Segno e arte infantile

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Mirò, Siesta

Mirò, Siesta

Klee, Tutto ciò che pende

Klee, Tutto ciò che pende

Debuffet, La vita di famiglia

Debuffet, La vita di famiglia

Capogrossi, Senza titolo

Capogrossi, Senza titolo

Depero, Pellicano Paradiso

Depero, Pellicano Paradiso

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32 Commenti to “Segno e arte infantile”

  • Creatività, invenzione, immaginazione, fantasia: questo è l’artista, questo è il bambino

  • Quest’opera mi trasmette un senso di infinitudine, come il mare, il cielo o più ingenerale l’universo, come un qualcosa che contiene tutto, in cui siamo immersi.
    Ciò che mi attrae dal punto di vista estetico è sicuramente l’uso di pochi colori, anche se con diverse sfumature, in particolare per l’azzurro; e l’uso di forme semplici.

  • Un’ opera in cui regnano sovrani colori candidi, che ricordano la dolcezza infantile, e svariate forme geometriche, che permettono ad ognuno di noi di vedere ed interpretare l’ opera in modo personale. La fantasia non ha confini, e l’ immaginazione dell’ osservatore è in grado di trasformare questi segni infantili in elementi presenti nella nostra realtà, creando così la propria opera, frutto della sua libera interpretazione.

  • La vita di famiglia. ….vita intensa, a volte complicata, sicuramente mai uguale seppure sia l’unica forma sociale che ha un suo inizio preciso, formale o meno, che inizia e supera gli anni scolastici e che-soggetto volente o meno- perdura per tutta la vita. Con la sua presenza o anche con la sua “assenza sempre presente”. In tale luogo, in tali e con tali rapporti si vive e si convive per lunghi anni-o per tutta la vita- volendolo o meno. Ma ha anche una sua routine quotidiana (a volte rinfrancante a volte devastante come una goccia che per secoli cade con la sua inspiegabile ritmicità. In questo intersecarsi di prove, sentimenti, emozioni, corse affannose ed attese a volte infinite i legami che vi si creano, almeno con alcuni, almeno in certe famiglie, sono davvero indissolubili e infiniti: si sa che ci saranno e rimarranno sempre anche se la persona cara (o meno) se ne sarà andata (“fuggita”, morta, allontanata, …). “Vita di famiglia”: intrecci parentali di solitudini, silenzi o eccessivi rumori che non permettono di pensare, progettare e considerare tutti i fattori in gioco. Non c’è tempo per farlo, non c’è tempo per soppesare: occorre agire! Spesso si deve agire subito e al più presto sperando o pregando-sperando che ciò che si sta facendo o dicendo sia di “aiuto” o quantomeno che non “porti danno”.
    Osservando l’opera mi è parso di vedere facce o corpi in movimento e spesso tali “visioni” apparivano e scomparivano in un “batter di ciglio”. Osservandola ho desiderato poterla vedere più ingrandita e più grande ancora rispetto a ciò che ho trovato su internet. Questo forse anche perchè la famiglia, e l’educazione in generale (che lì ed in altri “enti” come la scuola si “esercita” e si vive), continua a rimanere un mistero (con la “m” maiuscola o minuscola che si voglia usare): un mistero perchè nessuno decide quando, dove e da chi nascere, nè da chi sarà educato, da chi si prenderà o meno cura di lui, chi, in un modo o in un altro plasmerà almeno in parte attimi, vissuti ed attese dei vari componenti, oggetti o soggetti effettivi di tale “opera”, sempre in itinere.

  • L’opera, nella sua semplicità di linee e colori, esprime una realtà complessa in cui tutto viene trasformato. La rondine diventa una freccia e l’albero, che sembra proprio disegnato da un bambino, ospita strane creature. Ho scelto quest’opera perché esprime serenità, la stessa semplice serenità che si nota in un bambino quando disegna.

