Marielle Muheim

marielleLeggi l’intervista inedita a Marielle

Marielle Muheim ha studiato psico-pedagogia a Lione e in seguito disegno e tecnica di decorazioni murali all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Nell’anno 1966 incontra Bruno Munari e, l’anno seguente è chiamata da lui per partecipare all’attività “Giocare con l’arte” della pinacoteca Brera di Milano.

In seguito si dedica a delle attività sperimentali con i bambini delle scuole elementari e ai corsi di aggiornamento per gli insegnanti. Dirige i progetti “Scuola e biblioteca” a Reggio Emilia e “Leggere l’arte” alla biblioteca Casa Piani di Imola.

Dall’1987 è incaricata ogni anno dei corsi di formazione, per gli insegnanti, al museo delle ceramiche a Faenza. Tali corsi propongono di sviluppare delle attività di arte visivi e di approfondire la conoscenza del metodo “Giocare con l’arte” di Bruno Munari, sia dal punto do vista pedagogico come artistico.

È stata incaricata dei corsi di formazione per insegnanti a Milano, Trieste, Prato (centro d’arte contemporanea) a Genova, Parma, Reggio Emilia e, recentemente, nell’ambito del progetto didattico del comune di Forlì.

Ha pubblicato libri per l’infanzia, particolarmente in Francia per le edizioni Flammarion e in Italia nelle collane “Giocare con l’arte” della Zanichelli.

Tratto da http://www.artemetamorfosi.it/ARCHIVIO/5_2006.html

Munari_Marielle

2 Commenti to “Marielle Muheim”

  • Le parole delle sue allieve mi hanno fatto riflettere molto e da una parte anche sollevato. Sollevato perché insegno da un paio d’anni nella scuola e giorno dopo giorno la mia conoscenza aumenta ma aumenta anche il desiderio di portare a scuola libri, idee, proposte strutturali nate dalle esigenze dei bambini e spesso mi sento acerba, ma ascoltando queste interviste mi sto sempre più rendendo conto che la conoscenza è la voglia di imparare, è un voler trasmettere a chi, ogni giorno ti pone domande nuove e impreviste.
    Munari ha sviluppato ancora di più la sua conoscenza dell’arte infantile dopo essere diventato padre, e credo che sia diventato un artista completo grazie alla sua passione e alle capacità che aveva e che ha arricchito nell’arco della sua vita.
    È bellissima la frase che cita Coca Frigerio: “il maestro prende il bambino per mano e lo aiuta a scoprire”.
    Munari ha basato la sua pedagogia sul giocare con l’arte, ed è proprio dal gioco che i bambini apprendono perché è una cosa che a loro diverte e da questa puoi iniziare a catturare la loro attenzione, e quando l’hai conquistata puoi farli interessare all’arte.
    Marielle Muheim ha portato nelle scuole le esperienze fatte con Munari e le ha arricchite, evolute. Ha giocato coi bambini con gli elementi dell’arte: colore, luce, forme, materiali, strutture, portandoli ad esplorarli, a manipolare oggetti, ad usare gli oggetti non per il loro scopo primario. Un oggetto usato in modo diverso dal solito può raccontarti tanto ed è bello provare a sperimentare, soprattutto con i bambini, la cui fantasia non ha limiti.

  • Bruno Munari, come si può dedurre dall’intervista alla sua allieva Marielle Muheim, poneva al centro della sua didattica il laboratorio.
    Con esso aveva l’obiettivo di stimolare creatività ed autonomia.
    Queste erano raggiunte grazie alla libertà e allo spazio creativo che egli lasciava ai suoi studenti.
    Occorre sottolineare come il maestro sia giunto a tali conclusioni: partendo dall’osservazione diretta dei comportamenti di bambini, i suoi nipoti in particolare.
    Ciò fa da filo conduttore con la didattica posta in atto dal maestro Moroni analizzata nelle precedenti visite al MOdE.
    Quindi, la constatazione che si deduce è quella che la didattica laboratoriale sia sicuramente garanzia di successo formativo.

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