Siesta, Miró

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Titolo: Siesta

Autore: Joan Mirò

Anno: 1925

Tecnica di realizzazione: Olio su tela

Provenienza: Centre Georges Pompidou, Paris

Collegamenti:

Fondazione Joan Mirò Barcellona

Percorso didattico proposto

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Approfondimento

Joan Miró i Ferrà (Barcellona, 20 aprile 1893 – Palma di Maiorca, 25 dicembre 1983), pittore, scultore e ceramista spagnolo, fu esponente del surrealismo. Le sue opere si contraddistinguono per la vivace reinterpretazione del colore e del reale, un reale che costantemente si modifica alla ricerca di un equilibrio tra onirico e realtà. La reinterpretazione del colore in questo quadro offre all’azzurro, che è l’indiscusso protagonista dell’opera, una poliedricità infinita; il colore infatti potrebbe essere quello del cielo, delle nuvole, del mare. Ogni contatto con la realtà è ormai del tutto perso; è il colore ad acquistare potere, a diventare comunicativo, insieme a forme, linee e alla scrittura. L’opera, in antinomia con il suo titolo, che invita appunto al riposo, rinvia ai giochi dei bambini, agli aquiloni che volano nell’aria, ai girotondi. Le lettere e i numeri, che accentuano la tridimensionalità, appaiono a prima vista del tutto casuali e ricordano i primi tentativi giocosi di avvicinamento al segno dei più piccoli. Un’opera eseguita con un tratto sperimentale, innovativo, quasi infantile assolutamente gioiosa e piena di vita.  Nonostante l’apparenza di una pittura impulsiva e istintiva, gli studi preparatori di questo dipinto ne testimoniano la riflessività, il calcolo dei rapporti reciproci fino ad un equilibrio perfetto.

Tag (parole chiave)
segno infantile – gioco – geometrie

Mostre
Joan Miró. I miti del Mediterraneo, Palazzo Blu, Pisa, ottobre 2010 -febbraio 2011

Miró illustratore, Biblioteca multimedia Arturo Loria,  Carpi, marzo-giugno 2010

Bibliografia

Robinson W. H., Falgas J., Lord C. B, Barcelona and modernity. Picasso, Gaudi, Miro, Dali, Catalogo della mostra tenuta a Cleveland, New York, Taormina 2006-2007- Yale University Press – New Haven, London, 2006
Punyet, J. T., Miro’s Studio,  Assouline, New York, 2004
Rubini C., Bodet F., The Little Book of Miro, Flammarion, Parigi, 2005

Fonte
Lari G., (a cura di), Catalogo completo dell’opera grafica di Brueghel, Salamon e Agustoni, Milano, 1973

41 Commenti to “Siesta, Miró”

  • Ciò che mi colpisce immediatamente di quest’opera è il colore: l’azzurro. Un colore che, se associato al titolo, offre alla mia mente un’idea di completo relax che associo al cielo e alle onde del mare. Una rappresentazione della calma e del silenzio in cui si inseriscono altri elementi che vanno a rompere ma non a disturbare questa pace. Sono i giochi e il chiacchiericcio dei bambini, rappresentati, secondo il mio parere, da elementi che a me sembrano aquiloni, cerchi, una figura stilizzata di un bambino, dei segni e un gruppo disordinato e in movimento di fanciulli.

  • In questo dipinto in chiave surrealista sono rappresentati i giochi dei bambini, gli aquiloni che volano in aria e i girotondi.
    Quello che mi ha colpito di quest’opera è il colore del dipinto, l’azzurro, un colore che mi trasmette calma e tranquillità.
    E’ il colore che diventa comunicativo insieme alle forme, alle linee e alla scrittura. Quest’opera trasmette il bisogno del bambino di comunicare, di esprimersi attraverso il colore, è il bambino il vero artista che mette in scena la sua creatività, la sua fantasia.

  • L’opera emana una spensierata vivacità e appare assolutamente spontanea. In realtà come è specificato nell’approfondimento è estremamente pensata nel dettaglio. Questa sua caratteristica la accomuna ai primi “scarabocchi” infantili che al mondo adulto paiono impulsivi e privi di senso ma che nella mente del bambino hanno il loro preciso significato. Come queste prime rappresentazioni del bambino anche quest’olio su tela e, così come le altre opere del surrealismo, perdono il contatto diretto con la realtà e reinventano la grammatica dell’arte figurativa sfruttando forme, linee e colori in maniera del tutto originale per comunicare una molteplicità di significati che sfuggono ad un’occhiata superficiale e mai comprensibili in assoluto. Allo stesso modo il bambino che lascia il segno delle proprie idee sintetizza, con la spontaneità esclusiva dell’infanzia, il suo pensiero in una maniera esclusivamente personale. La tonalità d’azzurro che pervade tutta l’opera associato alle linee sottili e alle forme leggere sparse nella tela, inoltre, evocano una delicata e armonica atmosfera giocosa che rimanda immediatamente al mondo infantile.

  • Lo sfondo azzurro di questo quadro e il modo in qui è stato distribuito sulla tela, morbido e circolare, sono il linea con il titolo dell’opera. Gli altri elementi inseriti però mi sembrano in contrasto con tutto ciò, soprattutto la figura d’uomo stilizzato che sembra cadere a destra, e la figura grigia in alto a sinistra che per il colore e per la dinamicità datagli dal tocco dell’artista mi ricorda un temporale.
    Ho scelto questa immagine perché ho sempre trovato interessanti le opere di Mirò e credo che con esse si possano fare molti progetti interessanti da proporre ai bambini.

  • Il quadro sembra prospettarti in un mondo surreale, il colore azzurro, dello sfondo, e la disposizione dei vari soggetti, danno una sensazione di non staticità, come se si stesse fluttuando nell’aria.
    Guardandolo percepisco una sensazione di silenzio e di calma, come se il tempo si fosse fermato, distaccandoti da tutto ciò che possa disturbare quel tuo momento di pace.

  • Il colore regna sovrano sull’intero dipinto e prevale sulle forme, sulle linee e sulle lettere. Non ritrovo nell’opera di Mirò nulla di istintivo o di immediato o di impulsivo; niente che possa far pensare al disegno di un bambino. Pur nella loro semplicità, le forme, le linee e le lettere sono dipinte in maniera accuratamente studiata e ciò si rileva sia dalla forma dell’aquilone che della nuvola, ma ancor più dalla perfetta grafia con la quale l’artista ha dipinto le lettere e i numeri. Sicuramente è presente un richiamo simbolico all’arte infantile e alla volotà di interpretarla, ma in maniera consapevole ed esperta. Personalmente amo molto Mirò, le sue tecniche, i suoi colori accesi, la volontà di trarre dalla realtà che lo circonda la sua fonte di ispirazione.

  • L’intensità del colore è la prima cosa che si nota in questo quadro di Mirò.
    Le pennellate, così circolari e fluide, comunicano quiete e dolcezza, sensazioni tipiche di quando si vive un momento di tranquillità.
    I segni e i tratti sono lineari ed essenziali, anche se tutto segue una sua logica, e nulla viene lasciato al caso proprio come i disegni dei bambini, così ricchi di colore, vivaci e semplici, ma scaturiti dall’impegno del bambino, che rappresenta le cose sì in maniera basilare ma seguendo un suo criterio.
    Si può notare come i bambini frequentemente tendono a disegnare con una loro logica, come ad esempio nel rappresentare graficamente un paesaggio con delle semplici linee che ben distinguono le varie parti (il cielo, l’erba, il prato).

