Tutto ciò che pende, Klee

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Titolo: Tutto ciò che pende

Autore: Paul Klee

Anno: 1930

Tecnica di realizzazione:Acquerello e colori su carta

Provenienza: Collezione privata

Collegamenti:

Centro Paul Klee, Berna

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Approfondimento

In quest’opera appare evidente la complessità del mondo di Klee, nata dall’intersezione di musica, grafica e letteratura, per creare un mondo magico in cui la sospensione della gravità dà vita ad alberi da cui rami pendono i più svariati oggetti. Klee crea fra teoria e prassi pittorica un rapporto rigoroso determinando un territorio magico dove il controllo dei mezzi viene tradotto in infinite possibilità di forme fantastiche. Qui il gioco dei bambini si fonde con la rappresentazione di un mondo interiore; il divertimento e la spensieratezza si accompagnano alla semplicità del tratto dove tutto è appeso e tutto è gioco: un uccello, un pallone, una stella di Davide. L’opera sintetizza l’intento poetico dell’autore per il quale il compito dell’arte non è quello di riprodurre il visibile bensì di rendere visibile ciò che è più intimo e personale. Klee infatti intende il dipingere  non come semplice rappresentazione mimetica della realtà, bensì come indagine che svela i meccanismi più profondi e nascosti della natura e dell’animo umano.

Tag (parole chiave)
teatro magico – immaginario – segno infantile – geometrie – gioco

Mostre
Paul Klee. Il pittore del cosmo,
Neue Nationalgalerie, Berlino, ottobre 2008-febbraio 2009

Klee. Il teatro magico, Fondazione Gabriele Mazzotta, Milano, 2007

Bibliografia
Barilli R., La poetica di Klee in “Il Verri”, febbraio anno 5, 196,1 P. 81-91

Barilli R., Il cosmo di Klee, in Barilli R., L’arte contemporanea. Da Cézanne alle ultime tendenze, Feltrinelli, Milano, 1984

Bonfand A., Paul Klee. L’œil en trop, Éditions de la Différence, Paris, 1988

Boulez P., Il paese fertile. Paul Klee e la musica, Leonardo Editore, Milano, 1989

Cappelletti P., L’inafferrabile visione. Pittura e scrittura in Paul Klee, Jaca Book, Milano, 2003

Cherchi P., Paul Klee teorico, De Donato, Bari, 1978

Dantini M., Klee, Jaca Book, Milano, 1999

Di Giacomo G., Introduzione a Paul Klee, Laterza, Roma-Bari, 2003

Fontana C. (a cura di),  Paul Klee, preistoria del visibile, Cinisello Balsamo, Editoriale Silvana, 1996

Fonte
Paul Klee. Teatro Magico, Edizioni Mazzotta, Milano, 2007. Catalogo della mostra tenutasi presso la Fondazione Mazzotta, Milano, 2007

34 Commenti to “Tutto ciò che pende, Klee”

  • Ad una prima occhiata questo dipinto non mi aveva colpita molto, ma dopo averlo osservato “da vicino” ho trovato in questo una gran peculiarità dei bambini: la capacità di vedere sempre la possibilità.
    Difficilmente potremmo trovare un pesce sospeso nel vuoto o un uccello che rassomiglia tanto ad una freccia nella vita reale ma il bambino può credere che esista, che sia possibile e per questo potrebbe rappresentarlo senza domandarsi se questa scelta può essere o meno troppo azzardata.
    Nessuno meglio del bambino è in grado di mostrarci aspetti del quotidiano che solitamente trascuriamo con la sua voglia di scoperta e le sue domande sulla vita e sono certa quindi che un bambino avrebbe saputo cogliere molte più cose di me in questo dipinto.

  • Quest’opera mi suggerisce i più svariati significati, probabilmente molto intimi all’autore. La rappresentazione di oggetti e animali attraverso dei simboli, ricordano il mondo fantastico del bambino. L’albero che sostiene in volo gli oggetti, potrebbe essere interpretato come un carillon di un infante, che culla i più svariati pensieri.

  • Il primo aspetto che senza dubbio colpisce di quest’opera è la sua somiglianza con i disegni infantili, quasi l’artista volesse far esprimere il fanciullino che è in lui. Come affermava Giovanni Pascoli, infatti: “È dentro di noi un fanciullino”. Il fanciullino pascoliano non è altro che una figura metaforica da lui utilizzata per indicare la parte più irrazionale che è in noi, capace di conoscere il mondo attraverso l’intuizione e l’immaginazione. E’ proprio grazie a questi occhi da fanciullo che l’uomo è in grado di intuire i legami che “sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione” e di provar meraviglia quasi vedesse “tutto per la prima volta”.
    Ed è così che prende vita un paesaggio surreale, filtrato dall’interiorità e dalla fantasia dell’artista che ci restituisce un mondo di fiaba, del tutto simile a quello dell’immaginario infantile.
    “Un’espressione dell’interiorità”, questa è l’arte, prima di tutto, per Paul Klee e per un bambino, e siamo noi, in qualità di futuri insegnanti, che abbiamo il compito di fornire al bambino gli stimoli e gli strumenti idonei ad esprimere la sua interiorità e i suoi bisogni più intimi.
    Forniamogli esempi, modelli, stimoli affinchè possa arricchire il patrimonio interiore da cui poi potrà attingere.
    Metaforicamente parlando, è’ come se i bambini avessero dentro di sè una tavolozza colma di colori e con essa fossero intrisi di una profonda voglia di utilizzarli. Spesso però, davanti ad una tela bianca, si trovano spiazzati: è nostro il compito di attirarli verso quella tela, di motivarli, stimolando la loro voglia di esprimersi, di aiutarli in questo, dando loro un pennello e fornendo istruzioni su come poterlo utilizzare.
    I risultati, provenienti dal profondo di ciascun bambino, saranno i più svariati, ricchi di un’identità e di un background esperienziale unici… e forse è proprio questo l’aspetto di maggior pregio in questo processo creativo.

