La lettura, Leger

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Titolo: La lettura

Autore: Fernand Léger

Anno: 1924

Tecnica di realizzazione: Olio su tela

Provenienza: Centre George Pompidou, Parigi

Collegamenti:

Museo nazionale Fernand Léger

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Approfondimento

Fernand Léger ha saputo cogliere gli aspetti più estroversi dell’esperienza cubista. Mentre i padri fondatori Picasso e Braque cercavano di rifondare pittoricamente la realtà mostrandone le logiche interne, Léger utilizza gli stessi moduli compositivi di stampo meccanico ma li “ammorbidisce” finendo per creare un mondo di robot colorati.
Nel caso de La lettura i due personaggi “giganteggiano” su uno sfondo a incastri geometrici. Essi stringono a sé due libri, uno ciascuno, la cui copertina rossa risalta in contrasto con i toni blu di altri elementi. La figura maschile regge inoltre un curioso bouquet dai gambi d’acciaio finemente intrecciati mentre dal volume della figura femminile spunta un segnalibro congelato in una serpentina metallica.
L’estro di Léger partorisce due icone dal sapore industriale che s’imprimono nell’immaginario con la leggerezza del miglior design. Anche i due libri al centro della composizione rivelano la stessa anima di prodotti seriali dotati di grazia: come enormi giocattoli ci ricordano che la lettura è un piacere accessibile a tutti.

Tag (parole chiave)
libro – geometrie – robotica – costruzioni

Mostre
Fernand Léger, Federico Fellini. Sulle orme del circo, Palazzo Rubini Vesin, Gradara (PU) marzo-novembre 2009

Picasso ‘900. Cubismo e astrazioni, Villa Ponti Fondazione Art Museum, Arona (NO) dicembre 2007-maggio 2008

Fernand Léger, Centre Georges Pompidou, Parigi, maggio-settembre 1997

Bibliografia
Brunhammer Y., Fernand Léger. L’opera monumentale, 5 Continents, Milano, 2005

Morosini D., Il fabbro della pittura. Conversazioni e ricordi su Léger, Editori Riuniti, Roma, 1983

Vescovo M., Hedel-Samson B. (a cura di),  Fernand Leger. L’oggetto e il suo contesto, Electa, Milano, 1996

Fonte
Derouet C. (a cura di), Fernand Léger, Catalogo della mostra maggio-settembre 1997, Centre Georges Pompidou, Parigi, 1997

11 Commenti to “La lettura, Leger”

  • Di quest’opera, non mi colpisce nulla in particolare, anzi trovo che sia, un quadro abbastanza freddo,piatto e scarno.
    Che il soggetto principale sia il libro e che con ciò vuole comunicare l’accessibilità a tutti alla lettura, è ben chiaro..ma di certo, guardandolo, non mi stimola affatto a leggere.

  • Il primo nome che mi viene in mente osservando quet’opera è “Picasso”. Poi leggendo l’pprofondimento capisco che non è del tutto errato associarlo a lui, infatti, anche Léger ha rielaborato le caratteristiche dell’esperienza cubista. Secondariamente, penso a un tecnica di pittura “naif”, infantile, nella quale non c’è né profondità, né tridimensionalità e tantomeno proporzione. I soggetti e gli oggetti sembrano appiattiti, stilizzati e stereotipati: i visi dei personaggi hanno gli stessi tratti somatici e sono totalmente inespressivi, le mani sembrano disegnate da un bambino e risultano sproporzionate rispetto al resto del corpo, non si riescono a cogliere le posizioni dei soggetti. In tutto questo, il messaggio de “la Lettura” si coglie nettamente attraverso i due libri rossi che risaltano, dando significato al dipinto.