  • Il quadro esprime senza dubbio una sensazione di calma assoluta grazie ai colori bianco e azzurro molto chiaro. Al primo sguardo potrebbe sembrare un dipinto semplice, con questi segni neri qui e là per l’immagine, ma osservandolo attentamente si scopre come questi segni siano ben studiati per richiamare qualcosa di non concreto, un riferimento immaginario, una dimensione fantastica.
    Personalmente questo quadro mi fa pensare a una trasposizione metaforica di un parco dove ci sono bambini che giocano, signori e signore che camminano per i viali, cani che giocano col loro padrone e il tutto contornato da un bel cielo azzurro primaverile.
    Infine volevo aggiungere che il Titolo è in questo caso azzeccatissimo.

  • Ciò che quest’opera mi richiama alla mente è un passo del libro ” Il piccolo principe” :

    Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava.
    Ma mi risposero: “ Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un
    cappello?” .
    Il mio disegno non era il disegno di un cappello.
    Era il disegno di un boa che digeriva un elefante.
    Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa.
    Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi.

    Molto spesso i bambini hanno ben chiaro cosa i loro disegni rappresentano e vedono nei loro segni, nelle loro forme e nei loro scarabocchi ciò che volevano disegnare. Fieri dei loro capolavori li mostrano agli adulti che molto spesso non li apprezzano, non li valorizzano e non comprendono cosa il bambino volesse rappresentare perché magari non rispetta i canoni tradizionali. Questo è quello che accade anche nel passo del libro.
    Davanti a quest’opera che lascia spazio all’immaginazione è come essere davanti ad un disegno di un bambino che vuole essere scoperto e valorizzato, anche quando non è esattamente come la realtà e non rispecchia i canoni tradizionali.

  • Ho scelto questa foto perché il Miró pittore forse più conosciuta per essere spagnolo.
    Penso anche che si tratta di un quadro molto suggestivo del surrealismo è sorprendente blu profondo che riempie la maggior parte di questo. Dire dal titolo “Siesta”, perché i colori ei motivi che incitano una tipica e tranquilla atmosfera del tempo pisolino, il momento in cui ti rilassi dopo aver mangiato.
    L’abstract del lavoro lo rende una buona immagine per lavorare con i bambini.

  • Quest’opera mi colpisce per la sua semplicità e per il senso di pace che mi trasmette. I colori sono tenui, i tratti sottili e poco calcati… potrebbe quasi sembrare il disegno di un bambino. Mi piace il fatto che il tema non sia del tutto esplicito, io personalmente prima di leggere l’approfondimento non avevo del tutto chiaro cosa raffigurasse. Anche dopo aver letto però mi rendo conto che la rappresentazione degli elementi (ad esempio gli aquiloni) non è convenzionale, ma arricchita di elementi di fantasia.

  • Il colore utilizzato per l’opera è assolutamente in armonia con il titolo che gli è stato dato. Questa tonalità di azzurro infatti, mi trasmette tranquillità e armonia. E’ la descrizione di un momento in cui la cosa più importante è il bambino e la sua attività..il gioco, dimenticandosi per un momento del resto del mondo e della sua frenesia.

  • Siesta, Mirò

    Quando ci si sofferma ad osservare un’opera d’arte, si attua un’interpretazione meramente soggettiva, affidandosi ai propri sensi, alle proprie percezioni che suscitano in noi emozioni più o meno intense. La descrizione dell’opera può fungere da guida alla lettura, ma la conclusione è sempre una descrizione fenomenologica dettata da ciò che il nostro occhio e il nostro cuore “vogliono”, desiderano vedere e sentire.

    Uno sguardo fuggente permette di cogliere, nell’opera di Mirò, la morbidezza dello sfondo azzurro: il mio occhio, tuttavia, si è soffermato sull’immagine bianca centrale, una figura geometricamente irregolare che ricorda il profilo di un corpo, di un individuo…forse un bambino, un bambino che da una parte (linea superiore) , è proteso con la mente verso l’astrazione dei numeri e delle lettere con le quali verrà a contatto formalmente alla scuola primaria, e dall’altra (linea inferiore), un bambino immerso in un mondo fatto di giochi, di aquiloni, un mondo spensierato. Una mente ancora in via di sviluppo, caratterizzata da insicurezze (groviglio nero in altro a sinistra) ma che spinge verso l’arricchimento esperenziale.

    Ma anche una figura adulta, non necessariamente un bambino, un adulto in cui lo spirito fanciullesco e lo spirito professionale adulto non si incontrano ma coestistono in lui: è l’uomo stesso che esprime la sua volontà (rappresentata dalle due linee) di dirigersi e mantenere entrambe le direzioni, entrambe le personalità.

    Siesta: un titolo estremamente particolare per quest’opera. Un’opera in movimento, un movimento interiore, bidirezionale, su uno sfondo azzurro e bianco candido ma non sereno, in continuo mutamento. Un cielo che si colora di bianco con nuvole che passano e a volte si addensano in vortici neri, oscurando la mente del protagonista.

  • Anche questo quadro a primo impatto non mi interessava per niente. Anzi, non mi interessa tanto, ammetto, e non mi piace proprio tanto. Ma poi penso che questa opinione è il mio parere, è specchio del mio gusto personale. Questo quadro quindi mi fa pensare a come commentare i quadri ai bambini, e come crescere in loro il gusto per il bello, o li gusto loro personale.
    Questo quadro mi pone anche altre domande:
    Come lavorare sul colore coi bambini? O sulle forme e lettere?
    E poi, anche far pensare ai bambini il SENSO di un immagine, di un’opera. Proprio quello che penso io quando guardo un quadro che non capisco. Penso non sia facile insegnare questo ma può aprire una porta piena di lavori, esplorazioni, sperimentazioni, esperienze creative ed intelligenti per i bambini (anche per noi).

  • L’opera di Joan Mirò “Sista” a prima vista mi ha subito ricordato i classici disegni dei bambini. Apparentemente privi di significato ma se osservati più a fondo molto ricchi di idee.
    Altro aspetto che mi ha colpito è il colore, un azzurro inteso che mi trasmette sentimenti di purezza, pace e spensieratezza che solo da bambina ho provato veramente.

  • Mirò offre in questa tela delle meravigliose sfumature di azzurro che ho avuto modo di notare anche in altri suoi dipinti. Lo sfondo non è omogeneo e sembra quasi trasparente, mobile, etereo: potrebbe essere, cielo, nuvole, mare…
    Sembra come se non ci sia più alcun contatto con la realtà; è il colore ad acquistare potere, a diventare comunicativo, insieme a semplici ed essenziali forme e linee.
    La linea, sottolinea, evidenzia, si giustappone al colore con una propria sensibilità, incisività e potenza.
    L’opera trasmette tranquillità, serenità: è essenziale, ed è proprio nella sua essenzialità che risulta efficace e in accordo con il titoli affidatogli dall’autore.

