Giochi di bambini, Bruegel

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Titolo: Giochi di Bambini

Autore: Pieter Bruegel “Il Vecchio”

Anno: 1560

Tecnica di realizzazione: Olio su tela

Provenienza: Kunsthistorisches Museum, Vienna

Percorso didattico proposto

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Approfondimento

Brueghel reinterpreta in questa opera in modo originale il tema dei giochi dei bambini che già nel Medioevo animava i codici miniati. Nel dipinto sono raccontati circa ottanta giochi riconoscibili, compiuti da bambini con il volto da adulti. Lo sguardo di Brueghel, il più influente pittore fiammingo del Cinquecento, è quello di un antropologo che osserva difetti, miserie, gioie e fatiche degli uomini con cosciente razionalità intellettuale. Le comunità brulicanti che Brueghel disegna, nelle piazze o nelle campagne, sono indaffarate a rappresentare allegorie, proverbi, giochi, immerse in una natura potente che le sommerge e le deforma. Anche I bambini dipinti da Brueghel non nascondono la loro “bestialità”. I loro volti grottescamente adulti rivelano la consapevolezza di doversi giocare con drammatica allegria la vita. L’amore per il dettaglio, tipico dei fiamminghi, ci permette di partecipare, di entrare in un mondo passato ma vivissimo. La storia diventa cronaca, attimo, istante in cui riconoscersi.

Tag (parole chiave)
giochi – giocattoli – bambini – tradizioni popolari

Mostre
Da Rubens a Brueghel. Fiamminghi in mostra, Palazzo Doria Pamphilj di San Martino al Cimino, Roma, 1999

Bibliografia
Mallé L., Atlante della pittura – Maestri fiamminghi, De Agostini, Novara 1965. pag.4

Allegretti P., (a cura di), Brueghel, Collana i classici dell’arte, Corriere della Sera, Rizzoli/Skira, Milano, 2003

Bussagli M., Bruegel, Collana Dossier d’Art Giunti, Milano, 2008

Bruno S., (a cura di), Rubens e la pittura fiamminga nel Secolo d’oro, Collana i grandi maestri dell’arte, Il Sole 24 ore Milano/E-ducation.it Firenze, 2007

Fonte
Lari G., (a cura di), Catalogo completo dell’opera grafica di Brueghel, Salamon e Agustoni, Milano, 1973

37 Commenti to “Giochi di bambini, Bruegel”

  • Ad un primo sguardo, l’opera viene da me percepita come caotica, ricca di dettagli minuziosi, una ricchezza quantitativa di immagini che si incatenano le une alle altre e sembrano non lasciare alcun respiro all’osservatore; solo l’oasi accanto al fiume, posta in fondo al quadro, offre un punto di sosta e riposo per la mente di chi osserva, “assalito” dalle immagini che sembrano “invadere” l’opera.
    Il dipinto mi richiama alla mente le miniature medievale, ricchissime di dettagli colorati, con una grande abbondanza di particolari; tuttavia, forte è la critica del pittore che si avverte osservando una tale confusione e soprattutto nei visi dei personaggi: sono bambini, ma che hanno il viso di adulti, giocano, ma lo fanno in modo caotico; è come se l’artista volesse avanzare una forte critica a quel modo preso da moltissime preoccupazioni, all’inutilità delle azioni umani che vengono, spesso, svolte in modo meccanico, senza senso e soddisfazione, in cui gli uomini, più che esseri umani, appaiono come animali.

  • A mio parere “Giochi di Bambini” è l’immagine che meglio rappresenta e sintetizza questa sezione, poiché ripropone molti giochi che hanno fatto e fanno divertire i bambini. Il dipinto è interessante per la sua ricchezza di particolari, nonché per la loro precisione; lo si potrebbe osservare con attenzione e provare a riconoscere le varie attività.
    Contrariamente a quanto scritto nell’approfondimento, non trovo grottesche le facce da adulti sui corpi di fanciulli, soprattutto perché non vedo questa dualità, se non in alcuni soggetti (come ad esempio i tre bambini a cavalcioni sullo steccato a sinistra). L’idea generale che mi è trasmessa da questa immagine di Bruegel è quella di una felice giornata di festa in un piccolo paese, un’ottima occasione per divertirsi e giocare indipendentemente dall’età.

  • Questo quadro ha attirato la mia attenzione per la sua vivacità e pluralità di azioni diverse. Mi ha colpito inoltre l’attenzione che l’artista ha dedicato ai particolari tipico degli artisti fiamminghi.
    Mi ha molto divertito scrutare il quadro e osservare le piccole azioni e paragonare le modalità di gioco del passato con quelle del giorni nostri. Infatti possiamo notare che nel quadro i bambini giocano all’aperto, con semplici oggetti e le attività sono di gruppo, mentre ai nostri giorni il bambino si rinchiude in casa con giochi prevalentemente virtuali che portano all’individualismo e che suscitano emozioni forti. Nella scuola dell’ infanzia è importante sviluppare i giochi all’aperto e di gruppo oltre quelli individuali.

  • Ho scelto quest’ opera di Bruegel perchè racchiude molti giochi dell’epoca ma che alcuni ancora oggi sono presenti. Ad esempio l’altalena,giocare al negozio,fare le capriole e tanti altri. Mi piace molto la prospettiva data al quadro: dove sulla destra continua la strada in quello che per me è un vicolo cieco; e sulla sinistra si vede un giardino e, più lontano, una specie di “oasi” sulla riva di un fiume o di un lago. Questo “luogo” in realtà è molto contrastante con tutto il resto del quadro. Mentre al centro c’è disordine e confusione in quell’angolo è come se ci fosse pace e tranquillità. Quest’opera è davvero ricca di molti dettagli interessanti che bisognerebbe osservare con una lente di ingrandimento per coglierli tutti. Sinceramente non comprendo il termine “bestialità” riportato sopra, riferendosi ai volti dei bambini dipinti. Anzi, per me, si rispecchia molto bene il tema di questa sezione giochi di fanciulli.