  • Anche per l’impiego di tecniche non complesse come l’acquerello e i colori su carta, quest’opera potrebbe perfettamente passare per un disegno realizzato da un bambino.
    Inoltre, dal momento che il pittore svizzero autore dell’opera afferma che “la natura è prodiga in tutto, (mentre) l’artista deve essere economo fino all’estremo”, Klee realizza quest’opera delineando pochissimi semplici tratti basilari, per lo più lineari.
    Al centro c’è un albero, a cui sono appesi una palla, un pesce, un uccello, un’altalena, una stella di Davide.
    In basso a destra forse un fiume (con delle orme? O dei sassi?). In alto, sempre a destra, forse una montagna esposta ai raggi solari o lo stesso sole calante.
    Ciò che è più importante sottolineare è che qui non viene rappresentata la realtà così com’è, ma l’universo interiore, profondissimo e poetico del bambino, per il quale ogni particolare, ogni gigantesca piccola cosa, assume un significato simbolico molto speciale e, per questo, spesso non immediatamente decodificabile.
    Mi viene da pensare al maestro Federico Moroni, “insegnante buono, disponibile, capace, attento”, il quale cercava di stimolare l’immaginazione dei bambini e di sostanziare in loro la consapevolezza di provare emozion lasciandoli liberi di esprimere la loro soggettività nell’ottica di un’educazione alla creatività, che non puntà alla rappresentazione fedele (e sterile) della realtà.
    Forse Klee sarebbe andato molto d’accordo col maestro Moroni…!
    L’opera mi trasmette nel complesso un senso diffuso di leggerezza e di mantenimento dell’equilibrio: anche l’anima è sospesa, come “tutto ciò che pende”.

  • “Siesta” di Mirò è un puro esercizio di segni e linee. Noto come l’artista “si diverta” a sperimentare il tracciare linee e forme a mano libera: alcune rette, alcune curve, altre tratteggiate… Il candido e rilassante blu-azzurro sullo sfondo è minacciato da una riccia nuvola nera e da un uomo che cerca di tuffarsi dentro un cerchio tratteggiato… Forse è l’artista che sta facendo un viaggio nel proprio inconscio?

  • Mirò, Siesta
    Questo non è arte. È poca vergogna.

  • Ho commentato questa foto perché è un pittore, scultore e ceramista del mio paese che valutiamo. Questo quadro mi ricorda la pace e la tranquillità che si prova quando stai mentendo in campagna a guardare il cielo blu.
    Il cielo blu con l’aquilone, mi dà anche la gioia che è in una Ambiete in cui una persona gode di bambini.

  • Questo quadro, in cui predomina la tonalità di un azzurro morbido e opaco, sembra suggerire squarci di una realtà ferma, sospesa, apparentemente statica e avvolta, quasi risucchiata da uno sfondo predominante che, nell’indefinitezza di quel che vuole rappresentare (mare,cielo,nuvole..) sembra rinviare ad una realtà unica, comune, ma allo stesso tempo molteplice nelle infinite sfumature mediante cui si dispiega e soprattutto per il modo in cui viene percepita agli occhi di ogni singolo individuo.
    Quello che qui percepisco è la ricerca quasi ossessiva di un equilibrio, un tentativo di ricercare l’esistenza di un senso e una logica precisa sottostante ai contrasti della realtà. Attraverso un linguaggio ermetico l’immagine sembra voler consacrare un’unione indissolubile tra il tutto e il niente, tra l’indefinito e l’esattezza delle forme geometriche, unione che appare così armoniosa se trasportata nel mondo infantile…in esso l’indefinito regna..le linee, le forme, i colori, tutto acquisisce un senso, anche quando la realtà, agli occhi dell’adulto, sembra aver smarrito ogni traccia di razionalità e sembra essersi alterata al punto di non essere compresa.
    Il linguaggio infantile sembra realizzare questo sottile equilibrio, quasi inconsistente, tra gli opposti che si completano. Pur nella sua essenzialità, esso esprime e racchiude allo stesso tempo un ermetismo che è pari solo alle leggi cosmiche, le quali trovano equilibrio e armonia nelle molteplici e incomprensibili sfumature della realtà.

  • “La vita di famiglia”.
    Il mio occhio è stato subito catturato dalla varietà delle forme che dominano l’opera in un gioco di incastri.
    Mi sembra di riconoscere volti, corpi ,oggetti ma sopra
    ttutto ho l’impressione di scorgere sguardi, espressioni, atteggiamenti e stati d’animo.
    Il protagonista dell’opera non sembra essere qualcosa di tangibile. Il titolo stesso suggerisce che l’artista ha voluto rappresentare qualcosa dai tratti che non sono definiti come quelli di un oggetto materiale.
    La vita di famiglia è costituita infatti da relazioni, ricordi, sguardi in un intreccio complesso e denso di significato. E’ lo stesso spazio a richiamare queste caratteristiche: esso si presenta infatti totalmente occupato e denso di figure per me evocative di emozioni.
    Se è vero che l’adulto cerca di guardare la realtà con un occhio più razionale rispetto al bambino; e se è vero che un bambino possiede in maniera più profonda dell’adulto un forte bisogno di espressione, è possibile che si abbia l’impressione che la mano dell’autore del quadro non sia quella di un adulto.