  • Prima di leggere la scheda di approfondimento quest’opera mi ha lasciato un pò perplessa: non riuscivo a coglierne il senso, gli elementi che la componevano (colori e forme) mi sembravano scollegati tra loro quasi casualmente accostati. Tuttavia l’ordine rigoroso, i confini precisi, i pochi ma netti colori usati e il senso di equilibrio che il quadro mi trasmetteva mi lasciavano intendere che nelle intenzioni dell’autore c’era qualcosa di più. Leggendo la scheda scopro ora che si tratta di un’opera di un’artista eccezionale, che tutto era tranne che impulsivo o superficiale, ricercatore d ordine, equilibrio e riflessivo oltre che poliedrico.
    Dal punto di vista didattico due sono gli spunti che l’opera mi offre:
    1) non si può prescindere, nell’osservare un’opera d’arte, da una minima conoscenza dell’autore e del contesto in cui l’ha prodotta; per apprezzare un’opera ed arrivare a coglierne il significato non si può darne una lettura esclusivamente legata ad un’impressione soggettiva e momentanea. Dare quindi ai bambini una contestualizzazione è importante per non avere un approccio semplicistico all’arte;
    2) E’ facile fare un parallelismo tra l’opera di Mirò e il disegno infantile: entrambe possono apparire banali e con poco senso ma nascondono invece una grande valenza simbolica e un desiderio di comunicare e di esprimere qualcosa di importante, in entrambe niente è casuale, nè il colore, nè le forme usate, nè le loro dimensioni.

  • Il quadro “Siesta” di Mirò dell’anno 1925 mostra i caratteri propri del surrealismo, movimento nato nel ‘900. Surrealismo, letteralmente “oltre la realtà”, sta a significare la volontà dell’artista di dare libero sfogo alla mente, di far emergere l’inconscio attraverso l’arte. L’artista rappresenta una serie di immagini senza nesso logico, su uno sfondo azzurro. L’azzurro è il colore predominante, del mare, del cielo, delle nuvole, che dà al quadro un senso di tranquillità, pace e riposo al quale il titolo “Siesta” si collega bene. Ma se osserviamo le immagini scollegate tra loro, aquiloni, cerchi, le linee rigide, i numeri e le lettere, ci danno più la sensazione di un’attività mentale, di pensiero in continuo movimento. Penso che il quadro voglia mostrare il contrasto tra il sogno e la realtà, tra il pensiero inconscio e il conscio. E anche la scelta del titolo mostra questa ambiguità. Con i bambini si potrebbe fare un’attività in cui ognuno rappresenta su un foglio quello che gli passa per la testa, anche se apparentemente scollegato è importante perché fa parte del nostro inconscio e spesso sembra essere legato alla vita di tutti i giorni.

  • Ho scelto di inserire nella mia sala bianca un’opera di Mirò: “Siesta”.
    Il pittore abbraccia il surrealismo, una corrente culturale molto diffusa dell’inizio del ‘900, un movimento in cui il sogno e l’inconscio hanno un ruolo fondamentale.
    A prima vista ciò che colpisce di questa opera non è tanto ciò che è rappresentato, ma il colore. Solo in un secondo momento si riescono a cogliere anche i dettagli raffigurati con il colore nero: linee e forme che sono disposte in un modo che a me non sembra conferire equilibrio a tutta la composizione. Con ciò intendo dire che non mi sembra ci siano simmetrie nelle posizioni delle varie figure: partendo dall’angolo in alto a sinistra, compare subito agli occhi un cerchio (che assomiglia quasi ad un vortice visto dall’alto), poi proseguendo verso sinistra notiamo una specie di aquilone bianco a cui sono fissati due fili neri, poi nell’angolo a destra dei segni che ricordano i primi tentativi dei fanciulli di imitare la scrittura dei grandi, poi una specie di ala color blu, un cerchio tratteggiato, ecc. mentre nella parte bassa del dipinto non è disegnato nulla.
    Il colore e i disegni dell’opera si collegano al significato che Mirò le ha voluto conferire.
    L’azzurro suscita nella mente dell’osservatore l’idea del mare e del cielo, mentre i disegni ricordano i momenti di svago dei bambini, poichè rappresentano aquiloni, cerchi…
    Il tutto, quindi, si aggancia anche al titolo che il pittore ha dato all’opera: Siesta (relax).
    Un significato che, per quanto mi riguarda, condivido anche io: soprattutto il colore mi dà l’idea del riposo e della tranquillità. Idea che secondo me sarebbe stata trasmessa meglio se l’azzurro fosse stato ancor più sfumato e meno intenso.
    Da un punto di vista didattico secondo me quest’opera si potrebbe agganciare ad un lavoro svolto sugli stati d’animo, e al fatto che a ciascuno può corrispondere un diverso colore, stabilito soggettivamente da ogni alunno in base ai propri vissuti ed esperienze.

  • CONTESTUALIZZAZIONE
    L’opera Siesta Joan Mirò (tecnica di realizzazione: olio su tela – anno: 1925), trova la sua collocazione all’interno del movimento artistico del surrealismo.
    Il punto centrale di questa filosofia era la lotta alla logica e dunque l’accettazione di ogni aspetto dell’irrazionale, dal gioco alla magia, dal caso all’assurdo. A questa tesi ben si collega l’idea che l’arte dei bambini fosse la manifestazione più fertile della mente, non ancora condizionata dall’educazione sociale. Ed è proprio questo aspetto che si ritrova in molte delle opere di Mirò.

    ANALISI FORMALE
    Mirò decide di realizzare questo quadro seguendo le modalità del disegno infantile, ovvero semplificando le forme e rifiutando ogni sorta di impianto prospettico.
    Il protagonista assoluto di questo dipinto è indiscutibilmente l’azzurro, sfumato qua è la con il bianco, ma non è possibile definire a cosa questo azzurro si riferisca. Il cielo?il mare? Le nuvole?
    In questo come in molti altri quadri di Mirò la superficie è cosparsa di figure astratte, linee ed anche lettere e numeri che ricordano i tentativi di prescrittura dei bambini.
    Proprio come vuole il surrealismo questo quadro si allontana totalmente dalla realtà per entrare nella dimensione dell’irrazionale e dell’inconscio.
    Ho scelto questo quadro proprio per il senso di smarrimento e incomprensione che mi lasciava, nonostante trasmettesse allo steso tempo molta tranquillità e serenità. Non è immediatamente comprensibile quello che il pittore ci vuole trasmettere e senza una appropriata contestualizzazione e praticamente impossibile da comprendere. La cosa che più mi ha colpita è la volontà di ribaltare una delle convinzioni estetiche più antiche, quella secondo cui il pregio di un’opera d’arte starebbe nel rappresentare nel modo più illusionistico possibile la realtà.