  • La rappresentazione dei tanti giochi che posso fare i bambini porta subito lo spettatore a una dimensione giocosa, dominata dalla tranquillità e dalla calma. Infatti fin da subito lo spettatore si sente di poter osservare il quadro senza “fatica”, lasciando il proprio sguardo libero di vagare tra gli stessi bambini protagonisti dell’opera che giocano e scoprendone le meraviglie e le particolarità. La cosa che più mi colpisce di quest’opera è la sensazione di movimento data dalla molteplicità di elementi del quadro e la precisione nei dettagli. E’ un quadro che personalmente trovo molto bello e se ci si ferma a guardarlo attentamente si possono facilmente immaginare i rumori presenti, come se fossimo immersi nell’opera stessa, come se volassimo sopra la piazza del paese.
    Inoltre posso dire che mi ricorda un po’ quelle fiere e sagre che vengono fatte nei paesini in alcuni periodi dell’anno, dove tutto il paese è coinvolto e partecipa a una serie di iniziative per far conoscere la propria città e le proprie tradizioni ai non-paesani. L’atmosfera quindi è calda, accogliente e gioiosa.

  • In questa opera la prima cosa che mi ha colpito è il colore. I colori sono piuttosto spenti, però a mio avviso rispecchiano perfettamente l’epoca che l’artista voleva rappresentare.
    Importantissimi sono i dettagli presenti all’interno dell’opera.
    Grazie a questi possiamo osservare una caratteristica che accomuna secondo me i giocattoli del tempo: la semplicità dei materiali con cui erano costruiti.
    Tutti questi bambini che giocano, chi ad un gioco, chi ad un altro mi trasmettono spensieratezza.
    Se già dal 1500 abbiamo opere di questo tipo, al cui centro abbiamo come tema l’attività ludica del fanciullo, ciò conferma l’idea che i giocattoli e il gioco siano da sempre considerati essenziali per un corretto sviluppo infantile.

  • Di questo quadro mi ha subito colpito la quantità di gente che è raffigurata. Rappresenta una scena molto bella e mi fa nascere un po’ di nostalgia della mia infanzia. Infatti nel quadro sono rappresentati bambini che giocano in uno spazio sconfinato, senza limiti e senza pericoli. Questo spazio mi ricorda la campagna dove vive mia nonna e dove da piccola, con le mie sorelle e i miei cugini passavo giornate molto divertenti facendo giochi all’aria aperta.

  • Ho guardato a lungo tutte le opere proposte in questa sezione e questa devo dire è la mia preferita non solo tra i “giochi di fanciulli” ma tra tutte 4 le categorie. I bimbi non solo riempiono il quadro da protagonisti, ma come ha catturato subito me penso che può subito catturare l’attenzione dei bambini/ alunni. Penso che i bambini potrebbero essere attratti da questa moltitudine di bimbi ritratti ma anche affascinati ed interessati ad esplorare il significato di ogni sua piccola parte. Penso che senza bisogno di consegne, questo quadro può mettere in moto la voglia di esplorare e capire che cosa esattamente ogni bimbo ritratto sta facendo, cioè voglia guardare con attenzione e pensare per capire quali giochi siano ritratti. Il fatto che sono ritratti bimbi, tanti bimbi, e che ci siano tanti giochi ritratti, sono tanti punti forti a favore per far interessare i bimbi ai quadri, all’arte, anche come prima esperienza. Penso fondamentalmente che sia molto interessante subito, specialemente per i bambini, quindi lo utilizzerei anche con i più piccoli. Mi vengono poi in mente diverse attività da organizzare per creare un progetto legato a questo quadro… Facendo agire i bambini da ricercatori, quasi detective, possono praticare a fissare l’attenzione motivata, su un quadro, e imparare a capire, a cercare significato dietro un immagine. Si può far conoscere le modalità di gioco dei bambini in un tempo passato, far osservare i giocattoli più diffusi, e anche comparare l’attività ludica passata con quella odierna… poi scopro che c’è un link con un progetto già proposto, che è quello che ho pensato :)
    Insomma questo quadro penso sia molto efficace anche per un primo approccio all’educazione all’immagine.

  • Risate, grida, canzoni, tonfi,… Guardando questo quadro, il primo senso colpito è paradossalmente l’udito. Sembra una festa di paese: tutti corrono, parlano, scherzano. Il quadro trasmette allegria, divertimento e movimento, caratteristiche proprie dei giochi dei bambini. Anche in un cortile è facile assistere alla stessa scena concitata con alcune differenze: oggi la libertà di “sporcarsi” è limitata e gli oggetti a disposizione sono più strutturati. Nel quadro, ad esempio, una botte è “diventata” un cavallo, mentre oggi un videogioco resta un videogioco. Ad essere sincera, invidio i personaggi dell’opera, perché conoscono tantissimi giochi, mentre io ho dimenticato molti di quelli che facevo da bambina. Da questo punto di vista, il quadro può essere considerato una fonte storica perché documenta nel dettaglio i giochi a cui aveva probabilmente partecipato il pittore o che aveva visto fare.

