Giochi di fanciulli

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Renoir, Claude Renoir mentre gioca

Renoir, Claude Renoir mentre gioca

Bruegel, Giochi di fanciulli

Bruegel, Giochi di fanciulli

Lega, Le bambine che giocano a fare le signore

Lega, Le bambine che giocano a fare le signore

Calder, Lion tamer

Calder, Lion tamer

Tadini, Fiaba

Tadini, Fiaba

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36 Commenti to “Giochi di fanciulli”

  • Un’ opera dai colori caldi, che trasmette un senso di familiarità e sicurezza; un’ atmosfera festosa che rende partecipe anche l’ osservatore già ad un primo e sfuggente sguardo. Poi soffermandosi sui piccoli particolari sembra quasi di poter percepire i suoni ed i rumori emessi dalla folla giocosa. Una folla di persone che sembra essere in grado di apprezzare anche le piccole cose, e di riuscire a divertirsi con esse. E viene spontaneo pensare ai giovani di oggi, rinchiusi tra le 4 mura domestiche, anche in giornate soleggiate come quella rappresentata nell’ opera, impegnati o per meglio dire sperduti all’ interno di giochi tecnologici e solitari. Questo quadro mi trasmette un forte senso di allegria, e mi viene da pensare, che forse, la vera ricchezza è data dalle piccole cose che ci circondano e dal modo in cui noi stessi sappiamo apprezzarle ed utilizzarle.

  • Ho scelto l’opera “Le bambine che giocano a fare le signore” perché esprime grazia ed eleganza, la stessa che si può notare quando le bambine giocano ai travestimenti anche attualmente. I colori caldi esprimono accoglienza e tranquillità, proprio quella che si trova nel salone della propria casa. Ciò che attira la mia attenzione sono le pieghe della gonna del vestito azzurro e del vestito della mamma: li fanno sembrare veri.

  • mi ricorda che tutti i bambini fin dai tempi passati si sono sempre divertiti nel gioco del “far finta di” soprattutto per emulare i propri genitori ma anche le persone adulte conosciute nel loro lavoro quotidiano,e questo ha sempre dimostrato,a mio parere,che i bambini prendono la vita con “leggerezza” e tranquillità e che l’ adulto dovrebbe sempre avere del tempo,nell’ arco della sua giornata,di giocare e osservare il gioco dei bambini e perchè no anche partecipare attivamente ai loro giochi.
    il dipinto trasmette un calore famigliare assoluto e un clima giocoso e divertente,cosa che oggi è molto raro trovare nelle nostre case,in quanto i genitori sono sempre di corsa per il lavoro e anche i bambini difficilmente hanno un attimo di respiro tra i vari impegni organizzati per loro dai genitori,per riuscire a passare piacevolmente una giornata con quest’ ultimi giocando in leggera spensieratezza.

  • “Lion Tamer” di Calder
    Trovo originale l’idea di creare da qualcosa di così semplice, come il fil di ferro, un’opera artistica. Quando si pensa all’arte molto spesso si fa riferimento a tempere, colori, luci, ma non si guarda oltre, almeno spesso è quello che mi succede. Questo artista invece ha saputo essere innovativo ed è uscito fuori dagli schemi: si è servito di un qualcosa che solitamente si userebbe per ben altro genere di scopi e ha rivoluzionato il concetto di arte, soprattutto se si pensa che è un’opera degli anni venti. Anni in cui era ancora diffuso il pensiero tradizionale e classico di arte.
    Innovativo anche perchè non ha creato la semplice opera statica ma bensì una scultura mobile e dinamica capace di muoversi. Basta notare le ruote applicate alla base della scultura e la catenina di ferro che serve a tirarla. Si è servito di bottoni, fil di ferro, cartone e altri oggetti semplici da trovare. Per questo motivo trovo che abbia avuto grande igegno e creatività per aver saputo trasformare il “semplice” in “complesso” servendosi di quello che aveva senza dover utilizzare oggetti sofisticatii ed eccentrici.
    Questo fondamentalmente è quello che mi ha affascinato: il suo estro nella scelta dei materiali così umili e sobri ma pur sempre singolari e unici.
    Tuttavia se dovessi dare una risposta sincera sul motivo della mia scelta è per il sogetto rappresentato, o meglio il mondo a cui appartiene: Il Circo. Un’ambiente estramente vicino al mondo dei bambini perchè li cattura on la sua fantasia e il suo modo di vivere, così divertente e colorato, pieno di allegria e magia a cui è impossibile resistere soprattutto se si è bambini. Per questo penso che se dovessi scegliere un ‘opera da mostrare a una mia classe sceglierei un tema che sappia coinvolgerli e il Circo stupisce e continua a stupire tutt’ora, ottimo motivo per cui presentarlo a una classe/sezione.
    Trovo nel complesso che definire Clader un’artista di avanguardioa sia adatto in quanto ha saputo ricavare da elementi semplici opere intrinse di fascino e curiosità. Ci si sofferma a fissare il leone per capire come sia fatto il suo corpo, o il domatore per scovare la sua espressione per poi ampliare lo sguardo sui particolari. E ci si chiede come sia riuscito a creare così tanto da così poco.

