Lezioni nell’arte

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Rubens, L'educazione di Maria

Rubens, L'educazione di Maria

Magritte, La chiave dei sogni

Magritte, La chiave dei sogni

Raffaello, La scuola di Atene

Raffaello, La scuola di Atene

Degas, Classe di danza

Degas, Classe di danza

Rembrandt, La lezione di anatomia del Dr. Nicolaes Tulp

Rembrandt, La lezione di anatomia del Dr. Nicolaes Tulp

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47 Commenti to “Lezioni nell’arte”

  • Un’ opera originale, completamente diversa da quelle che sono sempre stata abituata a vedere. Un’ opera che a parer mio non può non colpire la curiosità delle persone. Prima di leggere l’ approfondimento ho cercato di capire in modo autonomo per quale motivo l’ artista avesse associato a tutti gli oggetti un nome sbagliato. Diversi oggetti e diversi nomi, che non hanno nulla a che fare l’ un con l’ altro, era diventata come una sorta di sfida per me..dovevo trovare la logica che li collegava tra loro. Quest’ opera ha quindi stimolato la mia fantasia. Sono rimasta anche molto affascinata dal titolo: “La chiave dei sogni”…è un titolo suggestivo che permette l’ accesso ad una realtà parallela, o per meglio dire permette all’ osservatore di adottare un punto di vista diverso, che gli permetta di capire che non sempre la realtà è ciò che sembra, e che a volte è necessario andare oltre le convenzioni sociali a cui siamo abituati, per essere in grado di interpretare ciò che vediamo.

  • “Lezione di anatomia”, quadro del XVII secolo che raffigura una vera e propria situazione didattica, se vogliamo, “non tradizionale”, in cui gli studenti imparano per esperienza diretta e non leggono semplicemente da manuali di medicina la morfologia del corpo umano.
    Ho scelto questo dipinto perché credo che più degli altri rifletta il principio che a mio parere dovrebbe sottostare alle nostre future lezioni: da un punto di vista prevalentemente educativo , infatti, non sfugge l’elemento preminente della scena ritratta, ovvero: la dimensione laboratoriale e attiva della lezione in atto, che permette agli studenti di “toccare con mano”.
    Questo quadro rappresenta per me un valido spunto di riflessione sull’importanza dell’esperienza diretta, molto più significativa e incisiva rispetto alla classica lezione frontale.
    Personalmente, ritengo che come futuri insegnanti dovremmo sempre mettere l’esperienza e il lavoro attivo e di gruppo in primo piano, poichè i bambini non dovrebbero tanto imparare nozioni a memoria quanto piuttosto esperire e costruire nuove conoscenze in autonomia, sulla base del loro vissuto e della loro personale ricerca, con l’aiuto dei compagni e sotto la guida dell’insegnante-regista.
    Per far questo però, dobbiamo essere i primi ad avere interesse, a toccare con mano, a sperimentare, avendo una buona e consapevole conoscenza delle materie: solo così infatti potremo creare lezioni multi-accessibili, permettendo ad ogni bambino di accedere alla conoscenza, secondo le sue capacità e attraverso percorsi il più possibile personalizzati.
    “Insegnare imparando con loro”, perché non sia un educare a senso unico, ma un crescere insieme: questo, a mio parere, il significato più profondo della dimensione laboratoriale nella didattica.

  • “La scuola di Atene” di Raffaello è davvero appropriato per il tema lezioni nell’arte. Nel dipinto infatti sono raccolti tutti i filosofi più illustri ,matematici e altri studiosi. A me personalmente mi richiamano l’immagine di un’aula di università dove insieme ad altri studenti si cerca di trovare una soluzione a un quesito proposto dall’insegnante. Ammetto poi che l’interpretazione sia complicata e che da sola, senza leggere la descrizione sopra, non sarei mai stata in grado di capirla.
    Quest’opera mi piace molto perchè mi da un senso di ordine e armonia. Quindi anche se non l’ho compresa a pieno dal punto di vista del messaggio che si cela nell’immagine, posso apprezzarla dal lato estetico.

  • “La scuola di Atene” è un dipinto che mi ha sempre affascinato, conoscevo già entrambe le interpretazioni, anche se non così dettagliate perchè il professore di Arte delle superiori dedicò quasi una lezione intera su quest’opera. Concordo sul fatto che è maestosa, da un senso di pace con le forme perfette e armoniose.

  • “Classe di danza” di Degas
    Quest’opera ha richiamato la mia attenzione per due semplici motivi legati fra loro: in primo luogo, si tratta fondamentalmente di una scena che riguarda il mondo del ballo di cui sono appassionata e in secondo luogo è un quadro del pittore Degas, che rientra nella schiera dei miei pittori preferiti. Apprezzo molto lo stile di questo artista perchè cerca di cogliere la vitalità del corpo umano in movimento come possiamo vedere nel quadro. Infatti si distingue dagli altri pittori per questa sua caretteristica che supera gli obiettivi principali, quelli di rappresentare l’atmosfera e la luce, e cerca si “impressionare” l’osservatore anche con il movimentocapovolgendo i luoghi comuni di quel tempo. A mio parere la scelta di raffigurare le ballerine come soggetti principali è molto riuscita perchè rappresentano un mondo in movimento e questo sottolinea il suo scopo.
    Il quadro mostra una scena tipica di ezione di ballo in una classe. Sono presenti le allieve mentre si preparono e e si esercitano davanti allo specchio, davanti alle sbarre, a corpo libero. Ognuna vestita in abiti bianchi, con pelle chiara, i capelli raccolti in crocche e con una posa diversa. In ogni parte del quadro è evidente la cura per ogni dettaglio e la mano dell’autore che vuole mettere in evidenza le ballerine rispetto all’ambiente in cui sono inserite. La classe è spoglia ma non priva di elementi come lo specchio o la porta semichiusa da cui traspare un filo di luce o il tavolo sulla destra dove siedono alcune ballerine e un musicista che probabilmente accompagna le giovani danzatrici nelle loro prove.
    Ciò che però si può notare è l’espressione naturale e spontanea che i volti delle ballerine rivelano, come la concentrazione di alcune ballerine nel momento in cui ballano o il parlottio di alcune in sottofondo o anche un momento di sconforto o fatica che mostra la ragazza sulla sinistra accanto alla sbarra. Di lei non si nota che il corpo, mentre il viso è nascosto, ma bastano il suo corpo incurvato verso il muro e la testa appoggiata per percepire la stanchezza, il tormento o l’affanno. Inoltre il suo isolamento dal resto del gruppo mi suscitano un senso di grande solitudine.
    Soffermandomi sullo stile del pittore noto che la prospettiva dall’alto sfonda sulla destra sottolineata dalle linee del parquet, caratteristica consueta di Degas scegliere un angolo decentrato per inquadrare l’immagine; i colori invece sono tenui e caldi, a eccezione di un verde che si impone al centro dello specchio; la luce pallida è usata dall’artista per sottolineare le particolarità degli abiti e la stanza spaziosa; infine la linea è morbida e sfumata sui contorni e le forme.

