L’importanza della dimensione laboratoriale nella didattica di Munari si ritrova anche nell’esperienza dei “prelibri” dove egli parte dall’esplorazione dei materiali, dalla loro sperimentazione e procede verso la costruzione di un libro che segua un filo tematico.
    Egli si collega al filone delle scuole nuove, che anche in Italia stava lasciando traccia nella didattica attivista di Mario Lodi e di Manzi. “Non dire cosa fare, ma come fare”: questo era il principio pedagogico di Munari.
    Ho trovato questo percorso stimolante ed in continuità con quello sul maestro Moroni in quanto propongono una valorizzazione della sensibilità artistica dei docenti e degli allievi.

  • Ho conosciuto (anche se in modo poco approfondito) il metodo Munari durante un laboratorio universitario, e devo dire che già allora mi rimasero impresse alcune sue scelte metodologiche davvero innovative che tutt’oggi andrebbero maggiormente conosciute e sperimentate dalle insegnanti. Infatti promuovendo un’educazione all’arte basata sull’esplorazione sensoriale dei materiali, sulla libera scelta dei bambini in merito alla tecnica da utilizzare ed anche sull’importanza del lavorare insieme, Munari portò avanti un’idea di arte nuova che non mira alla perfezione ed al realistico ma piuttosto all’originalità e all’emergere (attraverso l’arte) della personalità di ognuno.

  • Munari, come Moroni, attua un metodo innovativo, anche se di metodo non si può parlare. Partendo dall’OSSERVAZIONE della natura, l’adulto deve incoraggiare acoompagnare il bambino attraverso la sua scoperta e proporre il rifacimento tramite materiali diversi di ciò che si è esperito. Il metodo per Munari: “ogni metodo ha bisogno di continue trasformazioni, il suo metodo era in continua evoluzione. Metodo elastico e consapevole della necessità di un’evoluzione continua che è la sperimentazione. Processo evolutivo, che non si ferma. Non si può incasellare.” Come ho scritto anche per Moroni, questo è quello che dovremmo tener sempre presente come insegnanti e che non trova però riscontro nella realtà. Grazie a Mode ho scoperto due grandi personaggi che sono riusciti in quello a cui dovremmo aspirare tutti. Grandi esempi!

  • Bruno Munari è veramente un maestro. Io gia lo conoscevo per le idee innovative che aveva, non avevo mai approfondito la sua biografia e non sapevo che oltre all’aver scritto libri sull’arte e il gioco per l’infanzia si fosse occupato anche di design, scultura, cinematografia, ma oggi ho scoperto che è un artista a 360°.
    È stato importante ascoltare le interviste delle allieve, come lo è stato per Moroni e Manzi e per una ragazza che ha in sogno di insegnare ai bambini non possono che essere un esempio e una risorsa. Come diceva Munari: “ogni metodo ha bisogno di continua evoluzione” ed è proprio da questa frase che si deve prendere coraggio, non aver paura di sbagliare, perché solo avendo coraggio si va avanti: sbagliando, per tentativi, con entusiasmo; e il metodo, come l’insegnamento, deve essere in continua evoluzione perché tu stessa cambi ogni giorno, i tuoi scolari cambiano, crescono, sono diversi e ognuno da possibilità diverse e l’occasione di modificare il tiro e migliorarlo sempre di più.

  • Le bellissime opere e la creazione di laboratori nei musei, fa di Munari un genio e una persona di proseguire come futuri insegnanti. Essendo il primo artista consapevole del fatto che i bambini sono ognuna diversa dalle sue forme di espressione, ci mostra che dobbiamo sviluppare diverse vie per aumentare la creatività negli studenti. Il suo lavoro si basa sull’osservazione, ed è qui che i vari insegnanti devono essere consapevoli di conoscere e osservare i nostri studenti.

Inserisci un commento