  • Le parole chiave “libro-geometrie-robotica-costruzioni “, l’associazione del libro a qualcosa di standardizzato e la volontà di trasmettere un messaggio di “omologazione”, contrastano con la visione che ho io della lettura, soprattutto di quella infantile. I volti piuttosto tristi dei soggetti, le forme squadrate e le tonalità scure e “cupe”, non rendono quello che secondo me la lettura costituisce e restituisce. I testi preferiti dai bambini non sono quelli raccomandati dagli adulti, quelli che gli insegnano ciò che secondo loro devono sapere o credere, che puntano a insegnare le buone maniere e a tenere il lettore con i “piedi per terra”.
    “Scoprii ben presto che esistevano anche libri per i ragazzi di altro tipo[…] Erano appunto questi i testi sacri dell’infanzia: i loro autori non avevano dimenticato cosa vuol dire essere un bambino, e leggerli era lo stupore dell’agnizione, un flusso di energia liberatrice”. (cit. Alison Lurie)
    Propio il contrario di ciò che mi trasmette questo quadro, in cui i soggetti sembrano tristemente ipnotizzati dal disinteresse per il libro, dalla noia e dall’omologazione.

  • I due soggetti ritratti mostrano uno sguardo spento, appaiono inespressivi e inerti. I libri che stringono nelle proprie mani invece spiccano per via del colore rosso che risalta agli occhi. La sensazione che l’immagine suscita è quella di una passività inconsapevole che domina la scena e che sembra contagiare le due figure. Ho la sensazione che siano i libri i protagonisti indiscussi in questo quadro mentre l’inerzia che traspare nello sfondo è evidenziata dall’artificiosità e la geometria rigida delle linee, mentre la rotondità delle forme dei due soggetti è solo apparente.
    Quest’opera mi invita a riflettere sulla natura ambivalente dei libri e della loro azione..se è vero che essi sono potenti strumenti di conoscenza, libertà e apertura mentale, possono altresì veicolare credenze illusorie, intrappolare gli animi in mondi virtuali finti e fittizi.

  • Ho deciso di commentare quest’opera perché mi ha subito colpita: i colori tra loro contrastanti, le forme così squadrate e geometriche, i contorni così ben definiti sono elementi che fanno risaltare all’occhio l’opera in maniera più forte, più accesa rispetto a un disegno “normale”. Questi elementi mi attraggono e mi fanno guardare più attentamente i dettagli dell’opera stessa. A mio parere è un’opera che non annoia, è vivace, è diversa dai”soliti” quadri che cercano di ritrarre delle immagini nel modo più reale possibile. Ma allo stesso tempo non è irreale: è chiaro ciò che l’autore ha rappresentato anche se il messaggio può essere interpretato in maniera diversa. Più che la lettura accessibile a tutti, infatti, secondo me questo quadro trasmette ciò che la lettura è oggi per molti bambini: noia, monotonia e scocciatura. Ciò è possibile notarlo dagli sguardi persi delle figure, dai loro volti tristi, dal loro disinteresse per l’oggetto che tengono in mano.

  • Contestualizzazione:

    l’opera di Fernand Legèr è stata realizzata olio su tela nel 1924. Pur seguendo la corrente cubista, che vede padri fondatori Picasso e Braque, si differenzia da questi ultimi per aver ammorbidito lo stampo meccanico,tipico di questa corrente, realizzando una realtà di robot colorati.

    Analisi formale:

    nell’opera ‘La lettura’ i due personaggi sovrastano uno sfondo di incastri geometrici. Ognuno di loro tiene nelle mani un libro. I toni blu degli elemnti che compongono lo sfondo mettono in risalto il rosso delle copertine dei libri, dando così centralità e rendendo protagonisti proprio questi oggetti. La figura maschile regge nella mano destra un bouquet dai gambi d’acciaio intrecciati tra loro, la figura femminile ha in mano un segnalibro rappresentato come una serpentina metallica.
    Léger crea due figure meccaniche che s’imprimono nell’immaginario con la leggerezza del miglior design. I due libri al centro della composizione si presentano come enormi giocattoli e ci ricordano che la lettura è un piacere accessibile a tutti.

    Laboratorio:

    sarebbe interessante realizzare un laboratorio,sempre destinato ai bambini della scuola primaria, frequentanti le classi quarte e quinte. Consisterebbe nel realizzare attraverso ritagli su cartoncino colorato figure geometriche da accostare poi tra loro su un foglio bianco, creando così immagini che richiamano la composizione e lo stile cubista.