  • E’ facile perdersi guardando l’opera di Bruegel. Un insieme frastagliato di azioni, tutte sconnesse tra di loro. Questa scena che a un primo sguardo poco attento potrebbe esprimere soltanto confusione, necessita di uno sforzo in più: non si sta osservando un piccolo spaccato di vita quotidiana di adulti, ma dei bambini, impegnati a fare quello che gli riesce meglio, giocare. Ed è proprio il gioco di per se che rende difficile allo sguardo adulto il poter trovare una coerenza tra le varie scene raffigurate: nel mondo dei bambini, non c’è bisogno che tutto abbia un senso come un quello degli adulti, l’unica regola è il poter usare la fantasia per creare un mondo dove altrimenti sarebbe impossibile vivere. Ed è così che mentre due bambini sono dei ginnasti sopra un palo di legno orizzontale, un altro bambino è un prode cavaliere sul suo destriero e un’altra bambina ancora volge il suo sguardo all’interno di una botte trovandovi il tesoro più grande del mondo.

  • Attribuisco a quest’opera un senso di “utilità”,perchè consente all’osservatore di conoscere in maniera diretta , al di fuori di ogni metafora, le modalità di gioco del tempo in cui è stata dipinta. Credo che l’autore sia riuscito a trasmettere gli usi del tempo con la stessa chiarezza espositiva e lo stesso valore mediatico di un moderno documentario

  • Ho scelto questa opera di Bruegel perchè sono rimasta colpita dal clima di festa che la caraterizza. I protagonisti sono proprio loro: i bambini; alcuni li vediamo correre freneticamente per la strada della città spensierati e incontrollati, gioiosi, altri seduti a cavacioni sulla staccionata e altri ancora intenti a ruzzolarsi per terra. Ho notato la dinamicità che funge da filo conduttore in questa opera. Mi viene naturale paragonare la situazione che ci propone l’artista alla realtà di oggi : pigra, sedentaria , una realtà quasi opposta dove i bambini li vediamo “rapiti” da uno schermo televisivo o del pc, barricati in quattro mura.

  • “Giochi di bambini” mi trasmette l’entusiasmo del gioco. In ogni angolo della strada appaiono gruppi di persone che giocano. Il gioco come momento di svago e divertimento, ma allo stesso tempo educativo. Nell’opera vengono raffigurati i giochi di un tempo, per questo penso che potrebbe essere mostrata a scuola anche per un confronto e una riflessione tra passato e presente.

    • Elena hai ragione quello che hai deto…tutti noi bambini doremo imparare tutti quei giochi forse sara divertente.

  • Brueghel, considerato come il più grande artista della prima metà del Cinquecento nel nord Europa, ci presenta, attraverso questo dipinto¸ la brulicante veduta della piazza di un paese, che ospita gruppi di bambini che mettono in scena circa ottanta giochi dell’infanzia. Nel Medioevo, così come per tutto il Cinquecento, i bambini non vennero quasi mai ritratti durante i giochi poiché a quei tempi, il gioco era un’ attività a cui veniva data poca importanza, o per meglio dire era del tutto irrilevante. Diciamo che il loro compito principale era quello di imparare un mestiere. Infatti gli 80 giochi presenti nel dipinto sono compiuti da bambini con il volto da adulti. E questi volti da adulti dei fanciulli, privi di qualsiasi allegria nell’atto giocoso, non nascondono di certo la loro “bestialità”, poiché ci svelano, involontariamente, quanto in realtà, sia dura la vita per loro, in quanto gli viene negato il loro diritto all’ infanzia. Un’ infanzia amara, bruciata troppo in fretta, a causa delle responsabilità di cui si devono fare carico. I giochi sarebbero quindi un’imitazione della vita degli adulti. Ma nonostante la freddezza racchiusa nel dipinto i colori utilizzati da Brueghel, sono colori chiari, caldi, che accolgono e coinvolgono l’ osservatore in quest’ aria di festa. Il pittore cura molto i dettagli, e questo ci permette di cogliere alcune caratteristiche tipiche di quei tempi (per esempio l’ abbigliamento delle persone). La veduta è ottenuta tramite l’applicazione geometrica della prospettiva quattrocentesca, popolata da gruppi di figure e personaggi singoli equilibratamente sparpagliati, con un’organizzazione per zone facilitata dalla presenza di macchie colorate sul terreno, ora polveroso, ora fangoso, ora erboso, in piena luce oppure in ombra. Sembra quasi di poter sentire i rumori ed il vociare prodotti dalla folla di persone immerse in questa calda atmosfera festosa, fino al punto che l’ osservatore si sente confuso, perso, come se non sapesse più quale gioco guardare… ma ecco che, nel lato sinistro del dipinto, oltre un’abitazione dalla parete rossa, si vede un giardino e, più lontano, un’oasi sulle rive di un fiume, che offre un punto di sosta e riposo per la mente dell’osservatore, con la piacevolissima veduta delle lontane case del villaggio. Guardando questo quadro mi vengono in mente i giovani di oggi, rinchiusi tra le 4 mura domestiche, anche in giornate soleggiate come quella rappresentata nell’ opera, impegnati, o per meglio dire sperduti all’ interno di giochi tecnologici e solitari. Questo quadro mi trasmette un forte senso di allegria, e mi viene da pensare che, forse, la vera ricchezza è data dalle piccole cose che ci circondano e dal modo in cui noi stessi sappiamo apprezzarle ed utilizzarle.