  • Joan Mirò(Barcellona, 1893-Palma di Maiorca, 1983) fu uno dei più radicali esponenti del surrealismo, al punto che Andrè Breton, fondatore di questa corrente artistica, lo descrisse come ” il più surrealista di noi tutti”. L’arte di Mirò è un’arte astratta, surreale. libera da ogni schema, che si rifà volutamente al disegno infantile. Mirò con l’opera “Siesta” (1925, olio su tela ), ci trasporta fuori dalla realtà, egli lascia andare la sua mano sulla tela, liberando la propria creatività, dando libero sfogo al proprio mondo interiore. Il colore azzurro, tipico dei suoi dipinti, trasmette serenità e spensieratezza, questo senso di tranquillità, però sembra interrotto dal contrasto con le forme , le linee, le lettere e i numeri, che ci trasporta invece in una dimensione creativa a misura di bambino, dove non ci sono vincoli, tutto è lecito. E’ la giusta opera da presentare in classe se si intende svolgere un lavoro sul disegno libero- creativo, che valorizza gli stati d’animo , dove la libertà e l’immaginazione regnano sovrane.

  • JUAN MIRÒ – “SIESTA”

    Dipinto a olio del 1925, di matrice chiaramente surrealista, di cui Mirò fu uno dei principali esponenti. Figure prive di spessore, trasfigurate, semplificate e cariche di un valore simbolico che rimandano all’inconscio dell’artista, ad un mondo onirico in cui elementi di varia natura si mescolano per esprimere significati spesso ambigui. Lo sfondo di colore azzurro è l’elemento unificatore dell’intera composizione che risulta equilibrata, frutto di uno studio attento da parte dell’artista a discapito di una composizione non mediata dalla ragione, così come voluto dai principi fondanti del surrealismo, messi per iscritto da Andrè Breton nel 1924.
    “Siesta”, questo il titolo dell’opera, un titolo perfettamente coerente con il colore protagonista della composizione: il celeste. Secondo la teoria pittorica di Kandinskij (autore che ebbe un influsso su Mirò), infatti, linee, forme e colori differenti hanno un valore “spirituale” ben definito che provoca sensazioni specifiche nell’osservatore: il celeste, in particolare, spesso associato alla figura del cerchio, è un colore “pacato” capace di evocare una sensazione di calma e l’idea di infinito.
    Per questo si può dire che vi sia un’apparente antinomia tra lo sfondo sottostante, in armonia con il titolo, e le figure che lo animano, rappresentanti giochi di bambini (girotondi e aquiloni?) e per questo più dinamiche.
    Tuttavia una possibile interpretazione potrebbe essere la seguente: la dinamicità dei giochi e delle attività dei bambini si svolge comunque in una dimensione infantile e quindi di incoscienza, di libertà, svincolata pertanto dalle regole restrittive che al contrario stringono gli adulti in una morsa (questione per altro, trattata in seguito dal movimento surrealista).
    Per questo il colore azzurro, per questo le forme stilizzate che richiamano i disegni dei bambini: una manifestazione dell’inconscio, senza la mediazione della ratio, in una composizione equilibrata e carica di significato, tutta da interpretare, per la ricchezza delle forme presenti.
    Il quadrato, ad esempio, con queste linee spezzate oblique che ricordano lancette di un orologio, oltre che un aquilone, forse simbolo “del tempo che passa” e della “siesta” che giunge al termine, poiché un giorno i bambini dovranno smettere di giocare e di sognare in questo mondo parallelo ed entrare nella realtà.
    Abbiamo poi quelle che ricordano ali, le ali che hanno i bambini e che consentono loro di volare con la fantasia. Il cerchio, il girotondo, emblema di equilibrio e armonia posto in posizione diametralmente opposta alla “nube” nera, caratterizzata da raggi che ricordano la fase raggiata nello sviluppo del segno infantile, forse simboleggiante le paure dei bambini, un piccolo angolo buio in una dimensione che altrimenti si presenta come spensierata e leggera, quasi sospesa ad un filo (idea suggeritami dalla linea orizzontale che attraversa il quadro).
    Un dipinto, in definitiva, che regala all’osservatore una complessiva sensazione di serenità e innocente armonia, al contrario dell’inquietudine trasmessa da molti dipinti surrealisti.

  • Il tratto caratteristico di questo quadro è il color azzurro, che viene steso non in modo lineare ma quasi circolare, quasi come se il pittore ci volesse dare l’idea di uno sfondo dinamico e caratterizzato da tante piccole pennellate concentriche. Le linee sono piuttosto nette e definite, alcune “rigide” altre tondeggianti, alcune continue ed altre spezzate. Le forme delle figure rappresentate posso avere diverse interpretazioni a seconda dello sguardo di chi le osserva, io vedo un aquilone, una figura umana stilizzata, un girotondo in lontananza di bambini. In ogni caso esse sono ben evidenti, in quanto irrompono il monotono dello sfondo ed emergono in modo limpido. Secondo me, l’idea di movimento è dato dal modo in cui è steso il colore, ma di per se non vedo rappresentato esseri od oggetti che si stanno spostando. Il quadro è molto illuminato, in particolare la figura bianca presente più o meno al centro conferisce una gran luce a tutta l’opera. La lettera ed il numero in alto a destra danno un senso di tridimensionalità e profondità. Mirò, esponente del surrealismo, rappresenta qui il momento della siesta in cui le persone si lasciano andare, chiudono gli occhi e vedono il mare, il cielo, l’infinito. A mio parere, il pittore riesce a rendere molto bene quest’esperienza e a raffigurare anche molto altro, tutto ciò che può essere legato al nostro inconscio o alla nostra fantasia. Da un punto di vista didattico, sarei curiosa di far leggere quest’opera ad un bambino per sapere cosa ci vede lui, inoltre chiederei ai bambini stessi come rappresenterebbero il momento della siesta. A me è capitato di dovere descrivere, o attraverso il segno grafico o il linguaggio verbale, un immagine che avevo nella mia mente, e penso che sia un attività molto stimolante e creativa!

  • Quest’opera di Joan Mirò risale al 1925. La tecnica utilizzata è olio su tela, e la caratteristica che maggiormente colpisce sono i colori, o meglio, il colore: l’azzurro. E’ il colore dello sfondo, e gli unici altri presenti sono il marrone, il nero e il blu. L’opera è nel complesso equilibrata, sebbene gli elementi presenti siano pochi. Il titolo dell’opera ed il suo significato sono in antitesi fra loro: “Siesta” richiama il riposo, la tranquillità, mentre ciò che viene rappresentato è il gioco, momento tutt’altro che rilassante! I tratti sono sottili ed incerti, gli oggetti raffigurati sono stilizzati e non immediatamente riconoscibili. Quest’opera (come altre dello stesso autore) mostra una reinterpretazione della realtà e degli elementi che ne fanno parte.

  • “Siesta” di Joan Mirò. Questo quadro ritrae un tipico disegno di un bambino. L’artista ha giocato molto sull’uso del colore, infatti, ciò che si nota ad un primo sguardo è questo azzurro molto acceso che avvolge tutta l’opera, in un secondo momento poi si notano anche gli altri due colori presenti, il bianco e il nero che viene usato nei contorni e nelle linee. La disposizione degli elementi come l’aquilone, le linee e il cerchio invece, da l’idea che siano lasciati un po’ alla casualità, non sono posizionati in modo da riempire il più possibile lo sfondo.
    Il quadro sembra essere ben collegato con il titolo, infatti io lo interpreto come una giornata di relax dove ciò che conta è il divertimento che si può trarre giocando con l’aquilone.
    Il quadro a mio avviso trasmette l’idea di tranquillità e armonia.