  • “La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione.”
    Credo che questa citazione di René Magritte si adatti perfettamente al suo dipinto surrealista “La chiave dei sogni”. Mi sembra che l’artista, associando ad ogni oggetto una “didascalia”, un nome che tradizionalmente non gli corrisponde, voglia trasmettere il tema tutt’ora molto attuale della distanza tra ciò che è reale e l’interpretazione che noi invece diamo di ciò che ci circonda. Mi viene da riflettere su quanto i codici, i segni, le immagini che ogni giorno ci si presentano siano soggetti alla nostra arbitraria codifica: cosa è vero? Cosa è nostra immaginazione? Magritte ci invita a cambiare punto di vista, a cercare di andare oltre la prima impressione, a interrogarsi sulle cose…
    Anche la struttura rigorosa e schematica del quadro nasconde nomi e oggetti che, attraverso la loro particolare associazione, suscitano curiosità e desiderio di capire se ciò che sembra e davvero ciò che è.
    Magritte nel suo gioco tra realtà e “sogno” mi ricorda molto l’infanzia. L’infanzia che non si preoccupa di apparire, che spesso gioca facendo finta di essere qualcosa che non è e che quindi, come l’artista, non vede differenza tra verità e immaginazione.

  • Mi sembra che “Siesta” sia il titolo adatto per questo dipinto di Joan Mirò: la pausa dal lavoro, il prendersi un momento per sé per distaccarsi dal tran tran quotidiano è ben reso dallo sfondo azzurro del quadro che trasmette pace e tranquillità; inoltre, gli altri elementi presenti non creano un forte stacco ma, grazie alle linee sottili e morbide non fanno che aumentare l’equilibrio e il senso di serenità.
    La sobrietà e la soprattutto la semplicità del dipinto mi ricordano il disegno di un bambino: un’arte modesta e senza pretese ma capace di trasmettere tanto a chi sa guardare con il giusto sguardo.

  • quest’opera mi trasmette un forte senso di pace e tranquillità: credo che gran merito sia del colore azzurro che domina. Un colore chiaro, sfumato e che rimanda a molte realtà, come il mare, il cielo, un lago…tutti paesaggi i quali mi fermo molte volte ad ammirare. E con questo quadro in cui niente e ben definito, mi sembra di rivederli. e grazie alle poche altre tracce di tratto pittorico, posso dare spazio all’immaginazione. Non vi sono oggetti ben definiti quindi si può viaggiare con la fantasia

  • Mi ha da subito colpita il personaggio del quadro: un semplice pellicano colorato da colori insoliti: nero, rosa,giallo, magenta…tutti colori diversi da quello dell’animale. secondo me è interessante perchè vuole sottolineare anche la libertà dell’espressione e la creatività tipica dei bambini. Tante volte mi è capitato di raccogliere disegni dove i bambini coloravano a loro piacimento oggetti, animali, allontanadosi dalla realtà.

  • L’opera di Mirò, Siesta, mi ha subito colpito per la presenza prevalente dell’uso del colore azzurro.
    Sin da bambina ho interpretato questo colore come positivo, che infonde serenità e tranquillità. Guardano l’opera quindi richiamo alla mente,grazie anche alla figura geometrica anch’essa di colre candido presente al centro del dipinto ,pensieri positvi riguardanti la mia infanzia; quasi come un aquilone che vola in mezzo ai ricordi. Proprio grazie alla presenza di elementi astratti nel dipinto la mia mente può spaziare in ogni direzione senza limiti e ricordare qualsiasi avvenimento positivo che lego, dato le figure elemntari, soprattutto alla mia infanzia…arrivando però fino ai ricordi più recenti. L’assenza di linee chiuse o troppo marcate mi dà appunto la sensazione di poter volare ovunque, senza limiti nei miei ricordi più belli..

  • In la opera “Tutto ciò che pende”, l’autore, Paul Klee, usa forme e tratti semplice per esprimere un messaggio complesso e intimo. Questo stilo può essere un modo per semplificare la complessità dei sentimenti e pensieri dell’ autore.