  • Nella sala bianca ho inserito questa opera “Giochi di bambini”.
    Essa è stata realizzata da Pieter Brueghel nel 1560. La tecnica di realizzazione è olio su tela.
    Ecco che qui vediamo vari gruppi di bambini che utilizzano 80 tipi di giochi diversi.
    Questi bambini hanno le sembianze di adulti e ciò può essere visto dai loro visi molto inespressivi.
    Secondo questo autore l’uomo in questo periodo storico è come “schiacciato” dalla natura e rimpicciolito nella sua impotenza e indifferenza generale.
    Spesso Brueghel ha raffigurato situazioni di vita contadina nel quotidiano.
    Per quanto riguarda l’analisi formale dell’opera posso dire che i gruppi di bambini sono raggruppati in modo equilibrato nonostante occupino comunque posizioni diverse in differenti spazi.
    All’interno di questa piazza abbiamo diverse aree colorate del terreno. Abbiamo vari tipi di terreno: un pò fangoso, un pò erboso, un pò illuminato dalla luce, un pò all’ombra.
    I dettagli permettono di rendere quasi viva l’opera e nel momento che la si osserva sembra quasi di essere all’interno di quella piazza.
    Questa competenza nei dettagli scaturiva dalla sua formazione caratterizzata dall’arte incisoria.
    Nella parte sinistra vi è una riva di un fiume che vuole significare un punto di sosta per la mente di chi osserva l’opera.
    Ecco che a partire da questa opera si potrebbero fare attività riguardanti i vari tipi di giochi, si potrebbe fare un confronto con i bambini a scuola tra i giochi di oggi e quelli di un tempo e magari farli sperimentare a loro.
    Si potrebbero fare anche far vedere opere che illustrano come invece pittori dei giorni nostri rappresentano il gioco.

  • Questo quadro è stato inserito nella mia Sala Bianca per la sua particolarità. E’ un quadro che definirei caotico, pieno di persone che fanno tantissime attività diverse. Con uno sguardo più attento mi accorgo che tutte queste persone non fanno attività lavorative qualsiasi ma GIOCANO! E per di più non sono dei bambini ma degli ADULTI! L’ironia è evidente.
    I quadri di questo autore sanno essere tanto fedeli alla realtà (come “l’usuraio e sua moglie” o “i mendicanti”) quanto ironici e fantasiosi (come “Land of Cockaign” in cui c’è un uovo che cammina, oppure “la dinastia Brueghel” in cui diverse persone entrano in una porticina che prende vita nel corpo di una donna).
    L’originalità di questo autore spicca nel mondo cinquecentesco e la sua fedeltà al reale, senza mai aderirvi completamete, lo rendono ancora più interessante!

  • La percezione non è qualcosa di oggettivo (Rolf Sellin, Le persone sensibili hanno una marcia in più): ogni qualvolta che ci mettiamo in ascolto del mondo esterno, una moltitudine di stimoli ci colpiscono, tuttavia, solamente alcuni, attirano la nostra attenzione, suscitano il nostro interesse. Questo meccanismo avviene anche quando osserviamo un’opera d’arte. Grazie al processo della visione, dopo uno primo sguardo sfuggente all’opera in generale, tendiamo a soffermarci su particolari che “balzano ai nostri occhi”.
    Quando il mio sguardo si è posato sull’opera di Peter Bruegel Il Vecchio, Giochi di bambini (volontariamente ho deciso di osservare prima l’opera, dopodiché leggere l’approfondimento), si è generato in me una sensazione di confusione, di spaesamento, di frenesia. Tuttavia, non mi sono soffermata su tale sensazione, ma i miei occhi sono stati colpiti dai due bambini che fanno rotolare i cerchi, rincorrendosi. Ed ecco che mi sono tornati alla mente i racconti della nonna e della mamma, racconti di infanzie trascorse nei cortili, lungo le strade poco battute dalle automobili, in cui un bastone o un cerchio divenivano i protagonisti dei giochi prediletti dai bambini.
    Ed è stato così, che la sensazione iniziale di frenesia e confusione, si è trasformata in gioia e allegria: guardando il dipinto su tela, mi sembrava di sentire il vociare di tutti quei bambini, riversati in strada. Il villaggio si era trasformato in un grande spazio ludico.
    Ma il significato che la mia percezione, insieme alla mia esperienza e al mio intelletto ha dato all’opera di Bruguel, non corrisponde, o corrisponde in parte a ciò che l’autore ha voluto trasmettere realizzandola, a ciò che l’autore ha impresso nella tela.
    Realizzata nel 1560, essa rappresenta un’infanzia che non c’è, un’infanzia trasfigurata in età adulta: corpi di bambini con volti e maschere di adulti riproducono giochi infantili, giochi resi meccanici, giochi disumanizzati. Mere azioni ripetitive prive di significato ed emozione. L’autore fotografa sulla tela un attimo di storia, uno scorcio di Medioevo in cui il bambino veniva considerato un “piccolo adulto”.
    Zone di piena luce e piena ombra si alternano sulla scena: il contesto artificiale e naturale è immobile, assiste, osserva questa folla indefinita, un brulicare di corpi che danno alla composizione un aspetto estremamente dinamico. Se ci si sofferma ad osservare l’opera da lontano, sembra quasi che raffiguri una battaglia, alla luce del giorno. Una battaglia di anime mute, ma rumorose nei loro movimenti. Realismo storico ed ironia si fondono in un’opera illusoria: l’illusione di un’infanzia gioiosa, allegra, solare (la luce è molto calda), ma che sfuma nell’ombra di un età adulta dove vige la visione meccanica del lavoro e dell’azione umana.