  • Ho scelto di inserire quest’opera nella mia sala bianca in quanto si allontana molto dai dipinti che trovo piacevoli e che mi restituiscono un senso di tranquillità e armonia. Il quadro è molto “compatto”: linee spigolose e rigide definiscono le forme geometriche che costituiscono lo sfondo, e non meno rigidi ed imponenti sono i due soggetti che si stagliano in esso. Più che “umane” queste figure sembrano statue, immobili e con lo sguardo fisso, lungi dal muoversi da un momento all’altro, destinate a restare ferme per sempre. L’unica linea curva che dà un senso di movimento e di “vita” è il segnalibro. Il fatto che la rigidità e fissità delle forme contrasti con l’idea di movimento verso l’alto trasmessa dal segnalibro è un messaggio che il pittore vuole mandarci: i libri possono far sognare, innalzarci dalla ripetitività e monotonia cui siamo destinati nella vita quotidiana. Questo è di certo un primo significato che il quadro può trasmettere, coerente con le intenzioni dell’autore. Inoltre il pittore voleva trasmettere l’idea di una lettura accessibile a tutti, probabilmente alludendo con le forme anche al periodo dell’industrializzazione, in cui ci fu la produzione seriale e in grandi quantità di beni ed oggetti. In realtà questo è stato anche il periodo dell’alienazione, sentimento che lo sguardo e la fissità dei due soggetti a mio parere rendono molto bene. Anche in questo caso il libro poteva rappresentare una “via di fuga” per uscire dall’omologazione e ritrovare se stessi. Per arrivare alla situazionalità dunque il collegamento che emerge è di certo quello ad un contesto storico importante, nell’occasione di valorizzare invece l’importanza delle relazioni umane e della libertà.
    L’ambiguità del dipinto secondo me sta nel fatto che dall’osservazione non si riesce a comprendere se Léger ha avuto un’esperienza positiva o negativa della lettura. Infatti, se davvero il messaggio che voleva trasmettere è quello di una lettura che salva, allora egli aveva trovato nel libro un mondo parallelo, e voleva “pubblicizzare” a tutti l’atto della lettura. Se invececon i volti persi e imbambolati dei soggetti voleva rappresentare la reazione che la lettura suscita in lui, allora devo dire che il suo rapporto con i libri è molto negativo. A me piace tenere in considerazione la prima ipotesi.

  • Quest’opera sembra all’inizio molto fredda e impersonale, come se l’atto della lettura sia un passatempo privo di entusiasmo e noiso. MA UNO SGUARDO PIU’ ATTENTO mi fa notare dei particolari del quadro che fanno ribaltare la mia interpretazione. Ad esempio: la posizione delle due figure non sembra affatto scomoda anzi! Una è comodamente stesa in un divanetto e l’altra è seduta in modo rilassato e un po “accoccolato” (non mi venivano altri termini!) come ad indicare che la lettura è un atto che distende l’anima e il corpo. Poi entrambe le figure sono molto vicine quasi a ricordare che la lettura in compagnia è più piacevole e calda. Inoltre entrambe stringono al petto il liro come a voler rimarcare il fatto che sia un oggetto prezioso, da proteggere.
    L’espressione dei due protagonisti del quadro è la cosa che mi ha affascinato di più, in un primo momento può sembrare spenta o assente ma poi diviene uno sgurdo che “impone una domanda”, uno sguardo fisso al lettore dell’opera che chiede: “E TU?” .

  • Quest’opera del 1924 dipinta da Léger è di chiara influenza cubista. Balza subito all’occhio un contrasto e un gioco di linee dritte e spezzate sullo sfondo che in un qualche modo tentano di dare profondità alla composizione, mentre in primo piano posano rigidamente due figure umane caratterizzate da linee morbide e più rassicuranti. Dal punto di vista del colore notiamo che vengono usati principalmente colori neutri tra i quali però spiccano il vivace rosso dei libri e il blu di quello che pare essere un cuscino. Le due facce che osservano assonnate l’interlocutore non sembrano rassicuranti, a mio parere comunicano a chi li osserverà che “leggere è noioso”. Nel complesso questo dipinto comunica però una sensazione di tranquillità, forse anche di ordine. Interessante è capire perchè l’autore abbia voluto collocare un bouquet di gambi d’acciao in mano a uno dei lettori, non riesco a capirne il perchè. Ma resta di fatto che i protagonisi indiscussi di quest’opera sono i due libri rossi.