  • L’opera, nella sua semplicità di linee e colori, esprime una realtà complessa in cui tutto viene trasformato. La rondine diventa una freccia e l’albero, che sembra proprio disegnato da un bambino, ospita strane creature. Ho scelto quest’opera perché esprime serenità, la stessa semplice serenità che si nota in un bambino quando disegna.

  • Di quest’opera mi ha colpita l’apparente semplicità, che lascia sottintendere significati più profondi; spontaneamente ho quindi notato un parallelismo col disegno infantile, ricco anch’esso di simboli e di segni “semplici” ma non casuali. Credo che anche la tecnica utilizzata dall’autore sia coerente con questo pensiero: la carta e gli acquerelli sono infatti materiali spesso usati con i bambini, ma la loro potenzialità di utilizzo è decisamente maggiore rispetto a quella che viene percepita ad un primo approccio, soprattutto nelle scuole, dove spesso gli insegnanti si limitano a questo e non approfondiscono lo studio di una tecnica più complicata di quanto appaia. Più osservo quest’opera, più mi convinco che un bambino sarebbe in grado di leggerla in modo molto più fantasioso e personale di quanto io riesca a fare, inventando storie capaci, nel suo immaginario, di spiegare le motivazioni delle scelte dell’autore.

  • Ad un primo impatto ciò che si presenta all’ occhio è l’ astrazione del dipinto. Un’ astrazione che è fortemente evocativa soprattutto di quel mondo interiore in cui domina l’ immaginazione.
    Immaginazione, ciò che meglio rappresenta ogni bambino. Ognuno di loro infatti, a suo modo, si caratterizza per un’ apertura verso gli aspetti della realtà, anche quelli apparentemente non significativi per noi adulti. Un’ attenzione verso cose e oggetti di cui spesso noi non ci rendiamo conto. E’ poi attraverso questi che creano un loro mondo immaginario, nel quale l’ adulto non trova posto.
    Per Klee, l’arte pur essendo legata alla natura, mostra altre realtà, altri mondi possibili, diversi da quello di cui abbiamo esperienza, perché le conoscenze passano attraverso le sensazioni dell’ artista. Ed è così che rappresenta un albero stilizzato in cui sono appesi, sfidando le leggi di gravità, una palla, un pesce, un uccello.. tutto raffigurato utilizzando linee rette e curve. Uno stile fatto di giochi e di richiami bizzarri. Uno stile che richiama quello dei bambini: semplice ma carico di significati. E’ attraverso il disegno che il bambino narra vicende vissute e immaginate, trasfigura la realtà e se ne impadronisce.

  • Ciò che mi ha subito colpito è che in questa opera gli elementi rappresentati non sono molti. Inoltre non è fin da subito a mio avviso comprensibile ciò che si è voluto rappresentare.
    Sembra quasi di essere in un altro mondo, ma di questo mondo se ne vede solo una piccola parte. In questa piccola parte vi sono alcuni oggetti appesi, come se fossero stati dimenticati e lasciati lì.
    Ecco che quindi gli oggetti rappresentati fanno si che chi vede l’opera dia sfogo alla propria capacità di immaginazione.
    Da questa opera ecco che possiamo vedere l’intento poetico dell’autore per il quale il compito dell’arte non è di riprodurre il visibile, ma rendere visibile ciò che è più intimo e personale.
    Posso dire che è riuscito pienamente nel suo intento.
    Il dipingere è visto da Klee come indagine che svela i meccanismi più profondi della natura e dell’animo umano.