  • Quest’opera di Bruegel del 1560 appare subito caotica, vivace e forse disordinata agli occhi dell’osservatore: si notano gruppi di bambini con la faccia di adulto giocare allegramente a vari tipi di giochi per le vie di una cittadina. I colori sono perlopiù caldi e la prospettiva dei palazzi è ben costruita. Si nota con quanta incredibile minuziosità (tipica della pittura fiamminga) l’autore è riuscito a rappresentare ciascun personaggio e gli oggetti in un quadro davvero ironico. Bruegel, uomo del Cinquecento, vuole sicuramete trasmetterci il messaggio di un’infanzia difficile, inesistente, fatta di pochissimi giochi poichè il bambino era considerato un “piccolo adulto”, dunque già in grado di lavorare e di soppportare la fatica. Oggi, per fortuna, sappiamo che grande valore dare all’infanzia. Dunque, come attività laboratoriale proporrei di far riscoprire alcuni giochi antichi (alcuni praticati fino a pochi anni fa) ai bambini.

  • Silvestro Lega rientra nella corrente dei Macchiaioli, un gruppo di artisti italiani attivo dopo il 1856. Questi pittori erano chiamati così perchè usavano dipingere “a macchie”. Essi volevano cogliere la realtà tramite macchie di colore distinte o sovrammesse ad altre macchie di colore perchè la luce stessa viene rinviata all’occhio come colore; questo colore che ci appare come una macchia è la nostra prima impressione.
    La composizione è equilibrata in quanto lo sfondo della carta da parati e i motivi a bande del pavimento sono pacati rispetto alla vivacità data dalle vesti delle bimbe e della madre. Il gioco cromatico del chiaroscuro e la luce danno una parvenza reale alla scena.
    La scena è intima e molto vicina alla quotidianità di una famiglia qualsiasi, questo viene dato appunto dalla studiato equilibrio del colore e dalla luce.
    I collegamenti che nascono dalla visione di quest’opera è che l’educazione e la cura dei bambini era affidata alle balie e alle donne in casa, infatti si nota la mancanza di una figura maschile nella rappresentazione.
    Personalmente mi rivedo nell’opera, soprattutto nella dimensione isolata e intima poichè anche noi, da bimbe, quando giocavamo a travestirci, lo facevamo in una stanza senza che nessun’altro potesse accedervi.

  • In quest’opera ciò che vi è di definito sono le linee, abbiamo infatti case,edifici e personaggi ben marcati, in cui si distinguono con facilità i contorni. Diverso è il discorso per quanto riguarda i colori, sono resi più sfumati per rendere l’immagine più corrispondente alla realtà, per cui non è sempre così semplice distinguere un colore dall’altro. Per quanto riguarda la coerenza di questo dipinto penso che quello che il pittore voleva rappresentare (bambini come uomini giocano con la vita e sono presi dagli affanni quotidiani) possa esserci una buona concordanza. Nel senso che i colori sono piuttosto scuri, vivaci sì ma poca varietà di colori sgargianti, e in questo contesto vi sono bambini, emblema della spensieratezza e della vivacità. Credo infatti che l’artista abbia fornito questa trasversalità in modo perfetto.
    Possiamo inoltre affermare che quest’opera collega tradizioni popolari dell’epoca, lo si nota dall’ambientazione e dai costumi, con stralci di vita quotidiana.
    A parer mio quest’opera è intrisa di contraddizioni e mi lascia un senso di inquietudine, non nel senso letterale e negativo del termine, ma il modo in cui si presenta e quello che invece vuole dire realmente, pretende un’attenzione non immediatamente percepibile e quindi interessante per chi ha voglia di scorgere.

  • Ho inserito quest’opera nella mia sala bianca perchè mi ha trasmesso una sensazione particolare, ovvero a primo impatto non sapevo dove guardare. Mi appariva così omogenea nella sua confusione che non riuscivo a indirizzare lo sguardo verso una “scena” in particolare, come di solito cerco di fare osservando qualcosa. “Giochi di bambini” di Bruegel, risale al 1560 (olio su tela). Sia nel Cinquecento, ma anche nel Medioevo, non venivano ritratti regolarmente bambini intenti a giocare, forse perchè in realtà i bambini (classi alte escluse) non giocavano molto. Ai bambini veniva insegnato a lavorare, ovvero a una sorta di imitazione dell’adulto. Qui vengono ritratti i bambini impegnati in più di 80 giochi diversi, ma con il volto da adulti, questo a rimando a mio parere dell’importanza del divenatre adulti in fretta in quel periodo. L’autore esce dalla mentalità del suo tempo nella composizione (dipingendo momenti di divertimento come se fosse la normalità, anche se erano vissuti raramente), ma nella stesso tempo le dà voce, dipingendo quanta fosse la necessità dell’infanzia di crescere.

  • Contestualizzazione e analisi formale.

    L’opera di Bruegel si inserisce nel panorama della pittura fiamminga del Cinquecento. L’artista ha una solida preparazione da disegnatore che gli permette di descrivere i suoi soggetti nei dettagli.
    Ne “I giochi dei bambini” infatti vengono rappresentati circa 80 giochi, che hanno come cornice quella di una piazza di paese; malgrado la grande quantità di soggetti e la ricchezza di dettagli l’opera trasmette un senso di equilibrio probabilmente dato dalla prospettiva quattrocentesca e dai toni di colore caldi e uniformi. I soggetti infatti nonostante siano impegnati in attività diverse, sono efficacemente amalgamati in un insieme coeso. Questo dipinto offre molti spunti di riflessione che possono partire dall’analisi dei dettagli dei diversi giochi, per far nascere confronti creativi tra i “giochi di un tempo” e quelli attuali; un percorso in questo senso potrebbe essere molto interessante e stimolante per i bambini.