  • Raffaello, “La scuola di Atene”.
    Mi è sempre piaciuto questo affresco dal punto di vista estetico, ma ora mi rendo conto che può offrire più della bellezza equilibrata che un occhio inesperto può apprezzare, pur non comprendendone completamente il significato; il mondo delle idee e le esperienze dei sensi si incontrano nella scuola di Atene, i dialoghi filosofici ricchi di parole e discussioni sono accostati all’utilizzo pratico di materiali di studio, la lezione si svolge stando in piedi o quasi coricati: le differenze e le somiglianze con la scuola di oggi sono tante e questa “lezione nell’arte” è in grado di far riflettere noi insegnanti, se ci poniamo con uno sguardo critico nei suoi confronti.

  • Tra i dipinti proposti io ho scelto “La scuola di Atene” in quanto ho avuto la possibilità di vederlo realmente ai Musei Vaticani. Osservando la tela dal vivo emerge la sua grande maestosità, il dipinto ti travolge, ti sembra di partecipare alle discussioni dei personaggi; per poterlo comprendere a fondo bisogna possedere un occhio vigile e attento ai particolari come ad esempio per leggere il nome dei libri: Timeo per Platone ed Etica per Aristotele. I due protagonisti riflettono sui problemi che travolgono il mondo cercando i giusti mezzi e le soluzioni per poterli superare con successo. Traslando questo assunto in ambito scolastico credo che divenga il vero scopo a cui può puntare un insegnante ovvero non trasmettere contenuti per compartimenti stagni dividendoli per materie bensì offrire validi strumenti con cui il bambino possa superare i problemi che sorgono ogni giorno.

  • Apprezzo moltissimo dal punto di vista della composizione, delle forme e della prospettiva “La Scuola di Atene” di Raffaello, affresco tipicamente dal gusto rinascimentale. Trovo che quest’opera comunichi ordine, tranquillità. Viene creato un ambiente che, seppur affollato, mi dà la sensazione di silenzio e rispetto.

  • Rembrandt, La lezione di anatomia del Dr. Nicolaes Tulp
    Mi ha ricordato che il progresso scientifico è stato molto dificile e lento.
    La principale raggione è la difficoltà per divulgarlo. Per essemplio, questa opera ci fa vedere che una cosa molto normale e ben saputa per una persona è totalmente straordinario per altri (il profesore sta tranquilo e i suoi alumni sono attoniti). Per questo ha bisogna di una buona dimostrazione.
    È quasi lo steso nell’educazione.

  • “La lezione di anatomia del Dr. Nicolaes Tulp”
    In un primo momento, guardando questo quadro, mi ha subito colpito il braccio su cui si sta facendo una dissezione, ma ad un’osservazione più approfondita del quadro rimango spiazzata e disorientata dagli sguardi di tutti i soggetti ritratti. Seguendo la direzione del loro sguardo, mi accorgo che nessuno sta veramente guardando il corpo, nè il professore, come se non si conoscesse nemmeno il motivo del perchè si è lì, in quella sala, in quel momento. Nessuno sembra interessato o colpito, il professore sembra ipnotizzato, alcuni soggetti guardano nel vuoto, i due soggetti in alto guardano nella mia direzione cioè in quella dell’osservatore del quadro e anche lo studioso a sinistra in basso guarda con la coda dell’occhio nella mia direzione.
    Non la definirei proprio una lezione di anatomia perchè mi pare, anzi, un momento di non apprendimento, di non conoscenza, di non scoperta e di catalessi.
    Mi da la sensazione che tutto sia fermo, immobile e senza ragione di essere.
    Mi chiedo se il vero tema del dipinto non sia un altro: mi pare di ricordare che Rembrant avesse raffigurato scene religiose o relative ad episodi del Vangelo…allora, alla luce di ciò, il dipinto forse rappresenta il grande dibattito molto presente nel ‘600, al tempo del pittore, e tutt’oggi ancora acceso tra scienza e religione, tra ragione e fede. A questo punto soltanto potrei comprendere l’opera, il senso di disorientamento e di immobilità che trasmette, come se questi uomini di scienza fossero confusi o soltanto distratti da un’altra possibilità, in cerca di risposte e conferme, di nuove prospettive o di vecchie convinzioni. L’impressione, inoltre è che i tre dottori che guardano nella direzione dell’osservatore vogliano comunicare qualcosa, o forse interrogare anche noi su questo dibattito e farci prendere posizione. Solo leggendolo in questo modo, il quadro acquisterebbe senso; senza questa personale interpretazione faccio fatica a comprenderlo.