  • Ho scelto di commentare quest’opera perchè, prima ancora di leggerne il titolo, l’ho associata al Mago di Oz, che sto leggendo proprio in questi giorni. Ora, io credo che Calder, nel comporre l’opera, non stesse minimamente pensando al leone e al boscaiolo di latta di Baum (anche perchè l’opera, stando al titolo, rappresenta un domatore di leoni, e, del resto, non vi figurano nè Dorothy, nè il suo cane, nè lo spaventapasseri) e nemmeno io, comunque, ho pensato che fosse un riferimento al romanzo. 
Quello che voglio dire è che, però, consapevolmente o meno, quando guardo un’opera d’arte, ascolto un brano musicale, leggo un libro o una poesia, sono IO che guardo, ascolto e leggo.

    Al liceo, analizzando le poesie, mi imbattevo sempre nella parafrasi. Sia chiaro, non ho proprio nulla contro le parafrasi, anzi. Tuttavia a volte mi trovavo a leggere, nelle note, più informazioni di quante ne avrei volute sapere. Spesso venivo a conoscenza di una citazione dotta, di un episodio della vita dell’autore, di un riferimento a un momento storico, che mi “cambiavano la poesia”. 
Va certamente detto che altrettanto, se non più spesso, la parafrasi o uno studio approfondito danno la possibilità di meglio apprezzare un’opera, ma credo che a volte si possa rivendicare il diritto a restare ignoranti e a vedere quello che ci piace vedere: io in quest’opera vedo sì il tema circense, vedo l’uomo domatore e la bestia imprigionata, ma al contempo vedo anche il boscaiolo di latta senza cuore che ha imprigionato il leone senza coraggio, e penso anche che quei due, una volta, erano amici.

  • Bruegel, Giochi di fanciulli
    Una buona selezione di colori. Gli danno forza espressiva. Non sembra una opra fatta nel Medioevo.

  • L’opera di Bruegel “Giochi di fanciulli” è ricca di dettagli e particolari.
    I colori utilizzati dall’artista sono molti e brillanti, trasmettendo un senso di gioia e allegria.
    Difficile è comprendere chi sono i personaggi rappresentati: adulti o bambini col viso da adulti?
    La bassa definizione dell’immagine non permette di percepire le espressioni di costoro, ma nell’approfondimento, vengono descritti “bestiali e grotteschi”. Sembra esserci quindi una dicotomia tra colori utilizzati ed espressioni dei personaggi come se l’autore volesse comunicarci un’apparente allegria guardando questo “spaccato di mondo” da lontano, che si rivela una reale infelicità osservandolo da vicino.
    L’idea che mi sono fatta è che l’autore volesse far comprendere come l’unico modo rimasto all’uomo dell’epoca per sopportare una vita deludente, fosse quello di viverla come un gioco: con impegno, ma anche con la leggerezza e il distacco che contraddistinguono questo tipo di attività.
    E’ un’opera che richiede tempo per essere esplorata in tutte le sue parti e mi ha fatto venire in mente le illustrazioni presenti in alcuni albi illustrati per bambini come “Oups!” di Jean Luc Fromental, in cui il lettore è costretto a soffermarsi su ogni doppia pagina perché sono innumerevoli le storie secondarie che si possono leggere.
    Allo stesso modo, quest’opera sembra essere “uno scrigno di storie possibili”, in cui nessuna sembra prevalere per rilevanza sulle altre, ma tutte siano considerate dall’autore importanti allo stesso modo.

  • Quest’opera mi ha colpito perchè mi dà allegria. E’ colorata, caotica e vivace, sembra una sorta di città ideale per bambini. Dove non vi sono adulti, non vi è cattiveria nè impegni, solo spensieratezza. E’ vero che ad una prima occhiata, ad uno sguardo veloce, la scena può sembrare quella di una piazza con popolani che lavorano e fanno il “mercato”, poi osservando più attentamente si comprende che in realtà sono tutti bambini che stanno giocando. Paradossalmente le scena torna ad essere identica, poichè i bambini quando giocano non lo fanno in modo superficiale, bensì sono molto concentrati in ciò che fanno. Mi torna in mente una famosa frase che dice “giocare è una cosa seria”, come per gli adulti lavorare ed è in questo che secondo me vi è una doppia valenza, un doppio significato in quest’opera, ovvero sia lavorare che giocare hanno pari dignità.