  • In questa opera di Mirò rimango colpita dalla quasi totalità del colore azzurro che domina la scena mi fa sentire immersa tra il mare e il vento. Infatti alla vista delle pennellate circolari e irregolari mi danno una sensazione di movimento come se fossi in mezzo al mare mosso o a raffiche di vento. In alto a sinistra vedo segni neri racchiusi a nuvola che mi fanno sembrare in mezzo a una tempesta. Lontano da questa visione colgo l’aquilone bianco e il cerchio con l’omino stilizzato in posizione orizzontale. Appena l’ho visto ho pensato subito che fosse un omino morto e osservando il disegno del cerchio mi viene in mente quel gioco del “girotondo” dove viene esplicitamente detto “casca il mondo,casca la terra e tutti giù per terra” richiamando il tema della morte. Il riferimento ai giochi di bambini poi mi fanno cogliere la esse e il due scritti in alto a destra e penso che siano i primi tentativi di un bambino di lasciare dei segni grafici.

    Devo dire che “Siesta” per me non è un titolo appropriato a questo quadro. Questo perché la scelta dell’azzurro mi dà sensazioni contrastanti da un lato mi trasmette calma e tranquillità ma dall’altro con i segni di pennello mi danno l’impressione di essere immersa in qualcosa di movimentato. Come ho detto prima,poi, si possono facilmente percepire i giochi dei bambini e i primi tentativi giocosi di scrittura.

    Mirò è un surrealista e trascrivo dal sito di Wikipedia : “…La caratteristica comune a tutte le manifestazioni surrealiste è la critica radicale alla razionalità cosciente, e la liberazione delle potenzialità immaginative dell’inconscio per il raggiungimento di uno stato conoscitivo “oltre” la realtà (sur-realtà) in cui veglia e sogno sono entrambe presenti e si conciliano in modo armonico e profondo. Il Surrealismo è certamente la più “onirica” delle manifestazioni artistiche, proprio perché dà accesso a ciò che sta oltre il visibile. Inoltre esso comprende immagini nitide e reali ma accostandole tra di loro senza alcun nesso logico…”
    La descrizione mi sembra appropriata per questo quadro dove ogni contatto con la realtà è perso.

    Rimane comunque un opera che a me mi ha colpito molto proprio per il suo colore e i suoi segni.

  • CONTESTUALIZZAZIONE E ANALISI FORMALE

    Quest’opera si inserisce nella corrente del surrealismo, movimento di inizio ‘900, che attribuisce al sogno e all’inconscio un ruolo centrale. Per i surrealisti, come Joan Mirò, la manifestazione artistica non deve essere razionale, ma deve liberare le potenzialità dell’inconscio fino ad arrivare oltre la realtà.
    La composizione presenta infatti forme geometriche, lettere, numeri, linee e punti che non sono riconducibili a oggetti reali in modo univoco. La composizione è tuttavia equilibrata al suo interno e colori e forme si dispongono armonicamente sullo sfondo azzurro.
    Ad un primo sguardo l’idea di tranquillità che traspare da questo insieme armonico è in accordo con il titolo, “Siesta”, soprattutto per la preponderanza del colore azzurro che trasmette un’idea di calma e distensione. Soffermandosi invece sulle singole figure si è portati a pensare ad una situazione più dinamica, infantile, spensierata e giocosa: bambini in riva al mare che giocano con un aquilone, girotondi, corse sulla spiaggia…
    L’opera mi colpisce soprattutto per l’assenza di un’unica interpretazione, ognuno guardandola potrà immaginare situazioni diverse e provare emozioni differenti; è la libertà di interpretazione che la rende interessante e coinvolgente.

  • Joan Miró è uno dei leader quando si tratta di pensare a pittura del XX secolo. Picasso lo ha considerato come un “perpetuo bambino”. Le sue opere, come “Siesta”, sempre parlavano dal misterioso mondo dei sogni e delle fantasie dell’inconscio.
    In questa opera possiamo vedere il magico mondo dell’infanzia perché Miró fa un particolare processo di schematizzazione dove, per esempio, la stella a sinistra è ridotta a linee strette, per disegnare una tipica stella di bambini.
    Il colore blu dà un sacco di intensità e un sacco di luce e rende la figura e lo distingue dalla figura bianca dal centro della opera. Può essere che questa figura bianca simboleggia la persona o l’oggetto che fa la “siesta”.

  • Siesta, Miro.
    -Questa opera è di principio del S.XX, dove il surrealismo,era in evoluzione e crescita.
    -L’azzurro è il colore principale dell’opera che si relaziona perfettamente con il nero i il bianco. A livello di righe Miro fa una mescola tra le righe molto rigide e delle molto morbide.
    -Con questa mescola può essere che l’autore vorrebbe farci vedere le due dimensione dell sogno: la rigidezza del corpo e la leggerezza dell’idee di un sogno, i pensieri.
    -Personalmente ci vedo la relazione e penso che l’opera espressa con molta precisione questo momento.

  • L’opera “siesta” di Mirò attira la mia attenzione, prima di tutto per il colore azzurro che occupa gran parte della tela ma anche per gli elementi che egli ha inserito. Segni che sembrano disegnati da un bambino ma che esprimono proprio ciò che l’autore voleva far provare al fruitore: la tranquillità che si prova durante un riposino, la sièsta. Nonostante il senso di movimento degli elementi, provocato dal vento, è tutto in un perfetto equilibrio; un equilibrio stabile che caratterizza l’intera opera. Non c’è distinzione tra terra e cielo, tutto rimane in sospensione, come quando il vento stabile che soffia in riva al mare mantiene in aria l’aquilone di un bambino. Tutto ciò che noto nell’opera mi rimanda ad altri ricordi che si costruiscono nella mia mente, perché non c’è nulla di razionale in quest’opera. Nel mio commento ho usato il verbo “sembrare” perché nulla realmente “é”. E questo è proprio lo scopo dei pittori surrealisti: partire da una tela e andare oltre la realtà.

  • CONTESTUALIZZAZIONE:
    “Siesta” di Miró appartiene al movimento culturale ed artistico, il quale trasforma il surreale in una forma di espressione artistica. Gli artisti surrealisti abbattono la barriera tra il mondo onirico e la realtà, alla ricerca di una piena libertà di espressione. Nel surrealismo viene esaltato l’irrazionale con l’uso di elementi di casualità e di valorizzazione del non-senso. Il surrealismo è influenzato anche dalla pittura metafisica e dalla psicanalisi delle teorie psicoanalitiche di Freud, aprendo le porte dell’arte al mondo dei sogni. Le opere surrealiste sono caratterizzate dal senso del vuoto, abilmente dipinto in una prospettiva innovativa, che costruisce un’atmosfera ricca di ambiguità e di mistero.
    Il surrealismo si sviluppa in Europa nel 1924 e si diffonde rapidamente in tutto il mondo, in America e in Giappone, fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Il contesto storico a cavallo degli anni ’20-’30 offre ai surrealisti molti argomenti e temi di ispirazione. L’influenza del surrealismo continua anche nei decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale perdurando, almeno in parte, anche in epoca contemporanea. Dal surrealismo nascono diverse tendenze artistiche sia in Europa che in America.