  • Ho scelto di commentare “La chiave dei sogni” di Magritte. Il motivo della mia scelta è dipeso dalla passione che ho per un’altra opera, fra le più conosciute di Magritte, che ci assomiglia particolarmente: “The Treachery of Images”. Ho riconosciuto subito lo stesso stile e, per questo, sono stata subito incuriosita. Ad essere sincera, devo ammettere di non aver notato a prima vista le didascalie errate sottostanti le figure, probabilmente a causa della bellezza della rappresentazione. Questo “errore” che Magritte ha scelto di compiere rende, a mia opinione, l’opera ancora più interessante, poichè necessistante di più sguardi per essere compresa a pieno. Leggendo l’approfondimento ho poi scoperto che questa idea di dare nomi totalmente sbagliati a oggetti che in realtà sono d’uso comune e conosciuti da tutti, quindi “rinominare” la realtà, sia un modo per uscire dal campo limitante della realtà. Chi ha deciso, infatti, che l’oggetto fatto di cera e con una fiamma posta sulla punta, debba essere necessariamente chiamato Candela? Per questo potrebbe essere interessante presentare l’opera a dei bambini, aprendo così il campo a numerose attività possibili: in primo luogo si potrebbe chiedere il nome giusto da dare all’oggetto, per poi chiedere per quale motivo secondo loro Magritte abbia fatto questa scelta di uscire dalla realtà e, infine, provare a creare delle opere simili ricalcando lo stile dell’artista.

  • Rubens – L’educazione di Maria
    A primo impatto questo dipinto non mi ha interessato per niente, sempre avendo in mente l’educazione, la scuola, i bambini, la didattica, ecc… Non mi piaceva per niente. Però poi ci ho pensato e devo dire che questo quadro mi pone dei quesiti importanti. Guardando questo quadro, rispetto ad altri, ma fa venire in mente delle domande che mi devo chiedere e purtroppo devo dare anche delle risposte adeguate. Mi chiedo domande che toccano diversi temi, sempre legati all’educazione. Per esempio, mi chiedo: trattiamo la religione nell’Arte? Come possiamo farlo? Perchè non trattare l’Arte anche di altre credenze? E altre culture? Perchè non lavorare anche su un bassorilievo del Tempio di Borobudur? E poi, come possiamo trattare con la nudità? Quando, cioè a che età/classe possiamo proporre la vista di questo? Possiamo trattare la nudità nell’arte solo legata alla fede? Come possono reagire genitori in quest’epoca dove bisogna stare attentissimi a quello che si fa a scuola? E poi penso più in generale, siccome l’Arte tocca molti ambiti e temi (diciamo pure tutti quelli della vita, e morte…), quali temi si possono trattare con gli alunni bambini? e come?
    Alla fine questo quadro mi interessa molto profondamente.

  • L’opera di René Magritte “La chiave dei sogni” sembra proprio voler richiamare alla mente i vecchi abbecedari di una volta: immagine e relativa parola scritta sotto.
    Nel quadro però c’è una particolarità, analizzando il significato della parola si scopre che questa non corrisponde alla sua immagine. Da qui l’opera mi suscita un viaggio infinito nella fantasia e nell’immaginazione per riscoprire il mondo da prospettive diverse da quelle sempre conosciute.

  • “Classe di danza”
    La stanza nel quadro mi sembra ricca di familiarità, complicità. L’insegnante è seduto, una sua allieva è quasi appoggiata a lui, altre sono in piedi. Lo spazio sembra dominato da un clima di serenità e collaborazione. L’insegnante non è al centro, è posto lateralmente, non si trova in una posizione dominante rispetto alle sue allieve. Tutto questo mi fa venire in mente ad un certo tipo di relazione tra insegnante e allievo, in cui non ci sono prevaricazioni, in cui non c’è una persona che detiene il sapere da trasmettere dall’alto agli allievi. In una situazione di questo tipo è importante che l’insegnante mantenga ruolo ben distinto dal resto della classe e infatti nel quadro è possibile individuarlo a colpo d’occhio. Inoltre il suo compito principale dovrebbe essere quello di creare contesti adatti per facilitare gli apprendimenti di tutti, così come nell’opera il maestro è colui che suona il violino delineando uno spazio di complicità e condivisione profonda. E’ la musica che è nell’aria che dà forma ad uno sfondo (lo sfondo integratore) che abbraccia tutti e li fa sentire coinvolti e chiamati a partecipare. E’ evidente che in tale ottica appaiono fondamentali la bravura del musicista così come le competenze e le capacità di un insegnante.

  • “La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione.”
    Credo che questa citazione di René Magritte si adatti perfettamente al suo dipinto surrealista “La chiave dei sogni”. Mi sembra che l’artista, associando ad ogni oggetto una “didascalia”, un nome che tradizionalmente non gli corrisponde, voglia trasmettere il tema tutt’ora molto attuale della distanza tra ciò che è reale e l’interpretazione che noi invece diamo di ciò che ci circonda. Mi viene da riflettere su quanto i codici, i segni, le immagini che ogni giorno ci si presentano siano soggetti alla nostra arbitraria codifica: cosa è vero? Cosa è nostra immaginazione? Magritte ci invita a cambiare punto di vista, a cercare di andare oltre la prima impressione, a interrogarsi sulle cose…
    Anche la struttura rigorosa e schematica del quadro nasconde nomi e oggetti che, attraverso la loro particolare associazione, suscitano curiosità e desiderio di capire se davvero ciò che appare corrisponde a ciò che è.

    • Magritte nel suo gioco tra realtà e “sogno” mi ricorda molto l’infanzia. L’infanzia che non si preoccupa di apparire, che spesso gioca facendo finta di essere qualcosa che non è e che quindi, come l’artista, non vede differenza tra verità e immaginazione.

  • “La scuola di Atene”
    Condivido con le idee dell’apunttamento nel senso che l’autore vuole riffletere la idea che la formazione dell’uomo passa per i sensi. Ma un’altra cosa che mi ha chiamato l’atenzione e come l’autore, secondo me, ha voluto insegnarci i diversi modi che ha la persona per imparare. Alcuni parlano, alcuni scrivano, alcuni guardano, alcuni si relassano, altri ascoltano, copiano, discutano…

    Questo mi chiama molto l’atenzione perché molto tempo fa che si sa che le persone hanno modi diverse d’imparare le cose, ma oggi ancora c’è qualche professore/ssa che no lo sa o no lo vuole sapere.

  • L’idea che trasmette questo quadro è proprio quello di una scuola, più precisamente dell’università: tutti sono impegnati ad apprendere o a cimentarsi in qualche esercizio. I due professori mi danno l’impressione di essere intenti a scambiarsi “saperi”. La maestosità della conoscenza è ricavabile non solo dalla presenza di due grandi filosofi ma da tutta l’architettura rappresentata in modo enorme. Il significato di questo quadro non è esauribile in poche righe in quanto sono tanti i temi trattati, dalla religione alla filosofia, alla scienza, ecc. La sensazione che mi trasmette però, a differenza di altri commenti che ho letto, non è quella di tranquillità, ma di movimento: mi sembrano tutti piuttosto indaffarati.

