Il domatore di leoni, Calder

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Titolo: Il domatore di leoni

Autore: Alexander Calder

Anno: 1926/1930

Tecnica di realizzazione: filo di ferro, legno metallo, stoffa, cuoio e corda

Provenienza: Whitney Museum of American Art, New York

Collegamenti

Ubu Web Film
Le cirque
, Calder  A. (1961)
By Carlos Vilardebò
19 minutes

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Approfondimento

Alexander Calder, americano, figlio di uno scultore e una pittrice, dopo gli studi di ingegneria intraprende la carriera di pittore e scultore mettendo alla prova le sue capacità nella Parigi degli anni venti del secolo scorso. A Parigi conosce tra gli altri Mirò, Léger, Mondrian che sono i suoi più decisi ispiratori: colori puri, forme primitive e un’idea di un’arte ludica. L’artista è un eterno bambino che gioca con l’esistenza. Le prime sculture di Calder ricordano giocattoli fatti con il filo di ferro che, modellato, diventano cavalli, giocolieri, elefanti, ballerine, clown. Il circo, soggetto molto caro agli artisti delle avanguardie che colgono in questo grande spettacolo popolare una sognante, fantastica, rischiosa, affascinante metafora della vita. Il domatore di leoni è uno degli elementi di una complessa costruzione (le Cirque) composta da piccole sculture in fil di ferro che, tutte insieme, costruiscono una sorta di panorama mobile con cui l’artista mette in scena spettacoli per i suoi amici. La fase successiva è costituita dalla costruzione di piccole sculture mosse da un motore, la rivoluzione avviene quando, con una intuizione di matrice dadaista, trasforma il concetto di scultura facendo diventare materiale fisico di costruzione dell’opera anche l’aria e il vento che la circonda. La giocosità, l’allegria, la gioia di vivere che esprimono le opere di Calder ci mettono sempre nella condizione di stupirci come uomini-bambini che, per la prima volta, scoprono la casualità magica del mondo e la possibilità di giocare con le sue forme.

Tag (parole chiave)
circo – gioco – giocattolo  – immaginario – magia

Mostre
Calder, Palazzo delle esposizioni Roma, ottobre 2009-febbraio 2010

Bibliografia
Calder A., Autobiografia, introduzione di Jean Davidson, Marsilio, Venezia, 1984Carandente G., Alexander Calder, Electa, Milano, 2008
Ciarcià P., Alexander Calder, Artebambini, Bazzano, 2009
Cortey A., De Guibert F., Alexander Calder, RMN: Hatier jeunesse, Paris, 2008

Fonte
Arnason H.H., Calder, Van Nostrand Co., London, 1967

11 Commenti to “Il domatore di leoni, Calder”

  • Personalmente adoro le opere fatte con vari materiali, anche di recupero, perchè danno una dimensione più quotidiana all’arte.

  • Il domatore di leoni, Calder
    L’opera riporta immediatamente alla mente il ricordo dell’infanzia, del mondo dei giochi, della fantasia, della spontaneità e dell’espressione insita in tutto questo. L’artista mi riporta bambina per riscoprire come da piccoli esprimevamo la realtà e il mondo interiore tramite l’associazione di materiali e idee per giocare a modi diversi di vedere il mondo.

  • “L’artista è un eterno bambino che gioca con l’esistenza”… questa frase (citata nell’approfondimento) descrive appieno l’opera in analisi. Mi ha colpita particolarmente perchè la trovo immediata, anche per un bambino. E’ fatta di materiali semplici che ciascuno conosce, uniti per formare una scena altrettanto immediata e familiare, il circo. Credo che potrebbe essere usata in una classe (sia della scuola primaria che dell’infanzia) per mostrare ai bambini come oggetti che apparentemente non hanno niente a che fare con l’arte, possono essere usati in modo alternativo e creativo. Potrebbe inoltre fornire uno spunto per chiedere ai bambini stessi di realizzare un’opera dello stesso tipo, assemblando oggetti a loro piacimento.

  • Ho scelto di commentare quest’opera perchè, prima ancora di leggerne il titolo, l’ho associata al Mago di Oz, che sto leggendo proprio in questi giorni. Ora, io credo che Calder, nel comporre l’opera, non stesse minimamente pensando al leone e al boscaiolo di latta di Baum (anche perchè l’opera, stando al titolo, rappresenta un domatore di leoni, e, del resto, non vi figurano nè Dorothy, nè il suo cane, nè lo spaventapasseri) e nemmeno io, del resto, ho pensato che fosse un riferimento al romanzo.
    Quello che voglio dire è che, però, consapevolmente o meno, quando guardo un’opera d’arte, ascolto un brano musicale, leggo un libro o una poesia, sono IO che guardo, ascolto e leggo.
    Al liceo, analizzando le poesie, mi imbattevo sempre nella parafrasi. Sia chiaro, non ho proprio nulla contro le parafrasi, anzi. Tuttavia a volte mi trovavo a leggere, nelle note, più informazioni di quante ne avrei volute sapere. Spesso venivo a conoscenza di una citazione dotta, di un episodio della vita dell’autore, di un riferimento a un momento storico, che mi “cambiavano la poesia”.
    Va certamente detto che altrettanto, se non più spesso, la parafrasi o uno studio approfondito danno la possibilità di meglio apprezzare un’opera, ma credo che a volte si possa rivendicare il diritto a restare ignoranti e a vedere quello che ci piace vedere: io in quest’opera vedo sì il tema circense, vedo l’uomo domatore e la bestia imprigionata, ma al contempo vedo anche il boscaiolo di latta senza cuore che ha imprigionato il leone senza coraggio, e penso anche che quei due, una volta, erano amici.