  • Analisi Formale
    Giochi di Bambini
    Pieter Bruegel “Il Vecchio”
    Bruegel pittore fiammingo del 1500 usando una costruzione in prospettiva geometrica intorno alla piazza , rappresenta numerosi bambini impegnati in circa 80 giochi differenti. Il quadro cattura l’immagine dall’ alto in modo da rendere tutti i personaggi visibili senza ostacoli. Tutti i bambini ,anche quelli posizionati in una zona d’ombra ,sono dipinti con colori brillanti come se fossero esposti alla luce solare.
    Ad un primo sguardo distratto le figure sembrano disposte in maniera caotica ma ad uno sguardo più attento si può notare che la disposizione è schematica: i personaggi in primo piano formano un ventaglio ,alle loro spalle ,gli altri soggetti rappresentati creano dei piccoli gruppi simili a cerchi . Tutti i bambini hanno volti e abiti simili, l’unicità di ognuno è nel movimento che compie ,quindi l’attenzione è focalizzata sull’atto del gioco e sul gioco stesso .
    Il titolo dell’ opera è sicuramente coerente con ciò che il dipinto raffigura ,anche se a prima vista più che bambini che giocano, i personaggi , sembrano adulti che partecipano ad una festa di paese ma tutto ciò e voluto dall’ autore che rappresentando i bambini con volti adulti privi di allegria vuole sottolineare l’inutilità delle azioni umane.
    L’ opera può essere usata come punto di partenza per diverse attività didattiche: riconoscere i differenti giochi, scoprire quali sono ancora in uso oggi, notare l’assenza del gioco della palla( nato solo nel XVI come intrattenimento per adulti), confrontare questo dipinto con altre opere in cui sono rappresentati altre attività ludiche per esempio ” i giocatori di di scacchi” di Girolamo da Cremona.

  • Per me i giochi che sono raffigurati dovremmo farli anche noi bambini invinece che stare davanti ai vivideogiochi..cosi non ci stordiamo la testa…cosi impariamo dagli adulti

  • Potete immaginare che il mondo sia un gioco? Poiché penso che questo dipinto mostri il mondo visto dalle menti dei bambini. Un mondo in cui il momento del gioco è anche parte della vita degli adulti. Brueghel ci permette di vedere il mondo del gioco come la stella del Medioevo, e l’importanza che i giochi popolari hanno avuto nella società.

  • In quest’opera, grazie alla visione panoramica, riusciamo a vedere circa ottanta giochi tipici del XVI secolo. Essa dunque può rivelarsi molto utile in un percorso didattico poiché approfittando del tema del gioco, che interessa in prima persona e incuriosisce i bambini, dà occasione sia di parlare dei giochi tipici del passato, sia di avvicinare gli studenti all’arte. Un percorso potrebbe essere quello di analizzare i vari giochi, vedere quali si fanno anche oggigiorno e magari provare a costruire e a fare quelli sconosciuti. In questo modo si riscopre anche la dimensione del fare e della manualità, spesso trascurati nella scuola, soprattutto in quella primaria.

  • Penso che quest’opera riprenda al meglio il concetto della sezione ” Giochi di fanciulli”, quale miglior riassunto per presentare i diversi giochi dell’infanzia?
    Inoltre alla prima vista mi ha proprio lasciato la sensazione di dare spazio a diverse opportunità di elaborazione, penso sia un opera che si adatti molto a esperienze laboratoriali con i bambini.
    Quello che mi ha impressionato sono i volti dei bambini che non sembrano esser gioiosi, svolgono questi giochi con naturalezza ma senza mostrare emozioni felici, che sembra esser contrastante con la natura stessa del gioco inoltre nessuno spicca per qualcosa di particolare,si può dire che mantengono bene l’anonimato nel complesso.

  • Ho scelto questo dipinto in quanto è un esempio significativo di come il testo artistico sia espressione di un ben preciso contesto sociale (sia in termini spaziali che temporali). Brueghel ha rappresentato con una minuziosa attenzione ai dettagli, tanto che pare di partecipare a questa comunità “brulicante”, una scena di vita reale, ovvero i bambini immersi in più di 80 giochi e passatempi. Ho letto il quadro in un duplice modo: da un lato, una lettura storico-culturale ci permette di conoscere e capire quali tipi di giochi i bambini facevano e in quali luoghi e poter così effettuare dei confronti con i giorni nostri. Dall’altro lato, il fatto che l’artista abbia rappresentato i fanciulli con i volti adulti, rivela una (o più?) letture della vita umana.
    Alla luce di quanto detto a lezione, mi sembra che quanto appena detto, possa rappresentare un esempio pregnante di come l’arte sia metafora della complessità della vita dell’uomo. L’inespressività dei volti adulti è stata interpretata come la vanità delle azioni umane; ma a parer mio, ciascuno può operare una personale lettura dell’opera e attribuire significati diversi, non dimenticando la necessaria contestualizzazione dell’opera.

  • All’interno della raccolta “Giochi di fanciulli” il dipinto che mi è piaciuto di più è “Giochi di bambini” di Bruegel, in quanto permette all’osservatore di entrare pienamente nell’ambiente e nel contesto di quel tempo, grazie ai mille dettagli utilizzati sia per la rappresentazione del paesaggio naturale sia per le diverse attività quotidiane che venivano praticate.
    L’artista ha voluto rappresentare in ogni parte della piazza alcuni dei giochi praticati all’aperto dai bambini, alcuni dei quali sono arrivati fino ai giorni nostri, affiancati dagli adulti i quali erano impegnati a lavorare.
    Nonostante i colori siano prevalentemente spenti e poco vivaci, questo quadro suscita in me molta allegria vedendo tutti quei bambini che, nonostante l’ambiente povero che li circonda, si divertono con giochi molto semplici e realizzati da loro stessi.