  • Anche per l’impiego di tecniche non complesse, ovvero l’acquerello e i colori su carta, quest’opera potrebbe perfettamente passare per un disegno realizzato da un bambino.
    Inoltre, dal momento che il pittore svizzero autore dell’opera afferma che “la natura è prodiga in tutto, (mentre) l’artista deve essere economo fino all’estremo”, Klee realizza questo disegno delineando pochissimi semplici tratti basilari, per lo più lineari.
    Al centro c’è un albero, a cui sono appesi una palla, un pesce, un uccello, un’altalena, uan stella di Davide.
    In basso a destra si può scorgere un fiume (con delle orme? O dei sassi?). In alto, sempre a destra, forse una montagna esposta ai raggi solari o lo stesso sole calante.
    Ciò che è più importante sottolineare è che qui non viene rappresentata la realtà così com’è, ma l’universo interiore, profondissimo e poetico del bambino, per il quale ogni particolare, ogni gigantesca piccola cosa, ha un significato simbolico molto speciale e, per questo, spesso non immediatamente codificabile.
    Mi viene da pensare al maestro Federico Moroni, “insegnante buono, disponibile, capace,attento”, il quale cervava di stimolare l’immaginazione dei bambini e di sostanziare in loro la consapevolezza di provare emozioni lasciandoli liberi di esprimere la loro soggettività nell’ottica di un’educazione alla creatività, che non punta alla rappresentazione fedele (e sterile) della realtà.
    Forse Klee sarebbe andato molto d’accordo col maestro Moroni….
    L’opera mi trasmette in generale un senso diffuso di leggerezza e di mantenimento dell’equilibrio: anche l’anima è sospesa, come “tutto ciò che pende”.

  • * decodificabile

  • Di quest’opera mi ha colpito come attraverso segni semplici, essenzialmente linee orizzontali e verticali, il pittore abbia potuto rappresentare un mondo interiore, nel quale la realtà è interpretata dalla personalissima lente della fantasia.
    Una stella di Davide, un uccello, un pallone, un pesce sono tutti appesi a quello che può sembrare un grande albero, l’albero dei giochi a cui ciascun bambino e ciascuna adulto può trarre infiniti significati.

  • *ciascun adulto

  • guardando l’immagine mi e’ venuta subito in mente la giostrina per la culla: l’osservazione come prima esperienza del bambino, utile al suo sviluppo cognitivo.
    poi mi hanno colpito la semplicita’ del tratto e delle linee dell’opera, opera che risulta “pulita” e semplice ma allo stesso tempo piena di fantasia, di immaginazione. per me in quest’opera l’artista rappresenta alla perfezione il mondo intimo e privato del bambino, un mondo dove realta’ e finzione si intrecciano e si confondono, dove e’ presente anche un lato un po’ misterioso e forse anche pauroso.
    mondo che in fondo appartiene anche agli adulti ma che viene nascosto, perche’ incarna in se’ tutte le sensazioni piu’ intime, le gioie e le paure di ciascuno di noi.

  • Ho scelto questo quadro perchè sono rimasta colpita dalla sua semplicità e delicatezza.
    Questo quadro evoca nella mia mente un mondo fantastico, sembra quasi un sogno, dove le forme sono mescolate tra di loro (es. la rondine che può sembrare anche una freccia), e sugli alberi ci sono oggetti strani (es. pallone, stella di Davide).
    Questa atmosfera magica che si avverte osservando questo quadro ricorda il mondo dei bambini, fatto di desideri, colori vivaci, sogni e immagini fantastiche.
    I disegni poi contenuti in esso ricordano anche i simboli che si tendono a “scarabocchiare” quando si è sovrappensiero, simboli che, secondo vari studi, se analizzati possono fornire informazioni sulla personalità di chi li ha prodotti.

  • L’ opera “Tutto ciò che pende” secondo il mio punto di vista è di complessa decifrazione. Personalmente faccio molta fatica a comprenderne il significato e darvi una spiegazione “razionale”. Mi ha fatto comunque pensare a una sorta di immagine onirica, un sogno di bambino, in cui la fantasia è libera e vi sono animali e oggetti sospesi. Anche i colori mi danno quest’idea, sono tenui, sembra un paesaggio poco ben distinto, solo gli animale e gli oggetti hanno colorazioni molti vivaci e semplici. Mi da l’idea di una realtà molto calma che mi lascia un senso di tranquillitò e rilassamento, con quelle immagini che mi riportano all’infanzia poichè sono molto semplici e rassicuranti.

  • “Tutto ciò che pende” Paul Klee
    Sicuramente il dipinto mi porta all’idea di un mondo fantastico..ma di un mondo molto solo e privo di vita, non mi sembra un luogo divertente o rassicurante, anzi!
    Spoglio, secco, arido, povero, scolorito, breve, limitato e poco chiaro, questo mondo mi trasmette tristezza e mi dà l’idea una condizione di vita transitoria.
    Mi piacerebbe pensarlo come un pianeta distante su cui è meglio non atterrare mai, perchè ci sono cose che sembrano morte appese agli alberi, non c’è il sole, e anche la freccia in alto sta volando verso un’altra direzione; sta scappando decisa, senza la minima incertezza.
    Associerei al dipinto un momento di vita del bambino un po’ triste e sperduto, in cui magari sta cercando di assimilare sconfitte e perdite, e si trova in un luogo transitorio, che potrebbe essere uno spazio della sua anima, in cerca affermazione e superamento di un problema.