  • “Le bambine che giocano a fare le signore”
    Mi colpiscono vari aspetti di quest’opera: innanzitutto ha attirato la mia attenzione il tema del quadro, perchè il gioco del far finta o dei travestimenti è il preferito di mia nipote..e quindi spesso mi ritrovo ad essere la balia/domestica compiaciuta e curiosa di vedere come si evolve la scena (lo “scherzo” alla mamma) oppure la ragazza più grande complice del travestimento della bambina piccola. Inoltre, la scena trasmette un’aria lieta e rilassata : un momento di gioco, unito ad un momento di pausa per la domestica dalle faccende quotidiane, godendosi un piccolo “scherzo”, unito alla serenità della madre che accoglie il gioco delle bambine con un sorriso, mantenendo, però, una posizione tranquilla e pacata, senza scomporsi.
    Mi piace anche il periodo storico che il quadro descrive; il XIX secolo mi affascina molto.
    Infine, posso dire che: più guardo il quadro più mi sembra che il vuoto della parete sia da colmare, mi trasmette un senso di incompletezza; tuttavia, forse, era intenzione dell’artista non aggiungere altri particolari (come quadri, specchi, mobili) perchè tutta l’attenzione fosse concentrata sul tema del suo dipinto, ovvero le bambine che giocano a fare le signore.
    Per quanto poco me ne intenda, poi, non trovo congruenza tra la tecnica di pittura “a macchie” e quello che vedo..la raffigurazione mi sembra veramente armonica e “pulita” e l’unico punto che mi riporta all’idea di qualcosa fatto a macchie o macchiato è la cornice bianca del muro.

  • Questo libro mi fa nostalgia, perché mi ricorda i giocattoli che ho usato per giocare come un bambino. Mi sembra molto originale, perché l’artista disegna da zero un lavoro molto completo.
    Ho scelto questo autore perché credo che non dobbiamo mai perdere il bambino che abbiamo, e mi piace che l’autore avvicina le sue opere dal canto suo figlio.
    Io preferisco le parole “eterno bambino”.

  • Leggendo l’approfondimento dell’opera “Claude Renoir” di Renoir, ho scoperto come questo fosse solito ritrarre i propri figli durante le loro attività tipiche: dallo studio al gioco. La prima cosa che mi sono domandata è stata se il fatto che il bambino ritratto sia il figlio debba cambiare o meno l’interpretazione dell’opera. Di sicuro, essendo il bimbo una presenza importante nella vita dell’artista, si può immaginare come, nel momento della realizzazione dell’opera, Renoir fosse fuorviato dall’amore per il figlio. Guardando il bambino, infatti, si può notare come ogni particolare del suo viso sia valorizzato, a partire dai colori utilizzati (per esempio le guance e le labbra rosate o i capelli biondi e un po’ spettinati, tipici di un bambino piccolo). La mia scelta è ricaduta su questa opera probabilmente in maniera inconscia, attirata dalla tenerezza che questa trasuda. Credo, inoltre, che potrebbe essere utilizzata in un percorso di didattica dell’arte come imput per far ritrarre ai bambini un loro fratellino, magari facendo caso alla scelta di quali particolari il bambino scelga di rappresentare, invece di altri.

  • Scorgo in quest’opera una serenità idilliaca che sembra prendere forma dall’attività del gioco. Ciò che essa mi trasmette è come un senso di pace profonda scaturita dalla concentrazione dell’ azione, del “fare giocando”, sembra esprimere un ricongiungimento con quella che è la natura più intima dell’ uomo e che nell’infanzia sembra affiorare nella sua più pura autenticità.
    Nel gioco il bambino ha la mente libera, attraverso l’avventura e l’immaginazione esprime tutto se stesso senza sconti, impegna al massimo le sue energie e facendo ciò partecipa attivamente al processo di creazione mediante il quale egli crea e reinventa se stesso.
    Questo quadro sembra voler comunicare ed esaltare la spontaneità, la naturalità e l’ essenza vitale che è propria dei bambini, i quali, differentemente dagli adulti, vivono in un’altra dimensione, la dimensione dell’anima, dove il pensiero è il grande assente e a dominare è una forza primordiale che si avvicina quasi al divino.
    Ricollego inoltre questo quadro e il mio commento a Froebel, il quale sosteneva che il gioco, in quanto attività spontanea, anomica e fine a se stessa, fosse espressione dello svolgimento e del continuo divenire dell’assoluto.

  • Credo che vedere i bambini giocare sia uno degli spettacoli più belli al quale si può assistere: la fantasia diventa tangibile, emerge e si concretizza nell’attività del bambino. Il gioco infantile viene cantato e citato in tutte le forme d’arte, dalla musica alla letteratura, dall’arte fino alle varie forme di arte popolare (filastrocche, stornelli, fiabe…). Il gioco rappresenta per il bambino tutto il suo mondo: nel gioco egli riversa desideri, sogni, paure e tutti gli stati d’animo che lo assalgono.
    Nell’opera sopracitata, emergono le stesse caratteristiche del gioco infantile che spesso (anzi, quasi sempre!) sono presenti anche nella fiabe che da sempre piacciono ai bambini. Fiaba, ha in se personaggi che emergono, personaggi che si nascondono, personaggi che emanano luce e altri invece che sono cupi e misteriosi. I contorni di alcuni penetrano e si confondono con quelli di altri in un gioco di colori e suggestioni al pari delle suggestioni provocate dalle fiabe raccontate. Lo sfondo cupo si illumina e si schiarisce in corrispondenza dei personaggi che emamamo luce.