  • Mirò, esponente surrealista, in questa opera esprime a pieno il tema della creatività, della fantasia. Rappresentare qualcosa di reale in maniera fantasiosa, creando collegamenti surreali con la realtà. Linee, forme geometriche, colori vivaci, che sembrano non avere alcuna connessione, che esprimono le potenzialità della fantasia umana. In alto le linee sembrano rappresentare il caos, qualcosa di caotico e ingarbugliato, da poter contrapporre alla figura distesa e persa nel vuoto più in basso, come se l’autore avesse voluto contrapporre la frenesia del lavoro al riposo.

  • Senza dubbio quest’opera mi rimanda all’infanzia, alla creatività dei piccoli esploratori, ai loro ingenui giochi. Un rimando più a un’idea idilliaca dell’infanzia, quella che si legge nei libri per bambini, che si trasmette negli spot pubblicitari, dove tutto è blu, cioè spensierato, leggero, tranquillo e sereno, e non o bianco o nero come nel “mondo” degli adulti. Ma questo azzurro non simboleggia solo la pace, l’armonia, ma racchiude in sè anche il colore delle lacrime, degli urli, dell’incomprensione che a volte porta i piccoli ad estraniarsi in un cielo lontano dal mondo degli adulti.

  • Quale miglior quadro per invitare gli spettatori a dare una loro lettura dell’opera? Così enigmatica e confusa consente mille letture diverse, sarebbe curioso confrontarle e condividerle.

  • Debuffet, La vita di famiglia:

    Questa obra di arte mi dà una sensazione di calore. Perche per me la famiglia mi dà una sensazione di acoglienza. Gli colori di la obra di arte mi suggeriscen in gli colori di la bandiera francese e questo coincide con il paese di dove è il autor. Anche credo che questa obra di arte è molto completa di figure.
    Anche credo che gioca con gli efetto ottico. Qualque persone puo imaginare molte figure diferente.

  • Ho scelto di commentare “La vita di famiglia” di Debuffet poichè mi ha subito attirata con le sue forme e colori ipnotici. Mi piace molto la scelta di forme geometriche e non utilizzate dall’artista in quest’opera. Ad un primo sguardo mi ha ricordato i disegni che faccio ascoltando della musica o qualcuno che parla, assorta nei miei pensieri. Solo leggendo l’approfondimento mi sono accorta, però, che quelle forme sovrapposte e mischiate costituiscono, in realtà, delle facce e dei corpi. Mi chiedo il perchè della scelta di rappresentare in questo modo caotico la vita di famiglia! La parola famiglia nella mia testa è ricollegata ad un qualcosa di sereno, allegro e luminoso, mentre questa opera mi trasmette esattamente l’opposto. Mi da piuttosto l’idea di un ambiente estremamente complesso, soffocante e freddo, probabilmente a causa della prevalenza dei colori freddi. Mi piace pensare, però, che ognuno guardando quest’opera, abbia impressioni differenti e che quindi per qualcuno questo sia il modo migliore esistente di rappresentare la vita della famiglia!

  • CONTESTUALIZZAZIONE
    Per meglio inquadrare e comprendere un’opera d’arte è necessario capire quali sono le basi su cui si fonda il movimento artistico a cui l’autore e l’opera si riferiscono.
    Nel caso dell’opera in questione, La chiave dei sogni di Renè Magritte (tecnica di realizzazione: olio su tela – anno: 1930), la corrente di riferimento è il surrealismo.
    Il punto centrale di questa filosofia era la lotta alla logica e dunque l’accettazione di ogni aspetto dell’irrazionale, dal gioco alla magia, dal caso all’assurdo. Il surrealismo si prefigge di esprimere il vero funzionamento della mente attraverso ogni metodo a disposizione dell’uomo; l’obiiettivo dell’arte surrealista era quello di far uscire allo scoperto un tipo di sapere capace di non negare, ma anzi di esprimere la complessità della psiche umana.