  • Nell’opera “Tutto pende” di Paul Klee, i colori utilizzati sono tenui e nella maggior parte del quadro domina il bianco, quasi a trasmettere l’idea di un mondo “altro”, irreale, fantastico.Gli alberi rappresentati sono definiti da pochi tratti essenziali.Tra gli oggetti pendenti dai rami, a sinistra sembra essere rappresentato un personaggio pronto come un trapezista del circo, a volteggiare da un ramo all’altro. La presenza di pochi elementi e i colori tenui utilizzati mi trasmettono quel senso di semplicità e leggerezza propri dell’infanzia. Anche quelle che sembrano essere montagne (sul lato destro dell’opera), rimandano all’idea di nuovi mondi e orizzonti da esplorare nel futuro(con una freccia in alto che indica la direzione verso ciò.) Lo sguardo del personaggio è rivolto verso la freccia. Quest’ultima forse rappresenta l’adulto, guida per il fanciullo che lascia comunque libero quest’ultimo di esplorare il mondo a modo suo.

  • Ho scelto il dipinto “Tutto ciò che pende” di Klee anche se non amo particolarmente i suoi dipinti. Però in quest’area “Segno e arte infantile” tra tutti i dipinti presenti è quello, a mio parere, più inerente con il tema trattato. Infatti Klee in tutte le sue opere utilizza uno stile pittorico tipico dell’età infantile, un ritorno alle origine, in cui egli individua qualcosa di estremamente profondo e misterioso. In questo dipinto, tra precarietà ed equilibrio, ritroviamo i tratti tipici del disegno infantile, la linea semplice e pulita e le forme geometriche; proprio come nei disegni dei bambini in questo quadro è presente una forte componente psicologica celata dietro a queste poche e semplici figure, che nonostante la più curata e attenta delle analisi ci sarà sempre una parte a noi non conoscibile.

  • Mi ha colpito la capacità dell’autore di trasmettre il suo messaggio avvalendosi di una modalità, che all’apparenza sembra semplice, quasi vicina alle produzioni grafico-pitoriche dei bambini, ma che in realtà si avvale di tratti ricercatamente sottili e precisi finalizzati a riprodurre un senso di sospensione

  • In la opera “Tutto ciò che pende”, l’autore, Paul Klee, usa forme e tratti semplice per esprimere un messaggio complesso e intimo. Questo stilo può essere un modo per semplificare la complessità dei sentimenti e pensieri dell’ autore.

  • Klee dipinge “Tutto ciò che pende” nel 1930. In quel periodo Hitler, nonostante la carcerazione, sta ottenendo sempre maggiori consensi e pubblica la prima edizione della sua più importante opera, nonché linea guida della sua politica antisemitica, il Mein Kampf. Klee, che dal 1920 insegnava pittura una delle più importanti scuole di architettura, il Bauhaus, nel 1930 è costretto a dimettersi perché di famiglia ebraica.
    La sua opera è influenzata da tale atmosfera politica e sociale: “Tutto ciò che pende”, acquarello su carta, è un’opera dalla geometria definita ma spezzata, associata a elementi immaginari, giocosi e magici, quasi dal tratto infantile. Gli oggetti sembrano però appesi pericolosamente agli esili fili, e nel complesso è forte un’idea di precaria stabilità, come il fragile equilibrio del popolo ebraico nella Germania di Hitler.
    Inoltre la scelta di inserire, in basso a sinistra, la stella di David, vuole manifestare la sua identità in un momento così difficile per il suo popolo.
    A prima vista il soggetto dell’opera mi fa venire in mente un giocattolo per la prima infanzia, formato da oggetti misteriosi, fantasiosi e colorati, inseriti però in un ambiente caratterizzato da colori tenui: dopo una più attenta osservazione l’ambientazione mi appare scarna e rigida, e in me si sostituisce l’iniziale sensazione di piacevolezza con una sensazione di cupezza, inquietudine e disagio.

  • Paul Klee realizza l’opera “Tutto ciò che pende” nel 1930: la prima guerra mondiale è terminata e i sentori di un imminente secondo conflitto aleggiano nell’aria e animano i cuori delle persone. L’autore, attenendosi alla sua concezione filosofica e spirituale astrattista che concerne la considerazione dell’arte come un discorso sulla realtà e non una mera riproduzione di essa, si eleva, combatte la forza di gravità per dare voce all’interiorità e al pensiero. Il pensiero è quello di un bambino: una mente in cui i giochi e i giocattoli sono i protagonisti, dove i ricordi sono vividi (gli oggetti che fanno parte della sua quotidianità sono ben delineati con contorni nitidi e colori accesi) legati assieme da sottili fili, da linee rette dal tratto semplice. Il tutto è rappresentato su uno sfondo dal colore caldo ma sfumato. La tecnica dell’acquerello, rende la colorazione della composizione tenue, sfumata come il pensiero.
    La struttura della composizione ricorda l’opera raggiata di un bambino: la figura principale, protagonista al centro da cui partono gli altri elementi, non di minor importanza distribuiti attorno. In un momento storico in cui la vita di ogni persona è “appesa ad un filo”, l’autore invita, attraverso la sua opera a prendere consapevolezza di questo aspetto da una parte, ma anche a guardarsi dentro. I pensieri e i ricordi, così come la vita, sono elementi flebili: ma la gioia e la semplicità di spirito che essi generano nelle persone danno ad esse la forza e il desiderio di tornare ad appoggiare i piedi sulla terra (gli “alberi” rappresentati non volano completamente nel vuoto, ma l’autore li posiziona su una sottile e quasi invisibile linea di terra).
    Vorrei concludere la mia analisi, sottolineando come nell’opera l’autore metta in evidenza la sua dedizione per il teatro “magico”: la figura centrale sembra rappresentare un supporto al quale sono appese colorate marionette.