  • Il domatore di leoni, di Calder.
    Quando ho visto quest’opera immediatamente ho pensato a un gioco. Per me, quest’opera si tratta di un retrato del circo, dove noi possiamo trovare tutti i più importante e rappresentativi del mondo circense.

  • Magritte, La chiave dei sogni.
    Questa opera mi fa riflettere su quanto la nostra mente sia utilizzata solo per compartimenti stagni, su quanto le nostre rappresentazioni delle cose siano stereotipate. Siamo concentrati sulle cose che esistono senza pensare invece al fatto che potrebbero essere diverse. Guardiamo il mondo con il nostro paio di occhiali senza renderci conto che potrebbero esistere altri mille modi per guardarlo. Ma almeno nel mondo dei sogni, che in questo caso sublima nel mondo dell’arte, un cappello può diventare neve….e la nostra mente può aprirsi e viaggiare in infiniti mondi.

  • Magritte, ‘La chiave dei sogni’, ho deciso di commentare quest’opera perchè sono sempre stata affascinata dalla corrente surrealista. Avendo avuto modo di vedere dal vivo alcune opere realizzate proprio da quest’autore mi sono semopre chiesta come potessero venirgli in mente certi accostamenti: determinati significati alle figure realizzate o certi colori per identificare stati d’animo opposti.
    ‘La chiave dei sogni’ personalmente lo interpreto come un quadro che debba essere caratterizzato da colri vivi sfumati figure dai contorni non delineati,proprio perchè il sogno è astratto un’idea della nostra mente. Magritte invece realizza un quadro dalle figure ben delineate, oggetti di uso comune, che nel mio immaginario non collego assolutamente ai sogni.la prevalenza poi del colore nero, allontana per me l’idea del sogno…Ma proprio questa sua stranezza nell’interpretare la sua realtà mi affascina molto.

  • La “Scuola di Atene” di Raffaello, affresco dipinto nel 1508 – 1511, che si trova nella “stanza della segnatura” presso i Musei Vaticani a Roma, è uno splendido capolavoro del Rinascimento, ed anche una grande opera simbolica. In tale epoca dominava l’ idea che la filosofia fosse un modo per arrivare a Dio. L’affresco, inquadrato da un arco dipinto, rappresenta i più celebri filosofi e matematici dell’antichità intenti nel dialogare tra loro, all’interno di un immaginario edificio classico, rappresentato in perfetta prospettiva. In una successione prospettica, un enorme arco sembra incorniciare tre arcate a “tutto sesto” con volte a botte, che presentano delle decorazioni ad incavi con forme poligonali. Oltre all’impressionante architettura, notiamo subito, che alcuni personaggi sono disposti su una linea ipotetica orizzontale alla fine di una scala, mentre altri sono disposti in gruppi in primo piano. Raffaello vuole rappresentare ognuno di loro che si dedica a una qualche attività mentale, a quello cioè, che sanno fare meglio e che li ha resi famosi (leggere, scrivere, fare lezione, discutere, dimostrare, fare domande, ascoltare, riflettere). A questi personaggi dell’ antichità Raffaello da le sembianze di artisti importanti suoi contemporanei. Per esempio, possiamo vedere al centro, il filosofo greco Platone rappresentato con le sembianze di Leonardo da Vinci, che parla con un altro grande filosofo antico, Aristotele. Raffaello dipinge Platone e Aristotele (due principali filosofi dell’antichità) al centro del dipinto ed è proprio sullo sfondo dietro di essi che si intravede il cielo, uno spiraglio di luce che simboleggia l’ apertura verso qualcosa di positivo, verso la speranza. Non caso il punto di fuga sta tra le figure di questi due grandi filosofi, quasi a volere indicare che il vero abbia caratteristiche già intuite da questi due filosofi, i cui pensieri furono di indubbia importanza per lo sviluppo del pensiero occidentale. A sinistra della scena domina la statua di Apollo, mentre a destra quella di Minerva. Sotto sono dipinti due rilievi: una Lotta di ignudi ed un Tritone che rapisce una nereide. Infine, i due giovani che si trovano all’estrema destra, in vesti contemporanee all’epoca della creazione dell’affresco, sono degli autoritratti di Raffaello stesso con l’amico e collega Sodoma. La Scuola di Atene, è un opera di Raffaello che cerca di esaltare prima di tutto l’uomo, con le sue facoltà mentali. Gli scienziati e i filosofi del passato e del presente, sono accomunati dalla ricerca razionale della “verità”.
    Questa è un’ opera che mi trasmette un senso di armonia, pace, quiete, ordine e perfezione nonostante l’ ambiente rappresentato sia affollato da persone che stanno praticando attività diverse tra loro.

  • L’opera di Rubens attira lo sguardo in un gioco allegorico molto forte. Tutte le parti del quadro parlano e forse la parte che esprime più di tutte il vero significato del quadro è stata TAGLIATA NELLA RIPRODUZIONE. Mi riferisco alla parte in basso del quadro dove vengono rappresentati i simboli dell’Arte (un quadro, una statua e uno strumento musicale). Il pittore non a caso li ha posti in primo piano! Sono il punto di partenza per capire il quadro, infatti la piccola Maria De’ Medici viene condotta dalle figure mitologiche allo studio dell’Arte nella sua totalità! Perchè è quel tipo di studio che porta una futura Regina ad essere tale.