  • E’ sulla scia della corrente fiamminga che Bruegel realizza questo splendido quadro.
    Attraverso le caratteristiche fondamentali di questa corrente (in cui lo spazio viene valorizzato mediante la luce, la realtà è rappresentata attraverso l’accuratezza dei suoi dettagli e vi è una predominanza del miniaturismo) vengono riassunti più di 80 tipologie di giochi, in un’unica tela attraverso la pittura ad olio.
    La funzione più importante, che riveste questo quadro, a mio parere, è la grande testimonianza di quelle che erano le attività ludiche che la gente di una volta utilizzava per svagarsi dalla monotonia quotidiana. Non c’è riassunto migliore che poter osservare, in un’unica opera d’arte, quali erano tutti i giochi che il popolo di una volta preferiva e capire quindi, in che modo questi siano all’origine dei giochi utilizzati oggi.
    E’ come un nonno che, verso la fine della sua vita, seduto su quella sedia a dondolo scricchiolante, racconta ai suoi nipotini com’era la vita al suo tempo. Così noi,”giovani nipoti”, possiamo ascoltare attraverso le pennellate di questo “vecchio” quadro la sua storia e i suoi giochi.

  • Questo dipinto mi ricorda una delle pagine dei miei albi illustrati preferiti. Perdevo ore a osservare tutti i dettagli di quella pagina e ogni volta scoprivo di averne dimenticato qualcuno. La procedura per il divertimento era sempre la stessa: osservavo attentamente il disegno colorato alla ricerca di un qualche dettaglio che solleticasse la mia fantasia così da costruirci sopra una storia.
    Credo che anche Claude Ponti si sia ispirato, più o meno coscientemente, a Pieter Bruegel “Il Vecchio” poiché nel suo albo illustrato “Biagio e il castello di compleanno” compare lo stesso “amore per il dettaglio”.
    Ed è proprio questo amore per il dettaglio che fa sì che per i bambini una semplice immagine sia un vero e proprio gioco di fantasia e che “ci permetta di partecipare, di entrare in un mondo passato ma vivissimo. La storia diventa cronaca, attimo, istante in cui riconoscersi.”

  • Il dipinto di Bruegel si inserisce in un panorma storico che vede un graduale riconoscimento dell’infanzia come momento evolutivo bisognoso del gioco. Si tratta di un progresso del pensiero umano che pian piano si estende dalle classi più elevate a quelle meno abbienti.
    I bambini (soprattutto quelli appartenenti a classi sociali più povere) dovevano crescere in fretta per contribuire al mantenimento della famiglia a cui appartenevano e quindi affrontare una vita fatta di solo lavoro; assumevano quindi fattezze adulte per le fatiche, ma rimanevano allo stesso tempo bambini nell’animo. Si affermava un bisogno di questa età di spensieratezza, la quale, anche se non si esplicava in giochi acquistati o di moda per i ricchi del tempo (bambole finemente decorate, miniature…) emergeva nei giochi di strada, in libertà ed in compagnia, negli ambienti più rudi e miseri ma contesti di vita a cui ci si doveva abituare.
    Nonostante la povertà di questi giochi, noi, al giorno d’oggi possiamo rilevarne la potenza: sono arrivati sino a noi e continuano ad essere i preferiti dai bambini (sempre se l’adulto dà loro la possibilità di conoscerli). I cerchi, la cavallina, il seggiolino con le braccia, la candela e tanti altri giochi hanno fatto parte della mia infanzia e spero continueranno ad incrementare l’entusiasmo di coloro i quali, oggi, stanno sempre più adultizzandosi; se non nel viso, nel cuore e nell’animo.

  • L’opera di Bruegel è quella che più mi ha colpito nella sezione “giochi di fanciulli”. Ad un primo impatto vi è stata per me quella seduzione iniziale che mi ha portato a sceglierla tra le altre, data soprattutto dai colori e dall’impressione personale di vivere la scena in movimento. In questo momento di seduzione mi è sembrato di toccare inevitabilemnte anche uno dei punti dell’analisi formale di tipo interpretataivo, l’ambiguità. In questa scena ritrovo una mia personale visione del mondo legata anche al mio vissuto e che peoietto nell’immagine. Una piazza di paese con bambini che giocano con vari oggetti, sembra un vivere sereno e armonico. Oltre all’aspetto emotivo, trovo sia presente anche l’aspetto cognitivo. L’opera, infatti, rappresenta giochi di bambini in scene di vita collocate in un particolare periodo, lontano da noi e porta quindi anche alla conocenza di quella che era la vita nel 1560. Nel leggere la scheda del dipinto, ho ritrovato aspetti che non avevo notato, ad esempio i volti dei bambini dipinti come volti adulti a sottolineare la consapevolezza del “giocarsi la vita con drammatica allegria”. Il testo e il contesto mostrano a mio avviso la coesione nell’ opera. E’evidente l’attenzione per il particolare che da l’idea della complessità della vita di quella comunità rappresentata. Credo sia presente anche coerenza nell’opera, i giochi rappresentati riflettono anche la cultura, la miseria e la gioia che l’artista da antropologo osserva e vuole comunicare. Anche per quanto concerne la situazionalità credo che si evinca dal testo che il contesto in cui ci troviamo non è sicuramente odierno, ma rimanda ad un periodo passato in cui forse anche il gioco era diverso. Il gioco vicino ai nostri tempi avrebbe, credo, una rappresentazione diversa.