  • Analisi Formale: Tutto ciò che pende. In quest’opera il tratto sembra elementare e quasi infantile, ma frutto di un minuzioso lavoro di costruzione, tutti gli oggetti sono stati rappresentati in modo molto essenziale, semplici e comprensibili ad una prima visione. I colori sono tenui e sfumati e subito rimandano all’uso dell’acquerello. La configurazione stilizzata dell’albero può riportarci all’idea di Bruno Munari per il quale un albero non è solo un oggetto, ma anche una “regola”, uno schema semplice da seguire per dar vita a infinite varianti. La rappresentazione ha sostanza magica, verrebbe quasi da dire onirica, è una parvenza di mondo pericolosamente appeso ad esili fili. Tutto ciò esprime un teatro magico, la fantasia può fare da sfondo, potrebbe diventare strumento di reinvenzione e trasfigurazione collettiva dei personaggi e dei vissuti quotidiani cercando di opporsi ai supermiti proposti dal mercato dei massmedia.
    Il tema centrale dell’opera fa riflettere sul significato dell’immaginazione, della fantasia e del sogno: caratteristiche che ci permettono di pensare senza regole fisse e di associare liberamente i dati dell’esperienza; i bambini, in questo, ne sono i veri artefici, loro posseggono la capacità di uscire dal quotidiano per innoltrarsi in un mondo che non li faccia sentire soli. L’esempio che ci mostra, più di tutti, questo embodiment dei bambini è il gioco, un elemento fondamentale per il benessere dei piccoli in quanto non rappresenta soltanto una semplice occasione di svago e divertimento, ma anche un mezzo per conoscere il mondo e comunicare emozioni e bisogni.

  • Klee realizza quest’opera nel 1930: sono anni di calma apparente, in quanto Hitler inizia ad ottenere sempre maggior consenso, ma ancora nessuno può immaginare le atrocità che la sua salita al governo tedesco porterà. La ripercussione maggiore di questo contesto politico nella vita del pittore in questione si ha nel 1930 appunto, in quanto costretto ad abbandonare l’insegnamento presso una delle più importanti scuole di archittettura tedesche, in quanto ebreo.
    La sua opera è influenzata da questa atmosfera politica e sociale: “Tutto ciò che pende”, nome dell’opera è realizzata con acquarelli su carta: rappresenta oggetti dell’immaginario infantile appesi pericolosamente a sottilissimi fili legati ad altrettanto esili rami di un piccolo albero.
    E’ un quadro che, secondo me, costituisce un perfetta metafora dei sentimenti del popolo ebreo in quegli anni: iniziano a sperimentare sulla propria pelle le ingiustizie dell’antisemitismo, ancora se vogliamo, nascosto; ma ancora non sanno cosa aspettarsi. E così, per quegli oggetti fluttuanti nell’aria: non sanno cosa accadrà, se rimarrano appesi, o se all’improvviso si staccheranno.
    Il tratto del disegno è molto ricercato e delicato, seppur rappresenti un tratto infantile.
    Un’attività didattica che proporrei in una classe della scuola dell’infanzia potrebbe essere la realizzazione con materiale di reciclo del disegno, ora rappresentato in piano, per portarlo in una dimensione tridimensionale, realizzata dai bambini.

  • “Tutto ciò che pende” è un’opera di Klee dell’anno 1930.
    Osservando, si può notare che è costruita con varie linee, inclinate in differenti posizioni, che vanno a costituire i soggetti della pittura: al centro troviamo una strutura che può essere facilmente associata ad un albero, al quale sono appesi dei fili. A due di questi fili sono legati un pesce azzurro e un tondo rosso, forse un pallone, mentre gli altri fili vanno a costruire qualcosa di simile a due altalene, sulle quali troviamo due uccelli, uno dei quali, oltre ad assomigliare nelle forma alla tipica casa che disegnano i bambini, è anche appoggiato su un altro albero. Appesa a un ramo di quest’ultimo troviamo una stella di David. Un’altra linea azzurra nel disegno richiama l’idea di un corso d’acqua, mentre in alto una linea sfumata di rosso/marrone richiama l’idea di un pendio.
    Infine, nella parte più alta troviamo un altro uccello, questa volta in volo, disegnato come se fosse una freccia con le ali e la testa, dove il becco è la punta.
    L’intera opera è formata da linee dritte, sono pochissimi i particolari con linee rotondeggianti.
    Nonostante la semplicità e le forme stilizzate, l’opera riporta moltissimi particolari che possono ricondurci a vari aspetti della vita quotidiana, che potrebbero essere il momento dei pasti, la religiosità, la caccia, la natura, i giochi… e dove ogni cosa della vita è in relatà vista come un gioco.