  • La Scuola di Atene è un affresco (770×500 cm circa) di Raffaello Sanzio, databile al 1509-1510 e situato nella Stanza della Segnatura, una delle quattro “Stanze Vaticane”, poste all’interno dei Palazzi Apostolici. Rappresenta una delle opere pittoriche più rilevanti dello Stato della Città del Vaticano, visitabile all’interno del percorso dei Musei Vaticani.
    L’opera, è un omaggio all’importanza della cultura classica, in particolare si vuole valorizzare l’idea dell’epoca secondo la quale la filosofia era un modo per arrivare a Dio e quindi alla Verità. Ciò che cattura la mia attenzione è sicuramente la folta schiera di filosofi e discepoli immersi nelle loro occupazioni, alcuni sono disposti in gruppo in primo piano e altri meditano da soli ,ogni personaggio è ricco di minuziosi dettagli e niente è lasciato al caso . Mi hanno colpito molto anche le forme architettoniche che sono impressionanti e maestose e lasciano intravedere, sullo sfondo, il cielo, molto probabilmente simbolo della conoscenza. L’artista ha saputo rappresentare e organizzare composizioni molto complesse a livello di personaggi riuscendo comunque a mantenere un equilibrio compositivo. E’ un’ opera complessa che ha sicuramente una funzione ben precisa quella di trasmettere l’amore per la sapienza, si tratta di un concetto antico che permane tutt’oggi. La trasmissione del sapere è, infatti , vista come la prima “missione” dell’insegnante e trovare le vie per trasmettere negli allievi un certo “amore per la sapienza” è un po’ il cruccio di ogni insegnante coscienzioso e che ama il proprio lavoro. E’ un’ opera che stimola la riflessione, probabilmente un pò troppo complicata da presentare in una classe di bambini di scuola primaria.

  • Per quanto riguarda la coesione dell’opera, credo che la composizione abbia un suo equilibrio ed un ordine. Nonostante i molti soggetti che vi sono rappresentati ed il loro essere disposti in modo apparentemente caotico. In realtà ogni personaggio è stato ben studiato e pensato. All’equilibrio della composizione contribuisce l’arco, che fa da cornice ai personaggi, e le varie strutture architettoniche che si susseguono sullo sfondo in modo regolare e con una corretta prospettiva che rimanda ad una profondità.
    Riguardo ai significati dell’opera si può dire che è carica di significato. L’opera ha sollecitato innumerevoli interpretazioni, chiavi di lettura e modelli interpretativi, che si sovrappongono creando la percezione di un’opera complessa ricca di livelli interpretativi. Tema generale è la facoltà dell’anima di conoscere il Vero, attraverso la scienza e la filosofia. La presenza di così tanti pensatori di varie epoche riconosce il valore del desiderio e dello sforzo di arrivare alla conoscenza, comune a tutta la filosofia antica.
    Grazie q quest’opera si possono fare vari collegamenti dal punto di vista didattico dati i vari spunti che offre. Ad esempio si può lavorare sulla prospettiva che domina il dipinto, oppure iniziare un approccio alla filosofia e ai pensieri dei filosofi rappresentati.

  • Nella mia sala Bianca ho inserito “La scuola di Atene”, Raffaello

    Il Rinascimento è famoso per la nuova percezione dell’uomo e del mondo, dove il singolo individuo è in grado di autodeterminarsi e di coltivare le proprie doti, recuperando le idee raggiunte nella facoltà umanistiche nel periodo classico greco-romano e mettendole a confronto con il Cristianesimo che continuava ad espandersi. In questi anni abbiamo la nascita di grandi artisti che faranno la storia dell’arte italiana, come Leonardo, Michelangelo e l’autore di quest’opera, Raffaello, che è stato fortemente influenzato dai personaggi appena elencati.
    “La scena si svolge all’interno di un’architettura che possiamo immaginare a croce greca, inscritta in un deambulatorio quadrato con cupola centrale; l’asse della composizione determina la profondità e ampia spazialità.” Al centro, evidenziati dalla luminosità, si trovano i due pilastri fondamentali del pensiero rinascimentale, Platone e Aristotele; attorno a loro, in posizioni studiatissime e rigorosamente coordinate con calcoli precisi, troviamo altri massimi filosofi e studiosi.
    Il pittore vuole rendere con la forza plastica, la potenza e importanza del pensiero dei due massimi filosofi greci, contrapposti per la loro mentalità, il mondo delle idee (dito in alto di Platone) contro il mondo delle esperienze (il dito rivolto verso il basso di Aristotele).
    Il dipinto deve essere analizzato nel contesto in cui è inserito, ossia nella stanza della Segnatura, nel palazzo del Vaticano. L’opera è messa di fronte alla “Disputa del Sacramento” dove viene esaltata la Teologia e la Fede, mentre ne “la Scuola di Atene” viene analizzata la Filosofia. Tutto ciò per dire che l’uomo, grazie all’intelletto può comprendere il divino e il Vero, che si raggiunge attraverso la Fede-Teologia e la Scienza-Filosofia.
    Quando ho visto per la prima volta quest’opera sono rimasta affascinata dalla sua armonia, tanto che non riuscivo a distogliere lo sguardo. Tuttavia se non si riceve la spiegazione si corre il rischio di perdersi nel piacere estetico senza leggerne il vero senso legato al suo contesto storico.

  • Trattandosi di una rappresentazione del mondo classico, linee e colori seguono quello che noi, oggi, conosciamo e presumiamo di sapere su quel mondo. linee regolari, grande uso di prospettiva, colori accesi ma non sgargianti, armonia nella disposizione delle figure, quasi a ricordarci come l’ “età della ragione” sia basata su solide fondamenta.
    Volendo celebrare la razionalità e la conoscenza Raffaello pone al centro della scena Platone ed Aristotele che possiamo, quasi senza ombra di dubbio, considerare i padri del pensiero “occidentale” e della nostra cultura.
    Da questo dipinto si possono prendere diversi spunti di discussione o di studio: si può parlare di usi e costumi diversi dai nostri, del rapporto tra gli uomini e di attività pratica di disegno.
    Questo dipinto, subito ad un primo sguardo, mi fa pensare a come siano cambiati i metodi, i modi ed i luoghi di discussione. mentre un tempo avevamo bisogno di un luogo (seppur ideale e fittizio come in questo dipinto) in cui potersi incontrare per discutere dell’uomo e del suo posto nel mondo, ora, in ogni pub, in ogni centro di aggregazione, in ogni angolo in cui un gruppo di persone o di amici discute più o meno animatamente, trova spazio il dialogo (per dirla alla Galilei) “sopra i massimi sistemi”.