  • Ho scelto quest’opera per la mia sala bianca perchè non la capisco. Lèger dipinge “La lettura” nel 1924, con influenza chiaramente cubista. Non mi viene però da associare quest’opera a un Picasso. In generale il cubismo mi piace, ma questa versione è lontano da ciò che di solito definisco piacevole agli occhi, è troppo robotico e poco stravagante. Nei quadri cubisti di solito mi diverto a vedere la figura scomposta come se ci fosse un “colpo di scena”. Nella composizione non c’è profondità, tridimensionalità, proporzionalità…ai miei occhi è piatta . Poi il titolo, “la lettura”, lo vedo ambiguo. I libri che dovrebbero essere i protagonisti mi sembrano appoggiati nelle loro mani casualmente, anche perchè i personaggi sono davvero impassibili, e non riescono nemmeno a trasmettermi tranquillità, anzi. Non capisco se il messaggio sia positivo o negativo. A me personalmente comunica la noia e l’insofferenza verso la lettura, anche se probabilmente voleva comunicare tutt’altro.

  • Per la prof.ssa: non sono riuscita ad inserire la mia analisi nella sala bianca, spero che possa andare bene lo stesso se la inserisco qui nei commenti.
    ANALISI FORMALE
    COESIONE: osservando questo quadro gli elementi espressivi che maggiormente colpiscono la nostra attenzione sono sicuramente costituiti dalle forme geometriche e dalle linee che compongono queste forme. Le linee in secondo piano, che fanno da sfondo al quadro, sono linee rette, i soggetti in primo piano sono composti da linee curve in contrasto quindi con lo sfondo. Gli spazi sono ben definitivi, uniformemente colorati, gli oggetti e le varie forme vengono messi in risalto dai contorni neri di righe più o meno spesse. La scena rappresentata, che potrebbe essere benissimo una scena di vita quotidiana (due persone che leggono), è filtrata attraverso un processo di semplificazione geometrica che ha fatto perdere consistenza materiale alle figure umane ed agli oggetti per ridurli alla loro funzione simbolica. I personaggi risultano privi di individualità, di espressività, sembrano essere più delle sterili sagome o dei manichini, il bouquet e il segnalibro sono allo stesso modo rappresentati come freddi oggetti di metallo. La dimensione degli spazi e delle forme non rispetta la reale proporzione degli elementi raffigurati: le figure umane risultano essere estremamente grandi ed in modo particolare lo sono le loro mani. I colori grigio, nero, marrone in varie tonalità sono le tinte prevalenti di questa composizione, da cui si distaccano il rosso dei libri e il blu di due elementi non ben definiti.
    COERENZA: il quadro richiama il mondo industriale: il suo autore, vissuto agli inizi del secolo scorso, si interessa al mondo delle industrie e del lavoro e realizza opere con carattere e contenuti sociali, ruotanti intorno al mondo della macchina e dei meccanismi. Nello specifico di questo quadro, attraverso la semplificazione, la geometrizzazione di tutti gli elementi, Léger dipinge due essere umani rendendoli parte di un modo robotizzato, meccanico, privo di espressività autentica.
    SITUAZIONALITÀ: da questo quadro si potrebbe partire per approfondire il tema del libro e della lettura nelle opere d’arte, oppure creare un percorso sulla rappresentazione della figura umana.
    AMBIGUITÀ: a mio avviso esiste uno scarto tra il titolo dell’opera “La lettura” e la scena rappresentata: in realtà le persone/robot rappresentate non sembrano leggere, i loro sguardi inespressivi sono rivolti verso l’osservatore. Questo sfalsamento tra titolo e rappresentazione, provoca a mio avviso un senso di noia, di malinconia: la lettura diventa qualcosa di freddo, di meccanico come il resto della scena e forse della vita…

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