  • “Fiaba”
    Quest’opera presenta colori accesi ma anche toni molto scuri. Sono stata attratta da questo contrasto che contribuisce a creare un’atmosfera che percepisco come dissonante.
    La sensazione è quella di un mondo ricco di vivacità e allo stesso tempo definito da numerose zone d’ombra. Un mondo in cui i personaggi stessi non sembrano in apparenza né benevoli né malevoli. Un mondo che quindi è simile a quello reale in cui non tutto è come sembra e in cui tutto può essere in un modo o in un altro a seconda del punto di vista. Un mondo in cui le zone d’ombra sono ovunque, sia dentro di noi che fuori di noi.
    Ecco quindi che la fiaba può diventare un modo per comunicare in maniera autentica con i bambini, senza maschere,senza veli. Con un linguaggio che penetri nel loro immaginario, mostrando loro il mondo nella sua complessità. Infatti è lì che dovranno vivere ed è importante che siano posti di fronte a delle situazioni che li aiutano ad esercitare spirito critico, necessario per muoversi nella complessità del reale.

  • Il dipinto “Giochi di fanciulli” di Bruegel mi ha fatto ripensare alle ricreazioni tanto attese nel giardino della scuola, quando il sole finalmente diventava abbastanza caldo da permetterci di andare fuori a giocare…
    Nessuno è da solo ma in ogni gruppetto di personaggi c’è complicità, voglia di stare insieme, muoversi e gridare. I colori caldi, la cura del dettaglio e la dinamicità della rappresentazione trasmettono il suono e il disordine di chi si sta divertendo: è il gioco ad essere il vero protagonista del quadro. Un gioco bello e caotico che svaga e distrae ma anche, come affermano molti pedagogisti, che fa crescere ed educa al diventare adulti.

  • Ho scelto di commentare il quadro di Tadini ,intitolato ‘Fiaba’, ancora una volta perchè condizionata dai colori. Sono presenti infatti colori molto forti accesi,accostati tra loro senza troppa armonia, che ricordano il manto di una coperta patchwork..il tutto mi richiama alla mente un senso di una realtà un po’ confusa frenetica. Ovviamente è un pensiero strettamente personale, ma quando guardo un quadro ‘astratto’, il colore per me assume una posizione centrale, fa da protagonista e le figure sono solo un elemento marginale. In conclusione ho scelto questo dipinto proprio perchè ha subito attirato la mia attenzione l’insieme frenetico dei colri.

  • Tadini, Fiaba
    La contrapposizione tra colori caldi e luminosi e i colori grigi e pesanti delle case mi hanno portato subito alla mente l’abissale differenza che esiste tra mondo adulto e mondo dei bambini.

  • La scena rappresentata in questo quadro appare familiare: un cortile animato da soli ragazzi alle prese con i giochi più svariati. Non può che richiamare alla memoria i cortili delle scuole durante la ricreazione o i parchi cittadini. Credo che questa opera possa essere adatta per essere inserita in una lezione di storia sulla vita quotidiana in periodo medioevale. Sarebbe curioso invitare ragazzi di una classe ad immedesimarsi nei loro antenati e soffermarsi non solo sui giochi in atto ma anche sull’abbigliamento di quei bambini, gli spazi in cui si muovono, le abitazioni ecc. Così facendo si stimolerebbero gli studenti a estrapolare informazioni direttamente dalle fonti e a prendere familiarità con la lettura delle opere d’arte.

  • Questo quadro mi trasmette un senso di gaiezza, tranquillità e spensieratezza in quanto ritrae una scena di quotidianità familiare in cui due bambine giocano ad imitare gli adulti travestite con abiti troppo larghi per la loro età. La scena è ben rappresentata dall’autore che riesce a trasmettere e a definire l’azione di ogni personaggio: la balia complice del gioco è in disparte mentre osserva le bambine nascosta dietro la porta, le bambine padrone della scena che cercano di attirare l’attenzione della madre, la quale continua nelle sue faccende domestiche compiaciuta e divertita.

  • In quest’opera vivace i colori più caldi e quelli dalle tonalità più accese si accostano in sagome nette e dai contorni ben definiti. La combinazione delle diverse forme irregolari che compongono i coloratissimi personaggi che animano la scena e le linee spezzate che disegnano i tetti e le case, creano sulla tela una sorta di bizzarra geometria in movimento. I tratti caratteristici dei singoli personaggi appaiono appena accennati, i loro volti sono vaghi come per lasciar spazio alla mente del fruitore che può completarli con la propria immaginazione. Il pullulare in ogni angolo di marionette e strani omini nelle posizioni più diverse e strampalate, contribuisce ulteriormente a ravvivare la scena, in cui anche lo sfondo appare indefinito e dal sapore magico. La scelta degli acrilici, inoltre, è ottimale per rendere la composizione luminosa e per evocare un’atmosfera allegra e giocosa. Il titolo dell’opera infatti, svela ,l’intento dell’autore di evocare un suggestivo mondo fiabesco ed immergendosi in esso si ha la possibilità di tornare bambini e perdersi in chissà quale storia nata dalla propria fantasia.
    Quest’opera si lega pertanto perfettamente alla letteratura fiabesca e alla più fantasiosa narrativa per l’infanzia; lo stesso artista, nonostante sia ricordato soprattutto come pittore, fu uomo di cultura a tutto tondo e fu egli stesso, narratore, poeta e saggista, riuscendo ad adattare la Pop Art secondo la sua indole narrativa. Ciò è evidente anche da quest’opera che, più che raccontarci una storia, è organizzata e realizzata in modo tale da darci lo stimolo per costruire la nostra storia, disegnare i volti dei personaggi e immaginare un intreccio di affascinanti avventure.