  • IL DOMATORE DI LEONI

    Quest’opera mi ricorda mio nonno e le sue storie…
    Quanto mi piaceva ascoltarle… quando mi raccontava dei suoi giochi e di come li costruiva.
    Le macchine costruite con le scatole e i fogli di giornale, le bambole di pezza, i rami tagliati e intarsiati a forma di spade, i palloni fatti con carta e fili di paglia! Che invenzioni, che creatività…
    Quest’opera mi ha ricordato tutto ciò… e soprattutto ho pensato che il lettore abbia inventato quest’opera usando oggetti di riciclo e di uso comune (come il fil di ferro).
    Queste composizioni di forme e di colori, grazie alla capacità dell’artista di manipolare il fil di ferro, creano sculture sviluppate nello spazio e caratterizzate da un’eccezionale capacità di “attraversare” le tre dimensioni, sino a ottenere l’illusione del tutto tondo, con l’identica maestria con la quale la mano sicura traccerebbe su un foglio la linea continua e articolata di un disegno pieno di inventiva.
    Le opere di Calder hanno un’eleganza e una freschezza infantile che riesce ad incantare tutti coloro che le guardano, intenditori e non.

  • il circo e’ un mondo estremamante affascinante per il bambino, fonte di giochi e fantasie.
    inoltre, l’utilizzo di materiali semplici, forse riciclati, che a loro volta danno vita a strutture semplici, ci avvicina al mondo dell’infanzia, dove ogni piccolo oggetto viene dotato di personalita’ e risulta estremamente importante per il gioco.
    il leone rappresenta il mondo degli animali, molto amato dai bambini, la sua gabbietta e’ colorata e accogliente, solo il domatore risulta una figura un po’ dura e severa, adatta al suo ruolo.
    molte le somiglianze con miro’ nei colori e nelle forme primitive, forti i richiami al gioco e al misterioso mondo del circo.

  • Il domatore di leoni, Calder.

    Materiale euristico: realizzazione di un giocattolo per bambini e adulti, un giocattolo vissuto dal suo artista non come prodotto finale, ma come percorso alla ricerca dei materiali adatti per portarlo a termine. Mostrare ai bambini quest’opera potrebbe fungere da guida per dimostrare loro che utilizzando materiali poveri si possono realizzare grandi cose, oggetti ludicamente funzionali con i quali ci si può divertire molto. Un ritorno all’antico, quando i giocattoli venivano costruiti in casa, protraendosi verso un futuro da tutelare e valutare attraverso l’abbattimento del consumismo e l’esaltazione della pura e personale creatività.

  • Questa opera è fatta con molto materiali insoliti e semplici. Ci ricorda quando eravamo bambini, la bella infanzia. Anchi’o adoro questa opera perche l’autore, ” l’eterno bambino”, mi fa recordare il meraviglioso mondo del gioco e della fantasia.

  • Penso che questa opera mostra molto bene l’idea ” Giochi di fanciulli”. Dico questo perché appena ho visto la composizione mi ha sembrato divertente la associazione del titolo con i materiali eletti per la costruzione. Si può pensare che è ridicolo perchè il domatore di leoni è una cosa spettacolare, tutttavia il autore ha scelto materiali molto simplice, e dal mio punto di vista per dare importanza alla fantasia.
    La fantasia è essenziale in i giochi di fanciulli, quello che sembra ridicolo per un adulto è tutto un mondo per i bambani. Penso che questa fantasia no si deve perdere, anzi si deve sviluppare.

  • Quest’opera mi ha subito “sedotta” per l’utilizzo dei materiali. Probabilmente ho associato l’opera ad un’esperienza di tirocinio che mi ha lasciata stupita positivamente. Ho avuto infatti, la fortuna di incontrare un’educatrice laureata al Mambo che conduceva alcuni laboratori artistici con i bambini. Lei faceva usare ai bambin materiali poco “stereotipati”: foglie, tappi, pigne, oggetti in plastica di varia dimensione, stoffe ecc.. . I bambini, dall’altro lato, erano entusiasti dei propri prodotti artistici e li consideravano come qualcosa di veramente personale.
    E’ bello che i materiali possano essere diversi dai pennelli, pennarelli, pastelli ecc.. perchè danno maggior pssibilità di espressione ai bambini.
    Trovo quest’opera inoltre molto nel tema dei giochi dei fanciulli: ricorda i burattini. Il leone in particolare mi suscita il ricordo di un peluche che ho visto, all’interno del quale si può inserire la mano ed avere la possibilità di “animarlo”.
    Inoltre l’utilizzo del fil di ferro, che di solito è usato per scopi molto differenti, per creare una scena così allegra mi fà riflettere sulla capacità dell’insegnante di sviluppare una mente aperta: è opportuno che riconosca l’arte nella quotidianità e la sua creatività sia stimolata anche da oggetti non “convenzionalmente artistici”.

  • Calder, Lion tamer

    La scultura ha una forma simmetrica e molto equilibrata. La testa del leone è controbilanciata dalla figura umana (umanoide) dall’altro lato del carro.
    L’opera ha l’aspetto di un gioco per bambini e sembra essere li pronta per essere utilizzata, per creare giochi e situazioni. Il riferimento al mondo del circo è evidente ed è coerente con il significato attribuito dal titolo.
    Leggendo la scheda di approfondimento si può riscontrare una coerenza con il periodo storico, culturale artistico e personale dell’autore e l’opera da lui realizzata. Sembra che l’opera abbia assorbito tutto quello che la circondava trasmettendoci quelle atmosfere e quelle situazioni nella quale essa è stata creata.

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