    ANALISI FORMALE
    In questa opera Magritte raffigura un qualcosa di molto simile ad una tavola di abecedario: la tela è divisa al suo interno in sei riquadri in ognuno dei quali è raffigurata l’immagine di un oggetto. L’artista dipinge gli oggetti in modo volutamente semplificato e simile a quello delle illustrazioni infantili, le immagini emergono da uno sfondo grigio e grazie ai contorni definiti e agli effetti di luce ed ombra, risultano molto realistiche.
    Un altro aspetto fondamentale di questa opera è l’introduzione, all’interno della tela, della scrittura: proprio come negli abecedari, all’immagine di un oggetto viene accostata una scritta in caratteri corsivi.
    Basta però comprendere un po’ il francese, ed ecco che il disguidi appare chiarissimo: non c’è nessuna corrispondenza tra ciò che il testo dice e ciò che l’immagine raffigura.
    Attraverso questa opera Magritte avverte lo spettatore che ciò che è rappresentato, è appunto, solo rappresentato, come sono rappresentazioni una parola o un pensiero; l’arte non copia la nauta ne tantomeno la ricrea: essa è un linguaggio convenzionale esattamente come la scrittura.
    Ecco che quindi questa opera esprime a pieno quello che è il pensiero surrealista facendo diventare l’irrazionale il vero protagonista dell’opera; Magritte vuole mettere in evidenza che la pittura non ha a che fare con la realtà ma con il pensiero, e quindi, secondo quanto ipotizzato da Freud, con l’inconscio e l’irrazionale.
    Impossibile non spendere un sorriso su questo quadro! Magritte sceglie il simbolo-etichetta per eccellenza del mondo della scuola di qualche anno fa, l’abecedario illustrato, per stravolgerlo totalmente. Una presentazione assolutamente anticonvenzionale in cui a immagini semplici e familiari vengono fatti corrispondere nomi scorretti….il dubbio che Magritte vuole far nascere nelle nostre menti è: ma saranno poi scorretti davvero questi nomi? Dove comincia e dove finisce la realtà?

  • Questo quadro è tutto tranne che una siesta! Mi sembra un disegno di un bambino, un bambino molto energico che compone la sua creazione tra un gioco e un’altro, tra un salto alla corda e una corsa in bicicletta. Quando si sente stanco ritorna al suo disegno e…
    …lascia che la sua mano corra libera per il cielo azzurro, non si interessa di quello scarabocchio di un momento (macchia nera), o di quella strana nuvola blu lasciata incompleta, o di quella sagoma di bambino un po troppo scarna…
    Il bambino (E FORSE L’AUTORE) sa che per il disegno perfetto serve solo…la libertà e l’immaginazione di un momento.

  • “La vita di famiglia” Debuffet

    L’artista francese, che non avevo prima d’ora mai incontrato nei miei studi o approfondimenti, è in parte un contemporaneo. Fino al 1985, anno della sua scomparsa, Debuffet crea dipinti e sculture che non si rifanno agli schemi artistici tradizionali e si lascia infuenzare da correnti d’avanguardia, come l’astrattismo , e da artisti come Klee, Mirò, Kandinskij.
    Il dipinto è composto da pochi colori e una dualità nei segni: linee contrapposte a segni curvi e tondeggianti. Un grande intrigo di forme piccole, lunghe, sottili, di diversi colori e sporgenze; ognuna occupa il suo posto, non ci sono spazi bianchi sulla tela.
    Ho scelto quest’opera perchè non ne condivido il senso, o almeno quello che a me trasmette e che mi porta ad una riflessione: che idea di famiglia aveva Debuffet per raffigurare i componenti della famiglia come fantasmi senza capelli, senza espressione, senza pupille, senza sorriso, lontani l’uno dall’altro e persi!?! che “vita di famiglia” è?
    Per me la famiglia è armonia ma questo dipinto mi trasmette un’idea di confusione e soffocamento di spazi altrui e propri; l’ anima dei personaggi mi pare strangolata..e non mi piace. Non vedo libertà.

  • La opera che io ho scelto è “Tutto ciò che prende”, di Paul Klee (1930). In quest’a opera l’autore usa forme e tratti semplici, con varie linee in differenti posizione e direzione per formare un alberi da cui rami pendeno molti oggetti diversi, come un pallone, un ucello, un pesce e altre cose. C’è anche in cielo un mix tra ucello e freccia. Il colore principale è bruno, ma anche ci sono altre colori in gli oggetti (rosso, verde, blue, viola…). Tutto questo rappresenta un mondo mágico, diverso dalla realtà, con quello che l’autore mostra il suo mondo interno. Il disegno e il stilo ci ricorda il segno infantile, a causa di il tratto semplici e le forme geometriche. A mio parere, questo stilo può essere un modo per semplificare la complessità dei sentimenti e pensieri dell’ autore.