    • il commento precedente riguarda la lezione di atene

  • La Scuola di Atene, Raffaello (opera inserita nella mia sala)

    La “Scuola di Atene” di Raffaello è un affresco dipinto nel 1508 – 1511, che si trova nella “stanza della segnatura” presso i Musei Vaticani a Roma.
    L’opera risale all’epoca del pontefice Giulio II, un’epoca caratterizzata dalla riscoperta dei temi fondamentali della filosofia greca e del rapporto bene-bello.
    La composizione dell’opera è perfettamente simmetrica.
    Al centro dell’opera, inseriti in un contesto di architettura classica romana, possiamo osservare i pilastri portanti della filosofia greca, Aristotele e Platone, mentre intorno troviamo altri personaggi noti, soprattutto filosofi e scienziati di ogni epoca.
    In Raffaello non c’è alcuna volontà di storicizzare, bensì di creare una continuità filosofica esaltando la comune ricerca del bello che è anche bene.
    La prospettiva architettonica si osserva nella parte architettonica sia in alto che in basso, anche i personaggi che ci sono intorno seguono le linee di fuga di apertura della prospettiva e le linee di fuga convergono al centro esattamente in mezzo ai due personaggi principali.
    L’utilizzo del bianco con i toni del grigio attribuisce una grande ampiezza all’opera (evidente richiamo ai giardini e ai portici di Atene) e fa risaltare i personaggi caratterizzati invece da colori caldi e lucenti.
    Raffaello ha inserito la filosofia, che veniva generalmente considerata un argomento profano, all’interno di un contesto sacro.

  • La chiave dei sogni
    Quest’opera d’arte sembra molto strano perché l’auto tra il visivo e la scritta. in un primo momento ho pensato che fosse un po ‘di gioco tra parole e immagini. una possibilità Ho pensato come una spiegazione a questo lavoro era una storia che mette in relazione l’immagine con la parola scritta.
    dopo ricerche per il libro ho imparato che l’autore usa modi surrealismo figurativi realistici e luoghi il suo lavoro in scenari impossibili.
    Con questo lavoro l’autore tenta di andare oltre l’arte che mostra che l’arte non è solo un’immagine, ma possono essere diversi e non esprime un fatto. Aumenta qui per sapere cosa la risposta a questo rapporto tra l’immagine e la scritta.
    All’interno di questo lavoro si è incluso nella famosa serie di dipinti dal titolo “Il tradimento delle immagini” e si è svolta tra il 1927 e il 1930.

    • Degas, Classe di danza
      In questo lavoro si vede un grande chiarezza dell’immagine e realistica dall’autore. a prima vista che questa opera d’arte destinata a rappresentare la realtà del momento è l’autore. Penso che ci sia un certo interesse per la bellezza delle donne.
      lavorare per indagare su questo lavoro e l’autore capire che abbiamo un autore d’avanguardia o di realismo e dell’impressionismo che le sue opere sono caratterizzate da complessità tentato di rappresentare la società umana e dei loro complessi.
      Ho visto altre opere e vedere che questo è un pittore d’avanguardia, che ha cercato di rappresentare il suo tempo Tecnia precisione.

  • Esta obra de arte me parece muy especial, debido a su coche entre lo visual y lo escrito. al principio pensé que se trataba de algún juego entre las palabras y las imágenes, una forma de arte explicativo en base a imágenes con sus respectivas explicaciones escritas.
    La explicación que encontré a este cuadro con el cual nunca me había topado fue que se trataba de surrealismo figurativo que emplea formas realistas y las sitúa sus obras en escenarios imposibles.
    Con esta obra el autor intenta ir mas allá del arte haciendo ver que el arte no es solo una imagen sino que puede ser diferente y no expresar la pura realidad. en este caso despierta inquietud para saber cual es la respuesta a esta relación entre la imagen y lo escrito.
    El autor tardó tres años en llevar a cabo esta obra.

    • La parola che descrive questo potrebbe essere: dolcezza. Un modo gentile per descrivere una lezione di danza.
      Il modo in cui è possibile vedere i dettagli, come il riflesso degli abiti a specchio o di seta. Tutto sta diventando combina un’immagine che ti afferra, si entra in quella specie di balletto in cui le ragazze sono a proprio agio e isolato da ogni male. Solo dovrebbe ballare.

  • Ho sentito parlare prima di questo dipinto e sembra davvero bello. Quello che io chiamo l’attenzione di questo affresco è la profondità che trasmettono gli archi. Per quel che ne so, gli uomini sono al centro dell’immagine rappresentano alcuni dei filosofi più importanti della storia. Nel centro è Platone, nel Timeo, che punta verso il cielo, e Aristotele, Etica, presiedendo un gran numero di caratteri. Abbiamo cercato di vedere in questo dipinto una rappresentazione delle sette arti liberali. In primo piano, a sinistra: la grammatica, aritmetica e musica, a destra: Geometria e Astronomia e nella parte superiore della retorica scale e dialettica. In breve, un intero continuum tra sapere antico e l’uomo moderno che ha come protagonista. Ha lo scopo di rappresentare la ricerca razionale della verità e tutta la conoscenza di noi stessi.

  • Rembrandt, La lección de anatomía del Dr. Nicolaes Tulp
    esta obra de arte me transmite tristeza o tenebrosidad debido a sus colores apagados y oscuros. se trata de una especie de clase de anatomia ya que veo a alumnos y a un porfesor enseñando a traves de un difunto.
    esta obra de arte de realizo en 1632 y se caracteriza por su estilo barroco.
    esta obra fue la primera del autor y hay una gran diferencia con obras posteriores autor debido a sus colores e intensidad en sus obras.

  • Questa opera di Rubens ha molte icone che attirano l’attenzione e mette in dubbio viene eseguita quando si visualizza l’immagine e il nome del lavoro.
    Il primo sottolinea che per me è che il nome ha a che fare con il gioco? Dopo po ‘di ricerca sulla vita e l’opera dell’autore avuto modo di vedere il rapporto tra l’immagine e il nome, beh, le Tre Grazie, sono le donne che sono nuda bellezza di offrire la piccola Maria, vestita elegantemente come corrisponde ad una ragazza del suo rango, la signora che appare vestita. Al piano abbiamo trovato uno strumento musicale, uno scudo e una tavolozza con i pennelli, le arti liberali che la regina dovrebbe aiutare a fiorire, lasciando da parte la guerra, da cui lo schermo verso il basso. Il gruppo è composto da Maria e Minerva ricorda l’iconografia di Educazione della Vergine, molto comune nella pittura barroca.Las diverse figure sono immersi in una luce dorata che crea contrasti di luce e accentua i colori vivaci, soprattutto rosso, in linea con della scuola veneziana.