  • Il pittore utilizza nel ritrarre il proprio figlio, linee morbide,continue ed avvolgenti che si estendono in diverse direzioni. Le forme sono tondeggianti, si veda per esempio, il maglioncino del piccolo Renoir, la sua faccia paffutella ed i suoi capelli voluminosi. L\’utilizzo di colori caldi ed espressivi ci conferisce tutta la gioia, la felicità e la naturalezza del momento del gioco. Vi sono rappresentati i movimenti del bambino mentre sposta, anima i suoi soldatini. La luce è incentrata sul volto, suoi dolci e puerili lineamenti, i quali ci restituiscono l\’affettuosità propria di un padre. Le linee del tavolo e dello schienale della sedia conferiscono profondità all\’opera, inoltre vi è presente l\’ombra della mano del piccolo e dei suoi giocattoli. Questo quadro mi piace molto, sia per i tratti tipici dell\’impressionismo sia per ciò che rappresenta. A mio parere restituisce perfettamente il momento del gioco, in cui il bambino è perso nella fantasia e nell’immaginario. Rappresenta infine, anche l\’amore e il bene di un padre nei confronti di un figlio. A partire da questo quadro, si potrebbero analizzare altri tipi di giochi utilizzati dai bambini in quegli anni e confrontarli con quelli di oggi, oppure concentrarsi sul modo di rappresentare i fanciulli, sui loro indumenti e molto altro. E\’ come se si trattasse di una fotografia che immortala e ricorda Renior in un momento della sua infanzia, se ci pensiamo anche tutti noi ne possediamo molte della nostra.

  • Fiaba, Emilio Tadini.
    Emilio Tadini, l’autore di quest’opera, è, citando Umberto Eco, “uno scrittore che dipinge, un pittore che scrive”: le sue opere riflettono infatti alcune caratteristiche del linguaggio scritto oltre a quelle del figurativo, tanto da essere fortemente narrative. Questa tela è rivolta ad un pubblico di massa, fruitore privilegiato della Pop Art, proprio perché le fiabe sono narrazioni conosciute da tutti, seppure in maniera differente da ognuno, e anche rappresentate tramite il linguaggio figurativo possono raccontare storie diverse, da leggere e rileggere per coglierne ogni volta nuovi aspetti. Quest’opera di Tadini è quindi molto coerente col suo significato: gli edifici dalle forme non realistiche e i profili a tratti indefiniti dei personaggi, stagliati sullo sfondo scuro, lasciano infatti la possibilità all’osservatore di immergersi in un mondo fantastico e “non reale” come quello della fiaba, dove gli oggetti e i personaggi acquistano una forma grazie all’immaginazione del lettore/ascoltatore, quell’immaginazione che, anche davanti ad un dipinto, è sempre in movimento e permette ad ognuno di noi di vedere il mondo che ci circonda da punti di vista ogni volta diversi. I personaggi sono dipinti in prevalenza con colori caldi, in particolare il rosso, che contrastano nettamente con l’insieme di tinte scure che rivestono il cielo e con il grigio delle case: in questo modo l’occhio dell’osservatore viene attirato sulle sagome e solo in un secondo momento si posa sugli altri elementi della composizione, passando attraverso i tetti degli edifici, anch’essi rossi; allo spostamento dell’occhio contribuisce anche la presenza di linee spezzate e linee curve, accostate in modo sapiente dall’autore in modo da rendere dinamica l’opera.

  • LE BAMBINE CHE GIOCANO A FARE LE SIGNORE – LEGA
    L’opera rappresenta una scena di vita ingenua e quotidiana. Le protagoniste del quadro sono due bambine che giocano a fare le signore indossando abiti sontuosi ed eleganti. Essendo un purista, l’autore applica le regole della pittura accademica: ciò fa si che il quadro ha una forma e una composizione perfetta ma è carente dal punto di vista del contenuto. La prospettica è centrale, fissa e monoculare, quindi a livello compositivo l’opera risulta perfetta, equilibrata e armonica. La perfezione è riscontrabile anche nel gran numero di particolari che il pittore aggiunge nella rappresentazione assolutamente realistica (le pieghe del vestito della bambina e della mamma seduta, i particolari dei disegni del tappeto e della tappezzeria del muro che fa da sfondo all’immagine). Sono presenti molti dettagli delle stoffe, dei vestiti degli accessori: questi dettagli sono studiati sino all’ultimo. I colori sono studiati ma non nascondono alcun significato rappresentativo. L’opera è vuota dal punto di vista del contenuto: è un puro esercizio formale.