  • Una cosa che subito mi ha stupita e fatto scegliere questo quadro è il fatto che i “bambini” vengano rappresentati a giocare liberamente per le strade, con materiali non complicati ma semplici, che mettano in gioco la fantasia dei bambini per potersi divertire e giocare con gli altri, appunto, semplicemente. Cosa che al giorno d’oggi manca e che si riflettono poi anche sul modo di relazionarsi dei bambini tra di loro che scelgono sempre più giochi competitivi, o tendono ad isolarsi o che per divertirsi hanno bisogno di giochi già “precostruiti”. Rivedo quì quella leggerezza e spontaneità che ad oggi mi sembra sia stata “rubata” all’infanzia e che faccia fatica ad essere valorizzata anche da chi dovrebbe esserne “protettore” e valorizzatore.
    Una frase che mi ha molto colpita all’interno dell’approffondimento è stata: “I loro volti grottescamente adulti rivelano la consapevolezza di doversi giocare con drammatica allegria la vita.” in quanto, guardando più attentamente il quadro mi ero chiesta se fossero effettivamente bambini o adulti quelli che sono stati rappresentati. Un mondo che effettivamente poteva avere pregi (come quello della spontaneità e della fantasia) ma che sicuramente aveva anche tante note negative e difficoltà. Esattamente come al giorno d’oggi. “La storia diventa cronaca, attimo, istante in cui riconoscersi.” Un quadro credo che sia anche proprio questo: espressione di un tempo e racconto.

  • Osservando l’opera di Brueghel mi sono ritrovata a non riuscire a mantenere l’attenzione su un singolo gruppetto di persone che subito lo sguardo andava a spaziare su gli altri, cercando di capire quali giochi stessero facendo, e quali facevo io da bambina.
    A primo impatto la composizione quindi appare abbastanza caotica e confusionaria, ma osservandola meglio si percepisce che i singoli soggetti rappresentati sono equilibratamente diffusi e organizzati su zone diverse della tela (divise per colore del terreno, zone d’ombra ecc). L’angolo in alto a sinistra del quadro invece, più vuoto rispetto al resto, bilancia la “pienezza” generale del quadro dando un senso di pace e tranquillità.
    Il fatto che l’autore dell’opera utilizzi uno “sguardo antropologico” permette forse di interpretare meglio il suo quadro o quanto meno di capirne meglio le intenzioni comunicative; l’aver ritratto a tutti gli effetti degli adulti e non dei bambini mentre giocano, lascia spazio a numerose “interpretazioni filosofiche” della vita dell’uomo e del tempo che passa.
    Questa è un’opera che si ricollega bene al contesto storico-culturale poichè, rappresentando numerosi giochi, ci comunica quali/come erano praticati e conosciuti fino ad allora.
    Questo quadro così ricco di dettagli e minuzioso nei particolari riesce a catturare l’osservatore facendogli vivere quel passato e permettendogli di riconoscersi in esso.

  • Giochi di bambini, Bruegel. ANALISI FORMALE.

    Coesione: osservando l’opera è molto evidente come i numerosi soggetti siano distribuiti in maniera omogenea in tutto il quadro, intenti a compiere diversi giochi a piccoli gruppi e con l’ausilio di semplici oggetti.
    Sono presenti due grandi edifici: il primo, centrale, come un sipario “obbliga” l’osservatore a fermare lo sguardo sui protagonisti immersi nel gioco, mentre il secondo a sinistra irrompe solo in parte nella scena e porta l’osservatore a dirigere lo sguardo in direzione trasversale, dove continua – come verso l’infinito – il viale di case e personaggi che giocano.
    L’osservatore, posto più in alto rispetto alla scena, ritrova così i personaggi più piccoli ma ben distribuiti, in uno spazio che grazie anche agli edifici si estende quasi fino all’infinito.

    Coerenza: il titolo dell’opera è Giochi di bambini. I protagonisti quindi non sono i bambini ma i giochi da loro compiuti che, secondo l’approfondimento, ne sono riconoscibili circa ottanta. Trovo il titolo coerente con il quadro dal momento che i giochi sono DI bambini e non FATTI DA bambini, in quanto il volto bestiale e gli abiti fanno prendere ai bambini sembianze da adulti.

    Situazionalità: Bruegel, pittore fiammingo di metà ‘500, si discosta dagli artisti a lui contemporanei. Egli sceglie di non dipingere persone importanti all’interno delle loro abitazioni. Al contrario descrive il popolo in strada, in movimento, mentre gioca, osando anche posizioni poco educate e aggraziate, esprimendo l’attenzione nel dettaglio non nei tessuti o volti dei soggetti ma nel descrivere i loro giochi.

    L’artista, uomo colto e riflessivo, vuole scuotere l’osservatore del suo tempo, mostrando bambini con volti da adulti che senza pudore o misura giocano tra loro.
    È così che comunica alle classi alte la povertà, in senso lato, del popolo del suo tempo.

    Ambiguità: ho riscontrato ambiguità nel quadro perchè ad un primo sguardo ho osservato bambini felici intenti nei loro giochi. Con più attenzione ho notato che i soggetti sono adulti che, con volto serio, compiono le loro azioni senza grazia e tatto, quasi lanciandosi sugli oggetti e sulle altre persone.
    Tutta la spensieratezza del titolo si disperde così nella povertà di modi e dei gesti compiuta dal popolo adulto contemporaneo a Bruegel.
    Posso così ritrovare un ulteriore elemento ambiguo nell’intenzionalità dell’artista: da un lato sembra che voglia con intenti didattici presentare la pluralità dei giochi del tempo, dall’altro che voglia criticare quella classe sociale così ben rappresentata, con il rischio di dimenticarsi della ricchezza di quei semplici ma importanti giochi di un tempo ancora oggi – spero- vissuti e sperimentati.

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