  • Questo lavoro è una caratteristica importante in quanto anche se il lavoro è quello di esprimere l’educazione di Maria è la ragazza in questa immagine che appare sullo sfondo, imparare a scrivere nel grembo di Minerva. Arte, bellezza e la grazia che accompagna Maria durante la loro formazione sono riportati nel lavoro di questo artista. I personaggi del dipinto sono coloro che rappresentano queste qualità .. Sulla sinistra si trova un giovane a suonare il violoncello per conto di Art, fino ai Tre Grazie rappresentare la bellezza carnale delle donne che un giorno diventeranno Maria e presiedere tabella sopra riportata, come asse della struttura, troviamo Grazia sembra cadere dal cielo cercando di aggrapparsi a un tessuto di spessore rosso. Inoltre, credo che la bellezza delle tre donne nude e un calice di luce nei loro corpi che ottengono l’attenzione. In basso a sinistra troviamo Maria che si concentra per imparare.

  • Questa opera d’arte è caratterizzata dal contrasto tra immagini e parole. A prima vista, crediamo che le immagini e le parole sono correlate, ma non, in realtà è un arte molto particolare surreale che si propone di attirare l’attenzione des spettatore.

  • Degas, Classe di danza.
    Ho scelto questa opera d’arte perché penso che l’arte è spesso concepito come una pittura e nient’altro. Ma in questa opera posso vedere che la danza è anche arte. La danza e la pittura hanno caratteristiche simili, come per essempio l’armonia dei movimenti della danza, la delicatezza e l’espressione.

  • L’arte non è solo disegno, storia dell’arte o come si diceva nella scuola dell’obbligo “educazione artistica”.
    L’arte è anche danza, movimento, musica, cinema, scultura, letteratura, scrittura, teatro, fotografia, tutto ciò che è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni, sensazioni, idee personali e soggettive. E’un proprio modo di vedere la realtà e di interpretarla.
    Un esempio più rappresentativo di tutto ciò non può che essere questo quadro di Degas in cui unisce in un’unica tela musica, danza e pittura con emozioni, sensazione e stati d’animo.
    L’autore appartiene alla corrente artistica dell’Impressionismo, la cui filosofia di fondo era di cogliere la prima impressione visiva e di riportarla sulla tela.
    Per dimostrare quanto ognuno ha bisogno del proprio ambiente di apprendimento, gli impressionisti dipingevano “en plain air”(“all’aria aperta”) per poter raffigurare immediatamente la realtà visiva percepita. Degas invece svolge molte delle sue opere in interni, dentro a scuole, classi di danza. Sono luoghi di laboratorio ricchi di rapporti umani, sociali, didattici ed educativi, in cui le ragazze-ballerine “lavorando” insieme apprendono, imparano ad osservarsi provando emozioni empatiche: un imparar facendo comune, che il pittore mette in evidenza attraverso rapide pennellate di colore significativo.

  • Ho vissuto quest’opera come qualcosa di “stuzzicante”, “stimolante” e provocante. Appena l’ho guardata mi ha colpito il duplice aspetto pedagogico che trasmette: la lavagna simbolo di un’educazione trasmissiva e allo stesso un’educazione che stimoli lo stupore e la curiosità quindi di stampo più attivo, che si denota dalle scritte incongruenti con le immagini; una pedagogia basata sul dubbio, sul problem solving. E’ come se l’autore volesse farci una sorta di occhiolino dicendoci “la scienza è credere nell’ignoranza degli esperti”. Questa frase di Feynman racchiude il senso di quest’opera dal gusto ironico.
    Inoltre mostra come è l’incertezza, l’incongruenza che stimola un vero apprendimento significativo. L’ottica gentiliana di conoscenza come qualcosa di certo non induce l’alunno a costruire un apprendimento, ma incoraggia solo un ruolo passivo. Sapere che la scienza è incerta perché inevitabilmente soggettiva porta ad una strategia di problem solving che stimola la riflessione e lo spirito critico. “Questa non è una pipa” di Magritte è un’altra opera che spinge a riflettere secondo un approccio fenomenologico alla conoscenza.

  • “La Scuola di Atene” di Raffaello è un quadro in cui risalta l’equilibrio della composizione e dei vari elementi in essa collocati: l’arco a tutto sesto che racchiude il quadro e la prospettiva centrale con un unico punto di fuga permette appunto questa coesione. Inoltre la disposizione su due piani, definiti da una larga scalinata che divide l’intera scena, dei vari filosofi rappresentati nel quadro permette un ulteriore equilibrio tra le parti.
    Questo affresco celebra la ricerca razionale del Vero, identificato con Dio, attraverso la scienza e la filosofia, proprio per questo l’artista inserisce nel quadro i più grandi filosofi e matematici dell’antichità che dialogano tra loro. Emblematiche sono le figure centrali di Aristotele e Platone che rimandano all’intenzione dell’autore di dire che la conoscenza non può trascurare il mondo delle “idee” nè l’esperienza dei sensi. Scienza, filosofia e spiritualità contribuiscono in egual misura alla formazione dell’uomo.
    In relazione al contesto, questo quadro è stato realizzato da Raffaello nei primi anni del 1500 e riflette il pensiero classico dell’epoca: ricerca della bellezza ideale espressa tramite l’ordine, l’armonia e l’equilibrio.
    Approfondendo questo dipinto ho scoperto che le facce di alcuni filosofi sono rappresentate secondo le sembianze di artisti contemporanei a Raffaello (tra cui è presente anche il suo autoritratto), legando l’evocazione di uomini illustri del passato a uomini del tempo presente. Questo espediente mi fa pensare ad un’intenzionalità dell’artista di ribadire l’importanza e la stima verso questi uomini del tempo presente.
    Quest’opera mi trasmette un senso di armonia, pace ed equilibrio, in accordo con la sua tecnica di realizzazione e il pensiero dell’epoca a cui risale.
    Dal punto di vista dell’ambito educativo si può pensare che l’opera rappresenti la ricerca di equilibrio e l’accostamento dei due grandi ambiti disciplinari della filosofia e della scienza, riportando alla mente il dibattito relativo alla pedagogia come ramo della filosofia o come “scienza dell’educazione”.