  • FIABA
    Colori sgargianti accostati a tinte più cupe; palazzi non lineari, dalle architetture irregolari quasi distorte; personaggi molto piccoli dai cappelli bizzarri condividono la scena con visi giganti, omini mascherati e figure simili ad animali travestiti. L’ambientazione ricorda una situazione da fiaba. Sembra di essere in una situazione non reale. I contrasti di colore e la bizzarria dei personaggi ci dicono che quella che stiamo guardando non è una rappresentazione realistica di ciò che quotidianamente vediamo con i nostri occhi. Allo stesso tempo però, guardando la composizione, il linguaggio utilizzato dall’autore non sembra essere totalmente altro rispetto alla nostra realtà. L’opera è infatti stata realizzata nel 2000 e sembra rappresentare le luci e le ombre di un’epoca caratterizzata da complessità e da una percezione di perdita dei punti di riferimento tradizionali. Guardando l’opera mi vengono in mente le periferie delle nostre grandi città, con palazzoni grigi pieni di finestre. Dai tetti sembrano affacciarsi strani abitanti, nei quali mi sembra di riconoscere personaggi di fiabe che ieri come oggi sopravvivono nonostante il grigiore di tanti contesti in cui viviamo e nonostante i cambiamenti che sono avvenuti da quando le prime fiabe venivano create.

  • Emilio Tadini (1927-2002) fu uomo di cultura a tutto tondo: era pittore (innumerevoli le sue esposizioni italiane e internazionali), scrittore e saggista. Laureatosi in Lettere, esordì nel 1947 sulla rivista “Il Politecnico” di Elio Vittorini, pubblicando poi saggi, romanzi, poesie e monologhi: passò dalla scrittura alla critica d’arte, dalla poesia alla drammaturgia. Col suo linguaggio personalissimo e versatile affrontò sia i temi più attuali della cronaca, sia le forme più arcaiche dell’immaginario occidentale, come mito e fiaba.
    L’esordio come artista visivo arriva alla fine degli anni Cinquanta, fece la prima personale a Venezia nel 1961. Fin dall’inizio Tadini sviluppò la propria pittura per grandi cicli, “costruendo il quadro secondo una tecnica di sovrapposizione di piani temporali, in cui ricordo e attualità, tragico e comico, si intrecciamo in un continuo complesso gioco”. Come pittore si stagliò sul panorama artistico in modo del tutto autonomo aderendo prima al Realismo Esistenziale e successivamente, negli anni Sessanta, subendo il fascino della Pop Art inglese.
    Il “Realismo Esistenziale” è nato e vissuto a Milano tra la metà degli anni Cinquanta e la fine degli anni Sessanta circa, da un gruppo di giovani artisti usciti dall’Accademia di Belle Arti di Brera diretta da Aldo Carpi, senza mai costituirsi come tendenza organizzata: non è stato un vero e proprio movimento pittorico, bensì un “clima” comune, un incontro di sensibilità mosse dalle riflessioni su grandi scrittori e registi dell’epoca (Husserl, Sartre e Camus, Fellini, Antonioni, la Nouveau Roman francese) e dalle varie situazioni di attualità fino al riscoprire una dimensione forte del proprio privato. Un clima che, prendendo atto dei limiti del realismo “ideologico” in pittura, riportò l’attenzione sull’uomo, sul suo destino quotidiano, sulle sue emozioni e sui suoi sentimenti di fronte al peso crescente di alienazioni dovute ai sistemi sociali dominanti. (affermazioni tratte anche dalla lettura di wikipedia, di rai.it e http://www.exibart.com).

    A partire dagli anni Ottanta la pittura di Tadini si mostra come una narrazione per immagini che sfugge alla logica, che reca in sé una convivenza di innumerevoli elementi irriducibili a spazi logicamente ordinati: caratteristica evidente è il volo o la sospensione a mezz’aria delle figure.
    Considerando l’opera della serie La Fiaba, le figure sono come appoggiate, “piene” dei loro colori ma allo stesso tempo leggere e “mobili”: i vari soggetti sembrano autonomi e allo stesso tempo interagenti tra loro. Ciò che colpisce è che però sono situati non ai piedi o all’interno delle case o dei grandi palazzi ma proprio al loro esterno, sui tetti o su forme poco precisate.