  • Sullo sfondo, ottenuto con tenui gradazioni di marrone (sfumature di beige ed écru) emergono linee verticali e diagonali, che dividono lo spazio in tanti poligoni irregolari, e un paio di linee curve, tratteggiate con tonalità di verde- acqua e rosa – arancio, poste agli angoli inferiore e superiore destro, entro cui trovano posto forme tondeggianti. Il resto della tavolozza di colori, è composta dalla presenza minimale di rosso, azzurro, verde, viola, marrone scuro e nero.
    La composizione della tela è asimmetrica, con una leggera prevalenza di forme nella parte destra. La profondità spaziale è resa attraverso la tecnica della sovrapposizione: in primo piano, all’angolo inferiore destro e in quello sinistro, notiamo le sagome di quelle che potrebbero essere identificate come un arbusto e una roccia, o un pezzo di rudere in muratura; in secondo piano è collocata la sagoma di quello che appare come un grande albero, dietro al quale, nell’angolo superiore destro, si scaglia il profilo si una montagna o, forse, di una ciminiera. L’assenza di simmetria, unita alla parziale sovrapposizione delle forme, conferiscono un leggero senso di dinamismo all’immagine.
    Tutto ciò che pende può essere considerata un’opera astratta, anche se l’astrattismo di Paul Klee (1924 – 1940) è un astrattismo eclettico, perché in questa, come in molte altre sue opere, il legame tra immagine e realtà non è spezzato, ma permane in una dimensione in cui le forme lasciano spazio all’invenzione e all’interpretazione, senza negare la loro intrinseca naturalità. Per Kleen, infatti, l’arte è “l’immagine allegorica della creazione” [P. KLEEN, cit. in CRICCO G. – DI TEODORO F.P., Itinerario nell’arte, vol. III, p. 748], e l’artista è il mezzo di cui si serve la natura per perpetrare nel tempo la sua opera creatrice; ed è attraverso le sensazioni egli occhi dell’artista che è possibile trascendere il reale ed intravvedere altri mondi possibili.
    La realtà alternativa di è chiave quest’opera è quella infantile, e in questa prospettiva, la stella di Davide, gli uccelli, il pallone e il pesce appesi agli alberi stilizzati, alludono alla varietà dei giochi che caratterizzano il vissuto infantile, e che, agli occhi dei bambini come a quelli degli adulti, possono apparire carichi di infiniti significati.

    Sitografia:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Marrone
    http://www.paulklee.info/stile_di_paul_klee_pa_391.htm
    http://www.daringtodo.com/lang/it/2011/06/16/paul-klee-lartista-che-voleva-dipingere-come-un-bambino-la-mostra-ad-aosta/

    Riferimenti bibliografici:
    CRICCO G. – DI TEODORO F.P., Itinerario nell’arte, vol. III, pp. 748 – 751.

  • Correzione di un refuso nei riferimenti bibliografici:
    CRICCO G. – DI TEODORO F.P., Itinerario nell’arte, Bologna, Zanichelli, 2004,vol. III, pp. 748 – 751.

  • Sullo sfondo, ottenuto con tenui gradazioni di marrone (sfumature di beige ed écru) emergono linee verticali e diagonali, che dividono lo spazio in tanti poligoni irregolari, e un paio di linee curve, tratteggiate con tonalità di verde- acqua e rosa – arancio, poste agli angoli inferiore e superiore destro, entro cui trovano posto forme tondeggianti. Il resto della tavolozza di colori, è composta dalla presenza minimale di rosso, azzurro, verde, viola, marrone scuro e nero.
    La composizione della tela è asimmetrica, con una leggera prevalenza di forme nella parte destra. La profondità spaziale è resa attraverso la tecnica della sovrapposizione: in primo piano, all’angolo inferiore destro e in quello sinistro, notiamo le sagome di quelle che potrebbero essere identificate come un arbusto e una roccia, o un pezzo di rudere in muratura; in secondo piano è collocata la sagoma di quello che appare come un grande albero, dietro al quale, nell’angolo superiore destro, si scaglia il profilo si una montagna o, forse, di una ciminiera. L’assenza di simmetria, unita alla parziale sovrapposizione delle forme, conferiscono un leggero senso di dinamismo all’immagine.
    Tutto ciò che pende può essere considerata un’opera astratta, anche se l’astrattismo di Paul Klee (1924 – 1940) è un astrattismo eclettico, perché in questa, come in molte altre sue opere, il legame tra immagine e realtà non è spezzato, ma permane in una dimensione in cui le forme lasciano spazio all’invenzione e all’interpretazione, senza negare la loro intrinseca naturalità. Per Kleen, infatti, l’arte è “l’immagine allegorica della creazione” [P. KLEEN, cit. in CRICCO G. – DI TEODORO F.P., Itinerario nell’arte, vol. III, p. 748], e l’artista è il mezzo di cui si serve la natura per perpetrare nel tempo la sua opera creatrice; ed è attraverso le sensazioni egli occhi dell’artista che è possibile trascendere il reale ed intravvedere altri mondi possibili.
    La realtà alternativa di è chiave quest’opera è quella infantile, e in questa prospettiva, la stella di Davide, gli uccelli, il pallone e il pesce appesi agli alberi stilizzati, alludono alla varietà dei giochi che caratterizzano il vissuto infantile, e che, agli occhi dei bambini come a quelli degli adulti, possono apparire carichi di infiniti significati.