  • Degas, Classe di danza.

    Il dipinto mostra una lezione di danza con tutte le possibili variabili che essa presenta, quindi vi sono all’interno della stessa rappresentazione, alcune ballerine che parlano, altre che provano alcuni passi fino ad arrivare a quella più a destra con la testa appoggiata al muro che sembra essere avvilita. Degas ha reso l’idea di una classe di danza in modo molto spontaneo, proprio come se l’osservatore stesse “spiando” la lezione da una finestra sulla stanza. Le figure non sono rappresentate in modo equilibrato, infatti vi è una concentrazione di ballerine sulla sinistra e qualcuna a destra, per lasciare probabilmente il campo libero alla danzatrice centrale. Il titolo rinvia esattamente a ciò che Degas ha rappresentato ed il tema delle ballerine di danza classica è predominante nell’autore che infatti dal 1871 si interessò molto a questo tema, studiando nei particolari movimenti e cadenze proprio delle danzatrici alle quali dedica molte tele. Personalmente apprezzo molto questo dipinto perché mi incute un senso di leggerezza ed eleganza, caratteristica predominante delle ballerine di danza classica.

  • “CLASSE DI DANZA” di Degas – ANALISI FORMALE

    – COESIONE: gli elementi dell’opera d’arte non sono pienamente in coesione tra loro, in particolare c’è una concentrazione di elementi, ballerine con il loro maestro che suona il violino, sulla sinistra; mentre altre ballerine sono sparse: una al centro che prova passi di danza, due sullo sfondo a destra che si esercitano un autonomia e un’altra sulla destra con la testa contro il muro in segno di disperazione/sconforto.

    – COERENZA: gli elementi del quadro sono in perfetto equilibrio con il loro significato. Sia le ballerine sia il maestro esplicitano chiaramente la loro funzione anche grazie al contesto in cui sono inseriti, una sala da ballo. L’espressione, l’abbigliamento, l’acconciatura e i movimenti delle ragazze sono elementi che danno un coerente significato, chiariscono ed esplicitano la loro funzione: ballerine che stanno svolgendo una lezione di danza con il loro maestro.

    – SITUAZIONALITA': l’opera d’arte, raffigurando il momento di una lezione di danza, fa intendere bene di appartenere alla corrente artistica degli impressionisti, oltre alle rapide pennellate con cui sono eseguiti i vari elementi.

    – AMBIGUITA': da una mia prima osservazione non avrei detto che il quadro raffigurasse un contesto francese. Le ballerine essendo tutte in tutù che eseguono passi di danza classica non fanno intendere la provenienza, il contesto culturale di appartenenza, dal momento che la danza classi può esser praticata da tutti (italiani, russi, spagnoli,…). Inoltre anche quell’uomo con quell’elegante vestito, seduto alle spalle del pianoforte su una seggiolina intento a suonare il pianoforte, non fa intendere di essere il maestro, poteva anche essere un aiutante, un musicista, un “esperto esterno” che suonava mentre il maestro, fuori dalla raffigurazione dell’opera d’arte, spiega, corregge, insegna.

  • Raffaello, La scuola di Atene
    Ho scelto questo dipinto perché ho avuto l’opportunità di vederlo di persona. è veramente un’opera impressionante sia per la sua complessità tanto estetica come cognitiva, sia per la sua grandezza.
    In riferimento ad un’analisi formale:
    l’attenzione si pone nel perfetto equilibrio, nella sua armonia geometrica, nei personaggi e infine nel luogo rappresentato (coesione);
    i diversi personaggi mostrano chiaramente il ruolo che Raffaello voleva esprimere in ognuno di loro (coerenza);
    senza dubbio si vedono tutte le caratteristiche tipiche del Cinquecento come la ricerca della bellezza, la ragione, la divinità… (situazionalità);
    per concludere, rispetto all’ambiguità, il Maestro Raffaello gioca genialmente con quest’aspetto come per esempio nei gesti dei personaggi e l’elezione dei personaggi da rappresentare sia contemporanei all’autore (come lui stesso) che di epoche passate.
    Infine tutto ciò mi ha fatto riflettere sulle infinite possibilità che un opera d’arte può aver in ambito educativo.

  • L’opera “La chiave del sogni” di Magritte gioca con la discrepanza tra, da un lato, oggetti molto naturalisticamente dipinti, e sotto di esso il nome. Questo suggerisce subito a pensare.
    Perché ha questo ha reso l’artista?
    Penso che appena da terra! Pensare alle cose da mettere in discussione le cose e non prendere tutto come sembra.

  • Tra i cinque quadri di questa sezione, questo è quello che mi ha colpito di più.
    Amo molto lo stile barocco e amo i quadri che hanno come soggetti gli uomini e le donne; mi piace osservare la forza che i loro corpi trasmettono, le loro posture, i loro sguardi.
    Questo quadro mi ha colpito molto per i colori e la luce; per l’angelo che si regge su un grande lenzuolo rosso, colore che primeggia insieme al bianco candido e al rosa dei corpi nudi.
    Dopo averlo osservato sono andata a vedere la sua storia dei personaggi, quello che Rubens voleva rappresentare e ho notato altri particolari interessanti; sapere la storia del dipinto aiuta tantissimo l’osservatore!
    Maria, futura regina di Francia, sta osservando, scrivendo, firmando, un manoscritto, non si sa, è giovane e circondata da dei e dalle tre Grazie.
    Gli artisti, ogni volta che devono rappresentare qualcosa, studiano i personaggi, i loro ruoli, realizzano un momento reale con personaggi mitologici, per dare più enfasi alla loro opera d’arte e questa cosa è straordinaria e di grande intelligenza!

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