    L’attività didattica che si potrebbe fare con tale opera può essere finalizzata a condurre i bambini verso la capacità di lavorare in gruppo usando fantasia, capacità critica e creatività.
    • Avendo creato una atmosfera di aspettativa curiosa e un pò misteriosa distribuirei a cinque gruppetti di quattro alunni ciascuno, una variopinta porzione, in sé portatrice di senso, del testo fiabesco/pittorico di Tadini,(la presenza degli edifici mi aiuterà nell’ effettuare i tagli) ad un sesto gruppo, posizionato in un angolo più isolato, darò l’immagine intera.
    • La consegna è quella di immergersi nel personaggio e nel suo spazio dal forte colore, e, dopo un pò, dopo essersi immedesimati, dialogare assieme agli amici del gruppetto per comunicare il proprio pensiero, che può essere fatto di sensazioni che vanno al di là della semplice vista e possono portare a immaginare una storia, un viaggio, una situazione in cui anche i suoni più o meno ovattati o forti o cupi e persino odori e profumi possono essere evocati.
    Tutto ciò sarà scritto e sarà realizzato anche con la continuazione del disegno secondo quanto pensato. Al proprio interno il gruppo potrà suddividersi fra chi scrive e chi disegna e colora.
    • Al termine del lavoro,che non dovrà superare l’ora, i vari gruppi leggeranno i propri elaborati e faranno vedere i disegni realizzati ai compagni.
    L’ultimo lavoro presentato sarà quello che aveva avuto l’intera opera da esaminare e sarà interessante anche per l’insegnante vedere e ascoltare quanto la fantasia dei bambini stimolata dall’immagine avrà saputo far nascere nei bambini.

  • “Claude Renoir mentre gioca” è un quadro del 106 in cui il pittore ritrae il figlio mentre gioca.
    Il dipinto è legato al movimento impressionista, con delle pennellate e dei colori chiari che danno un senso di serenità e dolcezza. Nel dipinto è centrale il volto del bambino e in particolare il colore rosso del suo abito. Nel quadro sembra che sia rappresentata una bambina con i lunghi capelli biondi e il vestito rosso, ma in realtà è uno dei figli maschi dell’autore perché a quel tempo i bambini venivano vestiti così.
    Appeno lo vedo, senza nemmeno guardare il titolo del dipinto, capisco che il bambino è intento a giocare con le sue statuine e mi fa venire in mente una specie di “teatrino” in cui il bambino si diverte a inventare “mondi” e storie. L’autore forse vuole mostrarci quel bellissimo mondo in cui è immerso il bambino mentre gioca. Si nota in particolare lo sguardo di Claude che non sembra nemmeno accorgersi del padre e continua a giocare.

  • Questa opera da un lato mi ricorda il gioco simbolico che i bambini alla scuola rendere. Mi piace perché penso che questo gioco è molto importante e più divertente per i bambini. Sembra anche una situazione quotidiana e reale. Questa pittura approci a la realità che i bambini vedono tutti i gorni a casa sua. Circa tre anni i bambini iniziano il gioco simbolico è più tardi svilluppa.
    Inoltre, penso che i colori della pittura sono un po’ buio, ma il bianco dalla donna che é seduta sul divano dà un contrasto con la opera. Questo contrasto ti concentra nelle ragazze vestite come le signore. Per me il abbigliamento è molto bello perchè è tipico della epoca e sempre mi piacciono i vestiti di epoca.

  • Lega, Le bambine che giocano a fare le signore

    Questa opera da un lato mi ricorda il gioco simbolico che i bambini alla scuola rendere. Mi piace perché penso che questo gioco è molto importante e più divertente per i bambini. Sembra anche una situazione quotidiana e reale. Questa pittura approci alla realità che i bambini vedono tutti i gorni a casa sua. Circa tre anni i bambini iniziano il gioco simbolico è più tardi svilluppa.
    Inoltre, penso che i colori della pittura sono un po’ buio, ma il bianco dalla donna che é seduta sul divano dà un contrasto con la opera. Questo contrasto ti concentra nelle ragazze vestite come le signore. Per me il abbigliamento è molto bello perchè è tipico della epoca e sempre mi piacciono i vestiti di epoca.

  • TADINI FIABA
    L’opera, colorata, è come se fosse suddivisa in riquadri, ciascuno con vari personaggi o un un personaggi, o un profilo o vari profili…Mi trasmette un’idea di movimento, alcune case poi sono ”storte”… Grazie ad una collega, mi sono accorta che è del 2000.Questo mi ha sorpreso, perché nell’approfondimento era accostato alla Pop-Art, che si sviluppa però in America a metà degli anni 50..Ho visto come, in realtà, Tadini non si riferisca alla Pop-Art americana, ma a quella inglese, più simbolica e metaforica.

  • Calder, Lion tamer

    Penso che è una magnifica opera perché questo autore dissegna una scultura in ferro compresi i colori tipici di un circo. Questa opera regala un’atmosfera piena di festa. Il uomo che sta fuori della cella, che secondo me è il domatore del leone ha una faccia triste. Io credo che sta triste perché il leone sta all’interno della cella. Ci sono un’opposizione perché i colori della cella sono allegre ma il leone e il uomini sono triste.