    ANALISI FORMALE:

    Coesione: (equilibrio della composizione)
    Nonostante la fantasia poetica suggerita dal dipinto, l’apparenza di una pittura incontrollata e nata da un gesto istintivo, gli studi su questi dipinto fanno emergere che dietro c’è stato notevole riflessività e calcolo dei rapporti reciproci fino a un equilibrio perfetto.

    Coerenza:
    Mirò offre in questa tela un’altra delle meravigliose sfumature di azzurro spesso presenti nei suoi dipinti. E’ il colore ad acquistare potere al tutto, a diventare comunicativo, insieme a forme e linee e alla scrittura. La linea, appunto, sottolinea, evidenzia, si giustappone al colore con una propria sensibilità e potenza.
    Le lettere di un linguaggio fino a ieri conosciuto, formano enigmatici accorpamenti. I pochi elementi stagliati sul fondo non fanno che accentuare l’ottenuta tridimensionalità.

    Situazionalità:
    Il dipinto dell’artista scaturisce certamente dalla sua mente, ma è dovuto sempre a impulsi che partivano dalla realtà.

    Ambiguità: (esperienze culturali/personali della persona)
    Joan Miró cominciò a disegnare fin dalla più tenera età. Miró intraprese studi commerciali (in parallelo, però, frequentò lezioni private di disegno) che lo portano a lavorare come contabile in una drogheria, finché un esaurimento nervoso non lo convinse a dedicarsi all’arte a tempo pieno. Fu il lungo periodo di convalescenza passato nella casa di famiglia a Mont-roig del Camp a consolidare definitivamente la sua vocazione. Successivamente frequentò l’Accademia Galí e dopodiché passò al Circolo Artistico di Sant Lluc.
    Dopo questi studi riuscì a entrare in contatto con numerose personalità nel mondo dell’arte. Nel 1920 si stabilì a Parigi, dove conobbe Picasso e il circolo dadaista di Tristan Tzara. Già in questo periodo, in cui disegnava nell’accademia La Grande Chaumière, cominciò a delinearsi il suo stile decisamente originale, influenzato inizialmente dai dadaisti ma in seguito portato verso l’astrazione per l’influsso di poeti e scrittori surrealisti.
    Tornato nella casa di famiglia, Miró sviluppò uno stile surrealista sempre più marcato; in numerosi scritti e interviste espresse il suo disprezzo per la pittura convenzionale.
    Dopo la morte della madre, Miró iniziò a dedicarsi a lavori di ceramica e a sculture di bronzo.
    In età avanzata Miró accelerò il suo lavoro, creando ad esempio centinaia di ceramiche. Si dedicò pure a pitture su vetro per esposizione. Negli ultimi anni di vita Miró concepì le sue idee più radicali, interessandosi della scultura gassosa e della pittura quadridimensionale.

    Laboratorio:
    L’opera a prima vista mi ha subito ricordato i classici disegni dei bambini. Apparentemente privi di significato ma se osservati più a fondo molto ricchi di idee.
    Altro aspetto che mi ha colpito è il colore, un azzurro inteso che mi trasmette sentimenti di purezza, pace e spensieratezza che solo da bambina ho provato veramente.

    Fonti: wikipedia

  • L’opera in questione, “Siesta” di Mirò, è stata creata nell’ambito dell’area artistica denominata SURREALISMO, che il poeta e intellettuale francese Breton, nel 1924, definì come “automatismo psichico puro”, ossia un meccanismo che favorisce la formazione di libere immagini nella mente. “Bello”, infatti, secondo quest’ottica, “è ciò che affiora nella mente senza alcun tipo di rigore”. Fra i rappresentanti di questo movimento artistico si ricordano Ernst, Magritte, Dalì e, appunto, Mirò.
    Il particolare “classicismo” di Mirò consiste nel prendere la realtà come modello e nel porre attenzione al dettaglio.
    In questo olio su tela del 1925, infatti, si vede come il pittore abbia preso spunto dalla realtà, inserendovi forme geometriche semplici come il cerchio e il quadrato, e, al contempo, quanto abbia lasciato spazio alla mente. Infatti, le figure rappresentate possono essere oggetto di diverse interpretazioni: per esempio, lo scarabocchio nero in alto a sinistra, tipico segno della quotidianità del bambino, mi fa pensare a un brutto pensiero ma anche ai fuochi d’artificio; al centro è visibile quello che sembra un aquilone bianco, la cui estremità assimilo a un’ala d’angelo; il cerchio potrebbe anche rimandare all’immagine del Luna Park. Tutto qui è, insieme, reale e fantasioso. Tutto è tenuto insieme da un’assoluta prevalenza di azzurro di mare e cielo. Questo, che è il colore della spiritualità, dei sogni, dell’impossibile, è la cornice dell’opera, che effonde equilibrio,serenità, purezza, in perfetta sintonia col titolo, “siesta”, che rimanda al riposo e al mondo onirico.

  • L’olio su tela di Mirò intitolato “Siesta” (1925) è ampia espressione del contesto surrealista in cui viene prodotta. Il surrealismo è movimento artistico-letterario nato ufficialmente in Francia nel 1924 ad opera di André Breton con la pubblicazione del “Manifeste surréaliste”, esso si propone di esprimere, in qualsiasi forma artistica, il funzionamento spontaneo del pensiero, avulso da ogni forma di controllo razionale e morale. L’arte surrealista è dunque esplicitazione ed espressione dell’inconscio (esplorato da Freud nello stesso periodo) che dal sogno si manifesta in un dipinto, una poesia, una statua, ecc. In quest’opera infatti, linee, forme e colori, sembrano scaturire dal mondo dei sogni. L’azzurro sembra fare da sfondo, e, allo stesso tempo accompagna, generando un’atmosfera in bilico tra il fiabesco e l’onirico, le linee e le figure.
    Simboli, cerchi e linee, sembrano trasmettere l’irrazionale razionalità dei pensieri della mente mentre sogna. é evidente che queste figure, pur all’apparenza frutto di tratti spontenei ed irrazionali, sono espressioni di una tecnica consolidata. Surrealismo puro, quindi, che non consiste in una espressione libera priva di progettualità e tecnica, ma, in una produzione attenta alla coerenza tra intento comunicativo e concreta realizzazione espressiva.
    A mio avviso, il titolo, più che riferirsi al riposo inteso come calma, è un richiamo all’attività del pensiero durante il sonno, la raffigurazione delle diverse direzioni che il pensiero assume durante il sogno.

  • Questa Siesta di Mirò colpisce molto, la sensazione di tranquillità che trasmette il quadro è molto azzaccata, nonchè per il nome che l’artista ha dato all’opera. il colore che più spicca è ovviamente l’azzurro che con il suo effetto tamponato ricorda il cielo o il mare e che contribuisce a amblificare la senzazione di tranquillità, ma vi è anche quella di incomprensione, i tratti usati sono geometrici e le figure non sono chiari oggetti conosciuti, il disegno sembra fatto da un bambino, è davanti a queste opere che la fantasia ha la meglio perchè non c’è nulla di reale. A me personalmente può sembrare una mappa del tesoro.
    Mirò in molti suoi quadri gioca con la fantasia e i colori trasformando anche le cose reali in divertenti e mai monotone.