    Sitografia:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Marrone
    http://www.paulklee.info/stile_di_paul_klee_pa_391.htm
    http://www.daringtodo.com/lang/it/2011/06/16/paul-klee-lartista-che-voleva-dipingere-come-un-bambino-la-mostra-ad-aosta/

    Riferimenti bibliografici:
    CRICCO G. – DI TEODORO F.P., Itinerario nell’arte, Bologna, Zanichelli, 2004,vol. III, pp. 748 – 751.

  • [PARTE I]

    Sullo sfondo, ottenuto con tenui gradazioni di marrone (sfumature di beige ed écru) emergono linee verticali e diagonali, che dividono lo spazio in tanti poligoni irregolari, e un paio di linee curve, tratteggiate con tonalità di verde- acqua e rosa – arancio, poste agli angoli inferiore e superiore destro, entro cui trovano posto forme tondeggianti. Il resto della tavolozza di colori, è composta dalla presenza minimale di rosso, azzurro, verde, viola, marrone scuro e nero.
    La composizione della tela è asimmetrica, con una leggera prevalenza di forme nella parte destra. La profondità spaziale è resa attraverso la tecnica della sovrapposizione: in primo piano, all’angolo inferiore destro e in quello sinistro, notiamo le sagome di quelle che potrebbero essere identificate come un arbusto e una roccia, o un pezzo di rudere in muratura; in secondo piano è collocata la sagoma di quello che appare come un grande albero, dietro al quale, nell’angolo superiore destro, si scaglia il profilo si una montagna o, forse, di una ciminiera. L’assenza di simmetria, unita alla parziale sovrapposizione delle forme, conferiscono un leggero senso di dinamismo all’immagine.

    Tutto ciò che pende può essere considerata un’opera astratta, anche se l’astrattismo di Paul Klee (1924 – 1940) è un astrattismo eclettico, perché in questa, come in molte altre sue opere, il legame tra immagine e realtà non è spezzato, ma permane in una dimensione in cui le forme lasciano spazio all’invenzione e all’interpretazione, senza negare la loro intrinseca naturalità.

  • [PARTE II]

    Per Kleen, infatti, l’arte è “l’immagine allegorica della creazione” [P. KLEEN, cit. in CRICCO G. – DI TEODORO F.P., Itinerario nell’arte, vol. III, p. 748], e l’artista è il mezzo di cui si serve la natura per perpetrare nel tempo la sua opera creatrice; ed è attraverso le sensazioni egli occhi dell’artista che è possibile trascendere il reale ed intravvedere altri mondi possibili. La realtà alternativa di è chiave quest’opera è quella infantile, e in questa prospettiva, la stella di Davide, gli uccelli, il pallone e il pesce appesi agli alberi stilizzati, alludono alla varietà dei giochi che caratterizzano il vissuto infantile, e che, agli occhi dei bambini come a quelli degli adulti, possono apparire carichi di infiniti significati.

    Sitografia:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Marrone
    http://www.paulklee.info/stile_di_paul_klee_pa_391.htm
    http://www.daringtodo.com/lang/it/2011/06/16/paul-klee-lartista-che-voleva-dipingere-come-un-bambino-la-mostra-ad-aosta/

    Riferimenti bibliografici:
    CRICCO G. – DI TEODORO F.P., Itinerario nell’arte, Bologna, Zanichelli, 2004,vol. III, pp. 748 – 751.

  • Sullo sfondo, ottenuto con tenui gradazioni di marrone (sfumature di beige ed écru) emergono linee verticali e diagonali, che dividono lo spazio in tanti poligoni irregolari, e un paio di linee curve, tratteggiate con tonalità di verde- acqua e rosa – arancio, poste agli angoli inferiore e superiore destro, entro cui trovano posto forme tondeggianti. Il resto della tavolozza di colori, è composta dalla presenza minimale di rosso, azzurro, verde, viola, marrone scuro e nero.
    La composizione della tela è asimmetrica, con una leggera prevalenza di forme nella parte destra. La profondità spaziale è resa attraverso la tecnica della sovrapposizione: in primo piano, all’angolo inferiore destro e in quello sinistro, notiamo le sagome di quelle che potrebbero essere identificate come un arbusto e una roccia, o un pezzo di rudere in muratura; in secondo piano è collocata la sagoma di quello che appare come un grande albero, dietro al quale, nell’angolo superiore destro, si scaglia il profilo si una montagna o, forse, di una ciminiera. L’assenza di simmetria, unita alla parziale sovrapposizione delle forme, conferiscono un leggero senso di dinamismo all’immagine.
    Tutto ciò che pende può essere considerata un’opera astratta, anche se l’astrattismo di Paul Klee (1924 – 1940) è un astrattismo eclettico, perché in questa, come in molte altre sue opere, il legame tra immagine e realtà non è spezzato, ma permane in una dimensione in cui le forme lasciano spazio all’invenzione e all’interpretazione, senza negare la loro intrinseca naturalità. Per Kleen, infatti, l’arte è “l’immagine allegorica della creazione” [P. KLEEN, cit. in CRICCO G. – DI TEODORO F.P., Itinerario nell’arte, vol. III, p. 748], e l’artista è il mezzo di cui si serve la natura per perpetrare nel tempo la sua opera creatrice; ed è attraverso le sensazioni egli occhi dell’artista che è possibile trascendere il reale ed intravvedere altri mondi possibili.
    La realtà alternativa di è chiave quest’opera è quella infantile, e in questa prospettiva, la stella di Davide, gli uccelli, il pallone e il pesce appesi agli alberi stilizzati, alludono alla varietà dei giochi che caratterizzano il vissuto infantile, e che, agli occhi dei bambini come a quelli degli adulti, possono apparire carichi di infiniti significati.