  • Siesta
    Questo quadro solo è a priori forme inconesse e, perciò, senza belleza. Qualsia significato che si voglia dargli è prodotto del lavoro dello spettatore, non del “artista”. Non si puó dire più perché la assenza totale di cose concrete non lascia oltra che appellare all’immaginazione dello spettatore. Perciò non è possibile stabilire una descrizione.
    Inoltre, si può aggiungere per giustificare che questa opera non è una questione di caratteristiche percettive e sensioriale (e, perciò, di bellezza, l’aspirazione del arte) che la misurazione per l’arte moderno non è la qualità artistica (la belleza), ma il denaro che è pagato per lei. Perciò, quando la motivazione per fare cose come questa è solo fare denaro, non ha bisogna di parlare di bellezza. Se non era importante prima, non è importante adesso.

  • Siesta
    Questo quadro mi trasmette tranquillità. L’azzurro che inonda tutto mi suggerisce un giorno d’estate senza nuvole, un mare in calma, l’armonia ed equilibrio di un lago…
    Miró con i suoi tratti semplici e imperfetti mi fa pensare nel disegno di un bambino.
    Anche ho scelto quest’opera per la libertà che ti permette nell’interpretazione. Senza dare ordine di quello che devi vedere e senza interpretazioni erronee, semplicemente ti lasci con l’opera e ti da tutta la libertà possibile. Solo sei tu e quello che tu pensi del quadro.

  • Debuffet, La vita di famiglia

    Se non avessi letto il titolo dell’opera, guardandola semplicemente non avrei mai pensato alla vita di famiglia, osservandolo però con questa indicazione data dall’autore posso interpretare questo intreccio di tesselli, accostati tra loro come un puzzle come le relazioni e inter-relazioni che quotidianamente avvengono all’interno di una vita famigliare. Inoltre come si legge nella scheda di presentazione, Debuffet utilizzando una modalità di rappresentazione e di uso delle linee così tipicamente infantili, rimanda in chi osserva pensieri legati all’infanzia, sia per l’uso dei colori (rosso e blu) che per la composizione dell’opera. Guardandola mi sono subito venuti in mente i disegni ed i giochi dell’infanzia (come il puzzle). Anche la tecnica di stesura del colore, così mirata a riempire solo alcuni spazi e con tecniche diverse, la riconduco ai disegni tipici dell’età scolare.

  • Krén, Scanner

    L’impatto visivo di quest’installazione è notevole, anche solo visionando il video e non avendolo visto dal vivo, si capisce l’imponenza di quest’opera d’arte. Una grande struttura interamente composta da volumi di libri chiusi, può essere interpretata a mio parere come una metafora del fatto che i libri costruiscono conoscenza, e che quindi noi tutti siamo tenuti a tenere maggiormente in considerazione l’importanza di questi oggetti che stanno (con l’avanzare delle tecnologie) scomparendo per lasciare spazio alle versioni virtuali degli stessi. Valorizzando invece il libro in quanto oggetto, non solo di conoscenza ma anche come veicolo di esperienze sensoriali (tatto, olfatto, vista) , l’artista ha ridato voce ed importanza alla cultura in quanto anch’essa è arte.

  • Mirò, Siesta

    L’opera, a mio parere, trasmette molto bene il senso di leggerezza, di pausa e riposo che lego al titolo “Siesta”. E’ come se guardassimo attraverso gli occhi di un uomo che, a sua volta, guarda il cielo sopra di lui.
    L’azzurro trasmette un senso di leggerezza e freschezza mente gli elementi bianchi e neri, che lasciano libera solo una striscia nella parte bassa dell’opera, creano un dinamismo e una vitalità tipica di un cielo primaverile. Le forme geometriche, che rendono indefinite e imprecisate le figure stagliate nel cielo, lasciano la porta aperta all’immaginazione e alle interpretazioni, proprio come il gioco infantile nel quale si osservano le nuvole a caccia di immagini, storie e meraviglie.

  • L’opera “Tutto cio che pende” di Klee funziona, come la maggior parte degli artisti forma infantile con semplice. Linie, punti e forme geometriche. L’artista sottolineare con questo lavoro, l’importanza di infantilismo, della fantasia.

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