  • Osservando l’opera di Mirò ho subito avvertito la complessità che sta dietro alla realizzazione di questo quadro, in cui l’autore si sforza continuamente di non confondere la realtà con il sogno. Inoltre, il fatto che il colore sia così dominante può davvero far ricordare all’osservatore una molteplicità di elementi: potrebbe essere il mare che si perde alla vista dell’orizzonte, un cielo che ti circonda da ogni parte, oppure due semplici occhi azzurri dallo sguardo intenso, ma in ogni caso si tratterebbe di qualcosa di infinito, nello spazio e nel tempo. Infine come non notare quanto il titolo sia nettamente in contrasto con l’idea di attività che trasmettono i giochi infantili e il vivacissimo colore azzurro; non credo sia un caso che l’autore abbia voluto “assegnare” ai giochi infantili e quindi all’infanzia l’idea della dinamicità che il quadro porta con sé: d’altra parte chi meglio dei bambini è in grado di rendere vivo tutto ciò che tocca, e di vedere in una semplice chiazza di colore azzurro quei mari solo toccati sul mappamondo, o forse sognati, ma in ogni caso, per loro, comunque reali.

  • Mirò è per eccellenza l’autore più paragonato ai bambini, al loro mondo e ai loro disegni; come può questo quadro non ricordare il disegno, i tratti, i colori, le forme che i bambini apportano ai loro disegni?
    Come un bambino si presenta dalla maestra porgendole il foglio colorato e chiedendole se le piace, allo stesso modo Mirò si pone a noi, senza domandarci nulla. E la domanda (a noi insegnanti) spunta come un fiore a primavera: “Bellissimo! Che bei colori! Ma che cosa hai disegnato? Cos’è questa linea nera? E in quest’angolo cosa hai raffigurato?”
    Queste domande sorgono spontanee sia se abbiamo in mano un disegno di un bambino, sia se siamo davanti ad un quadro surrealista, in particolare di Mirò.
    L’interpretazione procede di pari passo e può essere corretta solo se ne conosciamo le radici: così come dobbiamo conoscere le caratteristiche personali del bambino che abbiamo davanti, allo stesso modo dobbiamo essere informati sulla vita del pittore.
    Tutto segue un filo logico, tutto può essere collegato, basta saper usare la giusta chiava di interpretazione.
    E’ bello leggere gli approfondimenti delle opere d’arte dei surrealisti, come questo di Mirò, perché i verbi sono al condizionale e non danno certezze, le immagini non hanno nomi, e si parla solo di linee, forme, colori e tracce.
    Questo quadro ha un rimando al mondo dei bambini non solo per le forme ma anche per il contenuto: il volo degli aquiloni che volando in aria creano girotondi, le lettere e i numeri, messi di lato, proprio come i primi tentativi di prescrittura dei bambini. Ed infine quei segni, quelle tracce che possono fungere da connettori alle varie forme ed essere veri e propri elementi di significato.

  • L’opera ” Siesta” di Mirò, è caratterizzata, in prima istanza, dalla palese perdita di contatto con il reale, in continuità con l’appartenenza alla corrente del surrealismo da parte di Mirò.
    Possiamo poi notare come l’azzurro del dipinto troneggi su tutto lasciando, però, spazio ad una pluralità di interpretazioni: l’azzurro può essere il cielo, ma anche il mare; gli elementi raffigurati a cui il colore fa da sfondo non perdono comunque la loro intensità comunicativa.
    Conseguentemente l’opera appare assolutamente coesa, infatti, indipendentemente dalla curiosità che suscita, questa, resta equilibrata “alla vista”.
    La coerenza invece, viene meno a causa dell’antinomia che si crea tra il titolo dell’opera, Siesta, che rimanda al riposo e al messaggio di cui l’opera si fa promotrice: i giochi dei bambini.
    Giochi con aquiloni, giochi di giravolte, ma anche giochi di numeri e parole che rimando ai primi approcci dei bambini al segno grafico convenzionale.
    Mirò e le sue opere che ricordano l’infanzia, i bambini e il loro approcciarsi all’arte nel modo più spontaneo possibile, mi hanno sempre colpito molto; infatti; proprio l’anno scorso ho scelto di utilizzare la sua arte con i bambini del mio tirocinio con effetti estremamente positivi.

  • MIRO’, “SIESTA” ANALISI FORMALE

    Mirò in quest’opera si esprime attraverso un utilizzo equilibrato di colori, forme e linee.
    Trovo una perfetta coesione nell’opera, ovvero la presenza di equilibrio tra gli elementi della composizione.
    L’assenza i forme, linee,”scritte” nella parte inferiore del dipinto, potrebbe trasmettere una certa disomogeneità nella distribuzione degli elementi. Non viene percepito questo dall’osservatore proprio per il fatto che l’autore ha riflettuto a lungo i rapporti reciproci tra i vari elementi, arrivando a creare una perfetta armonia tra questi.
    Per l’aspetto della coerenza, credo che il titolo “Siesta” rifletta ciò che l’autore ha voluto trasmettere attraverso l’equilibrio degli elementi dell’opera e l’uso del colore. Le forme, le linee e le scritte che rimandano al segno grafico spontaneo del bambino, richiamano l’attività ludica, cioè a qualcosa di dinamico e ciò potrebbe suggerire una certa incongruenza con il titolo del dipinto.
    Dal mio personale punto di vista, credo invece che l’autore abbia volutamente utilizzato il termine “Siesta” per associare al gioco, ma più in generale all’infanzia, una certa spensieratezza, tranquillità, collocata ai confini della realtà, quasi in un mondo parallelo. Il colore azzurro dello sfondo comunica queste sensazioni.
    Siamo all’interno della corrente surrealista, che si pose in contrapposizione alle convenzioni culturali e sociali, dando voce alla libertà. La contestualizzazione dell’opera nella sua corrente mi ha fatto riflettere sulla libertà di espressione che non si traduce in un gesto artistico istintivo, quanto piuttosto in una libertà di significati, valori espressi attraverso una particolare tecnica.

  • SIESTA (J. Mirò)
    L’attrazione per questo dipinto è avvenuta per due ordini di motivi: anzitutto, l’azzurro è il colore che preferisco in assoluto, e in questo dipinto è certamente il colore che prevale sugli altri; in secondo luogo, la visione di quest’opera mi ha restituito un senso di serenità, rilassamento mentale, tranquillità.
    Nella scheda descrittiva di essa viene sottolineato che, benché il dipinto sembri essere stato eseguito in modo rapido, spontaneo ed immediato, lo studio che vi è dietro è consistente. L’approfondimento che ne segue parte da qui: cosa ha voluto esprimere Mirò con questo lavoro?

    ANALISI FORMALE
    “Viviamo ancora sotto il regno della logica: […]si è arrivati a bandire dallo spirito tutto ciò che […] può essere tacciato di superstizione, di chimera; […] Si direbbe che si debba a un caso fortuito se di recente è stata riportata alla luce una parte del mondo intellettuale, a mio parere di gran lunga la più importante, di cui si ostentava di non tenere più conto. […] L’immaginazione è forse sul punto di riconquistare i propri diritti…” (A. Breton, manifesto del Surrealismo, 1924).