  • Lega, Le bambine che giocano a fare le signore

    Ho scelto questo dipinto perché mi ha colpito il realismo dei soggetti e l’attenzione ai particolari. Trovo che nel complesso presenti un buon equilibrio nella composizione, i soggetti sono infatti posizionati in modo uniforme e rappresentati orizzontalmente in modo molto equilibrato e ordinato. Già leggendo il titolo, si può cogliere il significato dell’opera, la coerenza tra titolo dato dall’autore e sua rappresentazione, permette infatti a chi osserva di entrare immediatamente in sintonia con quanto Lega ha rappresentato, ovvero una situazione di gioco, di complicità tra le bambine e la domestica che si affaccia sulla porta e che con lo sguardo sembra approvare quanto accade. Il tutto in un’atmosfera di intimità casalinga che trasmette sentimenti di tranquillità e spensieratezza infantile. L’opera mostra anche una dimensione familiare particolarmente borghese per l’epoca (1872), periodo nel quale, probabilmente, la rivoluzione industriale ormai pienamente in atto portò con sé una fioritura economica sostanziale. Personalmente trovo che rappresentare bambine nell’atto del “far finta di…” sia quanto mai attuale, in quanto i bambini e le bambine di ogni epoca si sono sempre divertite a travestirsi da qualcun altro, tant’è che tutt’ora nelle Scuole dell’Infanzia troviamo l’angolo dei travestimenti sempre molto apprezzato dai bambini ed anche da me in prima persona quando ero piccola.

  • Bruegel, Giochi di fanciulli
    Le piccolissime figure, ricche di corposo cromatismo, esercitano i loro giochi su più sfondi. Nonostante il variato affollamento delle figurine, l’artista mantiene un rigoroso rispetto della prospettiva e della cura dei dettagli.
    Si nota che la rappresentazione della festa con molti giochi differenti fatti da numerosi bambini, vede l’assenza del gioco della palla, questo perché nacque solamente a inizio del XVI secolo e unicamente come intrattenimento per adulti.
    Si notano qui solamente giochi semplici per persone semplici con poche pretese, ma in un secondo piano alcuni bambini sembrano fare ginnastica, accingendosi verso giochi di destrezza, di agilità, di forza e resistenza allo sforzo o al dolore che possono essere pensati come parte della preparazione sia fisica sia caratteriale dei giovani dell’epoca medievale.

  • A mio parere nell’opera di Bruegel “Giochi di fanciulli” possiamo trovare un certo equilibrio tra i bambini che giocano e la distribuzione spaziale degli stessi nell’opera. Le cromature sono definite con tonalità omogenee, persino il lato sinistro ha (sopra e sotto) medesimi colori scuri, mentre le altre parti sono di colori più chiari.
    Il titolo dell’opera è concorde con l’immagine rappresentata. Difficilmente si può interpretare diversamente in quanto è molto evidente il comportamento dei bambini con i vari giochi. Però la rappresentazione di essi che giocano in un periodo medievale risulta fuori tempo, in quanto i bambini del medioevo venivano indirizzati prevalentemente nel lavoro e non nel gioco.
    L’opera nel suo complesso è molto bella e interessante, rimango stupita del dettaglio che ha utilizzato l’autore, il quale non ha tralasciato di curare i singoli particolari. Noto che persino i visi sono stati ben curati dall’artista che però ha utilizzato visi da adulto e non da bambino, riallacciandosi così all’idea del bambino di quell’epoca: “piccolo adulto” che doveva velocemente apprendere il lavoro e la fatica, non quindi il gioco.

  • Renoir, Claude Renoir mentre gioca

    Questa è una opera che mi piace molto. Possiamo vedere come una bambina gioca con piccoli bambole. Mi
    seduce e mi fa pensare nella importanza del gioco dei bambini.
    Nella opera vediamo come l’autore pinta di maniera suave
    In questa opera c’é coesione, è una composizione equilibrada. Tuttti gli elementi dell’opera hanno relazione. Anche posso vedere che c’è coerenza. L’opera mostra esactamente quello che dice il titolo. Il titolo ci dice che la bambina é la figlia de l’autore (ha il stesso cognome). Penso che l’opera ha situazionalità, cioè che ci sono elementi tipici del tempo e del contesto. Il vestito della bambina si vede che è dell’època. Anche possiamo vedere che i bambole non sono molto moderne.
    Mi piace tantissimo questa obra perché mi fa pensare nell mio futuro come maestra. Quando vedo questa opera penso nella importanza dell gioco libero dei bambini. Loro possono sviluppare la sua imaginazione giocando de maniera libera.

  • Calder, Lion tamer
    Ho scelto quest’opera perché mi ha sorpreso il fatto di essere disegnata di fil di ferro. Questo è un materiale che normalmente non si usa per fare opera d’arte ma è interessante vedere tutto quello che può fare con questo. L’artista con questa elaborazione mi fa pensare in la semplicità di un bambino, chi ha la capacità di trasformare sempre con la immaginazione, una cosa semplicissima (la linea che disegna il fil di ferro) in una storia che per lui può essere importantissima e complessa.
    Il circo come posto importante nella vita di un bambino, per tutto quello che ha: magia, animali, clown, immaginazione… e Calder raggiunge a giocare con tutti questi elementi in questa opera.

  • “Giochi di fanciulli” di Bruegel è piena di dettagli che la rendono interessante guardare a questa opera d’arte.
    L’opera d’arte raffigura una piazza del paese, dove si è giocato, ha agito ubriaco, è battuto. quasi non può ottenere abbastanza di questa immagine.
    Ia artiste usato colori luminosi e allegri, che ricorda una bella giornata estiva.

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