La sua allieva Coca Frigerio

DSC05517Esperta in metodologia didattico-creativa, è attiva nel primo gruppo sperimentale che ha promosso le iniziative di “giocare con l’arte”, laboratori museali nati a Milano nel 1977 dal progetto di Bruno Munari.

Ha collaborato alla progettazione dei principali laboratori di Bruno Munari fino al 1994.

Illustratrice e scenografa per l’editoria, il teatro e la televisione per ragazzi ha pubblicato numerosi libri tra cui “I segni” e “Disegnare un paesaggio” Zanichelli editore e insieme ad Alberto Cerchi “Arte in gioco”, “Di segno in segno”, “ Superfici e trasformazioni”, “ Forme e strutture” per Erga editore. Vive e lavora a Genova.

Accedi alla videointervista inedita di Coca Frigerio realizzata da Pierpaolo Bertocchi.

Nella gallery che segue sono proposti alcune copertine dei libri di Coca Frigerio

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3 Commenti to “La sua allieva Coca Frigerio”

  • “Un bambino che impara che il cielo non è sempre e solo blu è per Munari, un bambino che in futuro saprà trovare più soluzioni creative ad un problema”. Vorrei partire da questa frase per sottolineare la grande novità di cui è portatore questo autore: vedere le cose con occhi sapienti e attenti, che non si fermano all’apparenza, ma che scorgono ogni minimo dettaglio offerto dalla realtà, per poi modificare e rimodificare il pensiero dell’osservatore; principalmente di questo insegnamento credo si debba fare tesoro in qualità di future insegnanti.

    Da questa intervista a Coca Frigerio, ho potuto notare molte similarità con gli insegnamenti del maestro Moroni. L’operato di quest’ultimo e di Munari, si intrecciano infatti su alcune tematiche care ad entrambi e sulle quali poi sviluppano la loro metodologia:
    -entrambi riconoscevano e rispettavano la profonda dignità e il valore dell’infanzia e di coloro che vivono questo momento della vita;
    -parola chiave è l’OSSERVAZIONE DELLA NATURA, e più in generale di tutto ciò che ci circonda, in modo acuto e attento, come via preferenziale per conoscere e comprendere pienamente il mondo;
    -sia per Munari sia per la scuola di Bornaccino, punto di partenza erano le sollecitazioni dei bambini, il loro vissuto reale, da cui intraprendere un percorso didattico;

    Inoltre Marielle Muheim, sempre per sottolineare punti di raccordo tra Munari e Moroni, sottolinea nella sua intervista come, nei laboratori della Pinacoteca di Brera, vi fosse una gran varietà e quantità di materiali disponibili alla manipolazione da parte dei bambini, componente che noi paragoniamo al materiale, anche poverissimo, che Moroni offriva ai suoi allievi, liberi così di esperire l’arte compiendo quella che è la vera “esperienza estetica”, che si rifà sicuramente all’approccio plurisensoriale di Piaget, a cui sia Moroni sia Munari non mancano di attingere.

    In ultima analisi, come ci si aspetta per uno dei “padri” del futurismo, movimento che esprimeva nelle sue forme il continuo divenire delle cose del mondo, è bene accennare ad un altro rimando a Piaget, o meglio ai neopiagetiani, per i quali cardine per il miglioramento era il “conflitto socio-cognitivo” a cui sottostavano i membri di un gruppo: qui, allo stesso modo, Munari valorizza il pensiero divergente dei bambini che rispondevano in modo diverso alle varie stimolazioni a cui erano sottoposti, portando così lo stile del maestro a modificarsi via via in una trasformazione dinamica senza fine.

  • Attraverso l’intervista a Coca Frigerio possiamo conoscere il pensiero di Bruno Munari dal punto di vista di una sperte in metodologia didattico-creativa che ha lavorato insieme a lui durante molto tempo. Perciò, penso che sia interessante questa intervista poichè ci permette confrontare quello che sapiamo sulla biografia di Munari e quello che vi racconta una delle sue collegue.

    Secondo Coca Frigerio, Munari è stato il primo artista consapevole del fatto che ogni bambino ha dentro di se l’arte della conoscenza e quindi, il ruolo degli adulti è quello di stimolare la conoscenza e guidare i bambini in questo processo. Dunque, il maestro deve fornire il bambino degli stimoli necessari per farlo conoscere gli oggetti attraverso tutti i sensi, cioè gli deve vedere per apprezzare la forma, l’altezza e le sue caratteristiche, ma è anche importante toccarlo, sentire il loro odore, ecc.

    Infatti, di questo pensiero nasce l’idea dei laboratori museali. Se i bambini hanno presente le opere d’arte durante le lezioni, sarano più interessati per l’arte. Partendo di questo punto d’interesse massimo, il maestro potrà cominciare a lavorare con i bambini guardando i quadri e facendo domande per fargli riflettere sulle opere. Solo dopo aver passato per le fasi precedenti del processo, il bambini sarano pronti per imparare la parte tecnica dell’arte.

    Per quanto riguarda al metodo di Munari, mi ha colpito il fatto che lui stesso diceva che la cosa più importante del suo metodo è stata la continua evoluzione, cioè diceva che non essiste un metodo rigido per ogni bambino poichè ciascuno è diverso e quindi, non possiamo stabilire un unico metodo. Questo succede anche con l’educazione in generale, non ci dobbiamo focalizzare in un metodo tradizionale che non serve per coprire i bisogni educativi di tutti i bambini, ma dobbiamo cercare metodi nuovi che vi permettono superare le mancanze dei metodi precedenti..

  • Le parole dell’allieva di Munari Coca Frigerio sono molto significative e importanti per comprendere il metodo del maestro.
    La cosa che mi ha più colpito è l’opinione che Munari aveva del METODO. Secondo lui un qualsiasi metodo compreso il suo non poteva essere definito una volta per tutte ma era in continua trasformazione a seconda delle esigente del gruppo di persone a cui si proponeva. Ecco la chiave del successo di Munari: essere consapevole della mutabilità della realtà. Infatti, come afferma la sua allieva, l’eredità del maestro è l’interesse crescente per la MANUALITA’. Operare con le mani significa essere in grado di mettersi in gioco, di scoprirsi e sperimentare specie se tale attività è proposta ai bambini.
    Il punto di partenza per un buon laboratorio creativo è OSSERVAZIONE DELLA NATURA che è tutto ciò che circonda il bambino. La natura è quel luogo in cui fa le prime esperienze ed è proprio questo il punto di inizio per una scoperta sempre più dettagliata della realtà per riuscire poi a domarla seconda le nostre necessità.

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