    Sitografia
    http://it.wikipedia.org/wiki/Marrone
    http://www.paulklee.info/stile_di_paul_klee_pa_391.htm
    http://www.daringtodo.com/lang/it/2011/06/16/paul-klee-lartista-che-voleva-dipingere-come-un-bambino-la-mostra-ad-aosta

    Riferimenti bibliografici:
    CRICCO G. – DI TEODORO F.P., Itinerario nell’arte, Bologna, Zanichelli, 2004, vol. III, pp. 748 – 751.

  • Sitografia:http://it.wikipedia.org/wiki/Marrone
    http://www.paulklee.info/stile_di_paul_klee_pa_391.htm
    http://www.daringtodo.com/lang/it/2011/06/16/paul-klee-lartista-che-voleva-dipingere-come-un-bambino-la-mostra-ad-aosta/

    Riferimenti bibliografici:
    CRICCO G. – DI TEODORO F.P., Itinerario nell’arte, Bologna, Zanichelli, 2004,vol. III, pp. 748 – 751.

  • Sitografia:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Marrone
    http://www.paulklee.info/stile_di_paul_klee_pa_391.htm
    http://www.daringtodo.com/lang/it/2011/06/16/paul-klee-lartista-che-voleva-dipingere-come-un-bambino-la-mostra-ad-aosta/

    Riferimenti bibliografici:
    CRICCO G. – DI TEODORO F.P., Itinerario nell’arte, Bologna, Zanichelli, 2004,vol. III, pp. 748 – 751.

  • Klee – Tutto ciò che pende
    “L’arte non riproduce il visibile, ma rende visibile.” – Klee
    A prima vista, quest’opera sembrerebbe una forma di rappresentazione astratta, schematica, essenziale: ma una lettura più approfondita ci consente in realtà di cogliere un grande studio nella composizione del quadro, nonché una serie di richiami figurativi ben pensati (ad esempio la stella ebraica a sei punte).
    Una lettura più attenta ci consente di notare come tanto a livello cromatico quanto a livello spaziale, l’opera sia ben bilanciata, cioè, la figura centrale composta da linee scure semplici ed essenziali, si estende su uno sfondo chiaro in maniera uniforme, e gli oggetti figurativi sono posti all’interno in maniera da non creare spazi disomogenei: la macchia rossa in alto a destra è controbilanciata dalla figura in alto nera simile ad un uccello. Tale costruzione fa si che non rimanga uno spazio vuoto. Tutto lo spazio è accuratamente studiato e ogni cosa in esso raffigurata non è lasciata al caso. Il tratto non è realistico, ma del resto lo stesso Klee non vuole riprodurre il visibile: coerente con la sua filosofia “artistica” quest’opera mostra l’idea del “Pendere” nel senso di “essere appesi a qualcosa”, “dipendere da qualcosa”. Nel quadro sono presenti pochi colori ma significativi ed efficaci, e anch’essi come tutto ciò che è stato inserito nel quadro, sono pensati e irreali. Il quadro è essenziale e quasi emreneutico.

  • Mi ha colpita molto quest’opera poichè a primo impatto mi rimandava a un qualcosa di ancestrale, quasi come se fosse una pittura rupestre; poi ad un’analisi più attenta si possono cogliere dettagli (come la stella di Davide) che permettono di collocare l’opera all’interno di un contesto storico ben preciso.
    Quest’opera appare ben equilibrata poichè tutto lo spazio della tela è ben occupato e il colore tenue e sfumato sullo sfondo collega tutti gli elementi dando una percezione di coesione.
    Un’opera di questo tipo, così astratta, può sfociare in numerose interpretazioni a seconda della soggettività di ciascuno, lasciando così la parola all’immaginazione; è un quadro quindi coerente con l’idea di arte dell’autore che mira a rappresentare non la realtà tangibile ma l’invisibile, l’ignoto.
    Apparentemente questa sembra quindi essere un’opera semplice (pochi semplici tratti essenziali) ma a uno sguardo più attento si rivela invece essere molto complessa, dove ogni particolare riprodotto è studiato per trasmettere un senso di precarietà tipico del periodo storico in cui questa opera si colloca.

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