    È con queste parole che Bréton descrive la società francese dei primi decenni del Novecento. Il “regno della logica” che egli critica è quello nato sotto i princìpi del Positivismo: l’uomo, un tempo sognatore, ha rinunciato alla capacità di immaginare ed ha accettato di sottostare alle regole sociali per vivere. Ma è scontento, poiché è solo nell’immaginazione che egli può ritrovare quella condizione di pura gioia che gli apparteneva durante l’infanzia, quando le inibizioni ancora non esistevano. Bréton sosteneva che nel pensiero umano vi sono due momenti fondamentali, quello del sonno e quello della veglia, i quali si possono conciliare attraverso il Surrealismo, processo tramite il quale si può giungere ad una realtà superiore (la “surrealtà”), nella quale entrambi questi aspetti trovano posto.
    Il Surrealismo prende vita nella crisi di valori del primo dopoguerra, caratterizzata da un tale degrado politico e sociale da favorirne la diffusione: l’obiettivo era quello di fondare una nuova cultura, rivoluzionaria, alternativa a quelle esistenti, che rivalutasse l’importanza del sogno, dell’istinto, del libero pensiero, del vivere senza freni inibitori.
    Alla costruzione dei pilastri ideologici di questo movimento contribuirono in modo determinante le teorizzazioni di Freud: secondo lo psicanalista austriaco, infatti, per indagare il pensiero senza censure bisogna analizzare il sogno, ed è proprio quest’ultimo il tema fondamentale delle opere surrealiste.

    Lo spunto per tradurre i principi surrealisti in opere concrete e visibili viene dato dalla pittura “Metafisica” di De Chirico; essa prevedeva, al fine di creare opere sorprendenti, l’inserimento di due realtà che non hanno nulla in comune in un altro contesto, estraneo ad entrambe. A questo principio (detto degli “accostamenti inconsueti”), il surrealismo aggiunge tutte quelle deformazioni delle immagini che trasformano un oggetto in un altro, tipiche del sogno, delle allucinazioni, dell’inconscio (tecnica delle “deformazioni irreali”).

    Mirò, pittore e ceramista spagnolo, incarna, insieme ad altri artisti (quali Masson), la tendenza più astratta del surrealismo: la sua arte si costituisce come una vera e propria improvvisazione psichica, e non può tradursi in quindi in soggetti realistici. Nella sua formazione iniziale, egli viene a contatto con l’impressionismo, il cubismo ed il fauvismo. Nel 1915 inizia a frequentare un circolo di poeti, trovando un legame emozionale tra pittura e poesia che accompagnerà tutte le sue opere. È in questi anni che i soggetti dei suoi dipinti iniziano ad abbandonare le caratteristiche oggettive: il modo in cui l’artista rappresenta la realtà non può prescindere da ciò che egli “sente” rispetto ad essa. Nel 1917 egli scrive all’amico pittore Ricart: “Credo che nella nostra ‘scuola’ vi sia l’essenziale di quel che sarà la pittura dell’avvenire, divestita di ogni problema pittorico e dotata dell’armoniosa vibrazione del palpito dello spirito”. È seguendo questa inclinazione che Mirò condurrà il suo percorso artistico verso l’astrattismo, percorso che trova il suo apice a metà degli anni ’20, durante i quali conosce il gruppo Surrealista. Le opere di questo periodo rivelano un abbandono all’inconscio, traducendosi, nella tela, in composizioni astratte. All’interno di esse si colloca “Siesta” (1925).

    Da un punto di vista compositivo, gli elementi di quest’opera presentano un forte squilibrio: in primo luogo, essi sono concentrati prevalentemente nei 2/3 superiori dello spazio della tela, lasciando quindi la zona inferiore libera da elementi grafici. Nella parte bassa dell’opera, infatti, troviamo una fascia orizzontale dipinta unicamente di azzurro, colore dominante l’opera e steso in maniera pressoché uniforme su tutta la superficie della tela. Vi è un disequilibrio anche in merito alle forme raffigurate: infatti, gli elementi sulla sinistra sembrano rivestire un ruolo di maggiore “importanza” rispetto quelli collocati dalla parte opposta del dipinto: questo in funzione del fatto che sono più estesi e che dal punto di vista cromatico si rivelano essere più “pesanti” (nel senso che si notano maggiormente rispetto agli altri). Infatti, l’elemento nero (nell’angolo in alto a sinistra) e quello bianco (posto al di sotto di esso) si pongono in contrasto cromatico rispetto all’azzurro dello sfondo, attirando su essi stessi l’attenzione dell’osservatore. In realtà, anche l’elemento blu sulla destra è abbastanza evidente ad una prima occhiata; tuttavia, forse per il suo colore, meno in risalto degli altri sulla tinta di sfondo, non lo ritengo sufficientemente “significativo” al fine di regalare alla composizione armonia tra gli elementi.
    L’assetto compositivo rispecchia i canoni di quella che viene definita “pittura onirica”, nella quale i soggetti predominanti sono macchie di colore collegate tra loro da elementi lineari che si intersecano. Dal punto di vista emozionale è coerente con il tema del sogno: come ben sappiamo, allo stato onirico tutto può succedere, tutto è deformato e ogni cosa può assumere un significato diverso da quello che definiamo “reale”.

    Rossella

  • (Analisi formale di “Siesta” di Mirò)

    Una precisazione:
    le mie considerazioni in merito alla coesione del dipinto sono frutto di una fruizione personale di esso. Intendo dire che, guardando l’opera, il mio sguardo è continuamente ed inevitabilmente attratto dalla parte superiore sinistra di essa, per le ragioni sopra esplicate. Pertanto, anche se in termini di “quantità” vi sono più elementi nella metà destra della tela, l’estensione ed il contrasto cromatico degli elementi al lato opposto creano in me questa sensazione di squilibrio compositivo, che non ho potuto fare a meno di annotare nell’analisi del dipinto.
    Sono comunque consapevole del fatto che la mia visione di questa composizione potrebbe essere, con tutte le probabilità, distorta ed errata.

    Rossella

  • Devo dire che nessuna delle opere in questo gruppo mi ha particolarmente affascinato forse perchè non riesco a trovare un significa a quello che vedo. MI sono resa conto che le opere che prediligo sono quelle che hanno degli oggetti concreti dei quali riesco a riconoscere le forme.
    Proprio per questo, dopo una lunga osservazione e prima di leggere l’approfondimento, ho cercato di interpretare quello che vedevo: l’azzurro mi fa pensare ad un cielo primaverile; la forma geometrica bianca mi ricorda vagamente un aquilone oppure un orologio, dove le lancetta sono rappresentate da quelle stanghette che partono dal punto nero centrale. Questo quadro mi ha un senso di tranquillità, sembra quasi che il tempo sia sia fermato.
    Nonostante la parte in basso sulla destra mi sembra un pò vuota, credo che il quadro sia equilibrato riguardo la posizione delle forme all’interno del dipinto e che anche i colori abbiano una loro armonia.

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